BoJack Horseman è il Boris di Hollywoo(d)?

Pochi giorni fa è comparsa su Netflix la quarta stagione di BoJack Horseman, serie animata ideata nel 2014 da Raphael Bob-Waksberg e prodotta dalla stessa Netflix che ha come protagonista il BoJack del titolo, un uomo-cavallo (in un universo in cui umani e animali antropomorfi convivono normalmente) star di una sitcom degli anni 90, che si sforza per mantenere viva la propria fama vent'anni dopo il successo e dare un senso alla sua vita. Ho scoperto la serie l'anno scorso, quando erano già disponibili le prime tre stagioni, e sto centellinando le puntate di questa quarta, perché sono contrario per principio al binge watching (o al binge-qualunque cosa, per la verità).

BoJack Horseman si presenta come una commedia, con episodi leggeri e ricchi di gag, spesso incentrate sul mondo dello spettacolo e tutto quanto vi gravita intorno. Con il procedere delle puntate inizia però un cambio di tono, e si vira verso il dramma, o quanto meno il dramedy, soprattutto seguendo il tentativo di BoJack di uscire dal tunnel di insoddisfazione e depressione della star in declino, che trascina tanto lui quanto chi gli sta intorno in un baratro di colpa e autolesionismo. Hollywood (o Hollywoo senza la D, come diventa ben presto nella prima stagione) viene rappresentata come una macchina spietata che fagocita e macina la vita delle persone che ne fanno parte, e in qualche modo tutti i personaggi principali sono compromessi dal loro ruolo nello show business.

Questo nucleo della serie mi ha portato a considerare che BoJack Horseman si può considerare, con le dovute proporzioni, una versione hollywoodiana della nostrana serie Boris. Boris è una serie italiana ormai diventata di culto, ambientata sul set di una brutta fiction italiana, in cui si viene a conoscere tutto il mondo di attori, autori, produttori e tecnici che gira intorno alla produzione di una brutta serie tv italiana. Nel cast di Boris ci sono molti nomi che proprio dalla fiction italiana sono emersi, ma che appaiono qui in una luce del tutto diversa (in senso letterale e metaforico), a dimostrazione di come spesso gli attori cani (presenti anche in BoJack Horseman, ma lì sono cani per davvero) non siano il vero problema di queste fiction.

Prima di provare a elencare le attinenze tra le due serie, chiariamo un punto importante. Il protagonista di Boris non è Alessandro, lo stagista che fa da narratore e punto di vista iniziale nella prima stagione: il protagonista è René Ferretti, il regista straordinariamente interpretato da Francesco Pannofino, che prima di questa performance era conosciuto principalmente come doppiatore. Tutti i nodi principali della trama, soprattutto dalla fine della prima stagione al (non riuscitissimo) film, convergono su di lui, mentre gli altri personaggi sono comprimari. Ma è Ferretti il personaggio di cui seguiamo l'arco di sviluppo e delle cui azioni ci importa davvero qualcosa.

Ora, è evidente che BoJack e René non sono del tutto assimilabili, ricoprono ruoli e hanno atteggiamenti diversi. BoJack è manipolatore ed egocentrico; René pavido e disilluso. Eppure entrambi si ritrovano incastrati in una posizione che sentono non gli appartiene, e hanno il proposito di cambiare se stessi e il loro mondo, cercando di fare qualcosa di buon e di meglio. BoJack ci prova interpretando il ruolo del suo eroe di gioventù Secretariat, René tenta in tutti i modi di fare buona televisione invece della solita merda a cazzo di cane che gli viene richiesta. Entrambi sono però destinati al fallimento, tanto per la loro incapacità di superare i loro personali limiti quanto per la pressione esercitata dall'esterno, che li costringe a ripetere gli stessi errori. Entrambi quindi, pur essendo in apparenza apprezzati dagli altri, si sentono vuoti e persi, e sono in cerca di una via d'uscita da questo circolo autodistruttivo.

