I miei articoli per Stay Nerd: Gennaio-marzo 2021

Iniziamo una nuova annata di collaborazione con Stay Nerd, e come sempre ogni tre mesi riepilogo qui quello che pubblicato sulla rivista, che peraltro proprio in questi mesi ha cambiato veste grafica e logo, adottando un look più minimal e pulito, quindi vi consiglio anche di farci un giro nella sua nuova versione.


10 libri fantasy e sci-fi che diventeranno film o serie tv nel 2021 - Una rapida carrellata delle nuove uscite in vista nell'ambtio degli adattamenti da libro a film. Da Foundation al Signore degli Anelli (che forse nel frattempo è stato rimandato) con qualche young adult e il ritorno di R.L. Stine. Non è detto che sia tutta roba di qualità, ma sono comunque progetti che hanno avuto una certa attenzione, quindi potete scegliere quale vi sembra interessante.

Tribes of Europa: la Disunione Europea dopo l'apocalisse - Come ho detto più volte anche qui sono sempre curioso per le serie non anglofone (vedi 3% o Beforeigners) e in questo caso ho guardato la prima stagione di questa serie tedesca ambientata in un'Europa frammentata in tante piccole comunità dopo la fine improvvisa di tutta la tecnologia. Certamente non un prodotto estremamente originale ma onesto, con un taglio principalmente young adult ma capace di rappresentare in modo allegorico la stanchezza del vecchio continente che già oggi si perscepisce.

Forse avremmo dovuto rileggere La Fattoria degli Animali invece di 1984 - Facile parlare di distopia, e facile citare il solito Grande Fratello di Orwell. Ma anche nella Fattoria degli animali si possono trovare elementi interessanti per guardare il presente, al di là della più immediata allegoria stalinista. Mi sono riletto il libro (in lingua originale) che avevo letto ai tempi della scuola, ed è stata un'esperienza sicuramente interessante.

Il cybperunk aveva previsto tutto, ma ora anche basta - Per la serie degli articoli in cui sono tenuto per contratto a fare l'antipatico, qui mi sono permesso di dire che tutta questa fascinazione moderna per il cyberpunk è roba da poser e tradisce in effetti gli intenti stessi del movimento. Sempre che di cyberpunk si possa davvero parlare...

Harlan Ellison starter kit - In occasione dell'uscita di un omnibus dei racconti di Ellison, che in Italia mancavano da tanto, un profilo di questo scrittore di culto e personaggio controverso

Otto libri per introdurre i ragazzi alla fantascienza - Questo è uno degli articoli di cui sono più fiero, perché riscattare la dignitià della fantascienza per ragazzi è un passo importante per lo sdoganamento del genere. Qui si parla di testi middle-grade, quindi per ragazzi di 9-11 anni, prima della fascia young adult. Titoli interessanti (e recenti) ce ne sono, e poterli mettere insieme come suggerimento per tutti quelli che cercano cosa far leggere ai propri figli/nipoti/studenti è il miglior contributo che potessi dare alla causa della sf in Italia.

La nostra casa si allaga: libri che raccontano il cambiamento climatico - Tema caldo (pun intended) degli ultimi anni, il cambiamento climatico, e lo scioglimento dei ghiacciai in particolare, è stato trattato da tantissimi autori di speculative fiction, e qui ne ho elencati alcuni dei più rappresentativi.


Bonus track

Cronache dellaa fantascienza italiana - Primo dialogo

A marzo è uscito anche il primo articolo scritto in collaborazione con Maico Morellini sulla sotrica rivista Argo, in cui cerchiamo di tracciare una cronistoria recente della fantascienza italiana. Compito gravoso e rischioso, ma qualcuno doveva pur farlo. Giochiamo un po' a poliziotto buono e poliziotto cattivo, e indovinate quale sono io...


Dj set - Deep Time

Voi forse non ve lo ricordate, ma ancora prima dell'uscita di Dimenticami Trovami Sognami, quando ancora il romanzo di chiamava Retcon, misi insieme una colonna sonora mixata che nelle mie intenzioni poteva accompagnare degnamente il libro per mood e contenuto. Quella colonna sonora fu poi ripresa anche da Zona 42 che la ripropose sul sito con una mia breve esegesi del dj set. Negli anni scorsi, ho selezionato anche delle tracklist da accompagnare alle mie antologie Spore, Il lettore universale e L'esatta percezione, ma in questi casi si trattava solo di una selezione di pezzi, senza mixaggio.

Ora che però è uscito Diario dal tempo profondo che può essere definitivo "romanzo" secondo gli standard internazionali di lunghezza (anche se io preferisco parlare di "libro illustrato" perché è così che è nato), era doveroso comporre un'altra soundtrack mixata appositamente come nel caso di DTS. In questo caso, a dire la verità, il compito è stato più facile, perché durante la frenetica stesura di DTP mi sono davvero focalizzato su un tipo particolare di musica, in particolare le sonorità tripping di Stephan Bodzin e gli inni alla natura di Dominik Eulberg, che insieme esprimevano al meglio l'essenza della storia che stavo costruendo, fatta di esplorazione e creature incredibili.

Sono partito quindi da alcune di quelle tracce che mi hanno continuamente accompagnato e sostenuto durante quei mesi di lavoro, come Diamant e Goldene Acht e ho aggiunto alcune altre che mi sembravano adatte a rappresentare alcuni elementi della storia, dell'atmosfera e dei temi di DTP. Non sarà troppo difficile capire a cosa si riferiscono La machine du temps e Solastalgia, oppure Orca, Madagascar e Tears for Animals. Alcuni collegamenti sono più sottili, come nel caso di Don't Skip e Momentan, ma ho cercato comunque di seguire con la musica il percorso del libro. Non sono riuscito a farci rientrare alcuni pezzi che mi sembravano adatti (come qualcosa di Minilogue e Moderat), per limiti di spazio o perché difficili da amalgamare con gli altri già presenti, ma sono soddisfatto del risultato, anche perché come spesso cerco di fare sono riuscito a far rientarre in un unico set generi diversi (dalla minimal alla trance, dall'idm all'elettronica strumentale) e diverse epoche (pezzi che vanno dagli anni 90 a pochi mesi fa).

