Questo mese ho fatto la fame

Salve gente che si ostina a seguire un blog su blogspot, state bene? Chiedo perché probabilmente ormai avete un'età, e bisogna iniziare a preoccuparsi della salute. Mi raccomando bevete tanto e non uscite nelle ore calde.

Detto questo, un piccolo aggiornamento sulle mie attività, visto che passo sempre meno di qui e prediligo invece altri canali per le mie attività. By the way, sarebbe il caso che mi seguiste lì, se vi interessa quello che dico e/o faccio, quindi pescate da qui il vostro canale preferito (now als on Tiktok!).

Ultimamente sono un po' impegnato con le mie attività collaterali alla scrittura, soprattutto quelle che riguardano sistemare le cose che scrivono gli altri invece di scrivere io, perché ho scoperto che è molto più comodo. E visto che si avvicina il Salone del Libro, segnalo le novità freschissime che potrete trovare lì a cui ho lavorato come editor.

 

 

Sono fame è il secondo romanzo di Natalia Guerrieri, dopo Non muoiono le api (che avevo editato sempre io, per Moscabianca). È un libro molto diverso dal precedente, quindi se vi è piaciuta la distopia di NMLA non è detto che vi piaccia questo allo stesso modo. In realtà le tematiche di fondo sono affini, la poetica di Guerrieri si percepisce al di sotto di una scrittura più asciutta e crudele. La fame del titolo è quella della Capitale, la città soffocante che consuma tutto e tutti, in particolare i giovani come Chiara che arrivano con la speranza di trovare un'occasione e invece si trovano a fare le rondini (cioè i rider). Consegnadno cibo nelle case le rondini vedono scorci delle vite altrui, a volte cupe e grottesche, e pedalando da una strada all'altra Chiara deve capire che cosa ha lasciato e cosa sta cercando davvero. Ne abbiamo parlato anche durante una diretta che potete trovare sul canale di Story Doctor.




 

Il libro nero della fame invece è la prima raccolta di Gerardo Spirito, una serie di racconti indipendenti ma ambientati in epoche diverse nella stessa zona, un paese del meridione ai piedi di una montagna che impone la sua presenza sui dintorni. Storie che potremmo definire horror, ma è un horror rurale, quello della gente che lavora in miniera e prega la Madonna, che si ammala di tisi e ascolta le prediche del parroco, che vede i figli morire di fame e aspetta i miracoli, solo che quando poi li riceve ci ripensa. Spirito scrive come una litania, come se stessimo leggendo il Pentateuco ma ambientato negli anni 40 in provincia di Benevento.

 

 

 

 

 

Entrambi i libri li troverete agli stand dei rispettivi editori, e se arrivate al momento giusto troverete anche i rispettivi autori. Ci sarò anch'io chiaramente, se proprio volete venirmi a cercare seguitemi sugli altri social su cui comunicherò meglio orari e posizioni previste.


Rapporto letture - Marzo 2022

Incredibile, un rapporto letture per un solo mese! Ultimamente l'accidia mi ha portato a raggruppare più mesi insieme, ma stavolta invece ho trovato l'occasione per farne uno solo. Non vi ci abituate.

 

Il primo di marzo è stato La ricerca onirica di Vellit Boe di Kij Johnson. Si tratta di una novella (non so se la lunghezza si qualifica come romanzo) ambientata nel mondo onirico lovecraftiano, ma non nel senso che è ispirato a Lovecraft, è proprio quello, in modo dichiarato. La protagonsita è un'insegnante all'accademia femminile di Ulthar, che dopo la scomparsa di una studentessa riprende il suo ruolo di avventuriera e parte alla sua ricerca, sapendo che la condurrà nel mondo della veglia (cioè il nostro). Il viaggio è un pretesto per mettere in scena il vasto parco creature dell'universo lovecraftiano e i pantheon di divinità capricciose e malefiche, tuttavia la storia non è un semplice esercizio di fanservice, perché il viaggio è raccontato in modo credibile e costituisce anche un percorso di cambiamento per la protagonista. Il momento in cui emerge nel nostro mondo e trova l'obiettivo della sua ricerca è intenso senza bisogno di effetti speciali, e dà una conclusione poetica alla quest. Io che non sono per nulla esperto di mitologia lovecraftiana probabilmente mi sono perso molti riferimenti, ma anche così è stata una lettura discreta. Voto: 7.5/10

 

Sono passato poi a Non tutto il male, romanzo di esordio di Andrea Cassini di cui però ho già letto altri racconti (ne abbiamo pubblicato anche uno su Specularia). Lo si potrebbe definire un weird con elementi onirici (cosa che non sapevo prima di leggerlo, quindi il collegamento col precedente è casuale), ambientato in una città costruita su un albero in fiamme in cui ogni persona è accompagnata da un fantasma di varia forma. Dato che la città è plausibilmente destinata alla rovina, c'è molta gente che vorrebbe abbandonarla, e il protagonista si occupa di aiutare gli abitanti a suicidarsi. Su questo si innesta però una serie di complicazioni, come il fatto che lui non abbia un fantasma e tenga in casa la sua compagna immobilizzata in uno stato di semi-vita le cui cause sono sconosciute. Il tutto poi scorre su piani secanti di sogno/realtà/allegoria, ed è sempre difficile (per lo stesso narratore) distinguere cosa sia successo davvero e cosa sia parte di un qualche tipo di allucinazione, e quanto sia in effetti importante distinguere le due cose. Il romanzo riesce molto bene attraverso la scrittura a rendere quest'atmosfera onirica, anche se per mia deformazione professionale avrei gradito qualche approfondimento nel worldbuilding di questa città-albero-incendio, che mi rendo conto (arrivato alla fine) che abbia senso per come è rappresentata, ma insomma mi sarebbe piaciuto sapere qualcosa di più sulla sua topografia non euclidea (e quanto tra i personaggi hai un cartografo, quale occasioen migliore?). Il libro va letto tutto con la consapevolezza che ogni scena è da interpretare su livelli diversi, e concludendolo si aggiunge un ulteriore livello che spiega ma non completa i precedenti. Forse non una lettura facilissima, ma capace di suscitare reazioni forti, se si riesce a sintonizzarsi. Personalmente mi sono trovato in parallelo a leggere questo e giocare a Hollow Knight con cui condivide inaspettatamente molti elementi, dai sogni al tram alla dama in bianco immobilizzata, per cui è stata un'esperienza davvero immersiva. Voto: 7.5/10