Anche altri personaggi principali delle due serie possono essere accostati tra loro. Diane in BoJack ha qualcosa di Arianna di Boris: la ragazza forte, che cerca di mantenere il controllo e far funzionare le cose come dovrebbero, ma si scontra con la superficialità con cui gli altri affrontano i problemi. Mr Peanutbutter ha dei tratti in comune con Stanis LaRochelle, un attore a suo agio con se stesso, che non si pone problemi su ciò che lo circonda e sembra vivere sempre a favore di telecamera. Princess Carolyne può per certi versi assomigliare a Diego Lopez: entrambi si muovono nei meccanismi che stanno dietro il set, cercando far girare gli ingranaggi e trovare la miglior combinazione possibile. Todd e Alessandro sono entrambi degli estranei dell'ambiente, anche se reagiscono alle novità in maniera del tutto diversa. La quantità di personaggi secondari e comparse per entrambe le serie è elevata, per cui è complicato tratteggiare uno per uno i ruoli, ma si possono trovare molte similitudini di questo tipo.

È importante notare che Cinecittà non è Hollywood, per cui la componente parodistica e satirica differisce molto nelle due serie. Boris è profondamente italiana, e un pubblico diverso non potrebbe mai capire i riferimenti alla cultura pop e al contesto sociale che contiene, mentre il mondo del cinema americano è più conosciuto al di fuori, per cui BoJack Horseman risulta fruibile anche al di fuori della California. Ma come dicevo prima, considerando i giusti rapporti tra i due ambienti, si può notare che molte dinamiche si ripetono in modo simile. Anche gli archi narrativi seguono percorsi simili, basta pensare al tentato riscatto artistico di René e BoJack, oppure alla commistione tra spettacolo e politica.

Boris nel corso delle stagioni ha mantenuto un tono più leggero, continuando a essere principalmente una commedia, ma non per questo superficiale, in quanto il livello metanarrativo di una serie sulla produzione di una serie aggiune in molti casi una dimensione ulteriore. Dall'altra parte BoJack Horseman proseguendo riesce a toccare temi più universali e si fa decisamente più cupa, arrivando alla morte di alcuni personaggi principali e sfiorando quella del protagonista stesso. Ma in entrambe rimane sempre viva l'idea di sdrammatizzare anche le situazioni più tragiche, tanto che nella presente stagione di BoJack (no spoiler qui!) l'evento tragico della precedente è già diventato una farsa.

Il titolo di questo post naturalmente non vuole insinuare che BoJack Horseman sia un plagio di Boris. Ma è evidente che due show che partono da premesse simili, cioè mostrare la vita dei protagonisti riconosciuti e più nascosti del "mondo dello spettacolo" porta a situazioni e personaggi simili. Per cui, a mio avviso chi ha visto una serie non potrà non apprezzare l'altra, e viceversa. Quindi, alla fine dei conti, prendete questo post come un lungo e articolato consiglio di visione. Peraltro, sono entrambe disponibili su Netflix, quindi vista una si può passare agilmente all'altra. Ma niente binge watching, mi raccomando.

Rapporto letture - Agosto 2017

Altro mese di letture sotto la media, per la mia nota patologia che mi porta a leggere meno durante i mesi estivi e in occasione di ferie e vacanze di vario genere. Peraltro, questo agosto è stato anche piuttosto denso di impegni di altro genere, di cui non è appropriato riferire in questa sede, ma che stanno assorbendo buona parte del mio "tempo libero" negli ultimi mesi. Ma è stato anche un agosto di letture anomale per quel che mi riguarda, niente fantascienza propriamente detta per esempio.

Per iniziare mi sono tirato giù una bella sorsata di cultura italiana, con i Sessanta racconti di Dino Buzzati. Perché i racconti sono narrativa di livello inferiore ai romanzi, come sapevano bene gli uomini di cultura dell'epoca, tant'è che Buzzati era giustamente ostracizzato e considerato una merda qualsiasi. Premesso questo, sono certo che il mondo non abbia bisogno della mia critica a questa raccolta, ma posso dire che la lettura è stata per lo più piacevole, a parte qualche racconto che mi è parso piuttosto inconcludente, nel senso che non hanno una vera e propria storia che si svolge e si conclude, sono quasi degli spunti stiracchiati fino a riempire alcune pagine. Molto gustose sono le incursioni nel fantastico, nella fantascienza e soprattutto nel weird, come lo chiameremmo oggi. Ma all'epoca non lo sapevano che Buzzati scriveva weird, per quello lo mettono ancora sui libri di scuola. Voto: 7.5/10