Ecco quindi Deep Time, la soundtrack ufficiale di Diario dal tempo profondo, che potete ascoltare sul mio mixcloud insieme a tutti gli altri dj set che carico ogni tanto (con la sconvolgente media di uno all'anno). Mi auguro che possa suggerire a voi le stesse suggestioni che ne ho ricavato io, con o senza libro.



Rapporto letture - Febbraio 2021

Il post precedente a questo è il rapporto letture del mese scorso, chiedo scusa per non aver aggiunto altro nel frattempo, ma tra Story Doctor, Specularia, Instagram e i vari contributi qua e là le risorse per il blog sono sempre più limitate. Mi viene sempre da giustificarmi perché Unknown to Millions è l'archivio storico delle mie considerazioni (10 years and counting) e mi dispiace lasciarlo in standby, ma il tempo è quello che è.

Comunque, ecco il mio commento ai libri di gennaio, come da proposito per quest'anno, alla lettura di fantascienza e affini ho deciso di affiancare altri generi e testi non di narrativa. E infatti.


Infatti il primo libro che ho letto è stato Armi acciaio e malattie, un saggio degli anni 70 di Jared Diamond ormai diventato un punto di riferimento per storici e antropologi. L'obiettivo del libro è trovare una spiegazione al fatto che il progresso delle diverse civiltà umane sia stato così difforme sul pianeta, e giustificare senza l'uso di paradigmi razzisti la predominanza delle nazioni auropee e asiatiche sugli alti continenti. Diamond parte molto indietro, dalla fine dell'ultima glaciazione, e cerca di mettere insieme i passi che i vari popoli umani hanno compiuto verso la formazione della "società", identificando i fattori chiave nella costituzione di aggregati più strutturati di tribù. L'analisi è molto convincente e trova riscontro in alcuni esempi pratici, con approccio scientifico alle discipline storiche che a volte sembra mancare nelle teorie più diffuse e studiate. In effetti molte di queste nozioni le avevo già trovate altrove, quindi non mi è risultato del tutto nuovo, ma probabilmente la fonte primaria era proprio lo studio di Diamond. Quindi questo testo rimane fondamentale per chiunque si interessi della storia evolutiva della nostra specie e dell'impatto dell'uomo sul pianeta.

 

In queste settimane ho anche recuperato un grande classico, uno di quei testi che si leggono forse troppo presto. Infatti ho vaghi ricordi aver letto La fattoria degli animali in terza o quarta superiore, ma non ne ricordavo granché. L'ho ripreso (in lingua originale) per scrivere poi un articolo su Stay Nerd. Ora, ovviamente non serve nel 2021 arrivi uno stronzo qualunque come me a recensire George Orwell, quindi in questo caso mi risparmio le considerazione su trama, scrittura e così via. Posso dire che riletto adesso, anche alla luce di come la società globale si sta movendo, Animal Farm continua ad avere una notevole rilevanza, anche al di là degli immediati rimandi allo stalinismo. Ma di questo ho parlato appunto nell'articolo linkato prima, quindi vi rimando lì per approfondire.


E a questo punto devo parlare di La quinta stagione. Di questo romanzo e della serie della Terra Spezzata che ha vinto per tre anni di fila il premio Hugo avevo sentito parlare fino alla nausea, e forse proprio per questo lo avevo deliberatamente ignorato. Sono sempre diffidente nei confronti di quei libri che sbancano tutto, quegli autori che sono considerati i nuovi qualcosa, le next big thing che tutti devono leggere. In questi casi sospetto che ci sia dietro una forte operazione di marketin che poi, arrivati a scartare il pacco, non contiene niente. Poi ho iniziato a leggere il romanzo di N.K Jemisin e mi sono sentito un idiota totale. La quinta stagione è potente, avvincente, ben progettato, ma soprattutto significativo. In un settore che spesso propone storie che hanno concept interessanti ma che poi non dicono nulla, questo invece ha un messaggio di fondo forte e attuale. Il worldbuiling è eccellente e non si limita a mettere insieme dettagli su dettagli, ma li utilizza e li rivela in modo funzionale allo svolgimento della trama e all'arco narrativo dei personaggi. Le rivelazioni e i momenti climatici sono ben dosati e gestiti, e portano quindi a seguire col giusto livello di interesse una vicenda che alla fine non ha dissolto quasi nessuno dei suoi misteri. Siccome come sempre non voglio sembrare il fanboy con gli occhi a cuore ma voglio mantenere l'obiettività, come aspetto negativo posso dire che in certe sequenze lo stile si fa forse troppo enfaico, con ripetizioni e rientri a capo accumulati (e non credo sia una questione di traduzione). A mio avviso avrebbe funzionato anche senza, ma forse in questo modo si rende meglio la cinematograficità del tutto. In ogni caso, La quinta stagione è uno di quei libri che segnano davvero i lettori capaci di comprenderli, e per me è stato così. Sono convinto che se dessimo da leggere storie come questa ai ragazzi a scuola invece dei Malavoglia formeremmo persone più autonome e consapevoli, e magari anche interessate alla lettura, pensa te che roba. Voto: 9/10

 Infine usciamo ancora dalla narrativa con Helgoland, un libro breve ma completo sulla meccanica quantistica di Carlo Rovelli. Partendo dal ritiro mistico di Werner Heisenberg su quest'isola sacra, dove è nata l'idea di base che avrebbe portato alla definizione dei quanti, Rovelli traccia un percorso relativamente accessibile a questa interpretazione della fisica che per quanto appaia paradossale riesce invece a conciliare molte delle contraddizioni che si rilevavano tra la fisica classica e quella microscopica. L'autore riesce a non sconfinare troppo nel tecnico e si limita a mettere giù solo due-tre formule, dedicandosi poi soprattutto a interpretare il loro signifiato in termini fisici e filosofici. Una lettura stimolante che non richiede particolari nozioni, e che fornisce un importante tassello nella comprensione (o non-comprensione) del mondo, che è più liquido di quanto ci immaginiamo. Peraltro, visto che sono in fase di revisione del mio prossimo romanzo Sinfonia per theremin e merli, che include arogmenti simili, la lettura di questo libro si è rivelata propedeutica e complementare alla trattazione di questi temi.


