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Rapporto letture - Gennaio/febbraio 2024

 

Iniziamo a ristabilire la tradizione dei rapporti letture anche per il 2024, ovvero il 15esimo anno o giù di lì di blog. Che noia. Comunque, un inizio di anno abbastanza sorprendente, con alcuni titoli di livello e altri meno prevedibili ma mediamente interessanti.

 

Volevo leggere la novella di Amal El-Mohtar e Max Gladstone da tempo, ma stavo rimandando al momento più adatto, ed è stato il tragitto andata e ritorno a Viterbo per una presentazione. Sapevo già un po' cosa aspettarmi da Così si perde la guerra del tempo perché ne avevo sentito parlare, ma nonostante questo è riuscito comunque a coinvolgermi ed emozionarmi. Gli scambi epistolari contrapposti alle esperienze delle due protagoniste, la contrapposizione tra le fazioni e il modo in cui dalle provocazioni si passa alla comprensione profonda fanno di questo racconto una spirale travolgente. Forse le dichiarazioni d'amore a un certo punto si fanno un po' teatrali, e il plot twist finale non è del tutto un twist (o almeno, io che forse sono un po' sgamato sui paradossi temporali l'avevo intuito), ma sono sbavature minime in un lavoro di grande livello. Uno dei migliori esempi di storia d'amore in ambito fantascientifico. Voto: 8.5/10

 

Per staccare nettamente ho poi letto il romanzo di un autore italiano (anzi pistoiese) pubblicato da Polidoro. Il libro di Riccardo Romagnoli è quanto di più lontano potrebbe esserci dalle mie solite letture, perché si avvicina pericolosamente all'autofiction e si concentra poi sulla vita di un artista tanto emarginato quanto bohemien della Firenze degli anni 60. Ho letto Cuore in esploso perché mi era stato proposto di fare da relatore per la presentazione del romanzo (cosa che sta avvenendo sempre più di frequente, vedi sotto) e se il mio approccio era scettico, alla fine devo dire che ne sono rimasto se non altro sorpreso. La narrazione è limpida, serrata, e i personaggi sono veri, feroci. Non ci si sofferma su considerazioni morali ma si riporta le cose come sono, e in certi casi è inquitante vedere come erano. Il percorso artistico del protagonista (raccontato dal narratore che l'ha conosciuto e parla anche di sé in prima persona) è senza dubbio interessante e pone quesiti profondi sul valore dell'arte e il ruolo dell'artista. Sono convinto che per chi ama questo genere di racconti "di vita vissuta" possa essere una lettura di grande impatto, personalmente è piuttosto lontano da quello che cerco nella lettura quindi pur riconoscendone alcune qualità non posso dire che mi abbia sconvolto. Voto: 6.5/10

 

Torniamo nel confrotevole alveo della fantascienza con un tema classico del genere, le abduction. We Are the Ants è un romanzo che utilizza il meccanismo dei rapimenti alieni per esprimere il disagio di un adolescente che deve capire cosa fare della sua vita, dopo che il suo ragazzo si è suicidato, i bulli lo prendono di mira (e uno di questi lo sfrutta come amante) e la sua famiglia va a rotoli. Gli alieni offrono al ragazzo la possibilità di salvare la Terra dall'imminente distruzione, se lui sceglie di farlo, e nel corso dei mesi di narrazione dovrà trovare la ragione per evitare la fine dell'umanità. La storia di Shaun David Hutchinson non si occupa certo di raccontare l'esobiologia degli alieni o le loro motivazioni, quello dei rapimenti è un pretesto per mostrare l'isolamento e l'inadeguatezza del protagonista, che soffre di terribili violazioni personali e non viene creduto. Che è poi un tema ricorrente nelle narrazion sulle abduction, cosa di cui abbiamo parlato anche in un episodio del podcast. Chi cerca storie di invasioni e battaglie con gli extraterrestri gli stia pure alla larga, perché qui ci si concentra principalmente sui traumi e le relazioni. Voto: 7/10

 

Torniamo poi all'ultima tornata di Nodi di Zona 42, con il racconto Trofeo di Emanuela Cocco, che anche questo ho avuto occasione di presentare e ho descritto come "Toy Story in casa di un serial killer". La novella viene presentata come un thriller/horror, perché raccontata dal punto di vista degli oggetti appartenuti alle vittime di un assassino di donne, tuttavia lo scopo della storia non è quello di creare suspense o tensione riguardo il mostro e la sua cattura, quanto di mostrare il lato nostalgico di questo legame tra gli oggetti e i loro proprietari uccisi, il che può apparire paradossale se ci si ricorda che si sta parlando di corpi smembrati e seppelliti in giardino. Se quindi i temi trattati sono forti, viscerali, la delicatezza e il ritmo della scrittura inducono quasi a provare pena (se non addirittura tenerezza) per il killer, senza arrivare però a romanticizzarlo come avviene spesso nei tanto seguiti prodotti true crime. Voto: 8/10

 

Ci stava a questo punto un'immersione nei classici e così mi sono rispolverato un testo di Alexandre Dumas. Forse vi stupirà sapere che in gioventù mi sono letto e goduto assai tutto il ciclo dei tre moschettieri, quindi tornare a leggere il suo romanzo "minore" Il signore dei lupi mi ha trasmesso una certa familiarità per il modo di raccontare. Questa storia è una delle poche di Dumas che contiene elementi soprannaturali, in questo caso in buona sostanza un patto col diavolo da cui il protagonista può ottenere di realizzare i suoi desideri che però lo portano su una strada di continua perdita e perdizione. Come ci si può aspettare da Dumas, il racconto è abbondante di descrizioni, digressioni, considerazioni del narratore, e ironia. Naturalmente chiunque si approcci sa quello che potrebbe aspettarsi, per cui non sto a fare troppi disclaimer sul fatto che è una narrazione molto lontana dai canoni attuali. Voto: 7.5/10


Avevo rimandato la lettura dell'ultimo romanzo di Alessandro Forlani da troppo tempo, e quindi mi sono preso qualche giorno per Non tutti certo moriremo. Ora, di Forlani io ho letto tutti i romanzi di ambito scifi e li ho sempre trovati notevoli. Mi rendo conto che non è un autore facile da leggere, bisogna in qualche modo "sbloccare" la sua poetica come lo si fa con Dick, e faccio un nome non a caso perché questo è sicuramente il libro più dickiano che abbia mai scritto. Non è un romanzo unico ma frammentato, singoli episodi che compongono un mosaico di personaggi tra loro interconnessi ma senza un arco narrativo definito, singole storie di apocalissi personali in una realtà che perde i suoi riferimenti temporali e cognitivi. Ci sono tanti riferimenti ad altri suoi romanzi, così come satira profonda e sottile verso molti settori, dai media all'insegnamento, dalle istituzioni all'editoria. Siccome i singoli episodi sono scollegati, l'ho letto dalla fine verso l'inizio, e ha comunque funzionato. Come sempre con Forlani, non so se consigliarne la lettura. È uno di quei libri di cui è difficile identificare il pubblico ideale, perché può far parimenti incazzare chi legge fantascienza (che non è nemmeno così vistosa) così come chi legge generalista. Quindi fate voi. Dimenticavo, è scritto in ottonari. Voto: 8.5/10


