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Doctor Who Christmas Special 2024 - Joy to the World

Questo episodio ha un dei what-if più moffatiani di sempre: e se le stanze chiuse nelle camere d'albergo portassero da qualche parte? È sicuramente andata che Moffat a un certo punto si è posto questa domanda e a partire da qui ha costruito la sua storia di natale basata sull'idea del "time hotel". Che di natalizio ha ben poco per la verità, ma a questo siamo abbastanza abituati.

 

Questa probabile genesi è da una parte la forza dell'episodio, perché fornisce un setting stuzzicante in cui svolgere la vicenda, ma dall'altra ne diventa anche il limite, perché si ha l'idea che quello che succede sia piuttosto accessorio e inconsequenziale rispetto al punto di partenza. Infatti il Dottore si trova per caso in questo hotel (non sapeva nemmeno che fosse un hotel intertemporale) e nota per caso l'uomo con la valigetta sospetta. Certo ci sono tanti altri casi in cui alcune storie sono partite senza particolari giustificazioni, è nella natura stessa di DW, ma stavolta la sensazione è che la storia della valigia avrebbe potuto svolgersi ovunque, e non avesse alcun bisogno del time hotel, che quindi rimane a suo modo inutilizzato, se non per un breve momento di confronto tra due Dottori di epoche diverse.

Un'altra cosa che non funziona benissimo è la presunta companion occasionale dell'episodio, la tizia random che si trova coinvolta nell'avventura ma che, a conti fatti, ha davvero poco da aggiungere e probabilmente non ha capito niente di quello che è successo. Il paradosso è che l'altra tizia random con cui il Dottore si trova a passare un anno ha invece un impatto molto più decisivo su di lui, tanto che si arriva a considerarla "companion material". Il finale strappalacrime è un po' telefonato e nemmeno molto guadagnato, non è chiaro con quali facoltà (a parte la magia del natale) la tipa abbia trovato la capacità di detonare come stella. Sì, anche la cosa che fosse la cometa di Betlemme l'avevo capita subito, è un trucco vecchio e abusato da Arthur Clarke in poi.

Gli episodi di natale in fondo sono sempre abbastanza leggeri (a meno che non siano anche episodi di rigenerazione, come Twice Upon a Time) quindi non c'è molto da lamentarsi, ma forse con le premesse di questa storia si poteva comunque fare di meglio. Voto: 6.5/10


Doctor Who 14x07+08 - The Legend of Ruby Sunday + Empire of Death / Il dio della morte + Morte e rinascita

Forse se avessi fatto il commento separato per i due episodi che fanno da finale di stagione la prospettiva sarebbe stata diversa, ma visto che ero in ritardo di una settimana, recupero così. In ogni caso fondamentalmente sul primo del doppio episodio c'è poco da dire, visto che tutto si concentra sull'investigazione del mistero di "Susan", la donna che compariva continuamente nel corso della stagione in varie occasioni, e della madre di Ruby che la abbandona davanti alla chiesa la notte di natale 2004 e che è impossibile da identificare. Tutto questo avviene grazie all'aiuto della UNIT, con Kate Stewart e Mel che avevamo già rivisto in The Giggle. Il Dottore ha motivo di sospettare che quella Susan sia sua nipote, abbandonata sulla Terra migliaia di anni prima, anche perché ha fondato un'azienda che si chiama Triad Technology, e quindi S. Triad = Tardis. Per qualche ragione crede che il mistero di Susan e quello di Ruby siano collegati, quindi li investiga in parallelo finché scopre che Susan non c'entra niente con tutto questo ed era solo una trappola preparata dal vero nemico, che era S. Tech = Sutekh.


Sutekh è uno dei villain storici della serie classica, per la verità comparso in un unico episodio The Pyramids of Mars con il Quarto Dottore, tuttavia è rimasto impresso perché era uno dei più potenti esseri mai affrontati e che inizialmente aveva avuto la capacità di sottomettere il Dottore. Alla fine era stato "esiliato" nel time vortex e quindi si presumeva che fosse rimasto lì per sempre. A quanto pare invece, fin da allora Sutekh si era agganciato al Tardis e quindi aveva viaggiato con il Dottore per tutto il tempo e solo adesso si rivela con i suoi araldi di morte per annientare tutta la vit dell'universo, poiché in quanto dio della morte questo è il suo unico scopo.

The Legend of Ruby Sunday si conclude con il cliffhanger della rivelazione del nemico, ma l'inizio di Empire of Death rende subito chiaro che le stakes saranno basse perché a tre minuti dall'inizio tutto il cast secondario (a parte Ruby e Mel) viene eliminato: Kate, Rose Noble, vari compagni e amici della UNIT, tutti polverizzati (oltre, presumiamo, anche al Quattordicesimo Dottore con la faccia di Tennant che è ancora lì da qualche parte...). Di qui si deduce che l'episodio finira con un reset totale della situazione, e quindi tutta la tensione si dissipa. È chiaro che ci aspettiamo che il Dottore in qualche modo risolva sempre la situazione e sconfigga anche il dio della morte, ma mostrando subito una devastazione così totale, si perde completamente l'ansia che qualcosa di definitivo possa succedere davvero.

Purtroppo i problemi di questo episodio non si fermano qui, perché quello che segue è una serie di eventi inconsequenziali e incoerenti. Per qualche ragione Sutekh stesso (che è il dio della morte e che non desidera altro che l'annientamento di tutta la vita) è ossessionato dall'identità della madre di Ruby, e non uccide in maniera rapida lei e il Dottore solo perché cerca questa rispota. Il Dottore stesso è convinto che la soluzione a tutto il mistero stia lì (un sillogismo che non ha nessun fondamento), e quindi la sua preoccupazione principale di fronte all'universo completamente privo di vita è scavare ancora nei ricordi di Ruby o farle un test del DNA per scoprire chi è sua madre. Questa scoperta è così importante che permette al Dottore e Ruby (dopo che anche Mel è stata posseduta da Sutekh) di avvicinrsi al dio della morte e metterlo al guinzaglio. Letteralmente, al guinzaglio. Perché ha la forma di un cane, capito?

E quindi lo agganciano al Tardis (che peraltro finora era "in suo potere" era "il suo tempio" e non sarebbe "mai stato suo di nuovo") e lo portano a correre nel time vortex. Questo per qualche ragione resetta gli effetti della polvere di morte che aveva diffuso (la spiegaizone è che "death of death is life", e anche se possiamo accettare questa doppia negazione, non è chiaro in che modo trascinare Sutekh nel vortice debba innescare questo effetto, tanto più che il vortice Sutekh lo ha attraversato per millenni aggrappato al Tardis). Quindi Sutekh si disspia, venti minuti e due incontri dopo la sua rivelazione nel finale dell'episodio precedente. Tutti vivono, tutti felici.

C'è ancora da risolvere il mistero della madre di Ruby. Che si rivela essere: nessuno. Nessuno di speciale, così come Ruby. Non ha niente di speciale, ed era speciale solo perché loro le stavano dando importanza. Non è cozy e confortante? Che bel messaggio...

...se non fosse che non è stato il pubblico a pensare che la madre di Ruby fosse speciale, ma è stato lo show a puntare continuamente in quella direzione. Ruby faceva nevicare soltanto pensando a sua madre, il segreto sepolto dentro di lei ha fermato il dio della musica Maestro che ne era rimasto spaventato, la madre di Ruby sfuggiva all'identificazione del Tardis e del dio della morte, ha alterato i ricordi del Dottore durante il loro incontro nel 2004 e inoltre aveva fatto quell'azione dramamtica di puntare verso il Dottore/Tardis/qualcosa come un avvertimento e hanno passato un'intera puntata a investigare questa cosa.

Per cui arrivare a dire che la madre era solo una ragazzina quindicenne che la notte di natale vestita con un mantello con cappuccio va ad abbandonare la figlia davanti una chiesa e poi indica il cartello col nome della strada per dare il nome alla bambina e non ha niente di speciale nessun potere nessuna backstory nessun segreto, non ha assolutamente senso. Non tanto perché dovesse esserci la grande sorpresa, ma perché ciò che è stato settato all'interno della storia contraddice completamente la risoluzione che è stata data. E non si può giustificare con il fatto che questa cosa è "tematica" e porta il messaggio ("tutti possono essere speciali") ma è stata ottenuta con l'inganno e non chiarisce alcune delle dinamiche che sono state presentate (la nove, l'alterazione dei ricordi, la mimesi). Inoltre non ha senso nemmeno dal punto di vista mondano, perché le azioni della madre di Ruby durante l'abbandonon della figlia non sono affatto plausibili per il contesto.

Qui Davies ha portato avanti dei misteri e li ha trattati tutti come red herring, false piste che non avevano una soluzione e non intendono averla. Il mio sospetto in realtà è che abbia cambiato idea tr l'episodio di natale con i goblin e questo, e quindi la scena dell'abbandono è cambiata (e non ha potuto fare finta di nulla) ma non aveva una soluzione pronta e quindi l'ha trattata così. Questa però non è una soluzione soddisfacente, è incoerente e anche disonesta perché si basa su una costruzione portata avanti con estrema attenzione dalla storia per poi dissolverla in niente. E sarebbe più accettabile se quella della madre di Ruby fosse una storyline collaterale, ma è integrale alla disfatta del villain epico che è stato riesumato dall'alba dei tempi, per cui non si può trattarla come una spetto secondario. Aggiungendo a questo anche il red herring su Susan, diventa del tutto inaccettabile.

La verità, e sarebbe il caso che il fandom di DW lo accettasse, è che RT Davies non ha mai saputo scrivere archi narrativi. Non ho mai capito come si sia diffusa questa idea che Davies sapesse scrivere le stagioni e Moffat i singoli episodi, perché la costante nelle stagioni e nei finali di Davies è al contrario un anticlimax totale. L'unico arco degno di questo nome della tenuta di Davies è stato quello di Harold Saxon, per il resto da Bad Wolf in poi non c'è mai stato niente di efficace, coerente e ben programmato, ma sono sempre state rivelazioni con vaghi foreshadowing sparsi a caso nel corso degli episodi precedenti. Al contrario tutto l'arco di Melody Pond, delle crepe nell'univeros, dei Silence, anche dell'ibrido, ma addirittura il Timeless Child, per quanto abominevole, aveva comunque più senso e coerenza in quanto arco narrativo. Questo no.

Questa stagione nel complesso è stata più che soddisfacente, nei commenti degli episodi precedenti ho epsresso tutto il mio apprezzamento, ma questo finale è uno dei peggiori, mi sbilancio a dire anche peggiore di quelli di Chibnall, che per quanto deludenti almeno davano delle risposte. Non sto dicendo che rimpiango Chibnall, assolutamente, i suoi episodi eran insipidi e non sapeva come gestire il Dottore e le potenzialità dello show, cosa che Davies invece è capace di fare, ma questa conclusione nello specifico è davvero detestabile.

