Katie M. Flynn - Lasciami andare

È sempre una bella esperienza quando un libro ti sorprende, e una alla quale mi ero disabituato. Con gli anni sono diventato abbastanza abile a identificare i libri che mi interessano, tant'è che raramente anche nei miei rapporti letture mi trovo costretto ad assegnare insufficienze. Di contro è anche più raro che un libro contenga qualcosa che non mi aspetto, per cui anche quando leggo un bel libro, alla fine mi aspettavo che lo fosse.

Con Lasciami andare invece c'è stato questo elemento sorpresa. Questo romanzo di Katie M. Flynn, autrice di cui non avevo mai sentito parlare, è uscito per Frassinelli nelle settimane scorse. Titolo, copertina e sinossi puntavano tutte in una direzione: young adult distopico. Genere che non disdegno, anche se ha prodotto una marea di monnezza nel corso degli ultimi anni, e anzi che io stesso ho approcciato da autore (tuttora senza sbocchi editoriali, ma chissà). Insomma, mi aspettavo una cosa, e ne ho ottenuto un'altra.


Lasciami andare, che nella sua versione originale si intitola The Companions, non è affatto un young adult. E non lo dico col tono paternalistico di chi sostiene che lo YA sia narrativa indegna, con la stessa spocchia del leitmotiv: "[classico di fantascienza che ha avuto risonanza nella cultura mainstream] non è solo fantascienza". Faccio solo una constatazione che spiega perché mi sono ritrovato spaesato, e che comunque potrebbe avvicinare qualcuno che quel pregiudizio verso lo YA ce l'ha davvero, per ragioni che non mi metto a discutere.

The Companions è la storia di Lilac, questa ragazza sedicenne che è morta per un incidente durante una giornata con le amiche. Solo che dopo essere morta, la sua mente è stata copiata e installata in un corpo robotico piuttosto rozzo (con ruote e pinze) ed è diventata così una "compagna". I compagni sono appunto persone morte la cua personalità è stata caricata all'interno di corpi meccanici. In un futuro prossimo abbastanza riconoscibile dalla nostra posizione, la società Metis ha sviluppato questa tecnologia e offre contratti da sottoscrivere prima della morte, affinché si possa continuare a vivere, in qualche modo, anche dopo. I compagni non si possono acquistare ma solo noleggiare, e il loro ruolo è quello del nome: fanno compagnia, vengono usati come assistenti nelle case di riposo o come nel caso di Lilac, come amici surrogati di bambini costretti in casa. È così che inizia la storia di Lilac, con lei che racconta il giorno della sua morte alla sua amica Dahlia, la cu mamma ha noleggiato una compagna per starle accanto durante la quarantena.

"Quarantena"? Già vi si drizzano i peli sulle braccia, vero? Ci torniamo dopo.

Lilac sa di essere morta. Come tutti i compagni, non c'è nessuno sconvolgente mistero sulla loro natura "artificiale" e sulla loro attuale condizione. Non siamo in una di quelle storie che propone l'eterno dilemma della Nave di Teseo su chi sia l'originale e chi la copia, con il clone che realizza di essere quello venuto dopo. Sono questioni interessanti, che reggono intere opere come ad esempio Westworld, ma non fanno parte di questa storia. I ricordi prima della sua morte sono un po' confusi, e anzi c'è il dubbio che possa non essere stato del tutto un incidente, ma non vedremo mai Lilac disperarsi e porsi profonde domande filosofiche davanti allo specchio. Però, decenni dopo l'incidente e dopo aver raccontato centinaia di volte quella storia alla sua padroncina, le viene in mente che forse c'è ancora qualcosa che deve scoprire, sulla sua morte.

In realtà, la storia di Lilac non è soltanto sua. Perché dopo essere fuggita da casa di Dahlia, la narrazione inizia a saltare su numerosi altri personaggi, che entreranno in contatto con Lilac in durante il suo viaggio alla ricerca di chi può conoscere ciò che ha provocato la sua morte. Il collegamento con molti di questi personaggi sarà piuttosto labile, eppure tutti saranno toccati in qualche modo dal loro incontro con lei. Si viene così a creare una storia corale, che riesce a dare una prospettiva ampia del mondo in cui queste vicende si svolgono. I personaggi che conosciamo appartengono a contesti e classi diverse: ricercatori, infermieri, attori di hollywood, orfani cresciuti in strada, agricoltori. Tutti questi entreranno in contatto proprio grazie all'intervento di Lilac, il cui punto di vista non verrà più toccato dopo il capitolo iniziale, la vedremo solo attraverso la prospettiva di questi altri personaggi ricorrenti.

