Rapporto letture - Luglio 2020 (speciale Urania Distòpia)

Il mese di luglio mi ha piuttosto occupato con il lancio del canale youtube (sapevate che ho aperto un canale youtube, vero?) e lo studio/lavoro che questo ha comportato, quindi di fatto sono riuscito a consumare un solo libro di narrativa. Ma visto che quell'unico libro è Distòpia, il Millemondi Urania italiano in cui compare anche il mio racconto Seocrazia, questo mi dà l'occasione di dedicare un intero post al commento di questo libro.

So di muovermi su un terreno accidentato perché in quanto autore incluo nella raccolta e coinvolto in questo "rilancio della fantascienza italiana" non dovrei avere che parole di apprezzamento, ma qui su Unknown to Millions vi ho abituati male esprimendo sempre opinioni il più possibili oggettive e argomentate, quindi temo che dovrò fare lo stesso in questo caso, come d'altra parte avevo fatto anche per il volume dell'anno scorso, in cui però non ero incluso come autore e si poteva pur sempre dire che stessi rosicando. In realtà è mia ferma convinzione che il "rilancio" di un genere/settore/ambiente debba necessariamente passare da un approccio trasparente e senza sconti di parte di chi si confronta con tale genere/settore/ambiente, tanto più se ne fa parte. Non è questa la sede per riaprire questo discorso mai chiuso, ma ritengo (e non sono il solo) che uno dei mali che hanno afflitto la cosiddetta "fantascienza italiana" nei decenni scorsi sia stata proprio quell'autoreferenzialità che portava allo scambio reciproco di favori tra gli addetti ai lavori, che da una parte non ha permesso la maturazione di una critica professionale (che manca ancora oggi), dall'altra ha eretto una serie di barriere all'ingresso che hanno ristretto il genere in un ghetto autoimposto, tenuto su da fenomeni di gatekeeping che sono in uso ancora oggi, tanto diffusi che ammetto di trovarmi a metterli in pratica anch'io.

Ci sarebbe anche da fare un discorso sulla definizione di "distopia" che era il tema della raccolta. Scelta che col senno di poi si è forse rivelata infelice perché il lockdown e la pandemia hanno messo la distopia sulla bocca di tutti, spesso a sproposito. Ma il progetto era nato alla fine dell'anno scorso quindi ormai non si poteva fare marcia indietro, questa è una pura questione di sorte. Il problema semmai è che molti dei racconti mi sembrano qualificabili come distopie in modo molto marginale: magari sono anche buoni, ma di distopico hanno ben poco. Ora, se è vero che negli ultimi anni c'è stato davvero un abuso di questo termine per definire storie che semplicemente presentano un'ambientazione in una generica società poco desiderabile, io da lettore di fantascienza mi aspetto che gli autori di fantascienza presentati sulla principale collana di fantascienza sappiano di cosa parliamo quando parliamo di distopia, e potrei risentirmi un attimo se quello che mi propongono non risponde ai criteri. Dormo lo stesso la notte, figuriamoci, però ci faccio caso. Non entrerò troppo nello specifico su questo aspetto, anche perché lo farò tra qualche giorno in un editoriale su Stay Nerd. Quindi se la polemica vi appassiona, vi aspetto lì e la risolviamo da uomini.

Premesso tutto ciò, andiamo quindi a commentare i racconti uno per uno, evidenziando con la massima serenità aspetti positivi e negativi.

Hector di Paolo Aresi - Discutibile in questo caso la classificazione come distopia. Il protagonista è un androide, inteso come replicante organico alla Blade Runner, usato per i lavori in una miniera su Plutone. È sostanzialmente uno schiavo, ma è nato così e non se la passa così male, ha anche una posizione di relativo prestigio e infatti gli viene assegnato un incarico di grande responsabilità dopo un incidente nella miniera. Alla fine decide di fuggire, prende con sé un paio di colleghi e fugge. Il problema a mio avviso è che questo racconto mi è sembrato soprattutto noioso, forse anche per le paginate di wall of text che già a prima vista non sitmolano la lettura. Non si avverte mai un cambio di tensione nella narrazione, anche perché il protagonista è piuttosto piatto e a malappena risponde alle domande che gli vengono fatte. Certo si può dire che questa è proprio la sua caratteristica in quanto androide, ma allora se devi farmi appassionare a un protagonista apatico devi creargli intorno una storia che sia una bomba. A un certo punto ha una specie di visione del passato in cui scopre l'origine degli androidi e... niente, questo non ha nessun impatto sullo svolgimento della storia. Insomma un racconto che non accende particolarmente l'interesse, con situazioni e trame viste decine di volte.

