Rapporto letture - Marzo/Aprile 2021

Arriviamo un altro rapporto letture due in uno, e se non mi davo una mossa rischiavo di doverne fare tre in uno quindi meglio così. Come già ho accennato altre volte, il tempo per il blog è sempre meno, perché ho varie cose a cui dedicare le mier risorse, infatti è passato più di un mese dall'ultimo post. Ma insomma, non è che me ne sto in silenzio, infatti mi trovate in tutti questi altri posti se proprio sentite la mancanza. 

Fatta la solita excusatio (perché un po' mi sento in colpa a tralasciare UtM), passiamo a parlare dei libri. Non sono sicuro che siano proprio nell'ordine in cui li ho letti ma, ma fottesega presumo.

Il (presumibilemnte) primo libro letto in questo periodo è La città dell'orca. In realtà questo libro lo avevo iniziato anni fa, poco dopo la sua uscita, ma ero arrivato a circa un terzo e l'avevo interrotto. Non perchémi facesse così onta da abbandonarlo, ma perché probabilmente mi ero dovuto spostare su altre letture "urgenti" (può darsi che dovessi preparare qualche articolo per Stay Nerd) e poi boh... me ne sono dimenticato, credo. Mi sono reso conto sistemando la scenografia per i video sul canale che non l'avevo più ripreso e così ho rimediato. Comunque, il romanzo di Sam J. Miller è un ottimo esempio delle nuove correnti della fantascienza, quelle che oscillano tra il solarpunk, il transumanesimo e la narrativa dell'antropocene. La storia si svolge a Qaanaaq, città galleggiante posizionata vicino al polo, posto in cui confluiscono molte delle popolazioni di profughi in fuga dal mondo devastato dal cambiamento climatico. In questa ambientazione si svolge una storia "corale" con diversi personaggi che un po' alla volta convergono e si scoprono collegati tra loro. Devo ammettere che la lettura mi ha interessato più per il worldbuilding speculativo che per il dipanarsi della trama, poiché dei vari personaggi mi è sembrato che solo uno avesse davvero un obiettivo, mentre gli altri erano passeggeri della storia. Anche considerando questo rimane comunque un libro valido e molto significativo per il momento in cui viviamo. Voto: 7/10

 Siccome la voglia di oceano non mi era passata, dopo i cetacei sono passato ai cefalopodi con Altre Menti, un saggio di Peter Godfrey Smith basato su anni di studi e osservazioni su polpi, seppie e calamari. In particolare il libro si concentra su tutti quei comportamenti che suggeriscono la presenza di qualcosa che saremmo portati a definire come "intelligenza" o "coscienza", se non addirittura "cultura". Dalla misteriosa città subacquea di Octopolis, ai polpi in laboratorio che sembrano riconoscere gli umani che li accudiscono, ai segnali che le seppie lanciano involontariamente durante il sonno, facendo pensare che stiano sognando. Il testo è interessante anche perché pur parlando di cefalopodi contiene anche diverse nozioni più generali di biologia evolutiva, neurobiologia, anatomia, etologia, ecc. L'impressione che mi ha lasciato è una certa malinconia, perché anche se non viene mai detto in modo esplicito, tutto lascia supporre che polpi, seppie e calamari abbiano effettivamente sviluppato una forma d'intelligenza, diversa dalla nostra perché "diffusa" in tutto il corpo, ma che il loro ecosistema e la loro biologia non gli permettono di trarne vantaggio, e così si ritrovano a essere "sovradimensionati" in questo senso, come se usassimo un acceleratore di particelle per asciugare i panni. Dispiace quindi per queste creature con un potenziale così alto, costrette a una vita breve in un ambiente che non le valorizza.