Rapporto letture - Gennaio 2021

Iniziamo una nuova annata di rapporti letture, e anche se questo mese abbiamo solo due titoli di cui parlare, dedicheremo diverso spazio a entrambi quindi è utile tenerli in un unico post invece di accorpare più mesi come sto facendo ultimamente. Infatti per combinazione a gennaio ho letto gli ultimi romanzi di due autori italiani che considero a oggi tra i migliori nel loro genere prevalente di appartenenza, quindi mi pare appropriato dedicargli spazio.

 

Il primo di cui parlo è Livio Gambarini, che reputo uno degli autori più autorevoli del fantasy italiano, anche se lui per mantenere la reputazione preferisce che lo chiamino "fantasy storico" (un po' la stessa storia per cui si dice "speculative fiction" invece di "fantascienza"). A novembre è uscito Inferno, quarto e ultimo volume della saga di Eternal War, che seguiva le vicende dei poeti stilnovisti a Firenze (principalmente Guido Cavalcanti e Dante Alighieri) contrapposte a quelle delle schiere degli spiriti che muovono in segreto l'umanità, tra i quali spicca Kabal, l'Ancestrarca (una sorta di spirito protettore della famiglia) di Cavalcanti. Tra le pagine del blog trovate i miei commenti ai volumi precedenti e potete verificare che ho sempre apprezzato questa serie. Gambarini riesce a intrecciare in modo avvincente i fatti storici (pur dovendo piegarli occasionalmente alle sue esigenze narrative, per lo più per far coincidere cronologicamente alcuni episodi) e le dinamiche che si svolgono nelle Lande degli spiriti, invisibili agli occhi degli umani, o almeno quasi tutti loro. Dopo che nel terzo libro il focus si era spostato da Cavalcanti ad Alighieri e il progetto di Kabal per far diventare il suo protetto signore di Firenze era fallito e portato alla mezza-morte di Guido, eravamo arrivato a un plot twist finale che preparava il viaggio all'Inferno che Dante racconta nella Commedia, con lo stesso Kabal nei panni di Virgilio. Questo libro riprende l'azione proprio da quel momento, con Kabal che incoraggia il poeta a compiere questa impresa, il cui vero scopo (taciuto a Dante) è quello di salvare l'anima di Guido. Ma l'Inferno è un posto pericoloso, soprattutto perché esiste da pochissimo tempo, si è originato dalla fusione dei paradigmi cristiani con i miti classici ed è potuto nascere solo grazie alle azioni di Kabal stesso, che da manipolatre si è trovato a essere inconsapevolmente manovrato da forze più grandi di lui. La traversata dell'Inferno quindi si rivela piena di pericoli per Kabal, perché richiede da un parte di comprendere i meccanismi che lo regolano, e dall'altra di mantenere il segreto sul vero motivo per cui ha trascinato Dante con sé. Dante è l'unico che può salvare Guido ma se lo scoprisse probabilmente si opporrebbe a questa missione, per cui Kabal deve ricorrere alla sua arma più affidabile: l'inganno. Tutta la saga di Eternal War è basata sulle macchinazioni di Kabal, che è il vero protagonista della storia anche se gli altri personaggi principali intorno a lui affrontano comunque percorsi di cambiamento rilevanti. In quest'ultimo episodio l'attenzione è ancora più concentrata su di lui, che già dopo la tragedia del sacrificio di Guido aveva iniziato a nutrire dubbi sulla sua condotta. Ma mentre scende nell'Inferno e incontra i peccatori condannati lì dentro, tra i quali spiccano alcuni membri defunti della famiglia Cavalcanti di cui lui era stato protettore, il suo sistema di valori si frantuma pezzo per pezzo, ed è costretto a cedere parti della sua essenza (che aveva in un certo senso "rubato" ai Cavalcanti del passato) per poter andare avanti. Il percorso di Kabal quindi è genuinamente struggente, mentre Dante acquisisce via via più spessore e sicurezza, visto che si trova in un ambiente in cui la sua poesia ha effetti diretti e visibli sulla realtà. Naturalmente il loro viaggio li porterà a confrontarsi con Satana in persona, che può essere affrontato solo dopo aver appreso la sua natura grazie ad alcuni opportuni flashback che ricollegano episodi fino al primo libro (con giusto una spruzzatina di retcon). Il romanzo quindi scorre come un'avventura, molto più dei precedenti che dovendo aderire ai fatti storici non sempre avevano spazi per imprese e scontri, ma si basavano più su macchinazioni e sotterfugi. Purtroppo devo ammettere che la mia conoscenza della Commedia si limita a quanto ho studiato alle superiori (anche se ci ho fatto pure il tema della maturità!), quindi non sono in grado di cogliere i numerosi riferimenti agli episodi citati, o almeno non quelli più nascosti. Ovviamente mi ricordo di Ulisse e Paolo e Francesca, ma per esempio del castello dei savi non credo di aver mai sentito parlare prima. Questo per dire che sicuramente con una conoscenza più approfondita dell'opera di partenza questo libro si può godere molto di più di quanto sia capitato a me, che pure l'ho apprezzato parecchio. L'autore è davvero abile a rendere il viaggio all'Inferno in una salsa più "pulp", ma senza scadere nelle trashate di Dante che impugna il bazooka e spara un missile nel culo ai demoni, piuttosto collegando gli episodi già presenti nell'opera originale con la lore della sua stessa saga. D'altra parte, come viene spiegato nella postfazione, molte delle vicende narrate che sembrano esagerate dal punto di vista dell'azione o del grottesco, sono invece riprese in modo fedele dalla Commedia, Gambarini si è limitato a tradurle in prosa e incastrarle nel suo contesto narrativo. Se poi devo muovere un punto di critica (certo che devo), ho trovato il finale un po' anticlimatico, o meglio, sofferente di quella "sindroma del blockbuster" per cui succedono cose gigantesche, spettacolari, devastanti... ma non portano a niente. Avete presente come in tutti i film di supereroi nella battaglia finale si apre questo varco nel cielo da cui partono i fulmini e le fiamme, e il cattivo sta lì a declamare come distruggerà tutto, mentre intorno a lui i buoni hanno tutto il tempo di organizzarsi e contrattaccare, e quindi tutto quel pandemonio non ha nessuna conseguenza? Ecco, succede qualcosa di simile nello scontro con Satana: si prepara una battaglia immensa che coinvolge tutta la popolazione dell'Inferno, schiere celesti e demoniache, un Nemico immenso, dal potere inimmaginabile capace di sconvolgere le fondamenta della realtà... e niente, se ne sta fermo in un punto a lanciare palle di fuoco 2D6+1 mentre i nostri chiacchierano e si organizzano per trovare il modo di sconfiggerlo. Insomma quello che doveva essere lo scontro epico che si preparava da quattro libri alla fine non mi ha soddisfatto in pieno: funziona benissimo a livello di conflitto interno dei personaggi, ma esagera nella battaglia esterna, mettendo in campo troppi effetti speciali che forse non avevano bisogno di stare lì. Al confronto, i climax di EW2 e EW3 mi erano sembrati molto più equilibrati nel modo in cui trattavano i diversi livelli di conflitto. Questo però non squalifica il libro, che fa un ottimo lavoro nell'aggiornare l'opera dantesca e nel portare a compimento gli archi introdotti all'inizio della serie. Ci sono anche un paio di ottimi agganci metanarrativi sullo scopo di un lavoro del genere che ne giustificano l'esistenza agli occhi di chi direbbe "nooooo non puoi toccare la Divina Commedia!!!!". EW4 è un'ottima conclusione di una saga che già dai primi capitoli dimostrava la sua originalità e competenza, e dimostra appunto come il fantasy possa essere "italiano" senza diventare macchiettistico. La mia previsione è che con gli anni questi libri diventeranno un classico del fantasy italiano, e se aiuteranno anche qualcuno ad appassionarsi alla poesia stilnovista, alla storia di Firenze, e all'opera di Dante, tanto di guadagnato. Voto: 8/10


