Doctor Who 12x08 - The Haunting of Villa Diodati


Come ho già avuto modo di esprimere in precedenza, non sono per niente un estimatore della direzione che il nuovo showrunner Chris Chibnall ha dato alla serie a partire dalla stagione 11. Ma questa stagione 12 ha avuto un'innegabile ripresa, forse dovuta principalmente al fatto che il passato del Dottore è stato finalmente preso in considerazione, invece di fingere che tutto fosse nuovo e mai visto prima. Anche riconoscendo questo, non ero però del tutto convinto dalle capacità di questi nuovi episodi di dimostrarsi memorabili.

Poi arriva The Haunting of Villa Diodati e... wow.

Questo episodio ha tutti gli elementi che servono per fare una grande storia di Doctor Who. Non che la loro presenza garantisca il successo, bisogna comunque amalgamarli bene, ma qui la chimica è davvero perfetto.

- Setting e personaggi storici: la villa sul lago di Ginevra in cui si sono ritrovati per l'estate personaggi del calibro di Lord Byron (di cui peraltro aveva di recente conosciuto la figlia), Percy e Mary Shelley, John Polidori. Naturalmente il fatto di avere tra i personaggi l'autrice della prima opera della fantascienza moderna non è cosa di poco conto, ma al di là di questo, ogni personaggio è tratteggiato con una sua definita identità, ottenuta anche grazie a poche battute. Non sono però dei riempitivi vuoti come ad esempio in Orphan 55.

- Atmosfera claustrofobica e urgenza: molte storie di DW si svolgono in un ambiente chiuso nel quale si sta manifestando una minaccia che incombe e toglie spazio ai personaggi, con la promessa di raggiungerli. In queste situazioni il Dottore deve riuscire a risolvere il mistero per mettere tutti in salvo, e spesso è impossibilitato a giocarsi il jolly del Tardis per andarsene. In questo caso, la villa sembra posseduta da un poltergeist e subisce anche una qualche alterazione spaziale che la rende un labirinto quadridimensionale da cui è letteralmente impossibile uscire.

- Avversario riconoscibile e pericoloso: avere un nemico di quelli storici non è sempre un vantaggio. È noto che più un nemico viene sfruttato e meno temibile sembra. In particolare, laddove si passa ad avere una moltitudine di mostri, la pericolosità di ognuno di loro si riduce drasticamente per la legge di conservazione del ninjutsu, per cui la portata della minaccia è minore. Quando invece abbiamo un singolo nemico, come nel caso dell'unico Dalek di Resolution, allora le cose cambiano parecchio. Un avversario da solo può esprimere al meglio tutta la sua pericolosità, e non può essere sconfitto con trucchetti come "disattivare il cervellone centrale" o cazzate del genere. Nello specifico, non ricordo episodi né nella serie moderna che in quella classica in cui il nemico fosse un singolo Cyberman: i Cybermen sono sempre stati legione, che traggono la loro forza nei numeri. Tant'è che milioni di loro non riescono a sopraffare quattro Dalek nel finale della seconda stagione. Qui invece abbiamo proprio quello: un solo Cyberman, dal design incompleto, messo insieme da pezzi di versioni diverse ed estremamente motivato, capace di esprimere rabbia e frustrazione. Bisogna sicuramente ringraziare Steven Moffat per aver fatto tornare i Cybermen spaventosi con World Enough and Time, ma qui è stato fatto un lavoro eccellente. Peraltro, il Dottore fa anche un riferimento a quella vicenda quando dice di non voler perdere nessun altro in quel modo, ovvero trasformati in Cyberman come è successo a Bill Potts.

- Collocazione nell'arco narrativo: questa stagione 12 ha un suo arco narrativo, di cui la precedente era priva e nessuno ha ancora capito perché. L'arco è iniziato in Spyfall ed è proseguito soprattutto in Fugitive of the Judoon. Qui vediamo concretizzarsi l'avvertimento lasciato dal Capitano Harkness: non dare al Cyberman solitario quello che vuole. Il Dottore quindi sa già che cosa potrà succedere se cede alla richiesta del nemico ed è messo di fronte a una scelta difficile, da cui dipenderanno futuri eventi drammatici. Il che ci porta a...

