Rapporto letture - Dicembre 2021

Concludiamo quest'annata di libri in cui finalmente ho avuto la dignità di accorpare più mesi in unico rapporto letture, arrendendomi all'evidenza che non potevo fare di meglio (e anche perché sto leggendo molto meno di quello che dovrei, perdona madre mi vida loca). Comunque a dicembre del 2021 ho davvero letto una quantità rilevante di libri, quindi possiamo fare un post per mettersi in pari con l'anno concluso e non portarci il rateo nel 2022 (only accountants will understand this).

Ho iniziato dicembre con una full immersion nel pleistocene, per aggiornare le mie conoscenze sui neanderthal. A partire da Neandertal (che nell'edizione italiana per qualche ragione ha perso la H, anche se mi risulta che la dizione corretta sia questa) di Rebegga Wragg Sykes. Questo saggio affronta tutto quello che c'è da sapere sugli uomini alternativi con cui abbiamo condiviso il pianeta per centinaia di migliaia di anni, concedendosi a volte qualche visione romantica di come doveva essere la loro vita, anche grazie a dei brevi stralci narrativi che aprono ogni capitolo. Sykes ci restituisce l'idea di una cultura vasta e difficile da comprimere, visto che spazia trecentomila anni e due continenti, per cui chi è abituato a immaginare i neanderthal infreddoliti che avanzano malconci nella neve dovrebbe riconsiderare le sue idee. In realtà quello che sappiamo dei neanderthal ci dà l'idea di tribù ampie e tradizioni diverse, che si sono anche evolute nel corso del tempo, a volte interagendo coi sapiens, che però non erano così evidentemente superiori come ci hanno abituati a pensare. Anche se esiste ancora dibattito accademico sulle capacità di pensiero astratto dei neanderthal (insomma, qualcuno ancora non se la sente di concedergli lo status di umano piuttosto che di animale intelligente), molti indizi fanno supporre che avessero una complessa e profonda vita interiore. Un'anima, se vogliamo dirla in questi termini, anche se pure qui ci sarebbe da discutere perché stabilire il confine di quali creature hanno un'anima è un problema complesso. In ogni caso, questo è un testo aggiornato, appassionato e attualissimo anche per il modo in cui collega l'enigma dei neanderthal alla nostra dimensione contemporanea.

Simile nei contenuti ma non nella voce è invece L'ultimo Neanderthal racconta (stavolta con l'H) di Giorgio Manzi, archeologo dell'università di Roma che ha condotto numerose ricerche in Italia e all'estero che riguardano proprio i neanderthal. So che è professore perché ci tiene tanto a ribadirlo, e questa è una delle impressioni che mi ha piuttosto infastidito di questo libro, la frequenza con cui Manzi ci tiene a far sapere di quello che lui ha scoperto, di quella volta che c'era lui sul campo a tirare fuori quell'osso, di quanto sia amico di quell'altro scienziato o team che ha fatto quella ricerca sensazionale. Ci racconta anche della sua giornata in treno, del faticoso ritorno da un altro sito archeologico e di come in questa occasione ha una visione di un neanderthal che non fa niente altro che stargli davanti, e in realtà non racconta proprio niente al contrario di quanto promette il titolo... insomma, Manzi non è un buon narratore. In realtà il libro prende anche una strada lunga per arrivare a parlare dei neanderthal, ricapitolando le teorie sull'evoluzione umana, selezione naturale, selezione sessuale, cronistoria della ricerca archeologica, e solo a pagina 90 si arriva davvero a loro. Questo non significa che sia un testo da buttare, le nozioni e la panoramica di Manzi sono molto calibrate, ma forse si tratta di qualcosa di più entry level per chi non ha chiaro nemmeno cosa sia un neanderthal. Il tono è un po' didascalico e si sente molto l'ego del narratore/professore che ci sente a far notare la sua presenza e importanza, e questo a tratti si fa irritante. Tuttavia per le informazioni che contiene è sicuramente valido, soprattutto per l'excursus finale sui neanderthal italiani.

Torniamo quindi alla narrativa ma con qualcosa di talmente inclassificabile che ho difficoltà a spiegare di cosa parla. Se volessimo etichettarlo starebbe dalle parti del weird, ma in realtà ci sono anche delle componenti surreali e metanarrative che rendono riduttiva una qualunque definizione di Deriva. Avevo già letto altro di Carlo Sperduti (se cercate qui sul blog dovrebbe uscire qualcosa) quindi sapevo cosa apsettarmi, e mi rendo conto che la sua scrittura non è una cosa accessibile a tutti. Non perché sia complicata ma perché gioca con dei liveli di scomposizione del testo che antepongono il gioco quasi enigmistico sulle parole alla componenente narrativa. In questo libro però c'è qualcosa di più, perché la scomposizione non rimane a livello di frasi o parole ma arriva anche alla struttura della narrazione. C'è una storia, che emerge dal raffronto e sovrapposizione di tre narrazioni che si permutano (con tutte le combinazioni possibili, da statistico l'ho notato) e proseguono su piani paralleli che però presentano delle affinità tematiche e anche sottili rimandi appena accennati. Il manuale per il parto cesareo delle colline può sembrare solo un'assurdità eppure ha qualcosa a che fare con la signora-luogo conosciuta da Gambino in un villaggio vacanze per una persona alla volta che a sua volta a che fare con l'uomo paralizzato che è costretto a uscire di casa dalle leggi per la socializzazione e imparare tutto il lessico perduto di queste attività. Sono collegamenti subliminali, che però lasciano la sensazione che qualcosa è successo, ma tu non ne fai parte perché ogni persona è un continente e ogni storia è una deriva che li allontana o li fa scontrare. Non credo che si possa consigliarne la lettura a tutti, perché se non si è sintonizzati su questo modo dislogico di esaminare un'idea probabilmente può risultare un libro sensato, ma io avevo già un'idea di cosa aspettarmi perché appunto conoscevo Sperduti e quindi mi sono trovato in territorio familiare. Peraltro l'ho conosciuto anche di persona, perché a novembre abbiamo presentato STM nella sua libreria a Perugia, e quando ho scoperto che ascoltava Dominik Eulberg (e anzi, lo ascoltava proprio durante la scrittura di Deriva) mi sono risoluto a leggere il libro, che avevo già ma non avevo ancora messo in readlist. Insomma, provate a leggerlo, ma io vi ho avvertiti. Voto: 7/10