E se Gambarini è tra i migliori autori fantasy, Alessandro Forlani è tra i migliori autori di fantascienza (ha scritto anche fantasy, e molte volte scrive borderline, ma personalmente lo apprezzo di più quando affronta il genere speculativo). In questo caso è facile farsi ingannare dal titolo, perché Memorie di un colonnello di soldatini non dà l'idea di che cosa contiene il romanzo, che l'autore ha autopubblicato (fear not: è uno di quelli che quando pubblica in self lo fa in modo competente), ma fortunatamente c'è la copertina di Martina Biondini che aiuta molto a inquadrare il tutto. MCS è un romanzo che parla di contemporaneità, di come ci creiamo il nostro piccolo mondo alimentando le nostre bolle di autoconfermazione e crediamo che la realtà sia limitata a ciò che shariamo e gli altri likano e viceversa. Siamo nel 2025 o giù di lì (difficile esserne sicuri), e la protagonsita è Arianna, una inging: una che di mestiere si occupa di "ingizzare" le vite degli altri, cioè trasformarle in storytelling, perché tutto è narrazione, dall'alzarsi la mattina (waking) ad andare al cesso (toileting), fare colazione (breakfasting) per poi hanging insieming e dining sushing mentre gossiping sulle shipping dei friending. Quello che raccontiamo è quello che succede, ma il problema è che accade anche l'inverso: succede solo quello che raccontiamo e come lo raccontiamo, quindi è difficile mantenere un appiglio saldo con la realtà, che inizia a sfaldarsi per via delle versioni contrastanti. Per mantenerla insieme c'è bisogno di un inging fatto bene, ed è proprio questo che il Colonnello chiede ad Ary: accompagnarlo nella sua rivoluzione allo scopo di ristabilire la realtà come deve essere. Non fosse che il Colonnello stesso, ex docente in una facoltà in cui ormai basta farsi un selfie con il prof per prendere i crediti e appassionato di modellismo di guerra (facile identificarlo come un alter ego dell'autore), ha una concezione della realtà plasmata dalle ideologie periodiche e contrastanti che nel corso del tempo hanno trascinato le persone: dai fasci ai punk, i rasta i nerd e i centro sociali, la realpolitik e il lavoro che nobilita l'uomo. Tutte queste sintesi incociliabili devono scontrarsi e non possono sopravvivere in un universo in cui ciò che è reale è determinato da ciò che ottiene più follower. Se Dick diceva che la realtà è quella cosa che continua a esistere quando smettiamo di crederci, qui avviene il contrario: la realtà esiste solo finché ci credi, e se non credi più in niente non esisterà niente. Il romanzo quindi assume anche una forte componente satirica, come accade spesso nelle storie di Forlani, e riprende un discorso che l'autore aveva iniziato molto tempo fa, e che forse potremmo definire il nucleo di tutta la sua poetica: elementi di questa idea si trovano già in Eleanor Cole e in T, che pure sono storie completamente diverse. Peraltro un germe di quello che è sbocciato poi in MCS nel racconto di Forlani Io mi fermo qui che abbiamo pubblicato su Specularia, al punto che lo si potrebbe quasi considerare un prequel. Se poi parliamo dello stile, come sappiamo Forlani scrive in metrica e quindi la lettura ha la musicalità di una ballata, anche quando racconta di schieramenti di giocatori di ruolo che si bestemmiano contro perché uno ha avuto un tiro fortunato con il dado da 20. Forlani ne ha per tutti (c'è anche una frecciatina che credo sia diretta a Story Doctor), si scaglia in modo subdolo contro la profusione di professionisti, le orde di narratori, gli eserciti di poser, che si lasciano manipolare come soldatini di plastica. Il fatto di usare come protagonista un personaggio che riprende molte delle sue stesse caratteristiche è indicativo di come la critica sia rivolta anche a se stesso, che di questo sistema fa parte e non può fare a meno. Anche in questo caso, a mio avviso ci troviamo di fronte a un testo (e in generale a una produzione) che acquisirà valore col tempo, e per come la penso io questo è ciò di cui la fantascienza dovrebbe parlare oggi, perché è il vero campo di battaglia su cui dovremo scontrarci nei prossimi anni. L'umanità sta perdendo il controllo delle proprie idee, i memi stanno diventando l'unità fondamentale della realtà, e se vi sembra di aver già sentito qualcosa del genere è perché si tratta degli stessi concetti che sto cercando di portare avanti nelle mie storie del Memeverse. Può darsi che sia questa mia affinità spirituale con le tematiche proposte a farmi ritenere questo libro di Forlani un'opera di alto livello, ma anche al netto degli argomenti trattati, bisogna riconoscere l'oggettiva qualità tecnica della scrittura, la competenza con cui la storia è stata scritta adereno agli stessi modelli di cui annuncia di voler fare a meno, e la profonda e sottile ironia di cui tutto il testo è pervaso. L'autore ha dichiarato che non scriverà più fantascienza, ma non ha ricevuto abbastanza like a questa affermazione, quindi possiamo confidare sul fatto che lo farà ancora. Questa è la fantascienza di cui abbiamo bisogno, ma che forse non ci meritiamo. Voto: 9/10


