Everything is code - La stagione 3 di Westworld con il senno di poi

Come avevo annunciato nel commento dell'ultimo episodio, dedico un post a una riflessione in retrospettiva sull'intera stagione 3 di Westworld. Se due anni fa la stagione 2 della serie aveva scontentato molti, che l'avevano ritenuta troppo complessa e inferiore alla prima (mentre io sostengo esattamente il contrario), nessuno si era lamentato che quello "non fosse più Westworld". Questo tipo di critica invece è arrivato da più direzioni per la stagione 3 appena conclusa, e in molti si sono affrettati a dire che con questa stagione la serie ha "saltato lo squalo", locuzione con cui si intende quel momento in cui uno show perde completamente la sua natura.

È facile capire perché ci sia questa sensazione fiducia: di Westworld, nel senso del parco con questo nome, nella stagione 3 di Westworld non ce n'è molto. Quasi nulla, in effetti. E il parco era il nodo centrale della vicenda, tanto da dare il titolo alla serie. Senza di quello non stiamo nemmeno guardando la stessa serie, ma qualcos'altro, giusto?

Sbagliato.

Ma procediamo con ordine, e vediamo a cosa è servita e come va interpretata la stagione 3 di Westworld, e quali sono i principali problemi che possono aver lasciato diffidenti molti degli spettatori.


Togliamoci subito il primo dubbio, quelo sull'assenza del parco in questa nuova stagione. Qualunque spettatore minimamente accorto aveva capito già verso metà della prima stagione che il parco sarebbe stata solo l'anticamera della storia. Se si sta parlando di intelligenze artificali che devono acquisire coscienza e sfuggire dalla prigione a cui sono state confinate, come si fa a pensare che questa storia possa completarsi all'interno di quella prigione? La fuga dal parco è stato il motore del plot dell'intera stagione 2, per cui sorprendersi che adesso la storia non si svolga più dentro Westworld è davvero superficiale. Ma allora dovevano cambiargli titolo, si dirà. Può essere, ma non mi pare che nessuno abbia mai chiesto che Dragon Ball cambiasse titolo quando hanno smesso di cercare le sfere e hanno iniziato a viaggiare nello spazio. La terza stagione di Westworld è diversa dalle due precedenti? Indubbiamente. La terza stagione di Westworld tradisce lo stile e i temi delle due precedenti? Manco per idea, anzi ne è la naturale, e tutto sommato prevedible, evoluzione.

Con un certo margine di approsimazione, si può concludere che le stagioni 1 e 2 siano state il primo atto dell'intero arco narrativo della storia. Alla fine del primo atto ci troviamo di solito in una situazione diversa, in un mondo sconosciuto del quale dobbiamo capire le regole. Il tutto va visto naturalmente dalla prospettiva dei perrsonaggi, e se adottiamo il punto di vista degli host protagonisti (Dolores, Bernard, Maeve) questo è perfettamente coerente: il "mondo reale" è per loro il mondo sconosciuto.

La continuità dei temi non è in dubbio. Fin dalla prima stagione il nucleo fondamentale di tutta la narrazione è quello del libero arbitrio, della possibilità di scelta. Lo vediamo nei primi tentativi degli host di affrontare il labirinto, quel "viaggio verso l'interno" dal quale è possibile acquisire la consapevolezza. Lo vediamo con la teoria della mente bicamerale. Lo vediamo con le storyline a cui ogni host è assegnato. Lo vediamo con i personaggi che per primi riescono a rompere queste storyline ed effettuare la loro prima libera scelta (Dolores e Maeve). Nella seconda stagione il tutto prosegue e lo vediamo ancora con Dolores che altera Teddy, con Akecheta che cerca Kohana, con William che non è sicuro di essere una persona o un androide, con Bernard che sente nella testa la voce di Ford, con la Forgia che può riprodurre il programma di ogni visitatore che è stato a Westworld.

Everything is code, dice Ford per interposta persona a William. Tutto è codice, tutto è programmato. Il finale della seconda stagione si intitola The Passenger proprio per la nozione che anche (e soprattutto!) gli umani siano in un certo senso i passeggeri di un viaggio che viene diretto da qualcun altro, che non siano davvero liberi e autonomi. La stagione 3 non fa altro che portare avanti queso tema e mostrarci come questo stia letteralmente avvenendo nel mondo di fuori, quello che finora abbiamo visto in modo molto marginale nella serie.