E arriviamo alla fine della saga della Terra Spezzata, della quale ho già parlato rendendo nota la mia totale assuefazione. Nora K. Jemisin ha creato un universo complesso, ricco e coerente, perfetto per raccontare una storia di ribellione e resistenza,  facendo muovere personaggi credibili in un contesto epico ma non artificioso. Detto questo, e ribadendo che si tratta di un ciclo di altissimo livello che merita tutto i premi che ha vinto (nonostante io stesso fossi scettico), devo ammettere che Il cielo di pietra è il più debole dei tre. Il problema principale a mio avviso è che dopo il finale di Il portale degli obelischi, alla protagonista non resta molto da fare se non spostarsi verso la battaglia finale. Infatti la sua parte della storia è soltanto un lungo viaggio durante il quale però non succede praticamente niente, e parallelamente invece viene dato spazio alla storia di un'altra delle fazioni in gioco che fa da lungo prequel alla storia che si svolge qui. Arrivato a questo punto però io voglio sapere cosa fa Essun, e come arriverà alla sua battaglia finale, per cui il lungo antefatto di uno degli altri personaggi, per quanto di per sé ben fatto, non mi suscita lo stesso interesse. Anche il climax finale, se pur efficace, mi è sembrato un po' sbrigativo rispetto alle premesse sollevate fino a quel punto. In compenso ci sono tantissime scene memorabili e frasi di un'intensità tale da spingermi a fare l'angolo alle pagine per ritrovarle. Questo per dire che può sembrare che io stia parlando di un libro mediocre, ma in effetti è soltanto leggermente inferiore ai due capolavori precedenti, ma il livello di partenza era altissimo. Voto: 8/10

 

E infine un po' di matematica, perché bisogna sempre tenersi in allenamento. Ho scoperto questo Bestiario matematico quando stavo facendo ricerche su altri bestiari, e appena mi è comparso davanti ho deciso che dovevo leggerlo. Il libro di Paolo Alessandrini è una buona raccolta di "stranezze" della matematica, dallo zero all'infinito, dai frattali al gioco della vita di Conway, fino anche alla menzione del mio caro Godel e i suo Teorema di Incompletezza. Personalmente l'ho trovato un po' entry level, nel senso che molte delle bestie di cui parla le conosco e le ho addomesticate da tempo, ma mi rendo conto che lo scopo del libro fosse proprio quello di far scoprire a dei profani, con un linguaggio più chiaro possibile, queste strane creature. Quindi è comunque un ottimo libro per mostare ai diffidenti e agli allergici alla matematica come questo settore sia pieno di sorprese, magie e lati oscuri. In questo senso direi anzi che può essere una buona lettura propedeutica per Sinfonia per theremin e merli.


Doctor Who 13x08 - Legend of the Sea Devils

Non so più nemmeno se questa è la numerazione corretta dell'episodio, perché tecnicamente Legend of the Sea Devils sarebbe uno speciale di pasqua ma non mi sembra che abbia nessuna caratteristica dello speciale, né per formato/durata né per storia raccontata, quindi boh. C'è da considerare che ultimamente la messa in onda di DW è stata piuttosto discontinua ed è facile perdere il conto degli episodi, considerando anche che la stagione precedente in realtà era un serial unico diviso in più segmenti... insomma, non ci stiamo a perdere troppo tempo tanto non c'è più un filo logico coerente.

Parliamo invece dei Sea Devils, visto che sono nel titolo. Questo episodio segna un altro recupero di un mostro della serie classica, che si sono visti per la prima volta durante l'era del Terzo Dottore, quindi negli anni 70. Hanno avuto qualche comparsata sporadica in altri episodi successivi ma non si erano mai visti dal revival della serie nel 2005. I Sea Devils sono tecnicamente imparentati con i Siluriani, nel senso che anche loro sono una specie rettiliana intelligente che popolava la Terra in ere geologiche precedenti e si incazzano quando scoprono che adesso sul pianeta dominano gli umani. A differenza dei Siluriani che vivono nelle profondità della Terra, loro invece vivono nelle profondità degli oceani, non è chiaro se abbiano città sommerse tipo Atlantide, ma insomma gli piace stare nell'acqua. Comunque, fa piacere vederli tornare sulla scena... anche se la sensazione è sempre quella di un recupero forzato solo per esigenze di fanservice, in netta contrapposizione a quella che era la tenuta iniziale di Chibnall.


L'episodio era stato presentato come una sorta di avventura piratesca con i mostri, e il proposito non era affatto male. DW da sempre si presta a episodi più "leggeri" e ci sono già stati in precedenza puntate di ambientazione "marinara" con galeoni pirati e simili, quindi perché no. Il punto semmai è vedere se si riesce a rendere la giusta miscela di azione, tensione e divertimento che una storia del genere dovrebbe offrire. Spoiler: no.

