Coppi Night 12/10/14 - Coffee and Cigarettes

Non sono molti il film nella storia del Coppi Club che vantano il discutibile primato di non essere stati visti fino in fondo: Coffee and Cigarettes è tra questi, un ristretto club che conta solo un altro titolo: Assolto per aver commesso il fatto, film con Alberto Sordi visto agli albori del Club.

Diciamo subito una cosa, che in realtà ho già detto molte altre volte: io non sono un cinefilo, un esperto di cinema, arte, fotografia o sailcazzo, io non so nulla-di-nulla di storia della cinematografia, non so come si chiamano i diversi tipi di inquadrature e dal punto di vista tecnico mi limito a riconoscere un film in bianco e nero da uno a colori. Il mio parere quindi è sempre ed eslcusivamente quello dello spettatore "generico", forse un po' più smaliziato del normale, che ha un occhio in più per certi meccanismi e strutture che spesso vengono ignorate.

Però.

Però dai, cioè. Stiamo scherzando? Questo non è un film. Checcazzo, questa è una telecamera lasciata accesa in una stanza, e di solito si vedono personaggi e storie più interessanti nel circuito chiuso dei market pakistani 24/7. Io non so quale fosse l'intenzione del regista, ma questa serie di scenette che non solo non hanno un collegamento, ma nemmeno un punto di partenza e di arrivo. Voglio dire, ce n'è una, non mi ricordo se la quinta o la sesta, in cui tutto quello che si vede è questa ragazza che legge il giornale con il caffè sul tavolino, e il cameriere che arriva per riempirle il caffè ma si ferma perché lei non vuole. Nient'altro. Niente. Altro. E questa è solo la più clamorosa, ma quelle precedenti non sono da meno, Benigni o Iggy Pop che sia. Un altro corto dei 12 che compongono il "film" (ma di cui ne ho visti solo 6, forse ho iniziato e poi abbandonato il settimo) ci sono due neri, non ho capito se sono parenti o solo amici, sempre in un bar, si trovano lì e uno dice "mi hai chiamato perché qualcosa non va" e l'altro "no va tutto bene" e poi "no, qualcosa non va", "no, davvero, tutto a posto", "davvero tutto a posto?", "sì tutto a posto", "ok allora ciao".

Cioè, cosa mi dovrebbe rimanere di tutto ciò? Io siccome non mi reputo l'ultimo degli imbecilli, ho pensato "boh, magari mi è sfuggito qualcosa", e per la prima volta sono andato su google a cercare qualche recensione per capire se davvero avevo sbagliato io approccio. Ma niente, il film è mediamente apprezzato perché dice che sia ironico e che mostri le ossessioni e le consuetudini e le idiosincrasie della vita moderna. Scopro addirittura che uno dei cortometraggi ha vinto anche un premio, una palma d'oro o roba simile.

Ma per cosa? Perché è girato bene? Ma si tratta di un film o di un'operazione chirurgica? È un'opera, qualcosa che dovrebbe trasmettere delle sensazioni e idee allo spettatore, o il bilancio di un'azienda? Non lo so, io davvero non ci arrivo e boh, sarà un limite mio, nessuno lo mette in dubbio. Ma io con questa roba non voglio averci a che fare, e forse è quasi peggio questo di quel trashume che mi capita di vedere di tanto in tanto, perché qui c'è la pretesa di fare ARTE. In questi casi sì che mi sento di dirlo: andate a lavorare.

E poi si può sapere quella cosa di brindare con le tazze del caffè, chi ve l'ha messa in testa?

Doctor Who 8x08 - Mummy on the Orient Express

Quando ho visto il trailer di questo episodio, ho pensato che sarebbe stata una di quelle storie un po' facilotte: il treno nello spazio, il mostro "tradizionale" che insegue le vittime e tutti che scappano da un vagone all'altro, il tutto poi spiegato con qualche technobabble. Il paragone più immediato è con l'episodio sul Titanic (in space), o i famigerati pirati e la loro sirena (in space). Episodi così ce ne sono tanti (erano lo standard nel DW classico), e non è detto che siano brutti, solo non lasciano certo una traccia indelebile nello spettatore.