A seguire ho provato un autore con cui ancora non avevo avuto a che fare, shame on me: di Joe Lansdale non avevo letto mai nulla finora. E se devo essere onesto, basandomi sulle impresioni lasciate da Sotto un cielo cremisi non è che mi sia venuta tanta voglia di proseguire nella scoperta dell'autore, considerato di culto da molti. Può darsi che abbia sbagliato il libro con cui scoprire la sua produzione, visto che si tratta di un una parte di una serie con personaggi ricorrenti con cui non ho nessuna familiarità. Può darsi che conoscendoli fin dall'inizio le avventure di Hap e Leonard assumano un loro valore, ma io le ho assorbite come una serie di "andiamo in posti, facciamo cose". Per essere una storia in cui parecchia gente muore il coinvolgimento dei personaggi stessi non è mai così alto, mi è parso quasi che fossero annoiati loro stessi di quanto stavano facendo. Insomma, non sono rimasto fulminato come molti mi avevano promesso, ma sono pronto a provare con qualcos'altro dello stesso autore, magari scelto al di fuori della serie che coinvolge questi protagonisti. Voto: 6.5/10

Coppi Night 27/08/2017 - Le deliranti avventure erotiche dell'agente speciale Margò

Devo delle scuse a qualcuno. A un'intera categoria, per la verità. È capitato molte volte, anche su questo blog, che facess il raffronto tra il titolo originale di un'opera (in genere un film) e la sua trasposizione italiana, per sottolinare la scriteriatezza della traduzione, che in molti casi sembra più una libera interpretazione da parte di qualcuno che non ha idea di cosa tratti il film e cerca solo assonanze che lo rendano più familiare al pubblico. È vero, spesso mi sono lanciato ad accusare questi fantomatici "titolisti".

Ma stavolta è tutto il contrario. Perché il titolo originale di questo film è semplicemnete Up!, mentre la versione italiana è di svariati ordini di grandezza più eloquente. Quanto ti siedi a guardare un film che si intitola Le deliranti avventure erotiche dell'agente speciale Margò, sai già tutto quello che ti aspetta: delirio, erotismo, avventure, agente, Margò. Non è un titolo, è una sinossi. E contiene pure spoiler, visto che il fatto che la protagonista (ma è davvero la protaognista!?) sia un "agente speciale" si scopre solo alla fine, e dovrebbe essere una sorpresa.

Mi risulta piuttosto difficile parlare in modo organico di questo film, principalmente perché di organico esso stesso ha ben poco. C'è una sorta di storia, che ruota intorno all'omicidio di uno strano personaggio cosplayer di Hitler di cui si dovrebbe scoprire il perpetratore. Ma in realtà pare che a nessuno interessi nulla di questo delitto, tranne alla signorina nuda e saltellante che ogni tanto ricapitola quanto successo finora (niente, di solito) e fa la carrellata dei personaggi elencando i loro possibili moventi per l'assassinio, includendo in questa lista anche personaggi che si sono visti per un'unica scena e poi sono spariti del tutto.

Sulla traballante impalcatura di questa storia, si innesta il vero tema del film: sesso. Tanto, ripetuto, promiscuo, esplicito. Non a livello di pornografia, se per pornografia si intende quando si vede un pene penetrare da qualche parte, ma di peni se ne vedono, solo non nell'atto di penetrazione. Il nudo invece è frequente e abbondante per maschi femmine giovani e vecchi, e indugia spesso su particolari come capezzoli e batuffoli di pelo. Insomma, in questo posto la gente scopa, scopa proprio tanto e con chiunque gli capita sotto, in genere senza porsi problemi di orientamento sessuale. Sono solo due gli episodi di violenza, in apertura e chiusura del film, e finiscono sempre male. Per il resto il sesso è gioioso, colorito, fantasioso, soprattutto quando accompagnato dai commenti della signorina narratrice. Verso la fine si ha un'impennata della tensione e ci sono alcune scene quasi gore, inseguimento, sparatorie e soluzione del mistero. Non che a qualcuno interessasse davvero risolverlo, come si è già detto.