Legends of the Sea Devils è estremamente noioso. È anche parecchio confuso, ma non nel senso che la storia è complessa da seguire. La trama è la solita caccia al MacGuffin della settimana per scongiurare la solita apocalisse della settimana per salvare i soliti NPC della settimana: been there, done that. Il problema è proprio a livello di editing e montaggio delle scene, che spesso sembrano giustappose, saltano da una sequenza all'altra lasciando dei buchi e facendo comparire personaggi a caso in posti diversi da un momento all'altro. Ne risulta quindi un'avventura non particolarmente entusiasmante (poche scene d'azione, mal coreografate) di cui non si riesce a seguire bene lo svolgimento, e quindi si perde interesse quasi subito. Nel mio caso, è successo dopo la scena del Tardis sott'acqua (l'unica visivamente interessante di tutto l'episodio). Per il resto è tutto personaggi secondari inconsistenti e incoerenti (ancora: non basta che sia un personaggio storico per renderlo interessante, se non fa niente di interessante), nemici poco credibili, e una lunga, incessante, esasperante exposition.

Se poi volessimo andare ad analizzare il plot, tutto ruota intorno a un particolare cristallo che ha strane proprietà (magiche, presumo) che i Sea Devils vogliono recuperare per poter invertire i poli magnetici della Terra in modo che tutto il pianeta venga sommerso dagli oceani. Peccato solo che l'inversione del campo magnetico avviene periodicamente, e non provoca particolari sconvolgimenti. Peccato anche che una delle conseguenze di questa inversione a quanto pare è lo spostamento delle stelle nel cielo, perché a quanto pare Chibnall non sa cosa sono le stelle e pensa che siano lucine nell'atmosfera influenzabili dal campo magnetico. Abbiamo poi i soliti double standard morali con il Dottore che redarguisce un marinaio per aver ucciso il mostro che lo ha tenuto imprigionato per duecento anni, ma poi Dan che ammazza una dozzina di Sea Devils e ci fa sopra una battuta; nonché lo stesso Dottore che di lì a poco provoca un maremoto che distrugge la base dei Sea Devils, possibilmente uccidendoli tutti. Ops. Solite coincidenze e solito sacrificio finale del personaggio secondario di cui non ci frega niente ma che permette al Dottore di salvarsi, come se non fosse il modo in cui era finita l'epicissima saga alla fine dell'universo... due puntate fa.

Vogliamo poi parlare degli accenni alla relazione romantica tra il Dottore e Yaz? Io lo capisco che si voglia sfruttare i sostenitori della ship (battezzata Thasmin da Thirteen+Yasmin) ma non basta metterle a raccontarsi di quanto vorrebbero stare insieme ma non possono, se finora non è mai stato costruito in nessun modo il livello di coinvolgimento tra le due. A parte dire che Yaz è invaghita del Dottore e che lei potrebbe esserlo a sua volta, non ci è mai stato mostrato niente che ce lo faccia credere, forse perché Yaz da sempre è stata un personaggio vuoto e il Dottore non ha mai fatto altro che spiegare quello che stava facendo. Tredici è in effetti il Dottore più emotivamente disfunzionale mai visto sullo schermo (peggio anche del Sesto) pertanto non ci crediamo al fatto che consideri Yaz come una persona degna dei suoi sentimenti. Affermare poi che sia importante quanto lo è stata River Song è ridicolo e per certi versi anche offensivo nei confronti di una persona che ha davvero avuto un impatto significativo sulla sua vita, perché in quel caso lo abbiamo visto.

Quindi alla fine, il problema rimane sempre lì: show don't tell, Chibnall. Se non mi fai vedere come si costruisce il loro rapporto, se non mi mostri come cersce la loro intesa e la loro "chimica" io poi non ci redo quando mi dici che vorrebbero stare insieme. E di conseguenza non me ne importerà nulla quando Yaz se ne andrà, o sarà abbandonata, o morirà, o qualunque fine strappalacrime tu abbia pensato per lei. Posso garantirti fin da ora che l'unica reazione dei miei occhi alla sua scomparsa dalla serie sarà un'alzata di sopracciglio.


Rapporto letture - Gennaio/Febbraio 2022

Ormai ho preso questa cattiva abitudine di fare i rapporti letture bimestrali, stavotla però mi va male in effetti a inizio anno ho letto parecchio, e ora mi tocca infilarli tutti in unico post. Vabbè, me la son cercata.

Il libro con cui ho iniziato il 2022 è Antropocene Boom, una storia on the road ambientata in USA dopo la fine del mondo. Quindi la civiltà è collassata, ma niente di serio. Il Boom è una sorta di intelligenza artificiale diffusa dai naniti sfuggiti al controllo, che ha iniziato a fare un po' come gli pare. La gente però si arrangia, anche se a volte deve affrontare strani fenomeni come personaggi storici o immaginari riportati in vita dal Boom. La storia è un po' come La fabbrica di cioccolato, con alcuni personaggi che sono stati scelti per andare a scoprire il cuore del Boom, e si incamminano per varie ragioni, ognuno convinto di trovare qualcosa che potrà essergli utile. Durante il viaggio si incrociano, si mescolano e confrontano con manifestazioni materiali del mito americano, da Jack Kerouac a Sacajawa. Forse il limite di questo romanzo è che è così intriso di cultura americana che per un lettore italiano molti riferimenti rimangono oscuri o poco significativi (un po' come se un americano leggesse un romanzo che cita Garibaldi o Mike Bongiorno), tant'è che infatti Alex Irvine ha aggiunto per l'edizione italiana una guida ai personaggi e alle leggende citate. Voto: 6.5/10

 

Poi mi sono letto una cosa un po' di nicchia, non sapevo nemmeno se parlarne, ma secondo me questo Alessandro Manzoni promette bene quindi ve lo segnalo: provate a dare un'occhiata a I Promessi Sposi. No, seriamente. L'ho riletto proprio perché volevo affrontarlo con la consapevolezza dell'età adulta, e ho potuto riscontrare che ha avuto un effetto ben diverso rispetto alla noia e pesantezza che ricordavo da scuola. Non mi dilungo perché, vabbè, non è che vi devo spiegare io cos'è, però su Story Doctor ho dedicato già due video a questo romanzo, uno in cui parlo degli elementi di modernità e uno in cui ne analizzo la struttura narrativa con i modelli moderni. Fateci un giro, e provate a rileggerlo ora che siete grandi. You'll thank me later.

