Rapporto letture - Ottobre 2019

Lo so, lo so, che oggi è l'ultimo giorno di novembre quindi sono parecchio in ritardo con il rapporto letture del mese scorso visto che domani potrei già pubblicare quello del mese in corso. Ma queste ultime due settimane sono state investite da una serie di difficoltà tecniche tra le quali la temporanea assenza del pc e il possibile rischio di doverlo cambiare senza un backup più recente di otto mesi. Pericolo scongiurato, per adesso, ma insomma l'avventura mi ha fatto rimanere indietro su parecchie cose, che cercherò di recuperare un po' per volta. Per ora inizio a recuperare da questo post, e insomma non scassate le palle se il prossimo post sarà un altro rapporto letture.


Si parte da un libro per il quale probabilmente avevo aspettative diverse. Ero piuttosto curioso di leggere il romanzo di Liliana Marchesi pubblicato da La Corte, dato che l'autrice sta raccogliendo intorno a sé una community piuttosto affiatata intorno al tema della distopia, anche se poi sotto questa parola ci rientra un po' di tutto, dalla sf sociale allo young adult più becero. Comunque fa piacere vedere interesse per questi argomenti, per cui seguo con interesse l'iniziativa. Il problema è che Cavie è un romanzo che in ultima analisi ha poco da dire. Un mix di Maze Runner e Cube, in cui la giovane protagonista si risveglia in un laboratorio senza ricordi della sua vita e insieme a uno sconosciuto anche lui prigioniero della stessa struttura inizia a esplorare l'ambiente e affrontare una serie di pericoli sempre maggiori, fino a confrontarsi con il boss finale la cui insospettabile identità si intuisce nel secondo capitolo, grazie a un infodump piuttosto grossolano. Ora, come storia avventurosa con sottotraccia romance non sarebbe nemmeno male, se pure niente di nuovo rispetto a quanto si può trovare appunto in molti romanzi usciti sull'onda di Hunger Games, ma la cosa che più mi ha spinto fuori dalla lettura è il fatto che il testo sembra estremamente acerbo. Siccome mi capita di avere una minima esperienza con la scrittura e revisione di testi, la mia personale e modesta opinione è che si tratti in pratica di una prima stesura, strabordante di ripetizioni, locuzioni, avverbi, aggettivazioni eccessive e incoerenze a vario livello. L'impressione è che il testo sia stato preso e pubblicato al limite con una correzione bozze sommaria ma senza un serio lavoro di revisione del testo. Insomma pare quasi di leggere una storia su wattpad piuttosto che un libro pubblicato da un editore di medie dimensioni che opera a livello nazionale. Peccato perché appunto, lo spazio e la potenzialità di miglioramento si percepisce subito, ma forse non si è voluto fare questo tipo di sforzo. Voto 5/10


Dopo di questo ho letto un altro numero di Il Buio, rivista di racconti dark/horror di cui avevo già parlato il mese scorso, e siccome sono uno preciso, avevo letto il numero 2 e stavolta sono passato al numero 1. Il racconto La stagione dei serpenti di Erin Roberts parte già come una ginocchiata nelle costole. Quello di Giovanna Repetto è più soffuso, e non contiene un vero e proprio sviluppo di trama, ma prmane la sensazione concreta di trovarsi all'interno di un incubo. Nin Harris al confronto è un racconto leggero, quasi una commedia, che tiene alta la tensione pur senza una posta in gioco letale. Infine Paolo Di Orazio colpisce come sempre con le sue storie di donne, morti e violenze, che in genere coincidono. Tutta roba di ottimo livello, e se la mission della rivista è quella di inquietare il lettore, direi che è preso in pieno. Voto: 7.5/10