Invece questa mummia si è rivelata più appassionante del previsto, perché non si tratta solo di fuggire da un mostro ma anche di studiarlo, nel brevissimo lasso di tempo che questo concede alle sue vittime. Il titolo non a caso richiama Murder on the Orient Express, perché è evidente che oltre a un mostro da sconfiggere che anche un mistero da risolvere, una serie di morti annunciate ma inevitabili da cui bisogna trarre uno schema per scoprire il disegno dell'assassino. Mi è piaciuta molto la soluzione finale, il modo in cui viene spiegata sia la modalità che la ragione degli attacchi della mummia, anche se alla fine non mi è chiaro se fosse in effetti la mummia classica delle maledizioni egizie o solo una cosa che sembrava una mummia. Mi è piaciuto così tanto che avrei voluto anzi saperne di più sulla mummia, scoprire la storia di questo soldato immortale e condannato ad attaccare, che aspetta soltanto di sapere che la sua guerra è finita da parecchi millenni. Diamine, è una storia con un potenziale immenso, come quei vietcong che non hanno mai appreso che la guerra era finita e hanno continuato a nascondersi nella giungla per quarant'anni. Solo che in questo caso sono quattromila, ecco. Da apprezzare anche la resa estetica delcadavere imbalsamato deambulente, realizzata in modo eccellente.

Fatti tutti i complimenti del caso al valoroso soldato, va anche segnalato che qualcosa scricchiola in questa puntata. Intanto il setup è forse un po' forzato, soprattutto per la presenza dell'entità (che sia un computer o un maniaco in collegamento col treno) che ha appositamente raccolto intorno a sé gli specialisti necessari per studiare la mummia: mi pare esagerato che questo complotto vastissimo sia stato messo insieme con l'unico scopo di scoprire la natura del mostro per semplice curiosità. Anche i ruoli a bordo dell'Orient Express (in space) forse sono poco coerenti: va bene fingere di essere su un treno di inizio 900 (d'altra parte se sei ricco puoi permetterti di pagare per credere quello che vuoi), ma nel momento in cui l'illusione viene rimossa e il treno si rivela essere un laboratorio, a che scopo continuare a comportarsi come dignitari europei? Insomma, mi pare che i due elementi (l'ambientazione e il mostro) non combacino alla perfezione. Si sarebbe potuta sfruttare la mummia in un altro contesto, così come l'Orient Express avrebbe potuto essere teatro di una serie di omicidi con una spiegazione più immediata.

Per quanto riguarda le scintille tra Dottore e companion, non saprei dire se si è vista un'evoluzione o una regressione del rapporto. Quello che doveva essere l'ultimo viaggio insieme si trasforma in un'occasione di riappacificazione, e sembra che tutto sia tornato com'era all'inizio tra i due. Ma è davvero così? Non ne sono tanto sicuro, e d'altra parte il Dottore ha mostrato ancora di essere un bel pezzo di merda rispetto alle sue versioni precedenti: quando le nuove vittime vengono prescelte dalla mummia, lui non si perde in una sequela di "I'm sorry. I am so, so, sorry. Very sorry" come avrebbe fatto il Dieci, ma si limita a constatare "Sì, stai per morire, ma puoi anche essermi utile". Il Dottore mente a Clara, e le chiede di mentire, e anche se alla fine riesce a salvare l'ultima vittima, non era sicuro che ci sarebbe riuscito, e la ragazza sarebbe potuta morire dopo essere stata tradita dalla sua nuova amica. E poi, siamo davvero sicuri che il Dottore abbia salvato tutti i passeggeri del treno, invece che soltanto Clara e il macchinista? Lui stesso non lo ammette apertamente, e il dubbio potrebbe ancora aleggiare, ma la companion sembra sottovalutare questo aspetto, dà per scontato che lui sia davvero l'eroe che nega di essere.