E per ultimo un altro libro letto per presentare l'autore Claudio Pozzani, che forse è il personaggio più editorialmente illustre che mi è capitato di conoscere finora, visto che è fondatore e direttore del più grande festival internazionale di poesia italiano, tradotto in 14 lingue e collaboratore per vari progetti con gente come Jodorowky e tanti altri che nemmeno conosco. Il che mi ha messo un po' in difficoltà quando mi sono dovuto approcciare al libro sapendo che poi ne avrei dovuto parlare, anche perché io di poesia so quello che mi hanno insegnato a ragioneria e temevo che questo romanzo ne facesse ampio uso. Al contrario, Confessioni di un misantropo è scritto in prosa asciutta, funzionale e immediata, che si concede solo qualche metafora, e procede spedita a raccontare a posteriori l'ascesa e caduta della "dittatura dei creativi", un regime che nel 2030 prende il potere e governa per otto anni, sovvertendo l'ordine sociale e istituzionale e combattendo (o più spesso: mitragliando) lobby, burocrati, raccomandati, pigri, e così via. La misantropia del titolo emerge sicuramente quando il protagonsita, unico sopravvissuto del quadriumvirato che ha messo in opera il golpe, arrivato alla fine della sua vita concede un'intervista in cui conferma la fedeltà in tutti i principi che hanno sostenuto la dittatura, che voleva scardinare valori quali la "dignità del lavoro" e imporne di nuovi come l'arte e la bellezza. La storia segue l'intervista e viene intervallata da flashback della rivoluzione e momenti personali del protagonista, che ha dovuto infine cedere al ritorno del solito sistema interiorizzato dalla popolazione, in una sorta di dittatura al contrario, che non opprime da fuori sui corpi ma da dentro nelle anime. Le idee ciniche ed estreme sono estremamente accattivanti, e nonostante il protagonista sia un personaggio volutamente sgradevole si finisce gradualmente per empatizzare con lui, tuttavia ho trovato che la storia avrebbe potuto dare più spazio a mostrare i cambiamenti imposti alla società, per farci credere che davvero si stava meglio "qvando c'era lvi". Poiché l'unica esperienza che facciamo della dittatura dei creativi è quella raccontta quarant'anni dopo, in mondo del 2070 che per la verità sembra molto quello del 1994. Sarà una mia deformazione professionale, ma quando vedo spunti fantapolitici e potenziali rivoluzioni innescate dalla tecnologia (visto che l'uso dei robot come forza lavoro è un punto cruciale del programma), mi piace sempre vederli in opera, cosa che qui mi è mancata. Rimane comunque un libro provocatorio che va volutamente contro le convenzioni del buon costume e le derive del politicamente corretto, cosa che ogni tanto è rinferscante. Voto: 6.5/10



Rapporto letture - Luglio/Agosto 2022

Bisogna mi muova sennò qui passa un altro mese e non faccio in tempo nemmeno a parlare di questi. Ecco i libri letti "in estate" il che no vuol dire "in vacanza" perché in realtà luglio-agosto è stato un periodo di lavoro abbastanza intenso, ma chettodicaffà. Tra le letture di questo periodo un buon assortimento di racconti italiani e autoroni internazionali. Devo ammettere che però essendo già passato un po' di tempi in alcuni casi non ho ricordi ben definiti ma solo un'impressione generale. Statece.


Ho iniziato l'estate recuperando un'antologia del marchio Ignoranza Eroica che avevo da tempo ma dovevo ancora prendere in mano. L'amore ai tempi del menare è una raccolta di racconti di generi vari, dal fantasy alla fantascienza all'horror, tutti a loro modo "ignoranti" ovvero tendendi alle tinte pulp, ma non per questo beceri o sciatti. La raccolta è ben bilanciata e le declinazioni del "romance" sono abbastanza variegate, dall'amor cortese a quello ben più carnale. Tra i racconti che ho gradito di più spiccano Federico Guerri (per la sua solita gradevole assurdità), Alessandro Forlani (reinterpretazione dell'episodio di Paolo e Francesca narrato da Dante), Michele Gonnella (che interpreta sempre al meglio la goliardia toscana), Livio Gambarini (un postapocalittico agrodolce) e dei patroni Mazza-Sensolini (amore androide con tante citazioni ambientato nell'universo di Riviera Napalm). Nel complesso comunque qualità più che discreta, voto 7/10

 

Seconda antologia italiana di questa tornata è Oltre la soglia, una raccolta di racconti fantascientifici curata da Giulia Abbate sul tema del "buon vicinato", tema curioso dal quale ho tratto spunto anche per un articolo su Stay Nerd. L'idea di fonto come spiegato nell'introduzione era quella di riportare i rapporti di "vicinanza" al centro del concetto di comunità, in un'epoca in cui sembra invece che le persone con cui ci troviamo a condividere gli spazi siano entità ostili di cui diffidare. All'atto pratico devo dire però che non molti dei testi mi hanno convinto, perché alcuni mi sono sembrati "racconti a tesi" più che storie vere e proprie, con un'impalcatura deboluccia costruita intorno a un messaggio anche un filo consolatorio. Mi rendo conto che l'intenzione fosse proprio quella di proporre una visione positiva e programmatica, quasi utopistica, ma in alcuni casi mi è sembrato eccessivo lo sfrozo di far capire che siamo tutti fratelli. Ci sono comunque buone storie, in particolare ho trovato davvero folgorante la reinterpretazione fantasy della storia di Raperonzolo di Gloria Bernareggi/Sephira Riva, e affascinente Due Lune di Silvia Treves. Negli altri casi invece mi è sempre mancato qualcosa, al punto che a posteriori fatico a ricordare con precisione di cosa parlasse la storia. Voto: 5/10

 

Sono tornato poi a Jeff Vandermeer, con l'ultimo suo romanzo da poco uscito Colibrì Salamandra. Questo libro, se siete lettori di Vandermeer, potrebbe in effetti non piacervi molto, perché è una storia sorprendentemente normale. Infatti la struttura è quella di uno spy thriller in cui la protagonista è l'impiegata di una società di cyersecurity che si trova coinvolta in un traffico internazionale di animali in via d'estinzione, che a sua volta però nasconde complotti e interessi ben più profondi. Il tutto si svolge in maniera meticolosa e credibile, in un mondo sull'orlo del disfacimento che rimane sullo sfondo per la maggior parte della storia, e si rivela solo nella parte finale. Nonostante sia diverso dal weird spinto che ci si può aspettare da Vandermeer, si percepisce comunque un senso di straniamento e anche sottili collegamenti ad altre opere, come una possibile origin story della Compagnia che appariva anche in Dead Astronauts. Anche di questo ho parlato più nel dettaglio su Stay Nerd. Voto: 7.5/10

 

Arriviamo poi alla lista dei libri che avevo dichiarato per la mia "TBR dell'estate" (era quasi un inside joke nel podcast, ma alla fine mi ci sono attenuto): Piranesi. Di questo libro avevo sentito molto parlare in termini entusiastici, e come sempre quando vedo che tutti adorano qualcosa parto con sospetto. Ma questo romanzo di Susanna Clarke mi ha completamente rapito. La storia dell'uomo perduto all'interno della Casa, questo mondo-architettura che origina dai miti e dalle fantasie dell'umanità, il rapporto di amore e dedizione e la ricerca di verità sempre più profonde, mi ha portato nel finale a momenti di commozione che non provavo da tempo. È difficile da spiegare, e so che molti non hanno avuto lo stesso tipo di reazione. Ci ho trovato Borges, ci ho trovato Ende, e ci ho trovato anche The Witness. Non è un romanzo perfetto, perché mi sarebbe piaciuto qualche approfondimento in più sulla natura della Casa e il modo in cui fosse stata scoperta e resa accessibile, ma forse alla fine non era davvero quello il punto della storia. So solo che nella mia mente ci sono tutte le maree mi si è impresso dentro e me lo porterò con me per sempre. Voto: 9/10

 