Ed eccoci arrivati al mio primo grimdark. Si fa un gran parlare di questo genere nei circoli della gente che conta (e infatti l'ho fatto anch'io su Stay Nerd), e anche se il mio punto di vista è quello di un appassionato di sf che per tradizione è portato a snobbare fantasy e derivati, devo dire che questo approccio mi ha conquistato. Vilupera è il secondo romanzo che leggo di Jack Sensolini + Luca Mazza, e con Riviera Napalm condivide la cifra stilistica ma è molto diverso per struttura e concept. Laddove il precedente era in sostanza una serie di episodi molto legati a un immaginario pop estremizzato, qui c'è un worldbuilding molto più approfondito, che non si appoggia a riferimenti del mondo attuale (che un lettore potrebbe cogliere o no) e una storia compiuta. La storia è quella di una faida tra casate nobiliari che cercano di accrescere il proprio potere a discapito dei rivali, in un'italia prerinascimentale popolata di mostri e figli di puttana. Il tono è quello di molti western classici, con gli stranieri senza nome che arrivano in città e seminano morti fino a quando non arrivano a rivelare il loro vero obiettivo. Ma essendo un grimdark, non ci sono buoni né eroi, ed è difficile schierarsi davvero con qualcuno. Se devo muovere qualche critica (e devo farlo), mi pare che nella foga di dare corpo a un'ambientazione e un registro unico e riconoscibile, in certi casi si siano arzigogolati troppo su certe espressioni e trovate lessicali, per esempio dire "a nord degli occhi" per intendere sopra la testa, oppure la frequenza con cui vengono nominati questi animali-ibridi tanto che sembra quasi di trovarsi nel mondo dei pokemon, dove ci sono ovunque corvoragni e snorlax ma non un cazzo di normalissimo cane. Comunque sono difetti marginali che, in un libro che è sostanzialmente autoprodotto, sono del tutto trascurabili. Vilupera è un ottimo libro, e il lavoro di branding che loro e gli altri del loro gruppo stanno muovendo è davvero qualcosa di nuovo nel panorama di genere italiano. Voto: 8/10

I miei articoli per Stay Nerd: luglio-settembre 2019

Terzo recap dei pezzi che ho scritto e pubblicato su Stay Nerd, che fa un po' da spinoff di questo blog. O forse viceversa. Ma insomma tutto quello che pubblico lì avrei potuto scriverlo qui sopra. O viceversa.
 
 

Questa è facile, giusto una  to-read-list di roba interessante da recuperare. Peraltro vi stupirà scoprire che se li leggete durante l'inverno va bene lo stesso. Si parla di roba prettamente di genere, dalla sf al fantasy alla saggistica di "ambito nerd". Quindi tutta roba che vi potrebbe interessare, se siete qui a leggere.

Un pezzo in cui mi sono permesso di fare una panoramica di come i racconti italiani di fantascienza si siano diffusi, siano stati snobbati e di recente sembrino tornati in auge. Si parte dal caso dell'anno del numero di Urania Strani Mondi composto interamente di racconti italiani, di cui ho parlato anche sul blog andando nello specifico sulle singole storie. Ma in questo caso il discorso è più ampio e cerca di toccare un po' tutte le realtà che hanno permesso ai racconti italiani di trovare spazio.

E vabbè, potevo lasciarmi sfuggire l'occasione di leggere e recensire Respiro, la nuova raccola di Ted Chiang uscita nei mesi scorsi? Guess what.

Qui siamo un po' fuori dal seminato, ma devo ammettere che ho una certa fascinazione per le serie tv di produzione non anglofona, vedi ad esempio anche Leila di cui ho parlato di recente. In questo caso a dire la verità non c'è niente di fantascientifico o di weird, al limite potete considerare horrorifico il fatto che questi parlino di musica funk ma poi quello che ascoltano è reggaeton.

Anche qui siamo in terra incognita, perché quando mai mi avete visto ragionare di un anime? Eppure pure questo abbiamo fatto, con la visione della prima parte di questa storia che narra le avventure di due giovani aspiranti musiciste in un Marte colonizzato dove tutto è svolto dalle IA, musica compresa.