Tutto considerato ci si trova davanti a un episodio migliore delle aspettative, anche se non ben inquadrato nell'arco narrativo della stagione. Si merita comunque un buon voto 7/10

Rapporto letture - Settembre 2014

Tre libri letti a settembre, e ancora una volta sono riuscito a tenere un buon equilibrio tra autori italiani ed esteri, e addirittura non anglofoni! Un mese di ottime letture, questo, infatti ricordo raramente una media di voto così alta in altri rapporti mensili.


Più riguardo a YIniziamo con gli autori italiani. Claudio Selva è un collega di Factory, uno degli ultimi pubblicati dalla casa editrice che ha pubblicato anche il mio Spore. Ammetto di essere rimasto incuriosito da Y soprattutto per la copertina, e beh, ve lo dico, tanto non è spoiler, in effetti la doppia copertina: Y infatti si legge sia da un lato che dall'altro, e arrivati a metà libro ci si trova davanti a pagine a testa in giù, si capisce che bisogna cambiare letteralmente prospettiva. Questa particolarità non è solo un giochetto, ma funzionale ai fini della storia, accompagna il lettore nel senso di straniamento che si prova a passare dalla prima alla seconda parte. Nella prima infatti abbiamo una serie di racconti, alcuni molto brevi, vagamente collegai tra loro, mentre la seconda parte è una storia unica, ambientata in una città distopica nella quale si trovano insoliti collegamenti suggeriti a quanto letto in precedenza. Sì, vabbè, mi direte, questa è la struttura, ma la storia? Di che parla il libro? Ecco, non è facile fornire una descrizione semplice e completa. I temi principali sono probabilmente la creazione e la distruzione, sia in senso materiale che artistico, e la follia, e la prospettiva attraverso la quale vediamo il mondo. Non è un libro in cui si possano identificare introduzione, svolgimento, epilogo. Ma è un libro che dice molto, che fa vibrare delle corde che tutti abbiamo dentro, anche se di solito le teniamo ferme. La cosa più simile che mi viene da accostare a questo libro è il film Mulholland Drive, con la differenza che qui le cose hanno senso. Voto: 8/10


Più riguardo a Forbici vince carta vince pietraPer secondo abbiamo un altro libro di Ian MacDonald, e sono stato grato a Urania di aver ripubblicato questo titolo che cercavo da tanto. Forbici vince carta vince pietra (che poi, a logica, dovrebbe essere "sasso", non pietra, perché il gioco a me risulta si chiami forbici-sasso-carta, chi è che dice forbici-sasso-pietra?) è la storia di un programmatore che scopre delle immagini, semplici segni grafici, che scatenano con la sola visione reazioni devastanti e improvvise: gioia, estasi, esperienze mistiche, guarigione, oblio, dolore, morte. Sconvolto da questo potere, si incammina in un pellegrinaggio dei templi giapponesi, ma scopre che c'è qualcuno che vuole ancora sfruttarlo. L'idea è molto intrigante, e la storia costruita bene, con la narrazione presente (come sempre MacDonald riesce a rendere fedelmente le ambientazioni asiatiche) che si alterna a quella passata. Il libro è arricchito anche di altri quattro racconti più brevi, tra i quali spicca La ruota di Santa Caterina, che in qualche modo si può considerare un prequel di Desolation Road. Nel complesso un ottimo volume di un autore che sta vivendo un periodo di meritato riconoscimento in Italia. Voto: 8/10


