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Bustina # 25

Nell'ultimo rapporto letture ho parlato del romanzo Creature della luce e delle tenebre di Roger Zelazny,  che come ho detto mette in scena una serie di personaggi superumani, per lo più divinità egizie. Tra i pochi personagi umani ci sono un mago e un sacerdote, che fanno un po' anche da coppia comica della storia. Nel capitolo in cui viene presentato, il sacerdote si trova ad assistere a un'esecuzione, e il condannato gli richiede una benedizione prima della morte.

Queste sono le belle parole da lui spese per la vittima:

Ove mi sia possibile essere udito da qualsiasi cosa, che potrà o meno curarsi di ciò che dico, io chiedo, se importa, che tu venga perdonato dalle cose che, avendole tu fatte, o omesso di fare, richiedano il prdono. Al contrario, se non lo richiedono, ed è invece necessario qualcos'altro per assicurarti ogni possibile beneficio cui tu sia eligibile dopo la distruzione del corpo, io domando che questa cosa, qualunque essa sia, ti venga concessa o tolta, a seconda dei casi, in modo da assicurarti l'assegnazione dei benefici suddetti. Chiedo questo in qualità di intermediario eletto tra te e ciò che potrebbe non essere te stesso, ma che potrebbe avere interesse nel favorirti affinché tu riceva tutto ciò che è possibile ricevere, e che potrebbe essere, in qualche modo, influenzato da questa cerimonia. Amen.

Ho riletto questa formula diverse volte, perché all'inizio temevo di non averla ben compresa, ma poi ho realizzato che si trattava proprio di un condensato di indeterminatezza che esprime con estrema efficacia il ruolo delle credenze legate all'aldilà, superstiziose o religiose che siano (e ammettendo che ci sia differenza tra le due).

Bustina # 24

If sex is an urge to procreate, then hunger is an urge to defecate.
 Tratto dal manifesto del VHEMT (Voluntary Human Extinction Movement)


Del Movimento per l'Estinzione Umana Volontaria in verità ho già parlato in un post dedicato, poiché le idee e i metodi da esso promossi risultano estremamente interessanti sotto diversi punti di vista: biologico, sociale, economico, politico, ecologico, filosofico, e così via. Questa citazione però, estratta tra le molte altre frasi illuminanti contenute nel manifesto, ha una valenza multipla.

Il paragone è semplice: quando si parla dell'"istinto a riprodursi" si intende, in realtà, l'istinto che porta al sesso. E tra le due cose c'è una bella differenza: quando un/a ragazzino/a si avvicina al sesso, non lo fa mai con l'intenzione di riprodursi, ma solo per semplice curiosità (impulso? istinto?) verso il sesso in sé. Affermare quindi che quello di riprodursi sia un istinto incontrollabile è errato e fuorviante, come appunto affermare che la fame è l'istinto di cacare.

È piuttosto chiaro che l'interesse per il sesso deriva appunto dalla "spinta a riprodursi" programmata nei nostri geni, ma questo istinto, se così lo si vuole chiamare, è stato plasmato da milioni di anni di evoluzione comportamentale, culturale e sociale, tanto che può considerarsi quasi un organo vestigiale. La nostra voglia di riprodurci, in realtà, non è superiore alla voglia che ha una gallina di deporre uova. E lo stesso discorso, in realtà, potrebbe essere fatto per molti degli "istinti" che sembrano regolare la nostra vita, e che sono nella maggior parte dei casi meccanismi che Madre Natura (uso questo termine solo come antropomorfizzazione dei normali meccanismi biologici ed evolutivi, ma senza intendere che esista una qualunque entità dietro a essi) ha implementato affinché ci comportiamo come ci conviene.

Per questo, riuscire a riconoscere che non esiste nessun istinto alla riproduzione, bensì solo una spinta verso il sesso, sarebbe un importante balzo di autoconsapevolezza che chiunque dovrebbe compiere.