Cogito ergo sum di Valeria Barbera - Racconto a mio avviso confuso, che sembra andare avanti un po' "a braccio", come se l'autrice l'avesse scritto di getto con quello che le veniva in mente e poi non lo avesse risistemato per dargli unità. Credo che gli si possano imputare due errori principali: 1- Se sei un autore di fantascienza che scrive nel 2020, non puoi scrivere del Covid19! A raccontare del Covid ci penseranno poi i bravi autori mainstream che l'hanno già annunciato come Moccia, un autore di sf deve spingere la sua speculazione oltre lo steccato dell'attualità. Non dico che non si possa parlare di cosa il Covid ha comportato, perché sicuramente il suo impatto sarà forte su tutta la società, ma inserirlo come elemento portanto della storia è una strategia pigra. 2- In questo racconto c'è troppo: così tanto che non si capisce quale sia l'argomento vero della storia. Un racconto deve parlare di una cosa sola, perché non ha la dimensione per affrontare in modo esauriente più temi. In questo la storia sembra all'inizio proseguire in un certo modo, si arriva alla rivelazione della creatrice della noosfera (l'universo virtuale a cui tutti sono connessi) che aveva visioni delle persone morte per permettere che lei realizzasse il suo progetto, e sembra che questo sia il punto di svolta della storia. Salvo che poi viene dimenticato perché entra in gioco un Memevid, cioè un virus memetico all'interno della noosfera, e allora sembra che questo sia il nucleo, e invece no perché in realtà il memevid non è un virus memetico ma un virus che attacca i corpi materiali dei partecipanti alla noosfera nei loro gusci. Tutti questi incrementi sono "cose in più che accadono" ma non aggiungono significato a un tema di fondo che appunto non si riesce a individuare. Infine anche in questo caso l'aspetto distopico è discutibile, anche perché la minaccia che poi porta il mondo al collasso è un fattore del tutto esterno (la diffusione di questo virus), e se non fosse arrivato tutti avrebbero continuato con le loro vite bellissie nel paradiso della noosfera.

Ninfe sbranate di Francesca Cavallero - Il racconto è ambientato nella stessa Morjegrad con cui l'autrice ha vinto il Premio Urania, ma segue un personaggio secondario del romanzo (che io non ho letto). Il rischio di ambientare un racconto nello stesso universo di un romanzo è che chi non ha letto il secondo manchi dei riferimenti per capire il primo, ma fortunatamente non è questo il caso. La storia è in sostanza una trama thriller/investigativa che fila bene, con personaggi vividi e credibili. Niente di particolarmente soprendente, ma una scrittura efficace e capace di generare la tensione nei momenti giusti. Distopia purtroppo non pervenuta, a meno che non si intenda che il contesto complessivo di Morjegrad sia di per sé distopico, che però in questo racconto non emerge abbastanza.

Yamapuri di Alberto Cola - Un racconto complesso e affascinante, che non va troppo incontro al lettore spiegandogli le cose ma lascia che sia lui a mettere insieme i pezzi del disegno. La cosa purtroppo non viene facilitata dai nomi dei personaggi e dalla caratterizzazione blanda che li fa apparire tutti piuttosto simili. Peccato anche che non ci sia un vero e proprio protagonista al quale aggianciarsi per seguire la vicenda, che avrebbe facilitato l'immersione. Superati questi ostacoli però si arriva a individuare un contesto storico piuttosto articolato e la presenza di diverse forze in gioco. La distopia qui è borderline, si parla di un'ambientazione post-bellica in un'India in cui non nascono più donne ma non ci sono veri e propri regimi oppressivi di vario genere a cui opporsi. Comunque una storia che trae la sua forza soprattutto dall'ambientazione esotica e dal registro adatto a trasmettere questa suggestione.

Il distillatore di Milena Debenedetti - Una storia basata su un cacciatore/spacciatore di ricordi che parte alla ricerca di una "fonte primaria" dei ricordi dell'epoca prima della catastrofe che ha fatto crollare la società e provocato l'ascesa di un regime repressivo non meglio identificato. L'idea di fondo è interessante e i personaggi principali funzionano, la parte centrale della trama avviene però tutta con un lungo spiegone che ammazza la tensione nel momento più importante. Nel complesso comunque un racconto valido e con un finale melenso al punto giusto di quelli che piacciono a me.