Naturalmente non ci facciamo mancare un manuale di scrittura, e stavolta mi sono rivolto direttamente a Chuck Palahniuk. In effetti ho letto prima di questo anche un manuale di sceneggiatura di Syd Field, ma l'ho trovato così vacuo che è inutile parlarne, e siccome ero rimasto insoddisfatto sono andato a cercarmi altro. Essendo io formato nella scuola della scrittura immersiva dicui Palahniuk è uno dei più noti testimonial, ero abbastanza curioso di vedere cosa avesse da dire. Consider This è strutturato con una serie di macro-temi ai quali Palahniuk collega anche episodi personali, che vanno dalla costruzione della storia alla scrittura vera e propria. In generale ho trovato le sue raccomandazioni abbastana utili, anche se appunto, avendo già studiato molte di queste tecniche/teorie non ho trovato niente di sconvolgente. Quello che semmai ho rilevato è che sì, tutto molto interessante, ma se segui i consigli che dà Palahniuk nel suo libro finisci per scrivere come Palahniuk. Questa "aneddoticità" è una cosa che ho notato in molti manuali/corsi di autori famosi, e mi sembra un aspetto rilevante, a cui forse dedicherò un video su Story Doctor. In ogni caso devo dire che tra i manuali di scrittori contemporanei che ho letto questo è sicuramente il più interessante.

Ultimo titolo del bimestre è La mia vita con le blatte, un romanzo bizarro fiction di Vaporteppa (anche perché in italia la pubblicano solo loro) scritto da Simone Corà, autore che conosco praticamente da quando ho iniziato a scrivere (ai tempi ci si scontrava nel ghetto della narrativa underground sul forum di Edizioni XII). La premessa della storia promette bene: il protagonista si trasferisce in una nuova casa in campagna e scopre che è invasa da scarafaggi antropomorfi ottusi, volgari e arrapati che gli rendono la vita impossibile, quindi è costretto a trovare il modo di toglierli di mezzo. I presupposti per ottenere qualcosa di esagerato c'erano tutti, però a mio avviso qualcosa si è perso per la strada. Uno dei problemi principali credo che sia proprio la gestione dell'aspetto umoristico della vicenda: a tratti gli sarafaggi si comportano come dei Pierini Alvarovitaliani della commedia sexytrash italiana (tant'è che il loro idolo erotico è Edwige Fenech), in altri casi invece si scontrano con il protagonista o tra di loro con toni e sequenze drammatiche: non si capisce quindi se stiamo assistendo a una farsa fantozziana, in cui si ci si può appiattire la lingua con il ferro da stiro, o invece ci si deve aspettare qualcosa di gore, in cui ci arrivano addosso schizzi di sangue e budella. Anche il registro delle battute inserite nel testo non sempre è coerente, perché a volte sdrammatizza gli eventi, altre sembra evocare scene del tutto surreali. Inoltre la storia prende una brusca svolta nella terza parte del libro, in cui il protagonsita si trova catapultato letteralmente in un altro mondo, e una volta arrivato qui deve praticamente ricominciare da capo la sua ambientazione (e di conseguenza quella del lettore) con nuovi personaggi, nuove dinamiche, nuove regole, nuovi obiettivi. Anche se si capisce che il suo percorso di trasformazione sta procedendo anche in questa nuova dimensione, in effetti si ha la sensazione che tutto quando avvenuto prima non abbia più importanza (come tutte le relazioni con i vicini di casa o l'agente immobiliare), perché adesso il contesto e gli obiettivi sono radicalmente cambiati. Insomma, forse avevo aspettative diverse, e volevo davvero farmelo piacere, ma non sono riuscito ad andare oltre un blando gradimento di base. Voto: 6/10


I miei articoli per Stay Nerd: Gennaio-marzo 2021

Iniziamo una nuova annata di collaborazione con Stay Nerd, e come sempre ogni tre mesi riepilogo qui quello che pubblicato sulla rivista, che peraltro proprio in questi mesi ha cambiato veste grafica e logo, adottando un look più minimal e pulito, quindi vi consiglio anche di farci un giro nella sua nuova versione.


10 libri fantasy e sci-fi che diventeranno film o serie tv nel 2021 - Una rapida carrellata delle nuove uscite in vista nell'ambtio degli adattamenti da libro a film. Da Foundation al Signore degli Anelli (che forse nel frattempo è stato rimandato) con qualche young adult e il ritorno di R.L. Stine. Non è detto che sia tutta roba di qualità, ma sono comunque progetti che hanno avuto una certa attenzione, quindi potete scegliere quale vi sembra interessante.