Bustina # 23

Quando non vuoi più mangiare qualcosa che ha un buon sapore, puoi sentire il vero sapore di qualsiasi cosa stai mangiando.
 da La rivoluzione del filo di paglia di Masanobu Fukuoka


Non parlo spesso di cucina su questo blog, e non perché sia un argomento che non mi attira (a differenza dei maschi miei coetanei [e anche di molte femmine] cucino con una certa frequenza e cura), ma perché mi pare che sia un tema piuttosto inflazionato, soprattutto negli ultimi anni, con i vari Master Chef e trasmissioni e rubriche e riviste e blog e portali... per cui, come sempre, cerco di mantenere i contenuti del blog quanto più "esclusivi" possibili, e non potendo aggiungere niente di costruttivo, me ne sto zitto.

In questo caso però riporto una citazione che parte proprio dall'arte culinaria ma ha implicazioni ben più profonde. La frase di sopra è tratta dal libro-manifesto dell'agricoltura naturale, o agricoltura del non-fare, teorizzata, ma soprattutto praticata, dal giapponese Masanobu Fukuoka negli anni '80. Questa "dottrina" non si limita a fornire una tecnica per ottenere dei raccolti, ma si propone anche di cambiare l'approccio dell'agricoltore, e dell'uomo in generale, verso il mondo naturale. Mi è parso significativo isolare questa frase contenuta in uno dei capitoli dedicato all'alimentazione perché, al di là del significato immediato, offre una prospettiva interessante.

La ricerca del sapore infatti è un paradigma che io stesso da anni cerco di combattere, innanzitutto il boicottaggio simbolico di sale e zucchero nella mia cucina, di modo che, aboliti i due "insaporitori" essenziali, si torni in grado di avvertire tutte le sfumature che normalmente vengono sovrastate da questi additivi. Per cui, ferma restando la totale libertà alimentare di chiunque, forse un approccio più aperto quando ci si trova davanti ai fornelli può portare qualche gradita sorpresa.

Può sembrare una cosa banale, ma è davvero significativo il cambiamento di mentalità che un'azione semplice come rimuovere il sale dalle proprie ricette può indurre. E se è vero il principio zen per cui cercando una cosa non la si trova mai (che si dimostra quotidianamente quando perdete le chiavi della macchina, i calzini o gli occhiali), allora è smettendo di cercare il sapore che lo si può trovare davvero.

Bustina # 22

If nothing matters, then everything matters. If everything matters, then nothing matters.
 Anonimo


Più che anonimo, è solo che non c'è una fonte precisa da cui questa citazione sembra provenire in origine. Alcuni gli attribuiscono il valore di un un insegnamento yoga, in altri casi sembra ripreso da qualche improbabile pezzo folk, io personalmente l'ho letto nell'introduzione alla raccolta From these Ashes contenente l'omnibus della narrativa breve di Fredric Brown. Ho lasciato il testo in inglese invece di tradurlo perché come spesso accade, in questo modo mi sembra più incisivo.

Indipendentemente dalla fonte però, il concetto è interessante. È una sorta di anti-antinichilismo, che porta a riflettere su quello che possiamo considerare il vero significato della vita, dell'esistenza, o di quel che vi pare. Si fa presto a fare i tenebrosi e dire che niente ha senso, niente è degno di considerazione: perché a ragionarci, se davvero niente ha importanza, tutto allora è parimenti importante; ma d'altra parte, se tutto è importante, allora niente lo è rispetto al resto. Per cui, scegliere quale strada percorrere può rivelarsi insidioso.

Probabilmente, la scappatoia risiede nel dare importanza solo a poche, selezionate cose. E forse, alla fine dei conti, è proprio questa scelta che influenza gran parte delle nostre vite.

