Katie M. Flynn - Lasciami andare

È sempre una bella esperienza quando un libro ti sorprende, e una alla quale mi ero disabituato. Con gli anni sono diventato abbastanza abile a identificare i libri che mi interessano, tant'è che raramente anche nei miei rapporti letture mi trovo costretto ad assegnare insufficienze. Di contro è anche più raro che un libro contenga qualcosa che non mi aspetto, per cui anche quando leggo un bel libro, alla fine mi aspettavo che lo fosse.

Con Lasciami andare invece c'è stato questo elemento sorpresa. Questo romanzo di Katie M. Flynn, autrice di cui non avevo mai sentito parlare, è uscito per Frassinelli nelle settimane scorse. Titolo, copertina e sinossi puntavano tutte in una direzione: young adult distopico. Genere che non disdegno, anche se ha prodotto una marea di monnezza nel corso degli ultimi anni, e anzi che io stesso ho approcciato da autore (tuttora senza sbocchi editoriali, ma chissà). Insomma, mi aspettavo una cosa, e ne ho ottenuto un'altra.


Lasciami andare, che nella sua versione originale si intitola The Companions, non è affatto un young adult. E non lo dico col tono paternalistico di chi sostiene che lo YA sia narrativa indegna, con la stessa spocchia del leitmotiv: "[classico di fantascienza che ha avuto risonanza nella cultura mainstream] non è solo fantascienza". Faccio solo una constatazione che spiega perché mi sono ritrovato spaesato, e che comunque potrebbe avvicinare qualcuno che quel pregiudizio verso lo YA ce l'ha davvero, per ragioni che non mi metto a discutere.

The Companions è la storia di Lilac, questa ragazza sedicenne che è morta per un incidente durante una giornata con le amiche. Solo che dopo essere morta, la sua mente è stata copiata e installata in un corpo robotico piuttosto rozzo (con ruote e pinze) ed è diventata così una "compagna". I compagni sono appunto persone morte la cua personalità è stata caricata all'interno di corpi meccanici. In un futuro prossimo abbastanza riconoscibile dalla nostra posizione, la società Metis ha sviluppato questa tecnologia e offre contratti da sottoscrivere prima della morte, affinché si possa continuare a vivere, in qualche modo, anche dopo. I compagni non si possono acquistare ma solo noleggiare, e il loro ruolo è quello del nome: fanno compagnia, vengono usati come assistenti nelle case di riposo o come nel caso di Lilac, come amici surrogati di bambini costretti in casa. È così che inizia la storia di Lilac, con lei che racconta il giorno della sua morte alla sua amica Dahlia, la cu mamma ha noleggiato una compagna per starle accanto durante la quarantena.

"Quarantena"? Già vi si drizzano i peli sulle braccia, vero? Ci torniamo dopo.

Lilac sa di essere morta. Come tutti i compagni, non c'è nessuno sconvolgente mistero sulla loro natura "artificiale" e sulla loro attuale condizione. Non siamo in una di quelle storie che propone l'eterno dilemma della Nave di Teseo su chi sia l'originale e chi la copia, con il clone che realizza di essere quello venuto dopo. Sono questioni interessanti, che reggono intere opere come ad esempio Westworld, ma non fanno parte di questa storia. I ricordi prima della sua morte sono un po' confusi, e anzi c'è il dubbio che possa non essere stato del tutto un incidente, ma non vedremo mai Lilac disperarsi e porsi profonde domande filosofiche davanti allo specchio. Però, decenni dopo l'incidente e dopo aver raccontato centinaia di volte quella storia alla sua padroncina, le viene in mente che forse c'è ancora qualcosa che deve scoprire, sulla sua morte.

In realtà, la storia di Lilac non è soltanto sua. Perché dopo essere fuggita da casa di Dahlia, la narrazione inizia a saltare su numerosi altri personaggi, che entreranno in contatto con Lilac in durante il suo viaggio alla ricerca di chi può conoscere ciò che ha provocato la sua morte. Il collegamento con molti di questi personaggi sarà piuttosto labile, eppure tutti saranno toccati in qualche modo dal loro incontro con lei. Si viene così a creare una storia corale, che riesce a dare una prospettiva ampia del mondo in cui queste vicende si svolgono. I personaggi che conosciamo appartengono a contesti e classi diverse: ricercatori, infermieri, attori di hollywood, orfani cresciuti in strada, agricoltori. Tutti questi entreranno in contatto proprio grazie all'intervento di Lilac, il cui punto di vista non verrà più toccato dopo il capitolo iniziale, la vedremo solo attraverso la prospettiva di questi altri personaggi ricorrenti.

Questo mondo che ci viene raccontato, come dicevamo prima è proiettato nel futuro ma è riconoscibilissimo. Lo è ancora di più adesso, perché uno degli eventi cardine da cui parte la storia è la diffusione di un virus che ha provocato una pandemia, che ha reso necessaria una quarantena protratta a tempo indefinito, e che arriverà a durare alcuni anni. Ma è bene sottolineare che Lasciami andare non è un libro sulla pandemia: il virus e la quarantena rimangono sullo sfondo, sono una parte dell'ambientazione che condiziona in modo quasi implicito la vita di tutti i personaggi, ma che rimane un fatto dato per scontato, un paradigma intorno al quale si è ricostituita interamente la società. È puttosto perturbante nella primavera dell'anno del signore 2020 leggere della quarantena in questi termini, perché la sottotraccia è proprio quella che percepiamo anche oggi. E il fatto che il libro non ci calchi sopra l'attenzione rende il tutto più vero, perché rende ancora meglio quella nostra percezione dissociata di un mondo che è shiftato sotto i nostri piedi mentre ci reggevamo al corrimano. Da questo punto divista è importante notare come il romanzo sia stato pubblicato negli USA a marzo di quest'anno, quindi gli accenni alla quarantena non hanno niente a che vedere con l'esperienza del Covid. Apprezzabile anche il fatto che Frassinelli non abbia sfruttato questo aspetto a livello di marketing, come invece hanno fatto altri editori che hanno cercato tutti i possibili collegamenti all'hot topic del momento. Questo è senza dubbio un altro degli elementi che mi hanno sorpreso di questo romanzo.

Del mondo di Lilac e compagni (pun not intended) riceveremo una visione piuttosto ampia anche a livello temporale, perché la storia ci porterà fino a una quindicina di anni dopo, e vedremo anche l'evoluzione della società dopo la fine della quarantena e le conseguenze della diffusione dei compagni. Tutti i personaggi avranno una conclusione alla loro storia, ma in molti casi il finale è di quelli che si possono considerare "aperti". Non nel senso che rimane la possibilità di un sequel, ma che le domande rimaste insolute sono molte, e in fondo più importanti delle risposte.

Anche lo stile di scrittura (e di traduzione) è maturo, a volte spigoloso ma non crudo in maniera gratuita. Non c'è spazio per lirismi ma la prosa rimane efficace ed evocativa, e soprattutto in linea con il registro della storia. Tutto questo fa di Lasciami andare uno dei migliori libri che abbia letto negli ultimi mesi, capace di esprimere meglio di tanti altri l'inquietudine e la transitorietà dei tempi che stiamo vivendo, pur senza affrontare in modo diretto questi temi. Può darsi che il mio giudizio sia distorto in positivo dal fatto che mi aspettassi un altro tipo di storia e di target, ma se anche fosse, allora ben venga questo tipo di sorprese.

Everything is code - La stagione 3 di Westworld con il senno di poi

Come avevo annunciato nel commento dell'ultimo episodio, dedico un post a una riflessione in retrospettiva sull'intera stagione 3 di Westworld. Se due anni fa la stagione 2 della serie aveva scontentato molti, che l'avevano ritenuta troppo complessa e inferiore alla prima (mentre io sostengo esattamente il contrario), nessuno si era lamentato che quello "non fosse più Westworld". Questo tipo di critica invece è arrivato da più direzioni per la stagione 3 appena conclusa, e in molti si sono affrettati a dire che con questa stagione la serie ha "saltato lo squalo", locuzione con cui si intende quel momento in cui uno show perde completamente la sua natura.

È facile capire perché ci sia questa sensazione fiducia: di Westworld, nel senso del parco con questo nome, nella stagione 3 di Westworld non ce n'è molto. Quasi nulla, in effetti. E il parco era il nodo centrale della vicenda, tanto da dare il titolo alla serie. Senza di quello non stiamo nemmeno guardando la stessa serie, ma qualcos'altro, giusto?

Sbagliato.

Ma procediamo con ordine, e vediamo a cosa è servita e come va interpretata la stagione 3 di Westworld, e quali sono i principali problemi che possono aver lasciato diffidenti molti degli spettatori.