Tribes of Europa: la Disunione Europea dopo l'apocalisse - Come ho detto più volte anche qui sono sempre curioso per le serie non anglofone (vedi 3% o Beforeigners) e in questo caso ho guardato la prima stagione di questa serie tedesca ambientata in un'Europa frammentata in tante piccole comunità dopo la fine improvvisa di tutta la tecnologia. Certamente non un prodotto estremamente originale ma onesto, con un taglio principalmente young adult ma capace di rappresentare in modo allegorico la stanchezza del vecchio continente che già oggi si perscepisce.

Forse avremmo dovuto rileggere La Fattoria degli Animali invece di 1984 - Facile parlare di distopia, e facile citare il solito Grande Fratello di Orwell. Ma anche nella Fattoria degli animali si possono trovare elementi interessanti per guardare il presente, al di là della più immediata allegoria stalinista. Mi sono riletto il libro (in lingua originale) che avevo letto ai tempi della scuola, ed è stata un'esperienza sicuramente interessante.

Il cybperunk aveva previsto tutto, ma ora anche basta - Per la serie degli articoli in cui sono tenuto per contratto a fare l'antipatico, qui mi sono permesso di dire che tutta questa fascinazione moderna per il cyberpunk è roba da poser e tradisce in effetti gli intenti stessi del movimento. Sempre che di cyberpunk si possa davvero parlare...

Harlan Ellison starter kit - In occasione dell'uscita di un omnibus dei racconti di Ellison, che in Italia mancavano da tanto, un profilo di questo scrittore di culto e personaggio controverso

Otto libri per introdurre i ragazzi alla fantascienza - Questo è uno degli articoli di cui sono più fiero, perché riscattare la dignitià della fantascienza per ragazzi è un passo importante per lo sdoganamento del genere. Qui si parla di testi middle-grade, quindi per ragazzi di 9-11 anni, prima della fascia young adult. Titoli interessanti (e recenti) ce ne sono, e poterli mettere insieme come suggerimento per tutti quelli che cercano cosa far leggere ai propri figli/nipoti/studenti è il miglior contributo che potessi dare alla causa della sf in Italia.

La nostra casa si allaga: libri che raccontano il cambiamento climatico - Tema caldo (pun intended) degli ultimi anni, il cambiamento climatico, e lo scioglimento dei ghiacciai in particolare, è stato trattato da tantissimi autori di speculative fiction, e qui ne ho elencati alcuni dei più rappresentativi.


Bonus track

Cronache dellaa fantascienza italiana - Primo dialogo

A marzo è uscito anche il primo articolo scritto in collaborazione con Maico Morellini sulla sotrica rivista Argo, in cui cerchiamo di tracciare una cronistoria recente della fantascienza italiana. Compito gravoso e rischioso, ma qualcuno doveva pur farlo. Giochiamo un po' a poliziotto buono e poliziotto cattivo, e indovinate quale sono io...


Dj set - Deep Time

Voi forse non ve lo ricordate, ma ancora prima dell'uscita di Dimenticami Trovami Sognami, quando ancora il romanzo di chiamava Retcon, misi insieme una colonna sonora mixata che nelle mie intenzioni poteva accompagnare degnamente il libro per mood e contenuto. Quella colonna sonora fu poi ripresa anche da Zona 42 che la ripropose sul sito con una mia breve esegesi del dj set. Negli anni scorsi, ho selezionato anche delle tracklist da accompagnare alle mie antologie Spore, Il lettore universale e L'esatta percezione, ma in questi casi si trattava solo di una selezione di pezzi, senza mixaggio.

Ora che però è uscito Diario dal tempo profondo che può essere definitivo "romanzo" secondo gli standard internazionali di lunghezza (anche se io preferisco parlare di "libro illustrato" perché è così che è nato), era doveroso comporre un'altra soundtrack mixata appositamente come nel caso di DTS. In questo caso, a dire la verità, il compito è stato più facile, perché durante la frenetica stesura di DTP mi sono davvero focalizzato su un tipo particolare di musica, in particolare le sonorità tripping di Stephan Bodzin e gli inni alla natura di Dominik Eulberg, che insieme esprimevano al meglio l'essenza della storia che stavo costruendo, fatta di esplorazione e creature incredibili.