 


Dopodiché trascorse quelle ottocentoeppassa pagine ho voluto fare una pausa per tirare il fiato e quindi mi sono dedicato ad alcuni racconti brevi e facili da digerire, con la raccolta I Siciliani dell'autrice Ambra Stancampiano. Si tratta di una raccolta di brevi storie tutte ad ambientazione siciliana, contemporanea o storica, alcuni realistici altri con elementi di soprannaturale. Devo dire che i racconti più "contemporanei" mi sono sembrati quasi dei ritratti, che disegnavano la figura di un personaggio o una situazione particolare, senza però una vera storia a sorreggerli. Mentre i racconti che attingolo alle leggende siciliane, con anche qualche elemento mitologico mi hanno incuriosito e affascinato molto, grazie a quell'atmosfera folk horror localizzata in un territorio che non conosco, come nel caso di Colapesce. In ogni caso si legge bene e dà un quadro un po' più sfacettato di quella visione parodistica della Sicilia che avevo letto non troppo tempo fa in Stupidistan, che mi aveva lasciato infatti abbastanza diffidente. Voto: 6.5/10

 

Passiamo poi a una lettura che mi ha convinto poco, al punto che l'ho del tutto abbandonata. Ho iniziato a leggere La teoria della stranezza perché mi sono fatto coinvolgere in una reading challenge (don't ask), per la quale dovevo scegliere un titolo dal catalogo della casa editrice Miraggi. Ho scelto il romanzo dell'autrice ceca Pavla Horaklova, perché la presentazione che  mescolava meccanica quantistica e vita quotidiana mi appariva intrigante, solo che... solo che sono arrivato oltre metà del libro e non è successo praticamente niente. La protagonista va in giro, fa cose vede gente, parla di argomenti vari, fa tanti sogni e li trascrive, ascolta notizie alla radio, e boh, non si capisce dove si vuole arrivare. Manca proprio una qualunque struttura, e inoltre se superata metà libro io ancora non ho avuto indicazioni su cosa sia questa teoria, mi pare di girare a vuoto. C'è un subplot di strani avvinementi che avvengono in una provincia vicina, ma si svolge solo con notizie lette in giro, con cui lei non ha niente a che fare. E quindi arrivato a quel punto ho deciso che non meritava ulteriormente il mio tempo. Sorrynotsorry.

 

Siccome ero rimasto col sapore in bocca di strani fenomeni inspiegabili e versioni schrodingeriane alternative della realtà, ho cercato conforto nell'antologia Il fiore della quintessenza, una raccolta di racconti italiani a tema universi paralleli (in qui peraltro compare anche un mio racconto). Il livello dei racconti è mediamente discreto, e alcune interpretazioni del tema sono abbastanza interessanti. C'è anche un buon equilibrio di autori "storici" e moderni, dei quali si può notare anche il differente approccio alla scrittura e alla fantascienza: Altomare e Gastaldi scrivono storie più classiche, Vezza e Davia si concentrano sull'avventura, Barbacetto sulla programmazione. Personalmente ho gradito in particolare i racconti di Ilaria Petrarca, Irene Drago e Laura Marinelli. In quest'ultimo caso, devo ammettere, la storia e la scrittura di Marinelli (che era la prima volta che leggevo) mi hanno totalmente catturato, e l'ho inserita subito tra le autrici da tenere d'occhio. Al di là delle preferenze personali, degli approcci e degli stili classici o moderni, questa antologia fa un ottimo lavoro nell'offrire prospettive differenti sulla fantascienza, e la richiesta di aderire a un tema particolare non ha portato a racconti fotocopia o prevedibilli come invece era successo di recente con Temponauti. Probabilmente il risultato dipende anche dai paletti e dalla supervisione esercitata dal curatore, in questo caso Sergio Mastrillo, che ha scritto anche un'introduzione allucinatoria che però rende bene l'idea dietro al progetto. Voto: 7.5/10

 

Poi ho letto un libro sulla scrittura. Di un Grande Scrittore Italiano. Di quello che vince i premi e organizza i corsi. Roberto Cotroneo, si chiama. Il manuale è Il sogno di scrivere. È la cosa più inutile, autocelebrativa, parziale, classista, ignorante che abbia letto in ambito scrittura. Approfondirò la questione in un video su Story Doctor, che non è ancora uscito quindi non posso linkare direttamente, stateci dietro. Nel frattempo, for the love of god, state lontani da questo libro.




Altra antologia, che avevo già da tempo perché ho editato già da tempo ma non avevo ancora vuto modo di leggere: Human/, curata per Moscabianca da Diletta Crudeli, che include racconti sul tema della fluidità di genere, l'ibridazione dei corpi, e la queerness declinati in ambito speculativo/scifi/weird. Ora, essendo io coinvolgo in parte nel progetto, chiaramente il mio giudizio potrebbe non essere reputato obiettivo, tuttavia mi permetto di segnalare che per i temi affrontati e l'approccio utilizzato questa è una raccolta a oggi unica in Italia, e alcune storie riescono davvero a far percepire la sensazione di trovarsi in un corpo estraneo, che sia letteralmente un corpo mutante, robotico, o solo un pezzo di carne della macelleria. Mi sono piaciuti in particolare Michela Lazzaroni con le sue suore scavatrici di pozzi, Maurizio Ferrero con il suo amore tra mostri mutanti e IA, e Lucia Perrucci con le sue meduse (e sto parlando di racconti che non ho editato io quindi massima neutralità). La qualità media è comunque alta, anche se alcuni hanno una trama un po' più scontata come Giraudi o non proprio definita come Mirabelli, comunque si tratta in tutti i casi di racconti scritti con consapevolezza. Se il tema vi interessa, di questa raccolta e temi collegati abbiamo parlato in una puntata del podcast Reading Wildlife, insieme ad Antonia Caruso che ha scritto la prefazione. Voto: 8/10