Al servizio di un oscuro potere di Giovanni De Matteo - Avendo già letto di De Matteo, so che è capace di costruire una trama thriller ben fatta, e questo ne è un ottimo esempio. Un mondo che dopo una serie di disastri adesso è dominato da tre IA tra loro apparentemente complementari, ma che in realtà hanno progetti diversi, e la minaccia incombente di forze extraterrestri che spingono a dare la caccia a una bambina pesantemente traumatizzata. Tra inseguimenti, hackeraggi e sparatorie, si arriva alla rivealzione finale, se pur con qualche intermezzo di infodump spadellato in capitoli dedicati, e i fili si riannodano. Una di quelle storie che nasce già pronta per diventare un film con Keanu Reeves.

Negli occhi di chi comanda di Linda De Santi - Se ci fosse un premio per il racconto più puramente distopico all'interno dei racconti di Distòpia vincerebbe questo. De Santi racconta la vita di una "ragazza qualsiasi" che deve affermarsi in un mondo in cui abbiamo smesso di fingere che l'apparenza non conta, e che si fonda totalmente sulla bellezza. In pratica è l'estremo opposto di quel racconto di Ted Chiang in cui parla di persone a cui hanno tolto la capacità di vedere la bellezza. Qui ognuno ha un suo "benchmark", cioè la sua versione ideale da raggiungere, e il discostamento da questo deve essere mantenuto al minimo per poter accedere a servizi e lavori migliori. La protagonista peraltro sta studiando per diventare una scrittrice, ed è indicativo che per diventare una "stella della cultura" si debba comnque essere belli belli belli in modo assurdo. C'è anche un plot twist che funziona bene perché si può notare che era stato preparato con cura fin dall'inizio. Indubbiamente tra i migliori della raccolta.

La fredda guerra dei mondi di Valerio Evangelisti - Sempre se ci fosse quel premio per il racconto più distopico, il testo di Evangelisti arriverebbe ultimo. Non ci ha nemmeno provato, a scrivere una distopia, e d'altra parte si può anche permettere di fare un po' come gli pare. Ma glielo perdoniamo anche perché questo racconto è davvero spassoso. Narrata dalla prospettiva di un ladro francese di altro profilo (ma non un Lupin III, questo è un ladro tutt'altro che gentiluomo), questa storia offre una prospettiva curiosa sugli UFO e ci spiega perché come vediamo in molti film sembrano così ossessionati dal distruggere i monumenti. Sembra quasi un divertissement, si potrebbe adattare benissimo come trama per un epsiodio di Rick & Morty. Un altro dei racconti più validi, se solo fosse stato in un libro che non aveva scritto "distopia" in copertina...

Facciamo venerdì? di Caterina Mortillaro - Un racconto che gira intorno alle relazioni sentimentali, regolate attraverso algoritmi che permettono di conoscere interamente le persone con cui abbiamo intenzione di avere rapporti di qualsiasi genere. Alla ricerca di qualche brivido in più la protagonista entra a far parte di club privati di gente che si incontra da sconosciuti, come ci capita ancora di fare oggi quando ci troviamo là fuori nel mondo. Dall'aspetto in apparenza più superficiale delle relazioni la storia cala più in profondità nel funzionamento di queta società abbastanza simile alla nostra, e la protagonista è portata a scegliere come vuole vivere lei, in un finale per certi versi inaspettato. Anche questo raggiunge un buon indice di distopicità.

A scrivere distopie di Simonetta Olivo - Praticamente un meta-racconto, la storia di come è stata scritta queta storia, con il protagonista che incarna il classico scrittore tormentato e procrastinatore, ingaggiato da un editore per scrivere un racconto distopico. All'inizio si può dubitare che ci sia un qualunque elemento distopico, che emerge quasi a sorpresa nel finale per arrivare a una sorta di distopia della creatività. Personalmente mi è piaciuto parecchio, soprattutto perché ho riconosciuto molte delle dinamiche con cui mi capita di confrontarmi. Ho però il dubbio che questo aspetto non possa essere colto allo stesso modo da un non-scrittore, che quindi non potrebbe comprendere a pieno il valore del racconto. Poi però mi sono ricordato che dei 2500 lettori di fantacienza italiani, 2497 sono anche autori (non dico numeri a caso, quei 3 lettori-solo-lettori so proprio chi sono, con nomi e cognomi) quindi il target è comunque preso in pieno.