A fine anno, letteralmente a fine anno perché l'ho finito il 31 dicembre, sono tornato sull'Immoto con il secondo capitolo della saga della Terra Spezzata di NK Jemisin. Quando ho letto La quinta stagione ho affermato che era una cosa fenomenale, che aveva stravoltole mie aspettative perché pensavo fosse solo un fenomeno di marketing, e invece era davvero una storia grandiosa con un worldbuiling staordinario. In genere i "libro 2 di 3" sono sempre i più loffi perché sono capitoli di transizione, ma invece Il portale degli obelischi regge benissimo, e anzi fa salire il livello sia a livello di trama che di scrittura. Senza stare a riferire la storia, in questo capitolo iniziamo a capire qualcosa del mondo e le stesse premesse che erano state costruite nel primo libro vengono ribaltate e reinterpretate, così che i personaggi stessi sono costretti a rivedere le loro posizioni. La narrazione prosegue anche qui su piani contrapposti, con un narratore esplicito e onnisciente (ma fino a un certo punto) che riferisce le cose che sono successe come se parlasse dal futuro, e si rivogle a uno dei personaggi della storia stessa. Forse l'uso così continuo della seconda persona è un po' pesante, ma viene giustificato dalla cornice narrativa per cui è accettabile. Se devo fare un appunto, mi è sembrato che il percorso di Nassun mi è parso un po' affrettato, nel senso che arriva in pochi mesi a un livello di abilità che altri personaggi hanno ottenuto solo dopo decenni e inenarrabili sofferenze. Ma evidentemente non si poteva protrarre la storia per altri quindici anni, e comunque tutto è raccontato con una tale potenza, un equilibrio così perfetto tra dinamiche personali ed epicità planetaria, che tutto il resto cede. A dimostrazione che se hai idee, hai le storie e hai la scrittura, qualche libertà te la puoi anche prendere. Ho in progetto di leggere a breve il volume conclusivo, per il quale ho già alte aspettative, vediamo che sarà al livello... ma a questo punto credo proprio di sì. Voto: 9/10


I miei articoli per Stay Nerd - luglio-dicembre 2021

Vi ricordate i tempi in cui facevo un recap degli articoli pubblicati su Stay Nerd ogni tre mesi? Turns out che ora nemmeno più quello mi ricordo di fare, e così siamo arrivati a fine anno e devo ancora riepilogare le cose scritte in estate. Poco male, servirà a rinverdire anche la mia memoria delle cose dicui ho parlato.


I migliori libri di fantascienza americana - Continua la saga dei miei "i migliori xxx", cioè quegli articoli che poi fanno incazzare la gente perché ti sei dimenticato questo e quello. Parlare di "fantascienza americana" sembra un po' tautologico perché per la gente normale la fantascienza esiste solo in USA, quindi qui gli andiaom incontro e gli diamo proprio quello che stava cercando.

Sopravvivere alla sabbia - Libri sui pianeti deserto - Con l'avvicinarsi dell'uscita di Dune di Villeneuve c'era un certo fermento sul tema, e quindi era il caso di parlare delle storie ambientati sui mondi desertici. Sorprendentemente, Frank Herbert non è l'unico ad averci pensato, abbiamo illustri esempi anche tra gli autori italiani.

Da A a B passando per Zeta Reticuli - Narrazioni non lineari nella fantascienza - A chi non piace una bella storia non lineare? Per quanto mi riguarda le storie intrecciate su sé stesse che richiedono due o tre visioni/letture per essere sbrogliate sono le migliori. E se a questa ci aggiungiamo qualche concept mindfuck fantascientifico, siamo al top. Qui facciamo qualche sempio riuscito... e qualcuno meno.

Se cercate previsioni sul futuro dovete leggere l'oroscopo, non la fantascienza - Il mio solito editoriale polemico in cui ricordo a tutti quanti che valutare la fantascienza per la sua capacità di predire il futuro è mancare clamorosamente il punto. E non lo dico mica solo io, eh.

Stanislaw Lem starter kit - Nell'anno del centenario di Lem, non poteva mancare un articolo che riepilogasse le sue opere maggiori e la sua poetica. Ha funzionato anche come promemoria di quante cose sue ancora non ho letto, maledizione.

Così diciamo tutti - Perché Battlestar Galactica rimane una delle migliori serie fantascientifiche di sempre - Full nostalgia mode per riparlare di una serie tv di culto che ha rivoluzionato l'idea di space opera e a distanza di anni è ancora ben impressa nella mente del pubblico.

La storia del mondo fatta coi libri sui viaggi nel tempo - L'idea per questo articolo era ambiziosa: indicare una storia sui viaggi nel tempo per ogni secolo. Investigando però mi sono dovuto arrendere all'idea che ci sono alcuni secoli pressoché ignorati dai cronoviaggiatori... in compenso pare che tutti vogliano tornare continuamente alla seconda guerra mondiale (vero, temponauti?).

I figli degli uomini sono gli Zennial di oggi - Una retrospettiva sul romanzo da cui è stato tratto il famoso film di Cuaron, cercando gli agganci della distopia denatalista al nostro presente.

Rick & Morty stagione 5 - E non ci indurre nel fandom, ma liberaci dal fanservice - La stagione 5 di Rick & Morty è una delle più metanarrative e sembra mostrare i primi segnali di insofferenza degli autori nei confronti del pubblico. Qui cerco di esporre le cause e i sintomi di questa relazione tossica.

Anche i robot hanno un cuore - Romanzi di fantascienza d'amore - Che sotto sotto sono un romanticone lo sanno tutti, e qui infatti do del mio meglio con una bella carrellata di storie di fantascienza che sono soprattutto storie d'amore.

Come cucinare (per) gli alieni: fantascienza in cucina - E qui invece uniamo il trend della culinofilia che ha travolto la società nell'ultimo decennio e lo proiettiamo sulla fantascienza, con storie che hanno per protagonisti cuochi e per finale l'ammazzacaffè.

I libri di fantascienza di cui vorremmo una nuova traduzione - Sull'onda della polemica per La mano sinistra del buio e della recente rilettura di Dune, un discorso sulla necessità e l'opportunità di tradurre di nuovo alcuni libri, che nella fantascienza si può rivelare ancora più utile trattandosi di storie che riguardano il futuro.