Bustina # 15

Capital letters are always the best way of dealing with things you don't have an answer to.
Concedere a qualcosa l'iniziale maiuscola gli infonde una personalità, quasi una volontà propria, che quindi non rende necessarie ulteriori spiegazioni se non quella che "è così". Il fenomeno risale già ai tempi in cui il Sole mostrava evidenti segni di percorrere un percorso nel cielo, e si trascina fino all'Ufficio Relazioni col Pubblico del Comune. In alcuni casi si è tanto fortunati da riuscire a ridurre il tutto a qualcosa di prevedibile e misurabile (il Sole è solo una stella!), ma per ora nessuno è ancora riuscito a smitizzare l'URP.

Di Douglas Adams e le sue opere si è già parlato altre volte in questo blog, sia direttamente sia come semplice citaizione, e trattandosi di uno degli autori che più mi hanno influenzato, non è escluso che si tornerà a citare qualcuna delle sue frasi o idee, dato che il geniale autore inglese nella sua seppur breve carriera artistica ha fornito centiania di spunti interessanti e divertenti allo stesso tempo. Il libro da cui è citata questa frase era inedito da parecchio tempo in italia, infatti avevo provveduto a reperirlo in lingua originale per completare la pur ridotta bibliografia dell'autore. Di recente però la Mondadori ha ripubblicato sia questo Dirk Gently - Agenzia di investigazione olistica e il seguito La lunga oscura pausa caffè dell'anima, che compongono la "saga" di questo trasandato investigatore che indaga sistematicamnte a caso, convinto che in virtù del principio olistico qualunque fatto sia collegato a qualunque altro. Da segnalare anche che la BBC ha prodotto una serie, purtroppo cancellata dopo quattro puntate, che segue proprio le avventure di Dirk Gently.

Bustina # 10

Non puoi vincere. Non puoi pareggiare. Non puoi nemmeno abbandonare.
Il teorema di Ginsberg


A qualunque cosa si riferisca la frase (lavoro, sport, rapporti umani, vita...), il significato è evidente. Sbattetevi quanto vi pare, perché non potete ottenere nulla: c'è una sola, terribile, possibilità. Si può contestare questa formulazione, ma l'evidenza empirica sembra invece confermarla. Soffermatevi e pensateci, per quello che conoscete. E cercate di non finire come in "The Old Game".


Breve aneddotto connesso a questa citazione. Avevo letto/sentito questa frase da qualche parte tempo fa, ma non ne conosco l'origine. Ma come accade per ogni altra bustina, era opportuno inseire la fonte della massima (let me google that for you!). È emerso che oltre ad essere contenuta in una famosa canzone di Michael Jakson, è contenuta nel libro La legge di Murphy compilato da Arthur Bloch, inestimabile fonte di cinica saggezza. E si scopre quindi che il teorema di Ginsberg presenta un interessante corollario, che (sempre traendo dal libro di Bloch) recita più o meno così:

Tutte le filosofie che cercano di dare un significato alla vita si basano sulla negazione di uno di questi principi. Infatti: il capitalismo si basa sull'assioma che si possa vincere; il comunismo si basa sull'assioma che si possa pareggiare; il misticismo si basa sull'assioma che si possa abbandonare.

Questo commento è chiamato "chiosa di Freeman". Ebbene, quel Freeman è questo, che in un suo post spiega proprio l'origine del commento alla legge di Ginsberg. Tra l'altro, nell'articolo è presente anche una sfiziosa interpretazione termodinamica del teorema. Come a dire: anche la Natura sa che non c'è modo di spuntarla, mai, in nessun modo.

Bustina # 16


Meglio èsse' brìao che scemo.
Canè - personaggio locale di Montecatini Terme

Ogni metropoli, cittadina, paese ha i suoi personaggi. Alcuni sono dei semplici scemi del villaggio, altri possono distinguersi per altre bizzarrie che li rendono unici, riconoscibili, anticonformisti. Possono essere degli storpi o dei vecchi, dei ritardati o dei filosofi (come nel caso di Filippo Bellissima [il link qui accanto è di Nonciclopedia, che non sempre si può considerare affidabile, ma in questo caso le citazioni sono autentiche, posso garantire io stesso!]). A volte, come nel caso dell'autore della citazione, sono semplicemente delle spugne.