In tutto ciò, alla fien dell'episodio Ruby se ne va e il Dottore piange (ancora: va bene che questo è un Dottore molto emotivo, ma non è che gli deve scendere la lacrimuccia ogni volta), eppure sappiamo già che Millie Gibson sarà presente nella prossima stagione quindi... non se ne va davvero? Insomma anche qui sembra che siamo davanti a qualche red herring. Intanto aspettiamo l'episodio di natale, che tonerà in mano a Moffat, per grazia di dio.

Nel complesso il primo episodio del finale è sufficiente, ma il secondo terribile per cui la media di questo finale è un voto 5/10


Doctor Who 14x06 - Rogue / Nessuno è quel che sembra

Avevamo bisogno di un episodio regency in Doctor Who? Evidentemente sì, perché Rogue è proprio questo, portando il Dottore e Ruby in piena atmosfera Bridgerton con balli di corte scandali e tradimenti. Non è nemmeno una citazione o un parodia, è un riferimento diretto e forse gli stessi alieni antagonisti della puntata sono lì proprio per quello. Un po' come in Futurama gli omicroniani attaccano la Terra perché appassionati delle sue serie tv interrotte, qui questi mutaforma vengon a fare cosplay sulla Terra nelle loro epoche preferite.


Da una parte l'idea che i motivi degli avversari fossero così futili mi è sembrata azzeccata: per una volta non abbiamo piani di conquista morte e distruzione, ma soltanto qualcuno che vuole giovare e divertirsi, in questo caso a impersonare umani inconsapevoli nei loro futili intrighi amorosi. Dall'altra, introdurre ancora dei mutaforma che prendono il posto degli originali, quando già abbiamo gli Zygon, e quando di recente abbiamo fatto lo stesso giochino in Wild Blue Yonder forse si poteva evitare.

Ma al di là del monster of the week, la cosa notevole probabilmente è proprio il Rogue del titolo (quello originale almeno, quelli italiani lasciamo perdere). Rogue è un cacciatore di taglie che al pari del Dottore si è infiltrato in questa occasione per stanare e catturare gli alieni cosplayer, e fin dal loro primo incontro l'affiatamento è evidente. Dopo il solito bickering di due frenemies alla pari (molto simile a quello con River Song, si vede che il Dottre si innamora così) arriviamo alla prevedibile alleanza e a un autentico innamoramento del Dottore per questo fascinoso avventuriero. Ora, come ho già detto altre volte a me non piace molto il Dottore romantico e piacione (per quello nell'epoca moderno ho preferito Capaldi agli altri) però ne posso accettare la caratterizzazione, e bisogna ammettere che questo tipo di personaggio esce molto bene a Gatwa. Qui però mi è sembrato che il Dottore cadesse troppo facilmente e troppo velocemente nell'amore totale, pronto a lasciarsi tutto indietro per stare con Rogue. Insomma, anche se immagino che abbia bisogno di colmare qualche vuoto affettivo (anche se dovrebbe essersi curato dopo la bigenerazione, a quanto sappiamo), qui mi è sembrato al limite del macchiettitsico, uno di quegli instant love da wattpad.

Questo aspetto mi ha fatto un po' uscire dall'immersione, ma tutto sommato l'episodio è gradevole e ben costruito, seppur non troppo sorprendente. Un buon filler senza pretese e con qualche sequenza d'effetto. Voto: 6.5/10


Doctor Who 14x05 - Dot and Bubble / Il pianeta dei mostri

Prima di commentare questa puntata mi vorrei soffermare un attimo sulla traduzione dei titoli degli episodi, che io scopro al momento in cui scrivo questi commenti perché seguo la serie in lingua originale. L'algortimo della morte / Il cerchio delle fate / Il pianeta dei mostri / Nessuno è quel che sembra (questo è il prossimo ma il titolo si sa già). Insomma, seriamente? Spero che il doppiaggio sia all'altezza...

 

Detto ciò, questo episodio è probabilmente il più blackmirroresco mai visto nella serie. Ce ne sono altri che hanno una vena distopica bleak che possono essere assimilati, ma qui l'ambientazione in un mondo in cui tutti sono così assuefatti dal proprio spazio social da dimenticarsi come si cammina (letteralmente) è qualcosa che subito richiama il titpo di critica sociale che si vede in Black Mirror. E anche questo, come il precedente, è tutto sommato un episodio low Doctor, perché il Dottore e Ruby, a parte la scena finale, sono presenti in maniera molto marginale durante le interazioni su schermo con la protagonista. Quindi di nuovo, una formula un po' più originale del classico episodio di DW.

L'episodio è ben costruito e si basa in buona parte sulla conduzione della protagonista, una delle ragazze che fanno parte di questo mondo colonizzato e circoscritto in una "bolla" (facile capire il gioco di parole) che le tiene sempre in contatto con una cerchia ristretta di contatti, ma al tempo stesso impedisce loro di vedere poco oltre il proprio naso (anche qui, letteralmente). Anche qui le metafore sono ben evidenti, e la minaccia dei mostri che stanno in attesa di mangiare chi gli va incontro è a sua volta interpretabile a diversi livelli di allegoria.

A questo punto, devo ammettere che questo episodio mi ha fregato. Pur apprezzando tutti questi aspetti, mi ero convinto che il finale sarebbe andato nella direzione di rivelare che i lumaconi fossero parte integrante del sistema, che non fossero un'invasione esterna ma un modo in cui era previsto che la loro società deviata venisse ripulita, perché troppo flaccida per riuscire anche a scappare da creature quasi immobili. Questo viene in parte accennato, ma in realtà non è il punto di arrivo della storia. Perché verso la fine, e il primo segnale è il momento in cui la protagonista lascia sacrificare il suo salvatore, qualcosa cambia bruscamente, e la prospettiva di tutto quello che abbiamo visto viene cambiata.

Il Dottore che è lì per salvare queste persone, si trova davanti a persone che non vogliono essere salvate. Che rifiutano il suo aiuto (dopo averlo avuto) solo sulla base di un pregiudizio e della loro posizione privilegiata di entitled rich kids. Questo anche dopo aver vissuto una situazione che li ha forzati a prendere coscienza di un mondo più complesso e pericolo di quello che conoscevano, che li ha forzati a uscire dalla bolla in cui però hanno scelto di continuare a vivere. In molti ci hanno visto anche una metafora razzista, e la diffidenza iniziale e continuativa verso il Dottore rivolta anche a questo, e se questo aspetto sicuramente è presente (infatti tutti gli abitanti del mondo ideale sono giovani bianchi), a mio avviso non è quello predominante, non è tanto il discorso della razza a separare loro e noi, quanto la diversa appartenenza di base, che si sarebbe espressa anche con la razza in comune (infatti a Ruby non viene riservato un trattamento diverso).

Qui Ncuti Gatwa riesce a rendere un'interpretazione eccellente di un Dottore frustrato e incredulo, che sente di aver fallito nonostante abbia fatto quello il suo meglio e che è costretto ad ammettere che a volte nemmeno lui può cambiare le persone più spregevoli. Siamo quindi a due episodi di fila in cui il Dottore viene fondamentalmente sconfitto, non si sta mettendo bene per il Quindicesimo...

Dot and Bubble è un altro episodio coraggioso ed efficace, capace anche di sorprendere gli spettatori più scafati come me. Il che inizia a rendere questa stagione davvero di buon livello. Voto: 8/10


Doctor Who 14x04 - 73 Yards / Il cerchio delle fate

Ogni tanto in Doctor Who capita di avere degli episodi Doctorless, in cui il Dottore è pressoché o del tutto assente. Uno dei più famosi della nuova era è Blink, in cui il Dottore appare pochissimo ma è comunque più presente di quanto lo sia in questo 73 Yards, dove sparisce a pochi minuti dall'inizio e ricompare solo nel finale, e per tutto il resto della durata rimaniamo soli con Ruby. Sono sempre episodi stimolanti, che cambiano un po' la formula, anche se forse siamo un po' troppo indietro nella conoscenza sia del Dottore che della companion per poter fare un esperimento del genere. Alla fine direi comunque che ha funzionato.

 

Fondamentalmente questo episodio è un crossover tra Blink e il film It Follows, in cui una ragazza è continuamente inseguita da un'entità invisibile agli altri che le cammina incontro cercando di raggiungerla. In questo caso invece la ceratura si mantiene a distanza (73 iarde, quantunque valga questa misura) e non cerca nessun contatto, si limita a fare gesti (che a quanto pare sono traducibil nella lingua dei segni) e parlare con chi le si avvicina. Ruby si trova perseguitata da questa strana entità dall'aspetto di una vecchia dopo che il Dottore ha inavvertitamente calpestato un cerchio delle fate e lei ha letto alcuni messaggi lasciati su di esso. Non è ben chiaro perché (e non verrà spiegato) ma dopo questo incidente il Dottore scompare completamente e il Tardis rimane inaccessibile. Dopo qualche tentativo di rintracciarlo Ruby si rassegna a tornare a casa e vivere la sua vita, con la vecchia che la stalkera a distanza e fa fuggire inorridito chiunque le si avvicini. A quanto pare l'essere convince le persone che Ruby sia una persona orribile da cui bisogna allontanarsi in fretta e senza nessun appello, ed è così persuasiva che pure sua madre e il personale addestrato della UNIT ci cascano.

Questa dinamica si intreccia a quella dell'ascesa di un leader pericoloso, che al giorno stesso delle sue elezioni medita di acquisire delle armi nucleari e lanciarle, e che Ruby si convince di essere in grado di fermare grazie alla conoscenza futura di quello che farà. Tuttavia, pur sfruttando in maniera ingegnora il "superpotere" dell'apparizione che la segue (il semperdistans), questo non basta a liberarla della maledizione. La vita di Ruby prosegue e la vediamo diventare adulta e vecchia, la vediamo sul letto di morte, la vediamo in punto di morte. E il tutto si riallaccia poi in un loop temporale in cui è lei stessa a cercare di mettersi in guardia dal calpestare il cerchio delle fate. Un loop chiuso (e si potrebbe obiettare non del tutto coerente), ma il punto non è questo visto che il potere dell'entità (che sia o meno Ruby che si "proietta" nel passato) e la sparizione del Dottore non vengono spiegati.