Sono partito quindi da alcune di quelle tracce che mi hanno continuamente accompagnato e sostenuto durante quei mesi di lavoro, come Diamant e Goldene Acht e ho aggiunto alcune altre che mi sembravano adatte a rappresentare alcuni elementi della storia, dell'atmosfera e dei temi di DTP. Non sarà troppo difficile capire a cosa si riferiscono La machine du temps e Solastalgia, oppure Orca, Madagascar e Tears for Animals. Alcuni collegamenti sono più sottili, come nel caso di Don't Skip e Momentan, ma ho cercato comunque di seguire con la musica il percorso del libro. Non sono riuscito a farci rientrare alcuni pezzi che mi sembravano adatti (come qualcosa di Minilogue e Moderat), per limiti di spazio o perché difficili da amalgamare con gli altri già presenti, ma sono soddisfatto del risultato, anche perché come spesso cerco di fare sono riuscito a far rientarre in un unico set generi diversi (dalla minimal alla trance, dall'idm all'elettronica strumentale) e diverse epoche (pezzi che vanno dagli anni 90 a pochi mesi fa).

Ecco quindi Deep Time, la soundtrack ufficiale di Diario dal tempo profondo, che potete ascoltare sul mio mixcloud insieme a tutti gli altri dj set che carico ogni tanto (con la sconvolgente media di uno all'anno). Mi auguro che possa suggerire a voi le stesse suggestioni che ne ho ricavato io, con o senza libro.



Rapporto letture - Febbraio 2021

Il post precedente a questo è il rapporto letture del mese scorso, chiedo scusa per non aver aggiunto altro nel frattempo, ma tra Story Doctor, Specularia, Instagram e i vari contributi qua e là le risorse per il blog sono sempre più limitate. Mi viene sempre da giustificarmi perché Unknown to Millions è l'archivio storico delle mie considerazioni (10 years and counting) e mi dispiace lasciarlo in standby, ma il tempo è quello che è.

Comunque, ecco il mio commento ai libri di gennaio, come da proposito per quest'anno, alla lettura di fantascienza e affini ho deciso di affiancare altri generi e testi non di narrativa. E infatti.


Infatti il primo libro che ho letto è stato Armi acciaio e malattie, un saggio degli anni 70 di Jared Diamond ormai diventato un punto di riferimento per storici e antropologi. L'obiettivo del libro è trovare una spiegazione al fatto che il progresso delle diverse civiltà umane sia stato così difforme sul pianeta, e giustificare senza l'uso di paradigmi razzisti la predominanza delle nazioni auropee e asiatiche sugli alti continenti. Diamond parte molto indietro, dalla fine dell'ultima glaciazione, e cerca di mettere insieme i passi che i vari popoli umani hanno compiuto verso la formazione della "società", identificando i fattori chiave nella costituzione di aggregati più strutturati di tribù. L'analisi è molto convincente e trova riscontro in alcuni esempi pratici, con approccio scientifico alle discipline storiche che a volte sembra mancare nelle teorie più diffuse e studiate. In effetti molte di queste nozioni le avevo già trovate altrove, quindi non mi è risultato del tutto nuovo, ma probabilmente la fonte primaria era proprio lo studio di Diamond. Quindi questo testo rimane fondamentale per chiunque si interessi della storia evolutiva della nostra specie e dell'impatto dell'uomo sul pianeta.

 

In queste settimane ho anche recuperato un grande classico, uno di quei testi che si leggono forse troppo presto. Infatti ho vaghi ricordi aver letto La fattoria degli animali in terza o quarta superiore, ma non ne ricordavo granché. L'ho ripreso (in lingua originale) per scrivere poi un articolo su Stay Nerd. Ora, ovviamente non serve nel 2021 arrivi uno stronzo qualunque come me a recensire George Orwell, quindi in questo caso mi risparmio le considerazione su trama, scrittura e così via. Posso dire che riletto adesso, anche alla luce di come la società globale si sta movendo, Animal Farm continua ad avere una notevole rilevanza, anche al di là degli immediati rimandi allo stalinismo. Ma di questo ho parlato appunto nell'articolo linkato prima, quindi vi rimando lì per approfondire.