Ed eccoci alla ragione per cui probabilmente hai aperto questo post (wink wink). I primi di agosto ho iniziato a leggere Primo contatto, la quarta antologia estiva di racconti italiani pubblicata su Urania Millemondi. Dopo la delusione dell'anno scorso partivo con aspettative abbastanza basse, anche se ero fiducioso che il tema si prestasse a qualche interpretazione più fantasiosa dei nazisti cattivi. In effetti devo dire che nel complesso questa raccolta è migliore di quella dedicata ai viaggi nel tempo, anche se non al livello delle prime due della serie. Per coerenza dedico anche qui un paio di frasi di commento a ogni racconto. L'aliena dalla pelle di luna di Romina Braggion porta un'interpretazione abbastanza classica del tema e un punto di vista interessante, con una protagonista diversa dall'eroina che ci si può aspettare, l'ho trovato però un po' farraginoso nella narrazione non proprio focalizzato e con un finale non del tutto in linea con il messaggio di fondo. Il racconto di Mariangela Cerrino è uno di quelli che mi sono piaciuti di più, sia per la scrittura ben calibrata che per un'interpretazione tra le meno scontate che mette in scena un'intelligenza per niente antropomorfa. Il Bloop di Claudio Chillemi è un racconto di science fiction avventurosa standard, con la minaccia che incombe sul mondo e si rivela essere esattamente quello che ci si poteva aspettare, per finire poi con complottisti criptoscientifici alla Adam Kadmon di cui nel 2022 potremmo anche fare a meno. Il racconto di Elena Di Fazio funziona abbastana nel creare mistero nella parte iniziale, ma poi lo risolve in maniera non del tutto onesta cambiando le carte in tavola rispetto agli indizi forniti al lettore. Capisco che si giochi volutamente con il narratore inaffidabile ma usare questo meccanismo per dare elementi errati, che vengono poi riscritti coi flashback, non è il modo ideale per costruire un plot twist. Nicola Fantini ha scritto un racconto con un'ambientazione interessante, ma pare che non si arrivato a risolvere la storia, sembra quasi di leggere il prologo di una storia più ampia, che sarei anche curioso di scoprire ma per quanto ho letto qui mi ha lasciato insoddisfatto. Travelers in Pink di Elisa Franco è un racconto sconclusionato e senza obiettivo, sembra un divertissement scritto a braccia, mi ha davvero irritato per l'ingenuità che traspare dal testo. Pianeta Viola di Nino Martino invece è un buon esempio di come si può scrivere oggi un buon racconto di hard sci-fi di esplorazione rendendolo interessante. Mi è piaciuto davvero come ha conciliato il sense of wonder della fantascienza classica con un livello di complessità del protagonista. Anche quello di Luca Masali mi ha dato un'impressione simile, una buona avventura/spy story con un protagonista moralmente ambiguo, anche se forse il racconto è sbilanciato sulla parte iniziale, si prende fin troppo tempo per arrivare al cuore della vicenda e una volta lì è costretto a chiudere in fretta. Oltre l'event horizon di Furio LC Rex invece mi è parso un racconto scritto sessant'anni fa, che non racconta niente di nuovo e deve attingere a technobabble come quello della "polarità inversa" che era un meme già ai tempi in cui Sean Pertwee era Doctor Who. E poi qualcuno mi dovrà spiegare la necessità del titolo in inglese quando "orizzonte degli eventi" è un'espressione correntemente utilizzata. Il racconto di Monica Serra forse non l'ho capito del tutto, mi è sembrato un po' confuso, forse nel tentativo di voler inserire troppi riferimenti nella storia. Inoltre fa sempre sorridere quando entità cosmiche onnipotenti sono così tanto concentrate sulla storia terrestre (vedi appunto Doctor Who). Nicoletta Vallorani, manco a dirlo, ha scritto uno dei racconti migliori della raccolta, ma doveva per forza inserirci ebrei e nazisti, mannaggia a lei? Per carità, il racconto è bello e scritto con maestria, l'interpretazione se pur non originale è trattata con grande intensità, ma purtroppo io sono arrivato al limite di saturazione con la reductio ad hitlerum (sopratutto a causa dell'antologia precedente). Il racconto di Axa Lydia Vallotto invece è almeno nelle premesse quello che avrei scritto io se mi avessero chiesto di scrivere su questo tema, perché ribalta proprio il topos del "primo contatto"; a mio avviso però il finale non conferma del tutto la tesi iniziale, io l'avrei portato in una direzione diversa. Sole? di Enrica Zunic' chiude degnamente la raccolta, con una storia che contiene un piccolo mistero resa con una scrittura evocativa. In definitiva, mi ritengo soddisfatto e il livello qualitativo è più che sufficiente, nonostante un paio di scivoloni, ma mi rendo anche conto che alcuni tipi di storie e stili di scrittura che io gradisco poco potrebbero essere più in linea rispetti ai gusti del pubblico medio di Urania.

 

Concludiamo l'estate con un bel saggio che rimandavo da tempo, perché di Homo Deus avevo sentito parlare in diverse occasioni. Questo trattato storico-antropologico di Yuval Noah Harari è già invecchiato maluccio rispetto a sei anni fa, perché inizia dicendo che l'umanità ha sconfitto epidemie e guerre e poi arriva il biennio 2020-2022 e oooops! Tuttavia i concetti che sviluppa sono molto affascinanti e rendono un'idea un po' più complessa della storia di quella a cui siamo abituati dalla scuola, soprattutto per il modo in cui equipara le società "antiche" a quella contemporanea, e per le differenze di fondo che scova che non risiedono tanto nella tecnologia quanto nel modo in cui l'umanità oggi può comunicare e diffondere le storie. Alla base di tutto c'è la teoria dell'Homo fictus che anche se non viene nominato mi sembra quasi l'assioma implicito di tutta l'elaborazione di Harari, e anche il punto da cui sviluppa le sue proiezioni per il futuro che hanno a che fare con l'ingegneria genetica e l'intelligenza artificiale. Vedremo se tra altri dieci anni anche le altre previsioni saranno invecchiate male.


Rappoto letture - Aprile/Maggio 2022

Sì lo so qui sta per finire giugno e ancora non ho parlato dei libri di due mesi precedenti. Sue me, ok? Comunque, sono qui apposta. Spero di ricordarmeli davvero, perché non sono per nulla sicuro che siano tutti e solo questi. Però almeno di questi posso dire qualcosa, il Cielo mi perdonerà se ho dimenticato qualcno.


Ad aprile reduce dalla giuria di un premio letterario (cioè pensa a che punto siamo arrivati) mi sono letto Storie della serie cremisi, di cui avevo letto un assaggio per il suddetto premio. Di Lucio Besana avevo già sentito parlare, soprattutto per A Classic Horror Story, film che ha avuto il suo picco di successo su Netflix, ma non avevo letto altro prima. Ora, io forse non sono così esperto del weird, ma se mi chiedete di nominare dei racconti che mi hanno seriamente inquietato, la mia risposta d'ora in poi sarà questi qui. Nella raccolta si trovano storie diverse e indipendenti tra loro, anche se si possono scorgere alcuni sottili riferimenti incrociati, in ogni caso quello che emerge è soprattutto una scrittura che senza forzare la prosa riesce a creare un'atmosfera asfissiante e uncanny, un senso di incertezza e oppressione che davvero mi capitato raramente di provare leggendo un libro. In particolare mi sento di citare Una stagione al Teatro della Scena Rossa come uno dei racconti più angoscianti che abbia mai letto, e il tutto senza dover ricorrere a "effetti speciali" (splatter, gore, ecc) o meccanismi narrativi particolarmente complicati. Semplicemente (ma semplicemente un cazzo, mi verrebbe da dire), una buona scrittura e la capacità di toccare le corde giuste. Voto: 9/10

 