Questo mondo che ci viene raccontato, come dicevamo prima è proiettato nel futuro ma è riconoscibilissimo. Lo è ancora di più adesso, perché uno degli eventi cardine da cui parte la storia è la diffusione di un virus che ha provocato una pandemia, che ha reso necessaria una quarantena protratta a tempo indefinito, e che arriverà a durare alcuni anni. Ma è bene sottolineare che Lasciami andare non è un libro sulla pandemia: il virus e la quarantena rimangono sullo sfondo, sono una parte dell'ambientazione che condiziona in modo quasi implicito la vita di tutti i personaggi, ma che rimane un fatto dato per scontato, un paradigma intorno al quale si è ricostituita interamente la società. È puttosto perturbante nella primavera dell'anno del signore 2020 leggere della quarantena in questi termini, perché la sottotraccia è proprio quella che percepiamo anche oggi. E il fatto che il libro non ci calchi sopra l'attenzione rende il tutto più vero, perché rende ancora meglio quella nostra percezione dissociata di un mondo che è shiftato sotto i nostri piedi mentre ci reggevamo al corrimano. Da questo punto divista è importante notare come il romanzo sia stato pubblicato negli USA a marzo di quest'anno, quindi gli accenni alla quarantena non hanno niente a che vedere con l'esperienza del Covid. Apprezzabile anche il fatto che Frassinelli non abbia sfruttato questo aspetto a livello di marketing, come invece hanno fatto altri editori che hanno cercato tutti i possibili collegamenti all'hot topic del momento. Questo è senza dubbio un altro degli elementi che mi hanno sorpreso di questo romanzo.

Del mondo di Lilac e compagni (pun not intended) riceveremo una visione piuttosto ampia anche a livello temporale, perché la storia ci porterà fino a una quindicina di anni dopo, e vedremo anche l'evoluzione della società dopo la fine della quarantena e le conseguenze della diffusione dei compagni. Tutti i personaggi avranno una conclusione alla loro storia, ma in molti casi il finale è di quelli che si possono considerare "aperti". Non nel senso che rimane la possibilità di un sequel, ma che le domande rimaste insolute sono molte, e in fondo più importanti delle risposte.

Anche lo stile di scrittura (e di traduzione) è maturo, a volte spigoloso ma non crudo in maniera gratuita. Non c'è spazio per lirismi ma la prosa rimane efficace ed evocativa, e soprattutto in linea con il registro della storia. Tutto questo fa di Lasciami andare uno dei migliori libri che abbia letto negli ultimi mesi, capace di esprimere meglio di tanti altri l'inquietudine e la transitorietà dei tempi che stiamo vivendo, pur senza affrontare in modo diretto questi temi. Può darsi che il mio giudizio sia distorto in positivo dal fatto che mi aspettassi un altro tipo di storia e di target, ma se anche fosse, allora ben venga questo tipo di sorprese.

Everything is code - La stagione 3 di Westworld con il senno di poi

Come avevo annunciato nel commento dell'ultimo episodio, dedico un post a una riflessione in retrospettiva sull'intera stagione 3 di Westworld. Se due anni fa la stagione 2 della serie aveva scontentato molti, che l'avevano ritenuta troppo complessa e inferiore alla prima (mentre io sostengo esattamente il contrario), nessuno si era lamentato che quello "non fosse più Westworld". Questo tipo di critica invece è arrivato da più direzioni per la stagione 3 appena conclusa, e in molti si sono affrettati a dire che con questa stagione la serie ha "saltato lo squalo", locuzione con cui si intende quel momento in cui uno show perde completamente la sua natura.

È facile capire perché ci sia questa sensazione fiducia: di Westworld, nel senso del parco con questo nome, nella stagione 3 di Westworld non ce n'è molto. Quasi nulla, in effetti. E il parco era il nodo centrale della vicenda, tanto da dare il titolo alla serie. Senza di quello non stiamo nemmeno guardando la stessa serie, ma qualcos'altro, giusto?

Sbagliato.

Ma procediamo con ordine, e vediamo a cosa è servita e come va interpretata la stagione 3 di Westworld, e quali sono i principali problemi che possono aver lasciato diffidenti molti degli spettatori.


Togliamoci subito il primo dubbio, quelo sull'assenza del parco in questa nuova stagione. Qualunque spettatore minimamente accorto aveva capito già verso metà della prima stagione che il parco sarebbe stata solo l'anticamera della storia. Se si sta parlando di intelligenze artificali che devono acquisire coscienza e sfuggire dalla prigione a cui sono state confinate, come si fa a pensare che questa storia possa completarsi all'interno di quella prigione? La fuga dal parco è stato il motore del plot dell'intera stagione 2, per cui sorprendersi che adesso la storia non si svolga più dentro Westworld è davvero superficiale. Ma allora dovevano cambiargli titolo, si dirà. Può essere, ma non mi pare che nessuno abbia mai chiesto che Dragon Ball cambiasse titolo quando hanno smesso di cercare le sfere e hanno iniziato a viaggiare nello spazio. La terza stagione di Westworld è diversa dalle due precedenti? Indubbiamente. La terza stagione di Westworld tradisce lo stile e i temi delle due precedenti? Manco per idea, anzi ne è la naturale, e tutto sommato prevedible, evoluzione.