E a questo punto devo parlare di La quinta stagione. Di questo romanzo e della serie della Terra Spezzata che ha vinto per tre anni di fila il premio Hugo avevo sentito parlare fino alla nausea, e forse proprio per questo lo avevo deliberatamente ignorato. Sono sempre diffidente nei confronti di quei libri che sbancano tutto, quegli autori che sono considerati i nuovi qualcosa, le next big thing che tutti devono leggere. In questi casi sospetto che ci sia dietro una forte operazione di marketin che poi, arrivati a scartare il pacco, non contiene niente. Poi ho iniziato a leggere il romanzo di N.K Jemisin e mi sono sentito un idiota totale. La quinta stagione è potente, avvincente, ben progettato, ma soprattutto significativo. In un settore che spesso propone storie che hanno concept interessanti ma che poi non dicono nulla, questo invece ha un messaggio di fondo forte e attuale. Il worldbuiling è eccellente e non si limita a mettere insieme dettagli su dettagli, ma li utilizza e li rivela in modo funzionale allo svolgimento della trama e all'arco narrativo dei personaggi. Le rivelazioni e i momenti climatici sono ben dosati e gestiti, e portano quindi a seguire col giusto livello di interesse una vicenda che alla fine non ha dissolto quasi nessuno dei suoi misteri. Siccome come sempre non voglio sembrare il fanboy con gli occhi a cuore ma voglio mantenere l'obiettività, come aspetto negativo posso dire che in certe sequenze lo stile si fa forse troppo enfaico, con ripetizioni e rientri a capo accumulati (e non credo sia una questione di traduzione). A mio avviso avrebbe funzionato anche senza, ma forse in questo modo si rende meglio la cinematograficità del tutto. In ogni caso, La quinta stagione è uno di quei libri che segnano davvero i lettori capaci di comprenderli, e per me è stato così. Sono convinto che se dessimo da leggere storie come questa ai ragazzi a scuola invece dei Malavoglia formeremmo persone più autonome e consapevoli, e magari anche interessate alla lettura, pensa te che roba. Voto: 9/10

 Infine usciamo ancora dalla narrativa con Helgoland, un libro breve ma completo sulla meccanica quantistica di Carlo Rovelli. Partendo dal ritiro mistico di Werner Heisenberg su quest'isola sacra, dove è nata l'idea di base che avrebbe portato alla definizione dei quanti, Rovelli traccia un percorso relativamente accessibile a questa interpretazione della fisica che per quanto appaia paradossale riesce invece a conciliare molte delle contraddizioni che si rilevavano tra la fisica classica e quella microscopica. L'autore riesce a non sconfinare troppo nel tecnico e si limita a mettere giù solo due-tre formule, dedicandosi poi soprattutto a interpretare il loro signifiato in termini fisici e filosofici. Una lettura stimolante che non richiede particolari nozioni, e che fornisce un importante tassello nella comprensione (o non-comprensione) del mondo, che è più liquido di quanto ci immaginiamo. Peraltro, visto che sono in fase di revisione del mio prossimo romanzo Sinfonia per theremin e merli, che include arogmenti simili, la lettura di questo libro si è rivelata propedeutica e complementare alla trattazione di questi temi.


Rapporto letture - Gennaio 2021

Iniziamo una nuova annata di rapporti letture, e anche se questo mese abbiamo solo due titoli di cui parlare, dedicheremo diverso spazio a entrambi quindi è utile tenerli in un unico post invece di accorpare più mesi come sto facendo ultimamente. Infatti per combinazione a gennaio ho letto gli ultimi romanzi di due autori italiani che considero a oggi tra i migliori nel loro genere prevalente di appartenenza, quindi mi pare appropriato dedicargli spazio.