Siccome non mi era bastato, allora mi sono andato a scegliere un altro libro tutt'altro che tranquillizzante: Atlante delle ceneri è una raccolta di racconti/frammenti anche questi tutti piuttosto uncanny, pieni di cose schifose e personaggi totalmente dissociati. Difficile dare un quadro generale dei racconti, che a volte più che storie sono delle istantanee di situazioni particolari, come per esempio le varie "piogge" descritte in alcuni brevi capitoli (dal cielo cascano carne sangue bruchi glitter...). Blake Butler si concentra soprattutto sull'evocare un'inquietudine profonda, spesso grazie a insetti e viscere che si intrecciano in modi poco sani. Devo dire la verità, nonostante l'impatto iniziale la formula mi è sembrata un po' monotona, dopo ottanta pagine di queste cose mi è sembrato che il gioco fosse sempre lo stesso e perdeva efficacia. Inoltre mi sembra che facesse affidamento eccessivo sul body horror e misery porn, tecniche che in genere non mi conquistano troppo. Forse se ci fosse stato anche un plot a giustificare tutta quell'angoscia allora ne sarei rimasto più coinvolto. Voto: 6.5/10

 

A questo punto avevo bisogno di una boccata di ossigeno e allora mi sono rivolto alla mia comfort zone: Jeff Somers e il suo Avery Cates, di cui periodicamente escono nuove novelette autopubblicate dall'autore. Questa volta me ne sono consumanto due in sequenza, The Dark Hunt e The Black Wave. Ora, se avete letto quello che dicevo in occasioni precedenti su di lui, non c'è molto da aggiungere perché il gioco di Somers è sempre lo stesso: action, dark humor e una f-word ogni otto parole. Nella storia Cates è partito con il suo team dal porto di Genova (sì, davvero) per raggiungere un'isola nel meditteraneo da cui potrà raggiungere la base segreta e riattivare il sistema. Solita storia, solito Cates nichilista e affaticato che tuttavia riesce sempre a spuntarla sugli altri, anche se non ne ha davvero voglia e forse vorrebbe che lo lasciassero morire. Fatto sta che sono curioso di vedere come andrà a finire, perché già in passato Somers si è rivelato capace di plot twist molto efficaci.


Poi sono passato al romanzo d'esordio di un'autrice italiana, Eleonora Villani che ho conosciuto soprattutto per il suo canale youtube in cui parla di fantascienza (e in particolare Warhammer, su cui stavo cercando info ma mi sono poi dovuto arrendere alla vastità del materiale). L'età della polvere è un postapocalittico ambientato nella Devastazione, una landa desolata stile Mad Max in cui si scontrano bande di predoni e piccole comunità di sopravvissuti e mutanti. La storia segue principalmente un piccolo gruppo di ragazzi che trovano rifugio in un villaggio e cercando di difenderlo, ma si sposta spesso anche su personaggi secondari in altre situazioni. La storia segue più o meno tutti i trope di questo genere e lascia alcuni punti in sospeso, per esempio non è del tutto chiaro cosa abbia provocato il collasso della società e quali siano i pericoli a cui devono scampare i disperati di quest'epoca. Non si avverte davvero un senso di pericolo imminente, tranne quando si prepara un attacco dei predoni, ma anche lì la cosa non sembra così drammatica. L'impressione è che si sia voluto creare una storia corale ma così facendo si è persa di vista la vicenda personale dei protagonisti, che infatti non spiccano rispetto agli altri personaggi. Anche la scrittura presenta diverse ingenuità lessicali e soffre di un certo didascalismo soprattutto nei dialoghi. Insomma si percepisce che è un esordio, e forse avrebbe beneficiato di un editing più approfondito, comunque non è detto che da questo primo tentativo non possa uscire qualcosa di più maturo. Voto: 5/10

 

Infine ho deciso che la mia dose di weird fantascientifico non era sufficiente e allora mi sono rivolto a Jeff Vandermeer, accidentamme. Ho voluto leggere Dead Astronauts e se ora dovessi dire di cosa parla mi troverei in difficoltà. Non che sia incomprensible, e nemmeno è una storia priva di plot, perché i tre astronauti che si spostano tra le varie versioni della Terra per combattere una società malvagia e prevenire la fine della civiltà, stando attendi alla volpe blu e all'anatra con l'ala rotta e al behemoth... tutto questo mi è del tutto chiaro. Ma Vandermeer ha sempre quella capacità di disorientarti pur dicendoti cose semplici, e questo è un altro di quei casi. Non saprei nemmeno dire se ne consiglio la lettura, perché ci vuole un tipo particolare di sensibilità per poter recepire una lettura di questo tipo. Io posso dire che non mi ha lasciato indifferente, e l'esperienza mi è "piaciuta" nella misura in cui può piacere, che ne so, un docufilm sulla Grande Depressione. Sapendo a cosa si va incontro può essere soddisfacente, ma non è assolutamente una cosa adatta al casual reader. Voto: 7/10


Questo mese ho fatto la fame

Salve gente che si ostina a seguire un blog su blogspot, state bene? Chiedo perché probabilmente ormai avete un'età, e bisogna iniziare a preoccuparsi della salute. Mi raccomando bevete tanto e non uscite nelle ore calde.

Detto questo, un piccolo aggiornamento sulle mie attività, visto che passo sempre meno di qui e prediligo invece altri canali per le mie attività. By the way, sarebbe il caso che mi seguiste lì, se vi interessa quello che dico e/o faccio, quindi pescate da qui il vostro canale preferito (now als on Tiktok!).

Ultimamente sono un po' impegnato con le mie attività collaterali alla scrittura, soprattutto quelle che riguardano sistemare le cose che scrivono gli altri invece di scrivere io, perché ho scoperto che è molto più comodo. E visto che si avvicina il Salone del Libro, segnalo le novità freschissime che potrete trovare lì a cui ho lavorato come editor.

 

 

Sono fame è il secondo romanzo di Natalia Guerrieri, dopo Non muoiono le api (che avevo editato sempre io, per Moscabianca). È un libro molto diverso dal precedente, quindi se vi è piaciuta la distopia di NMLA non è detto che vi piaccia questo allo stesso modo. In realtà le tematiche di fondo sono affini, la poetica di Guerrieri si percepisce al di sotto di una scrittura più asciutta e crudele. La fame del titolo è quella della Capitale, la città soffocante che consuma tutto e tutti, in particolare i giovani come Chiara che arrivano con la speranza di trovare un'occasione e invece si trovano a fare le rondini (cioè i rider). Consegnadno cibo nelle case le rondini vedono scorci delle vite altrui, a volte cupe e grottesche, e pedalando da una strada all'altra Chiara deve capire che cosa ha lasciato e cosa sta cercando davvero. Ne abbiamo parlato anche durante una diretta che potete trovare sul canale di Story Doctor.




 

Il libro nero della fame invece è la prima raccolta di Gerardo Spirito, una serie di racconti indipendenti ma ambientati in epoche diverse nella stessa zona, un paese del meridione ai piedi di una montagna che impone la sua presenza sui dintorni. Storie che potremmo definire horror, ma è un horror rurale, quello della gente che lavora in miniera e prega la Madonna, che si ammala di tisi e ascolta le prediche del parroco, che vede i figli morire di fame e aspetta i miracoli, solo che quando poi li riceve ci ripensa. Spirito scrive come una litania, come se stessimo leggendo il Pentateuco ma ambientato negli anni 40 in provincia di Benevento.

 

 

 

 

 

Entrambi i libri li troverete agli stand dei rispettivi editori, e se arrivate al momento giusto troverete anche i rispettivi autori. Ci sarò anch'io chiaramente, se proprio volete venirmi a cercare seguitemi sugli altri social su cui comunicherò meglio orari e posizioni previste.