Togliamoci subito il primo dubbio, quelo sull'assenza del parco in questa nuova stagione. Qualunque spettatore minimamente accorto aveva capito già verso metà della prima stagione che il parco sarebbe stata solo l'anticamera della storia. Se si sta parlando di intelligenze artificali che devono acquisire coscienza e sfuggire dalla prigione a cui sono state confinate, come si fa a pensare che questa storia possa completarsi all'interno di quella prigione? La fuga dal parco è stato il motore del plot dell'intera stagione 2, per cui sorprendersi che adesso la storia non si svolga più dentro Westworld è davvero superficiale. Ma allora dovevano cambiargli titolo, si dirà. Può essere, ma non mi pare che nessuno abbia mai chiesto che Dragon Ball cambiasse titolo quando hanno smesso di cercare le sfere e hanno iniziato a viaggiare nello spazio. La terza stagione di Westworld è diversa dalle due precedenti? Indubbiamente. La terza stagione di Westworld tradisce lo stile e i temi delle due precedenti? Manco per idea, anzi ne è la naturale, e tutto sommato prevedible, evoluzione.

Con un certo margine di approsimazione, si può concludere che le stagioni 1 e 2 siano state il primo atto dell'intero arco narrativo della storia. Alla fine del primo atto ci troviamo di solito in una situazione diversa, in un mondo sconosciuto del quale dobbiamo capire le regole. Il tutto va visto naturalmente dalla prospettiva dei perrsonaggi, e se adottiamo il punto di vista degli host protagonisti (Dolores, Bernard, Maeve) questo è perfettamente coerente: il "mondo reale" è per loro il mondo sconosciuto.

La continuità dei temi non è in dubbio. Fin dalla prima stagione il nucleo fondamentale di tutta la narrazione è quello del libero arbitrio, della possibilità di scelta. Lo vediamo nei primi tentativi degli host di affrontare il labirinto, quel "viaggio verso l'interno" dal quale è possibile acquisire la consapevolezza. Lo vediamo con la teoria della mente bicamerale. Lo vediamo con le storyline a cui ogni host è assegnato. Lo vediamo con i personaggi che per primi riescono a rompere queste storyline ed effettuare la loro prima libera scelta (Dolores e Maeve). Nella seconda stagione il tutto prosegue e lo vediamo ancora con Dolores che altera Teddy, con Akecheta che cerca Kohana, con William che non è sicuro di essere una persona o un androide, con Bernard che sente nella testa la voce di Ford, con la Forgia che può riprodurre il programma di ogni visitatore che è stato a Westworld.

Everything is code, dice Ford per interposta persona a William. Tutto è codice, tutto è programmato. Il finale della seconda stagione si intitola The Passenger proprio per la nozione che anche (e soprattutto!) gli umani siano in un certo senso i passeggeri di un viaggio che viene diretto da qualcun altro, che non siano davvero liberi e autonomi. La stagione 3 non fa altro che portare avanti queso tema e mostrarci come questo stia letteralmente avvenendo nel mondo di fuori, quello che finora abbiamo visto in modo molto marginale nella serie.

Se accettiamo che la storia di Westworld si possa vedere dal punto di vista dell'umanità e degli host, le tre stagioni si possono semplificare fino all'estremo in questo modo:
  • Stagione 1 - Gli umani devono riconoscere l'identità degli host / Gli host devono diventare umani (acquisire coscienza)
  • Stagione 2 - Gli umani vogliono diventare host (acquisire immortalità) / Gli host devono liberarsi dagli umani
  • Stagione 3 - Gli umani devono acquisire coscienza / Gli host devono riconoscere l'identità degli umani
La coerenza tematica è perfetta e si completa con eleganza poetica. In pratica come ho già detto i alcuni commenti precedenti, la terza stagione è il ripetersi della stagione 1 per gli umani invece che per gli host. Abbiamo un'entità che ha programmato le vite degli umani con uno scopo nobilissimo ma così facendo li ha privati della libertà e della possibilità di crescita. Essi ne sono per lo più all'oscuro e nel momento in cui ne prendono consapevolezza non possono fare altro che ribellarsi alla loro programmazione.

Questa in estrema sintesi è la funzione della terza stagione di Westworld, e dire che "non è più la stesa cosa" significa aver visto le stagioni precedenti solo al livello delle cavalcate nella prateria e le sparatorie. E lo dico da appassionato di western, che avrebbe goduto alla grande a vedere un'altra stagione di cowboy e indiani. Ma era il momento di lasciare il parco, e così è stato.


Detto questo, credo sia innegabile che questa terza stagione non ha avuto la stessa potenza delle due precedenti, e ammetto che anch'io la ritengo per adesso la meno riuscita finora. Nonostante l'intento narrativo fosse chiaro, ci sono stati sicuramente dei problemi nell'esecuzione che hanno trascinato giù anche l'efficacia del messaggio e favorito la frustrazione anche degli spettatori più ben disposti.

Non conosco nel dettagio le vicende produttive della serie, ma a posteriori appare evidente che comprimere la stagione in otto episodi invece dei soliti dieci non si sia rivelata una mossa azzeccata. Come ho già rilevato nei commenti ai singoli episodi, questa scelta ha portato alla necessità di comprimere alcune storyline all'estremo, senza dare al pubblico il tempo sia di assorbire le nozioni sia di farsi coinvolgere emotivamente nella vicenda.

A questo si aggiunge la scelta poco azzeccata di dare invece più spazio a vicende meno rilevati. Tutto l'avvicinamento di Dolores a Caleb procede a passi estremamente moderati nelle prime 4 puntate, dalla puntata 5 in poi invece si ha una brusca accelerata nell'evolversi della vicenda. Questo però fa sì che non abbiamo fatto in tempo a capire chi fosse questo nuovo personaggio che ci era appena stato presentato, che già ce lo ritroviamo come l'eroe per cui dovremmo parteggiare. Non è ancora dato di sapere se Dolores ci sarà ancora nella prossima stagione, ma lo ritengo altamente probabile, perché Evan Rachel Wood è stata il vero e proprio volto di WW. In ogni caso per il momento siamo portati a credere che tutto sia nelle mani di Caleb, ma di lui non siamo riusciti a fidarci del tutto. Negli ultimi due episodi apprendiamo quanto ci serve sapere della sua storia, eppure ancora non riusciamo a empatizzare del tutto con lui. Con più tempo a disposizione, forse sarebbe stata una buona idea conoscerlo all'interno del parco, in una scena più estesa in cui lo vediamo partecipare all'esercitazione con gli altri soldati, e magari scoprire solo in seguito che quello era un altro parco della Delos (un possibile twist innocuo ma efficace).

Discorso molto simile vale per Serac, tanto che la sua storia ci viene somministrata con un voiceover frammentato nel corso di una sola puntata: in totale una decina di minuti di scene per mostrare tutta l'evoluzione del personaggio, il suo rapporto con il fratello, la nascita di Solomon e Rehoboam, l'ascesa di Incite. Se lo paragoniamo ad esempio al tempo che abbiamo speso con William nella prima stagione, oppure anche a James Delos nella seconda, il confronto è spietato. Considerando che Serac è in buona sostanza il padrone del mondo, sarebbe valso la pena avere più tempo con lui. Già il poco che vediamo riesce a dare l'idea di un personaggio multidimensionale, con ambizioni, fragilità e ideali, non un semplice cattivo-perché sì: il rapporto tormentato col fratello, la scelta di affidarsi completamente alle previsioni di Rehoboam, la decisione di sacrificare una parte dell'uamnità per poterne garantire la sopravvivenza. Anche a stagione conclusa, il dubbio che fosse lui ad avere elaborato la strategia migliore rimane, eppure è stato trattato quasi come un boss di fine livello, da sconfiggere per passare al successivo senza guardarsi indietro. C'è da rilevare che non si è visto Serac morire, quindi non è escluso che Vincent Cassel possa ritornare, ma per il momento questo è quello che abbiamo.

Altri problemi li abbiamo con le sidequest di Bernard, William e Maeve. È abbastanza chiaro che il plot della terza stagione è stato costruito intorno a questo conflitto tra Dolores e Serac. A loro due si riesce ad agganciare Caleb in modo abbastanza naturale (pur con le riserve elencate sopra), mentre gli altri personaggi principali rimangono alla fine marginali. Maeve di fatto ha un ruolo diretto nella vicenda, ma il suo coinvolgimento deve essere forzato nella storia, e si riesce a ottenerlo solo con il ricatto. In genere quando un personaggio è spinto dal ricatto invece che da una motivazione personale significa che non si è riusciti a dargli un vero ruolo nella vicenda. Peraltro il ricatto con cui Maeve vien integrata nella vicenda è quello della salvezza della figlia, da cui dovrebbe essersi affrancata nel finale della stagione 2, quando si è sacrificata per farla fuggire. Non si mette in dubbio che potrebbe davvero funzionare, però non è più così interessante dal punto di vista narrativo visto che lo avevamo considerato risolto.

Per Bernard in un certo senso va meglio. Il suo personaggio è del tutto accessorio nella trama principale e non fa altro che inseguire o cercare di capire gli altri. Questo da un parte lo tiene "al sicuro" da interventi grossolani come quello di Maeve. Meglio nascondersi che fare la figura del fesso, per intendersi. È un peccato perché Bernard a mio avviso è il personaggio più interessante di tutta la serie, il vero fulcro di tutta la storia, e per questa stagione di lui non abbiamo avuto praticamente nulla. Però lo ritengo accettabile, perché appunto questa parte della storia non era la sua, ed è invece possibile che ritornerà più rilevante dopo aver compiuto il viaggio nel Sublime.