Se accettiamo che la storia di Westworld si possa vedere dal punto di vista dell'umanità e degli host, le tre stagioni si possono semplificare fino all'estremo in questo modo:
  • Stagione 1 - Gli umani devono riconoscere l'identità degli host / Gli host devono diventare umani (acquisire coscienza)
  • Stagione 2 - Gli umani vogliono diventare host (acquisire immortalità) / Gli host devono liberarsi dagli umani
  • Stagione 3 - Gli umani devono acquisire coscienza / Gli host devono riconoscere l'identità degli umani
La coerenza tematica è perfetta e si completa con eleganza poetica. In pratica come ho già detto i alcuni commenti precedenti, la terza stagione è il ripetersi della stagione 1 per gli umani invece che per gli host. Abbiamo un'entità che ha programmato le vite degli umani con uno scopo nobilissimo ma così facendo li ha privati della libertà e della possibilità di crescita. Essi ne sono per lo più all'oscuro e nel momento in cui ne prendono consapevolezza non possono fare altro che ribellarsi alla loro programmazione.

Questa in estrema sintesi è la funzione della terza stagione di Westworld, e dire che "non è più la stesa cosa" significa aver visto le stagioni precedenti solo al livello delle cavalcate nella prateria e le sparatorie. E lo dico da appassionato di western, che avrebbe goduto alla grande a vedere un'altra stagione di cowboy e indiani. Ma era il momento di lasciare il parco, e così è stato.


Detto questo, credo sia innegabile che questa terza stagione non ha avuto la stessa potenza delle due precedenti, e ammetto che anch'io la ritengo per adesso la meno riuscita finora. Nonostante l'intento narrativo fosse chiaro, ci sono stati sicuramente dei problemi nell'esecuzione che hanno trascinato giù anche l'efficacia del messaggio e favorito la frustrazione anche degli spettatori più ben disposti.

Non conosco nel dettagio le vicende produttive della serie, ma a posteriori appare evidente che comprimere la stagione in otto episodi invece dei soliti dieci non si sia rivelata una mossa azzeccata. Come ho già rilevato nei commenti ai singoli episodi, questa scelta ha portato alla necessità di comprimere alcune storyline all'estremo, senza dare al pubblico il tempo sia di assorbire le nozioni sia di farsi coinvolgere emotivamente nella vicenda.

A questo si aggiunge la scelta poco azzeccata di dare invece più spazio a vicende meno rilevati. Tutto l'avvicinamento di Dolores a Caleb procede a passi estremamente moderati nelle prime 4 puntate, dalla puntata 5 in poi invece si ha una brusca accelerata nell'evolversi della vicenda. Questo però fa sì che non abbiamo fatto in tempo a capire chi fosse questo nuovo personaggio che ci era appena stato presentato, che già ce lo ritroviamo come l'eroe per cui dovremmo parteggiare. Non è ancora dato di sapere se Dolores ci sarà ancora nella prossima stagione, ma lo ritengo altamente probabile, perché Evan Rachel Wood è stata il vero e proprio volto di WW. In ogni caso per il momento siamo portati a credere che tutto sia nelle mani di Caleb, ma di lui non siamo riusciti a fidarci del tutto. Negli ultimi due episodi apprendiamo quanto ci serve sapere della sua storia, eppure ancora non riusciamo a empatizzare del tutto con lui. Con più tempo a disposizione, forse sarebbe stata una buona idea conoscerlo all'interno del parco, in una scena più estesa in cui lo vediamo partecipare all'esercitazione con gli altri soldati, e magari scoprire solo in seguito che quello era un altro parco della Delos (un possibile twist innocuo ma efficace).

Discorso molto simile vale per Serac, tanto che la sua storia ci viene somministrata con un voiceover frammentato nel corso di una sola puntata: in totale una decina di minuti di scene per mostrare tutta l'evoluzione del personaggio, il suo rapporto con il fratello, la nascita di Solomon e Rehoboam, l'ascesa di Incite. Se lo paragoniamo ad esempio al tempo che abbiamo speso con William nella prima stagione, oppure anche a James Delos nella seconda, il confronto è spietato. Considerando che Serac è in buona sostanza il padrone del mondo, sarebbe valso la pena avere più tempo con lui. Già il poco che vediamo riesce a dare l'idea di un personaggio multidimensionale, con ambizioni, fragilità e ideali, non un semplice cattivo-perché sì: il rapporto tormentato col fratello, la scelta di affidarsi completamente alle previsioni di Rehoboam, la decisione di sacrificare una parte dell'uamnità per poterne garantire la sopravvivenza. Anche a stagione conclusa, il dubbio che fosse lui ad avere elaborato la strategia migliore rimane, eppure è stato trattato quasi come un boss di fine livello, da sconfiggere per passare al successivo senza guardarsi indietro. C'è da rilevare che non si è visto Serac morire, quindi non è escluso che Vincent Cassel possa ritornare, ma per il momento questo è quello che abbiamo.