Lilia (un'estate) di Giampietro Stocco - Ho letto e apprezzato in passato altri lavori di Stocco, qui però mi è sembrato poco ispirato. Quasi due terzi della storia si basano su questo rapporto epistolare tra il protagonista e una ragazza conosciuta in chat, che è una dinamica che avrebbe potuto essere interessante nel 1996 ma oggi è ampiamente superata. Senza contare che il lettore si trova costantemente "avanti" rispetto al protagonista, perché si capisce che c'è qualcosa che non va in questa tizia ma lui non se ne accorge, così fa la figura del cinquantenne ottuso arrapato che si merita di venire fregato. Verso la fine si rivela quale sia il piano più complesso che c'è sotto la vicenda in superficie, e si scopre che tutto dipende da rancori ancora vivi da parte della ex moglie del protagonista, ma questo è un aspetto che viene accennato troppo tardi così quando si scopre che è la chiave di volta di tutta la storia sembra un'improvvisazione. E inoltre viene da pensare che quella storia sarebbe più interessante da leggere rispetto a quella del signore di mezza età che perde la testa sulle chat erotiche. Con una focalizzazione diversa avrebbe potuto essere un buon racconto ma così appare un po' stantio.

Tranne la pelle di Nicoletta Vallorani - Mi sarei aspettato che Vallorani scrivesse una storia nello stesso universo narrativo di Eva e Avrai i miei occhi che sono già una distopia bella e pronta, attuale e funzionale. Invece Tranne la pelle non c'entra nulla e mi ha quindi sorpreso, dall'altra parte però siamo su un altro di quei racconti buoni ma dalla distopicità discutibile. La storia si svolge su un pianeta minerario popolato di varie razze aliene materiali e immateriali, la protagonista vive accanto alla proiezione di sua nonna morta decenni prima. Anche qui figurano pandemie usate per controllare la popolazione, che è una cosa più che plausibile ma che forse non era proprio il momento più adatto per tirare fuori. In ogni caso la protagonista riesce nel suo piano di liberazione del pianeta, e quando dico "liberazione del pianeta" i mean it. La scrittura per immagini e le situazioni estreme, quasi paradossali, che si presentano fanno procedere bene il racconto, anche se il finale è un po' affrettato.

Naturalmente non parlerò dell'ultimo racconto, e non mi metto ad analizzare il saggio finale di Carmine Treanni che fa un'utile panoramica sull'evoluzione della distopia come tema e genere letterario. In generale, se paragonato a Strani Mondi dell'anno scorso, la qualità media di Distòpia mi è sembrata più costante, mentre in quello precedente c'erano picchi più alti e più bassi. Purtroppo però a questo giro non ho trovato le perle (come erano i racconti di Vietti e Voudì nell'altro) che compensano i momenti di stanca. Non assegno il voto finale, credo di aver fornito abbastanza elementi di valutazione nei commenti sopra. Nel complesso Distòpia è un'antologia meritevole, ma posso dire di averne lette di migliori di soli autori italiani, anche in anni recenti. Forse l'imposizione del tema così inflazionato non ha giocato a favore della creatività degli autori, visto che in molti casi come ho detto l'elemento distopico risulta labile o addirittura assente. Se la tradizione del Millemondi italiano verrà confermata di nuovo, a mio avviso sarà meglio tornare al tema libero, e lasciare così che gli autori affrontino i temi o i generi in cui si possono esprimere al meglio.

STORY DOCTOR: il mio canale youtube!

Ci avreste mai scommesso? E invece è proprio così: ho aperto un canale Youtube.
Ecco a voi:
https://www.youtube.com/channel/UCWG7HhSO8KN391-61
 Era un progetto che avevo in gestazione già verso l’inizio dell’anno, quando ho fatto quel grosso passo a livello professionale che mi ha permesso di tirare il fiato e decidere su cosa investire la maggior parte del mio tempo. Poi di mezzo c’è stato anche il covid, e così di tempo per studiare, progettare, e imparare a parlare in modo quanto meno accettabile davanti alla videocamera ne ho avuto in quantità…

Quello che vedete adesso sul canale è quindi ciò che affiora da oltre sei mesi di lavoro. E a dirla tutta non è nemmeno la vetta dei progetti che sto curando, ma solo una tappa intermedia.

Che cos’è STORY DOCTOR?

Si tratta di un canale dedicato alle storie, che sono la cosa più importante che abbiamo. Probabilmente la capacità di narrare è la cosa che ci ha permesso di diventare ciò che siamo, oltre alla capacità di sudare. Più mi addentravo nello studio della narratologia e più mi sono convinto di questo, e allora, mi sono detto, dovevo fare qualcosa. Grazie all’esperienza del mio primo corso di scrittura ho sperimentato il modello di analisi che andrò poi a usare sul canale, e quindi ho convogliato tutto questo all’interno del canale.