 

E per finire ho letto pure un fumetto, pensa te. Mi sono trovato alla presentazione di Il tesoro perduto di Nora con l'autore Marco Rocchi e l'illustratrice Francesca Carità, e a sentirne parlare ho voluto prenderlo. Come è noto io non sono un tipo da fumetti (limite mio) ma questa storia per bambini che parla di depressione e in cui è la figlia a dover salvare il padre dall'oscurità che lo aggredisce mi ha subito incuriosito. Nella storia la bambina protagonista si avventura alla ricerca del padre, scomparso in una terra misteriosa che è un'allegoria a più livelli dell'esperienza e della personalità del padre. La sensibilità e la profondità con cui temi delicati come l'ansia e il disagio vengono affrontati in modo accessibile a un pubblico di ragazzi, senza toni consolotari né pietismi, senza soluzioni da supermercato come "esci, sorridi, vedrai che starai meglio" mi ha toccato profondamente. Sapere che ci sono persone che riescono a raccontare di cose così profonde in modo leggero, che traducono in disegni e parole la debolezza e la ricerca della serenità, in modo che se ne possa parlare senza vergognarsi mi ha fatto provare una certa invidia, di quella buona, del tipo "mannaggia vorrei anch'io esserne capace". Sì, ho pianto. Era questo che volevate sapere, vero? Voto: 9/10


Rapporto letture - Dicembre 2021

Concludiamo quest'annata di libri in cui finalmente ho avuto la dignità di accorpare più mesi in unico rapporto letture, arrendendomi all'evidenza che non potevo fare di meglio (e anche perché sto leggendo molto meno di quello che dovrei, perdona madre mi vida loca). Comunque a dicembre del 2021 ho davvero letto una quantità rilevante di libri, quindi possiamo fare un post per mettersi in pari con l'anno concluso e non portarci il rateo nel 2022 (only accountants will understand this).

Ho iniziato dicembre con una full immersion nel pleistocene, per aggiornare le mie conoscenze sui neanderthal. A partire da Neandertal (che nell'edizione italiana per qualche ragione ha perso la H, anche se mi risulta che la dizione corretta sia questa) di Rebegga Wragg Sykes. Questo saggio affronta tutto quello che c'è da sapere sugli uomini alternativi con cui abbiamo condiviso il pianeta per centinaia di migliaia di anni, concedendosi a volte qualche visione romantica di come doveva essere la loro vita, anche grazie a dei brevi stralci narrativi che aprono ogni capitolo. Sykes ci restituisce l'idea di una cultura vasta e difficile da comprimere, visto che spazia trecentomila anni e due continenti, per cui chi è abituato a immaginare i neanderthal infreddoliti che avanzano malconci nella neve dovrebbe riconsiderare le sue idee. In realtà quello che sappiamo dei neanderthal ci dà l'idea di tribù ampie e tradizioni diverse, che si sono anche evolute nel corso del tempo, a volte interagendo coi sapiens, che però non erano così evidentemente superiori come ci hanno abituati a pensare. Anche se esiste ancora dibattito accademico sulle capacità di pensiero astratto dei neanderthal (insomma, qualcuno ancora non se la sente di concedergli lo status di umano piuttosto che di animale intelligente), molti indizi fanno supporre che avessero una complessa e profonda vita interiore. Un'anima, se vogliamo dirla in questi termini, anche se pure qui ci sarebbe da discutere perché stabilire il confine di quali creature hanno un'anima è un problema complesso. In ogni caso, questo è un testo aggiornato, appassionato e attualissimo anche per il modo in cui collega l'enigma dei neanderthal alla nostra dimensione contemporanea.

Simile nei contenuti ma non nella voce è invece L'ultimo Neanderthal racconta (stavolta con l'H) di Giorgio Manzi, archeologo dell'università di Roma che ha condotto numerose ricerche in Italia e all'estero che riguardano proprio i neanderthal. So che è professore perché ci tiene tanto a ribadirlo, e questa è una delle impressioni che mi ha piuttosto infastidito di questo libro, la frequenza con cui Manzi ci tiene a far sapere di quello che lui ha scoperto, di quella volta che c'era lui sul campo a tirare fuori quell'osso, di quanto sia amico di quell'altro scienziato o team che ha fatto quella ricerca sensazionale. Ci racconta anche della sua giornata in treno, del faticoso ritorno da un altro sito archeologico e di come in questa occasione ha una visione di un neanderthal che non fa niente altro che stargli davanti, e in realtà non racconta proprio niente al contrario di quanto promette il titolo... insomma, Manzi non è un buon narratore. In realtà il libro prende anche una strada lunga per arrivare a parlare dei neanderthal, ricapitolando le teorie sull'evoluzione umana, selezione naturale, selezione sessuale, cronistoria della ricerca archeologica, e solo a pagina 90 si arriva davvero a loro. Questo non significa che sia un testo da buttare, le nozioni e la panoramica di Manzi sono molto calibrate, ma forse si tratta di qualcosa di più entry level per chi non ha chiaro nemmeno cosa sia un neanderthal. Il tono è un po' didascalico e si sente molto l'ego del narratore/professore che ci sente a far notare la sua presenza e importanza, e questo a tratti si fa irritante. Tuttavia per le informazioni che contiene è sicuramente valido, soprattutto per l'excursus finale sui neanderthal italiani.