Più riguardo a Memorie di un viaggiatore spazialeE concludo con un altro autore che solo nominato dovrebbe suscitare rispetto e ammirazione. Non ho letto moltissimo di Stanislaw Lem, ma ogni volta rimango sorpreso e stordito dalla vastità di temi e idee che ogni suo opera trasmette, e di come sia in grado di passare da un tono leggero e umoristico (come in questo caso) a quello profondo e intimista come in Solaris o La voce del padrone (lettura che non a caso consigliavo agli appassionati di sf). Memorie di un viaggiatore spaziale consiste in una serie di racconti di lunghezza variabile, che costituiscono le annotazioni dell'astronauta/avventuriero Ijon Tichy, che nella sua lunga carriera ha visitato innumerevoli mondi e civiltà. Volendo ridurre al massimo, questo libro si potrebbe considerare una versione fantascientifica dei Viaggi di Gulliver, perché Ijon scopre civiltà grottesche e usanze assurde, che però hanno una loro perfetta giustificazone e un chiaro intento satirico. Ma c'è anche dell'altro, perché tutti i temi tipici della fantascienza sono in qualche modo affrontati e sovvertiti: dal viaggio nel tempo e i suoi paradossi all'origine dell'universo, dalla percezione del mondo all'ingegneria genetica, dall'etica dei robot alla singolarità tecnologica. Il tono è sempre leggero, ma non per questo le idee sono banali e scontate, anzi, credo che da queste storie siano scaturita buona parte di tutta la fantascienza umoristica successiva (dalla Guida di Douglas Adams a Futurama), e se non si tratta di un'ispirazione diretta, lui non è stato sicuramente il precursore. Un'opera eccezionale, di un autore che credo non abbia mai sbagliato un colpo. Voto: 9/10

Doctor Who 8x07 - Kill the Moon

Nell'ambito della scrittura si dice a volte che non c'è più niente da inventare, che tutto è già stato detto e raccontato, e che a fare la differenza non è tanto quello che viene raccontato, ma come questo viene fatto. Per quanto la limitatezza del nostro alfabeto implichi necessariamente che le storei articolabili siano un numero finito, io non sono così drastico nell'affermare l'inesistenza dell'originalità, tuttavia qualche dubbio mi viene, quando vedo che Doctor Who fa un episodio basato su un'idea che io ho usato anni fa in un racconto (era un raccontino breve, scritto in occasione di un'edizione del Fun Cool n. 75 della lista). Ovvio, non sto accusando nessuno di plagio, è che trovo curioso come certe premesse (una formazione scientifica di base e un senso delle proporzioni flessibile) conducano a risultati simili. Evoluzione convergente, potremmo dire, oppure great minds think alike. Sia come sia, la storia della Luna che è in effetti una creatura vivente (embrionale, ma pur sempre in crescita) ha sicuramente un suo fascino, e all'interno dell'episodio quest'idea di partenza viene usata in modo intelligente. D'altra parte non ci sono teorie accertate sulle origini della Luna, che presenta delle caratteristiche un po' aberranti per essere il satellite di un pianeta roccioso, per cui potrebbe anche essere che sia in realtà un uovo, no?

Già vedendo il trailer dell'episodio, avevo per un attimo pensato che il villain fossero i ragni visti in Planet of the Spiders, l'avventura in cui il Terzo Dottore arriva a rigenerarsi (cosa che mi avrebbe fatto piacere, visto che a mio parere il Dodicesimo ha molto in comune con il Terzo), ma i ragni, che poi non sono tali, si rivelano essere solo un effetto collaterale della vera minaccia in corso. Della storia raccontata in questo episodio mi è piaciuto molto il contesto storico, con la civiltà del 2049 sull'orlo dell'annientamento a causa di sconvolgimenti climatici che hanno messo a dura prova la resistenza dell'umanità. Un ultimo shuttle recuperato da un museo (un programma spaziale quindi inesistente, sintomo di una società già in declino) mandato a fare tutto il possible per fermare la minaccia ignota anche a costo di distruggere il corpo celeste che ha accompagnato l'umanità dall'inizio della storia. Io ci vedo qualcosa di molto drammatico in questo, perché la Luna ha un posto speciale nell'immaginario collettivo, e la sua sparizione credo che sarebbe un grande trauma per l'umanità intera. Il fatto poi che essa si riveli non essere solo una palla di roccia sterile ma una vita che si sviluppa, rende la decisione ancora più difficile, e costituisce il tipico dilemma: è giusto uccidere qualcuno per una colpa di cui non è a conoscenza, o che deve ancora compiere? Sarebbe giusto uccidere Hitler da bambino (il Dottore fa questo preciso esempio). La cosa interessante è che se di solito è il Dottore a confrontarsi con questo dilemma (lo ha fatto numerose volte, la più famosa è probabilmente in Genesis of the Dalek dove il Quarto ha la possibilità di distruggere il laboratorio da dove usciranno i primi Dalek e decide di non farlo), in questo caso lui se ne va e lascia gli umani a decidere del destino del loro pianeta, e dell'opportunità di uccidere una creatura relativamente innocente.