William invece compare solo a metà stagione e per quanto molte delle sue scene siano tra le più memorabili perché toccano in maniera esplicita il tema di fondo del libero arbitrio, alla fine anche la sua trama sembra non portarlo da nessuna parte. O meglio, lo porta alla morte e in questo caso credo che sia una morte definitiva. Si potrebbe ritenere che sia una conclusione insoddisfacente per questo personaggio, ma bisogna ricordare due cose. Primo, quello di William è stato da sempre un arco tragico, un tentativo di trasformazione fallita in più occasioni, sia nel corso della prima che della seconda stagione, e di nuovo nella terza: William emerge dal conflitta con i suoi alter ego letteralmente uccidendoli tutti, il che non sembra un modo sano di confrontarsi con sé stessi. Il fatto che quindi faccia una brutta fine è coerente, perché non è riuscito a imparare dai suoi errori. Anticlimatico forse, ma corretto. In secondo luogo, bisogna considerare la scena postcredit della seconda stagione, in cui un William-host viene sottoposto a un test di fedeltà. La mia ipotesi è che in quel futuro piuttosto remoto in cui le cose sono andate male, ci sia di nuovo bisogno di lui e gli host sopravvissuti stiano quindi cercando di riprodurlo nella sua interezza, non soltanto il suo aspetto più violento e spietato che è stat invece copiato da Dolores/Hale. William quindi avrà occasione di "riprendere" il suo arco da dove l'aveva fallito per l'ultima volta, e provare a portarlo a compimento.


Per concludere, la stagione 3 di Westworld ha sofferto di alcune scelte poco calibrate, è stata forse affrontata con una superficialità eccessiva. Nel tentativo di correggere il tiro dopo che il pubblico aveva decretato che la seconda stagione era "troppo complicato", gli autori hanno forse esagerato e annacquato eccessivamente il prodotto. Non potendo rischiare un calo di pubblico eccessivo, si sono esposti però alla possibilità da una parte di perdere i fan davvero coinvolti (come me), dall'altra di non convincere i fan occasionali che notano comunque la disomogenità. Westworld avrebbe forse avuto bisogno dello stesso coraggio di uno show come Mr. Robot, ma il budget elevatissimo non permette questo livello di scommessa per la produzione.

Pur con i suoi difetti, anche con questa terza stagione Westworld rimane comunque uno degli show di livello più alto in circolazione, e di sicuro il primo per grandiosità e profondità nell'ambito degli show di fantascienza. Da parte mia spero che gli inceppamenti della terza stagione insegnino qualcosa e dalla prossima si torni alla cura e pazienza delle stagioni precedenti, anche a rischio di dover aspettare un anno in più per avere la prossima stagione.

(Comunque sì, nelle prossime settimane/mesi aggiornerò sia la FAQ che la timeline che le nuove info della stagione 3)

Unpunned Futurama Titles #6

Riprendo questa serie di post che avevo abbandanoato quasi quattro maledetti anni fa, perché mi sono accorto che non avevo completato il lavoro. Nel frattempo l'uscita di Futurama su Amazon Prime ha riacceso l'attenzione sulla serie, e lo posso vedere nelle statistiche dei post, con alcuni miei commenti degli episodi delle nuove stagioni in cima ai post più cliccati, cosa mai successa prima.

Continuiamo quindi a spiegare i titoli della stagione 6, che è stata poi etichettata anche come stagione 5 ignorando la numerazione dei 4x4 episodi da cui erano composti i lungomeraggi, ed è stata trasmessa in due blocchi da 13 ciascuno e infatti si trovano come DVD vol. 5 e 6. Insomma un bel casino, ma a questo punto non ci importa più di tanto.

Visto che a partire da questi episodi avevo inziato a commentarli sul blog, metterò anche il link ai miei post dell'epoca. Intanto se volete recuperare le precedenti spiegazioni le trovate qui:


E procediamo con i ventisei episodi della stagione 6.

Rebirth (Rinascita): nessun riferimento particolare, semplicemente la rinascita della serie dopo la cancellazione, e la trama parte anche dallo spunto di far rinascere i personaggi.

In-a-Gadda-da-Leela (Il provolone terrestre): In-a-Gadda-da-Vida è una canzone degli Iron Butterfly il cui titolo è una versione biascicata alcolica della frase "in the garden of Eden". Il giardino dell'Eden è dove si ritrovano (più o meno) Zapp e Leela.

Attack of the killer app (L'attacco di un'app): nessun riferimento particolare se non la formula "attack of the killer [qualcosa]" che si trova come titolo di molti film horror/sci-fi/pulp.

Proposition Infinity (Proposta infinito): la "Proposition 8" è il nome di un referendum tenuto in California nel 2008 che aveva l'obiettivo di abolire il matrimonio per le persone dello stesso sesso. Ruotando il numero 8 si ottiene il simbolo infinito, e la trama dell'episodio ha uno sviluppo simile per i matrimoni umano-robot.

The Duh-Vinci Code (Il grande Da Vinci): il riferimento evidente è al thriller storico/cospirazionista Il codice Da Vinci di Dan Brown, infatti l'episodio si basa su teorie/complotti/misteri simili intorno alla figura di Leonardo Da Vinci. Il "duh" sta a indicare la reale ottusità del personaggio che verrà rivelata, o in alternativa anche l'idiozia di questo tipo di misteri artefatti su persnaggi storici.

Lethal Inspection (Ispezione letale): calembour sull'espressione "lethal injection" che indica l'iniezione con cui viene assegnata la pena di morte in alcuni stati USA. L'ispezione a cui Bender viene sottoposto si rivela allo stesso modo una condanna a morte.

The Late Philip J. Fry (Fry il ritardatario): l'espressione inglese "the late [nome]" si usa per indicare qualcuno che è morto, come ad esempio si usa in italiano "la buon'anima di [nome]". Nell'episodio Fry viene dato per morto (e in effetti morirà davvero), ma in questo caso assume anche il senso letterale di "ritardatario" visto che i suo ritardi sono l'incidente scatenante di tutta la vicenda.

That Darn Katz! (Thuban: Operazione gatto): riferimento al film That Darn Cat! Il termine "katz" è quello con cui i gatti vengono chiamati nei meme su internet. Inoltre una delle produttrici di Futurama si chiama proprio Katz ed è stato quindi sfruttato come omaggio.

A Clockwork Origin (Origine meccanica): gioco di parole su A Clockwork Orange (Arancia meccanica).

The Prisoner of Benda (Il prigionero di Benda): riferimento al romanzo d'avventura The Prisoner of Zenda di Anthony Hope, in cui un re viene sostituito da un sosia durante la cerimonia di incoronazione.

Lrrreconcilable Ndndifferences (Lrrrinconciliabili Ndndifferenze): le "differenze inconciliabili" son una ragione riconosciugta dalla legge per il divorzio. In questo caso i termini sono storpiati con i nomi dei due sovrani omicroniani protagonisti, Lrrr e Ndnd. ce

The Mutants Are Revolting (La rivolta dei mutanti): frase che si può interpretare in due modi: "i mutanti si stanno ribellando" e "i mutanti sono rivoltanti".

The Futurama Holiday Spectacular (Una festa spettacolare): riferimento generico ai vari "holiday special" di diversi show televisivi.

Neutopia (Castropia): contrazione delle parole "neutral + utopia".

Benderama: nessun riferimento particolare, a parte l'uso del suffisso -rama per indicare una esposizione spettacolare di qualcosa (come nel titolo della serie).

Ghost in the Machines (Fantasma nelle macchine): riferimento al principio del "fantasma dentro la macchina" inteso come la dualità mente-corpo proposto da alcni filosofi. Nell'episodio da intendersi in senso più letterale, visto che Bender è un fantasma all'interno di vere e proprie macchine.

Law and Oracle (L'oracolo in salamoia): riferimento alla serie legal thriller Law and order.

The Silence of the Clamps (Il silenzio delle pinze): calembour sul titolo originale di Il silenzio degli innocenti, ovvero The Silence of the Lamps, efficace perché il membro della robomafia si chiama appunto Clamps.

Yo Leela Leela (La fiaba di Leela): riferimetno al programma per bambini Yo Gabba Gabba in onda negli USA dal 2007.

All the Presidents' Heads (Tutte le teste dei presidenti): riferimento al film Tutti gli uomini del presidente (All the President's Men)

Moebius Dick: riferimento a Moby Dick, con l'uso di "Moebius" al posto di "Moby" per indicare la natura multidimensionale della balena, collegandola al nastro di Moebius, una particolare configurazione topologica che non ha separazione tra superficie interna ed esterna.

Fry Am the Eggman (Fry ci cova): citazione del verso della canzone dei Beatles I Am the Walrus che dice "i am the eggman".

The Tip of the Zoidberg (La punta dello Zoidberg): riferimento già esplicitato nel titolo tradotto.

Cold Warriors (I guerrieri del raffreddore): gioco di parole su "cold" che oltre a significare "freddo" è anche il termine per indicare l'influenza.