Se dovessi indicare un articolo di quelli che ho pubblicato finora di cui sono proprio soddisfatto, sarebbe questo. Il tema della Nave di Teseo è uno di quelli che mi affascinano di più da sempre, e declinato in chiave fantascientifica acquisisce tutta un'altra dimensione. E poi quando in un pezzo riesci a citare Futurama, Doctor Who e Westworld, sai di aver fatto un buon lavoro.

Rapporto letture - Settembre 2019

Di solito faccio i rapporti letture del mese un po' prima, ma stavolta... niente, me ne stavo semplicemente dimenticando. Quindi recuperiamo quasi allo scadere del tempo e procediamo con le letture di settembre. Che, posso anticipare, sono un po' fuori genere da quello che consumo di solito, che come si può constatare gira sempre dalle parti della fantascienza. Stavolta invece di fantascienza pure non c'è niente, anche se le contaminazioni weird o più indefinibili ci stanno sempre.


Cominciamo con una raccolta che probabilmente si può considerare un classico, che tenevo sugli scaffali da forse una decina d'anni. È Antologia della letteratura fantastica, compilata da Borges/Ocampo/Bioy Casares. Un volume interessante, che raccoglie una serie di testi che non si limitano a soli racconti. In alcuni casi si può parlare di fiabe, aneddoti, aforismi, sceneggiature teatrali e anche estratti di testi più ampi. Gli autori inclusi sono di ogni epoca e luogo, anche se c'è una buona rappresentanza di scrittori sudamericani del novecento, per ovvie ragioni di vicinanza dei curatori. Ci sono sicuramente molte storie di grande impatto (soprattutto per l'epoca in cui sono state scritte) e che è difficile trovare altrove, come Enoch Soames di Beerbohm, Il calamaro sceglie il suo inchiostro di Bioy Casares, La casa occupata di Cortazar, La zampa di scimmia di Jacobs, e così via. Molto presenti di autori tradizionali cinesi. I temi più ricorrenti sono quelli del sogno e dei fantasmi, tutti delcinati in senso ampio. Il difetto che si può torvare è che laddove sono inclusi semplici estratti di poche righe è come leggere il messaggio di un biscotto della fortuna, quindi non si viene trascinati molto. Nel complesso però un'antologia molto significativa, e soprattutto da sbattere in testa di tagio a tutti quelli che "ma la narrativa è realismo" quando il realismo è una moda passeggera dell'ultimo secolo, stronzi. Voto: 7.5/10


A seguire altra raccolta, stavolta di stampo horror o similare, ovvero il numero 2 della rivista Il Buio che se avete studiato sapete che è quella in cui è presente anche un racconto di L. Chan da me tradotto. Oltre a questo ce ne sono altri tre, di cui due autori italiani. Le atmosfere sono decisamente buie, anche se alla fine L'ultimo giro di pub tradotto da me è il più leggero e positivo di tutti. Gli altri sono in effetti più angoscianti, in particolare l'ultimo di Stefano Lapadula riesce a essere davvero disturbante visto che mescola insieme tabù come cannibalismo, tortura, pedofilia, insomma roba che fa bene la mattina a colazione. Il racconto di Francesco Corigliano di contro è un po' prevedibile nella rivelazione finale, che arrivando proprio all'ultima riga non è più così efficace. Nella media però la qualità è buona, per cui si merita un buon voto 7/10.