Ecco che riemerge questo Dottore ruvido, antipatico, che sembra fare di tutto per farsi odiare ma mantiene saldi i suoi principi. Già in episodi precedenti il rapporto tra Clara e Dodici era sembrato più quello tra padre e figlia che tra due amici sottilmente invaghiti. Adesso il Dottore glielo dice esplicitamente: è l'ora di togliere le rotelle alla bicicletta. Parla dell'umanità, ma si rivolge a Clara, e il sottinteso è chiaro. Lei ci rimane male, ad essere trattata così, e lo lascia dicendogli di non tornare più, perché viaggiare con lui non è più divertente come un tempo, e sentirsi messi alla prova, sotto osservazione di questo individuo antico e potente, non è piacevole per niente. Potrebbe essere l'inizio di un'incrinatura nel loro rapporto, che mr. Pink si impegna a mantenere vivida.

Ci sono dei difetti, chiaramente. La presenza della ragazzina, di cui non ho compreso il ruolo (anche se si è dimostrata meno odiosa e stereotipo-di-adolescente-complicata del previsto), un finale non proprio credibile (la creatura rompe l'uovo, se ne va, e lascia dietro di sé un altro uovo altrettanto grande?), e qualche somiglianza di troppo con The Waters of Mars: ancora una volta un evento che decide il cammino dell'esplorazione spaziale dell'umanità, una capomissione donna decisa e disposta a mettere la sua vita in pericolo. Qui però la reazione del Dottore è diametralmente opposta a quella avuta allora: invece del delirio di onnipotenza in cui afferma di essere lui a controllare il destino dell'universo, stavolta fa un passo indietro e lascia che siano i piccoli umani a scegliere la loro via.

Quando commentando l'episodio precedente dicevo che per mostrare l'evoluzione del rapporto tra i personaggi non serve annacquare la storia principale, intendevo qualcosa come questo: in Kill the Moon abbiamo tanto una vicenda appassionante quanto un'interessante sviluppo parallelo delle dinamiche tra i protagonisti. Era così difficile? Nel prossimo episodio sembra che Clara non ci sia, può darsi che sia davvero questo l'inizio del suo allontanamento? Forse qualcosa si sta smuovendo davvero, e questo episodio riesce a esprimere bene la svolta di metà stagione che ci si sarebbe aspettati. Dovrei penalizzare la valutazinoe per il pessimo gusto di Capaldi nella scelta delle camicie, ma assegno comunque un voto: 7/10

Coppi Night 28/09/2014 - Capitan America: The Winter Soldier

Da qualche mese ho preso a seguire regolarmente il canale Youtube CinemaSins, il cui prodotto di punta è la serie di video Everything Wrong With, in cui i film vengono esaminati scena per scena e viene tenuto il conto dei "peccati" commessi, soprattutto a livello di sceneggiatura, evidenziando le incoerenze e le falle logiche. Ne emerge che i peccati più gravi sono compiuti nei grandi blockbuster, dal filone catastrofista fino ai supereroi. In questi si nota spesso come lo sforzo di stupire a tutti i costi cozzi inevitabilmente con la credibilità di buona parte delle storie, il tutto sommato a una serie di cliché tipici del cinema (come la mira approssimativa dei cattivi). Giusto per farvi un'idea, vi invito a guardare gli Everytingh Wrong dedicati a Green Lantern (che anch'io avevo descritto in modo simile) e i vari Transformers. Chiaramente sono in inglese, ma con i sottotitoli dovrebbe essere abbastanza facile seguirli.