- Conflitto interno ed esterno del Dottore: finalmente. Finalmente! C'era già stato qualche accenno negli episodi precedenti, ma adesso lo vediamo davvero. Il Dottore deve scegliere cosa sacrificare: accettare la morte di Percy Shelley oppure rimuovere da lui la tecnologia aliena e consegnarla al Cyberman? Pur sapendo che questo darà nuova linfa all'Impero Cyberman che devasterà lo Spazio e il Tempo, come proprio era stata avvertita. E questo le provoca un conflitto interno notevole: assecondare il flusso del tempo, o interromperlo. Sacrificare uno o miliardi? La scelta sembra scontata, come anche Ryan suggerisce: lascia morire il poeta, chissenefrega, salva i miliardi. Ma per il Dottore questo non è accettabile. Torna in mente il memorabile momento del Dodicesimo in The Girld Who Died: "I am the Doctor, and i save people." Il Dottore non può permettere la morte di chi è sotto la sua protezione (anche se succede, oh se succede). Non è accettabile scegliere di sacrificare uno per il bene dei molti. Ed ecco che si esprime anche quel conflitto con i suoi companion, con cui per tutto questo tempo è sembrata andare d'accordo ma con i quali forse ha un rapporto più superficiale di tutti i precedenti (e me ne sono lamentato proprio nelle puntate precedenti). E arriva a ribadire che è lei a comandare quella squadra, è lei a fare quelle scelte.

- Badassery: Jodie Whittaker ha avuto poche occasioni di manifestare la sua forza nei panni del Dottore. In quest'ultima stagione è andata un po' meglio, ma qui finalmente la esprime in pieno. Dopo la fase iniziale in cui ancora non si capisce bene l'origine del mistero, quando entra in scena il Cyberman solitario, prende il controllo della situazione. Affronta il nemico, faccia a faccia, ma non solo: affronta se stessa, e i suoi alleati. In momenti di estrema crisi, quando sarebbe facile fare un passo indietro, non cede. Fa la cosa sbagliata per la ragione giusta. Perde adesso, per vincere in futuro. E tira fuori discorsi di quelli da risentire come motivationale: Words matter. Save the poet, save the universe. Sometimes, even i can't win. Step two: fixing the mess i made in step one. Il Dottore è tornato, signori.

Tutto questo è poi inserito in una trama che si dipana nei tempi giusti, che si concede all'inizio qualche momento di umorismo, poi situazioni via via più strane fino alla soluzione finale. Evita anche di cascare nei tranelli più semplici, come quello di sconfiggere il nemico grazie alla Forza dell'Amore™, anche se il confronto tra il Cybermn e Mary Shelley è comunque di grande impatto e per un momento sembra che possa funzionare. L'unico dubbio che mi rimane è se il passaggio dell'IA dei Cybermen all'interno del Dottore avrà una qualche funzione, oppure è stato solo un passagio per rimettere la decisione nelle sue mani. Sarebbe stato davvero forte se il Dottore avesse mantenuto per sé la tecnologia e rischiato da una parte di essere consumata come stava accadendo a Shelley, dall'altra guadagnasse una conoscenza e un potere sempre maggiore tanto da farla diventare davvero onnipotente. Sarà per la prossima volta...

A questo punto quindi siamo già sul treno per il doppio episodio finale. E se anche sono ancora un po' scettico per come la lore profonda del Dottore potrebbe essere modificata (perché la sensazione è sempre quella che si scoprirà che il Primo Dottore non era il Primo Dottore), devo ammettere di essere davvero ansioso di scoprire cosa succederà. Cosa che per Doctor Who non mi succedeva dal finale della stagione dieci.

Avevo detto qualche settimana fa che Nikola Tesla's Night of Terrors era l'episodio migliore della stagione e di tutta la run del Tredicesimo, ma adesso mi devo già correggere. Se l'equilibrio della storia e la centralità dei personaggi è allo stesso livello, l'episodio di Tesla soffriva per un avversario che non era in fin dei conti davvero credibile. A Villa Diodati invece non è mancato nemmeno quello. Ottimo lavoro. Voto: 8.5/10

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