But wait there's more!

Vi ricordate che avevo iniziato anche a parlare del podcast ospitato sempre da Stay Nerd in cui io e Angela Bernardoni (con occasionali ospiti) parliamo di libri? La cosa è andata avanti, ecco le ultime puntate:

Episodio 3 - Solarpunk o solartivismo: il futuro dal volto umano - Chiacchierata d'obbligo su uno ei fenomeni recenti della fantascienza, con ospiti Francesco Verso e Franco Ricciardiello.

Episodio 4 - Ramen fantasy (crossover con Japan Wildlife) - Episodio che ho disertato perché io onestamente di roba giapponese ci capisco poco, ma se vi interessa trovate tanta gente competente e probabilmente folle che ne parla.

Episodio 5 - Tutto quello che c'è da sapere su Dune - Era la settimana prima dell'uscita del film di Villeneuve e io mi sono messo (stavolta da solo) a chiacchierare per un'ora e passa dell'intero franchise di Dune, cercando di fare il punto su prodotti derivati sui vari media.

Episodio 6 - Book Haul: i nostri acquisti a Stranimondi e Firenze RiVista - Dopo due intense settimane di fiera, abbiamo parlato delle cose che ci hanno incuriosito di più e che ci siamo portati a casa.

Episodio 7 - Foundation, o dei romanzi che dovrebbero rimanere tali - A qualche settimana dalla serie tv tratta dal ciclo della Fondazione di Asimov, facciamo un riepilogo parlando anche con Leonardo Diofebo della redazione di SN come persona disinformata sui fatti (nel senso che lui i libri non li ha letti quindi si basa solo sulla serie per le sue valutazioni).

Episodio 8 - Halloween Special: i libri (non di Stephen King) che ci hanno fatto paura - Listone di libri che hanno toccato le nostre personali corde dell'inquietudine.

Episodio 9 - Nel presente oscuro del fantasy c'è solo il grimdark - Puntata che conduco da solo con ospiti alternati Andrea Cassini e Jack Sensolini, per parlare del sottogenere grimdark che sta acquisendo sempre maggiore rilevanza nell'ambito del fantasy, tanto che forse è già stato superato.

Episodio 10 - Fantascienza 101: la protofantascienza - Il primo di una serie di episodi che porteremo avanti sulla storia della fantascienza, iniziando proprio da quando ancora nessuno la chiamava così.


Doctor Who New Year Special 2022 - Eve of the Daleks

Così si completa questa impropria trilogia dalekiana degli speciali di capodanno dell'era Chibnall di Doctor Who. Dopo la resolution e la revolution stavolta ci limitiamo semplicementealla vigilia, in una storia che però non si collega alle precedenti (per quanto il legame tra i due speciali passati fosse già labile), ma ammette il nesso causale con la fine di Flux, affermando che la flotta Dalek è stata distrutta e quindi alcuni soldati sono stati mandati in missione per eliminare il Dottore. Non che ci sia bisogno di un casus belli per i Dalek di voler exterminare il Dottore, ma va bene così.

La vigilia dei Dalek è sostanzialmente un Giorno della marmotta, ma con più Dalek. Il concept del time loop è ormai un trope ben stabilito, ma non mi risulta che sia mai stato utilizzato in DW, almeno non in questo senso del loop che si ripete nello stesso modo con i personaggi consapevoli di quanto accade (mentre ci sono stati altri brevi loop). La ragione per cui il loop si innesca è affidata a un reboot del Tardis, che in qualche modo si collega a quanto mostrato di sfuggita nei primi episodi di Flux e che non aveva avuto nessun impatto. Si potrebbe quindi pensare che quello fosse un setup per questo episodio, ma la gravità del malfunzionamento sembrava ben peggiore, e inoltre dopo le difficoltà iniziali negli ultimi episodi il Tardis funzionava alla perfezione, quindi, sorry, no.

Nonostante la premessa traballante l'episodio scorre abbastanza bene, con i personaggi che realizzano abbastanza presto di trovarsi in un loop e che la durata dei cicli si sta accorciando progressivamente, lasciandogli sempre meno tempo per trovare una soluzione (naturalmente poi i cicli che durano un minuto ne durano in realtà 5-6, ma va bene così). Vedere la successione di piani, fallimenti e accidentali successi è abbastanza soddisfacente, soprattutto perché per una volta possiamo vedere il Dottore fulminata da un Dalek (con tanto di upgrade del raggio della morte), cosa capitata raramente dal 1963 a oggi. Quindi dal punto di vista dell'azione e dell'intrattenimento la puntata fa il suo dovere, e concede anche l'occasione per uno speech del Dottore che è così mancato a questa Tredicesima. Certo poi è frustrante quando in un'iterazione i Dalek sono efficientissimi assassini e in quello dopo sono dei brocchi che non riescono a sfondare una serranda o una plot armor. Purtroppo questo è il pericolo di continuare a usare un avversario fino a svuotarlo di ogni minacciosità.

Se andiamo però a esaminare le dinamiche tra i personaggi e gli archi narrativi che si intrecciano nell'episodio, qualche imperfezione salta fuori. Innanzitutto abbiamo due personaggi secondari caratterizzati sorprendentemente bene (come avviene a molti dei personaggi usa e getta di Chibnall, a ulteriore prova che non ha problemi con la caratterizzazione ma proprio con lo svilupo della narrazione), con Sarah che salta subito all'attenzione come possibile companion (non succederà, ma l'attitudine era perfetta), ma la loro storyline li forza in una love story che non ha senso di esistere. Per quanto il ragazzo di cui ora mi sfugge il nome potesse essere ingenuo e di buon cuore, non si può negare che avesse un atteggiamento un po' creepy: conservare in un deposito gli oggetti delle "tue ex" (più facile che siano semplicemente donne stalkerizzate) e presentarsi tutte le notti di capodanno perché così sai che incontrerai proprio Sarah? Questo non è dolce, è appunto creepy. E può darsi che tu sia timido, un po' asociale, infatti è giusto che anche tu abbia una possibilità. Ma non è credibile che dopo questa avventura Sarah arrivi a pensare che sì, lui è proprio la persona che stava cercando (e infatti non stava cercando nessuno) ed è perfetto per fare un viaggio insieme. Magari può superare le sue resistenze verso di lui, arrivare a pensare che forse merita una possibilità perché si sente solo, si può provare a conoscersi e chissà, dai... ma non possiamo subito dichiarare l'amore della vita.

