Rapporto letture - Febbraio 2019

Oh, ma com'è che qui siamo alla fine del mese e ancora non abbiamo fatto un rapporto letture del mese prima? Me ne sarò dimenticato? Forse non ho letto nulla? Può essere che sia finito al gabbio e non ho accesso a internet? No invece, niente di tutto questo. Il mondo continua a girare, e i report sulle letture mensili fioccano. Per ora.


Primo da segnalare è Central Station, un non-proprio-romanzo di Lavie Tidhar, autore multiforme che si sta facendo notare negli ultimi anni nell'ambito della sf. Dico che non è proprio un romanzo perché si tratta di una composizione di racconti, tutti incentrati su personaggi diversi che si muovono nella Central Station del titolo, cioè lo spazioporto che sorgerà a Tel Aviv tra qualche decennio. Ora, siccome ho già fatto un esame abbastanza corposo nel mio articolo per Stay Nerd, non mi voglio ripetere troppo e rimando a quello per l mie impressioni generali. Aggiungo solo che per come ne avevo sentito parlare in giro mi aspettavo qualcosa di diverso, di imprevisto e rivoluzionario, invece al contrario questo libro costruisce proprio a partire dai topoi della sf. Lo fa in modo intelligente e gradevole, quindi non è un male, ma l'hype mi aveva portato a pensare tutt'altro. Una piccola annotazione anche sulla traduzione che presenta diversi refusi e imprecisioni, con una Carmel che a volte diventa Carmen e qualche inglesismo, ad esempio "pretend" tradotto come "pretendere" oppure "i see" tradotto come "vedo" invece di qualcosa tipo "capisco". Non inficiano granché la lettura ma è un po' come trovarsi in bocca la sabbia mentre mangi le cozze. Voto: 7.5/10


E siccome più o meno insieme a Central Station era uscita anche un'altra raccolta sempre di Lavie Tidhar, mi sono letto anche Terminale Terra così da rimanere nello stesso territorio. In questa raccolta le storie sono tutte slegate tra loro, ma si riferiscono comunque alla "mitologia" che emerge da Central Station, con concetti, eventi e riferimenti al nucleo narrativo della serie. In un certo senso alcuni racconti guadagnano dal fatto di prendersi un respiro più ampio rispetto a quelli dell'altro libro, perché non si ha più la sensazione di trovarsi a girare sempre intorno alle solite vicende. L'ultimo racconto, una sorta di Truman Show nell'epoca post-social fino ai confini del Sistema Solare, è davvero d'impatto. Voto: 7/10


E per concludere proseguo la mia lettura in differita di Robot, questa volta con il numero 82. Come semrpe una mixed bag, tra autori italiani e internazionale il livello qualitativo sale e scende. Il racconto di Amal El-Mohtar per quanto suggestivo mi è parso fin troppo didascalico (e a voler essere pignoli non ha niente di fantascienza), poco dopo quello di Maurizio Cometto sembra contraddire i temi di fondo del precedente quando risolve il suo climax in un rapporto sessuale molto al limite dello stupro e/o zoorastia (e a voler essere pignoli non ha niente di fantascienza). Elena Di Fazio propone un misto tra loop temporale/universo parallelo/infezione zombie da funghi, un insieme curioso ma con buone potenzialità, se non fosse che si basa su due protagonisti che sembrano cercarsi ossessivamente anche se non sembrano così legati. Charles Stross riscrive la guerra fredda mettendoci di mezzo i Grandi Antichi, sfruttando atmosfere simili a quelle della sua serie della Lavanderia. Daniele Brolli si porta a casa la storia più convincente, un racconto che si muove abilmente sul filo del non detto, con giovani protagonisti che si confrontano con un mondo letteralmente in disfacimento. Gli articoli devo ammettere che non li ho nemmeno letti tutti, perché pagine e pagine di approfondimento su una serie tv (che oggi c'è, domani puff!) francamente mi sembrano uno spreco per una rivista trimestrale, ma qui probabilmente è un problema mio.

1001 post

Il post precedente sul Thunbergate è il millesimo post di Unknown to Millions. Me ne sono accorto andando ad aprire la pagina per il post successivo, che è questo, e che quindi è il 1001°.



Siamo a marzo 2019, è passata forse da un decennio l'epoca in cui questo sarebbe stato un evento da festeggiare. Voglio dire, un blog principalmente testuale, nel 2019? Quale sarà mai l'engagement, dov'è la call to action finale "e voi che ne pensate?" che ha fatto la fortuna di tanti ministri?