La cosa sorprendente per un film del genere è che si nota comunque un approccio tecnico non scontato, regia solida e fotografia che cerca quantomeno di farsi riconoscere. Infatti scopro che il film è di Russ Meyer, regista di culto che si è dedicato nella sua lunga carriera a fare essenzialmente fin pieni di nudo, sesso e zinne. E alla fine dei conti, a dire la verità, per quanto assurdo e a tratti ripetitivo, il film non annoia e non lascia sensazioni sgradevoli, come avviene spesso per quei film erotomani che sembrano soltanto una scusa per far vedere un culo o un capezzolo.

Game of Thrones come Dragonball Super

Game of Thrones è attualmente il fenomeno televisivo più in vista, la serie tv che calamita l'attenzione della quasi totalità del pubblico e continua a incassare grandi numeri, il che non è poco considerando che si trova alla settima stagione. È già stato stabilito che la serie si concluderà con la stagione 8, anch'essa come la stagione 7 più corta delle precedenti. Probabilmente proprio per via di questo ridotto tempo residuo, il ritmo narrativo si è decisamente impennato già a partire dalla stagione precedente, ed è percepibile l'intenzione di concludere in fretta le storyline in corso.

Ma io ho un problema con Game of Thrones: non riesco più a prenderlo sul serio.

Me ne sono accorto vedendo l'ultima puntata uscita, Beyond the Wall, in cui finalmente vediamo i draghi confrontarsi coi non-morti e si conclude con la resurrezione di un ICEZOMBIEDRAGON che si unisce all'esercito dei white walkers. È probabile che già da qualche tempo avessi questa sensazione ma non riuscivo ad inquadrarla, ed è stata la visione di quell'occhio di rettile azzurro a farla emergere.

Tornando indietro credo che le prime avvisaglie di questo cambio di prospettiva risalgano all'inizio della stagione 6, quando il signore di Dorne viene assassinato da Ellaria e le sue figlie. Quello è stato probabilmente il turning point in cui ho iniziato a realizzare che la storia sarebbe andata avanti perché sì, e della complessità su cui erano costruite all'inizio le trame e sottotrame non c'era più da aspettarsi nulla. Il problema è diventato via via più evidente e mi è letteralmente esploso in faccia in questi ultimi due-tre episodi della stagione 7.