Con un certo margine di approsimazione, si può concludere che le stagioni 1 e 2 siano state il primo atto dell'intero arco narrativo della storia. Alla fine del primo atto ci troviamo di solito in una situazione diversa, in un mondo sconosciuto del quale dobbiamo capire le regole. Il tutto va visto naturalmente dalla prospettiva dei perrsonaggi, e se adottiamo il punto di vista degli host protagonisti (Dolores, Bernard, Maeve) questo è perfettamente coerente: il "mondo reale" è per loro il mondo sconosciuto.

La continuità dei temi non è in dubbio. Fin dalla prima stagione il nucleo fondamentale di tutta la narrazione è quello del libero arbitrio, della possibilità di scelta. Lo vediamo nei primi tentativi degli host di affrontare il labirinto, quel "viaggio verso l'interno" dal quale è possibile acquisire la consapevolezza. Lo vediamo con la teoria della mente bicamerale. Lo vediamo con le storyline a cui ogni host è assegnato. Lo vediamo con i personaggi che per primi riescono a rompere queste storyline ed effettuare la loro prima libera scelta (Dolores e Maeve). Nella seconda stagione il tutto prosegue e lo vediamo ancora con Dolores che altera Teddy, con Akecheta che cerca Kohana, con William che non è sicuro di essere una persona o un androide, con Bernard che sente nella testa la voce di Ford, con la Forgia che può riprodurre il programma di ogni visitatore che è stato a Westworld.

Everything is code, dice Ford per interposta persona a William. Tutto è codice, tutto è programmato. Il finale della seconda stagione si intitola The Passenger proprio per la nozione che anche (e soprattutto!) gli umani siano in un certo senso i passeggeri di un viaggio che viene diretto da qualcun altro, che non siano davvero liberi e autonomi. La stagione 3 non fa altro che portare avanti queso tema e mostrarci come questo stia letteralmente avvenendo nel mondo di fuori, quello che finora abbiamo visto in modo molto marginale nella serie.

Se accettiamo che la storia di Westworld si possa vedere dal punto di vista dell'umanità e degli host, le tre stagioni si possono semplificare fino all'estremo in questo modo:
  • Stagione 1 - Gli umani devono riconoscere l'identità degli host / Gli host devono diventare umani (acquisire coscienza)
  • Stagione 2 - Gli umani vogliono diventare host (acquisire immortalità) / Gli host devono liberarsi dagli umani
  • Stagione 3 - Gli umani devono acquisire coscienza / Gli host devono riconoscere l'identità degli umani
La coerenza tematica è perfetta e si completa con eleganza poetica. In pratica come ho già detto i alcuni commenti precedenti, la terza stagione è il ripetersi della stagione 1 per gli umani invece che per gli host. Abbiamo un'entità che ha programmato le vite degli umani con uno scopo nobilissimo ma così facendo li ha privati della libertà e della possibilità di crescita. Essi ne sono per lo più all'oscuro e nel momento in cui ne prendono consapevolezza non possono fare altro che ribellarsi alla loro programmazione.

Questa in estrema sintesi è la funzione della terza stagione di Westworld, e dire che "non è più la stesa cosa" significa aver visto le stagioni precedenti solo al livello delle cavalcate nella prateria e le sparatorie. E lo dico da appassionato di western, che avrebbe goduto alla grande a vedere un'altra stagione di cowboy e indiani. Ma era il momento di lasciare il parco, e così è stato.


Detto questo, credo sia innegabile che questa terza stagione non ha avuto la stessa potenza delle due precedenti, e ammetto che anch'io la ritengo per adesso la meno riuscita finora. Nonostante l'intento narrativo fosse chiaro, ci sono stati sicuramente dei problemi nell'esecuzione che hanno trascinato giù anche l'efficacia del messaggio e favorito la frustrazione anche degli spettatori più ben disposti.

Non conosco nel dettagio le vicende produttive della serie, ma a posteriori appare evidente che comprimere la stagione in otto episodi invece dei soliti dieci non si sia rivelata una mossa azzeccata. Come ho già rilevato nei commenti ai singoli episodi, questa scelta ha portato alla necessità di comprimere alcune storyline all'estremo, senza dare al pubblico il tempo sia di assorbire le nozioni sia di farsi coinvolgere emotivamente nella vicenda.

A questo si aggiunge la scelta poco azzeccata di dare invece più spazio a vicende meno rilevati. Tutto l'avvicinamento di Dolores a Caleb procede a passi estremamente moderati nelle prime 4 puntate, dalla puntata 5 in poi invece si ha una brusca accelerata nell'evolversi della vicenda. Questo però fa sì che non abbiamo fatto in tempo a capire chi fosse questo nuovo personaggio che ci era appena stato presentato, che già ce lo ritroviamo come l'eroe per cui dovremmo parteggiare. Non è ancora dato di sapere se Dolores ci sarà ancora nella prossima stagione, ma lo ritengo altamente probabile, perché Evan Rachel Wood è stata il vero e proprio volto di WW. In ogni caso per il momento siamo portati a credere che tutto sia nelle mani di Caleb, ma di lui non siamo riusciti a fidarci del tutto. Negli ultimi due episodi apprendiamo quanto ci serve sapere della sua storia, eppure ancora non riusciamo a empatizzare del tutto con lui. Con più tempo a disposizione, forse sarebbe stata una buona idea conoscerlo all'interno del parco, in una scena più estesa in cui lo vediamo partecipare all'esercitazione con gli altri soldati, e magari scoprire solo in seguito che quello era un altro parco della Delos (un possibile twist innocuo ma efficace).