Passiamo poi al weird western che è uno dei miei dirty pleaures, infatti come sapete nella nuova edizione de Il lettore universale c'è anche un racconto con questa ambientazione (lo sapevate, vero?). Evidentemente è una passione anche dei signori di Moscabianca, perché hanno pubblicato qualche tempo fa Black Hills di Luca Mazza. Mazza è un autore bolognese che ho già incrociato, in particolare nella lettura di Riviera Napalm scritto in coppia con Sensolini, e di cui torneremo a parlare a breve. Questo libro è un romanzo breve ucronico/horror/pulp/weird in cui Giuseppe Garibaldi è finito a vivere in nordamerica, ha combattutto nalla guerra civile americana e viene reclutato dopo il suo ritiro per una nuova missione. Di mezzo però non ci sono solo questioni politiche ma anche forze oscure meno controllabili, e il team Garibaldi dovrà unire le forze a quelle dei nativi. L'ambientazione è resa in modo eccellente, i personaggi, come nei migliori western, sono tutti stereotipi perfetti dal ruolo definito, e lo dico seriamente in senso positivo, perché questo tipo di storie funzionano proprio per la loro aderenza a un certo modello. Lo stile di Mazza è duro e tagliente, come già avevo riscontrato appunto in Riviera Napalm, anche se lì poteva esserci il dubbio su quale autore influenzasse di più il registro. L'unico appunto che mi viene da muovere a questo romanzo, è che dopo l'introduzione dello sciamano-guerriero Ofiuco sembra diventare lui il protagonista, mentre a Garibaldi sono riservate meno sequenze. Comunque una lettura veloce e soddisfacente, che si mantiene sempre su un livelli alti di tensione. Voto: 7.5/10


Infine un altro romanzo che se riuscite a dargli un'etichetta vi offro da bere. Ammetto di essere stato attirato dall'inequivocabile disco volante sulla copertina minimale. E gli alieni in un certo senso ci sono davvero in Medusa. Forse. La storia segue un ragazzo tardoadolescente durante le sue vacanze al mare, tra famiglia e gruppo di amici, passeggiate sulla spiaggia, partite a ping pong, serate in discoteca, tentativi di abbordaggio. Tutto materiale per un film di Virzì, se non fosse che lui è evidentemente dissociato, tant'è che ogni tanto si affaccia una seconda voce che accompagna la narrazione, e per di più ogni tanto incontra gli alieni (che poi boh sono davvero alieni?) a cui deve offrire in sacrificio delle sensazioni/emozioni/ricordi in cambio. Ci sono anche gli indizi di qualcosa di brutto successo anni prima, la tragica morte di una bambina in un incidente di cui non si sono mai scoperte le cause ma che il protagonista probabilmente conosce bene, anche se pure qui, non è che sia tanto chiaro. La forza di tutto questo sta sicuramente nello stile di Luca Bernardi, assolutamente irrispettoso delle convenzioni della narrativa, ma che segue comunque un suo codice che, una volta interpretato, rende la lettura perfettamente coerente. Non per niente il protagonista sta infatti compilando un Dizionario Semiologico Abissale che spera di dare alle stampe anche se pare che a parte l'idea non gli stia dedicando così tanta attenzione. Insomma una lettura complessa, ma meno complessa di quanto possa sembrare a primo impatto, perché superato lo straniamento di questo modo di scrivere il nucleo della narrazione è tutto sommato semplice da seguire. Sicuramente lo si può considerare un testo sperimentale e per certi versi anche l'aggettivo "abissale" ha senso. Voto: 7.5/10

L'esatta percezione

Dopo aver pubblicato Spore nel 2013 e Il lettore univrsale l'anno scorso, avevo pensato che non mi sarebbe più capitato di far uscire una raccolta di racconti. Perché i racconti non si leggono, non si pubblicano, il mercato tende al romanzo perché la gente (e gli editori) è convinta che più lungo uguale più bello. Quindi è stata una mezza sorpresa anche per me ricevere la proposta da parte dell'Associazione RiLL di far uscire una nuova antologia delle mie storie.

A partire da fine mese sarà disponibile infatti L'esatta precezione, parte della collana "Memorie dal futuro", le raccolte personali che RiLL ha iniziato a pubblicare da alcuni anni, e che nelle edizioni precedenti ha visto autori come Francesco Troccoli, Massimiliano Malerba, Davide Camparsi, Luigi Musolino.