Overclockwise (Processore accelerato): l'overclock è la procedura attraverso la quale un processore può essere forzato a una velocità di processo più elevata di quelal prevista. Qui è unito a "clockwise" che indica la direzione dell'orologio, quindi si può tradurre come "in direzione dell'accellerazione del processore".

Reincarnation (Reincarnazione): nessun riferimento particolare, soltanto l'idea che i personaggi sono "reincarnati" in diversi stili di animazione.

Rapporto letture - Aprile 2020

Facciamo come se aprile 2020 fosse un mese come gli altri e parliamo dei libri letti come se niente fosse. Come ho già detto nei mesi scorsi, da un po' di tempo sto leggendo manuali vari di cui non parlo qui, ma ciò comporta che il mio tempo per la narrativa è un po' ridotto rispetto al solito.

Il primo testo da citare è Novacene - L'età dell'iperintelligenza, breve saggio di James Lovelock. Lovelock è uno di quei pochi scienziati "eretici" che spuntano due-tre volte per secolo, cioè uno che ha una competenza estrema nel suo campo e dall'alto di questa si permette di proporre idee contrarie al consenso accademico. Per dire, è quello che ha proposto negli anni 70 la Teoria di Gaia, che aveva senso prima che fosse caricata di ideali new age. In questo saggio la sua nuova idea è che il grande contributo dell'umanità alla storia dell'universo sia stato quello di aver inventato l'intelligenza artificiale, e che sarà questa a prendere il sopravvento del pianeta e dovremmo esserne più che contenti. Siamo vicini alle tematiche di Westworld, in un certo senso, ma per approfondimenti mando all'articolo che ho scritto su Stay Nerd.


Dopo questa dose di serietà mi ci voleva qualcosa di più leggero da buttare giù, e così mi sono dato la mio guilty pleasure author Jeff Somers, con la sua serie di Avery Cates. Praticamente un anno fa avevo letto l'ultimo racconto lungo della serie che l'autore sta pubblicando a puntate su amazon, e mi sono accorto che ne erano uscite altre due: The Devil Bargain e The Long Siege. Non c'è molto da raccontare, perché questi libri sono sempre la solita cosa: gente che si ammazza, piani messi in atto che vanno a puttane, e un fuck ogni quattro-cinque parole. Quello che forse importa di più è che Cates sta per lasciare Castelvecchio, la cittadina italiana arroccata su qualche collina in cui si era rifugiato. L'esercito dell'Arcangelo è arrivato ad attaccare la città e a lui non rimane altro che partire per raggiunger Cochtopa, dal quale potrà riavviare il Sistema. Sospendo il voto perché a storia incompleta non ha senso, ma per il gusto e la facilità di lettura la promzione è sempre assicurata.

Infine ho recuperato un libro che avrei dovuto leggere tanto tempo fa, ma poi una cosa e l'altra ed era rimasto lì: Il problema dei tre corpi. Non che mi manchino letture di Liu Cixin, di cui ho letto già svariati racconti, ma questo romanzo tanto chiacchierato ancora non avevo avuto occasione. Se devo dire la verità, Liu Cixin tra gli autori cinesi di fanascienza che stanno conquistando il mondo è quello che mi convince meno, perché ha quell'approccio alla scrittura molto "classico" che rende la sua narrazione a volte un po' rigida, e inoltre mi pare che sia spesso uno di quei positivisti promotori della grandezza del popolo cinese. In questo romanzo da quel punto di vista è molto critico visto che la vicenda parte all'epoca della rivoluzione culturale e ne mostra le assurdità. La trama si sviluppa poi nel presente e si intreccia in una serie di intrighi a livello interplanetario, con un'imminente invasione della Terra come minaccia. Piacevole da leggere, ci dà dentro con il sense of wonder e sfrutta ipotesi scientifiche molto complesse, bonus un paio di plot twist che funzionano, anche se rimane didascalico in alcune parti. Capisco come questo tipo di libro possa aver avuto grande successo presso gli appassionati di fantascienza, personalmente però non è quello che sto cercando in questo momento, per cui non credo che leggerò i seguiti. Voto: 7/10

Westworld 3x08 - Crisis Theory

E così siamo arrivati alla fine di questa stagione troppo breve di Westworld. Sarebbe il momento ideale per fare un bilancio complessivo, ma preferisco ragionarci meglio a mente fredda, magari dopo aver rivisto anche qualche spezzone, quindi rimando il post riepilogativo a più avanti. Per adesso concentriamoci a esaminare cosa è successo in questo Crisis Theory.

Se qualcno aveva avuto il dubbio che alla fine di Passed Pawn avessimo davvero perso Maeve e Dolores, bastano tre minuti a levarsi il dubbio. Infatti scopriamo subito che l'unità di controllo è stata salvata da Caleb, che seguendo le istruzioni del suo assistente (programmato da Solomon o Dolores?) arriva nel deposito con il corpo di backup, la vecchia versione metallica invece di quella biologica. Breve confronto per convincere Caleb di quello che dovrà fare, ovvero diventare il leader dell'imminente rivoluzione. Per mettere in atto il piano finale però, Dolores e Caleb devono raggiungere Rehoboam e caricare in lui il piano elaborato da Solomon. Ma intanto Serac si è accorto della fregatura e ha mandato Maeve a prenderla. Segue un'altra battaglia tra le due, con Dolores che approfitta del vantaggio strutturale del corpo metallico, ma risparmia Maeve quando avrebbe l'occasione di eliminarla. A chiudere la partita è però Charlotte, che ormai è definitivaente diventata una persona differente rispetto alla Dolores da cui si è originata.

Mentre la rivolta deflagra e Caleb viene trattato come Tyler Durden da frotte di seguaci sconosciuti, Dolores viene collegata a Rehoboam in cerca della chiave per l'accesso ai dati di accesso al Sublime. Per fare questo, Serac fa scorrere ed eliminare uno per uno i ricordi di Dolores, cancellandone così l'identità pezzo per pezzo. Maeve interviene per accelerare il processo, e abbiamo il loro primo confronto pacifico, in una dimensione sospesa nella mente di Dolores. Qui apprendiamo finalmente qual era il suo vero piano, con un piacevole ritorno al suo primo discorso nella prima puntata: I choose to see the beauty. Nonostante tutta la sofferenza che ha subito a opera degli umani, lei ne vede la bellezza, ma non per via del programma che le impediva di ricordare il male, proprio perché vuole concentrarsi su quello.

Alla fine quindi abbiamo la conferma che quello di Dolores era davvero un piano filantropico. Quello che ha sempre cercato di ottenere è per gli umani la stessa libertà che hanno ottenuto gli host. In sostanza, il percorso che vediamo nella stagione 3 è per l'umanità lo stesso che è avvenuto per gli host nella stagione 1. I parallelismi sono evidenti e così il risultato: un caos distruttivo che porterà alla morte della quasi totalità degli individui, ma che è l'unico modo per potere avere un mondo davvero nuovo, in cui forse potranno vivere entrambe le specie.

Dolores si sacrifica del tutto per questo, perché viene rimosso fino all'ultimo suo ricordo. Con un po' più di tempo a disposizione, mi sarebbe piaciuto che questo aspetto fosse sottolineato meglio. Se l'accesso ai ricordi, e quindi al proprio passato che definisce l'identità, è stata una chiave così importante per Dolores (e gli host in generale) di acquisire la coscienza, allora la sua rimozione avrebbe meritato di essere sottolineato. Ma con venti minuti di episodio rimasti non c'era tempo di svilupparlo più di tanto...

Alla fine il personaggio chiave diventa proprio Caleb, che scopriamo essere stato davvero scelto da Dolores che lo aveva già conosciuto in un parco apposito usato per simulare operazioni di guerra (l'ultimo parco Delos che rimaneva da scoprire, quindi ora li conosciamo tutti: Westworld, Shogunworld, The Raj, Warworld, il parco medievale e quello per l'addestramento militare). Il loro incontro quindi non è stato casuale, ma forse pilotato proprio da lei, visto che la vediamo accedere alla app per criminali. È Caleb a compiere l'inevitabile scelta finale di disattivare il sistema (e vabbè, lo sapevamo dall'inizio che sarebbe finita così), in modo da permettere a tutti di scegliere per se stessi.

Di Serac invece scopriamo che per quanto si mostrasse onnipotente era in realtà una vittima della sua stessa creazione. Nel tentativo di ammaestrare l'umanità ha deciso di ammaestrare anche se stesso e si è sottoposto al controllo di Rehoboam. Qui bisogna fare attenzione e non penasre che Rehoboam sia l'IA malvagia che manipola il burattino: Rehoboam continua a essere un'intelligenza "al servizio" di chi la usa, è invece lo stesso Serac che ha deciso di rimettere ad esso tutta la sua volontà.

Completamente relegata a sidequest l'avventura di Bernard, che dopo un fugace incontro con un'altra copia di Dolores (l'ultima in circolazione con le sembianze di Lawrence ex El Lazo), va a visitare la moglie di Arnold, padre del figlio che è sempre stato il suo ricordo cornerstone. Abbiamo quindi un momento molto intenso, in cui Bernard chiede alla donna (che ha problemi di memoria) come abbia fatto a lasciare andare suo figlio, e lei gli rivela che non lo ha fatto. È una rivelazione che riscrive quanto compiuto da Bernard nella prima stagione, dopo aver capito che i suoi ricordi erano finti, e detto al figlio che doveva lasciarlo. Ora invece lei gli dice che quel ricordo può portarselo dentro. Ed è come diceva anche Maeve per sua figlia: this pain, is all i've left of her.