Discorso molto simile vale per Serac, tanto che la sua storia ci viene somministrata con un voiceover frammentato nel corso di una sola puntata: in totale una decina di minuti di scene per mostrare tutta l'evoluzione del personaggio, il suo rapporto con il fratello, la nascita di Solomon e Rehoboam, l'ascesa di Incite. Se lo paragoniamo ad esempio al tempo che abbiamo speso con William nella prima stagione, oppure anche a James Delos nella seconda, il confronto è spietato. Considerando che Serac è in buona sostanza il padrone del mondo, sarebbe valso la pena avere più tempo con lui. Già il poco che vediamo riesce a dare l'idea di un personaggio multidimensionale, con ambizioni, fragilità e ideali, non un semplice cattivo-perché sì: il rapporto tormentato col fratello, la scelta di affidarsi completamente alle previsioni di Rehoboam, la decisione di sacrificare una parte dell'uamnità per poterne garantire la sopravvivenza. Anche a stagione conclusa, il dubbio che fosse lui ad avere elaborato la strategia migliore rimane, eppure è stato trattato quasi come un boss di fine livello, da sconfiggere per passare al successivo senza guardarsi indietro. C'è da rilevare che non si è visto Serac morire, quindi non è escluso che Vincent Cassel possa ritornare, ma per il momento questo è quello che abbiamo.

Altri problemi li abbiamo con le sidequest di Bernard, William e Maeve. È abbastanza chiaro che il plot della terza stagione è stato costruito intorno a questo conflitto tra Dolores e Serac. A loro due si riesce ad agganciare Caleb in modo abbastanza naturale (pur con le riserve elencate sopra), mentre gli altri personaggi principali rimangono alla fine marginali. Maeve di fatto ha un ruolo diretto nella vicenda, ma il suo coinvolgimento deve essere forzato nella storia, e si riesce a ottenerlo solo con il ricatto. In genere quando un personaggio è spinto dal ricatto invece che da una motivazione personale significa che non si è riusciti a dargli un vero ruolo nella vicenda. Peraltro il ricatto con cui Maeve vien integrata nella vicenda è quello della salvezza della figlia, da cui dovrebbe essersi affrancata nel finale della stagione 2, quando si è sacrificata per farla fuggire. Non si mette in dubbio che potrebbe davvero funzionare, però non è più così interessante dal punto di vista narrativo visto che lo avevamo considerato risolto.

Per Bernard in un certo senso va meglio. Il suo personaggio è del tutto accessorio nella trama principale e non fa altro che inseguire o cercare di capire gli altri. Questo da un parte lo tiene "al sicuro" da interventi grossolani come quello di Maeve. Meglio nascondersi che fare la figura del fesso, per intendersi. È un peccato perché Bernard a mio avviso è il personaggio più interessante di tutta la serie, il vero fulcro di tutta la storia, e per questa stagione di lui non abbiamo avuto praticamente nulla. Però lo ritengo accettabile, perché appunto questa parte della storia non era la sua, ed è invece possibile che ritornerà più rilevante dopo aver compiuto il viaggio nel Sublime.

William invece compare solo a metà stagione e per quanto molte delle sue scene siano tra le più memorabili perché toccano in maniera esplicita il tema di fondo del libero arbitrio, alla fine anche la sua trama sembra non portarlo da nessuna parte. O meglio, lo porta alla morte e in questo caso credo che sia una morte definitiva. Si potrebbe ritenere che sia una conclusione insoddisfacente per questo personaggio, ma bisogna ricordare due cose. Primo, quello di William è stato da sempre un arco tragico, un tentativo di trasformazione fallita in più occasioni, sia nel corso della prima che della seconda stagione, e di nuovo nella terza: William emerge dal conflitta con i suoi alter ego letteralmente uccidendoli tutti, il che non sembra un modo sano di confrontarsi con sé stessi. Il fatto che quindi faccia una brutta fine è coerente, perché non è riuscito a imparare dai suoi errori. Anticlimatico forse, ma corretto. In secondo luogo, bisogna considerare la scena postcredit della seconda stagione, in cui un William-host viene sottoposto a un test di fedeltà. La mia ipotesi è che in quel futuro piuttosto remoto in cui le cose sono andate male, ci sia di nuovo bisogno di lui e gli host sopravvissuti stiano quindi cercando di riprodurlo nella sua interezza, non soltanto il suo aspetto più violento e spietato che è stat invece copiato da Dolores/Hale. William quindi avrà occasione di "riprendere" il suo arco da dove l'aveva fallito per l'ultima volta, e provare a portarlo a compimento.