Torniamo quindi alla narrativa ma con qualcosa di talmente inclassificabile che ho difficoltà a spiegare di cosa parla. Se volessimo etichettarlo starebbe dalle parti del weird, ma in realtà ci sono anche delle componenti surreali e metanarrative che rendono riduttiva una qualunque definizione di Deriva. Avevo già letto altro di Carlo Sperduti (se cercate qui sul blog dovrebbe uscire qualcosa) quindi sapevo cosa apsettarmi, e mi rendo conto che la sua scrittura non è una cosa accessibile a tutti. Non perché sia complicata ma perché gioca con dei liveli di scomposizione del testo che antepongono il gioco quasi enigmistico sulle parole alla componenente narrativa. In questo libro però c'è qualcosa di più, perché la scomposizione non rimane a livello di frasi o parole ma arriva anche alla struttura della narrazione. C'è una storia, che emerge dal raffronto e sovrapposizione di tre narrazioni che si permutano (con tutte le combinazioni possibili, da statistico l'ho notato) e proseguono su piani paralleli che però presentano delle affinità tematiche e anche sottili rimandi appena accennati. Il manuale per il parto cesareo delle colline può sembrare solo un'assurdità eppure ha qualcosa a che fare con la signora-luogo conosciuta da Gambino in un villaggio vacanze per una persona alla volta che a sua volta a che fare con l'uomo paralizzato che è costretto a uscire di casa dalle leggi per la socializzazione e imparare tutto il lessico perduto di queste attività. Sono collegamenti subliminali, che però lasciano la sensazione che qualcosa è successo, ma tu non ne fai parte perché ogni persona è un continente e ogni storia è una deriva che li allontana o li fa scontrare. Non credo che si possa consigliarne la lettura a tutti, perché se non si è sintonizzati su questo modo dislogico di esaminare un'idea probabilmente può risultare un libro insensato, ma io avevo già un'idea di cosa aspettarmi perché appunto conoscevo Sperduti e quindi mi sono trovato in territorio familiare. Peraltro l'ho conosciuto anche di persona, perché a novembre abbiamo presentato STM nella sua libreria a Perugia, e quando ho scoperto che ascoltava Dominik Eulberg (e anzi, lo ascoltava proprio durante la scrittura di Deriva) mi sono risoluto a leggere il libro, che avevo già ma non avevo ancora messo in readlist. Insomma, provate a leggerlo, ma io vi ho avvertiti. Voto: 7/10

A fine anno, letteralmente a fine anno perché l'ho finito il 31 dicembre, sono tornato sull'Immoto con il secondo capitolo della saga della Terra Spezzata di NK Jemisin. Quando ho letto La quinta stagione ho affermato che era una cosa fenomenale, che aveva stravoltole mie aspettative perché pensavo fosse solo un fenomeno di marketing, e invece era davvero una storia grandiosa con un worldbuiling staordinario. In genere i "libro 2 di 3" sono sempre i più loffi perché sono capitoli di transizione, ma invece Il portale degli obelischi regge benissimo, e anzi fa salire il livello sia a livello di trama che di scrittura. Senza stare a riferire la storia, in questo capitolo iniziamo a capire qualcosa del mondo e le stesse premesse che erano state costruite nel primo libro vengono ribaltate e reinterpretate, così che i personaggi stessi sono costretti a rivedere le loro posizioni. La narrazione prosegue anche qui su piani contrapposti, con un narratore esplicito e onnisciente (ma fino a un certo punto) che riferisce le cose che sono successe come se parlasse dal futuro, e si rivogle a uno dei personaggi della storia stessa. Forse l'uso così continuo della seconda persona è un po' pesante, ma viene giustificato dalla cornice narrativa per cui è accettabile. Se devo fare un appunto, mi è sembrato che il percorso di Nassun mi è parso un po' affrettato, nel senso che arriva in pochi mesi a un livello di abilità che altri personaggi hanno ottenuto solo dopo decenni e inenarrabili sofferenze. Ma evidentemente non si poteva protrarre la storia per altri quindici anni, e comunque tutto è raccontato con una tale potenza, un equilibrio così perfetto tra dinamiche personali ed epicità planetaria, che tutto il resto cede. A dimostrazione che se hai idee, hai le storie e hai la scrittura, qualche libertà te la puoi anche prendere. Ho in progetto di leggere a breve il volume conclusivo, per il quale ho già alte aspettative, vediamo che sarà al livello... ma a questo punto credo proprio di sì. Voto: 9/10


I miei articoli per Stay Nerd - luglio-dicembre 2021

Vi ricordate i tempi in cui facevo un recap degli articoli pubblicati su Stay Nerd ogni tre mesi? Turns out che ora nemmeno più quello mi ricordo di fare, e così siamo arrivati a fine anno e devo ancora riepilogare le cose scritte in estate. Poco male, servirà a rinverdire anche la mia memoria delle cose dicui ho parlato.


I migliori libri di fantascienza americana - Continua la saga dei miei "i migliori xxx", cioè quegli articoli che poi fanno incazzare la gente perché ti sei dimenticato questo e quello. Parlare di "fantascienza americana" sembra un po' tautologico perché per la gente normale la fantascienza esiste solo in USA, quindi qui gli andiaom incontro e gli diamo proprio quello che stava cercando.

Sopravvivere alla sabbia - Libri sui pianeti deserto - Con l'avvicinarsi dell'uscita di Dune di Villeneuve c'era un certo fermento sul tema, e quindi era il caso di parlare delle storie ambientati sui mondi desertici. Sorprendentemente, Frank Herbert non è l'unico ad averci pensato, abbiamo illustri esempi anche tra gli autori italiani.

Da A a B passando per Zeta Reticuli - Narrazioni non lineari nella fantascienza - A chi non piace una bella storia non lineare? Per quanto mi riguarda le storie intrecciate su sé stesse che richiedono due o tre visioni/letture per essere sbrogliate sono le migliori. E se a questa ci aggiungiamo qualche concept mindfuck fantascientifico, siamo al top. Qui facciamo qualche sempio riuscito... e qualcuno meno.