È vero che come ammesso anche da Kate Stewart, questa epoca (ovvero questa stagione) sembra dare più spazio ai fenomeni semplicemente soprannaturali, senza rivestirgli di gimmick fantascientifiche technobabblose, e quindi in questo caso potremmo accontentarci di magia, fokllore, faerie, maledizioni. Forze ed entità che possono "bandire" il Dottore senza nessuna difficoltà e che non hanno difficoltà a manifestarsi al di là dello spazio e del tempo. Ma tutto è allegoricamente interpretabile anche come una rappresentazione della paura dell'abbandono: Ruby è orfana e quindi è cresciuta con il trauma di essere stata abbandonata e che tutti possano lasciarla, come dice lei stessa da vecchia alla fine della sua vita. In questo senso anche il fatto che salvare il mondo  non la liberi dalla maledizione è significativo, perché mostra come questo problema non si può affrontare cercando uno "scopo" più grande, che dia un senso a questa paura e al sacrificio che stiamo compiendo. Si rimane comunque soli, se non si riesce ad affrontare la paura in sé, cosa che Ruby non ha saputo fare.

Insomma, un episodio atipico, che non concede risposte ma è costruito in modo efficace come mistery metafisico, e in cui l'assenza del Dottore non pesa. Forse un po' ingenuo il trucco con cui vogliono convincerci che Ruby abbia quarant'anni e un po' ripetitivo che per due episodi di seguito il Dottore combini casino non guardando dove va... ma è comunque un livello davvero alto e ambizioso per la serie. Voto: 8/10


Doctor Who 14x03 - Boom / L'algoritmo della morte

Moff's back baby!

Vedere il nome di Steven Moffat sulla title card è stato subito un momento di grande sollievo.  Non ho mai fatto mistero del fatto che Moffat sia il mio scrittore preferito di DW, quello che maggiormente riesce a sfruttarne le potenzalità, e probabilmente anche quello che utilizza di più le gimmick fantascientifiche (dal che forse deriva il mio maggior interesse). Ma del ruolo e della scrittura di Moffat ho parlato già in un video su Story Doctor OFF quindi vi rimando a quello se volete approfondire il mio punto di vista. Qui rimaniamo su Boom.

 

In piena tradizione Moffat (don't blink, don't breathe, don't dream) questo episodio mette il Dottore nelle condizioni di non fare qualcosa: don't move, nello specifico. Bloccato su una mina (premessa affine a quella del film Mine), il Dottore è costretto a non muoversi e non usare nessuno dei suoi strumenti di risoluzione più tipici: il tardis, il cacciavita e la corsa. Gli rimane solo la parola, che insomma, per il Dottore non è poco.

Da qui inizia quindi la progressiva opera di convincimento prima di Ruby, poi dei soldati chierici che stanno combattendo la guerra, per intervenire e fermare il conflitto, così che la mina si disattivi prima di eliminare lui e buona parte del pianeta. È quindi tutta una battle of wits, dove il Dottore non solo è fermo ma anche vittima degli attacchi degli altri, e impossibilitato a intervenire per salvare Ruby. Non capita di frequente che Dottore e companion vengano colpiti, quindi vederlo succedere fa sempre una certa impressione.

L'abilità di Moffat (come dettaglio meglio nel video linkato sopra) sta nel collegare tra di loro i vari elementi di worldbuilding e relazioni tra i personaggi in modo da rendere appassionante e ricca di rivelazioni quella che è sostanzialmente una conversazione ferma in un unico posto. Nelle mani di altri sceneggiatori già l'idea di base sarebbe bastata per costruire tutto l'episodio, ma qui si riesce anche ad ampliare il raggio e includere il discorso sulla guerra e la sua inutilità, sulla disumanità e l'insensatezza dei conflitti che possono essere portati avanti senza criterio da algoritmi automatizzati. E non mancano anche i momenti emotivi, a partire dalla canzone iniziale fino alle catchphrases ripetute.

Volendo trovare un punto da criticare, forse la bambina sembra fin troppo ingenua e impermeabile a quello che succede intorno a lei, soprattutto all'età che dovrebbe avere pare che ragioni come un'infante di due-tre anni, e questo la fa risultare spesso irritante. Ma fortunatamente la storia non si concentra troppo su di lei e non viene utilizzata come oggetto per ispirare compassione, quindi questo fastidio rimane trascurabile.

Anche se i precedenti fondamentalmente mi erano piaciuti, questo è il primo epsiodio dai tempi di Capaldi che avrei voglia di rivedere. E ci voleva Moffat. Voto: 8.5/10



Doctor Who 14x02 - The Devil's Chord / Maestro

Well, that escalated quickly...

Siamo solo al secondo episodio e già Russel T. Davies mette in campo un supervillain, con collegamenti al Toymaker battuto nello speciale del 60° che ha causato la rigenerazione da 14 a 15, e anticipazioni per quello che probabilmente sarà l'arco orizzonate della stagione che portera al season finale. Considerando che il primo episodio invece era sembrato un po' troppo frivolo, questo sembra pesare dalla parte opposta, per motrare un Dottore già spaventato e in fuga da forze più grandi di lui.

Maestro a quanto pare fa parte del pantheon di entità che rappresentano alcune delle forze fondamentali dell'universo, figlio (non so bene come intendere questa parentela) del Toymaker stesso, e incarnazione della musica stessa. È sempre ineteressante vedere rappresentate forze cosmiche di questo livello, e la scelta dell'attrice è stata assolutamente azzeccata, perché Maestro ruba la scena in ogni occasione con la sua presenza volutamente ingombrante.

Il tutto si collega bene all'ambientazione anni 60 e alla musica dei Beatles, che però sarebbe stato bello vedere meglio integrati all'interno della vicenda. C'era l'occasione per un altro episodio con personaggi storici che si trovano a dover intervenire per salvare il mondo (come Shakespeare o Mary Shelley), e anche se tecnicamente 2/4 dei Beatles fanno proprio questo, non sono davvero cinvolti all'interno della storia, per cui il loro intervento finale è un deus ex machina poco soddisfacente. Poco male però perché risoluzione a parte, la costruzione e la tensione nel resto della puntata è davvero eccellente, e riesce a portare avnati sia la minaccia del villain del giorno che la promessa di quelli futuri, oltre al mistero che si sta costruendo intorno a Ruby, la cui ascendenza probabilmente nasconde qualcosa di rilevante, che lo stesso Maestro ha notato. Non che ci fosse bisogno di un'altra companion predestinata e importantissima, ma vedremo dove porta tutto questo (forse sarà davvero la volta che compare Susan?).

Sono curiosi in questa puntata anche i diversi momenti di rottura della quarta parete, che iniziano prima dei titoli quando Maestro si rivolge al pubblico e suona il tema di DW, e in seguito con le altre occhiate o occhiolini rivolti agli spettatori, così come la battuta sulla musica diegetica, che apre tutto un altro livello di metanarrazione. La cosa viene poi ulteriormente rafforzata dal momento (luuungo momento) musical finale, che sembra piuttosto self-aware. Viene da chiedersi se tutte queste occorrenze siano semplicemente da considerare rispondenti al tono di questo episodio, dominato dalla presenza poliedrica di Maestro, oppure se ci sia qualcosa di più profondo che dovrà ancora emergere e si potrebbe ricollegare al "the one who waits" che dovrà rivelarsi. Personalmente credo che non ci sia molto di più oltre la battuta occasionale, e dubito che DW diventerà uno show metanarrativo come a volte dimostra di essero per esempio Rick&Morty, anche se non sarebbe la prima volta che il Dottore si rivolge al pubblico.

The Devil's Chord quindi è una puntata solida, che riesce in questo caso a unire la frivolezza tipica di DW con la tensione più drammatica. Un'ottima controparte di questa doppia season (series?) premiere. Voto: 7.5/10


Doctor Who 14x01 - Space Babies / La stazione spaziale dei bambini

Togliamoci subito il dubbio: lo so che la chiamano "stagione 1" affermando il fatto che questo sia un reboot, ma non prendiamoci in giro, non è davvero così e quindi qui proseguiremo la numerazione precedente, per cui questa diventa la stagione 14.

È però importante tenere presente che di fatto questa si propone come una "stagione 1" e quindi questa in pratica è una season premiere. Lo si nota dalla lunga introduzione con cui il nuovo Dottore spiega a Ruby i rudimenti della sua lore: Timelords, Tardis, viaggio nel tempo e nello spazio, eccecc. Naturalmente per chi conosce già DW tutto questo è superfluo, ma non risulta troppo pesante ed è giustificato dalla presenza a bordo della nuova companion.


Arrivando all'avventura vera e propria, personalmente posso dire che l'ho detestata. Non per la storia in sé (che ha i suoi problemi) ma perché ci sono dei neonati parlanti. E mi dispiace, io lo trovo uncanny alla massima potenza, non riesco davvero a vederli come cute o come divertenti: sono terrificanti e basta. Partendo da questo punto, è difficile riuscire a empatizzare con il resto della puntata, ho comunque provato a seguire tutto con distacco come se non fosse uno film dell'orrore.

Possiamo dire che la storia è effettivamente sciocchina, ma sappiamo bene che DW è anche questo: il camp è uno dei valori che la serie esprime al meglio, quando vuole, grazie anche a una lunga tradizione di scenografie implausibili e prop fatte in casa. Va bene così, lo amiamo per questo. Semmai, il dubbio è più sulla conclusione, che diventa eccessivamente melodrammatica, percorre territori già visti (quante creature erano "l'ultime della loro specie", anche ignorando il Dottore in sé, e sono state quindi infine risparmiate?) ma lo fa in maniera didascalica, senza davvero portare a una rivelazione o risoluzione autentica. Si arriva al finale wholesome senza davvero guadagnarcelo, ma solo perché il Dottore è di buon cuore (e questo Dottore, pare che lo sia più del solito).

Niente da dire sul Dottore in sé come personaggio e performance, certo dobbiamo ancora conoscerlo, ma l'interpretazione di Ncuti Gatwa è abbastanza caratteristica e personale, e finora è sembrato credibile e anche riconoscibile rispetto agli altri. L'assortimento con Ruby funziona... forse anche troppo. Considerando che si sono conosciuti letteralmente ieri nella cronologia della serie, sembra che siano fin troppo affiatati e in confidenza, e Ruby stessa è quanto mai disposta ad accettare l'incredibilità di ciò che la circonda senza porsi troppe domande. Ovvio che avere la companion che chiede continuamente cosa succede risulta noioso, ma così sembra invece di avere a che fare con qualcuno che già faceva questo di mestiere.

In definitiva, un episodio nel range del mediocre, certo non brutto ma nemmeno brillante. E forse qualcosa di azzardato per essere considerato "season premiere" visto che spinge un po' troppo in quella campiness che da DW ci si può aspettare, ma che forse non è digeribile da tutti gli spettatori, soprattutto quelli che la trovano come primo impatto. Voto: 6/10


Doctor Who Christmas Special 2023 - The Church on Ruby Road

E così dopo aver salutato il breve ma intenso 14° Dottore (ma l'abbiamo salutato davvero?) siamo pronti alla prima avventura di Quindici, interpretato dal giovane e brillante Ncuti Gatwa che abbiamo avuto modo di vedere già in azione in The Giggle.