Come da impostazione di questa collana, il libro raccoglie innanzitutto i racconti che nel corso degli anni sono arrivati in finale al Trofeo RiLL o al concorso parallelo SFIDA, per cui la maggior parte dei racconti sono già usciti in raccolte precedenti del premio, come Karma, La legge dei padri, Pr-Medjed, Lamarckia. Altri ancora erano usciti in edizioni precedenti e ormai introvabili, come Sinestesia (che era in Spore, ormai fuori catalogo), La bella lavenderina, In un istante. Pixel lo avevo autopubblicato su Amazon ed era poi stato incluso in un numero della rivista Futuri. Hype invece è del tutto inedito. In ogni caso, tutti i racconti sono stati opportunamente rivisti ed editati insieme ad Alberto Panicucci, boss del team RiLL che fa questo lavoro da quando ancora io dovevo cambiare i denti.

Il titolo L'esatta percezione è volutamente criptico, perché uno potrebbe chiedersi "ma l'esatta percezione di che?" Ecco appunto, è proprio quella la questione. La tesi di fondo della raccolta è proprio che questa percezione precisa non esista. I concetti di realtà, di verità storica, di sanità mentale sono spesso messi in discussione in questi racconti. Contrariamente alle mie solite uscite, stavolta non si parla di fantascienza in maniera preponderante. Il Trofeo RiLL da sempre premia storie fantastiche ad ampio raggio, e infatti anche in questo volume sono contenuti racconti di sf, horror, urban fantasy, e altra roba meno definibile. Come dico sempre la fantascienza è il mio primo grande amore, ma questo volume potrebbe essere interessante proprio perché contiene parecchi sconfinamenti in territori attigui.

La copertina è di Valeria De Caterini, che da sempre disegna le illustrazioni dei libri di RiLL, e ha interpretato nel suo stile sognante il tema della decostruzione della realtà. Si nota appena, ma se ci fate caso, la realtà si sfilaccia ai margini del campo visivo. E non mi riferisco solo a questo disegno.

Per quanto mi riguarda pubblicare una raccolta con i tipi di RiLL è davvero una grande soddisfazione, proprio perché questo premio è stato uno dei miei primi approcci alla narrativa. Alcuni dei miei racconti più apprezzati sono stati scritti proprio per partecipare al premio, come ad esempio Il lettore universale, e sappiamo tutti com'è finita. Inoltre sono convinto che il lavoro fatto dai Rillini sia uno dei più importanti scouting per gli autori di genere, e infatti molti dei nomi che sono emersi negli ultimi anni sono passati da loro, come quelli citati in precedenza.

L'esatta percezione è già disponibile sullo store di RiLL, e lo sarà presto sugli altri store online. Il 31 ottobre inoltre sarà presentato al Lucca Comics & Games, a lato della premiazione del Trofeo RiLL che si svolgerà alle ore 18:00 nella sala Ingellis. Mi troverete quindi lì con il libro sia giovedì che venerdì 1 novembre, nei pressi dello stand RiLL o in giro.

Ultimi acquisti - Ottobre 2019

È passato così tanto tempo da un post con gli ultimi acquisti musicali che avevo quasi dimenticato che esistesse una rubrica del genere su questo blog. I motivi non li sto a ripetere, che sennò sembra che mi lagno sempre, ma se scavate nel passato li trovate. Fatto sta che nelle settimane scorse ho sentito l'esigenza di acquisire nuova musica, e a motivarmi è stata essenzialmente l'uscita di un disco in particolare, dalla quale poi ho colto l'occasione per aggiungere altra roba.