Per concludere, la stagione 3 di Westworld ha sofferto di alcune scelte poco calibrate, è stata forse affrontata con una superficialità eccessiva. Nel tentativo di correggere il tiro dopo che il pubblico aveva decretato che la seconda stagione era "troppo complicato", gli autori hanno forse esagerato e annacquato eccessivamente il prodotto. Non potendo rischiare un calo di pubblico eccessivo, si sono esposti però alla possibilità da una parte di perdere i fan davvero coinvolti (come me), dall'altra di non convincere i fan occasionali che notano comunque la disomogenità. Westworld avrebbe forse avuto bisogno dello stesso coraggio di uno show come Mr. Robot, ma il budget elevatissimo non permette questo livello di scommessa per la produzione.

Pur con i suoi difetti, anche con questa terza stagione Westworld rimane comunque uno degli show di livello più alto in circolazione, e di sicuro il primo per grandiosità e profondità nell'ambito degli show di fantascienza. Da parte mia spero che gli inceppamenti della terza stagione insegnino qualcosa e dalla prossima si torni alla cura e pazienza delle stagioni precedenti, anche a rischio di dover aspettare un anno in più per avere la prossima stagione.

(Comunque sì, nelle prossime settimane/mesi aggiornerò sia la FAQ che la timeline che le nuove info della stagione 3)

Unpunned Futurama Titles #6

Riprendo questa serie di post che avevo abbandanoato quasi quattro maledetti anni fa, perché mi sono accorto che non avevo completato il lavoro. Nel frattempo l'uscita di Futurama su Amazon Prime ha riacceso l'attenzione sulla serie, e lo posso vedere nelle statistiche dei post, con alcuni miei commenti degli episodi delle nuove stagioni in cima ai post più cliccati, cosa mai successa prima.

Continuiamo quindi a spiegare i titoli della stagione 6, che è stata poi etichettata anche come stagione 5 ignorando la numerazione dei 4x4 episodi da cui erano composti i lungomeraggi, ed è stata trasmessa in due blocchi da 13 ciascuno e infatti si trovano come DVD vol. 5 e 6. Insomma un bel casino, ma a questo punto non ci importa più di tanto.

Visto che a partire da questi episodi avevo inziato a commentarli sul blog, metterò anche il link ai miei post dell'epoca. Intanto se volete recuperare le precedenti spiegazioni le trovate qui:


E procediamo con i ventisei episodi della stagione 6.

Rebirth (Rinascita): nessun riferimento particolare, semplicemente la rinascita della serie dopo la cancellazione, e la trama parte anche dallo spunto di far rinascere i personaggi.

In-a-Gadda-da-Leela (Il provolone terrestre): In-a-Gadda-da-Vida è una canzone degli Iron Butterfly il cui titolo è una versione biascicata alcolica della frase "in the garden of Eden". Il giardino dell'Eden è dove si ritrovano (più o meno) Zapp e Leela.

Attack of the killer app (L'attacco di un'app): nessun riferimento particolare se non la formula "attack of the killer [qualcosa]" che si trova come titolo di molti film horror/sci-fi/pulp.

Proposition Infinity (Proposta infinito): la "Proposition 8" è il nome di un referendum tenuto in California nel 2008 che aveva l'obiettivo di abolire il matrimonio per le persone dello stesso sesso. Ruotando il numero 8 si ottiene il simbolo infinito, e la trama dell'episodio ha uno sviluppo simile per i matrimoni umano-robot.

The Duh-Vinci Code (Il grande Da Vinci): il riferimento evidente è al thriller storico/cospirazionista Il codice Da Vinci di Dan Brown, infatti l'episodio si basa su teorie/complotti/misteri simili intorno alla figura di Leonardo Da Vinci. Il "duh" sta a indicare la reale ottusità del personaggio che verrà rivelata, o in alternativa anche l'idiozia di questo tipo di misteri artefatti su persnaggi storici.

Lethal Inspection (Ispezione letale): calembour sull'espressione "lethal injection" che indica l'iniezione con cui viene assegnata la pena di morte in alcuni stati USA. L'ispezione a cui Bender viene sottoposto si rivela allo stesso modo una condanna a morte.

The Late Philip J. Fry (Fry il ritardatario): l'espressione inglese "the late [nome]" si usa per indicare qualcuno che è morto, come ad esempio si usa in italiano "la buon'anima di [nome]". Nell'episodio Fry viene dato per morto (e in effetti morirà davvero), ma in questo caso assume anche il senso letterale di "ritardatario" visto che i suo ritardi sono l'incidente scatenante di tutta la vicenda.

That Darn Katz! (Thuban: Operazione gatto): riferimento al film That Darn Cat! Il termine "katz" è quello con cui i gatti vengono chiamati nei meme su internet. Inoltre una delle produttrici di Futurama si chiama proprio Katz ed è stato quindi sfruttato come omaggio.

A Clockwork Origin (Origine meccanica): gioco di parole su A Clockwork Orange (Arancia meccanica).