Ovviamente questo è un problema molto relativo, lo sappiamo che in episodio e via non è facile costruire una complessa dinamica relazionale tra personaggi appena introdotti (ma non è nemmeno impossibile, e comunque basterebbe non spingerla in direzioni cliché e poco plausibli). Tuttavia il rapporto tra le due guest fa il paio con quello che viene messo in scena tra Yaz e il Dottore. La ship Yaz/Doctor era in corso fin dai primi momenti dell'unidcesima stagione, e sembrava che avrebbe ricevuto un upgrade quando l'anno scorso questo stesso giorno Yaz rimaneva l'unica compagna di viaggio. Nel corso di Flux invece Yaz viene pressoché ignorata (anche perché il Dottore rimane isolata dagli altri per buona parte del tempo), anzi spesso trattata con sufficienza, addirittura sembra meno rispettata di Dan che invece è appena arrivato. Dare consistenza questa linea relazionale adesso quindi adesso sembra soprattutto una questione di fanservice, o un modo per costruire un nucleo emotivo sul quale far terminare la run del Tredicesimo Dottore. Il problema è che, a differenza di precedenti casi in cui il Dottore era coinvolto romanticamente con i companion (reciprocamente o unilateralmente), il rapporto non è stato costruito, anzi il Dottore sembra del tutto refrattaria a instaurare relazioni con gli umani. Per quanto abbia blaterato di fam e di stare uniti e vicini, in realtà Doctr 13 alla prova dei fatti è tra le più fredde e distaccate incarnazioni del DW moderno.

Quindi va bene così, gioiamo per questo scampolo di character development. Però arriva troppo tardi e moltiplica questo messaggio distorto che l'interesse romantico vada reciprocato, come avviene appunto per altri due personaggi in questa storia. In effetti viene da chiedersi che cosa Yaz veda nel Dottore, che sembra ignorarla il più delle volte. Il tutto naturalmente dipende anche dal fatto che come abbiamo rilevato più volte, Yaz non ha alcuna consistenza come personaggio, non l'ha avuta per due stagioni e non le è stato dedicato tempo in quest'ultimo serial, per cui non riusciamo davvero a capire come veda il mondo, e qualunque cosa ci dica dei suoi sentimenti non possiamo far altro che scrollare le spalle.

Detto questo, Eve of the Daleks riesce quantomeno a divertire e si gioca bene alcuni momenti di tensione e di rilascio. Se lo prendiamo come episodio a sé, slegato da qualunque arco narrativo, ha tutte le caratteristiche di base di un Doctor Who soddisfacente, e le sue problematiche sono per lo più collegate (ancora) alla gestione complessiva della serie da parte di Chris Chibnall. Quindi si merita comunque un voto 7/10.


Rapporto letture - Ottobre/Novembre 2021

Guarda che lo so che siamo a fine dicembre e quindi è tardi per parlare della roba letta a settembre anche perché francamente la memoria inizia a farsi lacunosa, però che ti devo dire, prima non c'è stato verso, credimi ci ho pensato tante volte che dovevo fare questo post ma oh, proprio non ce l'ho fatta, quindi arrivo ora e spero di non dimenticarmi niente di quello che ho letto nei due mesi scorsi, fortunatamente ho preso la semiabitudine di documentare fotograficamente su instagram quello che mi passa per le mani ed è un grande aiuto mnemonico, non sto nemmeno a promettere che farò meglio il prossimo anno perché no, se proprio le cose dovessero cambiar da quel punto di vista sarà semmai in peggio, perché obiettivamente il tempo è poco e i canali sono troppi e bisogna ottimizzare secondo i dettami della dea SEO.

Iniziamo con il recupero di quello che è diventato a suo modo un classico, soprattutto per il successo dell'adattamento cinematografico: I figli degli uomini è il romanzo da cui è stato tratto il film di Cuaron, scritto negli anni 90 da P.D. James, autrice nota principalmente per la sua produzione di gialli. La storia è universalmente nota, una distopia che racconta di un mondo in cui non nascono più bambini, l'infertilità è globale e mette tutte le nazioni del mondo di fronte alla prospettiva di una fine imminente. Rispetto al più noto film, nel romanzo viene delineato in modo più dettagliato come funziona il nuovo regime, che si sforza da una parte di cercare persone fertili e dall'altra di fornire una vita comoda e serena a chi sta per andarsene. La vicenda della ragazza incinta inizia molto più tardi (forse anche troppo) e si intreccia con il rapporto personale tra il protagonista e il dittatore inglese. Anche l'aspetto religioso (da cui deriva il titolo) è più marcato, e l'autrice stessa ha dichiarato che la storia voleva essere un retelling della natività. Un romanzo senza dubbio interessante, anche se devo ammettere che la resa cinematografica è decisamente più d'impatto, mentre il libro è in generale più blando nel tono e nel ritmo. Trivia: sempre nel mese di ottobre è uscita la raccolta 404 Fantascienza non conforme che contiene anche il mio racconto Generazione D, che parte da una premessasimile di natalità "anomala"; uno dei personaggi principali della mia storia (quello che dovrebbe dare inizio a una nuova generazione) si chiama Julian, proprio come la donna di questo libro; solo che il racconto uscito a ottobre l'avevo scritto in estate, prima di leggere il romanzo di James, quindi non era un omaggio voluto: coincidenza? Voto: 7/10

 

Dopodiché per alleggerire il carico (anche perché venivo da letture devastanti dei mesi prima) mi son concesso un'incursione nell'universo di Dune, stavolta dalla prospettiva farsesca di Brian Herbert & Kevin J. Anderson, che hanno ancora il coraggio di scrivere romanzi ambientati nel duniverse. Il Duca di Caladan è il primo volume di un'ulteriore trilogia prequel che parte un anno prima di Dune e come previsto, è una schifezza totale, da tutti i punti di vista. Non mi dilungo troppo a parlarne qui, perché gli ho dedicato un video apposta su Story Doctor proprio perché ha un suo valore istruttivo esaminare quanto sia disastroso questo lavoro, sia come prequel di Dune sia come romanzo a sé sia come esempio di scrittura. Inoltre qui sul blog a suo tempo dedicai ampio spazio proprio all'operazione necrofagica degli eredi di Frank Herbert, e tutto quello che scrivevo allora vale ancora oggi. Non mi soffermo quindi ulteriormente e per chi è interessato rimando a questi altri contenuti, dove c'è tutto quello che vorreste sapere. Evito di esprimere un voto finale perché questo sarebbe un riconoscimento del valore (se pur scarso) di quest'opera che invece non ha nessuna dignità creativa e umana.