 

Il primo di cui parlo è Livio Gambarini, che reputo uno degli autori più autorevoli del fantasy italiano, anche se lui per mantenere la reputazione preferisce che lo chiamino "fantasy storico" (un po' la stessa storia per cui si dice "speculative fiction" invece di "fantascienza"). A novembre è uscito Inferno, quarto e ultimo volume della saga di Eternal War, che seguiva le vicende dei poeti stilnovisti a Firenze (principalmente Guido Cavalcanti e Dante Alighieri) contrapposte a quelle delle schiere degli spiriti che muovono in segreto l'umanità, tra i quali spicca Kabal, l'Ancestrarca (una sorta di spirito protettore della famiglia) di Cavalcanti. Tra le pagine del blog trovate i miei commenti ai volumi precedenti e potete verificare che ho sempre apprezzato questa serie. Gambarini riesce a intrecciare in modo avvincente i fatti storici (pur dovendo piegarli occasionalmente alle sue esigenze narrative, per lo più per far coincidere cronologicamente alcuni episodi) e le dinamiche che si svolgono nelle Lande degli spiriti, invisibili agli occhi degli umani, o almeno quasi tutti loro. Dopo che nel terzo libro il focus si era spostato da Cavalcanti ad Alighieri e il progetto di Kabal per far diventare il suo protetto signore di Firenze era fallito e portato alla mezza-morte di Guido, eravamo arrivato a un plot twist finale che preparava il viaggio all'Inferno che Dante racconta nella Commedia, con lo stesso Kabal nei panni di Virgilio. Questo libro riprende l'azione proprio da quel momento, con Kabal che incoraggia il poeta a compiere questa impresa, il cui vero scopo (taciuto a Dante) è quello di salvare l'anima di Guido. Ma l'Inferno è un posto pericoloso, soprattutto perché esiste da pochissimo tempo, si è originato dalla fusione dei paradigmi cristiani con i miti classici ed è potuto nascere solo grazie alle azioni di Kabal stesso, che da manipolatre si è trovato a essere inconsapevolmente manovrato da forze più grandi di lui. La traversata dell'Inferno quindi si rivela piena di pericoli per Kabal, perché richiede da un parte di comprendere i meccanismi che lo regolano, e dall'altra di mantenere il segreto sul vero motivo per cui ha trascinato Dante con sé. Dante è l'unico che può salvare Guido ma se lo scoprisse probabilmente si opporrebbe a questa missione, per cui Kabal deve ricorrere alla sua arma più affidabile: l'inganno. Tutta la saga di Eternal War è basata sulle macchinazioni di Kabal, che è il vero protagonista della storia anche se gli altri personaggi principali intorno a lui affrontano comunque percorsi di cambiamento rilevanti. In quest'ultimo episodio l'attenzione è ancora più concentrata su di lui, che già dopo la tragedia del sacrificio di Guido aveva iniziato a nutrire dubbi sulla sua condotta. Ma mentre scende nell'Inferno e incontra i peccatori condannati lì dentro, tra i quali spiccano alcuni membri defunti della famiglia Cavalcanti di cui lui era stato protettore, il suo sistema di valori si frantuma pezzo per pezzo, ed è costretto a cedere parti della sua essenza (che aveva in un certo senso "rubato" ai Cavalcanti del passato) per poter andare avanti. Il percorso di Kabal quindi è genuinamente struggente, mentre Dante acquisisce via via più spessore e sicurezza, visto che si trova in un ambiente in cui la sua poesia ha effetti diretti e visibli sulla realtà. Naturalmente il loro viaggio li porterà a confrontarsi con Satana in persona, che può essere affrontato solo dopo aver appreso la sua natura grazie ad alcuni opportuni flashback che ricollegano episodi fino al primo libro (con giusto una spruzzatina di retcon). Il romanzo quindi scorre come