Insomma, questo per dire che non ritengo questa cifra un traguardo ragguardevole, ma c'è gente là fuori che per molto meno pare che porti sulle spalle il peso del mondo, quindi boh, qualcosa forse vuol dire. È vero che nell'ultimo periodo (un paio d'anni circa) ho notevolmente diminuito la mia presenza qui sopra, cosa dovuta oltre a un certo cambio di abitudini anche a una generale disaffezione verso la rete che sto sperimentando ultimamente.

Non mi metto a fare la lagna che ormai tutti stanno sui social e reagiscono come scimmie ammaestrate che hanno appena scoperto il pollice opponibile e lo tirano su di continuo, anche se ne sono abbastanza convinto. Il blog ha retto dieci anni, penso potrà reggerne altrettanti se la rete non collassa prima. O magari smetto la settimana prossima, vai a sapere.

C'è da dire che ho iniziato sconosciuto tra i milioni, e sempre lì sto. Coerene alla mia mission, scusate se è poco.

Tanti auguri e mille di questi post.

Perché Greta ha ragione e voi avete torto

Insomma ieri lo sapete c'è stata questa cosa delle manifestazioni un po' in tutto il mondo, soprattutto di ragazzi che hanno bigiato la scuola, eheh, furbi loro, e sono andati per le strade con cartelli che variano da "what i stand for is what i stand on" a "mi si stanno scaldando le birre". La mascotte di questo sommovimento globale è quella ragazzina svedese, Greta Thunberg, che ha sedici anni ma è ancora una bambina, per nulla sessualizzata, non come certe sedicenni che ci siamo capiti no, ha il viso tondo da puttino e va in giro con le treccine e il cappello di lana perché al suo paese fa freddo, almeno per ora.



A molti Greta non sta simpatica. Eminenti personalità pubbliche e private hanno espresso perplessità su questo personaggio, che per molti è troppo artefatto, una figura costruita a tavolino apposta per poter smuovere le masse e far abboccare il popolo bue (di cui ovviamente non fa parte chi espone l'idea, perché i buoi non sono mai quelli dei paesi tuoi, sono sempre gli altri) e portarlo in piazza a protestare, come è successo come questo Friday for Future, eheh, mica scemi, gli scioperi sempre di venerdì così ci si allunga il weekend.

Greta non sta simpatica neanche a me. La sua icona e la sua narrazione sono così palesi che potrebbe benissimo essere un fantoccio con un ventriloquo che le tiene una mano su per il colon e le fa scrivere i cartelloni. Diffido di questi storytelling, per usare una parola cara ai magnaschei. Il nome di Greta lL'ho messo lì nel titolo come clickbait perché avete bisogno di essere triggerati per leggere un testo di più di dodici parole emoji incluse. Eppure, ieri ho visto le immagini e i post di queste proteste in tutto il mondo ed ero contento per loro. E quando ho visto invece commenti negativi, ostili, sprezzanti, ho avvertito uno strano fastidio.

E lì mi sono preoccupato. Perché, alla fine ammecheccazzomenefregammé, se uno stronzo qualunque su facebook dice che quei ragazzini farebbero meglio ad andare a lavorare? Succede sempre quando ci sono delle manifestazioni, che ci sia una fazione opposta che scredita chi era presenta e i loro argomenti, e quando mai questo mi ha irritato? Anche quando fosse una manifestazione che promuove valori a me cari, chessò, un raduno di abducted o un matrimonio pastafariano, non me la prendo mica se arriva qualcuno a dire che quelli lì sono tutti degli imbecilli e andassero a zappare l'orto invece di fare tanto casino. E invece stavolta ho sentito quel prurito ai polpastrelli che non sentivo da tanto, quello che mi ha portato a contravvenire a una delle mie regole e discutere su facebook con degli sconosciuti. Orrore. I did not sign for this.

Allora ho cercato di capire come mai la cosa stavolta suscitasse in me questa reazione. Ci sono arrivato la sera, senza averci mai davvero pensato, lasciando che le subroutine del cervello girassero in background per risolvere il problema. E come spesso accade coi grandi dilemmi della vita, la soluzione è di una banalità disarmante.

Il punto è che non c'è motivo di essere contrari a queste manifestazioni.

Non c'è un solo motivo al mondo, nella storia, nella vita. Mai, in nessun posto, per nessuno.