SPECULARIA - Rivista di speculative fiction

 Negli scorsi mesi avrete notato che la menavo spesso con tutti sti "progetti" che stavo portando avanti, che mi toglievano tempo da dedicare al blog e alle letture. Uno di questi era Story Doctor, di cui avrete notate il bannerone qua sulla pagina e spero vi siate iscritti al canale, ma adesso siamo pronti a rivelare un'altra delle cose su cui ho lavorato nei mesi scorsi: SPECULARIA.

SPECULARIA è una rivista digitale di speculative fiction. Il suo payoff riflettere l'immaginario rappresenta l'obiettivo del progetto: usare l'immaginazione per riflettere, nel doppio significato di rappresentare e indurre a pensare.

L'idea per SPECULARIA mi è nata a febbraio, durante un workshop di editing tenuto da Vanni Santoni a cui ho partecipato, durante il quale si è soffermato sul panorama delle riviste letterarie. Finito l'elenco sommario delle principali riviste esistenti, ha aggiunto "comunque la cosa migliore da fare se volete arricchire il panorama è aprirne una". Beh, graziarcazzo, mi sono detto, però in effetti quell'osservazione era tutt'altro che scontata. Perché proprio tra queste riviste a cui spesso do un'occhiata notavo proprio la mancanza di una dedicata alla narrativa speculativa: c'è Spore a cui infatti ho già partecipato con un paio di racconti, ma finisce lì. In realtà molte delle riviste trattano di sfuggita anche la speculazione, perché forse si rendono conto (o forse no, ma inconsciamente sono portate a farlo) che gli strumenti della speculative fiction sono i più adatti a rappresentare il presente. Ma nessuna di queste si dichiara appartenente a quest settore.

E allora, arricchiamolo codesto panorama.

Naturalmente non era uno sforzo che potevo compiere da solo, così ho iniziato in primavera la fase di reclutamento e ho raccolto un dream team di appassionati speculatori, che provengono tutti da ambienti affini ma non sovrapponibili: Linda De Santi, Angela Bernardoni, Elisa Giudici, Stefano Tevini, Andrea Gibertoni. Se non li conoscete, andate sulla pagina della redazione e scoprite chi sono e cosa fanno.

SPECULARIA pubblicherà principalmente racconti di narrativa speculativa, senza particolari limiti di genere, ma sorretti da un potente e interessante what if, come spiegato nel manifesto della rivista. A questo si affiancheranno anche saggi e testi di critica, posto naturalmente che ce ne arrivino di interessanti. Nelle nostre intenzioni faremo uscire almeno un articolo al mese, ma se il tempo ce lo permetterà magari anche qualcosa di più.

La cosa stupefacente è che i testi li paghiamo.

Sì, cioè, uno ci manda un racconto (in realtà deve mandarci prima un pitch), e se ci piace e lo vogliamo pubblicare noi gli diamo 15 euro. Che dite? È una miseria? Concordo. Ma andate a vedere quanto pagano in media le altre riviste e noterete una differenza media di circa 15 €.

Questi soldi li mettiamo noi a fondo perduto, proprio per dare riconoscimento al lavoro degli autori. In futuro potremo prevedere piani di abbonamento o patreon o crowdfunding o chissà che altro per finanzairci, ma siamo partiti comunque con l'idea di investire, oltre al nostro tempo anche un po' dei nostri soldi. Se non è dedizione questa...

I primi due racconti online sono di Federico Guerri e Alessandro Forlani, due autori quasi agli antipodi per tematiche, formazione e approccio alla scrittura, ma che proprio per questo rappresentano bene le nostre intenzioni: niente limiti, quando le cose sono buone e ci portano a riflettere.

Se volete provare a pubblicare su SPECULARIA leggete bene la pagina delle submission, poi leggete le FAQ e poi siate pazienti. E naturalmente seguite la pagina facebook e twitter.

Buona speculazione a tutti!


Rapporto letture - Dicembre 2019

E con questo rapporto letture abbiamo completato anche i libri consumati in questo decennio. Vale la pena notare, già che ci siamo, che visto che Unknown to Millions in questa forma è nato nel 2010 (anche se esisteva già dal 2008 sul defunto Splinder), stiamo parlando letteralmente di un decennio di libri. Facciamo un bel classificone generale dei libri letti, che dite? Anzi, ho un'idea migliore: non lo facciamo. Limitiamoci a tirare avnati giorno per giorno, o nel caso specifico, mese per mese, ché non si sa mai quanto possiamo continuare. Verrà la parusia, come ladro di notte.

Parliamo per primo di Federico Guerri del suo L'inverno di Bucinella. Bucinella è una cittadina fittizia inventata dall'autore toscano (che ho avuto modo di conoscere tramite la gente di Minuti Contati e da lì incontrare di nuovo in varie altre occasioni) che è un po' l'archetipo di tutte le cittadine di provincia, con l'aggiunta di qualche tinta surreale. La cronaca di Bucinella è composta da centinaia di microstorie pubblicate da Guerri tra Facebook e Instagram, e questo volume le vede raccolte per la prima volta. Per la sua natura quindi L'inverno di Bucinella non ha una storia unitaria, è un racconto corale di ciò che può accadere (o no) in un posto del genere. Tra i personaggi ricorrenti e qualche accenno a un passato dimenticato si raccolgono però gli indizi di una profonda mitologia che ha i connotati della cosmogonia lovecraftiana. Mi è sembrato anche di notare diverse affinità tra le teorie del professor Nagai e quelle del mio Mose Astori di Dimenticami Trovami Sognami. Non sto accusando nessuno di plagio, figuriamoci, come d'altra parte Astori non accusava la Le Guin o P.K. Dick di plagio per aver sviluppato idee simili. D'altra parte, se la retcon esiste è normale che persone con sensibilità simili in diversi periodi della storia possano scorgerla. Al di là delle convergente cosmogoniche, L'inverno di Bucinella è un libro pieno di sense of wonder e umorismo leggero, quindi vale la pena dedicargli tutta l'attenzione che Jenny dei Pesci dedica ai gabbiani. Voto: 8/10


Passiamo poi a un sano vecchio young adult, incuranti dell'ossimoro in questa descrizione. Mai sentito parlare prima di Susan M. Wilson, e tutto sommato non credo che lo vorrò risentire in futuro. Ero curioso rigaurdo a Extinction - La prova, perché vabbè, è un libro coi dinosauri, e questo dovrebbe bastare a chiunque. Purtroppo, oltre a questo pregio inconfutabile non si trova molto altro. La storia è quella solita dell'average young adult distopico hungergamesiano: adolescenti di sesso opposto che competono in una gara per sopravvivere e guadagnarsi un vantaggio. In questo caso la competizione consiste nel recarsi in un continente abitato solo da dinosauri, per rubarne le uova attraverso le quali si spera di poter elaborare un'arma biologica capace di sterminare le bestie e liberare il posto per l'uomo sul nuovo continente, dato che il vecchio è ormai sovrappopolato e non produce abbastanza cibo ed energia per tutti. La storia prosegue su binari abbastanza rodati, anche se non arriva a compiere l'inevitabile coinvolgimento romantico dei due protagonisti, di cui si scorgono solo i primi indizi. Certo ci sono alla base delle falle logiche davvero difficili da digerire. Per primo: ma se questa missione è così importante per la sopravvivenza della civiltà, perché mandare allo sbaraglio una manica di ragazzetti senza equipaggiamento, invece di un team ben addestrato ed attrezzato? Non mi dilungo sulla rappresentazione dei dinosauri che è roba da Jurassic World, ovvero arrogantemente ignorante. In più c'è da dire che alcuni tratti della scrittura sono davvero fastidiosi, non saprei se si tratti in questo caso di un problema di traduzione. Roba come l'avverbio "virtualmente" ripetuto in maniera ossessiva (esce tre volte in due pagine), peraltro in frasi in cui non ha senso usarlo, del tipo "lo spazio è virtualmente esaurito": ma è esaurito o no, come può esserlo in modo solo virtuale!? Oppure l'espressione "con ogni atomo del suo corpo" che farà tanto Paulo Coelho ma dopo averla letta una volta anche basta. C'è da dire che la tensione è costruita bene e per quanto non importi davvero niente della sorte dei protagonisti, il modo in cui interagiscono è abbastanza realistico. Persino uno dei twist finali mi ha sorpreso. Non continuerò a leggere la saga, ma posso ipotizzare che a qualcuno potrebbe anche piacere. Solo, vi prego, non prendetela per educativa rispetto alla natura dei dinosauri, ok? Voto: 5.5/10
 