Come molti episodi che introducono una nuova companion, anche questo si concentra principalmente su di lei, facendoci conoscere la sua vita e quotidianità prima di far irrompere il Dottore a salvare e/o sconvolgere le cose. Conosciamo quindi Ruby, orfana abbandonata davanti a una chiesa la viglia di natale, e adottata da una donna che si occupa di bambini abbandonati e se ne prende cura fin quando non vengono dati in affidamento. Abbiamo quindi fin da subito il mistero sulle origini di Ruby, che viene evidenziato anche dall'insistenza con cui si mostra la persona sconosciuta che lascia la neonata davanti la chiesa,e considerando che il Dottore era presente e non coglie l'occasione di scoprirlo, si può pensare che diventerà rilevante più avanti (ma potrebbe anche non esserlo: il Dottore potrebbe anche pensare che in fondo non importa, come è avvenuto per lui).

L'avventura è decisamente un monster of the week, con i monster che sono mostri più letterali del solito, infatti si tratta di goblin che goblinano, facendo dispetti, mangiando bambini e viaggiando con galeoni volanti, che li puoi anche giustificare dicendo che sono astronavi che viaggiano nel tempo (anche se non è proprio viaggio viaggio nel tempo), ma sempre goblin rimangono. Non è certo la prima volta che DW prende dei semplici mostri e li usa senza troppe spiegazioni, e questo non è un problema visto che a volte sono gli alieni a comportarsi da mostri quindi tanto vale non fare nemmeno finta. Interessante lo spunto delle concidenze e della sfortuna come concentrazioen di potenziale da sfruttare, anche se mi sembra che si sia espresso ben poco oltre la motivazione per cui i goblin volessero mangiare proprio quella bambina (e d'altra parte non spiega perché la sfortuna di Ruby passasse anche agli altri).

Certo, c'è pure il momento musical. Che, devo dire, sono riuscito anche ad apprezzare. Credo che sia la prima volta che il Dottore canta. Si è visto ballare qualche volta, ma a mia memoria dal 1963 non aveva mai cantato, quindi sfruttare il talento di Gatwa per un pezzetto musicale non è una cattiva idea (ammesso che non diventi una cosa frequente, eh). Da apprezzare anche la prontezza di Ruby che riesce ad assecondare il groove senza preavviso, vero spirito di avventuriera. Semmai, ho il dubbio che mettere una sequenza del genere in quello che è il reboot della serie potrebbe confondere un po' di gente sulle intenzioni e i mezzi di DW... sempre che non sia davvero previsto un cambio di tono così deciso. Staremo a vedere.

La parte "drammatica" dell'episodio dura poco e non è niente di troppo complicato né originale, la solita timeline alternativa brutta che il Dottore si adopera per abortire. La sua reazione mi è sembrata fin troppo teatrale in queto caso, forse Gatwa deve ancora calibrare il personaggio quando è serio piuttosto che piacione. Notevole che la soluzione per liberarsi dei goblin sia impalare il loro re sul campanile di una chiesa, a dimostrazioen che questo Dottore non ha poi grandi scrupoli a trucidare creature viventi e senzienti, che peraltro avevano anche apprezzato la sua musica.

Dopodiché il Dottore ci fa il solito abbocco di far finta di andarsee da solo ma comunque rimane lì ad aspettare Ruby. Momento "bigger on the inside" e si vola. Tutto bene, tranne quell'ultima battuta che rompe la qurata parete e fa sospettare sull'identità della vicina di casa, sulla quale si sono già accumulate le teorie: Rani, Susan, River, Master, Ruby stessa. Personalmente credo che non ci sia una risposta, nel senso che potrebbe essere tranquillamente solo una battuta senza conseguenze così come un setupo generico da tirare fuori all'occorrenza per poter dire poi tra tre anni "visto, avevamo programmato fin dal primo episodio il ritorno di xyz!". Insomma, credo che per adesso non abbia senso specularci sopra, perché non c'è una risposta definita.

In definitiva, un episodio sicuramente gradevole e un'ottima performance dei due nuovi protagonisti. La coppia Gatwa-Gibson sembra già molto affiatata, per cui mi aspetto una buona continuazione della stagione 14 (o 1bis, se preferite). Non so però se questo fosse stato il mio primo episodio di DW se avessi pensato che sarebbe valso la pena continuare, ma forse solo perché sono vecchio e cinico. Voto: 6.5/10


Doctor Who 60 Special 3 - The Giggle

Arrivati alla parte conclusiva degli special del sessantesino di DW, sapevamo già tutti chi sarebbe stato l'avversario terribile e misterioso: il Toymaker. In una delle operazioni periodiche di ripescaggio di vechi nemici, il Toymaker arriva addirittura dall'epoca del Primo Dottore, un'entità sovradimensionale il cui unico scopo è quello di giocare e sfidare nuovi avversari. È questo che fece secoli fa, nel suo incontro con il Dottore in cui venne battuto. A distanza di tanto tempo, il Toymaker ritorna e vuole il rematch.

 

Le premesse per una storia epica ci sono tutte, e il casting di Neil Patrick Harris per interpretare un ruolo del genere promettevano bene, oltre al fatto che sapevamo che sarebbe comparso anche il nuovo Dottore di Ncuti Gatwa. Purtroppo però questa puntata non funziona del tutto, soprattutto nella gestione della minaccia posta dal villain.

L'episodio inizia con un cold open in cui vediamo un antefatto negli anni 20, in cui il Toymaker si invischia nell'invenzione della televisione in modo da impiantare un suo messaggio subliminale in tutte le trasmissioni video (come questo sia tecnicamente possibile non è chiaro, ma crediamoci pure). Questa cosa una volta attivata nel 2023 porta tutta la popolazione mondiale a ritenere di avere ragione (quindi di "aver vinto") e causa quindi il collasso delle istituzioni. Forte come idea, perché rappresenta in modo macchiettistico la malattia dell'epoca dei social, in cui tutti urlano per far sentire più forte le proprie cazzate, e da qui si sarebbe potuta costruire una puntata di forte critica sociale. Peccato che invece questa cosa si vede solo nei tre minuti prima dei titoli, e il resto dell'episodio si svolge tutto nella sede UNIT, senza nessun contatto col mondo esterno.

Lo stesso Toymaker è piuttosto inutilizzato. Da una parte il personaggio è stato rappresentato fin troppo folle, e per quanto l'intrpretazione di Harris sia eccellente e il balletto sulle Spice Girls già un cult, questa resa del personaggio lo fa assomigliare più al Master psicopatico di John Simm che alla creatura serafica ed eterna che dovrebbe essere (e che era) il Toymaker. Inoltre, per essere un'entità cosmica appassionata di sfide, si accontenta davvero di poco: gli unici giochi che propne al Dottore sono un'estrazione di carte e il lancio della palla. Manca proprio la sfida vera e propira, il confronto tra intelligenze mostuorese, la battle of wits che ci si aspetterebbe come degna conclusione dello scontro tra questi antichi nemici. Invece niente di tutto questo, il Toymaker si limita a minacciare e provocare (e sparare un laser). Curioso che il senso di sfida si sia percepito di più nell'episodio precedente in cui il Dottore e Donna avevano come nemici dei semplici "mostri". Inoltre anche il modo in cui il Toymaker alla fine viene sconfitto non è costruito sulla presena di due Dottori, non è una consegenza del trucco di avere una sfida estesa a due avversarsi che non è in grado di gestire. Perde perché... gli scappa una palla di mano. Tutto qui. So epic.

Dobbiamo poi parlare ovviamente della bi-generation, la soluzione pensata da RT Davies per tenersi David Tennant sempre in riserva. Il lato positivo di questa nuova modalità di rigenerazione è stato vedere i due Dottori incontrarsi e parlarsi, e la chimica tra Tennat e Gatwa è stata subito esplosiva, così come i momenti più seri in cui il Quindicesimo dice al Quattordicesimo che è il momento di prendersi una pausa. E se è confortante vedere il nostro amato Ten/Fourteen starsene in pensione con la famiglia Noble, il fatto che anche lui abbia un Tardis funzionante nel giardino di casa invalida un po' l'ide che debba fermarsi e riprendersi da millenni di battaglie e tragedie. Mi sa un po' di soluzione paracula, con cui Davies si è assicurato di poter portare (un altro) David Tennant nella serie all'occorrenza.

Il cameo di Melanie non mi ha suscitato nessuna emozione se non una punta di timore, perché Mel è stata la peggior companion ever. Da notare il setting per qualche altro nemico da arco narrativo ("the one who waits") e il ritorno di (un altro) Master. C'è stato anche un breve accenno alla possibilità di retconizzare il timeless child, con il Toymaker che afferma di aver giocato con le origini del Dottore, ma non è niente di confermato, probabilmente solo un modo per confondere le acque e poter in futuro dire "ecco, vedete, l'avevamo detto".

Insomma, alla fine è comunque un episodio gradevole, ma in sostanza solo grazie alle interpretazioni convincenti dei protagonisti Tennant, Harris e Gatwa. Spogliato di questo, la storia avrebbe mostrato tutta la sua inconsistenza, e il finale si dimostra piuttosto anticlimatico per una serie di speciali celebrativi. Forse il Toymaker avrebbe meritato un doppio episodio, uno per affrontare la minaccia sul pianeta e una per battere la sua sfida, invece di un raffazzonamento così rapido. Comunque la premessa e la promessa per il Quindicesimo Dottore, che "sta bene" grazie alla riabilitazione del Quattordici (che presumibilmente al momento della rigeneraizone "confluirà" in Quindici) è intrigante. Forse la stagione 14 sarà davvero un reboot che partirà con un Dottore non più appesantito dai fardelli del passato... ma mi chiedo quanto possa durare, anche Chibnall ci aveva provato all'inizio della stagione 11 e non ha funzionato (ma era pur sempre Chibnall). Voto: 6.5/10


Doctor Who 60 Special 2 - Wild Blue Yonder

Dopo un primo episodio del 3-part-special che serviva soprattutto a riprendere il ritmo e familiarizzare con il ritorno della serie (nel senso, il ritorno della serie come dovrebbe essere), e che aveva per lo più un tono leggero e avventuroso, questo nuovo episodio cambia drasticamente di tono e punta su una storia carica di tensione, mistero e rischio. Se siamo abituati a considerare Dotcor/Donna come la coppia più "frivola" della serie, bisogna ricordare che nelle occasioni in cui c'è stato da mostrare situazioni drammatiche il loro legame si è rivelato ancora più forte (come The Fires of Pompei o Silence in the library), e questo episodio ce lo dimostra di nuovo.