La mia impressione è che gli autori si trovino in difficoltà nel portare a compimento la storia, e per mantenere alta l'attenzione si affidino a una serie di espedienti che portano a confronti spettacolari e tanto desiderati ma di fatto non aggiungono nulla o addirittura contraddicono quanto stabilito in precedenza. Volendo riassumere i punti principali di questo recente approccio alla scrittura della serie credo se ne possano individuare quattro:
  • Le morti: GoT è rinomato per l'inclemenza verso i suoi personaggi principali e la facilità con cui li elimina dalla scena. Nessun personaggio è al sicuro, e la plot armor non esiste. Questo quanto meno era il GoT delle prime stagioni: ora è ben diverso. Innanzitutto, le morti non sono più significative. Quando Ned Stark viene decapitato è inatteso e terribile, ma la sua morte ha delle serie conseguenze sullo sviluppo successivo della trama. Lo stesso vale per il red wedding o la morte di re Joffrey. Da un certo punto in poi invece, la morte è un mezzo per togliere di mezzo personaggi piuttosto che uno strument per far avanzare la trama. Esempi ce ne sono a decine, ma il più clamoroso è il finale della stagione 6, in cui Cersei fa saltare in aria in una sola mossa papi, re e regine, il tutto senza alcuna conseguenza, roba che mancano solo i separatisti laici del Burmini. Ma anche la morte di tutta la casa Frey, o recentemente dei Tarly o di Thoros non portano praticamente a niente. Morti inutili, che servono solo ad aumentare il death count e comunque non sorprendono nemmeno più. In secondo luogo, a questo punto siamo ormai certi che alcuni personaggi hanno una plot armor indistruttibile: back in my days, quando Jaime Lannister cade nel fiume con l'armatura addosso e con una mano d'oro attacata al braccio, significava che Jamie Lannister moriva affogato alla Barbarossa. Adesso non funzione più così, e il largo impiego di deus ex machina per salvare i personaggi più importanti dalla morte imminente testimonia come siano ormai invincibili, contravvenendo all'idea iniziale di GoT che nessun personaggio, per quanto primario, fosse al sicuro.
  • Le riunioni di personaggi: e se facessimo incontrare X e Y? Non si sono mai conosciuti ma X aveva combattuto con Z che è il figlio di H che aveva aiutato M a battere S che è il fratello di Y, quindi quando si incontrano avranno modo di ripercorrere tutto questo e formare un legame. Siamo arrivati al punto che tutti i personaggi principali conoscono tutti e hanno un qualche tipo di relazione tra loro. E non stiamo parlando ad esempio di Lost, in cui uno dei temi principali era la presenza di un "destino", una forza che spingesse affinché le vite si incrociassero. Qui tutti si conoscono solo perché viaggiando da una parte all'altra semplicemente si trovano sulla stessa strada. L'effetto è quello di rendere il mondo molto piccolo, come nell'expanded univers di Star Wars dove in una galassia intera tutti hanno in qualche modo un legame con i protaognisti. E le permtuazioni di personaggi possibili vanno esaurendosi...
  • Timeline e logistica: tempi e distanze di percorrenza non hanno più nessuna rilevanza. Se nelle prime stagioni ci si muoveva su un intero continente, adesso Westerso praticamente è grande quanto la provincia di Potenza. Tutti possono arrivare ovunque nel giro di poche ore, le notizie arrivano istantaneamente in ogni angolo dei Sette Regni, ogni persona è rintracciabile e raggiungibile indipendentemente da dove si trovi. Alcuni fan hardcore rispondono a questa obiezione con "ma in uno show con draghi di fuoco e zombie di ghiaccio ti preoccupi dei tempi di percorrenza?" e la risposta è: sì. Sì perché uno dei punti chiave di GoT era la sua credibilità dal punto di vista pratico, e la logistica si è dimostrata già importantissima nel determinare l'esito di molte battaglie. Ma se adesso si riesce a far correre un ragazzo in mezzo alla neve verso la Barriera, fargli spedire un corvo all'estremita sud del continente, far partire in volo tre draghi e farli arrivare la mattina dopo a salvare la situazione, allora non c'è più nessun fattore pragmatico che possa influire sul dispiegamento degli eserciti.
  • I conflitti: la maggior parte dei conflitti tra i personaggi a questo punto sono forzati o svuotati del loro senso iniziale. L'esempio più clamoroso è la rivalità tra le sorelle Stark: non c'è motivo per cui Arya e Sansa dovrebbero essere diffidenti tra loro, niente che una chiacchierata davanti a un tè non potrebbe chiarire. Ma no, sembra che vogliano ammazzarsi a vicenda. Allo stesso modo, i conflitti tra le grandi casate non sembrano avere più nessun impatto sullo svolgimento degli eventi: lo show è avviato al grande showdown tra vivi e non-morti, per cui il fatto che a Highgarden regni un Lannister o un Tarly o un Greyjoy non ha più importanza. L'unico che sembra ancora interessato a questo aspetto è l'onesto Bronn, ma per ragioni ben diverse.
Con questo non dico che GoT sia diventato un brutto show. L'aspetto tecnico è sempre ottimo, le interpretazioni sono per lo più di buon livello e le sequenze d'azione riescono a essere appassionanti. Ma ora come ora non riesco più a essere seriamente interessato in come la storia proseguirà. Il modo più semplice per rendersi conto di questo è porsi la domanda: se la serie venisse cancellata domani, come reagirei? Nel mio caso, penso che mi limiterei a una scrollata di spalle.

Game of Thrones per me è diventato come Dragonball Super, la nuova serie attualmente in corso che si colloca dopo il Dragonball Z degli anni '90. Piacevole da guardare, ma del cui esito non mi interessa davvero nulla:
Oh, è tornato Freezer ma è dorato! Wow, ora il Super Saiyan è blu! Forte, combattono contro un dio-gatto! Figo, un torneo in cui partecipano i guerrieri di altri universi! Ah ma allora ci sono ancora altri Saiyan! Guarda, quello lì può fermare il tempo (anche se mi ricorda qualcosa)!
Una continua corsa alle armi per aggiungere e ricombinare elementi che però non apportano nessun livello di profondità al senso ultimo di quanto avviene sullo schermo. Menatevi finché volete e magari rimarrò anche a guardare, sempre che un piccione non voli fuori dalla finestra e mi distragga per due-tre minuti buoni. Non avrò nemmeno bisogno di rimandare indietro per seguire le scene che mi sono perso, tranquilli.