 
Si torna poi ai racconti un altro numero della rivista Il Buio, stavolta il 5 perché andare in ordine di uscita è troppo mainstream. Il primo racconto di Carrie Laben è una storia familiare con fantasmi ed emancipazione, un bel concentrato di significati stratificati che mi ha ricordato un po' il film Coco (ma non c'entra granché in effetti, è proprio una sensazione epidermica dovuta forse al fatto che l'ho visto di recente). C'è poi il racconto Las di Luca Franceschini che mi sento di descrivere solo come un Pinocchio weird postapocalittico, e poi uno di Shari Paul che ha per protagonsita una mummia, una figura classica dell'horror che forse meriterebbe più popolarità di quella che incontra oggi, vista l'estrema tragicità della sua condizione. Il racconto Sincronia di Fabrizio Di Filippo sarebbe davvero bello, se solo uno non avesse letto Storia della tua vita e/o La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo: purtroppo avendo letto e assimilato fin nelle vertebre queste due opere, il racconto mi è parso una versione annacquata e frettolosa degli stessi temi di base, potentissimi e sempre emozionanti, ma appunto trattati con ben maggiore potenza altrove. Voto: 7.5/10
 
 
Infine abbandoniamo la narrativa e passiamo a un saggio/manuale di Maria Konnikova, che dovrebbe aiutare a modificare i propri schemi di pensiero. Mastermind infatti illustra le caratteristiche della "scienza della deduzione" in cui era specializzato il personaggio di Sherlock Holmes, ma che è una disciplina tutt'altro che inventata. Partendo dalle storie di Conan Doyle e usandole come esmpio, Konnikova mostra quali sono le capacità di una mente sempre vigile e aperta, che tutti dovrebbero essere in grado di ottenere. La tesi è sicuramente interessante e gli argomenti convincenti, tuttavia quello che mi pare manchi a questo libro è una parte di applicazione pratica, un manuale di esercizi con i quali iniziare ad allenare la propria "mente Holmes", che invece mi sarei aspettato. Devo dire che non mi sembra di aver cambiato il mio modo di ragionare e osservare il mondo dopo averlo letto, ma forse sono io che sono troppo Watson inside. Magari ci tornerò tra qualche mese per capire se ho davvero assimilato le idee o ho solo pensato di averlo fatto.

L'esatta percezione official soundtrack

Nello spirito della tradizione che nessuno ha mai apprezzato o almeno conosciuto, è arrivato il momento di suggerire la tracklist ufficiale per accompagnare la lettura di L'esatta percezione, la raccolta di racconti uscita a fine ottobre. Procediamo quindi secondo l'ordine dei testi nel libro.


Hype: Umek - Libido


Uno stato di eccitazione costante, un continuo flusso di libido, pornografia di ogni immagine, suono, esperienza, tutto è concitato, estremo, esasperante nella sua unicissima specialità. Troppe cose, tutte insieme, too much too fast. Ti toglie il fiato, ti scoppia il cuore. Ma ti piace proprio per questo, forse?


Lamarckia: Princess Chelsea - Is It All Ok?


Le strofe di questa canzone mi sembra rappresetino bene lo stato di depressione in cui si trova anche il protagonista del racconto, dopo l'incidente e l'abbandono da parte della moglie. Allo stesso tempo però manifesta anche la volontà di continuare, accettare le cose come stanno e dirsi che in fondo va tutto bene, e vivremo ancora un altro giorno.


Karma: Dj Koze - Mariposa


Poche cose suggeriscono più armonia e leggerezza di una farfalla (mariposa, appunto). È lo stesso pensiero del protagonista di questo racconto, che all'inizio viene catturato dall'immagine rasserenante di una farfalla che gli vola incontro. Ma l'immagine viene distorta dall'osservatore. Ciò che è pacifico e confortante si corrompe, diventa un pensiero ossessivo, paranoia, angoscia. Rabbia. Il synth ripetuto senza sosta in questo pezzo è perfetto per trasmettere questa sensazione di inevitabilità e oppressione.


Pixel: Little Computer People - Little Computer People


Che poi dietro questo moniker si nasconde il caro vecchio Anthony Rother. Little Computer People è anche il titolo di un gioco per Commodore 64 che si può considerare l'antenato di The Sims, in cui il giocatore si limitava a osservare la vita di alcuni personaggi simulati (le "piccole persone nel computer"), senza nessun obiettivo, trama o punteggio. Quello che siamo anche noi, da questa parte dello schermo, che forse è solo l'altro lato dello schermo di qualcun'altro ancora.


In un istante: Gazelle Twin - Heartbeat


Respira e ascolta il ritmo del tuo cuore. Ti senti vuoto, mesmerizzato dal tuo stesso battito. È tutto quello che esiste, qui e ora, tutto quello che ti rimane, e un solo battito può arrivare a durare un'eternità, in un climax che ti porta a esplodere e rilassarti, per poi ricominciare. Ancora e ancora.


La bella lavanderina: Markus Schulz - You Won't See Me Cry


"Mi sono girato e sono andato via. Non c'è nient'altro che potessi dire. Ma non mi vedrai piangere." In questo pezzo sicuramente il senso di queste rasi è diverso da quello che accade nel racconto, ma direi che le stesse parole si possono anche reinterpretare intorno alla storia della bella lavanderina. C'è qualcuno che piange e non vorrebbe essere visto, qualcuno che fugge senza dire niente, e come l'atmosfera del pezzo suggerisce, qualcosa che finisce male.


La legge dei padri: Stromae - Papaoutai


Una cazone che parla apertamente del ruolo dei padri nei confronti dei figli, e che se anche si concentra in particolare sull'idea del padre assente ("papa ou t'es?") si può applicare bene anche in quei casi in cui la distanza con il genitore non è materiale ma ideale, come avviene nel racconto. Un padre disposto ad abdicare il proprio ruolo e sacrificare del tutto il figlio, in fondo, dov'è?


Sinestesia: Mogwai - The Sun Smells Too Loud (Holden remix)



Questo racconto era anche in Spore e all'epoca nella rispettiva OST lo avevo associato a questo pezzo, che mi sento di confermare. La sinestesia sta tutta nel titolo, e il remix di Holden riesce a rendere anche in forma auditiva quell'alterazione della percezione che poi fa da titolo all'intera antologia.


Pr-Medjed: Johannes Heil - Isis & Osiris (intro)


C'è davvero da spiegarlo? Se capite il tedesco può essere anche un ottimo ripasso di lore. Dopo la lezioncina c'è spazio per una melodia che si ripete fino alla fine e dà l'impressione di una storia ferma allo stesso punto, incapace di progredire a causa di uno stallo che coinvolge tutti i protagonisti.

Rapporto letture - Ottobre 2019

Lo so, lo so, che oggi è l'ultimo giorno di novembre quindi sono parecchio in ritardo con il rapporto letture del mese scorso visto che domani potrei già pubblicare quello del mese in corso. Ma queste ultime due settimane sono state investite da una serie di difficoltà tecniche tra le quali la temporanea assenza del pc e il possibile rischio di doverlo cambiare senza un backup più recente di otto mesi. Pericolo scongiurato, per adesso, ma insomma l'avventura mi ha fatto rimanere indietro su parecchie cose, che cercherò di recuperare un po' per volta. Per ora inizio a recuperare da questo post, e insomma non scassate le palle se il prossimo post sarà un altro rapporto letture.