Sinfonia per theremin e merli - Announcement post

C'è poco da dire per adesso, ma siccome la notizia è uscita là fuori nel mondo, la riporto anche qui: entro l'anno uscirà il mio prossimo romanzo, che sarà pubblicato di nuovo da Zona 42 visto che tutto sommato mi ci ero trovato bene, ci tornerei volentieri consigliatissimo ****/*****

Il working title è Sinfonia per theremin e merli, e potrebbe rimanere anche il definitive title, ma non voglio dire niente in proposito che tanto lo sappiamo come va a finire.


Il titolo è inserito nella campagna abbonamenti 2021 di Zona 42, accanto ad altri nomi notevoli italiani e internazionali. Ancora non ci sono date sicure, ma si parla comunque dell'autunno, con tutta probabilità in concomitanza con la Quinta Ondata.

Non mi dilungo qui su che cosa sia Sinfonia per theremin e merli (in seguito: STM), ma chi mi segue da abbastanza tempo potrà ricordarsi di aver già sentito questo titolo, e infatti si tratta di un racconto che era arrivato in finale al Premio Robot una decina d'anni fa e che ho ampliato in romanzo nel corso dell'anno scorso. Col senno di poi potete anche ricollegare gli ultimi occasionali update sui progetti in corso, e potete vedere che si parlava di quello.

Ma insomma, di qui a ottobre ce ne sarà di tempo per parlarne, e poi Diario dal tempo profondo è ancora troppo fresco per togliergli spazio. Quindi per adesso segnatevi la data, e poi ne riparliamo.


Rapporto letture - Novembre/Dicembre 2020

Sai di che mi sono accorto? Che fare il rapporto letture doppio con due mesi insieme come l'ultima volta non è poi così male. Anche perché non si chiama "rapporto letture mensile" quindi posso fare un po' come mi pare. E visto che anche a questo giro avevo meno materiale del solito (novembre e dicembre sono stati altri due mesi abbastanza densi), allora mi sono detto che poteva essere una soluzione rapida ed efficace. Quindi, conlcudiamo il 2020, che ha fatto anche cose buone, con gli ultimi titoli letti quest'anno.

 

Il primo libro finito a novembre è Capitalpunk, romanzo distopico di Lorenzo Davia che era arrivato in finale all'ultimo Premio Urania ed è stato poi pubblicato da Kipple. Devo ammettere che dei titoli finalisti del premio questo era quello che mi incuriosiva di più, quindi l'ho letto appena ho avuto l'occasione. La storia si svolge in un mondo alternativo regolate dall'esasperazione estrema delle leggi del capitalismo, in cui tutto è valutato in base a profitti, rendite e dividendi. In questo contesto seguiamo Captain Capitalism e altri supereroi, che sono gli sponsor dei grandi conglomerati sovranazionali. La comparsa sulla scena di Democrazy, un nuovo supereroe che si oppone alle "risorse" delle altre società, innesca una serie di sconvolgimenti e rivelazioni nel sistema. Il tono della storia si muove sul filo della satira, con alcune situazioni volutamente grottesche che servono proprio a mettere in risalto i paradossi del capitaliso estremo, che non sono poi così distanti dalla realtà. Il concept di fondo è molto intrigante (e lo dico con convinzione perché presenta punti di contatto con le mie storie del Memeverse, soprattutto per come viene descritta questa realtà completamente penetrata dalle leggi del #branding che nessuno comprende fino in fondo ma tutti applicano). Però, lo sviluppo della storia non mi ha convinto del tutto. Il problema principale a mio avviso sta nel fatto di aver basato tutto sulla presenza di questi supereroi, che in molte situazioni riduce la trama a combattimenti e inseguimenti che prendono spazio ma non aggiungono molto alla trama. Inoltre la presenza di questi superumani costituisce un altro gradino di sospensione dell'incredulità che si accumula agli altri e mina la credibilità dell'insieme. Nel senso: storia ambientata nel mondo con capitalismo estremo: bene, ci sto; però ci sono anche i supereroi i cui poteri spesso non hanno origini e limiti definiti: uhm, ok; poi però ci sono anche le dimensioni parallele: ah; e poi pure i viaggi nel tempo: ecco, forse è un po' troppo? C'è poi da considerare che il messaggio di fondo non è proprio limpido, perché l'avversario del capitalismo dovrebbe essere la democrazia (infatti come atto dimostrativo distribuisce tessere elettorali), peccato che buona parte dei paesi moderni vive in democrazia, ha elezioni regolari e pressoché libere, eppure il capitalismo se la passa alla grande. Questo crea una certa dissonanza, perché sommato alla meccanica dei supereroi porta alla conclusione che per battere il sistema basta fare fuori un tizio, il che è semplicistico e consolatorio anche per una storia dal tono leggero. Insomma mi è piaciuta molto l'ambientazione e la ritengo davvero potente, le citazioni in apertura dei capitoli sono spassose e le sezioni più squisitamente satiriche funziano alla grande; ma la storia che si innesta su questa base mi è sembrata andare fuori tema in molte occasioni, e questo ha indebolito parechcio l'impatto che avrebbe avuto. Non per questo dico che sia un brutto romanzo, gli assegnerei un buon voto 7/10, ma aveva il potenziale per essere un vero capolavoro. Se l'autore tornerà a questo universo (e il setup per un sequel c'è già), forse potrà correggere il tiro. A questo filone di romanzi postcapitalisti ho dedicato anche un articolo su Stay Nerd in cui l'ho associato a Catena alimentare di Stefano Tevini letto qualche mese fa, che in effetti presentava degli spunti simili per la presenza di personaggi brandizzati che si scontrano pubblicamente.