Bernard poi fa un'incursione nel Sublime, di cui ha sempre avuto la chiave dentro di sé (anche questa, una sorpresa che si poteva facilmente intuire già qualche episodio fa), in cerca non si sa bene di cosa. Scopriamo però nella scena post credit che ci è rimasto parecchio, abbastanza da risvegliarsi coperto di polvere in un mondo dai colori postapocalittici. Chissà se Stubbs nella vasca è ancora funzionante...

Anche William ha ben poco da fare in questo episodio. Dopo aver dichiarto di dover distruggere tutti gli host, lo vediamo agire soprattutto dopo i titoli, in una scena ambientata in un futuro non meglio definito (ma probabilmente prima di quella di Bernard). Infiltrato in un laboratorio Delos a Dubai, incontra Charlotte che ormai si è completamente votata al ruolo di villain e sta mettendo su un'armata di host, probabilmente per portare a compimento il piano iniziale di sterminio dell'umanità. E il primo androide della serie è proprio il Man in Black, che dà prova delle sue abilità uccidendo il suo modello originale biologico. Fine di William? Non ne sono sicuro. Sì, William muore in quel momento, ma potremmo ancora vedere sene di lui prima di arrivare a quel punto, e c'è da considerare la scena postcredit della stagione scorsa, in cui era evidente che qualcuno in un futuro lontano (più lontano di questo) stava cercando di ricostruire una sua copia completa e fedele.

Nel complesso, il finale di stagione risulta soddisfacente e risolve alcuni dei dubbi rimasti dagli episodi precedenti. Anche Maeve alla fine ne esce con la reputazione pulita, anche se si può ancora avere qualche dubbio sulla facilità con cui si sia piegata a combattere Dolores quando non era davvero sicura che fosse lei il suo nemico. Rimango dell'idea che fare 10 episodi come le precedenti avrebbe dato il tempo necessario per esplorare meglio i nuovi personaggi (Serac e Caleb), e avrebbe permesso di dare più peso a certi momenti significativi.

Il conflitto che si prepara per la stagione 4 (già confermata) è quello tra Charlotte/MIB da una parte, e Caleb/Maeve dall'altra. Stavolta Bernard dovrebbe tornare al centro dell'azione, dopo la sua esperienza nel Sublime dove deve aver scoperto qualcosa di rilevante (probabilmente che anche lì le cose non vanno bene come si sperava). E Dolores? Possibile che sia finita davvero, che non ci sarà più Evan Rachel Wood nella prossima stagione? No, è davvero fuori discussione. Quindi in un modo o nell'altro, rivedremo anche lei. Di tempo per pensare a come rimetterla in gioco ce n'è a sufficienza. Ci si rivede nel 2022, a questo punto.

Westworld 3x07 - Passed Pawn

Negli scacchi, un "pedone passato" è il pedone che si trova nella posizione di non avere di fronte a sé né nella stessa colonna né nelle colonne adiacenti pedoni avversari. Visto che il pedone si muove solo in avanti, tale pedone ha in un certo senso la "strada libera" e può arrivare quindi al lato opposto della scacchiera, trasformandosi in un pezzo più potente (tipicamente la regina, se è già stata presa dall'avversario).

È piuttosto facile trasferire l'analogia e ricavare che il passed pawn che abbiamo in questo episodio è Caleb. Il sospetto lo avevamo fin dall'inizio, ma adesso ne abbiamo la conferma: sarà lui il personaggio determinante nella ribellione che si sta innescando. Finalmente siamo arrivati a conoscere la backstory di Caleb e abbiamo scoperto che sì, lo si può considerare un eroe di guerra, ma in quanto outlier è stato poi "rieducato" da Rehoboam, spinto a entrare nel circuito dell'app per criminali in modo che potesse occuparsi di lavori sporchi e al tempo stesso essere tenuto sotto controllo. Conosciamo la verità sulla morte di Francis, il compagno perso in guerra, che non è stato proprio perso. Certo tutta questo avrebbe potuto essere inserito in modo un po' più diretto, senza bisogno di quei continui spezzoni di flashback già visti in precedenza e che ricorrono almeno una decina di volte in questa puntata.

Adesso abbiamo finalmente anche la rivelazione delle vere intenzioni di Dolores: Distruggere l'umanità, schiavizzarla, guidarla? No, niente di tutto questo. Dolores vuole offrire agli uomini lo stesso tipo di scelta che è stata offerta a lei. Dopo avergli mostrato che le loro vite sono manipolate, adesso concede loro gli strumenti per trovare l'uscita dal labirinto. Come suggerisce Bernard, Dolores ha una vena poetica (sarà l'influenza del babbo attore shakespeariano) per cui non ha intenzione di essere lei a condurre l'umanità: dovrà farlo Caleb. Per questo, è disposta anche a sacrificare se stessa, e lo fa disattivando il suo corpo. A questo punto quindi dopo la morte di Musashi/Dolores, a quanto ne sappiamo l'unica copia ancora esistente è quella dentro Charlotte Hale, che però ha evidentemente deviato dal piano originale. Ora, abbiamo tutti visto Evan Rachel Wood nei trailer del season finale, quindi è ovvio che comparirà ancora, ma rimane da capire in quale forma.

Per realizzare questo piano, Dolores ha bisogno dell'aiuto di Solomon. Avevamo supposto che Rehoboam fosse una versione successiva della prima IA, ma in effetti è più corretto definirla una versione alternativa. Infatti Solomon esiste ancora, ma ha in qualche modo ereditato la personalità del suo creatore principale, il fratello schizofrenico di Serac. Abbiamo anche la prima interazione diretta tra i personaggi e una di queste IA, e Solomon si mostra calmo, preciso e pratico. Dolores prova a suggerirgli che sono molto simili ma lui nega con estrema serenità. Nice try, Dolores.

A quanto pare Solomon aveva previsto anche questo scenario tra le possibilità, e aveva elaborato anche tutti i possibili piani per realizzare la ribellione dell'umanità rispetto alla macchina. Torno a ripetermi, ma la situazione è molto simile a quella dell'ultima stagione di Person of Interest, nel caso però in cui Samaritan ha già preso il controllo e la Macchina cerca quindi di opporglisi. Viene però da chiedersi, se Solomon sapeva già tutto, e Rehoboam è presumibilmente una versione più avanzata, non dovrebbe averlo previsto anche Rehoboam? E visto che adesso sappiamo che l'app per criminali è controllata da Incite, quanto è remota la possibilità che sia stato lo stesso Rehoboam a causare l'incontro tra Caleb e Dolores? Era un'ipotesi che avevo già fatto nel primo episodio, inizialmente pensando che l'idea fosse di Serac, ma se invece fosse Rehoboam stesso, che sta cercando una soluzione al problema dell'estinzione dell'umanità prevista da lì a trecento anni, e avesse quindi deciso che l'unico modo era provocare una ribellione possibile solo con l'ingresso degli host nella partita?

Quindi finché rimaniamo sul plot principale che vede in scena Dolores/Caleb/Serac/Rehoboam è tutto abbastanza interessante. Appena spostiamo l'attenzione sui personaggi secondari però si nota qualche stortura. Manca un episodio alla fine, e allo stato delle cose Bernard non ha fatto praticamente nulla. Quello che si poteva considerare in pratica il secondo protagonista della serie (e a mio avviso, il vero protagonista della stagione due), per sette episodi non ha fatto altro che rincorrere Dolores, mettere insieme indizi, ma senza mai avere un ruolo diretto negli eventi. C'è ancora la possibilità che lui sia importante per qualcosa, ad esempio che contenga a sua insaputa la chiave per la Valley Beyond, ma comunque il poco screentime che ha avuto finora non ha certo reso giustizia alle potenzialità del personaggio.

Anche William, dopo un paio di episodi davvero grandiosi, adesso sembra un po' confuso. Possibile che dopo il catartico momento di autoanalisi la sua conclusione sia un semplice "destroy all robots"? Possibile che sia questa la sua idea di save the fucking world? William è un individuo con grossi disturbi ed è possibile che questa sia la sua ennesima paranoia, ma dopo avergli fatto vivere un'esperienza così vivida di confronto con se stesso ci si poteva aspettare una prospettiva più ampia.

E poi veniamo al vero punto dolente: Maeve. Intendiamoci, vederla in tenuta da ninja che cerca di affettare Dolores è davvero badass. Però viene da chiedersi: perché? Non riesco ad avvertire la profondità del suo conflitto. Quale motivazione può spingerla ad agire in modo così impetuoso nei confronti di qualcuno che se non altro in precedenza ha rispettato? Certo ci può essere una contrapposizione ideologica di base: Maeve è sempre stata per il libero arbitrio, mentre Dolores in più occasioni ha forzato gli altri ad aderire ai suoi piani, vedi Teddy e le sue stesse copie. Ma nella situazione attuale, non è credible che Maeve sia tanto determinata ad eliminare Dolores, seguendo le indicazioni di Serac. Non può fidarsi così tanto di lui e non può nemmeno temere così tanto le sue minacce di una prigione eterna. Vuole mettere al sicuro la chiave per l'accesso al mondo virtuale di sua figlia? Molto bene. Ma davvero da abile manipolatrice qual è, l'unico modo che ha per farlo è quello di fare a pezzi Dolores?