 

Poi siccome in questo periodo stavo seguendo dei corsi sulla narrativa per ragazzi, ho deciso di immergermi nella materia leggendo per la prima volta un megaclassico di quelli "ma come non l'hai mai letto?", e ora posso finalmente dire che sì, certo che ho letto La storia infinita di Michael Ende! Come sempre quando mi trovo a parlare di libri che tutto il mondo conosce mi pare inutile arrivare io a dire "ah sì questo libro parla di questo bello eh mi è piaciuto". Evito quindi di commentare il romanzo in sé, segnalo solo che per chi come me conosce La storia infinita soprattutto per il film, questo libro contiene molto di più, eventi che in parte sono narrati dal sequel ma non trasposti nel modo più fedele allo spirito della storia. L'aspetto metanarrativo è sicuramente uno dei più interessanti, di come il libro sia una storia-nella-storia-nella-storia, e da questo punto di vista a mio avviso pur essendo tradizionalmente classificato come fantasy è in realtà un testo che può stimolare l'interesse degli appassionati di fantascienza, in particolare per quel sottogenere che gioca con le contrapposizioni della realtà e della percezione che ritroviamo in autori come Dick o Priest. Insomma, sarà pure una storia per bambini, ma ti smuove parecchio il cervello, anzi a mio avviso letto da piccoli non si riesce a comprenderne in pieno i diversi livelli di lettura.

 