Wild Blue Yonder è una di quelle storie claustrofobiche, con un nemico subdolo e sfuggente, che fa percepire davvero il pericolo in cui può incorrere il Dottore (e relativi companion) nelle sue avventure, soprattutto quando si confronta con avversari di cui non conosce niente. È facile tracciare un parallelismo tra quetso episodio e Midnight, proprio della stagione quattro, in cui il Dottore si trovava confinato in uno spazio ristretto, e subiva l'attacco di una creatura misteriosa capace di imitare gli altri. Stavolta succede qualcosa di simile, anche se più esplicito, ma la variabile in più è la presenza di Donna, che in Midnight se ne stava alla spa.

L'astronave al confine dell'universo è uno scenario già impressionante, e per chiarire da subito la mavità della situazione (wink wink), il Tardis sparisce portandosi via anche il sonic, lasciando così Dottore e Donna a trovare una soluzione senza particolari gadget (anche se poi il Tardis fa comunque la sua parte di deus ex machina). Per cui quando iniziano a mostrarsi i misteri e abbiamo l'apparizione dei due mostri mutaforma, è ancora più importante sforzarsi per trovare una soluzione che proviene solo dalla velocità di ragionamento e reazione... e qui sta il vero twist dell'episodio (forse un po' sottoutilizzato), il fatto che proprio la ricerca della soluzione sia una sconfitta in sé, perché favorisce anche il nemico. Mi sarebbe piaciuto che si facesse un passo in più in questa direzione, e che la battaglia finale fosse una battle of wits a parti invertite (con le copie che ragionavano meglio degli originali, e magari sceglievano autonomamente di annientarsi), piuttosto che concludersi con una corsa e un'esplosione. Comunque vedere i successivi confronti e le classiche situazioni di sospetto in stile La Cosa (o anche Murder on the Planet Express) è stato davvero appagante.

È stato bello vedere i personaggi in crisi, doversela cavare separatamente e puntare tutto sulla loro capascità di conoscersi e riconoscersi. In questo senso mi è sembrato un po' fuori fuoco il fatto che alla fine il Dottore scegliesse la Donna sbagliata (a meno che non mi sia sfuggito che l'abbia fatto apposta), ma presumo che fosse solo per far sembrare imminente la fine di Donna (non ci ha creduto nessuno, sorry). I momenti di cristi di Fourteen si sono rivelati intensi, e in un certo senso hanno mostrato che questo Dottore ha comunque una personalità diversa da Ten, non è soltanto una sua riproposizione ma una versione più matura, un po' come la faccia che porta.

Notevole anche la distruzione dell'universo operata in Flux e i riferimenti velati al Timeless Child (il fatto che il Dottore non sia originario di Gallifrey), a significare che Davies non è intenzionato a retconizzare tutto quanto messo in opera da Chibnall. È una decisione controversa, molti si sarebbero aspettati che tutte le modifiche al canon sarebbero state ignorate, ma così lui ne riconosce l'esistenza, il che potrebbe anche portare a scelte interessanti. Vuoi vedere che alla fine Davies ci risovle anche le porcate delle tre stagioni precedenti con due o tre battute di dialogo buttate lì.

Ora non resta che aspettare il ritorno del Toymaker e l'arrivo del nuovo nuovo Dottore, con tutte le altre eventuali sorprese che forse la BBC è riuscita a non far leaker. Voto: 8/10


Doctor Who 60 Special 1 - The Star Beast

E così un anno dopo siamo di nuovo qui a parlare di Doctor Who, e per la prima volta dopo molti anni, ne parliamo con un minimo di entusiasmo e speranza. Non sto a fare tutto il riassunto delle puntate precedenti, è sufficiente ricordare che per me la conduzione di Chris Chibnall e le tre-ish stagioni del Tredicesimo Dottore di Jodie Whitaker sono state disastrose. E non devo essere stato l'unico a pensarlo visto che qualcuno ai piani alti ha pensato di fare un bel resettone, rimettendo al comando Russel T Davies e riportando David Tennant e Catherin Tate per riacchiappare i fan persi lungo la strada. E non solo loro, in realtà, perché questa nuova stagione è intesa come un soft reboot della serie, anche grazie al passaggio su Disney+, tanto che stanno proponendo contenuti dedicati a chi non ha mai seguito DW e la numerazione delle stagioni riparte da 1. Non sarà così per me, passati gli special, io continuerò a contare dalla stagione 14.

Questo quello che è successo nell'universo produttivo di DW. Nell'universo narrativo invece, abbiamo Tennant, che non è più Ten-nant ma ora Fourteen-nant, che ricompare a Londra proprio davanti a Donna, che aveva abbandonato quindici anni fa dopo averle cancellato la memoria con la promessa che non l'avrebbe mai più rivista, pena la friggitura del suo cervello umano troppo limitato per contenere il potere di un timelord. Questo dà l'avvio a qualche buona gag nel momento in cui il Dottore vuole starsene lontano da Donna ma è costretto dagli eventi ad avere a che fare con lei.

La trama non è poi così complessa, si tratta di un classico monster of the week che si gioca la carta della cuteness, e in cui anche il "twist" è abbastanza deducibile. Ho avuto piacere però di vedere come quei particolari che normalmente in una storia sono considerati come secondari (il fatto che i colpi delle armi non danneggiassero l'auto) sono diventati invece una parte importante della narrazione, è qualcosa di estremamente rinfrescante dopo anni di pistole di Checov a salve a cui ci aveva abituato Chibnall.

Naturalmente il momento che tutti stavamo aspettando nella puntata era il risveglio di Donna, che sapevamo essere inevitabile, e per quanto la sequenza sia ben gestita, con la coppia Doctor/Donna che spara technobabble a raffica come solo loro due insieme sanno fare, forse proprio questo aspetto è quello più deludente dell'episodio, ovvero la soluzione al problema della prevista friggitura del cervello. Il problema è che da una parte viene offerta una soluzione semplice ma credibile (avendo una figlia, ha trasferito a lei parte della sua natura Timelord, e quindi può sopportare la parte che resta), dall'altro su questa si rilancia dicendo che lei in quanto donna ha il potere di "lasciare andare", e quindi puff!, tutto passato. Che stupido il Dottore, con la sua identità maschile, a non capire.

A parte la non necessità di questa ulteriore spiegazione favolistica, mi è sembrato sminuente nei confronti del Dottore, che fino a poche ore prima era una Donna, e che di certo non ha un'identità di genere incasellata nel binarismo come lo intendiamo noi (e questo è stato suggerito già da tempo nella serie moderna), affermare che lui non possa capire in quanto uomo. Alcuni dei fan più tradizionalisti si sono indignati anche da altre parti dell'episodio, il dialogo sui pronomi, e l'insistenza sul non-binarismo, ma quelli a mio avviso per quanto un filo didascalici sono comunque tematizzati bene nella storia. Questo appunto finale invece l'ho trovato pedante e un po' incoerente rispetto anche al messaggio che si voleva lanciare.

Comunque, si tratta davvero di una pecca di pochi secondi in un episodio che per tutto il tempo funziona. Anche se certamente non è niente di complesso e profondo, The Star Beast ha tutte le caratteristiche tipiche di DW, e riaccende l'amore che si era assopito nelle stagioni precedenti. La chimica tra i due protagonisti è eccezionale (ma Ten/Donna sono sempre stati la migliore coppia), la musica è tornata presente, le gag funzionano (finalmente si torna a sghignazzare in DW!), c'è il giusto livello di grottesco e campiness... insomma, è tutto quello che era mancato questi anni. E potrebbe essere anche quello che può portare altro pubblico a scoprire e innamorarsi della serie. Voto: 7/10


Doctor Who 13x09 - The Power of the Doctor

Di nuovo utilizzo una numerazione che è interamente un mio headcanon perché credo che i tre episodi del 2022 siano da considerare degli "special" e quindi non rispettano il normale conteggio, ma a sto punto, ancora più di prima, sticazzi tanto è finita. The Power of the Doctor è l'ultima avventura del 13° Dottore e si conclude con la sua rigenerazione, è l'ultima volta che vediamo Jodie Whittaker (esclusi eventuali cameo futuri) ed è l'ultimo episodio della reggenza di Chris Chibnall come showrunner della serie. Era l'ora, mi sento di dire.

 

Partiamo con le cose positive. TPotD non è noioso. Questo è già qualcosa di notevole visto che in molte altre occasioni precedenti questi epsiodi soprattutto quando si protraggono per oltre un'ora sono risultati pesanti e vuoti. In questo caso invece bisogna riconoscere che per lo meno il plot scorre veloce, grazie anche ai continui salti di personaggi e alle numerose special guest coinvolte per dare epicità alla fine di Thirteen. Il nemico principale è il Master, nella azzeccata interpretazione di Sacha Dawan che è riuscito ogni volta a lasciare una traccia memorabile in ogni puntata in cui è comparso. Per quanto riguarda le altre comparsate, ritroviamo Tegan e Ace, companion storiche rispettavimente del Quarto/Quinto Dottore e del Settimo, e rivediamo anche gli stessi Peter Davison e Sylvester McCoy, che ritornano per dare una breve impression dei loro Dottori. Ci sono anche David Bradley (nella sua resa del Primo) e Paul McGann (Ottavo) ma con un ruolo più marginale. Fa sempre piacere vedere i Dottori precedenti, anche quando sono queste versioni "invecchiate" come nel caso di Tom Baker nello speciale del 50°. E le loro interazioni con le companion dell'epoca sono toccanti e forse tra i momenti più riusciti di tutto l'episodio.

Detto tutto ciò, la storia di TPotD non ha senso. Non ce l'ha intanto per le diverse epoche in cui si svolge: il Master agisce sia nel presente che nel 1916, ma non è chiaro perché debba operare su questi due piani temporali. Probabilmente l'idea era semplicemente quella di dire che Rasputin era lui, e per quanto l'accostamento tra i personaggi sia efficace, in realtà non c'è niente nella storia che lo giustificihi. Ovvero, il Master non ha nessun motivo per essere specificamente nel 1916 in Russia a manipolare gli zar, tutto quello che fa qui avrebbe potuto farlo in qualunque altro posto e tempo, non c'è nessun evento significativo che richieda la sua presenza proprio qui. Oltre a questo, il Master ha in qualche modo convinto i Dalek a collaborare coi suoi CyberLord (o CyberMaster) cioè i cybermen ricavati dai timelord alla fine della stagione 12, così anche stavolta non abbiamo uno, non abbiamo due, ma abbiamo tre avversari, che per qualche ragione cooperano e dovrebbero aumentare la posta in gioco, ma invece finiscono per affossarsi a vicenda. Una cosa che Chibnall non ha mai capito è che non serve aggiungere plot su plot, personaggi su pesonaggi, nemici su nemici, per aumentare la tensione.