Si parte da un libro per il quale probabilmente avevo aspettative diverse. Ero piuttosto curioso di leggere il romanzo di Liliana Marchesi pubblicato da La Corte, dato che l'autrice sta raccogliendo intorno a sé una community piuttosto affiatata intorno al tema della distopia, anche se poi sotto questa parola ci rientra un po' di tutto, dalla sf sociale allo young adult più becero. Comunque fa piacere vedere interesse per questi argomenti, per cui seguo con interesse l'iniziativa. Il problema è che Cavie è un romanzo che in ultima analisi ha poco da dire. Un mix di Maze Runner e Cube, in cui la giovane protagonista si risveglia in un laboratorio senza ricordi della sua vita e insieme a uno sconosciuto anche lui prigioniero della stessa struttura inizia a esplorare l'ambiente e affrontare una serie di pericoli sempre maggiori, fino a confrontarsi con il boss finale la cui insospettabile identità si intuisce nel secondo capitolo, grazie a un infodump piuttosto grossolano. Ora, come storia avventurosa con sottotraccia romance non sarebbe nemmeno male, se pure niente di nuovo rispetto a quanto si può trovare appunto in molti romanzi usciti sull'onda di Hunger Games, ma la cosa che più mi ha spinto fuori dalla lettura è il fatto che il testo sembra estremamente acerbo. Siccome mi capita di avere una minima esperienza con la scrittura e revisione di testi, la mia personale e modesta opinione è che si tratti in pratica di una prima stesura, strabordante di ripetizioni, locuzioni, avverbi, aggettivazioni eccessive e incoerenze a vario livello. L'impressione è che il testo sia stato preso e pubblicato al limite con una correzione bozze sommaria ma senza un serio lavoro di revisione del testo. Insomma pare quasi di leggere una storia su wattpad piuttosto che un libro pubblicato da un editore di medie dimensioni che opera a livello nazionale. Peccato perché appunto, lo spazio e la potenzialità di miglioramento si percepisce subito, ma forse non si è voluto fare questo tipo di sforzo. Voto 5/10


Dopo di questo ho letto un altro numero di Il Buio, rivista di racconti dark/horror di cui avevo già parlato il mese scorso, e siccome sono uno preciso, avevo letto il numero 2 e stavolta sono passato al numero 1. Il racconto La stagione dei serpenti di Erin Roberts parte già come una ginocchiata nelle costole. Quello di Giovanna Repetto è più soffuso, e non contiene un vero e proprio sviluppo di trama, ma prmane la sensazione concreta di trovarsi all'interno di un incubo. Nin Harris al confronto è un racconto leggero, quasi una commedia, che tiene alta la tensione pur senza una posta in gioco letale. Infine Paolo Di Orazio colpisce come sempre con le sue storie di donne, morti e violenze, che in genere coincidono. Tutta roba di ottimo livello, e se la mission della rivista è quella di inquietare il lettore, direi che è preso in pieno. Voto: 7.5/10


Ed eccoci arrivati al mio primo grimdark. Si fa un gran parlare di questo genere nei circoli della gente che conta (e infatti l'ho fatto anch'io su Stay Nerd), e anche se il mio punto di vista è quello di un appassionato di sf che per tradizione è portato a snobbare fantasy e derivati, devo dire che questo approccio mi ha conquistato. Vilupera è il secondo romanzo che leggo di Jack Sensolini + Luca Mazza, e con Riviera Napalm condivide la cifra stilistica ma è molto diverso per struttura e concept. Laddove il precedente era in sostanza una serie di episodi molto legati a un immaginario pop estremizzato, qui c'è un worldbuilding molto più approfondito, che non si appoggia a riferimenti del mondo attuale (che un lettore potrebbe cogliere o no) e una storia compiuta. La storia è quella di una faida tra casate nobiliari che cercano di accrescere il proprio potere a discapito dei rivali, in un'italia prerinascimentale popolata di mostri e figli di puttana. Il tono è quello di molti western classici, con gli stranieri senza nome che arrivano in città e seminano morti fino a quando non arrivano a rivelare il loro vero obiettivo. Ma essendo un grimdark, non ci sono buoni né eroi, ed è difficile schierarsi davvero con qualcuno. Se devo muovere qualche critica (e devo farlo), mi pare che nella foga di dare corpo a un'ambientazione e un registro unico e riconoscibile, in certi casi si siano arzigogolati troppo su certe espressioni e trovate lessicali, per esempio dire "a nord degli occhi" per intendere sopra la testa, oppure la frequenza con cui vengono nominati questi animali-ibridi tanto che sembra quasi di trovarsi nel mondo dei pokemon, dove ci sono ovunque corvoragni e snorlax ma non un cazzo di normalissimo cane. Comunque sono difetti marginali che, in un libro che è sostanzialmente autoprodotto, sono del tutto trascurabili. Vilupera è un ottimo libro, e il lavoro di branding che loro e gli altri del loro gruppo stanno muovendo è davvero qualcosa di nuovo nel panorama di genere italiano. Voto: 8/10

Rapporto letture - Settembre 2019

Di solito faccio i rapporti letture del mese un po' prima, ma stavolta... niente, me ne stavo semplicemente dimenticando. Quindi recuperiamo quasi allo scadere del tempo e procediamo con le letture di settembre. Che, posso anticipare, sono un po' fuori genere da quello che consumo di solito, che come si può constatare gira sempre dalle parti della fantascienza. Stavolta invece di fantascienza pure non c'è niente, anche se le contaminazioni weird o più indefinibili ci stanno sempre.


Cominciamo con una raccolta che probabilmente si può considerare un classico, che tenevo sugli scaffali da forse una decina d'anni. È Antologia della letteratura fantastica, compilata da Borges/Ocampo/Bioy Casares. Un volume interessante, che raccoglie una serie di testi che non si limitano a soli racconti. In alcuni casi si può parlare di fiabe, aneddoti, aforismi, sceneggiature teatrali e anche estratti di testi più ampi. Gli autori inclusi sono di ogni epoca e luogo, anche se c'è una buona rappresentanza di scrittori sudamericani del novecento, per ovvie ragioni di vicinanza dei curatori. Ci sono sicuramente molte storie di grande impatto (soprattutto per l'epoca in cui sono state scritte) e che è difficile trovare altrove, come Enoch Soames di Beerbohm, Il calamaro sceglie il suo inchiostro di Bioy Casares, La casa occupata di Cortazar, La zampa di scimmia di Jacobs, e così via. Molto presenti di autori tradizionali cinesi. I temi più ricorrenti sono quelli del sogno e dei fantasmi, tutti delcinati in senso ampio. Il difetto che si può torvare è che laddove sono inclusi semplici estratti di poche righe è come leggere il messaggio di un biscotto della fortuna, quindi non si viene trascinati molto. Nel complesso però un'antologia molto significativa, e soprattutto da sbattere in testa di tagio a tutti quelli che "ma la narrativa è realismo" quando il realismo è una moda passeggera dell'ultimo secolo, stronzi. Voto: 7.5/10


A seguire altra raccolta, stavolta di stampo horror o similare, ovvero il numero 2 della rivista Il Buio che se avete studiato sapete che è quella in cui è presente anche un racconto di L. Chan da me tradotto. Oltre a questo ce ne sono altri tre, di cui due autori italiani. Le atmosfere sono decisamente buie, anche se alla fine L'ultimo giro di pub tradotto da me è il più leggero e positivo di tutti. Gli altri sono in effetti più angoscianti, in particolare l'ultimo di Stefano Lapadula riesce a essere davvero disturbante visto che mescola insieme tabù come cannibalismo, tortura, pedofilia, insomma roba che fa bene la mattina a colazione. Il racconto di Francesco Corigliano di contro è un po' prevedibile nella rivelazione finale, che arrivando proprio all'ultima riga non è più così efficace. Nella media però la qualità è buona, per cui si merita un buon voto 7/10.