E arriviamo a quello che tutti stavano davvero aspettando, ovvero il mio commento all'antologia italiana di Urania uscita quest'estate nello speciale Millemondi, come da tradizione consolidata da ben tre anni. Non ho fatto mistero tra instagrame e podcast di non aver gradito questa antologia dedicata ai viaggi nel tempo, ma finora non ero potuto entrare nel dettaglio. Ho già dichiarato come Temponauti sia decisamente inferiore sia a Distòpia che Strani mondi, probabilmente perché il tema dei viaggi nel tempo ha portato molte autrici e autori a cercare di costruire una storia che presentasse un qualche originale paradosso temporale, non fosse che un appassionato di fantascienza (e il lettore medio di Urania è tale da almeno quarant'anni) di queste cose ne ha viste a sfare e non sarà certo un paradosso di predestinazione a fargli esplodere il cervello; aggiungiamo a questo il fatto che a mio avviso alcuni degli autori coinvolti non hanno sufficiente familiarità con la fantascineza (lo dimostra il fatto che mi vuoi spiegare il wormhole con l'analogia del verme nella mela, ma pensi che abbia sei anni!?) e quindi hanno creduto di poter davvero stupire con questi trucchi, e il risultato è desolante. Inoltre c'è da considerare anche di quattordici racconti cinque hanno a che fare con Hitler, nazisti o seconda guerra mondiale, che davvero, basta: sarà anche una mia fissazione la reductio ad hitlerum, ma a mio avviso a un certo punto dovrebbe essere anche il curatore dell'antologia a chiedere un maggior impegno invece di accettare che più di un terzo dei racconti vada a pescare nello stesso ambito. Detto questo, qualcosa di buono c'è, purtroppo però senza eccellenze. In effetti il primo racconto di Fabio Aloisio è forse il migliore, perché utilizza un concept di base originale (il viaggio nel tempo usato dagli uomini del futuro per scaricare i rifiuti nel passato) e costruisce su questo una dinamica personale tra i protagonisti. Forse dedica troppo tempo a un subplot meno rilevante, probabilmente con più spazio a disposizione avrebbe potuto essere più equilibrato, comunque è un racconto che merita la lettura. Franci Conforti ha costruito una storia troppo complicata (non complessa), che cerca di intrecciare troppi personaggi, relazioni, piani temporali e tecnologie, ma alla fine ne emerge una massa confusa il cui finale aumenta il senso di smarrimento. Corvi di Davide De Boni è frustrante per la scarsa considerazione in cui tiene il lettore, un racconto costurito su expositione e coincidenze, personaggi che sono sempre esattamente nel posto giusto al momento giusto con le persone a spiegargli come funzionano le cose e come possono cambiarle, un amore che attraversa il tempo di cui non ce ne frega nulla (perché non è stato costruito in nessun modo ma solo dichiarato che a un certo punto esiste) e un nucleo fantascientifico banale e visto decine di volte. Parlando del racconto di Luigi De Pascalis sono quasi imbarazzato, perché è davvero molto cringe. Il protagonista è Stephen Hawking, quello vero, proprio lui, che entra in comunicazione in qualche modo con una tizia dal futuro che gli racconta che le cose sono messe male perché adesso i bambini nascono in provetta invece che con una scopata, e si usano i pronomi neutri, e non si dice più "mamma/papà", insomma, è letteralmente la dittatura del politicamente corretto! Il racconto è estremamente noioso perché si svolge tutto come uno scambio di battute, voci nel vuoto che (anche qui) si spiegano le cose, con Hawking che fa anche la figura dell'imbecille capriccioso più volte. Ma la cosa davvero stupefacente e oserei dire offensiva è la soluzione della storia: che cosa vuole la ragazza del futuro da Hawking? La sua mente brillante, la sua conoscenza, la sua saggezza? No: il suo sperma. Quello che la ragazza vuole è concepire nel futuro suo figlio. Perché è evidente che il valore di Hawking come umano è determinato dagli spermatozoi che ha nello scroto, no? Mi sentito come ad ascoltare le battute razziste dello zio al pranzo di natale, e spero davvero tanto che nessuno di coloro che curano gli interessi dell'eredità di Hawking lo venga mai a sapere, perché secondo me c'è materiale per una querela. Davide Del Popolo Riolo è un autore che di solito apprezzo, anche lui però qui è caduuto nella trappola del fuhrer, con un racconto che è sostanzialmente il solito "riportiamo in vita Hitler per reinstaurare il reich". Inizialmente è interessante perché la storia è narrata dalla prospettiva di una ricercatrice ingenua che si trova a fronteggiare la minaccia, poi però si perde interesse perché da una parte non è credibile che Hitler con una decina di suoi soldati possa soggiogare l'Europa (anche se si dice che la popolazione si è rammollita, comunque cento milioni contro dieci ti ammazzno anche solo a carezze) per cui non si avverte davvero la minaccia, e dall'altra perché la protagonista non agisce in nessun modo, si limita a seguire le indicazioni di un'IA che risolve la situazione. Lanfranco Fabriani è uno degli autori italiani "famosi" per il viaggio nel tempo, grazie alla sua serie di romanzi sull'UCCI, l'Ufficio Cronotemporale Centrale Italiano. Il suo racconto porta in scena Leonardo Da Vinci e lo coinvolge in un paradosso sulla nascita stessa dell'UCCI, con qualche complotto tra agenzie temporali concorrenti. Un racconto gradevole, che però necessita forse di una conoscenza troppo profonda della serie per poter essere compreso in pieno, per esempio le dinamiche pregresse tra i protagonisti, su cui si fonda buona parte del conflitto, non sono chiare a chi non li conosce già. Anche di Clelia Farris mi fido, anzi come ho detto altre volte la considero una delle migliori autrici italiane di fantascienza di oggi. Il suo Le parole è una storia di viaggi nel tempo che coinvolge Anne Frank (e sempre lì siamo...), con qualche spunto originale soprattutto sull'interpretazione del diario; tuttavia tutto il racconto è riferito, un lungo resoconto di cose ipotizzate e non vissute, per cui non ci si sente davvero parte della storia e tutto scivola in modo abbastanza indifferente. Mangiatempo di Andrea Franco è un thrillerottesco insipido, una scrittura caricata artificialmente di enfasi per situazioni che non hanno nessuna tensione perché le abbiamo viste in tutte le fiction mediaset da Carabinieri in poi. La soluzione del mistero non è coerente con l'impostazione della storia e ai personaggi d'altra parte non sembra importare minimamente di quale sia la verità, e allora figurati a me. Anche il racconti di Lukha Kremo mi ha messo in difficoltà, ho la sensazione che mi sia sfuggito qualcosa perché non può essere semplicemente un bootstrap paradox, Kremo non è un autore da limitarsi a un'idea così basilare; in effetti ci sono altri elementi, complotti e IA e riscrittura della storia, ma ci sono anche cloni spirituali di Napoleone e Hitler (daje) e Cesare che... boh, non lo so che ci stanno a fare, perché l'azione è da un'altra parte. Forse mi sono perso qualcosa io, ma non ho capito il punto. Flavia Imperi in Chronology parte con un'idea interessante, ovvero una setta basata sull'utilizzo del viaggio nel tempo (una forma di) come elemento princpale del culto. Peccato che poi però questo elemento diventi quasi secondario, e soprattutto che la soluzione porti in una direzione diversa e contraddittoria rispetto a quello che era il tema portato avanti fino a quel momento dell'ambiguità del culto. Leonardo Patrignani invece ha scritto un racconto leggero ma caloroso, forse il suo è tra i migliori perché non ha cercato di strafare: il viaggio nel tempo è l'immersione nei ricordi del passato, alla cerca della chiave per sbloccare una gigantesca eredità (una cosa alla Ready Player One, o se preferite Tutti gli uomini del del deficiente). I personaggi vengono tratteggiati efficacemente con poche battute, e la gara mette ognuno di fronte ai propri pregiudizi creando un piccolo arco di trasformazione per ognuno. La soluzione forse non è così equilibrata, perché arriva dal nulla senza che ci fossero elementi perché il lettore la ricavasse da sé, ma comunque si incastra bene nella storia. Anche il racconto di Giovana Repetto è discreto, perché al contrario di molti non cerca di stupire con gli effetti speciali ma si concentra sulla protagonista. La storia riprende il setting di un mondo-copia che compare in altre sue storie (che non ho letto), ma il racconto riesce bene nel fornire gli elementi necessari a poter seguire senza dover ripescare nozioni mancanti. Anche qui siamo dalle parti della seconda guerra mondiale, tuttavia la tensione innescata dalla vicenda regge bene fino alla fine. Tectiti di Dario Tonani descrive una dinamica interessante di trasposizione temporale in una zona precisa del pianeta (tra il presente e la seconda gue... vabbè che lo dico a fare), però ho trovato insufficiente la dimensione della storia ad approfondire la dinamica e le conseguenze di quello che sta succedendo, al punto che mi è rimasta quasi la voglia di saperne di più, ma non nel senso di una storia che ti spinge a voler conoscere tutto quello che ci sta intorno, piuttosto è un appetito insoddisfatto. A chiudere il volume c'è Claudio Vastano, che scrive il racconto più hard-scifi della raccolta, con un'idea nemmeno malvagia (i buchi neri usati come hard disk), però personalmente il suo approccio alla fantascienza non è quello che mi coinvolge di più (lo avevo già notato nel racconto nella prima antologia): lui ha un'idea e poi mette in scena dei personaggi che si girano un po' intorno fino a che non arrivano a spiegare quell'idea, dopodiché la storia finisce. Anche questo racconto è fatto di gente che parla e si spiega le cose, con qualche accenno a un altro classico paradosso del tipo "uccideresti Hitler da bambino" (fortunatamente senza Hitler stavolta) e un finale che non finisce niente ma sembra quasi il punto d'inizio della storia. Mi dispiace dirlo, ma questa volta l'antologia per me è sotto la sufficienza, con appena tre racconti buoni e forse un paio accettabili. Non per questo credo che il progetto sia da concludere, secondo me era il tema dei viaggi nel tempo a non prestarsi a interpretazioni originali. In ogni caso sarebbe auspicabile un maggior controllo sulle storie accettate, cosa che avevo notato anche nella raccolta precedente in cui diversi racconti (peraltro anche buoni) non avevano praticamente niente di distopico. Insomma, stavlta è andata male, vediamo se al prossimo giro si trova un tema che dia più libertà e si esegue una selezione più dura, non basata solo su quelli che sono gli autori più intimi. Ultima nota negativa: a dispetto della copertina, questa antologia non contiene dinosauri. Ci sono rimasto molto male :(


Doctor Who 13x06 - The Vanquishers

Sì è vero, ero arrivato al quarto episodio di Flux e ho saltato il commento al quinto (Survivors of the Flux) perché mi sono ritrovato con troppe cose da fare nel frattempo, ma forse non fa molta differenza. Molte delle cose che dirò adesso come osservazioni finali su tutto il serial di sei episodi avevo iniziato a intravederle già nell'episodio precedente, e qui sono state ampiamente e tragicamente confermate.