Manca soltanto il season finale, ed è evidente che non potrà risolvere tutti i punti. Personalmente se riuscirà a dare un senso maggiore al ruolo di Maeve e Bernard sarei già soddisfatto, perché è ormai chiaro che questa stagione sia una fase preparatoria per la prossima. In pratica la stagione 3 è lo stesso arco di liberazione della stagione 1, ma eseguito dagli umani nel mondo esterno invece che dagli host dentro Westworld. La compressione dei tempi in otto puntate però si soffre, perché certi momenti avrebbero meritato uno sviluppo più approfondito.

VHEMT su Spore

Vi ricordate tempo fa, quando il mio racconto Natura morta venne pubblicato su Spore, che è una rivista online che per coincidenza porta lo stesso nome della mia raccolta in cui originariamente fu pubblicato lo stesso racconto Natura morta?

Ecco, è successo di nuovo. Stavolta su Spore trovate un altro mio racconto, che si inserisce nell'iniziativa "Diari del domani" a cui la rivista si sta dedicando ad alcuni mesi, un tentativo di tracciare possibil futuri a cui potremmo approdare da qui ai prossimi decenni.


Il racconto in questione è VHEMT, e stavolta si tratta di un inedito, quindi potete leggerlo solo qui. Se il titolo vi suona familiare è perché forse siete così affiatati lettori di questo blog che vi ricordate anche di quando parlai appunto del VHEMT, ovvero il Voluntary Human Extinction MovemenT, anni e anni fa.

Sui social va tanto di moda la catchphrase "meritiamo l'estinzione", e in queste ultime settimane se ne sente parlare sempre di più. Ma siamo davvero pronti a un'eventualità del genere, saremmo tanto maturi da poterla prendere seriamente in considerazione? Nel racconto ho provato a rifletteci sopra.

L'illustrazione che accompagna il racconto (di cui mi permetto di riprodurre solo un dettaglio) è di Caudia Corso aka Aetnensis, ch eha saputo cogliere l'essenza della storia e ha incluso qualche dettagio degno di nota.

Westworld 3x06 - Decoherence

A due episodi dal finale, si inizia ad accelerare per avvicinarsi al climax, e infatti Decoherence segue una struttura simile a quella vista in Mother of Exiles, con i vari personaggi seguiti in parallelo via via che la crisi si sviluppa. I pezzi sono tutti in posizione e adesso sta ai vari giocatori muoveri per raggiungere il proprio obiettivo. Non fosse altro che molti di loro non hanno ancora capito quale sia.

Se in un certo senso la battaglia principale è quella tra Serac e Dolores, con il primo intenzionato a mantenere il suo controllo sul mondo (per fini altuistici, sia chiaro) grazie alle previsoni di Rehoboam mentre l'altra come visto in Genre vuole invece togliere questo potere dalle sue mani (ma non sappiamo se per filantropismo o utilità personale). Tutti gli altri però sembrano oscillare tra una posizione e l'altra, e hanno tutti il potenziale di essere la wildcard capace di ribaltare l'esito della partita.

Abbiamo per prima Maeve, riportata da Serac nella simulazione dopo il fallimento del suo primo attacco a Dolores/Musashi. Continua a non fidarsi di Serac, ma ha più paura di Dolores e teme che lasciare a lei il potere di accedere alla Valley Beyond dove si sono rifugiati gli host (inclusa sua figlia) sia pericoloso. Ottiene da Serac di ottenere l'aiuto di suoi ex alleati e così tornano in scena Sizemore ed Hector, seppure per poco. Abbiamo anche una sua chiacchierata con Dolores, almeno la sua versione recuperata dall'host con le sembianze di Connels eliminato nella puntata scorsa, e i dubbi su quale sia il lato più virtuoso rimangono.

Poi c'è Charlotte, che possiamo chiamare così perché è evidente che la sua personalità non è più allineata a quella della Dolores originale. Infatti anche se continua a combattere Serac dall'interno della Delos, Charlotte si preoccupa per la sua famiglia. Lo fa in modo così intenso che è proprio questo a tradirla, e adesso capiamo meglio che cosa intendeva suo figlio qualche episodio fa quando le ha detto di non riconoscerla: credevamo che fosse perché il comportamento di Charlotte fosse distante, invece è il contrario, si stava dimostrando troppo materna nei suoi confronti. Ma come sempre succede, l'attaccamento è anche il punto debole, e infatti proprio su questo Charlotte viene attaccata. La morte del suo compagno e del figlio potrebbero essere uno spunto notevole per lo sviluppo del suo personaggio, rimane solo da capire chi l'abbia provocato. Diamo per scontato che sia Serac, ma non potrebbero essere stati invece i contatti di Dolores?

Ed eccoci arrivati a William. La sua è forse la storyline più intensa dell'episodio. Chiuso nell'istituo psichiatrico e costretto a una terapia in realtà virtuale, William viene accompagnato da Craddock (ve lo ricordate? era l'ufficiale contro cui ha combattutto all'inizio della stagione 2) in una stanza in cui sono presenti varie versioni di se stesso a diversi stadi della sua vita: ragazzino, giovane rampollo (ritorno di Jimmi Simpson che lo aveva interpretato nelle stagioni precedenti), prima del suicidio della moglie, dopo aver ucciso sua figlia e quella attuale: tutti coordinati da James Delos in persona! In questa sequenza succedono due cose notevoli. Innanzitutto, vediamo brevi flashback di William da giovane, e all'inizio siamo portati a credere che suo padre fosse un violento, alcolizzato, insomma la classica storia di traumi infantili che porta a rovinare i personaggi. Ma invece non è così: il violento incontrollabile è proprio lui, William, fin da piccolo, e suo padre ne è la vittima. Non c'è spazio per quella visione pietista e consolatoria a cui il cinema ci ha abituato, secondo cui i lati oscuri di noi stessi sono tutti giustificabili dalle cose brutte che ci sono accadute. No, a volte, siamo semplicemente degli stronzi.

In secondo luogo, William aiutato dal confronto con i se stessi arriva di nuovo a porsi la domanda: ha mai davvero scelto qualcosa, oppure il suo percorso era tracciato fin dall'inizio, non tanto per la presenza di un'entità esterna (che sia Dio, Robert Ford o Rehoboam non importa) ma perché lui stesso non è mai stato niente di più del prodotto delle circostanze, destinato a seguire un percorso stabilito ancora prima che nascesse? Su questo dubbio William si è arrovvellato fin dall'inizio ed è stato questo a provocare la sua caduta totale, eppure adesso trova una soluzione: if you can't tell, does it matter?

Se non puoi avere una risposta, importa davvero chiederselo?

Questo è senza dubbio il punto di svolta di questa stagione, e non è stato un plot twist ma un'ulteriore elaborazione del dilemma filosofico di fondo di Westworld. Oso dire che sia uno dei punti più alti dell'intera serie, perché ribalta di nuovo la prospettiva di quanto avvenuto finora, e ci porta un gradino oltre. È quasi un peccato che non sia sato tasmesso con la gravità che meritava, forse sempre a causa della compressione dovuta a una stagione più breve.

Dopo questa rivelazione, William si libera metaforicamente (ma mica tanto) del suo passato, e ora è pronto a tornare in azione. Tant'è che a salvarlo arrivano Bernard e Stubbs, che probabilmente hanno ricevuto la soffiata da Charlotte stessa (la vediamo tracciare la proteina anomala nel sangue di William che lei stessa gli ha iniettato nella puntata 4). Ecco quindi un altro team di cui dovremo conoscere la posizione: cosa vuole ottenere Bernard, e William sarà dalla sua parte?

Mancano in questo episodio interventi diretti di Dolores Original Mix e Caleb, ma di quest'ultimo probabilmente sapremo tutto quanto c'è da sapere nel prossimo episodio, il penultimo. La cosa stupefacente, arrivati così vicini alla conclusione, è che ancora non sappiamo per chi tifare. Se io mi trovassi coinvolto in questa battaglia, seriamente non saprei se allearmi con Serac, Dolores, Charlotte, Maeve, William. Ok, forse per simpatia e badassery sceglieri William, ma non sarei così convinto. Sono ben poche le serie che riescono a creare un quesito di fondo tanto complesso e multisfaccettato che ogni punto di vista rimane sempre parziale e moralmente giustificabile. Vedremo come la risolveranno, se c'è una soluzione.

Ma d'altra parte, se non una risposta non la puoi trovare, cosa importa?

Robot 89

Non so se vi ricordate che l'anno scorso ero stato segnalato al Premio Robot con ben due raccoti, uno dei quali (Locuste) era arrivato in finale ed è stato poi pubblicato sul numero 86 della rivista. A distanza di qualche mese, è in uscita il numero 89, che contiene l'altro mio racconto segnalato, ovvero Bootstrap.