Altri problemi li abbiamo con le sidequest di Bernard, William e Maeve. È abbastanza chiaro che il plot della terza stagione è stato costruito intorno a questo conflitto tra Dolores e Serac. A loro due si riesce ad agganciare Caleb in modo abbastanza naturale (pur con le riserve elencate sopra), mentre gli altri personaggi principali rimangono alla fine marginali. Maeve di fatto ha un ruolo diretto nella vicenda, ma il suo coinvolgimento deve essere forzato nella storia, e si riesce a ottenerlo solo con il ricatto. In genere quando un personaggio è spinto dal ricatto invece che da una motivazione personale significa che non si è riusciti a dargli un vero ruolo nella vicenda. Peraltro il ricatto con cui Maeve vien integrata nella vicenda è quello della salvezza della figlia, da cui dovrebbe essersi affrancata nel finale della stagione 2, quando si è sacrificata per farla fuggire. Non si mette in dubbio che potrebbe davvero funzionare, però non è più così interessante dal punto di vista narrativo visto che lo avevamo considerato risolto.

Per Bernard in un certo senso va meglio. Il suo personaggio è del tutto accessorio nella trama principale e non fa altro che inseguire o cercare di capire gli altri. Questo da un parte lo tiene "al sicuro" da interventi grossolani come quello di Maeve. Meglio nascondersi che fare la figura del fesso, per intendersi. È un peccato perché Bernard a mio avviso è il personaggio più interessante di tutta la serie, il vero fulcro di tutta la storia, e per questa stagione di lui non abbiamo avuto praticamente nulla. Però lo ritengo accettabile, perché appunto questa parte della storia non era la sua, ed è invece possibile che ritornerà più rilevante dopo aver compiuto il viaggio nel Sublime.

William invece compare solo a metà stagione e per quanto molte delle sue scene siano tra le più memorabili perché toccano in maniera esplicita il tema di fondo del libero arbitrio, alla fine anche la sua trama sembra non portarlo da nessuna parte. O meglio, lo porta alla morte e in questo caso credo che sia una morte definitiva. Si potrebbe ritenere che sia una conclusione insoddisfacente per questo personaggio, ma bisogna ricordare due cose. Primo, quello di William è stato da sempre un arco tragico, un tentativo di trasformazione fallita in più occasioni, sia nel corso della prima che della seconda stagione, e di nuovo nella terza: William emerge dal conflitta con i suoi alter ego letteralmente uccidendoli tutti, il che non sembra un modo sano di confrontarsi con sé stessi. Il fatto che quindi faccia una brutta fine è coerente, perché non è riuscito a imparare dai suoi errori. Anticlimatico forse, ma corretto. In secondo luogo, bisogna considerare la scena postcredit della seconda stagione, in cui un William-host viene sottoposto a un test di fedeltà. La mia ipotesi è che in quel futuro piuttosto remoto in cui le cose sono andate male, ci sia di nuovo bisogno di lui e gli host sopravvissuti stiano quindi cercando di riprodurlo nella sua interezza, non soltanto il suo aspetto più violento e spietato che è stat invece copiato da Dolores/Hale. William quindi avrà occasione di "riprendere" il suo arco da dove l'aveva fallito per l'ultima volta, e provare a portarlo a compimento.


Per concludere, la stagione 3 di Westworld ha sofferto di alcune scelte poco calibrate, è stata forse affrontata con una superficialità eccessiva. Nel tentativo di correggere il tiro dopo che il pubblico aveva decretato che la seconda stagione era "troppo complicato", gli autori hanno forse esagerato e annacquato eccessivamente il prodotto. Non potendo rischiare un calo di pubblico eccessivo, si sono esposti però alla possibilità da una parte di perdere i fan davvero coinvolti (come me), dall'altra di non convincere i fan occasionali che notano comunque la disomogenità. Westworld avrebbe forse avuto bisogno dello stesso coraggio di uno show come Mr. Robot, ma il budget elevatissimo non permette questo livello di scommessa per la produzione.

Pur con i suoi difetti, anche con questa terza stagione Westworld rimane comunque uno degli show di livello più alto in circolazione, e di sicuro il primo per grandiosità e profondità nell'ambito degli show di fantascienza. Da parte mia spero che gli inceppamenti della terza stagione insegnino qualcosa e dalla prossima si torni alla cura e pazienza delle stagioni precedenti, anche a rischio di dover aspettare un anno in più per avere la prossima stagione.

(Comunque sì, nelle prossime settimane/mesi aggiornerò sia la FAQ che la timeline che le nuove info della stagione 3)

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