Su STORY DOCTOR troverete principalmente analisi della struttura di film. Ci tengo a sottolinearlo, non farò commenti o recensioni: parlerò di come si sviluppa la storia, con particolare attenzione ai temi veicolati e alle dinamiche dei personaggi. Ogni tanto magari parlerò anche di libri o serie tv, ma i film sono il mezzo più adatto a questo tipo di analisi, per le ragioni che spiego sul canale stesso.

Certo che spreco tutto questo tempo a scrivere quando ho registrato un video in qui spiego esattamente le stesse cose, quindi perché non guardate quello?
 

Il film con cui inauguro il mio canale è Il Re leone. Ho scelto volutamente un titolo accessibile, conosciuto da tutti, ma ricco di spunti di discussione. Nelle prossime settimane poi si aggiungeranno gli altri, con una certa regolarità. Non vi prometto un vide a settimana, ma uno ogni due dovrei farcela. Il lavoro dietro la realizzazione di ogni singolo video non è banale, e preferisco prendermi qualche giorno in più per ottenere contenuti validi piuttosto che inondare la Rete di fuffa, di cui onestamente se ne trova già in abbondanza.

Ciò che invece non si trova, è un canale dedicato all’analisi della struttura delle storie, perché io ero partito proprio cercando quello e non sono riuscito a trovarlo. E quando hai bisogno di una cosa e non la trovi, la cosa migliore da fare è inventarla.

STORY DOCTOR ha già una sua pagina Facebook, e forse in seguito attiverò anche altri social. C’è già un sito, ancora in costruzione, che diventerà poi la base operativa di tutte le mie attività legate alla scrittura: servizi di consulenza, coaching, videocorsi e così via. È su questo che lavorerò da qui a fine anno, e di nuovo, preferisco fare le cose con calma ma farle bene, piuttosto che arrivare per primo con la macchina scassata.

Sicuramente c’è molto da migliorare e tante cose possono essere affinate, soprattutto dal punto di vista tecnico (lo so, mi serve un microfono migliore), ma mi ero ripromesso di partire entro l’estate e ho fatto in modo di rientrarci.

Quindi, ecco svelato cosa ho fatto in tutti questi mesi. Spero che dopo la sorpresa iniziale il mio progetto riesca anche a convincervi, e che vorrete seguirmi. E non lo intendo solo in senso metaforico eh, seguitemi proprio: iscrivetevi al canale, likate la pagina, commentate, condividete, fate tutte quelle cosa che rendono felice la dea SEO. Questa potrebbe anche essere l’occasione per iscrivervi alla mia newsletter se ancora non l’avete fatto, perché ogni tanto gli iscritti avranno anche qualche contenuto bonus sul canale.

Ci vediamo presto (o almeno, voi vedete me), qui su STORY DOCTOR!

Rapporto letture - Giugno 2020

Giugno è il mese in cui ci siamo dovuti convincere che tutto fosse tornato alla "normalità", e anche i miei ritmi di lettura si sono riassestati, anche se ormai la mia normalità è piuttosto diversa da quella di una stagione fa. Alla narrativa continuo ad affiancare testi di formazione su cui sto investendo parecchio e i cui sbocchi verranno fuori nel giro di poche settimane. Ma in questo post parliamo solo dei libri cho letto durante il mese, quindi non perdiamoci in motivational.


Iniziamo con Solarpunk - come ho imparato ad amare il futuro, una delle periodiche antologie di Future Fiction, stavolta dedicata (indovinate un po') al solarpunk, genere che sta prendendo piede negli ultimi anni e che sembra perfetto per affrontare questi ultimi mesi di pessimismo cosmico. Il volume parte con due interessanti introduzioni, una delle quali afferma un punto a mio avviso molto importante: se è vero che il solarpunk è in un certo senso un genere "ottimista", contrapposto allo strapotere della distopia (coff coff), non bisogna fare l'errore che si tratti di un genere positivista e ingenuo, cioè che proponga l'idea da balcone arcobalenoso "andrà tutto bene". Se anche le soluzioni all'imminente collasso ambientale e sociale ci sono, non arriveranno da sole e dovremo faticare per guadagnarcele. Questa idea è espressa bene in diversi racconti che compaiono nella raccolta, che in molti casi mostrano appunto un mondo che ha superato un periodo di crisi con enormi perdite, e solo grazie a queste si sta ora riaffacciando a un'epoca di potenziale equilibrio. Non mi metto a commentare tutti i racconti, anche perché l'ho già fatto durante la lettura condivisa eseguita sul gruppo Fantascienza Oggi quindi vi rimando lì se volete qualche riga sulle singole storie. Mi limito a dire che per quanto emerge da questa raccolta sembra che il solrapunk sia ancora un movimento immaturo, che si crogiola forse un po' troppo nella portata delle sue idee a scapito dell'equilibrio della storia, finendo a volte per apparire didascalico. Questo non vuol dire che siano brutti racconti, ma che in alcuni casi la loro potenza è diminuita dall'intento educativo troppo evidente. Rimane in ogni caso una corrente importante per questo momento storico, e che lo diventerà sempre di più man mano che il mondo dovrà prendere coscienza che c'è bisogno dell'immaginazione di gente capace di proiettare avanti di qualche decennio le storture del presente. Voto: 7/10