A partire da questo, il piano del Master è quello di catturare il Dottore (cosa che risulta piuttosto facile) e forzarlo a rigenerarsi come lui. Il che non ha assolutamente senso, proprio dal punto di vista biologico. Se l'idea della rignenerazione forzata era intrigante e spaventosa (è accaduto così al Secondo Dottore, come punizione inflitta dai Timelord), quando si vede che il Dottore diventa fisicamente il Master e ha i ricordi e la personalità del Master, la cosa perde qualunque valore. Non è una rigenerazione, è una specie di "scambio di coscienza" se non fosse che in effetti cambia anche il corpo. Il Master ha "sostituito" il Dottore ma non ha nessuna sua caratteristica, né i suoi ricordi né i suoi sentimenti o la sua personalità; è semplicemente sé stesso, mentre il Dottore non c'è più. Non è così che funziona la rigenerazione, e anche se ci fosse un modo di farla funzionare così, a che scopo per il Master? In seguito vediamo molto di sfuggita che il Master sta andando in giro per l'universo a commettere atrocità nel nome del Dottore, ma questo avrebbe potuto farlo già da prima, tanto più che appunto non ha né l'aspetto né le conoscenze del Dottore, quindi avrebbe potuto semplicemente presentarsi dove voleva e dire "ehi, sono il Dottore, e adesso sterminerò la vostra specie" e avrebbe ottenuto lo stesso risultato.

Meanwhile, il Dottore finisce in una sorta di limbo in cui rivede alcune sue vecchie incarnazioni, e così abbiamo un'altra puntata in cui Tredici non fa altro che aspettare inerme che gli altri agiscano in sua vece. In questo caso sono i vari companion, da Yaz a Tegan, Ace e Kate Stewart, così come Graham che riemerge all'improvviso. Le avventure di tutti loro sono piuttosto raffazzonate e poco credibili, con Tegan che sopravviva alla caduta dalla cima di un palazzo perché sì e Graham che compare senza spiegazione dentro un vulcano in sudamerica dove si stanno muovendo i Dalek. Dan invece non c'è, perché all'inizio della puntata, senza troppe cerimonie dice al Dottore "ok basta così grazie ciao". Il compito di tutti i companion passati e presenti è quello di fermare il piano dei Dalek+Cyberlords per far eruttare tutti i vulcani della Terra, anche se non è chiaro cosa ci guadagnerebbero e perché i Dalek dovrebbero partecipare. A un certo punto ricompaiono pure Vinder (ve lo ricordate? non importa, tanto non serve a nulla) e Ashad, che da temibile avversario nella puntata in cui era l'unico nemico è diventato una macchietta la pari dei Dalek che sbagliano la mira. Insomma appunto una zuppa di avanzi in cui Chibnall ha buttato tutto quello che aveva preoccupandosi solo di aumentare la quantità di ingredienti ma non del loro equilibrio. Il paradigma del cibo americano per cui per fare un buon hamburger ci devi mettere dentro tutto quello che hai in casa.

Ma appunto la cosa più imperdonabile come dicevamo è che il Dottore in tutto ciò è completamente passiva. Essendo letteralmente assente dalla scena, tutto il lavoro è compiuto dai suoi companion, coadiuvati da un ologramma intelligente che gli spiega le cose che non sanno, così abbiamo sia il Dottore passivo sia il Dottore expositioner! Il meglio dei due mondi preferiti di Chibnall. Così alla fine ci troviamo con un episodio di commiato del Tredicesimo Dottore in cui il Dottore non fa praticamente nulla se non farsi colpire alla fine per indurre la rigenerazione.

Si potrebbe obiettare che il punto dell'episodio era proprio questo, che il potere del Dottore è proprio quello di indurre i suoi compagni ad agire, ma a parte che è un concetto già esplorato alla fine della quarta stagione con il Decimo (addirittura con la stessa scena di sei operatori alla console del Tardis), rimane il fatto che il modo di mostrare questa cosa non è escludendo il Dottore dall'azione proprio nella sua ultima avventura. La stessa rigenerazione è piuttosto anticlimatica, perché il Dottore sviene e quando si riprende tutti se ne sono andati ed è rimasta solo Yaz. Il commiato con la sua companion preferita (ma de che!?) è sbrigativo e freddo, proprio perché non c'era nessun rapporto reale tra di lor, nessuna base emotiva su cui costruire un addio emozionante. E così il Dottore rimane sola e si rigenera.

C'è da dire che gli ultimi minuti della puntata sono ben fatti, alternando da una parte la riunione dei companion anonimi (con ulteriori cameo degli attori che hanno interpretato Jo e Ian nella serie classica) e dall'altra la scena davvero ben girata della rigenerazione, quindi l'episodio si conclude con una nota positiva, ma basta voltarsi un attimo a riguardare cosa c'è stato prima per rendersi conto di quanto anche questa storia sia superficiale e caotica, il che è ancora più imperdoanbile per un episodio che porta alla rigenerazione.
 
 
Sulla sorpresa finale della rigenerazione credo ci sia nulla da dire, visto che è già noto che si tratta di una fase "transitoria" per lo speciale dei 60 anni da cui poi si passerà il testimone al vero Quattordicesimo Dottore interpretato da Ncuti Gatwa. Sono abbastanza curioso di vedere come verrà spiegato questo fenomeno e a cosa porterà nella storia, ma non sono rimasto particolarmente sconvolto.

Alla fine di tutto questo ci sarebbe da fare una panoramica finale delle ultime stagioni, una retrospettiva dell'era Chibnall di Doctor Who, ma onestamente non se ne ho davvero voglia. Quello che penso credo sia emerso abbondantemente nei miei commenti pubblicati in tutti questi anni, e per me tutto questo periodo è stato come un lungo momento di standby, come l'ultima settimana di lavoro prima dell'inizio delle ferie. Mi auguro soltanto che il disastroso lavoro di Chibnall (che ha sprecato malamente anche l'occasione del Dottore donna) non abbia rovinato così tanto la fama di DW da impedire che il pubblico continui a seguirlo. Ma magari proprio a questo serviva rivedere la faccia di David Tennant, a riprendere i contatti con quella parte degli spettatori che hanno abbandonato la serie in questo periodo (e anch'io ci sono andato vicino). Vedremo se Russell T. Davies saprà raccogliere i cocci. Ma non lo vedremo prima di un anno.

Doctor Who 13x08 - Legend of the Sea Devils

Non so più nemmeno se questa è la numerazione corretta dell'episodio, perché tecnicamente Legend of the Sea Devils sarebbe uno speciale di pasqua ma non mi sembra che abbia nessuna caratteristica dello speciale, né per formato/durata né per storia raccontata, quindi boh. C'è da considerare che ultimamente la messa in onda di DW è stata piuttosto discontinua ed è facile perdere il conto degli episodi, considerando anche che la stagione precedente in realtà era un serial unico diviso in più segmenti... insomma, non ci stiamo a perdere troppo tempo tanto non c'è più un filo logico coerente.

Parliamo invece dei Sea Devils, visto che sono nel titolo. Questo episodio segna un altro recupero di un mostro della serie classica, che si sono visti per la prima volta durante l'era del Terzo Dottore, quindi negli anni 70. Hanno avuto qualche comparsata sporadica in altri episodi successivi ma non si erano mai visti dal revival della serie nel 2005. I Sea Devils sono tecnicamente imparentati con i Siluriani, nel senso che anche loro sono una specie rettiliana intelligente che popolava la Terra in ere geologiche precedenti e si incazzano quando scoprono che adesso sul pianeta dominano gli umani. A differenza dei Siluriani che vivono nelle profondità della Terra, loro invece vivono nelle profondità degli oceani, non è chiaro se abbiano città sommerse tipo Atlantide, ma insomma gli piace stare nell'acqua. Comunque, fa piacere vederli tornare sulla scena... anche se la sensazione è sempre quella di un recupero forzato solo per esigenze di fanservice, in netta contrapposizione a quella che era la tenuta iniziale di Chibnall.


L'episodio era stato presentato come una sorta di avventura piratesca con i mostri, e il proposito non era affatto male. DW da sempre si presta a episodi più "leggeri" e ci sono già stati in precedenza puntate di ambientazione "marinara" con galeoni pirati e simili, quindi perché no. Il punto semmai è vedere se si riesce a rendere la giusta miscela di azione, tensione e divertimento che una storia del genere dovrebbe offrire. Spoiler: no.

Legends of the Sea Devils è estremamente noioso. È anche parecchio confuso, ma non nel senso che la storia è complessa da seguire. La trama è la solita caccia al MacGuffin della settimana per scongiurare la solita apocalisse della settimana per salvare i soliti NPC della settimana: been there, done that. Il problema è proprio a livello di editing e montaggio delle scene, che spesso sembrano giustappose, saltano da una sequenza all'altra lasciando dei buchi e facendo comparire personaggi a caso in posti diversi da un momento all'altro. Ne risulta quindi un'avventura non particolarmente entusiasmante (poche scene d'azione, mal coreografate) di cui non si riesce a seguire bene lo svolgimento, e quindi si perde interesse quasi subito. Nel mio caso, è successo dopo la scena del Tardis sott'acqua (l'unica visivamente interessante di tutto l'episodio). Per il resto è tutto personaggi secondari inconsistenti e incoerenti (ancora: non basta che sia un personaggio storico per renderlo interessante, se non fa niente di interessante), nemici poco credibili, e una lunga, incessante, esasperante exposition.

Se poi volessimo andare ad analizzare il plot, tutto ruota intorno a un particolare cristallo che ha strane proprietà (magiche, presumo) che i Sea Devils vogliono recuperare per poter invertire i poli magnetici della Terra in modo che tutto il pianeta venga sommerso dagli oceani. Peccato solo che l'inversione del campo magnetico avviene periodicamente, e non provoca particolari sconvolgimenti. Peccato anche che una delle conseguenze di questa inversione a quanto pare è lo spostamento delle stelle nel cielo, perché a quanto pare Chibnall non sa cosa sono le stelle e pensa che siano lucine nell'atmosfera influenzabili dal campo magnetico. Abbiamo poi i soliti double standard morali con il Dottore che redarguisce un marinaio per aver ucciso il mostro che lo ha tenuto imprigionato per duecento anni, ma poi Dan che ammazza una dozzina di Sea Devils e ci fa sopra una battuta; nonché lo stesso Dottore che di lì a poco provoca un maremoto che distrugge la base dei Sea Devils, possibilmente uccidendoli tutti. Ops. Solite coincidenze e solito sacrificio finale del personaggio secondario di cui non ci frega niente ma che permette al Dottore di salvarsi, come se non fosse il modo in cui era finita l'epicissima saga alla fine dell'universo... due puntate fa.