Mi spiego meglio. Quando la gente manifesta, lo fa per promuovere una propria visione del mondo che ritiene importante. Io manifestante ti faccio vedere che questa cosa merita la tua attenzione. È una questione di ideologie, di sensibilità, di priorità. Ma proprio perché ci sono di mezzo ideologie, sensibilità e priorità, è normale che qualcuno non sia d'accordo. Che qualcuno abbia una visione opposta e quindi non voglia sostenere quell'idea, e consideri stupido, superficiale o manipolato chi invece ci crede. Facciamo degli esempi di cause per cui manifestare in ordine sparso di condivisibilità, per mostrare come ci sia sempre qualcuno che ha diritto di essere in disaccordo.

Se gli hippy manifestano per la liberalizzazione delle droghe, è normal che i proibizionisti non saranno d'accordo.
Se gli operai manifestano per ridurre l'orario di lavoro, è normale che gli industriali non saranno d'accordo.
Se i texani manifestano per la liberalizzazione delle armi, è normale che i pacifisti non saranno d'accordo.
Se i cattolici manifestano contro l'aborto, è normale che le donne non saranno d'accordo.
Se un comune manifesta contro la mafia, è normale che i mafiosi non saranno d'accordo.
Se le mamme manifestano contro i preti pedofili, è normale che la chiesa non sarà d'accordo.

In tutti questi casi, per quanto una causa possa apparire nettamente giusta per una persona, può apparire nettamente sbagliata per un'altra. Per ragioni di ideologia, sensiblità, priorità. Ci possono essere punti di vista diametralmente opposti e per quanto molti difficili da comprendere, si sa che esistono. La fede in un'ideologia (politica, religiosa, sportiva) provoca gravi scompensi nelle capacità di ragionamento delle persone, questo è risaputo. È paradossale ma è così, ci siamo tutti abituati, lo vediamo tutti i giorni. Ci possono essere motivi perversi che portano a sostenere qualunque causa contraria al senso comune. Per dire, c'è gente che giustifica pure la zoofilia.

Ma nel caso del Friday for Future, di Greta, delle proteste per la conservazione del pianeta, il discorso è diverso. Chi può essere contrario a questa causa? Quale ideologia impone di distruggere l'ambiente?

Sì, eccolo lo sveglione con la maglietta rossa e i rasta che dice "cioè, zio, il capitalismo sfrenato, no, cioè lo vedi, come consuma tutto e ci ha portati al collasso invece di valorizzare le persone...", al che gli faccio cenno di sedersi e riprendo la parola. No, gli rispondo, il capitalismo non ti dice che devi distruggere l'ambiente: ti dice che devi fare tutto quello che serve per accumulare capitale, che non te ne frega nulla delle conseguenze delle tue azioni, puoi inquinare le falde, impoverire la gente diffondere la malaria, fregacazzo, basta che fai soldi. Però non è che devi distruggere il mondo. Anche perché da bravo magnaschei le vacanze te le vorrai pur fare in sullo yacht ormeggiato a Zanzibar, no? E allora mica possiamo finire tutti a Zanzibar con l'acqua fino alle ginocchia, bisogna che qualche posto sano continui a esistere. La distruzione degli ecosistemi è un effetto collaterale del capitalismo, non è il suo obiettivo.

Quindi si torna lì. Non c'è una ragione, per quanto perversa, per cui una persona possa essere contraria a questo messaggio. Indipendentemente da età, collocazione, ricchezza, razza, religione, orientamento sessuale, regime alimentare, o qualunque altra cosa che vi permetta di dividere un gruppo di persone in categorie separate. Cristosanto, anche un sostenitore dell'estinzione volontaria dell'umanità, pur augurandosi la fine della specie non ritiene di doversi portare il pianeta nella tomba. Se anche non te ne frega nulla del mondo, non hai niente da perdere dal fatto che qualcuno se ne occupi. È una situazione win-win per tutti, sempre, in qualunque condizione.

Ecco perché ho sopportato male tutti quei commenti che puntavano a screditare questo movimento. Perché sono illogici e/o falsi. Nella maggior parte dei casi, presumo, sono una posa. Un atteggiarsi a quello che ha-ha, io mica ci casco,ad andare dietro alla ragazzina con le trecce che manco ha messo su le tette ancora, che poi il nobel per la pace l'hanno dato pure a Obama, bella merda. Qualche ora di di ragionamento dovrebbero portare chiunque a concludere che, se anche non ti importa che il mondo bruci, non cambierà nulla se invece qualcuno soffia sulle fiamme. Anzi, ora che ho messo per iscritto tutto questo, basta qualche minuto, il tempo di leggere questo post. Scusa se non ho aggiunto emoji per facilitare la lettura.