Dicevo appunto che da tempo seguo CinemaSins, e forse questo ha contribuito ad acuire ancora di più il mio senso critico, in particolare proprio verso questo tipo di film di azione/avventura/ka-boooom!. Ecco quindi che The Winter Soldier, film che da ogni direzione era stato apprezzato e considerato come uno dei migliori di tutta la saga Marvel uscita finora, mi è parso piuttosto mediocre e anche irritante. Preciso che non sono un fanatico dei supereroi, non ho mai aperto un fumetto in vita mia e anche di tutto l'arco narrativo Marvel mi limito ai tre Iron Man (no, non ho visto nemmeno Avengers), quindi forse il mio parere è distorto in negativo, perché magari non riesco a cogliere tutti quei riferimenti incrociati tra film e fumetti che invece fanno impazzire i fan autentici.

Tuttavia, credo che gli aspetti che mi portano a dubitare della bontà di questo film siano indipendenti dalla sua posizione nella continuity della super-saga. Non sto a elencare punto per punto tutte le perplessità (anche perché per buona parte potete riscontrarle proprio nell'Everything Wrong With), ma ci sono una serie di elementi che rendono veramente dubbioso dare fiducia alla storia, anche al netto della sospensione della credulità richiesta da un film del genere. Ne butto lì qualcuna in ordine random, giusto per attizzare le fiamme: ma perché le mega-astronavi dovrebbero puntare e uccidere 20 milioni di persone in tutto il mondo? Ma perché costruirle con un pannello di controllo isolato e accessibile dall'esterno? Ma perché Capitan America a volte tira cazzotti che fanno volare in aria gli avversari, e altre invece nemmeno li scalfisce? Ma perché i nemici sparano sullo scudo invece che, per esempio, alle gambe? Ma perché nell'archivio dello SHIELD avrebbe dovuto esserci registrata l'impronta retinica dell'altro occhio di Nick Fury, anche dopo che questo è stato dichiarato morto e le sue credenziali sono state appositamente cancellate da evil Robert Redford? And so on, so on, so on...

Volendo riassumere, c'è una generale un affidamento su coincidenze, deus ex machina e impossibilità fisiche che alla lunga stanca. Quando per la quarta volta nello stesso film un personaggio si getta alla cieca fuori da una finestra al quarantesimo piano, inconsapevole che ci sia qualcuno ad aspettarlo, e quel qualcuno in effetti lo acchiappa, le mani mi cominciano a formicolare. E poi possibile che un film di alte pretese come questo debba ancora sfruttare il trucchetto della droga che ferma i battiti del cuore e simula la morte? Ma soprattutto perché, dopo la creazione del gruppo degli Avengers, quando capitano cose come quelle che si vedono qui (eccheccazzo, delle meganavi che stanno per ammazzare qualche milione di persone in pochi secondi!), non intervengono anche tutti gli altri? Che cazzo stavano facendo Hulk, Iron Man, e gli altri che non mi ricordo? Insomma, credo che per una saga ambiziosa come quella Marvel (pare abbiano piani fino al 2026), ci si potrebbe permettere di perdere 10 minuti in ogni film per spiegare i rapporti tra gli eroi. Posso a concordare che Capitan America qui abbia una buona caratterizzazione, e che sia un personaggio insospettabilmente più interessante di altri, ma questo non basta a rendere più maturo un film che si basa quasi interamente su giochetti del chi-è-chi e improbabili salvataggi all'ultimo secondo. Siamo molto lontani dalla maturità di temi e meccanismi.

Quindi no, The Winter Soldier non è un buon film, e se è il migliore della saga Avengers, ringrazioddio di non averne visti molti. Credo inoltre che dopo questo eviterò accuratamente tutti gli altri, precedenti o successivi, perché ormai ho scoperto che non c'è gioia per me, qui.

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