Detta in modo veloce: no, Chri Chibnall non ha ancora capito Doctor Who. Ma ancora più di DW, a Chibnall mancano proprio alcune skill di base di sceneggiatura e storytelling. Lo so che quando uno fa affermazioni del genere poi la risposta è "oh, ma allora se sei più bravo scrivile te, ci sarà una ragione per cui lui è showrunner di DW e tu scrivi su blogspot". Certo, avrà sicuramente dei meriti, ma io posso valutare solo quello che mi trovo davanti e il risultato è per lo più un pastrocchio privo di equilibrio e di significato. Non ho visto Broadchurch per cui Chibnall viene generalmente apprezzato, ma se quello era così valido e DW invece è un disastro irrimediabile da cinque anni, mi sale la sensazione che sia proprio l'approccio al fantastico a metterlo in difficoltà. Credi che Chibs soffra della sindrome del "tanto è fantasy" per cui si può dire e fare qualunque cosa, che viene automaticamente giustificata dal contesto fantascientifico per cui ogni cosa può essere possibile e allo spettatore basta buttargli addosso due parole di technobabble per ottenere la totale ed eterna sospesione dell'incredulità.

Eppure non è solo questo. Perché anche rimuovendo tutte le sovrastrutture speculative, riducendo tutti i personaggi alle loro funzioni e le storie al loro sviluppo, ancora c'è qualcosa che non funziona. Gli archi narrativi non funzionano, i subplot non combaciano, le pistole di Checov non sparano (quante volte l'abbiamo detto riguardo a Chibnall?), i conflitti non si risolvono e in generale tutti i personaggi sono profondamente incoerenti, sembrano affermare valori opposti in scene successive. Non mi piace fare la lista della spese delle cose rimaste aperte o insoddisfacenti, perché è l'approccio nitpicker del fandom tossico, però per la miseria, ci sono degli aspetti nella conclusione di questo Flux che danno di nuovo la sensazione di aver girato tanto intorno per arrivare... a cosa? Siamo di nuovo al punto di partenza, ovvero dove eravamo alla fine della stagione dodici: il Dottore ha un passato misterioso di cui non sa niente, è l'essere più importante dell'universo e forze oscure si ammassano per eliminarla. Per carità, non tutti gli episodi devono far progredire la trama orizzontale della serie, ma se scrivi un serial che deve essere epico e sconvolgente e lo costruisci intorno a dei punti importanti della lore, allora in quel caso sì, la trama deve progredire. Non puoi agitarmi davanti l'esca e poi rimetterla in tasca perché vuoi tenerti la sorpresa pronta per chissà quando. È un modo disonesto di trattare lo spettatore, soprattutto se anche tutto il resto che gli hai dato non è bastato a soddisfarlo.

E intendiamoci: il finale dell'ultimo episodio, in cui il Dottore abbandona l'orologio che presumibilmente contiene tutte le sue memorie passate, è perfetto di per sé. Non mi aspetto che questa parte della storia venga mai davvero esplorata (se non in qualche avventura audio Big Finish), e il percorso che porta il Dottore da voler conoscere il suo passato a capire che il passato non importa è esattamente la corretta progressione tematica della storia. Ma non viene in nessun modo guadagnata durante Flux, il Dottore non ci ha dimostrato di aver imparato qualcosa, di essere cambiata, di aver affrontato una scelta che l'ha messa di fronte alla necessità di scegliere di essere il Dottore adesso o sapere chi era prima. Ed è per questo che dico che Chibnall ha delle lacune proprio nell'ambito della scrittura professionale, o se non altro non gli hanno messo accanto uno story editor che gli faccia notare tutte le cose che non funziano.

Tipo queste, la lista la faccio:

- Quindi alla fine di Flux l'universo è stato in buona parte annientato dalla tempesta di antimateria (che già di per sé è un'idea di scarsissima originalità) e ne rimane solo una porzione infinitesima? No, perché nessuno afferma mai che il flusso sia stato invertito o annullato. E questo dopo che nel suo monologo da villain, la terribile Azure dice esplicitamente ed enfaticamente che riavvolgeranno e riprodurranno il cataclisma, quindi tutto faceva pensare al setting della soluzione finale per annullare la tempesta. E invece no, ops, nulla, l'universo è distrutto. Ovviamente non sarà così, se ne dimenticheranno, ma le informazioni ricevute ci portano a ricavare questo.

- Parlando di distruzione, è da notare il fatto che il Dottore si sia rivelata ben disposta da annichilire tre intere flotte (Dalek-Cybermen-Sontaran) che erano in cerca di protezione dall'apocalisse cosmica in corso. E certo, il Dottore a fasi alterne è pacifista e sanguinaria, ma in questo stesso serial ci ha fatto la menata sul fatto che non fosse giusto annientare una flotta in fuga, per cui è piuttosto incoerente (schizofrenico?) che dopo solo poche ore non se ne faccia problemi. In a related matter, si noti anche che la soluzione al flux è arrivata da un personaggio random che non aveva niente a che fare con tutto il resto della storia, ma ha avuto l'illuminazione improvvisa che ha permesso di salvare tutti (cioè, tutti tranne il resto dell'universo). Ma quindi qual era il piano del Dottore?

- Tutta la sottotrama del Grand Serpent a cosa serviva? A fornire un nemico per l'episodio finale? E quel nemico erano i Sontaran, davvero? Che non solo abbiamo già battuto pochi episodi fa, ma che notoriamente, per quanto siano pericolosi, hanno comunque una componente innata di ridicolaggine (almeno nella serie moderna) che non li fa mai sembrare davvero credibili (vedi scena cioccolato)? Ma poi, stiamo o non stiamo affrontando un cataclisma cosmico? Che bisogno c'è di avviare un'altra invasione della Terra? Chissenefotte, mentre tutto viene consumato dal flux?