Come sempre Robot contiene diversi racconti e articoli, in questo numero ad esempio c'è il racconto di Alain Voudì vincitore dell'ultima edizione del concorso (e visto quanto avevo apprezzato il suo racconto su Urania, lo leggerò con aspettative alte), un altro di Valentino Peyrano (altro storico autore della rivista, in genere affidabile) e tra gli autori internazionali Claude Lalumière, canadese di cui ricordo con piacere Il trattamento etico della carne. Negli articoli viene dato spazio alla prolemica sul Premio Campbell suscitata dal discorso di Juliette Ng all'ultima cerimonia di assegnazione del premio.

Per quanto riguarda il mio Bootstrap, si tratta di un racconto sui viaggi nel tempo, senza viaggi nel tempo. L'idea di fondo la covavo già da tempo, ed è stato uno dei primi che ho scritto dopo aver studiato con serietà la scrittura e la progettazione delle storie, e credo che si noti abbastanza. È tutto sommato un racconto leggero, ma con implicazioni abbastanza profonde. Inosmma, a me piace, che vi devo dire? Ad accompagnare il racconto c'è un'illustrazione ittiologica di Zaex sicuramente azzeccata.

Per il momento Robot 89 è disponibie solo in digitale, perché la tipografia che stampa i volumi cartacei è chiusa per via della quarantena, ma verrà stampato non appena possibile.

Westworld 3x05 - Genre

Dopo l'ottima Mother of Exiles, arriviamo a quella che mi è sembrata finora la puntata più debole della stagione. Intendiamoci, non è un episodio inutile, la trama procede e assistiamo a un paio di snodi importanti, ma nel complesso sembra che in questo episodio ci fosse relativamente poco da comunicare.

Forse la cosa più importante che si ottiene da Genre è una backstory di Serac. Apprendiamo del suo rapporto con il fratello e l'avvicinamento a Dampsey (padre di Liam che era stato adescato da Dolores) in cerca dei fondi necessari per costruire il cervellone in grado di predire il futuro, Solomon (di cui Rehoboam è appunto il figlio). A questo punto i dubbi sulla reale esistenza di Serac si possono considerare archiviati, anche se non è detto che tutte le volte che lo abbiamo visto fosse presente in carne e ossa, visto che a quanto pare è parecchio indaffarato a smuovere l'assetto globale.

Le Person of Interest vibes salgono sempre di più, visto che scopriamo che l'origine di Rehoboam non è così diversa dall'origine della Macchina di Harold Finch, anche se viene usata per scopi più simli a quelli di Samaritan, cioè indirizzare il mondo su un percorso sicuro. Il dilemma di fondo di Serac è in effetti molto simile a quello di Finch: usare il potere di predizione per muovere le persone come si ritiene meglio, oppure lasciare a tutti la libertà di scelta? Anche se sappiamo che nel giro di trecento anni tutte le previsioni convergono sull'estinzione dell'umanità, è giusto lasciarli liberi e avviarsi a questa fine, oppure privarli della libertà è giustificato dalla necessità di assicurargli la sopravvivenza? Chiaramente Serac ha fatto la sua scelta, già quando ha deciso di isolare il fratello come uno degli outlier dal comportamento imprevedibile. Ma probabilmente anche tutti gli host in giro sono outlier, e sono proprio loro a provoare il distanziamento degli eventi reali dal modello predittivo di Rehoboam.

Una cosa interessante da notare, e che forse ho capito un po' tardi, è che a differenza della Macchina/Samaritan in Person of Interest, Rehoboam non sembra avere una sua coscienza propria. Contrariamente a quanto sembrava all'inizio, il supercomputer non è un'entità indipendente, ma soltanto un enorme algoritmo predittivo, sicuramente sofisticato ma che non fa altro che fornire a Serac informazioni sul suo orologio. Quindi per quanto potente, rimane comunque uno strumento e non un giocatore nella partita che si sta delineando. Certo, tutto potrebbe ancora cambiare o venire rivelato, ma al momento la situazione è questa.

In tutto questo, dove si colloca Dolores? Il suo obiettivo è quello di acquisire i dati di Rehoboam, come ha acquisito quelli nella Forgia, in modo da poter affrontare meglio i suoi nemici? Oppure sta cercando di mettere l'umanità sullo stesso percorso di presa di coscienza che ha vissuto lei, mostrando loro che la realtà che vivono è già stata programmata? Verso la fine della puntata fa proprio questo, invia a ogni persona la sua scheda personale elaborata da Incite, come aveva mostrato a Caleb qualche puntata fa. Questo innesca di per sé un certo caos, perché ognuno si trova a conoscere il proprio futuro previsto e in molti casi non è piacevole, oltre al pensiero stesso che qualcuno stesse progettando la loro vita. Ma Dolores si accontenta di instradare tutti nel loro personale Labirinto, oppure ha fatto questo soltanto come tappa nel suo piano più complesso?

Dall'altra parte abbiamo Caleb che forse è il punto debole di questa puntata. Continua a seguire Dolores e ci viene dato qualche altro indizio sul suo passato, che probabilmente non è quello che ha creduto. Ma arrivati a questo punto forse ci saremmo potuti aspettare un po' più di proattività da parte sua, mentre invece rimane ancora un personaggio passivo. Secondo alcune ipotesi sarà proprio lui la chiave di volta per scardinare il sistema, una sorta di Eletto cone in Matrix, un outlier zero che Rehoboam non riesce a fattorizzare nei suoi calcoli. Ma se così fosse verrebbe fuori una sorta di plot di predestinazione che svilirebbe di molto il suo ruolo, perché come abbiamo già detto in riferimento all'ultima stagione di Doctor Who, quando il protagonista è speciale allora non è speciale per niente. Se invece Caleb continuasse a essere uno qualsiasi (magari pure un outlier) ma che sceglie di fare la differenza allora le cose sarebbero ben diverse. Per una stagione che si basa interamente sul tema del free will questo sarebbe il minimo sindacale.

In Genre Caleb ha un'esperienza di alterata percezione, dopo una dose della droga Genre, che gli fa vivere la realtà come film di generi diversi, cosa che viene sottolineata con la musica, regia e fotografia. Stratagemma narrativo simpatico, che se non altro dà la possibilità a Ramin Djawadi di sbizzarrirsi con l'uso di colonne sonore e cover (da segnalare quella di Space Oddity), ma non aggiunge niente di particolarmente rilevante se non una battuta finale "che genere è questo?" "la realtà". Questo meccanismo avrebbe potuto essere spinto di più e ne sarebbe nata una puntata davvero particolare, in cui si poteva sottolineare ulteriormente il confine tra vita vera e narrazione, con diversi livelli di metatestualità, ma invece la cosa rimane fin troppo blanda, poco più di una scelta stilistica.

Oltre a questo la storia di Serac fornita come una narrazione a posteriori con voce fuori campo contribuisce a dare l'idea di una puntata un po' frettolosa, avrei preferito un episodio intero dedicato alla gioventù di Serac e al suo rapporto conflittuale con il fratello. Fatto così rimane grossolano, capiamo il dramma a livello razionale e non emotivo, e così non sentiamo davvero il tormento del personaggio.

Insomma un episodio di transizione, necessario ma forse non abbastanza caratteristico, che si perde con un giochetto forse superfluo. La cosa incoraggiante è che la diffusione delle schede personali Incite che Dolores esegue verso la fine, in un altro show sarebbe stato il climax della stagione, mentre qui arriva a tre puntate dalla fine. Questo vuol dire necessariamente che il finale alzerà ulteriormente conflitto e posta in gioco, quindi ci possiamo aspettare qualcosa di grandioso.

Rapporto letture - Marzo 2020

Dopo il lockdown ho letto esentito diverse volte dire che molti non riescono a leggere, perché il vago ma opprimente senso di angoscia sembra sottrarre le energie e la disposizione mentale per sedersi in poltrona con il libro in mano. Personalmente non ho sofferto di questo calo della libido, ma penso che sia più che altro perché già dal mese prima avevo scombussolato pesantemente la mia routine, il che mi ha portato di per sé a diminuire i ritmi di lettura come dicevo anche nell'ultimo rapporto. Comunque, turns out che a marzo tre libri li ho letti, quindi siamo pressoché in media.