Everything Great With Everything Wrong With

Nei giorni scorsi una piccola polemica, di quelle che nascono e muoiono nello spazio di due giorni tra le pagine di una rivista e un canale youtube, è nata intorno alla serie di video Everything Wrong With, nei quali i film vengono sistematicamente analizzati e i loro "peccati" sono conteggiati per mostrare tutte le pecche presenti nel prodotto finale: dagli errori di continuità ai cliché, dal montaggio ai credits iniziali. Un articolo sul Guardian di Sturat Heritage riassume la faccenda: a rispondere piccato al video Everything Wrong With King Kong: Skull Island è il regista Jordan Vogt-Roberts, che in una serie di tweet regisce al video di accuse al suo film sottolineando come quella di CinemaSins non sia né critica né satira, e l'articolo del Guardian concorda con lui, sottolineando che il tentativo di mascherare gli attacchi distruttivi ai film dietro queste parole sia solo una forma di valorizzazione di hate speech nel confronto del lavoro altrui.

Sono iscritto al canale CinemaSins da diversi anni, poco dopo la sua nascita, quando i video duravano 5-6 minuti, contro l'attuale tendenza di 15-20 minuti. Seguo con una certa frequenza le uscite e mi sono perso pochi dei loro video, in genere lascio da parte quelli dei film per cui non ho nessun tipo di interesse, oppure per i film che ho intenzione di vedere per i quali ritornerò in seguito al relativo video. Avendo quindi una certa familiarità con la serie, penso di poter rilevare quali sono gli errori nella risposta di Vogt-Roberts e il commento di Heritage. Vi spiego quindi perché a mio avviso CinemaSins e i video EWW sono in effetti molto validi.

Premetto innanzitutto che un "artista" (autore, musicista, pittore, regista, fotografo, soffiatore di vetro ecc) non dovrebbe mai rispondere pubblicamente alle critiche negative, per una questione di stile e di autorevolezza. A parte osservazioni molto specifiche nel merito di qualche dettaglio a cui si può rispondere in termini oggettivi, alimentare la polemica non mi sembra mai una strategia efficace... a meno che l'obiettivo non sia proprio la polemica stessa e il conseguente incremento di visibilità. Ma questa può essere una mia considerazione personale non condivisa da altri autori immensamente più navigati di me.

Il punto principale è che i video EWW non sono critica cinematografica. E ad affermarlo sono gli stessi autori, che nel video di autocricita Everything Wrong With CinemaSins riportano con estrema lucidità tutti i noti difetti del loro approccio. Per la verità, buona parte delle critiche mosse dal regista e dal Guardian si dissipano con questo video che funziona quasi da manifesto del canale:


Nel momento in cui si segue la serie con una certa costanza, si nota come molti dei "peccati" registrati dal contatore non sono in realtà dei veri e propri errori, ma più una serie di recurring joke all'interno della serie stessa. La base di partenza è sempre quella dell'analisi di un film, ma quando a essere segnato è qualcosa del genere "Sean Bean non muore in questa scena" oppure "Anna Kendrick non è la mia ragazza in questa scena", è chiaro che non si sta effettivamente rilevando una pecca nel film. Lo stesso contatore dei peccati non ha nessun valore oggettivo, come viene appunto specificato nel video qui sopra, quindi un film che totalizza un punteggio finale di 350 non è peggiore di un film che arriva a 180 peccati.

La questione della satira è più complessa. Non è tra gli obiettivi di CinemaSins, ma anche qui seguendo con regolarità la serie si può notare come molti film, soprattutto quelli prodotti dall'industria di massa per il grande pubblico (che sono poi l'oggetto principale dei video), sono costruiti su una serie di modelli e cliché ricorrenti, e si basano in uno scoraggiante numero di casi sulla disattenzione dello spettatore. È ovvio che quando in un film viene riportata la colonna di un giornale, e fermando l'immagine si nota che a parte il titolo il testo nelle colonne è completamente senza senso, non si parla di un dettaglio tale da rovinare l'esperienza cinematografica. Ma in molti altri casi, quando i personaggi agiscono in modo incoerente, quando le premesse del film non sono chiare o vengono tradite (un esempio classico in tal senso è la indefinitezza dei poteri dei supereroi che spesso ho notato anch'io, vedi Scarlet Witch e Visione in Civil War), quando le scene d'azione sono una sequenza di tagli e flash indefiniti che impediscono di capire chi sta facendo cosa e perché, allora ci si trova di fronte a una tendenza ormai consolidata di considerare lo spettatore come passivo e poco interessato alla reale sostanza di quello che vede. Se c'è della satira quindi, è contenuta non tanto nei singoli video, ma nella serie nel suo complesso, che mostra le storture dell'industria cinematografica attuale, sulle quali anche la critica professionale non può che conordare.