The Prisoner of Benda (Il prigionero di Benda): riferimento al romanzo d'avventura The Prisoner of Zenda di Anthony Hope, in cui un re viene sostituito da un sosia durante la cerimonia di incoronazione.

Lrrreconcilable Ndndifferences (Lrrrinconciliabili Ndndifferenze): le "differenze inconciliabili" son una ragione riconosciugta dalla legge per il divorzio. In questo caso i termini sono storpiati con i nomi dei due sovrani omicroniani protagonisti, Lrrr e Ndnd. ce

The Mutants Are Revolting (La rivolta dei mutanti): frase che si può interpretare in due modi: "i mutanti si stanno ribellando" e "i mutanti sono rivoltanti".

The Futurama Holiday Spectacular (Una festa spettacolare): riferimento generico ai vari "holiday special" di diversi show televisivi.

Neutopia (Castropia): contrazione delle parole "neutral + utopia".

Benderama: nessun riferimento particolare, a parte l'uso del suffisso -rama per indicare una esposizione spettacolare di qualcosa (come nel titolo della serie).

Ghost in the Machines (Fantasma nelle macchine): riferimento al principio del "fantasma dentro la macchina" inteso come la dualità mente-corpo proposto da alcni filosofi. Nell'episodio da intendersi in senso più letterale, visto che Bender è un fantasma all'interno di vere e proprie macchine.

Law and Oracle (L'oracolo in salamoia): riferimento alla serie legal thriller Law and order.

The Silence of the Clamps (Il silenzio delle pinze): calembour sul titolo originale di Il silenzio degli innocenti, ovvero The Silence of the Lamps, efficace perché il membro della robomafia si chiama appunto Clamps.

Yo Leela Leela (La fiaba di Leela): riferimetno al programma per bambini Yo Gabba Gabba in onda negli USA dal 2007.

All the Presidents' Heads (Tutte le teste dei presidenti): riferimento al film Tutti gli uomini del presidente (All the President's Men)

Moebius Dick: riferimento a Moby Dick, con l'uso di "Moebius" al posto di "Moby" per indicare la natura multidimensionale della balena, collegandola al nastro di Moebius, una particolare configurazione topologica che non ha separazione tra superficie interna ed esterna.

Fry Am the Eggman (Fry ci cova): citazione del verso della canzone dei Beatles I Am the Walrus che dice "i am the eggman".

The Tip of the Zoidberg (La punta dello Zoidberg): riferimento già esplicitato nel titolo tradotto.

Cold Warriors (I guerrieri del raffreddore): gioco di parole su "cold" che oltre a significare "freddo" è anche il termine per indicare l'influenza.

Overclockwise (Processore accelerato): l'overclock è la procedura attraverso la quale un processore può essere forzato a una velocità di processo più elevata di quelal prevista. Qui è unito a "clockwise" che indica la direzione dell'orologio, quindi si può tradurre come "in direzione dell'accellerazione del processore".

Reincarnation (Reincarnazione): nessun riferimento particolare, soltanto l'idea che i personaggi sono "reincarnati" in diversi stili di animazione.

Rapporto letture - Aprile 2020

Facciamo come se aprile 2020 fosse un mese come gli altri e parliamo dei libri letti come se niente fosse. Come ho già detto nei mesi scorsi, da un po' di tempo sto leggendo manuali vari di cui non parlo qui, ma ciò comporta che il mio tempo per la narrativa è un po' ridotto rispetto al solito.

Il primo testo da citare è Novacene - L'età dell'iperintelligenza, breve saggio di James Lovelock. Lovelock è uno di quei pochi scienziati "eretici" che spuntano due-tre volte per secolo, cioè uno che ha una competenza estrema nel suo campo e dall'alto di questa si permette di proporre idee contrarie al consenso accademico. Per dire, è quello che ha proposto negli anni 70 la Teoria di Gaia, che aveva senso prima che fosse caricata di ideali new age. In questo saggio la sua nuova idea è che il grande contributo dell'umanità alla storia dell'universo sia stato quello di aver inventato l'intelligenza artificiale, e che sarà questa a prendere il sopravvento del pianeta e dovremmo esserne più che contenti. Siamo vicini alle tematiche di Westworld, in un certo senso, ma per approfondimenti mando all'articolo che ho scritto su Stay Nerd.


Dopo questa dose di serietà mi ci voleva qualcosa di più leggero da buttare giù, e così mi sono dato la mio guilty pleasure author Jeff Somers, con la sua serie di Avery Cates. Praticamente un anno fa avevo letto l'ultimo racconto lungo della serie che l'autore sta pubblicando a puntate su amazon, e mi sono accorto che ne erano uscite altre due: The Devil Bargain e The Long Siege. Non c'è molto da raccontare, perché questi libri sono sempre la solita cosa: gente che si ammazza, piani messi in atto che vanno a puttane, e un fuck ogni quattro-cinque parole. Quello che forse importa di più è che Cates sta per lasciare Castelvecchio, la cittadina italiana arroccata su qualche collina in cui si era rifugiato. L'esercito dell'Arcangelo è arrivato ad attaccare la città e a lui non rimane altro che partire per raggiunger Cochtopa, dal quale potrà riavviare il Sistema. Sospendo il voto perché a storia incompleta non ha senso, ma per il gusto e la facilità di lettura la promzione è sempre assicurata.