Se cercate previsioni sul futuro dovete leggere l'oroscopo, non la fantascienza - Il mio solito editoriale polemico in cui ricordo a tutti quanti che valutare la fantascienza per la sua capacità di predire il futuro è mancare clamorosamente il punto. E non lo dico mica solo io, eh.

Stanislaw Lem starter kit - Nell'anno del centenario di Lem, non poteva mancare un articolo che riepilogasse le sue opere maggiori e la sua poetica. Ha funzionato anche come promemoria di quante cose sue ancora non ho letto, maledizione.

Così diciamo tutti - Perché Battlestar Galactica rimane una delle migliori serie fantascientifiche di sempre - Full nostalgia mode per riparlare di una serie tv di culto che ha rivoluzionato l'idea di space opera e a distanza di anni è ancora ben impressa nella mente del pubblico.

La storia del mondo fatta coi libri sui viaggi nel tempo - L'idea per questo articolo era ambiziosa: indicare una storia sui viaggi nel tempo per ogni secolo. Investigando però mi sono dovuto arrendere all'idea che ci sono alcuni secoli pressoché ignorati dai cronoviaggiatori... in compenso pare che tutti vogliano tornare continuamente alla seconda guerra mondiale (vero, temponauti?).

I figli degli uomini sono gli Zennial di oggi - Una retrospettiva sul romanzo da cui è stato tratto il famoso film di Cuaron, cercando gli agganci della distopia denatalista al nostro presente.

Rick & Morty stagione 5 - E non ci indurre nel fandom, ma liberaci dal fanservice - La stagione 5 di Rick & Morty è una delle più metanarrative e sembra mostrare i primi segnali di insofferenza degli autori nei confronti del pubblico. Qui cerco di esporre le cause e i sintomi di questa relazione tossica.

Anche i robot hanno un cuore - Romanzi di fantascienza d'amore - Che sotto sotto sono un romanticone lo sanno tutti, e qui infatti do del mio meglio con una bella carrellata di storie di fantascienza che sono soprattutto storie d'amore.

Come cucinare (per) gli alieni: fantascienza in cucina - E qui invece uniamo il trend della culinofilia che ha travolto la società nell'ultimo decennio e lo proiettiamo sulla fantascienza, con storie che hanno per protagonisti cuochi e per finale l'ammazzacaffè.

I libri di fantascienza di cui vorremmo una nuova traduzione - Sull'onda della polemica per La mano sinistra del buio e della recente rilettura di Dune, un discorso sulla necessità e l'opportunità di tradurre di nuovo alcuni libri, che nella fantascienza si può rivelare ancora più utile trattandosi di storie che riguardano il futuro.

But wait there's more!

Vi ricordate che avevo iniziato anche a parlare del podcast ospitato sempre da Stay Nerd in cui io e Angela Bernardoni (con occasionali ospiti) parliamo di libri? La cosa è andata avanti, ecco le ultime puntate:

Episodio 3 - Solarpunk o solartivismo: il futuro dal volto umano - Chiacchierata d'obbligo su uno ei fenomeni recenti della fantascienza, con ospiti Francesco Verso e Franco Ricciardiello.

Episodio 4 - Ramen fantasy (crossover con Japan Wildlife) - Episodio che ho disertato perché io onestamente di roba giapponese ci capisco poco, ma se vi interessa trovate tanta gente competente e probabilmente folle che ne parla.

Episodio 5 - Tutto quello che c'è da sapere su Dune - Era la settimana prima dell'uscita del film di Villeneuve e io mi sono messo (stavolta da solo) a chiacchierare per un'ora e passa dell'intero franchise di Dune, cercando di fare il punto su prodotti derivati sui vari media.

Episodio 6 - Book Haul: i nostri acquisti a Stranimondi e Firenze RiVista - Dopo due intense settimane di fiera, abbiamo parlato delle cose che ci hanno incuriosito di più e che ci siamo portati a casa.

Episodio 7 - Foundation, o dei romanzi che dovrebbero rimanere tali - A qualche settimana dalla serie tv tratta dal ciclo della Fondazione di Asimov, facciamo un riepilogo parlando anche con Leonardo Diofebo della redazione di SN come persona disinformata sui fatti (nel senso che lui i libri non li ha letti quindi si basa solo sulla serie per le sue valutazioni).

Episodio 8 - Halloween Special: i libri (non di Stephen King) che ci hanno fatto paura - Listone di libri che hanno toccato le nostre personali corde dell'inquietudine.

Episodio 9 - Nel presente oscuro del fantasy c'è solo il grimdark - Puntata che conduco da solo con ospiti alternati Andrea Cassini e Jack Sensolini, per parlare del sottogenere grimdark che sta acquisendo sempre maggiore rilevanza nell'ambito del fantasy, tanto che forse è già stato superato.

Episodio 10 - Fantascienza 101: la protofantascienza - Il primo di una serie di episodi che porteremo avanti sulla storia della fantascienza, iniziando proprio da quando ancora nessuno la chiamava così.


Doctor Who New Year Special 2022 - Eve of the Daleks

Così si completa questa impropria trilogia dalekiana degli speciali di capodanno dell'era Chibnall di Doctor Who. Dopo la resolution e la revolution stavolta ci limitiamo semplicementealla vigilia, in una storia che però non si collega alle precedenti (per quanto il legame tra i due speciali passati fosse già labile), ma ammette il nesso causale con la fine di Flux, affermando che la flotta Dalek è stata distrutta e quindi alcuni soldati sono stati mandati in missione per eliminare il Dottore. Non che ci sia bisogno di un casus belli per i Dalek di voler exterminare il Dottore, ma va bene così.