Non c'è molto da raccontare su Canè, se non che lo si può tipicamente trovare che si aggira in bicicletta per la città, o in sosta in qualche bar. In passato era uno dei più illustri ultras dell'Agricola Gloria, ma con la decadenza della squadra anche la sua passione si è affievolita, anche se lo si può ancora trovare tra il pubblico di alcune partite giocate in casa. Ultimamente anche la sua predilezione per l'alcool è in calo, forse anche per questioni di salute legate all'età, ma anche da sobrio Canè rimane comunque un personaggio notevole, per quanto sia difficile comprendere buona parte delle sue parole.

La citazione in oggetto costituisce una delle frasi più storiche di questo eroe, ascoltabile anche in questo video, e probabilmente in altri della serie presenti tra i video correlati. Pur sembrando un semplice rantolo da ciucco che cerca di giustificarsi, la profondità della frase non è da trascurare: perché, insomma, se bisogna passare da idioti, come nella maggior parte dei casi capita nella vita di tutti i giorni, è meglio che gli altri pensino che lo siamo perché ubriachi, piuttosto che stupidi. E allora, tanto vale esserlo sempre. Ubriachi, non stupidi.

È un messaggio forse un po' ambiguo, ma non ottuso.

Oltre ai video linkati sopra non ci sono fonti ufficiali riguardo a Canè, e per chi non è della zona l'unico modo per avvicinarsi al personaggio è quello di iscriversi al Canè Fan Club presente su facebook, di cui naturalmente sono un membro.

Bustina # 9

Tendiamo a considerare l'intelligenza come una naturale conseguenza dell''evoluzione. I batteri se la cavano molto bene senza intelligenza.



Già, perché, probabilmente si accetta per convenzione più che per convinzione il fatto che l'intelligenza sia l'apice di una catena evolutiva. Ma è del tutto opinabile il fatto che una maggior intelligenza garantisca maggiori proabibilità di sopravvivenza, e lo dimostrano certe creaturine che gironzolano su questo pianeta da qualche miliardo di anni.

Insomma, anche l'idiozia paga. E se vi guardate intorno, sono sicuro che non potrete fare a meno di notare che questa casistica non è l'eccezione, ma la regola.

Bustina # 7

You come from nothing, you're going back to nothing: what have you lost? Nothing!

dal finale del film Life of Brian dei Monty Python


Data l'atmosfera natalizia di questo periodo dell'anno, ecco una edificante citazione a tema. Il film Life of Brian (in italiano Brian di Nazareth, ma se ne consiglia la visione in lingua originale) è forse il meglio riuscito dei lungometraggi dei Monty Python, e racconta la storia di un contemporaneo di Gesù che viene suo malgrado scambiato per messia e forse per questo destinato alla stessa fine. La storia assume chiaramente una connotazione parodistica, e in mezzo ai soliti sketch surreali c'è tempo anche per qualche azzeccato commento satirico. Il finale è poi una scena memorabile, in cui i crocifissi sul Calvario si mettono a fischiettare e cantare.

E cosa cantano? Una canzone che tutti voi conoscete. Avete presente quel motivetto fischiettato che fa "fi-fi, fi-fi fi-fi fi-fi-fi"? Ecco, quella canzone viene proprio da questo film, si intitola Bright Side of Life ed è stata composta proprio per il finale del film. E inserita nel contesto del film, e del suo finale, la citazione di sopra assume un senso agrodolce davvero caratteristico.

La bustina qui somministrata sintetizza tutto lo spirito del look on the bright side of life, ovvero: cosa c'è da perdere? Partire dal niente, e tornare al niente: una scommessa vinta in partenza. O per lo meno, non persa in partenza.