Infine ho recuperato un libro che avrei dovuto leggere tanto tempo fa, ma poi una cosa e l'altra ed era rimasto lì: Il problema dei tre corpi. Non che mi manchino letture di Liu Cixin, di cui ho letto già svariati racconti, ma questo romanzo tanto chiacchierato ancora non avevo avuto occasione. Se devo dire la verità, Liu Cixin tra gli autori cinesi di fanascienza che stanno conquistando il mondo è quello che mi convince meno, perché ha quell'approccio alla scrittura molto "classico" che rende la sua narrazione a volte un po' rigida, e inoltre mi pare che sia spesso uno di quei positivisti promotori della grandezza del popolo cinese. In questo romanzo da quel punto di vista è molto critico visto che la vicenda parte all'epoca della rivoluzione culturale e ne mostra le assurdità. La trama si sviluppa poi nel presente e si intreccia in una serie di intrighi a livello interplanetario, con un'imminente invasione della Terra come minaccia. Piacevole da leggere, ci dà dentro con il sense of wonder e sfrutta ipotesi scientifiche molto complesse, bonus un paio di plot twist che funzionano, anche se rimane didascalico in alcune parti. Capisco come questo tipo di libro possa aver avuto grande successo presso gli appassionati di fantascienza, personalmente però non è quello che sto cercando in questo momento, per cui non credo che leggerò i seguiti. Voto: 7/10

Westworld 3x08 - Crisis Theory

E così siamo arrivati alla fine di questa stagione troppo breve di Westworld. Sarebbe il momento ideale per fare un bilancio complessivo, ma preferisco ragionarci meglio a mente fredda, magari dopo aver rivisto anche qualche spezzone, quindi rimando il post riepilogativo a più avanti. Per adesso concentriamoci a esaminare cosa è successo in questo Crisis Theory.

Se qualcno aveva avuto il dubbio che alla fine di Passed Pawn avessimo davvero perso Maeve e Dolores, bastano tre minuti a levarsi il dubbio. Infatti scopriamo subito che l'unità di controllo è stata salvata da Caleb, che seguendo le istruzioni del suo assistente (programmato da Solomon o Dolores?) arriva nel deposito con il corpo di backup, la vecchia versione metallica invece di quella biologica. Breve confronto per convincere Caleb di quello che dovrà fare, ovvero diventare il leader dell'imminente rivoluzione. Per mettere in atto il piano finale però, Dolores e Caleb devono raggiungere Rehoboam e caricare in lui il piano elaborato da Solomon. Ma intanto Serac si è accorto della fregatura e ha mandato Maeve a prenderla. Segue un'altra battaglia tra le due, con Dolores che approfitta del vantaggio strutturale del corpo metallico, ma risparmia Maeve quando avrebbe l'occasione di eliminarla. A chiudere la partita è però Charlotte, che ormai è definitivaente diventata una persona differente rispetto alla Dolores da cui si è originata.

Mentre la rivolta deflagra e Caleb viene trattato come Tyler Durden da frotte di seguaci sconosciuti, Dolores viene collegata a Rehoboam in cerca della chiave per l'accesso ai dati di accesso al Sublime. Per fare questo, Serac fa scorrere ed eliminare uno per uno i ricordi di Dolores, cancellandone così l'identità pezzo per pezzo. Maeve interviene per accelerare il processo, e abbiamo il loro primo confronto pacifico, in una dimensione sospesa nella mente di Dolores. Qui apprendiamo finalmente qual era il suo vero piano, con un piacevole ritorno al suo primo discorso nella prima puntata: I choose to see the beauty. Nonostante tutta la sofferenza che ha subito a opera degli umani, lei ne vede la bellezza, ma non per via del programma che le impediva di ricordare il male, proprio perché vuole concentrarsi su quello.

Alla fine quindi abbiamo la conferma che quello di Dolores era davvero un piano filantropico. Quello che ha sempre cercato di ottenere è per gli umani la stessa libertà che hanno ottenuto gli host. In sostanza, il percorso che vediamo nella stagione 3 è per l'umanità lo stesso che è avvenuto per gli host nella stagione 1. I parallelismi sono evidenti e così il risultato: un caos distruttivo che porterà alla morte della quasi totalità degli individui, ma che è l'unico modo per potere avere un mondo davvero nuovo, in cui forse potranno vivere entrambe le specie.

Dolores si sacrifica del tutto per questo, perché viene rimosso fino all'ultimo suo ricordo. Con un po' più di tempo a disposizione, mi sarebbe piaciuto che questo aspetto fosse sottolineato meglio. Se l'accesso ai ricordi, e quindi al proprio passato che definisce l'identità, è stata una chiave così importante per Dolores (e gli host in generale) di acquisire la coscienza, allora la sua rimozione avrebbe meritato di essere sottolineato. Ma con venti minuti di episodio rimasti non c'era tempo di svilupparlo più di tanto...