Iniziamo quindi da chi ha reso possibile questo post, ovvero Dominik Eulberg. A settembre di quest'anno, otto anni dopo l'uscita di Diorama, Dominik ha pubblicato il suo nuovo album Mannigfaltig. Non che fosse rimasto fermo in questo tempo, perché di EP ne sono usciti parecchi, ma finora nessuna raccolta organica di tracce come questa. Mannigfaltig ovvero "molteplicità" se riesco a interpretare abbstanza il tedesco, trae ispirazione come sempre nel caso di Eulberg dal mondo naturale. Ogni traccia infatti è dedicata a un animale, nello specifico ogni titolo è il nome di una creatura che (sempre in tedesco) contiene nel proprio nome comune un numero da uno a dodici. Lo stile di questo autore è inconfondibile e non riesco a capacitarmi di come pur producendo una techno a volte anche abbastanza dura ma ricca di calore, Eulberg riesca a far risuonare davvero l'armonia di questo mondo naturale come lui la percepisce. Sfido chiunque ad ascoltare Goldene Acht e non percepire la fiera leggiadria di questa farfalla, oppure non venire sopraffatti dalla maestosità dei ghiacciai a cui è dedicata Elfenbein-Flechtenbarchen. Questo è un disco da secondo-terzo-quarto ascolto, perché se al primo passaggio certe tracce possono sorprendere, in seguito si riesce a capire meglio ciò che rappresentano. Dominik Eulberg si conferma così uno dei miei artisti preferiti, una mente profonda e ingenua allo stesso tempo.


Parlando di bestie, mi ricollego con James Holden, qui presente nell'imaginaria compagnia di un collettivo denonimanto The Animal Spirits, con un album intitolato, appunto The Animal Spirits. Un disco di difficile collocazione, da parte di un autore che praticamente da solo ha inventato un nuovo genere di musica elettronica, la neotrance, e poi con la stessa nonchalance l'ha abbandonata, uno che si è permesso nel suo primo album di inserire una traccia intitolata Intentionally left blank, con cinque-sei minuti di silenzio, alla John Cage. Insomma, da Holden ci si può aspettare l'inaspettato, e qui lo troviamo perché le tracce contenute in questo album per certi versi sembrano delle improvvisazioni, intrecci di IDM, electro-jazz e ambient. Musica piacevole ma straniante, che a volte come in Thunder Moon Gathering sembra non prendersi troppo sul serio e altre invece come con The Animal Spirits forma una cappa di claustrofobia difficile da reggere. Si sente comunque la presenza di un'ispirazione che si collega in qualche modo a suoni naturali, ritmi da raduni pagani nei boschi sotto la luce della luna.


Propaganda è un album del 2017 di Oliver Huntemann che mi ero perso. Una collezione di tracce techno-electro oppressive e cupe, una variazione sul tema introdotto già tempo prima in Paranoia, come già la copertina suggerisce. Tracce da titoli poco rassicuranti come Kamikaze, Malaria, Egoist, Doppelganger. Non c'è niente in questi pezzi che metta a suo agio l'ascoltatore, anzi la generale sensazione di inquietudine è il nucleo intorno a cui si sviluppa tutta l'opera. Viste le prove precedenti di Huntemann probabilmente non si può dire che si tratti di materiale di grande originalità, ma la capacità di evocare certe atmosfere è innegabile.



Discorso simile si può fare anche per Drown, ultimo album dell'anno scorso di Fritz Kalkbrenner. Anche qui si avverte per lo più una sensazione di urgenza e ansia. La differenza sta nel fatto che finora il meno famoso dei fratelli Kalkbrenner si era invece contraddistinto per il calore dei suoi pezzi, che declinavano la techno quasi in chiave folk, con testi ricchi e avvolgenti, e l'aggiunta di strumenti come armonica, sax e sitar. In Drown invece è tutto diverso: non c'è un solo vocal in tutto l'album, le sonorità sono asciutte, asettiche, l'ispirazione è una tech-house precisa e impersonale, come già i titoli dei pezzi composti da singoli verbi fanno intuire. Si farebbe fatica ad attribuire questi pezzi a Fritz Kalkbrenner, se non ci fosse il suo nome sulla copertina. Difficile dire se si tratti di un'evoluzione cercata dall'autore, oppure di un esperimento in un territorio a lui meno familiare, proprio per dimostrare di potersi sganciare dall'immagine che finora si era creato. Di per sé forse questo album non sarebbe così innovativo, tutt'altro, ma considerato all'interno del percorso artistico del suo autore acquisisce tutto un altro significato.

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