 

Usciamo dalla fiction per passare a uno dei testi che ha catturato enorme attenzione nei mesi scorsi: L'ordine nascosto, il saggio/racconto sui funghi del biolgo Merlin Sheldrake (sì, si chiama proprio Merlino sto tizio). Chi mi segue sa bene che il tema dei funghi mi è piuttosto caro (pur non avendoli mai studiati in maniera approfondita, non sono né un micologo né un fungarolo), infatti uno dei miei racconti "migliori di sempre" (definizione non mia) è Spore, che si basa proprio sulla connessione tra uominie funghi. Il libro di Sheldrake disegna una panoramica esaustiva sulle conoscenze attuali riguardo questi organismi, delle qui straordinarie capacità ci stiamo rendendo conto troppo tardi. Non mi metto a fare un elenco delle cose che emergono dal libro, ma se vi interessa rimando a un articolo sempre su Stay Nerd in cui cito appunto alcuni degli argomenti. La cosa interessante di L'ordine nascosto, che ha indubbiamente contribuito al suo successo, è che il testo di Sheldrake non è un resoconto di laboratorio delle nuove scoperte, ma è soprattutto un racconto, che intreccia le nozioni alle esperienze personali dell'autore, e ci fornisce così un aggancio per "vivere" i funghi nello stesso modo in cui l'ha fatto lui. L'impressione che ha fatto il libro è stata tale che anche il primo numero della rivista Axolotl (di cui ho parlato qualche mese fa) si è concentrato su questo tema. Unico appunto che mi sento di fare a Sheldrake è che ha perso l'occasione di citare le decompitute micotiche per lo smaltimento dei cadaveri, che sono un altro tassello importante (o comunque affascinante) del rapporto tra uomini e funghi. Ma vabbè, se volete sapere di quello, c'è sempre il mio Spore.

 

Infine un altro testo di fantascienza italiana, una lettura fuori dai soliti circuiti, perché si tratta di un libro di autori pressoché sconosciuti di un piccolo editore su un tema inusuale. True Legends - Reclutamento è il primo volume di una serie scritta a otto mani da Cristian Gaito, Sergio Mastrillo, Riccardo Vezza e Salvatore Vita. Ammetto di averlo letto perché uno degli autori me lo ha proposto, e siccome ogni tanto mi piace uscire dalla mia comfort zone di letture alla fine ho accettato. A fine lettura devo dire che sono rimasto sorpreso. TL Reclutamento si presenta come "un romanzo sul calcio", ma è una bugia. E meno male, direi: vi immaginate dover leggere un romanzo che ti racconta le partite, che palle? Soprattutto se di calcio non ve ne frega niente, come nel mio caso. La verità è che si tratta di una distopia ambientata in un mondo futuro in cui la Terra e altri pianeti sono sotto il controllo di un Network intergalattico che impone il calcio come unico sport e forma di intrattenimento consentita. I divi del calcio costruiti a tavolino sono gli eroi del popolino, e il torneo dei True Legends è l'occasione per mettere in mostra le star con i loro superpoteri alla Holly&Benji (naturali o bioingegnerizzati). In tutto questo, un ex giocatore diventato magnate di una multinazionale vuole mettere insieme una nuova squadra composta di vecchie glorie e nuove leve del calcio, per competere al prossimo True Legends e... boh, non è chiaro quale sia il suo obiettivo reale, probabilmente sferrare un colpo al regime. Trattandosi della fase di "reclutamento", il romanzo dedica ogni capitolo alla presentazione dei vari campioni che sono inclusi nella squadra, raccontandoci il loro passato e le loro condizioni attuali. E qui sta il problema principale di questo libro: che una squadra di calcio tra titolari e riserve è composta di due dozzine di giocatori, e quindi abbiamo più di venti capitoli ognuno incentrato su un personaggio diverso, e al lettore viene richiesto di prestare attenzione a ognuno di questi. Nel frattempo la storia nel presente è "congelata", così come molti altri dettagli riguardo l'ambientazione: per esempio non sappiamo come il Network abbia preso il potere, da dove derivino i poteri degli eroi del calcio, quale sia il vero obiettivo della squadra così composta. Le storie di alcuni di questi calciatori sono anche piuttosto interessanti, contengono conflitti intensi che destano curiosità (anche se ricorre un po' troppo il trope dell'eroe che ha perso la sua amata e deve ritrovarla/riconquistarla/superarla), però nessuno assume un ruolo centrale e non vediamo le conseguenze sulla storia presente di questo conflitto. Per fare un paragone, è come se la prima stagione di Lost fosse stata composta interamente e soltanto dei flashback dei protagonisti, invece di alternare il loro passato a ciò che succede sull'isola, mettendo in evidenza il collegamento tematico tra i due piani narrativi (a questo proposito, nell'ultimo video sul mio canale youtube analizzo proprio una puntata di Lost e parlo di come viene utilizzato il flashback nella serie). La realtà è che non si può costruire una storia con venticinque protagonisti: anche volendo una storia "corale" è fisiologico che ci sia un gruppo di protagonisti limitati e altri che magari si possono definire comprimari... a mano che non si stia scrivendo il Mahabharata, ma non credo che l'intento sia quello. TL Reclutamento è già molto lungo, ma arrivati alla fine si ha la sensazione di non essersi mossi di un passo dal punto di partenza iniziale: quello che sapevamo all'inizio del libro è esattamente quello che sappiamo alla fine. Va bene mantenere il mistero e riservarsi quache rivelazione per il seguito, ma trovarsi senza nessun pezzo del puzzle dopo quattrocento pagine è frustrante. Ed è un peccato perché la storia c'è, si sente che si sta preparando qualcosa di forte e ci saranno grandi sorprese e scontri epici... ma è tutto rimandato a chissà quando. La scrittura stessa è di buon livell, anche se ogni tanto eccede nel traduttese e nel registro pulp ("quella cazzo di fottuta puttana"), la lettura è fluida e avvincente, non soffre delle ingenuità tipiche che si trovano in molti testi di "autori emergenti" (dio mi perdon per l'uso di questa locuzione). L'ho letto con piacere nonostante mi fosse impossibile cogliere tutti i riferimenti al calcio (riconosco Maradona e Baggio, ma poco di più), e questo dimostra che è un testo ben scritto. Ma a mio avviso avrebbe bisogno di una ristrutturazione profonda, perché pretende troppo dal lettore e, se alla fine non soddisfa le aspettative di chi decide di dargli tanta fiducia, rischia di sfracellarsi contro il muro delle promesse tradite. Comunque per l'ambiziosità del progetto e la capacità di questi autori che hanno fatto tutto da soli, si merita un buon voto 7/10.