Stacciamoci per un attimo dalla futurologia applicata e immergiamoci in una dimensione più quotidiana, quella del romanzo di Gianni Leoni, autore conosciuto ai tempi della Factory I Sognatori (do you remember Spore?) con cui ho mantenuto i rapporti nel corso degli anni, soprattutto perché vive in un gran bel posto e una volta all'anno circa faccio in modo di scroccargli una cena. Leoni è un tipo da thriller, ma con La farfalla nel bicchiere ha scritto qualcosa di più leggero, una classica storia di provincia con un protagonista in crisi di mezza età che sta cercando di ritrovare le coordinate via via che la sua prospettiva sulla vita cambia. L'incidente scatenante è un episodio di allergia che gli fa temere la morte, e dal quale inizia insieme agli amici una ricerca spasmodica per capire cosa sia che rischia di ucciderlo. La storia si muove per lo più su toni di ironia drammatica, con il protagonista (piuttosto riconoscibile come un alter ego dell'autore) che si lascia prendere dall'ipocondria e rischia a causa di questo di rovinare tutto ciò di buono che ha nella sua vita, incapace com'è di riconoscerlo. Il problema che ho rilevato semmai è che la storia è un po' squilibrata, perché più di metà libro si sofferma su queste sue paranoie esagerate, quasi caricaturali, e quando finalmente parte per il suo viaggio materiale e interiore di autoconsapevolezza, che è la parte più interessante della storia, rimane troppo poco spazio per svilupparlo a dovere. Alla fine poi, pur riconoscendo quale sia il suo problema di fondo, non dà una vera dimostrazione di averlo superato o di aver capito come superarlo, ma nonostante questo riottiene la fiducia dei suoi amici che pure lo avevano forzato a intraprendere questo percorso. Insomma il nucleo di una storia di crescita c'è, ma non è sviluppato nel migliore dei modi e avrebbe potuto essere molto più significativo. Comunque, dato che la storia non si prende troppo sul serio, quantomeno non si ha quell'impressione irritante da mappazzone che attira le attenzioni del premio strega, quindi si legge comunque con piacere. Voto: 6/10


E parlando di storie di formazione arriviamo a Catena alimentare, ultimo romanzo di Stefano Tevini, autore di cui ho già letto un paio di cose e di cui apprezzo lo stile e le tematiche sociali e politiche che è capace di affrontare nelle sue storie. Tevini ci porta in un mondo che potremo superficialmente etichettare come distopia ma che tutto sommato ha ben poco di diverso da quello in cui viviamo, perché si tratta solo di un'estremizzazione di certe tendenze a cui siamo ben abituati: la continua competizione sociale e professionale, la sovraesposizione mediatica, la perdita di empatia nei confronti degli altri, la mercificazione delle relazioni. La storia segue Gootchi, un "fallito" che potrebbe essere la trasposizione moderna di quello che era Fantozzi ai suoi tempi, con la differenze che in questa storia quando la gente prende una gomitata nei denti sputa sangue e schegge di smalto. Il senso di scollamento dalla realtà è aumentato dai nomi grotteschi (Gootchi, Renò, Gooroo) che richiamano brand ben conosciuti (cosa che ha un'evidente affinità con quello che ho fatto io in Seocrazia), per cui siamo di fronte a una versione del nostro mondo riconoscibile ma distorta. Gootchi compie un vero e proprio arco di trasformazione con tutte le sue tappe, ma il suo è un percorso che lo porta a un'affermazione retta dalla sopraffazione degli altri. Da vittima si trasforma in carnefice e scopre il piacere di questa nuova posizione di potere, si rende conto come mangia o vieni mangiato sia il paradigma su cui ha costruito tutta la sua esistenza (e su cui si basa l'intera società), anche quando lui è partito proprio dal gradino più basso della piramide sociale (o alimentare?). La sua progressione è disturbante, fatta di un'escalatione di violenza fisica e psicologica ai danni di tutti coloro che lo circondano. In un certo senso, Gootchi esce vittorioso dal suo percorso di crescita, ma la sua vittoria comporta l'acquisizione di valori riprovevoli per chi legge la sua storia. Eppure, da un altro lato, siamo portati a empatizzare con lui, perché capiamo che quella era la sua unica via di uscita da un'esistenza di miseria. Ovvero, quando hai toccato il fondo, l'unica cosa che ti resta da fare è scavare il terreno sotto i piedi dei tuoi nemici e farli sprofondare più in basso di te. Tevini sa scrivere in modo molto evocativo e si avvale anche della sua esperienza di wrestler professionista nella descrizione efficace delle sequenze di combattimento, estremamente vivide, e ottien così un romanzo forte, capace di mettere a disagio il lettore ma lasciandogli addosso una traccia tangibile. Voto: 7.5/10