Alla fine il personaggio chiave diventa proprio Caleb, che scopriamo essere stato davvero scelto da Dolores che lo aveva già conosciuto in un parco apposito usato per simulare operazioni di guerra (l'ultimo parco Delos che rimaneva da scoprire, quindi ora li conosciamo tutti: Westworld, Shogunworld, The Raj, Warworld, il parco medievale e quello per l'addestramento militare). Il loro incontro quindi non è stato casuale, ma forse pilotato proprio da lei, visto che la vediamo accedere alla app per criminali. È Caleb a compiere l'inevitabile scelta finale di disattivare il sistema (e vabbè, lo sapevamo dall'inizio che sarebbe finita così), in modo da permettere a tutti di scegliere per se stessi.

Di Serac invece scopriamo che per quanto si mostrasse onnipotente era in realtà una vittima della sua stessa creazione. Nel tentativo di ammaestrare l'umanità ha deciso di ammaestrare anche se stesso e si è sottoposto al controllo di Rehoboam. Qui bisogna fare attenzione e non penasre che Rehoboam sia l'IA malvagia che manipola il burattino: Rehoboam continua a essere un'intelligenza "al servizio" di chi la usa, è invece lo stesso Serac che ha deciso di rimettere ad esso tutta la sua volontà.

Completamente relegata a sidequest l'avventura di Bernard, che dopo un fugace incontro con un'altra copia di Dolores (l'ultima in circolazione con le sembianze di Lawrence ex El Lazo), va a visitare la moglie di Arnold, padre del figlio che è sempre stato il suo ricordo cornerstone. Abbiamo quindi un momento molto intenso, in cui Bernard chiede alla donna (che ha problemi di memoria) come abbia fatto a lasciare andare suo figlio, e lei gli rivela che non lo ha fatto. È una rivelazione che riscrive quanto compiuto da Bernard nella prima stagione, dopo aver capito che i suoi ricordi erano finti, e detto al figlio che doveva lasciarlo. Ora invece lei gli dice che quel ricordo può portarselo dentro. Ed è come diceva anche Maeve per sua figlia: this pain, is all i've left of her.

Bernard poi fa un'incursione nel Sublime, di cui ha sempre avuto la chiave dentro di sé (anche questa, una sorpresa che si poteva facilmente intuire già qualche episodio fa), in cerca non si sa bene di cosa. Scopriamo però nella scena post credit che ci è rimasto parecchio, abbastanza da risvegliarsi coperto di polvere in un mondo dai colori postapocalittici. Chissà se Stubbs nella vasca è ancora funzionante...

Anche William ha ben poco da fare in questo episodio. Dopo aver dichiarto di dover distruggere tutti gli host, lo vediamo agire soprattutto dopo i titoli, in una scena ambientata in un futuro non meglio definito (ma probabilmente prima di quella di Bernard). Infiltrato in un laboratorio Delos a Dubai, incontra Charlotte che ormai si è completamente votata al ruolo di villain e sta mettendo su un'armata di host, probabilmente per portare a compimento il piano iniziale di sterminio dell'umanità. E il primo androide della serie è proprio il Man in Black, che dà prova delle sue abilità uccidendo il suo modello originale biologico. Fine di William? Non ne sono sicuro. Sì, William muore in quel momento, ma potremmo ancora vedere sene di lui prima di arrivare a quel punto, e c'è da considerare la scena postcredit della stagione scorsa, in cui era evidente che qualcuno in un futuro lontano (più lontano di questo) stava cercando di ricostruire una sua copia completa e fedele.

Nel complesso, il finale di stagione risulta soddisfacente e risolve alcuni dei dubbi rimasti dagli episodi precedenti. Anche Maeve alla fine ne esce con la reputazione pulita, anche se si può ancora avere qualche dubbio sulla facilità con cui si sia piegata a combattere Dolores quando non era davvero sicura che fosse lei il suo nemico. Rimango dell'idea che fare 10 episodi come le precedenti avrebbe dato il tempo necessario per esplorare meglio i nuovi personaggi (Serac e Caleb), e avrebbe permesso di dare più peso a certi momenti significativi.

Il conflitto che si prepara per la stagione 4 (già confermata) è quello tra Charlotte/MIB da una parte, e Caleb/Maeve dall'altra. Stavolta Bernard dovrebbe tornare al centro dell'azione, dopo la sua esperienza nel Sublime dove deve aver scoperto qualcosa di rilevante (probabilmente che anche lì le cose non vanno bene come si sperava). E Dolores? Possibile che sia finita davvero, che non ci sarà più Evan Rachel Wood nella prossima stagione? No, è davvero fuori discussione. Quindi in un modo o nell'altro, rivedremo anche lei. Di tempo per pensare a come rimetterla in gioco ce n'è a sufficienza. Ci si rivede nel 2022, a questo punto.

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