Bustina # 21

Dio ci ha fatti abbastanza intelligenti da capire che non esiste
da Nation di Terry Pratchett

Ho già parlato di questo libro al quale (primo nel 2011) ho assegnato il massimo dei voti al momento nel mio rapporto letture. Come ho già detto, Nation è un libro pieno di spunti e riflessioni interessanti. Uno dei temi più ricorrenti nel libro è quello del rapporto degli uomini con i loro dèi (sull'isola ce ne sono molti: gli antenati, gli elementi naturali, la morte, e il dio creatore del mondo chiamato Imo). Mau, il protagonista, dopo il devastante tsunami che stermina tutta la sua Nazione, perde la sua fede negli dèi, e si trova spesso a confrontarsi con un vecchio sacerdote a questo proposito. Naturalmente si percepisce che l'autore parteggia per lui, ma le opposizioni del vecchio riescono a suscitare qualche dubbio.

La frase che ho riportato (traducendola dall'inglese, e sostituendo al nome "Imo" l'appellativo più generico) arriva nelle fasi finali della storia, e riassume in modo eccellente il susseguirsi di argomenti di una parte e dell'altra. È una di quelle frasi che ti fulmina, ti rimane in testa e continui a ripetertela per un giorno intero. Almeno, a me ha fatto questo effetto. Io non commenterò oltre, ognuno si faccia la sua opinione. Dovreste essere abbastanza intelligenti per riuscirci.

Bustina # 2

Questa settimana in edicola il vostro cervello ad 1 € in più
 Anonimo, scritto su un muro nei pressi della stazione di Sesto Fiorentino


Un graffito piuttosto graffiante. Se vi capita di prendere il treno della linea Viareggio-Firenze, potete leggerla su un muro grigio poco dopo la stazione di Sesto, sul lato destro rispetto alla direzione del treno se andate verso Firenze. È una semplice scritta nera, non ci sono particolari ghiribizzi artistici tipici dei writer che nella zona sono peraltro frequenti (guardandovi fuori sul percorso della stessa linea ferroviaria potete scorgere lavori interessanti). Il messaggio è tutto lì, ma funziona: un ottimo motto satirico dell’epoca attuale, una sintesi di tutte quelle piccole manie e aberrazioni che ormai sono la norma. In perfetta armonia col concetto di bustina: suscita un sorriso, ma si trascina un retrogusto acidulo.

Da notare che qualcuno, in seguito, ha pensato bene di cancellare “il vostro cervello” e sostituirlo con “il mio cazzo”. Personalmente preferisco la versione originale, ma anche quella corretta ha il suo appeal.



[I più accorti avranno notato che questa bustina è contrassegnata dal numero 2, mentre la precedente era la #20. L'anomalia si spiega semplicemente rilevando che questo post è etichettato come flashback, che come illustrato nella pagina delle rubriche contraddistingue post già apparsi sul vecchio blog. Come ho detto poco tempo fa, ho intenzione di ripescare da lì alcuni post, e in questo caso mi è sembrato coerente mantenere la numerazione originale.]

Bustina # 20

Acqua potabile per lavarsi il culo: non conosco ingiustizia più odiosa di questa.
Da Guerra agli umani di Wu Ming 2


Trattasi del libro che sto attualmente leggendo, che potete vedere sulla barra se leggete questo post in prossimità della sua data di pubblicazione. Non mi dilungo sulla storia, dato che avrò occasione di farlo nel prossimo rapporto letture, basti sapere che il protagonista è un tizio qualsiasi con appena un apunta di fricchettonaggine che decide di andare a vivere in una caverna, "regredendo" al livello troglodita. E lo fa per una serie di ragioni molto valide, tra cui quella qui sopra.

Fa sorridere, dài, l'idea che ci facciamo il bidet con acqua che potrebbe dissetarci. Noi, o tante altre persone. Fa sorridere, pensare che una delle tante cose che diamo per scontate è in realtà un fattore determinante per la sopravvivenza. Nostra, o di tante altre persone. Fa sorridere, sapere che abbiamo raggiunto un tale livello di civiltà da poterci permettere lussi del genere, e che non succederà mai niente che potrà levarci questa sicurezza. A noi, o a tante altre persone.

Fa sorridere, vero?