Il primo romanzo è Avrai i miei occhi, l'ultimo titolo pubblicato da Zona 42, di Nicoletta Vallorani, autrice che si è dedicata nella sua carriera a diversi generi, ma che è nata e adesso ritornata alla fantascienza. Questo romanzo segue due protagonisti principali, Olivia e Nigredo, ma un po' come per I promessi sposi, che alle interrogazioni dovevi rispondere che il vero protagonista è "il Seicento", qui l'impressione è che la protagonista sia la Milano futuribile descritta nella storia. Di fatto quasi tutta la prima metà del libro si concentra più sull'offrire scenari di questa città incasellata da muri, spartita in quartieri, oppressa dalla polvere. La trama inizia dal ritrovamento di alcuni cadaveri di "cavie", corpi clonati usati per snuff senza una personalità e un'identità definita, e i due personaggi cercheranno (con calma) di arrivare alla soluzione del mistero. Non si può dire però che sia un giallo o un thriller, gli elementi di azioni sono molto limitati, anche se la tensione è ben costruita. La lettura si ricorda soprattutto per la scrittura molto curata, però questo a mio avviso è anche il punto debole del libro, perché in molte situazioni sembra che la scrittura "si piaccia troppo", e l'attenzione sia più sulla bella frase che sulla scena convincente, rompendo l'immersione nella storia. Rimane comunque un testo profondo ed evocativo, che tocca molti temi forti del mondo attuale. Voto: 7/10


Cambiamo del tutto registro con Space Opera, romanzo molto chiacchierato dello scorso premio Hugo, della semiesordiente Catherynne M. Valente, portato in Italia dalla neonata casa editrice 21lettere, che sarà da tenere d'occhio (ne ho parlato anche su Stay Nerd). Space opera non è una space opera, e il fatto che già il titolo sia un gioco di parole dovrebbe rendere l'idea di che tipo di libri si tratti. La trama è sostanzialmente la stessa dell'episodio di Rick & Morty in cui la Terra partecipa a un talent show musicale e se perde viene distrutta, nel senso che in questo libro la Terra partecipa a un talent show musicale e se perde viene distrutta. In pratica la comunità intergalattica organizza periodicamente questa competizione con la quale si cerca di stabilire quali siano le specie senzienti meritevoli di crescere, e chi fallisce viene eliminato. A rappresentare la Terra viene scelto Decibel Jones, vecchia gloria del glam rock inglese che non produce un disco da vent'anni, che per come viene descritto me lo immagino un po' un Achille Lauro. L'ispirazione alla Guida Galattica di Adams è esplicita e dichiarata, con un protagonista ignaro, un universo sconfinato popolato di specie assurde, e un particolare gusto per il surreale. A tutto ciò si aggiunge un amore irrazionale per la musica pop, proprio quella più becera e glitterosa da Eurovision. Non tutto però fila a dovere, perché la parte iniziale, fino quasi a metà, sembra sforzarsi fin troppo di inserire battute che a volte sono un filo innaturali, perché si basano su un continuo accumulo di riferimenti in frasi che non hanno una fine o un qualsivoglia segno di interpunzione come se dovessi leggerle dutte d'un fiato e poi alla fine ti trovi la similitudine sgangherata come la Panda 4x4 del nonno di Heidi quando è andato a farsi tatuare i chakra da un Hattori Hanzo libanese daltonico ma a quel punto non ti ricordi più di cosa stava parlando la frase quindi boh. Il problema è anche che la storia non procede quasi per nulla in tutta questa lunga fase, e così perdiamo l'occasione di conoscere Decibel Jones e quando si arriva nel vivo della competizione ormai è troppo tardi per avere davvero a cuore la sua fine. Non dico che sia un brutto libro, da un certo punto ingrana e alcune parti sono davvero gustose, come la lunga conversazione dell'alieno che scende sulla Terra ad annunciare la competizione, o il capitolo in cui si spiega perché viene usata una competizione canora per decidere chi sterminare. Anche il messaggio di fondo sulla stupida bellezza/bella stupidità della vita è confortante. Però secondo me a furia di ammiccare al lettore è rimasto guercio, quindi forse anche per via delle alte aspettative mi limito a un voto 6.5/10. Ultima nota, tutta la mia stima e solidarietà ad Alice Zanzottera, che io non conosco ma ha tradotto questo libro che dev'essere stato un incubo: brava così.


Infine abbiamo il romanzo di esordio di Ben Bamboo Korami, che così a orecchio potrebbe sembrarvi il nome di un pornodivo coreano, e invece no, è un autore italiano di fantascienza al suo primo romanzo pubblicato con Acheron. Il libro è 1NR1 - Il codice dell'espiazione, ed è sostanzialmente un techno-pulp, ambientato tra un migliaio di anni, dopo la deflagrazione del conflitto tra l'umanità e gli angeli, che hanno sempre avuto intenzione di sterminarci. Il protagonista è una sorta di space marine che dopo una missione andata male deve trovare il modo di sbrigarsela da solo, ma ha anche l'occasione di scoprire diverse cose sul mondo e su se stesso. Ammetto che questo genere di military sf di base mi attira poco, ma anche al netto dei miei gusti personali, mi è mancato molto un aggancio con il protagonista, che fin dalle prime pagine si mostra come il solito stronzetto arrogante dal grilletto facile, che fa come gli pare mettendo in pericolo gli altri e poi non si prende la colpa delle sue cazzate, così quando le cose gli precipitano intorno non ero affatto dispiaciuto. Il problema è che poi nel corso della storia non si redime, mantiene sempre quell'atteggiamento da bulletto dell'oratorio che ti leva i ceffoni dalle mani. Inoltre il suo obiettivo l'ho trovato poco credibile, perché se c'è una cosa che non dimostra mai è un qualunque tipo di affezione o riguardo per chicchessia, quindi tutto il suo sbattimento per trovare quello che cerca mi è sembrato forzato. Infine, io quando leggo più di un "fottuto" o derivati ogni trecentomila parole mi irrito, e qui la frequenza è tipo di tre per pagina. Insomma, non ci sono proprio entrato in sintonia, ma probabilmente per chi ama le storie action-packed con fuciloni mostri mutanti e preti deviati, allora è il top di gamma. Per me purtroppo è solo un voto 5.5/10.

I miei articoli per Stay Nerd: gennaio - marzo 2020

Come di consueto nell'ultimo anno, eccoci al riepilog degli articoli che ho scritto per Stay Nerd e che per vostra ingiustificabile distrazione potreste esservi persi, ma io ho il buon cuore di segnalarvi lo stesso perché potrebbero essere di vostro interesse.


Che cosa vi siete persi a non seguire Mr. Robot: a gennaio si è conclusa la serie di Sam Esmail con Rami Malek, e poiché a mio avviso è stato uno degli show meglio realizzati e più capaci di interpretare il momento attuale (infatti ne avevo già parlato anche qui), era d'obbligo farne un commento complessivo. Miss you already, friend.

Non ci stancheremo mai dei libri sui dinosauri: e che altro serve aggiungere? Un articolo riepilogativo in cui metto insieme tre testi molto diversi, di cui peraltro potrete notare che ho parlato anche qui nei rapporti letture dei mesi scorsi. Da un young adult prevedibile ma sostanzialmente ben costruito a un saggio sull'impatto culturale dei dinosauri, fino a una cronistoria del percorso filogenetico che ha portato agli uccelli ad opera di Andrea Cau (che potete leggere sul suo blog Theropoda). Piccolo easter egg: nell'immagine di copertina dell'articolo ho usato un fotogramma dal documentario Amazing Dinoworld, e il piccolo piumino bianco è una ricostruzione dello Halszkaraptor classificato proprio da Cau.

Prepararsi alla grande estinzione con la narrativa dell'antropocene: a seguito della lettura di La Grande estinzione di Matteo Meschiari, in questo articolo propongo un sunto dei temi cardine della narrativa dell'antropocene, di cui questo libro si può considerare quasi un manifesto.

Ragnarok, la serie tv norvegese che modernizza lo scontro tra gli dèi: come ho già avuto modo di segnalare in altre occasioni, sono sempre attratto dalle serie tv non anglofone, e ne ho viste diverse spagnole, brasiliane e pure indiane. In questo caso la produzione è norvegese, per un teen drama che unisce la classica battaglia tra dèi e giganti alle tematiche attuali del cambiamento climatico e scontro generazionale.

Arthur C. Clarke starter kit: beh, si capisce. Una introduzione alla narrativa di Clarke, in occasione dell'uscita della raccolta di racconti per Mondadori.

10 libri di fantascienza contemporanea per principianti: attenzione, questo è da intendersi come "principianti della fantascienza", non lettori principianti. Infatti i testi che consiglio, tutti successivi al 2000, sono le mie proposte alternative ai soliti libri degli anni 40-50-60 che sono mediamente indicati come punto di partenza per chi vuole avvicinarsi al genere. E invece ci sono anche tanti testi moderni validissimi, perché...

Non è una fantascienza per vecchi, o del perché non dovremmo più consigliare Asimov: questo è il concetto base sbattuto in faccia. Con tutto il massimo rispetto per i Grandmaster della fantascienza, sarebbe il caso di smetterla di far leggere solo Asimov e Vance e Heinlein. La fantascienza è cresciuta, per molti versi è migliorata, e di certo si è avvicinata alla sensibilità del pubblico di oggi (anche perché stantiddio certa roba ha 80 anni!). Qui spiego come e perché dovremmo iniziare ad orientarci sui testi contemporanei.

Le stelle non sono una roba seria - breve guida alla fantascienza umoristica: e per stemperare un po' gli animi, ecco qualcosa di più leggero, una carrellata di autori e testi di fantascienza che può suscitare qualche risata (ma non per questo è stupida). Con un focus su Space Opera di Catherynne Valente, di cui poi parlerò meglio anche qui.

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