Seocrazia e il Memeverse

Ne avevo accennato parlando dell'uscita di Distòpia, lo speciale Urania Millemondi attualmente in edicola (ma ancora per poco) che contiene il mio racconto Seocrazia: questa storia è il perno di un universo narrativo condiviso che è già emerso in altri racconti pubblicati negli anni scorsi.

Introducing: the MEMEVERSE.

Il Memeverse è un'evoluzione più che plausibile della società odierna, con una sempre maggiore sproporzione tra "realtà virtuale" e "vita reale", per dirlo coi termini che potrebbe capire anche un boomer qualsiasi. Questa tendenza già ben riconoscibile è estremizzata fino al paradosso, eppure in un certo senso sembra quasi troppo blanda se confrontata a come la realtà si sta davvero muovendo. Qui, ora, mentre leggete queste righe.


Seocrazia per il momento è il racconto che attinge in maniera più diretta a questo tema di fondo, spingendo anche sull'utililizzo di un linguaggio che per quanto possa sembrare esagerato, in effetti è piuttosto annacquato rispetto al comune slang che dalla Rete si sta diffonendo anche IRL. Questa stessa dissociazione tra la lingua che parliamo e quella che percepiamo come "normale" dovrebbe già darci un'idea della dissonanza cognitiva di cui siamo vittime inconsapevoli.

Qual è quindi il cuore del Memeverse?

Il meme, ovviamente. In quanto unità d'informazione capace di autoreplicarsi all'interno dei dispositivi di memoria biologici o digitali, il meme è l'elemento fondante di tutto l'universo. No, non l'universo narrativo, proprio l'universo in cui vi trovate ora. Quando lo spazio d'immagazzinamento delle informazioni è aumentato in progressione più che esponenziale, la potenza dei memi è cresciuta in modo spropositato, e ci ha sopraffatto. Parlo al passato, volutamente. È già successo.
Le storie del Memeverse raccontano i nostri sforzi di continuare a esistere in una realtà che si sta già muovendo a un livello superiore, come se fossimo formiche in una teca che provano a interpretare le intenzioni di un uomo che fa karaoke al di là della parete di vetro. È il mondo che domanda la nostra attenzione (perché di quello si nutrono i memi), è l'intrattenimento come colonna portante della civiltà, è la riduzione del pensiero su una scala da a una a cinque stelline, è la liquefazione di ogni istituzione tradizionale la cui autorità percolante viene assorbita da chi sa gestire (o crede di) l'informazione.

A mio avviso, chiunque cerchi di proiettare le tendenze presenti sul futuro non può fare a meno di considerare questo aspetto della società. Il cambio di paradigma è stato così tremendo che è impossibile ambientare una storia tra venti-trent'anni e fingere che internet non esista e che i social non siano il principale mezzo di comunicazione e diffusione delle informazioni. Sarebbe anacronistico come ambientare una storia negli anni 90 e mostrare la gente che va in giro in calesse.

In questo post non intendo fare spoiler né su Seocrazia né sugli altri racconti del Memeverse, mi limito a dare la lista delle storie finora pubblicate e un vago accenno di come si collegano tra loro. Se avete già letto Seocrazia potrete già cogliere alcuni riferimenti.

Memehunter (Future Fiction, 2017) - In pratica è la origin story di tutto il Memeverse. L'anno zero in cui i memi hanno dimostrato di avere una loro agenda.

Hype (contenuto in L'esatta percezione, RiLL via Quality Games, 2019) - Mostra un primo gradino dell'evoluzione dell'era dell'intrattenimento.

Live (dal contest Minuti Contati, 2019) - Un rapido flash dell'esposizione continua e totale della vita di chiunque.

Bootstrap (contenuto in Robot n. 89, Delos, 2020) - Collegato in maniera marginale, quasi come easter egg, ma presente anche la trivializzazione in una società memetica di un'invenzione incredibile come il viaggio nel tempo.