La vigilia dei Dalek è sostanzialmente un Giorno della marmotta, ma con più Dalek. Il concept del time loop è ormai un trope ben stabilito, ma non mi risulta che sia mai stato utilizzato in DW, almeno non in questo senso del loop che si ripete nello stesso modo con i personaggi consapevoli di quanto accade (mentre ci sono stati altri brevi loop). La ragione per cui il loop si innesca è affidata a un reboot del Tardis, che in qualche modo si collega a quanto mostrato di sfuggita nei primi episodi di Flux e che non aveva avuto nessun impatto. Si potrebbe quindi pensare che quello fosse un setup per questo episodio, ma la gravità del malfunzionamento sembrava ben peggiore, e inoltre dopo le difficoltà iniziali negli ultimi episodi il Tardis funzionava alla perfezione, quindi, sorry, no.

Nonostante la premessa traballante l'episodio scorre abbastanza bene, con i personaggi che realizzano abbastanza presto di trovarsi in un loop e che la durata dei cicli si sta accorciando progressivamente, lasciandogli sempre meno tempo per trovare una soluzione (naturalmente poi i cicli che durano un minuto ne durano in realtà 5-6, ma va bene così). Vedere la successione di piani, fallimenti e accidentali successi è abbastanza soddisfacente, soprattutto perché per una volta possiamo vedere il Dottore fulminata da un Dalek (con tanto di upgrade del raggio della morte), cosa capitata raramente dal 1963 a oggi. Quindi dal punto di vista dell'azione e dell'intrattenimento la puntata fa il suo dovere, e concede anche l'occasione per uno speech del Dottore che è così mancato a questa Tredicesima. Certo poi è frustrante quando in un'iterazione i Dalek sono efficientissimi assassini e in quello dopo sono dei brocchi che non riescono a sfondare una serranda o una plot armor. Purtroppo questo è il pericolo di continuare a usare un avversario fino a svuotarlo di ogni minacciosità.

Se andiamo però a esaminare le dinamiche tra i personaggi e gli archi narrativi che si intrecciano nell'episodio, qualche imperfezione salta fuori. Innanzitutto abbiamo due personaggi secondari caratterizzati sorprendentemente bene (come avviene a molti dei personaggi usa e getta di Chibnall, a ulteriore prova che non ha problemi con la caratterizzazione ma proprio con lo svilupo della narrazione), con Sarah che salta subito all'attenzione come possibile companion (non succederà, ma l'attitudine era perfetta), ma la loro storyline li forza in una love story che non ha senso di esistere. Per quanto il ragazzo di cui ora mi sfugge il nome potesse essere ingenuo e di buon cuore, non si può negare che avesse un atteggiamento un po' creepy: conservare in un deposito gli oggetti delle "tue ex" (più facile che siano semplicemente donne stalkerizzate) e presentarsi tutte le notti di capodanno perché così sai che incontrerai proprio Sarah? Questo non è dolce, è appunto creepy. E può darsi che tu sia timido, un po' asociale, infatti è giusto che anche tu abbia una possibilità. Ma non è credibile che dopo questa avventura Sarah arrivi a pensare che sì, lui è proprio la persona che stava cercando (e infatti non stava cercando nessuno) ed è perfetto per fare un viaggio insieme. Magari può superare le sue resistenze verso di lui, arrivare a pensare che forse merita una possibilità perché si sente solo, si può provare a conoscersi e chissà, dai... ma non possiamo subito dichiarare l'amore della vita.

Ovviamente questo è un problema molto relativo, lo sappiamo che in episodio e via non è facile costruire una complessa dinamica relazionale tra personaggi appena introdotti (ma non è nemmeno impossibile, e comunque basterebbe non spingerla in direzioni cliché e poco plausibli). Tuttavia il rapporto tra le due guest fa il paio con quello che viene messo in scena tra Yaz e il Dottore. La ship Yaz/Doctor era in corso fin dai primi momenti dell'unidcesima stagione, e sembrava che avrebbe ricevuto un upgrade quando l'anno scorso questo stesso giorno Yaz rimaneva l'unica compagna di viaggio. Nel corso di Flux invece Yaz viene pressoché ignorata (anche perché il Dottore rimane isolata dagli altri per buona parte del tempo), anzi spesso trattata con sufficienza, addirittura sembra meno rispettata di Dan che invece è appena arrivato. Dare consistenza questa linea relazionale adesso quindi adesso sembra soprattutto una questione di fanservice, o un modo per costruire un nucleo emotivo sul quale far terminare la run del Tredicesimo Dottore. Il problema è che, a differenza di precedenti casi in cui il Dottore era coinvolto romanticamente con i companion (reciprocamente o unilateralmente), il rapporto non è stato costruito, anzi il Dottore sembra del tutto refrattaria a instaurare relazioni con gli umani. Per quanto abbia blaterato di fam e di stare uniti e vicini, in realtà Doctr 13 alla prova dei fatti è tra le più fredde e distaccate incarnazioni del DW moderno.

Quindi va bene così, gioiamo per questo scampolo di character development. Però arriva troppo tardi e moltiplica questo messaggio distorto che l'interesse romantico vada reciprocato, come avviene appunto per altri due personaggi in questa storia. In effetti viene da chiedersi che cosa Yaz veda nel Dottore, che sembra ignorarla il più delle volte. Il tutto naturalmente dipende anche dal fatto che come abbiamo rilevato più volte, Yaz non ha alcuna consistenza come personaggio, non l'ha avuta per due stagioni e non le è stato dedicato tempo in quest'ultimo serial, per cui non riusciamo davvero a capire come veda il mondo, e qualunque cosa ci dica dei suoi sentimenti non possiamo far altro che scrollare le spalle.

Detto questo, Eve of the Daleks riesce quantomeno a divertire e si gioca bene alcuni momenti di tensione e di rilascio. Se lo prendiamo come episodio a sé, slegato da qualunque arco narrativo, ha tutte le caratteristiche di base di un Doctor Who soddisfacente, e le sue problematiche sono per lo più collegate (ancora) alla gestione complessiva della serie da parte di Chris Chibnall. Quindi si merita comunque un voto 7/10.


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