un'avventura, molto più dei precedenti che dovendo aderire ai fatti storici non sempre avevano spazi per imprese e scontri, ma si basavano più su macchinazioni e sotterfugi. Purtroppo devo ammettere che la mia conoscenza della Commedia si limita a quanto ho studiato alle superiori (anche se ci ho fatto pure il tema della maturità!), quindi non sono in grado di cogliere i numerosi riferimenti agli episodi citati, o almeno non quelli più nascosti. Ovviamente mi ricordo di Ulisse e Paolo e Francesca, ma per esempio del castello dei savi non credo di aver mai sentito parlare prima. Questo per dire che sicuramente con una conoscenza più approfondita dell'opera di partenza questo libro si può godere molto di più di quanto sia capitato a me, che pure l'ho apprezzato parecchio. L'autore è davvero abile a rendere il viaggio all'Inferno in una salsa più "pulp", ma senza scadere nelle trashate di Dante che impugna il bazooka e spara un missile nel culo ai demoni, piuttosto collegando gli episodi già presenti nell'opera originale con la lore della sua stessa saga. D'altra parte, come viene spiegato nella postfazione, molte delle vicende narrate che sembrano esagerate dal punto di vista dell'azione o del grottesco, sono invece riprese in modo fedele dalla Commedia, Gambarini si è limitato a tradurle in prosa e incastrarle nel suo contesto narrativo. Se poi devo muovere un punto di critica (certo che devo), ho trovato il finale un po' anticlimatico, o meglio, sofferente di quella "sindroma del blockbuster" per cui succedono cose gigantesche, spettacolari, devastanti... ma non portano a niente. Avete presente come in tutti i film di supereroi nella battaglia finale si apre questo varco nel cielo da cui partono i fulmini e le fiamme, e il cattivo sta lì a declamare come distruggerà tutto, mentre intorno a lui i buoni hanno tutto il tempo di organizzarsi e contrattaccare, e quindi tutto quel pandemonio non ha nessuna conseguenza? Ecco, succede qualcosa di simile nello scontro con Satana: si prepara una battaglia immensa che coinvolge tutta la popolazione dell'Inferno, schiere celesti e demoniache, un Nemico immenso, dal potere inimmaginabile capace di sconvolgere le fondamenta della realtà... e niente, se ne sta fermo in un punto a lanciare palle di fuoco 2D6+1 mentre i nostri chiacchierano e si organizzano per trovare il modo di sconfiggerlo. Insomma quello che doveva essere lo scontro epico che si preparava da quattro libri alla fine non mi ha soddisfatto in pieno: funziona benissimo a livello di conflitto interno dei personaggi, ma esagera nella battaglia esterna, mettendo in campo troppi effetti speciali che forse non avevano bisogno di stare lì. Al confronto, i climax di EW2 e EW3 mi erano sembrati molto più equilibrati nel modo in cui trattavano i diversi livelli di conflitto. Questo però non squalifica il libro, che fa un ottimo lavoro nell'aggiornare l'opera dantesca e nel portare a compimento gli archi introdotti all'inizio della serie. Ci sono anche un paio di ottimi agganci metanarrativi sullo scopo di un lavoro del genere che ne giustificano l'esistenza agli occhi di chi direbbe "nooooo non puoi toccare la Divina Commedia!!!!". EW4 è un'ottima conclusione di una saga che già dai primi capitoli dimostrava la sua originalità e competenza, e dimostra appunto come il fantasy possa essere "italiano" senza diventare macchiettistico. La mia previsione è che con gli anni questi libri diventeranno un classico del fantasy italiano, e se aiuteranno anche qualcuno ad appassionarsi alla poesia stilnovista, alla storia di Firenze, e all'opera di Dante, tanto di guadagnato. Voto: 8/10