I miei articoli per Stay Nerd: ottobre - dicembre 2020

La concentrazione di impegni sugli ultimi mesi dell'anno si è riflessa anche sulla quantià di articoli che sono riuscito a pubbicare su Stay Nerd, che se in media sono 8-10 per trimestre, stavolta sono soltanto 4. Ma qui nessuno è così superficiale  da giudiare sulla base della quantità, giusto? Ecco quello che vi siete persi se non siete passati di lì.


Dall'Idiocrazia allo Stupidistan: la stupidità al potere dei libri - A partire dalla lettura di Stupidistan di Stefano Amato, di cui ho parlato nel dettaglio anche qui sul blog, una panoramica sui libri che descrivono mondi in cui stupid is the new black. Il caso più famoso è chiaramente il film cult Idiocracy, ma ci sono anche altri testi interessanti.

Tecnologia o magia? 6 libri fantasy per chiama la fantascienza - Uno di quegli articoli che hanno la capacità di farti odiare sia da una fazione che dall'altra, perché gli amanti della fantascienza non vogliono essere accostati al fantasy e viceversa. In questo pezzo azzardo una lista (non esauriente, per carità, che poi arriva sempre il fenomeno a dire "ma XXX nn ci'è lai messo???") di titoli convenzionalmente attribuiti al filone fantasy che però presentano elementi di interesse anche per chi in genere predilige la fantascienza. Prima o poi farò anche il contrario, così faccio incazzare di nuovo tutti quanti.

L'ennesima vittoria del capitalismo nella fantascienza italiana - Era un po' che non dedicavo un pezzo alle uscite di fantascienza italiana, e con questo articolo ho voluto recuperare mettendo insieme un paio di storie anticapitaliste lette negli ultimi mesi: Capitalpunk di Lorenzo Davia e Catena alimentare di Stefano Tevini, che pur seguendo sviluppi e toni molto diversi hanno dei punti di contatto tra loro proprio sulla presentazione di una società ultracapitalista.

I libri per capire che abbiamo sottovalutato i fungi per tutto questo tempo - Uno dei grandi successi non-narrativi della seconda metà del 2020 è stato L'ordine nascosto di Merlin Sheldrake, che illustra lo stato dell'arte dello studio sui funghi, portando al grande pubblico nozioni poco diffuse su questi organismi straordinari. Questo libro ha riaccesso l'interesse per il tema dei funghi, infatti anche il primo numero della rivista Axolotl di cui parlavo qualche mese fa era dedicato a questo argomento. Era inevitabile che io, proprio io, ci scrivessi qualcosa. E sono stato così professionale che ho evitato di autocitarmi facendo notare che parlavo di funghi before it was cool. Ma qui mi permetto di farlo, perché come sempre siamo in casa mia e faccio come mi pare.


Doctor Who New Year Special 2021 - Revolution of the Daleks

A malincuore devo ammettere dopo il disastro del finale della stagione 12 del moderno Doctor Who, l'arrivo di un nuovo episodio della serie non mi esalta più. Non lo aspetto più con trepidazione, me ne interesso perché ormai è una cosa a cui sono abituato, ma non è più capace di monopolizzare la mia attenzione come un tempo. Per questo sono arrivato all'episodio di capodanno 2021 con aspettative basse, e un certo sonno per l'orario in cui ho visto la puntata. Se da una parte le aspettative basse mi hanno permesso di godere in parte dell'avventura, il sonno mi ha portato ad addormentarmi un paio di volte, il che non è un buon segno.

Revolution of the Daleks riaggancia il precedente speciale Resolution del 2019, in un cui un Dalek da ricognizione era stato riassemblato sulla Terra e aveva preso possesso di una ricercatrice, manovrandola come una marionetta in classico stile ultracorpo per ricostruire il veicolo e tenare di richiamare la flotta d'invasione (come se i Dalek non sapessero dove si trova la Terra, ma vabbè). Adesso si scopre che l'esoscheletro Dalek distrutto in quell'episodio è stato recuperato da qualcuno e sulla base di questo sono stati realizzati dei robot per servizio di sicurezza e contenimento delle rivolte, che spruzzano acqua e gas lacrimogeno. Il malefico complotto è portato avanti da Robertson, l'industriale-che-non-è-assolutamente-una-parodia-di-trump che era il villain di Arachnids in the UK, in accordo con la leader di un partito che corre per l'elezione come primo ministro inglese.


Nel frattempo come avevamo visto alla fine di The Timeless Children (brrr), i cari Ryan/Graham/Yaz sono stati abbandonati dal Dottore, che è stata invece catturata dai Judoon e messa in prigione. La "fam" di companion ormai ha capito che il Dottore non tornerà, a parte Yaz che continua a cercare indizi per riuscire a scovarla (fun fact: c'è tutta una sezione del fandom che spinge per una romance esplicita tra Yaz e il Dottore). I tre scoprono che il Dalek è stato ricostruito e quindi fronteggiano Robertson, ma malauguratamente si presentano senza un piano e quindi finisce in nulla.