Vogliamo poi parlare degli accenni alla relazione romantica tra il Dottore e Yaz? Io lo capisco che si voglia sfruttare i sostenitori della ship (battezzata Thasmin da Thirteen+Yasmin) ma non basta metterle a raccontarsi di quanto vorrebbero stare insieme ma non possono, se finora non è mai stato costruito in nessun modo il livello di coinvolgimento tra le due. A parte dire che Yaz è invaghita del Dottore e che lei potrebbe esserlo a sua volta, non ci è mai stato mostrato niente che ce lo faccia credere, forse perché Yaz da sempre è stata un personaggio vuoto e il Dottore non ha mai fatto altro che spiegare quello che stava facendo. Tredici è in effetti il Dottore più emotivamente disfunzionale mai visto sullo schermo (peggio anche del Sesto) pertanto non ci crediamo al fatto che consideri Yaz come una persona degna dei suoi sentimenti. Affermare poi che sia importante quanto lo è stata River Song è ridicolo e per certi versi anche offensivo nei confronti di una persona che ha davvero avuto un impatto significativo sulla sua vita, perché in quel caso lo abbiamo visto.

Quindi alla fine, il problema rimane sempre lì: show don't tell, Chibnall. Se non mi fai vedere come si costruisce il loro rapporto, se non mi mostri come cersce la loro intesa e la loro "chimica" io poi non ci redo quando mi dici che vorrebbero stare insieme. E di conseguenza non me ne importerà nulla quando Yaz se ne andrà, o sarà abbandonata, o morirà, o qualunque fine strappalacrime tu abbia pensato per lei. Posso garantirti fin da ora che l'unica reazione dei miei occhi alla sua scomparsa dalla serie sarà un'alzata di sopracciglio.


Doctor Who New Year Special 2022 - Eve of the Daleks

Così si completa questa impropria trilogia dalekiana degli speciali di capodanno dell'era Chibnall di Doctor Who. Dopo la resolution e la revolution stavolta ci limitiamo semplicementealla vigilia, in una storia che però non si collega alle precedenti (per quanto il legame tra i due speciali passati fosse già labile), ma ammette il nesso causale con la fine di Flux, affermando che la flotta Dalek è stata distrutta e quindi alcuni soldati sono stati mandati in missione per eliminare il Dottore. Non che ci sia bisogno di un casus belli per i Dalek di voler exterminare il Dottore, ma va bene così.

La vigilia dei Dalek è sostanzialmente un Giorno della marmotta, ma con più Dalek. Il concept del time loop è ormai un trope ben stabilito, ma non mi risulta che sia mai stato utilizzato in DW, almeno non in questo senso del loop che si ripete nello stesso modo con i personaggi consapevoli di quanto accade (mentre ci sono stati altri brevi loop). La ragione per cui il loop si innesca è affidata a un reboot del Tardis, che in qualche modo si collega a quanto mostrato di sfuggita nei primi episodi di Flux e che non aveva avuto nessun impatto. Si potrebbe quindi pensare che quello fosse un setup per questo episodio, ma la gravità del malfunzionamento sembrava ben peggiore, e inoltre dopo le difficoltà iniziali negli ultimi episodi il Tardis funzionava alla perfezione, quindi, sorry, no.

Nonostante la premessa traballante l'episodio scorre abbastanza bene, con i personaggi che realizzano abbastanza presto di trovarsi in un loop e che la durata dei cicli si sta accorciando progressivamente, lasciandogli sempre meno tempo per trovare una soluzione (naturalmente poi i cicli che durano un minuto ne durano in realtà 5-6, ma va bene così). Vedere la successione di piani, fallimenti e accidentali successi è abbastanza soddisfacente, soprattutto perché per una volta possiamo vedere il Dottore fulminata da un Dalek (con tanto di upgrade del raggio della morte), cosa capitata raramente dal 1963 a oggi. Quindi dal punto di vista dell'azione e dell'intrattenimento la puntata fa il suo dovere, e concede anche l'occasione per uno speech del Dottore che è così mancato a questa Tredicesima. Certo poi è frustrante quando in un'iterazione i Dalek sono efficientissimi assassini e in quello dopo sono dei brocchi che non riescono a sfondare una serranda o una plot armor. Purtroppo questo è il pericolo di continuare a usare un avversario fino a svuotarlo di ogni minacciosità.

Se andiamo però a esaminare le dinamiche tra i personaggi e gli archi narrativi che si intrecciano nell'episodio, qualche imperfezione salta fuori. Innanzitutto abbiamo due personaggi secondari caratterizzati sorprendentemente bene (come avviene a molti dei personaggi usa e getta di Chibnall, a ulteriore prova che non ha problemi con la caratterizzazione ma proprio con lo svilupo della narrazione), con Sarah che salta subito all'attenzione come possibile companion (non succederà, ma l'attitudine era perfetta), ma la loro storyline li forza in una love story che non ha senso di esistere. Per quanto il ragazzo di cui ora mi sfugge il nome potesse essere ingenuo e di buon cuore, non si può negare che avesse un atteggiamento un po' creepy: conservare in un deposito gli oggetti delle "tue ex" (più facile che siano semplicemente donne stalkerizzate) e presentarsi tutte le notti di capodanno perché così sai che incontrerai proprio Sarah? Questo non è dolce, è appunto creepy. E può darsi che tu sia timido, un po' asociale, infatti è giusto che anche tu abbia una possibilità. Ma non è credibile che dopo questa avventura Sarah arrivi a pensare che sì, lui è proprio la persona che stava cercando (e infatti non stava cercando nessuno) ed è perfetto per fare un viaggio insieme. Magari può superare le sue resistenze verso di lui, arrivare a pensare che forse merita una possibilità perché si sente solo, si può provare a conoscersi e chissà, dai... ma non possiamo subito dichiarare l'amore della vita.

Ovviamente questo è un problema molto relativo, lo sappiamo che in episodio e via non è facile costruire una complessa dinamica relazionale tra personaggi appena introdotti (ma non è nemmeno impossibile, e comunque basterebbe non spingerla in direzioni cliché e poco plausibli). Tuttavia il rapporto tra le due guest fa il paio con quello che viene messo in scena tra Yaz e il Dottore. La ship Yaz/Doctor era in corso fin dai primi momenti dell'unidcesima stagione, e sembrava che avrebbe ricevuto un upgrade quando l'anno scorso questo stesso giorno Yaz rimaneva l'unica compagna di viaggio. Nel corso di Flux invece Yaz viene pressoché ignorata (anche perché il Dottore rimane isolata dagli altri per buona parte del tempo), anzi spesso trattata con sufficienza, addirittura sembra meno rispettata di Dan che invece è appena arrivato. Dare consistenza questa linea relazionale adesso quindi adesso sembra soprattutto una questione di fanservice, o un modo per costruire un nucleo emotivo sul quale far terminare la run del Tredicesimo Dottore. Il problema è che, a differenza di precedenti casi in cui il Dottore era coinvolto romanticamente con i companion (reciprocamente o unilateralmente), il rapporto non è stato costruito, anzi il Dottore sembra del tutto refrattaria a instaurare relazioni con gli umani. Per quanto abbia blaterato di fam e di stare uniti e vicini, in realtà Doctr 13 alla prova dei fatti è tra le più fredde e distaccate incarnazioni del DW moderno.

Quindi va bene così, gioiamo per questo scampolo di character development. Però arriva troppo tardi e moltiplica questo messaggio distorto che l'interesse romantico vada reciprocato, come avviene appunto per altri due personaggi in questa storia. In effetti viene da chiedersi che cosa Yaz veda nel Dottore, che sembra ignorarla il più delle volte. Il tutto naturalmente dipende anche dal fatto che come abbiamo rilevato più volte, Yaz non ha alcuna consistenza come personaggio, non l'ha avuta per due stagioni e non le è stato dedicato tempo in quest'ultimo serial, per cui non riusciamo davvero a capire come veda il mondo, e qualunque cosa ci dica dei suoi sentimenti non possiamo far altro che scrollare le spalle.

Detto questo, Eve of the Daleks riesce quantomeno a divertire e si gioca bene alcuni momenti di tensione e di rilascio. Se lo prendiamo come episodio a sé, slegato da qualunque arco narrativo, ha tutte le caratteristiche di base di un Doctor Who soddisfacente, e le sue problematiche sono per lo più collegate (ancora) alla gestione complessiva della serie da parte di Chris Chibnall. Quindi si merita comunque un voto 7/10.


Doctor Who 13x06 - The Vanquishers

Sì è vero, ero arrivato al quarto episodio di Flux e ho saltato il commento al quinto (Survivors of the Flux) perché mi sono ritrovato con troppe cose da fare nel frattempo, ma forse non fa molta differenza. Molte delle cose che dirò adesso come osservazioni finali su tutto il serial di sei episodi avevo iniziato a intravederle già nell'episodio precedente, e qui sono state ampiamente e tragicamente confermate.

Detta in modo veloce: no, Chri Chibnall non ha ancora capito Doctor Who. Ma ancora più di DW, a Chibnall mancano proprio alcune skill di base di sceneggiatura e storytelling. Lo so che quando uno fa affermazioni del genere poi la risposta è "oh, ma allora se sei più bravo scrivile te, ci sarà una ragione per cui lui è showrunner di DW e tu scrivi su blogspot". Certo, avrà sicuramente dei meriti, ma io posso valutare solo quello che mi trovo davanti e il risultato è per lo più un pastrocchio privo di equilibrio e di significato. Non ho visto Broadchurch per cui Chibnall viene generalmente apprezzato, ma se quello era così valido e DW invece è un disastro irrimediabile da cinque anni, mi sale la sensazione che sia proprio l'approccio al fantastico a metterlo in difficoltà. Credi che Chibs soffra della sindrome del "tanto è fantasy" per cui si può dire e fare qualunque cosa, che viene automaticamente giustificata dal contesto fantascientifico per cui ogni cosa può essere possibile e allo spettatore basta buttargli addosso due parole di technobabble per ottenere la totale ed eterna sospesione dell'incredulità.