Passiamo poi al weird western che è uno dei miei dirty pleaures, infatti come sapete nella nuova edizione de Il lettore universale c'è anche un racconto con questa ambientazione (lo sapevate, vero?). Evidentemente è una passione anche dei signori di Moscabianca, perché hanno pubblicato qualche tempo fa Black Hills di Luca Mazza. Mazza è un autore bolognese che ho già incrociato, in particolare nella lettura di Riviera Napalm scritto in coppia con Sensolini, e di cui torneremo a parlare a breve. Questo libro è un romanzo breve ucronico/horror/pulp/weird in cui Giuseppe Garibaldi è finito a vivere in nordamerica, ha combattutto nalla guerra civile americana e viene reclutato dopo il suo ritiro per una nuova missione. Di mezzo però non ci sono solo questioni politiche ma anche forze oscure meno controllabili, e il team Garibaldi dovrà unire le forze a quelle dei nativi. L'ambientazione è resa in modo eccellente, i personaggi, come nei migliori western, sono tutti stereotipi perfetti dal ruolo definito, e lo dico seriamente in senso positivo, perché questo tipo di storie funzionano proprio per la loro aderenza a un certo modello. Lo stile di Mazza è duro e tagliente, come già avevo riscontrato appunto in Riviera Napalm, anche se lì poteva esserci il dubbio su quale autore influenzasse di più il registro. L'unico appunto che mi viene da muovere a questo romanzo, è che dopo l'introduzione dello sciamano-guerriero Ofiuco sembra diventare lui il protagonista, mentre a Garibaldi sono riservate meno sequenze. Comunque una lettura veloce e soddisfacente, che si mantiene sempre su un livelli alti di tensione. Voto: 7.5/10


Infine un altro romanzo che se riuscite a dargli un'etichetta vi offro da bere. Ammetto di essere stato attirato dall'inequivocabile disco volante sulla copertina minimale. E gli alieni in un certo senso ci sono davvero in Medusa. Forse. La storia segue un ragazzo tardoadolescente durante le sue vacanze al mare, tra famiglia e gruppo di amici, passeggiate sulla spiaggia, partite a ping pong, serate in discoteca, tentativi di abbordaggio. Tutto materiale per un film di Virzì, se non fosse che lui è evidentemente dissociato, tant'è che ogni tanto si affaccia una seconda voce che accompagna la narrazione, e per di più ogni tanto incontra gli alieni (che poi boh sono davvero alieni?) a cui deve offrire in sacrificio delle sensazioni/emozioni/ricordi in cambio. Ci sono anche gli indizi di qualcosa di brutto successo anni prima, la tragica morte di una bambina in un incidente di cui non si sono mai scoperte le cause ma che il protagonista probabilmente conosce bene, anche se pure qui, non è che sia tanto chiaro. La forza di tutto questo sta sicuramente nello stile di Luca Bernardi, assolutamente irrispettoso delle convenzioni della narrativa, ma che segue comunque un suo codice che, una volta interpretato, rende la lettura perfettamente coerente. Non per niente il protagonista sta infatti compilando un Dizionario Semiologico Abissale che spera di dare alle stampe anche se pare che a parte l'idea non gli stia dedicando così tanta attenzione. Insomma una lettura complessa, ma meno complessa di quanto possa sembrare a primo impatto, perché superato lo straniamento di questo modo di scrivere il nucleo della narrazione è tutto sommato semplice da seguire. Sicuramente lo si può considerare un testo sperimentale e per certi versi anche l'aggettivo "abissale" ha senso. Voto: 7.5/10

L'esatta percezione

Dopo aver pubblicato Spore nel 2013 e Il lettore univrsale l'anno scorso, avevo pensato che non mi sarebbe più capitato di far uscire una raccolta di racconti. Perché i racconti non si leggono, non si pubblicano, il mercato tende al romanzo perché la gente (e gli editori) è convinta che più lungo uguale più bello. Quindi è stata una mezza sorpresa anche per me ricevere la proposta da parte dell'Associazione RiLL di far uscire una nuova antologia delle mie storie.

A partire da fine mese sarà disponibile infatti L'esatta precezione, parte della collana "Memorie dal futuro", le raccolte personali che RiLL ha iniziato a pubblicare da alcuni anni, e che nelle edizioni precedenti ha visto autori come Francesco Troccoli, Massimiliano Malerba, Davide Camparsi, Luigi Musolino.


Come da impostazione di questa collana, il libro raccoglie innanzitutto i racconti che nel corso degli anni sono arrivati in finale al Trofeo RiLL o al concorso parallelo SFIDA, per cui la maggior parte dei racconti sono già usciti in raccolte precedenti del premio, come Karma, La legge dei padri, Pr-Medjed, Lamarckia. Altri ancora erano usciti in edizioni precedenti e ormai introvabili, come Sinestesia (che era in Spore, ormai fuori catalogo), La bella lavenderina, In un istante. Pixel lo avevo autopubblicato su Amazon ed era poi stato incluso in un numero della rivista Futuri. Hype invece è del tutto inedito. In ogni caso, tutti i racconti sono stati opportunamente rivisti ed editati insieme ad Alberto Panicucci, boss del team RiLL che fa questo lavoro da quando ancora io dovevo cambiare i denti.

Il titolo L'esatta percezione è volutamente criptico, perché uno potrebbe chiedersi "ma l'esatta percezione di che?" Ecco appunto, è proprio quella la questione. La tesi di fondo della raccolta è proprio che questa percezione precisa non esista. I concetti di realtà, di verità storica, di sanità mentale sono spesso messi in discussione in questi racconti. Contrariamente alle mie solite uscite, stavolta non si parla di fantascienza in maniera preponderante. Il Trofeo RiLL da sempre premia storie fantastiche ad ampio raggio, e infatti anche in questo volume sono contenuti racconti di sf, horror, urban fantasy, e altra roba meno definibile. Come dico sempre la fantascienza è il mio primo grande amore, ma questo volume potrebbe essere interessante proprio perché contiene parecchi sconfinamenti in territori attigui.

La copertina è di Valeria De Caterini, che da sempre disegna le illustrazioni dei libri di RiLL, e ha interpretato nel suo stile sognante il tema della decostruzione della realtà. Si nota appena, ma se ci fate caso, la realtà si sfilaccia ai margini del campo visivo. E non mi riferisco solo a questo disegno.

Per quanto mi riguarda pubblicare una raccolta con i tipi di RiLL è davvero una grande soddisfazione, proprio perché questo premio è stato uno dei miei primi approcci alla narrativa. Alcuni dei miei racconti più apprezzati sono stati scritti proprio per partecipare al premio, come ad esempio Il lettore universale, e sappiamo tutti com'è finita. Inoltre sono convinto che il lavoro fatto dai Rillini sia uno dei più importanti scouting per gli autori di genere, e infatti molti dei nomi che sono emersi negli ultimi anni sono passati da loro, come quelli citati in precedenza.

L'esatta percezione è già disponibile sullo store di RiLL, e lo sarà presto sugli altri store online. Il 31 ottobre inoltre sarà presentato al Lucca Comics & Games, a lato della premiazione del Trofeo RiLL che si svolgerà alle ore 18:00 nella sala Ingellis. Mi troverete quindi lì con il libro sia giovedì che venerdì 1 novembre, nei pressi dello stand RiLL o in giro.