Greta non mi piace. Ho idea che se ci trovassimo insieme a cena sarebbe una di quelle cacacazzo che vogliono la pizza di farina di kamut (che poi non lo sa che il kamut è un nome commerciale mica una varietà di grano, la scema) e la mozzarella senza lattosio ed è pure astemia anche se l'alcool è perfettamente naturale. Sarebbe una serata di sguardi di traverso e tanti silenzi imbarazzati. Ma Greta ha ragione. Lei, e tutti quelli che stanno con lei. Anche tutti quelli che la manovrano, per dio. Hanno tutti ragione, ma non nel senso che sanno loro cosa è giuto fare. Hanno ragione nel senso matematico del termine, come ha ragione la dimostrazione di un teorema: è una correttezza assoluta, che non ammette repliche, che fa parte dello stesso tessuto della realtà.

Greta Thunberg è un personaggio costruito? Può darsi. Il Friday for Future è stato ingigantito dai media? Probabile. Alle manifestazioni c'erano tanti ragazzi che volevano solo saltare un giorno di scuola? Sicuro. Questi bimbetti sono troppo piccoli per capire davvero il problema? Certo, come tanti adulti. Tutti quelli che hanno partecipato sono stati manipolati da qualche centro occulto di potere che vuole far diventare l'ambientalismo l'ideologia dominante? Magari. Di tutto questo di spuò discutore, ma niente toglie un solo grammo alla gravità del concetto di fondo.

Greta ha ragione. E se non siete d'accordo, in realtà non avete semplicemente torto. Non esistete proprio.

I miei articoli per Stay Nerd: gennaio-marzo 2019

Forse ancora non lo sapete, ma più o meno dall'inizio dell'anno ho cominciato a collaborare con Stay Nerd, testata online dedicata a tutto ciò che ruota intorno alla "cultura nerd" in generale: film, serie tv, videogiochi, fumetti, libri, eventi e così via. Il mio apporto sarà soprattutto nella rubrica dedicata alla narrativa, ma non è escluso che possa fare incursioni anche in altri reparti, nei casi in cui la mia competenza è sufficiente.



La mia partecipazione alla rivista spiega anche in parte la riduzione dei post qui sopra. In fondo capite bene che se posso scrivere su un sito che mi garantisce un pubblico molto più vasto (oltre che, ehm, una retribuzione) sono motivato a incanalare un po' delle mie risorse da quella parte. E siccome per scrivere lì sopra non posso fare i post scazzoni che mi permetto di fare qui in casa mia, ma c'è bisogno di documentazione, taglio professionale e rapidità, alla fine mi rendo conto che il tempo che dedicherei al blog spesso se ne va per quegli articoli.

Ma alla fine dei conti, visto che i miei articoli su Stay Nerd riguardano sempre argomenti che potrei trattare qui, penso che possa essere d'interesse per il pubblico affezionato di Unknown to Millions di vederseli segnalati. Quindi ho deciso che periodicamente (ogni 2-3 mesi, a seconda della frequenza dei post), segnalerò anche qui i miei pezzi pubblicati di là. Questo è servizio pubblico, gente.


Doctor Who 11: rigenerazione fallita?
Il mio primo articolo in assoluto è già un'eccezione, perché appunto non tratta di libri. Riconoscendo la mia vasta esperienza in materia di Doctor Who, mi è stato chiesto di fare una panoramica della stagione 11 da poco conclusa. Come sa chi ha seguito i miei commenti agli episodi, sono satto molto critico, e nell'articolo ho confermato le perplessità pur senza addentrarmi troppo nello specifico. Spoiler free, legge pure senza timore.

Lavie Tidhar: al crocevia di due secoli di fantascienza
Mi sono preso la briga di leggere Central Station e Terminale Terra, due recenti pubblicazioni arrivate in italia dell'autore israeliano, e in questo articolo ne ho tratto una visione d'insieme. Chiaramente citerò entrambi i titoli anche nell'imminente rapporto letture, ma buona parte di quello che ho da dire si trova già qui.

I nerd non esistono, secondo la Guida all'immaginario nerd
È freschissima di stampa la Guida all'immagianrio nerd, una delle tante corpose guide della Odoya. In questo caso il volume riveste un'importanza particolare perché affronta un fenomeno complesso e non sempre trattato con l'attenzione che meriterebbe. Che poi se non si parla del ruolo del nerd su un sito che si chiama Stay Nerd, dove altro? Questo articolo a mio avviso offre diversi spunti di riflessioni sul tema, e ho osato muovere anche qualche critica allo stesso mondo nerd. Perché se non critichi i nerd su un sito che si chiama Stay Nerd, dove altro?


Per il momento questi sono i miei contributi, aggionerò quando necessario con le prossime aggiunte, se proprio vi scomoda andare lì e cercarmi tra gli autori.

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