Come faranno a salvre la situazione ora che il Dottore non è più lì ad aiutarli?

Say no more, perché abbiamo riportato dentro il capitano Jack Harkness proprio per questo! Dopo il cameo di Fugitive of the Judoon, ecco il capitano si presenta in prigione e con l'utilizzo di un aggeggio magico porta via il Dottore. L'evasione dura qurantaquattro secondi. Quindi il grosso cliffhanger con cui si era conclusa la stagione 12, che ci faceva pensare a una situazione estremamente difficile per il Dottore... no, niente, si scherzava.

Ho già parlato in precedenza della pistola a salve di Chibnall in precedenza, non mi ripeto qui. Comunque la meccanica è sempre quella, introdurre indizi per plot che non si svilupperanno mai e di cui ci si libera nel giro di un paio di minuti. Le basi dello storytelling, signori.

Grazie alla comparsa di Harkness il gruppo si riunisce e scopre che il Dalek clonato dalle cellule rimaste nella corazza distrutta sta controllando l'ingegnere di Robertson e ha generato altri cloni di se stesso. Se vi sembra familiare l'idea di un Dalek che usa un umano come una marionetta aggrappandoglisi alla schiena, è perché era letteralmente il concept dell'episodio a cui qusto si ricollega. Ma evidentemente gli sembrava così forte che hanno voluto riutilizzarlo pari pari. Ovviamente i Dalek clonati entrano negli scafandri e iniziano a pilotarli facendo strage di umani ignari. No davvero, ne ammazzano a decine: per strada, negli aeroporti. Ammazzano anche la nuova prima ministra in diretta tv.

Per fermare la minaccia il Dottore chiama altri Dalek, che scoprendo l'abominio dei Dalek ibridi si impongono subito di eliminarli. Questo è probabilmente l'elemento più riuscito della storia, perché vedere i Dalek esprimere il loro nazismo maccheronico è sempre spassoso, e le guerre tra i nemici del Dottore sono divertenti, anche se la guerra civile tra fazioni di Dalek si era già vista in precedenza nella serie classica. Peccato che duri pochi minuti, perché siamo già quasi a fine minutaggio, quindi la questione va risolta in fretta. I Dalek mutanti sono eliminati velocemente (ed è un peccato, perché il design moderno era interessante) e anche i Dalek classici vengono tolti di mezzo da un solito trick del Dottore.

Nel mezzo abbiamo due-tre scene "emotive" che ci spiegano come sia difficile e imprevedibile vivere con il Dottore, che ci preparano all'imminente separazione con i companion. Infatti una volta conclusa l'avventura, Ryan e Graham abbandonano il Tardis, perché quella non è più la vita che vogliono fare. Ci provano anche a renderla una scena toccante, con il gruppo che si riunisce in cerchio come una squadra di rugby prima della partita, ma il coinvolgimento è pressoché nullo, sempre per la ragione che questi personaggi non sono stati sviluppati e non abbiamo niente da spartire con loro, così come la loro relazione speciale con il Dottore non è credibile perché non lo abbiamo visto svilupparsi e renderli davvero una "fam". Ryan che se ne va ha lo stesso impatto emotivo del rider che ti porta la pizza e poi riparte per la prossima consegna. Sarà anche che la sua interpretazione è sempre, sempre, apparsa così piatta e disinteressata, come se non avesse nessuna voglia di fare quello che stava facendo. Non dico che sia colpa dell'attore, è una questione di script e regia, ma l'apatia di Ryan è sempre stata estremamente irritante e quindi vederlo andare via è quasi un sollievo.

Spiace più per Graham che aveva avuto di momenti più intensi ed era l'unico che aveva fatto da controparte al Dottore in alcune situazioni. Ma anche in questo caso, il personaggio è completamente inutilizzato: c'era una sottotrama della sua scoperta di avere il cancro e poco tempo da vivere ma evidentemente gli sceneggiatori se ne sono dimenticati e non ne hanno più fatto menzione. Yaz, poverina, forse ora che avrà più spazio potrà scoprire di avere un ruolo oltre a quello di exposition device per il Dottore.

La cosa paradossale è che in tutto l'episodio il personaggio che emerge di più è Robertson, il cattivo-ma-simpatico. Nemmeno il capitano Harkness riesce a tenergli testa, nonostante la sua solita esuberanza. E come abbiamo detto già in precedenza (perché è già successo!), quando il personaggio più interessante della tua storia è il villain usa e getta che non vedremo più, c'è un problema. Nella puntata dovrebbe esserci anche una sottotraccia satirica, con la propaganda a favore dei Dalek come agenti di sicurezza, ma questo aspetto è dimenticato presto e non costituisce il vero nucleo della storia. Colpi a salve, di nuovo.

E se vi stavate chiedendo in che modo le tremende rivelazioni di The Timeless Children impattano sulla storia, vi sorprenderà sapere che la risposta è: nessuno. Lo sconvolgimento del Dottore per le sue origini e la nuova distruzione di Gallifrey non comportano assolutamente niente, se non lo scambio di qualche goffa battuta che ci dovrebbe ricordare che sì, è avvenuto davvero.

Revolution of the Daleks è un episodio che tutto sommato funziona, ma dimostra ancora tutti i difetti della visione di Chibnall per il Dottore. Storie ripetitive, personaggi senza scopo, dialoghi legnosi e pieni di infodump (il Dalek manipolatore passa quasi due minuti a illustrare passo per passo tutto il suo piano), alchimia assente tra i protagonisti. Il tutto conduce alla cosa più pericolosa di tutte: la noia. E infatti ci sono cascato due volte, ma quando ho recuprato le parti che mi ero perso ho scoperto che non mi ero perso davvero nulla. Si merita un voto 6.5/10 solo perché i Dalek che si ammazzano tra di loro sono una sicurezza.

Non è ancora stabilito quando inizierà la stagione 13 anche se è già stato annunciato un nuovo companion, che dovrebbe essere un attore comico piuttosto conosciuto in UK. Vedremo se la sua presenza aiuterà a portare nuova linfa in DW, purtroppo però l'impressione è che il problema non siano gli interpreti.


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