Eppure non è solo questo. Perché anche rimuovendo tutte le sovrastrutture speculative, riducendo tutti i personaggi alle loro funzioni e le storie al loro sviluppo, ancora c'è qualcosa che non funziona. Gli archi narrativi non funzionano, i subplot non combaciano, le pistole di Checov non sparano (quante volte l'abbiamo detto riguardo a Chibnall?), i conflitti non si risolvono e in generale tutti i personaggi sono profondamente incoerenti, sembrano affermare valori opposti in scene successive. Non mi piace fare la lista della spese delle cose rimaste aperte o insoddisfacenti, perché è l'approccio nitpicker del fandom tossico, però per la miseria, ci sono degli aspetti nella conclusione di questo Flux che danno di nuovo la sensazione di aver girato tanto intorno per arrivare... a cosa? Siamo di nuovo al punto di partenza, ovvero dove eravamo alla fine della stagione dodici: il Dottore ha un passato misterioso di cui non sa niente, è l'essere più importante dell'universo e forze oscure si ammassano per eliminarla. Per carità, non tutti gli episodi devono far progredire la trama orizzontale della serie, ma se scrivi un serial che deve essere epico e sconvolgente e lo costruisci intorno a dei punti importanti della lore, allora in quel caso sì, la trama deve progredire. Non puoi agitarmi davanti l'esca e poi rimetterla in tasca perché vuoi tenerti la sorpresa pronta per chissà quando. È un modo disonesto di trattare lo spettatore, soprattutto se anche tutto il resto che gli hai dato non è bastato a soddisfarlo.

E intendiamoci: il finale dell'ultimo episodio, in cui il Dottore abbandona l'orologio che presumibilmente contiene tutte le sue memorie passate, è perfetto di per sé. Non mi aspetto che questa parte della storia venga mai davvero esplorata (se non in qualche avventura audio Big Finish), e il percorso che porta il Dottore da voler conoscere il suo passato a capire che il passato non importa è esattamente la corretta progressione tematica della storia. Ma non viene in nessun modo guadagnata durante Flux, il Dottore non ci ha dimostrato di aver imparato qualcosa, di essere cambiata, di aver affrontato una scelta che l'ha messa di fronte alla necessità di scegliere di essere il Dottore adesso o sapere chi era prima. Ed è per questo che dico che Chibnall ha delle lacune proprio nell'ambito della scrittura professionale, o se non altro non gli hanno messo accanto uno story editor che gli faccia notare tutte le cose che non funziano.

Tipo queste, la lista la faccio:

- Quindi alla fine di Flux l'universo è stato in buona parte annientato dalla tempesta di antimateria (che già di per sé è un'idea di scarsissima originalità) e ne rimane solo una porzione infinitesima? No, perché nessuno afferma mai che il flusso sia stato invertito o annullato. E questo dopo che nel suo monologo da villain, la terribile Azure dice esplicitamente ed enfaticamente che riavvolgeranno e riprodurranno il cataclisma, quindi tutto faceva pensare al setting della soluzione finale per annullare la tempesta. E invece no, ops, nulla, l'universo è distrutto. Ovviamente non sarà così, se ne dimenticheranno, ma le informazioni ricevute ci portano a ricavare questo.

- Parlando di distruzione, è da notare il fatto che il Dottore si sia rivelata ben disposta da annichilire tre intere flotte (Dalek-Cybermen-Sontaran) che erano in cerca di protezione dall'apocalisse cosmica in corso. E certo, il Dottore a fasi alterne è pacifista e sanguinaria, ma in questo stesso serial ci ha fatto la menata sul fatto che non fosse giusto annientare una flotta in fuga, per cui è piuttosto incoerente (schizofrenico?) che dopo solo poche ore non se ne faccia problemi. In a related matter, si noti anche che la soluzione al flux è arrivata da un personaggio random che non aveva niente a che fare con tutto il resto della storia, ma ha avuto l'illuminazione improvvisa che ha permesso di salvare tutti (cioè, tutti tranne il resto dell'universo). Ma quindi qual era il piano del Dottore?

- Tutta la sottotrama del Grand Serpent a cosa serviva? A fornire un nemico per l'episodio finale? E quel nemico erano i Sontaran, davvero? Che non solo abbiamo già battuto pochi episodi fa, ma che notoriamente, per quanto siano pericolosi, hanno comunque una componente innata di ridicolaggine (almeno nella serie moderna) che non li fa mai sembrare davvero credibili (vedi scena cioccolato)? Ma poi, stiamo o non stiamo affrontando un cataclisma cosmico? Che bisogno c'è di avviare un'altra invasione della Terra? Chissenefotte, mentre tutto viene consumato dal flux?

- La scomposizione del Dottore in tre, oltre che un trucco già visto (e vabbè, spesso si ripetono) e senza nessuna spiegazione, alla fine si rivela comunque poco determinante. C'era davvero bisogno di avere tre Dottori separati ad agire insieme, o forse era solo un modo di aumentare l'eccezionalità del finale? C'era davvero qualcosa che un Dottore singolo non avrebbe potuto ottenere? E perché non si porta dietro nessun tipo di conseguenza? È praticamente un upgrade casuale, come se il Dottore avesse pescato un power-up che permette di essere in tre posti, senza timore di perdere lucidità, consistenza, anni di vita, messa in piega... niente, è solo che prima ce n'era una, ora ce ne sono tre, perché così fa più finale. Dopdiché quando non serve più, i tre si riallineano, così, solo perché lo vogliono tanto. Forte, eh?

- E vogliamo parlare dei distruttori? Alla fine, chi erano Swarm e Azure? Sì ok, antichi nemici del Dottore e blabla... ma cosa volevano? In un episodio precedente si parlava della guerra tra Tempo e Spazio e avevo ammesso che era un concetto interessante, anche se rischioso da implementare, perché appunto, non si è capito nulla. Qual era l'obiettivo dei due? Volevano vendicarsi del Dottore o avevano altri obiettivi? Perché assorbivano la gente nel passenger? Come sono arrivati alla Division? Qual era l'origine dei loro poteri? È da evidenziare anche il fatto che alla fine il Dottore non li ha sconfitti in nessun modo: sono stati annientati da un'altra entità onnipotente ancora più entità e ancora più onnipotente. Il Dottore non ha fatto letteralmente nulla per batterli.

- Più nello specifico, ci sarebbe anche da capire perché Azure si trovava in islanda o chissà dove in forma umana e sia stata richiamata da una sorta di radiofaro che l'ha raggiunta e... boh, insomma che senso aveva tutta quella parte nel primo episodio? A cosa ha portato? Che informazioni ci ha dato, che cosa ha costruito nell'economia della storia?

- E la Division? Questa entità interuniversale ultraeterna fuori dallo spazio e dal tempo che controlla tutti? Diamo pure per buono che ci sia un'altra organizzazione che può tutto e vuole tutto, capace di distruggere l'universo per capriccio e spostarsi in un altro (il che apre anche la porta del multiverso per DW, ma facciamo finta che non ci siano implicazioni pesanti in questa scelta), ma anche così, che ruolo aveva? Chi ne faceva parte? Perché abbiamo visto solo una vecchia Timelady (che ovviamente era la "madre" del Dottore) e un Ood in una stanza... questo è tutto? Di questo dovevamo avere paura?

- Se poi stringiamo lo zoom e torniamo ai personaggi: qual era il senso di Bel e Vinder? Solo una coppia persa nell'universo? Davvero era solo questo? Che senso e che ruolo aveva il tutto rispetto al flux? Era girata l'ipotesi che si rivelassero essere i veri genitori del Dottore, quelli che la abbandonano durante il transito da un universo all'altro, il che sarebbe stato abbastanza scontato ma sarebbe stato... qualcosa. Invece no, nemmeno quello. Per Chibnall non serve dare una giustificazione alle sottotrame che tira su.

- Come infatti dimostra anche quello che scavava i tunnel sotto Liverpool. Ve lo ricordate? Sì perché è esistito pure lui: un tizio random che per caso scopre dei punto sotteranei che collegano ad altre dimensioni (come!?!!), cosa che per altro ci viene tutta riferita da lui invece di esserci mostrata per renderla credibile, e allora costruisce una serie di porte che servono semplicemente ai personaggi per tornare dove devono andare (cosa peraltro inutile visto che parallelamente usano anche il Tardis... che pure lui, si stava sgretolando ma niente, è a posto perché sì).

- E l'avventura criptoarcheologica dei tre companion (Yaz, Dan, Jericho) in stile Indiana Jones per recuprare... che cosa, la data in cui sarebbe arrivato il flux? E anche ammesso che i Maya o chi per essi la conoscessero, cosa pensano di farci con questa informazione se sono bloccati nel 1901? E poi, non lo hanno già visto in corso, che cos'altro c'era da scoprire? Fa davvero differenza se arriva il dieci maggio o il ventisette ottobre?

- La totale disempatecità dei personaggi emerge di nuovo nella leggerezza con cui continuano a prendere per il culo Karvanista dopo che la sua intera specie ès tata annientata per salvare gli umani, però certo, continuiamo a sfotterlo perché è un good boi e mi porta il giornale. E la tizia senza braccio che nega una possibilità a Dan perché lui ha fatto tardi al loro appuntamento, nonostante, ehm, nel fratempo stesse finendo il cazzo di universo e pure lei è stata aspirata dentro un corpo biomeccanico da una creatura aliena onnipotente? Diocristo, ma siamo seri?

Non voglio neanche andare a immergermi nei dettagli di lore emersi, perché appunto non aggiungono niente e non portano da nessuna parte. Il tutto però continua su quella strada di rendere l'universo di DW estremamente piccolo (anche in senso letterale, visto che ne hanno distrutto la maggior parte), una dimensione tascabile in cui tutto gravita intorno al Dottore stesso: il flux è stato scatenato per fermare lei, perché lei faceva parte della Division che è diretta dalla Timelady che era sua madre e che è potuta diventare immortale grazie ai suoi poteri di timeless child, e i cattivi ce l'hanno proprio con lei che lavorando per la Division li aveva catturati... tutto sempre autoriferito a quell'unico nucleo centrale. È come in Star Wars, in cui alla fine tutti sono parenti o si conoscevano prima o avevano un amico comune. Non c'è niente di indipendente, niente che abbia una sua vita tridimensionale, tutto esiste solo in funzione del Dottore.

E dire che un po' ci avevo creduto, forse avevo voluto crederci. Nei miei commenti agli episodi precedenti (soprattutto i due più scollegati dal plot principale) ho sottolineato io stesso come fossi rincuorato dal fatto che sembrasse davvero di vedere di nuovo Doctor Who. Ma invece no, siamo tornati a riare gli stessi errori. Abbiamo scherzato, c'è ancora Chibnall a dirigere tutto.

Quello che non ha capito Doctor Who. Che non ha capito la fantascienza e che, mi permetto di dire, non ha capito come si scrive una storia. Forse questa è la mia origin story di come sono diventato un fan tossico, ma a questo punto, davvero, non posso che essere felice che la sua canzone si stia per finire.