- La scomposizione del Dottore in tre, oltre che un trucco già visto (e vabbè, spesso si ripetono) e senza nessuna spiegazione, alla fine si rivela comunque poco determinante. C'era davvero bisogno di avere tre Dottori separati ad agire insieme, o forse era solo un modo di aumentare l'eccezionalità del finale? C'era davvero qualcosa che un Dottore singolo non avrebbe potuto ottenere? E perché non si porta dietro nessun tipo di conseguenza? È praticamente un upgrade casuale, come se il Dottore avesse pescato un power-up che permette di essere in tre posti, senza timore di perdere lucidità, consistenza, anni di vita, messa in piega... niente, è solo che prima ce n'era una, ora ce ne sono tre, perché così fa più finale. Dopdiché quando non serve più, i tre si riallineano, così, solo perché lo vogliono tanto. Forte, eh?

- E vogliamo parlare dei distruttori? Alla fine, chi erano Swarm e Azure? Sì ok, antichi nemici del Dottore e blabla... ma cosa volevano? In un episodio precedente si parlava della guerra tra Tempo e Spazio e avevo ammesso che era un concetto interessante, anche se rischioso da implementare, perché appunto, non si è capito nulla. Qual era l'obiettivo dei due? Volevano vendicarsi del Dottore o avevano altri obiettivi? Perché assorbivano la gente nel passenger? Come sono arrivati alla Division? Qual era l'origine dei loro poteri? È da evidenziare anche il fatto che alla fine il Dottore non li ha sconfitti in nessun modo: sono stati annientati da un'altra entità onnipotente ancora più entità e ancora più onnipotente. Il Dottore non ha fatto letteralmente nulla per batterli.

- Più nello specifico, ci sarebbe anche da capire perché Azure si trovava in islanda o chissà dove in forma umana e sia stata richiamata da una sorta di radiofaro che l'ha raggiunta e... boh, insomma che senso aveva tutta quella parte nel primo episodio? A cosa ha portato? Che informazioni ci ha dato, che cosa ha costruito nell'economia della storia?

- E la Division? Questa entità interuniversale ultraeterna fuori dallo spazio e dal tempo che controlla tutti? Diamo pure per buono che ci sia un'altra organizzazione che può tutto e vuole tutto, capace di distruggere l'universo per capriccio e spostarsi in un altro (il che apre anche la porta del multiverso per DW, ma facciamo finta che non ci siano implicazioni pesanti in questa scelta), ma anche così, che ruolo aveva? Chi ne faceva parte? Perché abbiamo visto solo una vecchia Timelady (che ovviamente era la "madre" del Dottore) e un Ood in una stanza... questo è tutto? Di questo dovevamo avere paura?

- Se poi stringiamo lo zoom e torniamo ai personaggi: qual era il senso di Bel e Vinder? Solo una coppia persa nell'universo? Davvero era solo questo? Che senso e che ruolo aveva il tutto rispetto al flux? Era girata l'ipotesi che si rivelassero essere i veri genitori del Dottore, quelli che la abbandonano durante il transito da un universo all'altro, il che sarebbe stato abbastanza scontato ma sarebbe stato... qualcosa. Invece no, nemmeno quello. Per Chibnall non serve dare una giustificazione alle sottotrame che tira su.

- Come infatti dimostra anche quello che scavava i tunnel sotto Liverpool. Ve lo ricordate? Sì perché è esistito pure lui: un tizio random che per caso scopre dei punto sotteranei che collegano ad altre dimensioni (come!?!!), cosa che per altro ci viene tutta riferita da lui invece di esserci mostrata per renderla credibile, e allora costruisce una serie di porte che servono semplicemente ai personaggi per tornare dove devono andare (cosa peraltro inutile visto che parallelamente usano anche il Tardis... che pure lui, si stava sgretolando ma niente, è a posto perché sì).

- E l'avventura criptoarcheologica dei tre companion (Yaz, Dan, Jericho) in stile Indiana Jones per recuprare... che cosa, la data in cui sarebbe arrivato il flux? E anche ammesso che i Maya o chi per essi la conoscessero, cosa pensano di farci con questa informazione se sono bloccati nel 1901? E poi, non lo hanno già visto in corso, che cos'altro c'era da scoprire? Fa davvero differenza se arriva il dieci maggio o il ventisette ottobre?

- La totale disempatecità dei personaggi emerge di nuovo nella leggerezza con cui continuano a prendere per il culo Karvanista dopo che la sua intera specie ès tata annientata per salvare gli umani, però certo, continuiamo a sfotterlo perché è un good boi e mi porta il giornale. E la tizia senza braccio che nega una possibilità a Dan perché lui ha fatto tardi al loro appuntamento, nonostante, ehm, nel fratempo stesse finendo il cazzo di universo e pure lei è stata aspirata dentro un corpo biomeccanico da una creatura aliena onnipotente? Diocristo, ma siamo seri?

Non voglio neanche andare a immergermi nei dettagli di lore emersi, perché appunto non aggiungono niente e non portano da nessuna parte. Il tutto però continua su quella strada di rendere l'universo di DW estremamente piccolo (anche in senso letterale, visto che ne hanno distrutto la maggior parte), una dimensione tascabile in cui tutto gravita intorno al Dottore stesso: il flux è stato scatenato per fermare lei, perché lei faceva parte della Division che è diretta dalla Timelady che era sua madre e che è potuta diventare immortale grazie ai suoi poteri di timeless child, e i cattivi ce l'hanno proprio con lei che lavorando per la Division li aveva catturati... tutto sempre autoriferito a quell'unico nucleo centrale. È come in Star Wars, in cui alla fine tutti sono parenti o si conoscevano prima o avevano un amico comune. Non c'è niente di indipendente, niente che abbia una sua vita tridimensionale, tutto esiste solo in funzione del Dottore.

E dire che un po' ci avevo creduto, forse avevo voluto crederci. Nei miei commenti agli episodi precedenti (soprattutto i due più scollegati dal plot principale) ho sottolineato io stesso come fossi rincuorato dal fatto che sembrasse davvero di vedere di nuovo Doctor Who. Ma invece no, siamo tornati a riare gli stessi errori. Abbiamo scherzato, c'è ancora Chibnall a dirigere tutto.

Quello che non ha capito Doctor Who. Che non ha capito la fantascienza e che, mi permetto di dire, non ha capito come si scrive una storia. Forse questa è la mia origin story di come sono diventato un fan tossico, ma a questo punto, davvero, non posso che essere felice che la sua canzone si stia per finire.


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