E se Gambarini è tra i migliori autori fantasy, Alessandro Forlani è tra i migliori autori di fantascienza (ha scritto anche fantasy, e molte volte scrive borderline, ma personalmente lo apprezzo di più quando affronta il genere speculativo). In questo caso è facile farsi ingannare dal titolo, perché Memorie di un colonnello di soldatini non dà l'idea di che cosa contiene il romanzo, che l'autore ha autopubblicato (fear not: è uno di quelli che quando pubblica in self lo fa in modo competente), ma fortunatamente c'è la copertina di Martina Biondini che aiuta molto a inquadrare il tutto. MCS è un romanzo che parla di contemporaneità, di come ci creiamo il nostro piccolo mondo alimentando le nostre bolle di autoconfermazione e crediamo che la realtà sia limitata a ciò che shariamo e gli altri likano e viceversa. Siamo nel 2025 o giù di lì (difficile esserne sicuri), e la protagonsita è Arianna, una inging: una che di mestiere si occupa di "ingizzare" le vite degli altri, cioè trasformarle in storytelling, perché tutto è narrazione, dall'alzarsi la mattina (waking) ad andare al cesso (toileting), fare colazione (breakfasting) per poi hanging insieming e dining sushing mentre gossiping sulle shipping dei friending. Quello che raccontiamo è quello che succede, ma il problema è che accade anche l'inverso: succede solo quello che raccontiamo e come lo raccontiamo, quindi è difficile mantenere un appiglio saldo con la realtà, che inizia a sfaldarsi per via delle versioni contrastanti. Per mantenerla insieme c'è bisogno di un inging fatto bene, ed è proprio questo che il Colonnello chiede ad Ary: accompagnarlo nella sua rivoluzione allo scopo di ristabilire la realtà come deve essere. Non fosse che il Colonnello stesso, ex docente in una facoltà in cui ormai basta farsi un selfie con il prof per prendere i crediti e appassionato di modellismo di guerra (facile identificarlo come un alter ego dell'autore), ha una concezione della realtà plasmata dalle ideologie periodiche e contrastanti che nel corso del tempo hanno trascinato le persone: dai fasci ai punk, i rasta i nerd e i centro sociali, la realpolitik e il lavoro che nobilita l'uomo. Tutte queste sintesi incociliabili devono scontrarsi e non possono sopravvivere in un universo in cui ciò che è reale è determinato da ciò che ottiene più follower. Se Dick diceva che la realtà è quella cosa che continua a esistere quando smettiamo di crederci, qui avviene il contrario: la realtà esiste solo finché ci credi, e se non credi più in niente non esisterà niente. Il romanzo quindi assume anche una forte componente satirica, come accade spesso nelle storie di Forlani, e riprende un discorso che l'autore aveva iniziato molto tempo fa, e che forse potremmo definire il nucleo di tutta la sua poetica: elementi di questa idea si trovano già in Eleanor Cole e in T, che pure sono storie completamente diverse. Peraltro un germe di quello che è sbocciato poi in MCS nel racconto di Forlani Io mi fermo qui che abbiamo pubblicato su Specularia, al punto che lo si potrebbe quasi considerare un prequel. Se poi parliamo dello stile, come sappiamo Forlani scrive in metrica e quindi la lettura ha la musicalità di una ballata, anche quando racconta di schieramenti di giocatori di ruolo che si bestemmiano contro perché uno ha avuto un tiro fortunato con il dado da 20. Forlani ne ha per tutti (c'è anche una frecciatina che credo sia diretta a Story Doctor), si scaglia in modo subdolo contro la profusione di professionisti, le orde di narratori, gli eserciti di poser, che si lasciano manipolare come soldatini di plastica. Il fatto di usare come protagonista un personaggio che riprende molte delle sue stesse caratteristiche è indicativo di come la critica sia rivolta anche a se stesso, che di questo sistema fa parte e non può fare a meno. Anche in questo caso, a mio avviso ci troviamo di fronte a un testo (e in generale a una produzione) che acquisirà valore col tempo, e per come la penso io questo è ciò di cui la fantascienza dovrebbe parlare oggi, perché è il vero campo di battaglia su cui dovremo scontrarci nei prossimi anni. L'umanità sta perdendo il controllo delle proprie idee, i memi stanno diventando l'unità fondamentale della realtà, e se vi sembra di aver già sentito qualcosa del genere è perché si tratta degli stessi concetti che sto cercando di portare avanti nelle mie storie del Memeverse. Può darsi che sia questa mia affinità spirituale con le tematiche proposte a farmi ritenere questo libro di Forlani un'opera di alto livello, ma anche al netto degli argomenti trattati, bisogna riconoscere l'oggettiva qualità tecnica della scrittura, la competenza con cui la storia è stata scritta adereno agli stessi modelli di cui annuncia di voler fare a meno, e la profonda e sottile ironia di cui tutto il testo è pervaso. L'autore ha dichiarato che non scriverà più fantascienza, ma non ha ricevuto abbastanza like a questa affermazione, quindi possiamo confidare sul fatto che lo farà ancora. Questa è la fantascienza di cui abbiamo bisogno, ma che forse non ci meritiamo. Voto: 9/10


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