Bustina # 19

O Altissimo Signore, cosa potremmo noi fare per Te che Tu non potresti fare per Te stesso un ottilione di volte meglio? Nulla. Cosa potremmo fare o dire noi, che potrebbe interessarTi in qualche modo? Nulla.
da Le Sirene di Titano di Kurt Vonnegut


Sia lode al Dio Del Tutto Indifferente! In effetti, per un essere onnisciente onnipresente onnipensante che permea ogni angolo e ogni istante dell'Universo, quale interesse potrebbero mai rappresentare le irrilevanti e futili vite di una razza di primati su un pianeta remoto di una stella ai margini della sua stessa galassia? Lo stesso che noi proviamo per i parassiti sulle formice di una colonia sotterranea in un bosco sulle colline prealpine: nessuno.

Il Dio Del Tutto Indifferente, divinità della nuova religione che si diffonde sulla Terra nel libro citato, è una delle più convincenti rappresentazioni dell'essere perfettissimo di cui tanti si sentono parte, forse anche più di quello descritto da Douglas Adams, che pure si preoccupa di giustificarsi di fronte al creato.

Le bustine per loro natura devono essere brevi, per questo ho condensato il senso della frase tratta dal libro, ottenendo un dolcificante concentrato più che semplice zucchero. Tuttavia, per chi diffida dell'aspartame, riporto anche la versione grezza appena estratta dalla barbabietola:
O Altissimo Signore, Creatore del Cosmo, Filatore delle Galassie, Anima delle Onde Elettromagnetiche, o Tu che aspiri ed espiri Inconcepibili Volumi di Vuoto, Tu che sputi Fuoco e Roccia, Tu che scerzi coi Millenni: cosa potremmo noi fare per Te che Tu non potresti fare per Te stesso un ottilione di volte meglio?
Nulla. Cosa potremmo fare o dire noi, che potrebbe interessarTi in qualche modo? Nulla. O Umanità, rallegrati dell'apatia del nostro Creatore, perché ci rende finalmente liberi, nobili e schietti.

Bustina # 18

Piove in egual modo sui ricchi e sui poveri. Solo che i ricchi hanno l'ombrello.
 da Pancreas di Giobbe Covatta


Mi sono imbattuto in questa frase durante la periodica ridistribuzione dei pesi sulle mensole che sovrastano il mio letto. Trovandomi di fronte a questo libro, che è stato in assoluto il primo che sia riuscito a farmi ridere sul serio (in questo senso adoro Giobbe Covatta, credo che sia l'unico comico "di professione" in grado anche di scrivere: i suoi libri non si limitano ad essere una raccolta scritta di battute, ma hanno un senso come opere a sé [cfr: Dio li fa e poi li accoppa]), non ho saputo resistere alla tentazione di sfogliarlo di nuovo. Una rapida occhiata alle pagine del diario di questa parodia del libro cuore, e ho trovato questo "proverbio del giorno", che si presta perfettamente alla bustinizzazione.

Bustina # 17

Pensavo che il cervello fosse l'organo più importante del corpo, finché non ho capito chi fosse a dirmelo.



Ammetto che non conoscevo questo personaggio prima di aver letto questa citazione che si trova in epigrafe al racconto Seconda persona tempo presente di Daryl Gregory (di cui ho parlato nell'ultimo rapporto letture). Scoprire che si tratta di un comico, piuttosto che di uno psichiatra o un neurochirurgo, mi ha dato una piccola soddisfazione in più. Questa breve battuta è più profonda di quanto possa sembrare, richiama in un certo senso quella concezione di competizione evoluzionistica interna all'individuo di cui parla Richard Dawkins nel suo Il gene egoista. Insomma, non fidatevi di quello che avete dentro.


Spero che per essere la prima bustina di zucchero pubblicata sul nuovo blog sia abbastanza efficace. Se volete leggere le sedici precedenti, tuffatevi nel flashback. E se non avete capito di che cosa si tratta, probabilmente non avete letto l'elenco delle rubriche.