Seocrazia (contenuto in Distòpia, Urania Mondandori, 2020) - Qui arriviamo al superamento del livello critico di comprensione dei meccanismi che muovono il mondo, con le leggi della SEO che regolano la vita delle persone.

In lavorazione (tempi e modalità di pubblicazione da determinare, ma sicuramente si arriverà all'anno prossimo) ci sono anche Accadde oggi che tratterà della gestione dei ricordi attraverso i social, e un'altra storia ancora senza titolo a tema direct marketing.

Una menzione d'onore si potrebbe concedere anche a Infodump (contenuto in Propulsioni d'improbabilità, Zona 42, 2017) che anche se non fa parte del Memeverse porta la stessa premessa dell'ubiquità dell'informazione in una direzione diversa e ancora più mindfucking.

Come dicevo, non fornisco qui ulteriori approfondimenti, anche per dare la possibiltà a chi è incuriosito di scoprire in autonomia le storie e i nessi tra di loro, a volte anche molto espliciti con brand e personaggi ricorrenti. Ma alla fine del mese, quando posso supporre che chi era interessato abbia già letto Seocrazia, invierò sulla mia newsletter un resconto più preciso dei riferimenti incrociati e anche una sorta di timeline del Memeverse.

Se non volete perdervi questo inside look all'universo dei memi, questo è il momento di segnarvi sulla newslettere con il form qui sotto.



I miei articoli per Stay Nerd: aprile - giugno 2020

Eccoci al riepiloghetto delle cose interessanti che ho pubblicato fuori da Unknown to Millions perché qui mi pagano solo in soddisfazione di aver scritto qualcosa mentre di là in valuta corrente. Molta fantascienza (ma va?) ma anche qualche pratica guida sempre valida.




Un milione di mondi (virtuali) possibili: la realtà simulata nei libri - Una carrellata di romanzi e racconti che parlano di mondi simulati, da Daniel F. Galouye a Philip K. Dick. Alcuni molto basic, ma anche qualche chicca.

Ed egli disse "io non sono di questo mondo": la figura di Gesù nella fantascienza - Un compendio delle storie che offrono una prospettiva diversa su Gesù, dai viaggi nel tempo alle sostituzioni, fino agli alieni. Si cerca di non scivolare nel complottismo, anche se il confine è molto labile. In ogni caso, senza dubbio l'immagine di copertina migliore che abbia mai usato.

Benvenuti nel Novacene, l'era delle macchine che non possiamo più evitare - Articolo basato sul saggio di James Lovelock intitolato appunto Novacene, di cui ho accennato anche qui in un rapporto letture.

Lasciami andare ma ricordati di me: il futuro della morte nell'era dell'informazione - Combo dei saggi di Davide Sisto (di cui ho parlato anche qui) e di Lasciami andare, romanzo a cui ho dedicato un intero articolo nelle settimane scorse.

Esplora, cresci, sfrutta, distruggi: i migliori videogiochi 4X in circolazione - Non sono un grandissimo videogiocatore, come si capisce dalla scarsità della rubrica videogiochi del blog. Ma un genere di giochi a cui dedico più tempo (anche perché le partite durano svariate ore) è il 4X, ovvero gli strategici (di solito a turni) in cui si deve costruire e ampliare la propria base/civiltà, accumulando risorse e combattendo gli altri (ma non per forza). Qui una lista di alcuni dei giochi più interessanti di questo filone.

Non dovete avere paura: guida completa alla lettura del ciclo di Dune - Facciamo chiarezza una volta per tutte sugli oltre venti libri a oggi esistenti all'interno del ciclo di Dune, di cui ho malauguratamente letto la maggior parte. Contiene anche accenni alla questione dei sequel/prequel di cho parlato a suo tempo in modo molto più approfondito qui sul blog in tre post diversi.

Da Dune a A Song for a New Day, i migliori romanzi vincitori del Premio Nebula - Una lista suddivisa per decenni in cui segnalo i romanzo più importanti tra quelli che hanno vinto il Nebula, evitando sovrapposizioni degli stessi autori.

Il giro di Trantor in ottant'anni: le copertine della Fondazione di Asimv dal 1940 a oggi - Di Asimov e del ciclo della Fondazione si è detto e ridetto di tutto, no? Allora se proprio bisogna parlarne perché esce l'ennesima edizione, prendiamo un taglio diverso e parliamo solo delle copertine che gli illustraori si sono dovuti inventare, in Italia, in USA e nel resto del mondo, in ottant'anni di ristampe.

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