Questa sottovalutazione dello spettatore non è invece praticata da CinemaSins. Proprio per la sua struttura, che include reali pecche dei film e inside joke, si capisce che i video EWW contano che chi li segue sappia distinguere ciò che davvero costituisce un problema da ciò che viene segnalato solo per poter fare una battuta in più. Peraltro, come viene detto sempre nel video qui sopra, gli autori di CinemaSins hanno analizzato anche film che rientrano tra i loro preferiti, per evidenziare il fatto che anche film validi e buoni non sono perfetti: no movie is without sin è appunto la tagline del canale.

Se c'è una critica che davvero si può muovere al canale è forse il fatto che con il tempo i video si sono fatti eccessivamente lunghi. La media attuale è di 17-18 minuti, che in effetti sono parecchi e in molti casi contribuiscono a infiacchire il video nel complesso, diminuendo la densità delle battute efficaci. Che poi il tipo di umorismo non sia congeniale a tutti è scontato, e si può benissimo pensare che le loro analisi non siano divertenti: d'altra parte c'è gente che ride per Made in sud, quindi presumo che l'umorismo rientri nella categoria gusti personali. È vero anche che a volte i video contengono imprecisioni e interpretazioni errate, ma questo fa parte di qualunque processo creativo e può capitare, basta riconoscerlo. Errori dello stesso calibro o anche peggiori capitano appunto anche nelle produzioni multimilionarie dei più grandi blockbuster, e si sta parlando in questo caso di cose che sfuggono a team di centinaia di persone strapagate per un paio di anni per lavorare su quel prodotto, non di due ragazzi che caricano video montati dal loro pc.

Da parte mia guardo volentieri i video di film che ho già visto, e che so non vorrò mai vedere, soprattutto quando si tratta di film universalmente riconosciuti come scadenti. Voglio dire, sforziamoci quanto ci pare, ma non vorremmo mica arrivare a dire che Pixels o Green Lantern sono film con una loro dignità artistica? Un'altra cosa che faccio spesso invece è guardare gli EWW di film che mi sono piaciuti, e mi è capitato giusto qualche giorno fa con Split. L'ultimo film di Shyamalan per cui avevo aspettative pressoché nulle mi è invece piaciuto, e poco dopo la visione sono andato a recuperare il relativo Everything Wrong With che mi ero serbato nei mesi scorsi. In questi casi il gioco consiste nel mettere alla prova il mio gradimento con i peccati segnalati: se il video non mi convince della "peccaminosità" significa che è un film che posso considerare valido. Proprio perché so distinguere ciò che costituisce una vera critica da quanto è fatto a scopo di gag, non è vedere un punteggio finale di 10.000 peccati a farmi cambiare idea. Sto infatti aspettando con ansia Everything Wrong With Arrival.

Per questo le accuse mosse da Vogt-Roberts e sottoscritte da Heritage (che peraltro, come fanno notare molti nei commenti dell'articolo, spesso sul Guardian propone recensioni molto simili nei contenuti a quanto fa CinemaSins) mancano l'obiettivo. Cercando di attribuire un valore diverso a un prodotto che è in relatà una forma di intrattenimento derivata, e forse non ancora incasellata nelle categorie definite con cui l'industria del cinema si confronta di solito (vale per CinemaSins come per molti altri canali, sia di critica che di analisi propositiva). Da parte mia consiglio di seguire CinemaSins, soprattutto per i video dei film che vi sono piaciuti di più, con la tecnica che illustravo sopra.

Peraltro la mia fiducia in CinemaSins mi ha convinto un po' di tempo fa a leggere il libro The Ables scritto da Jeremy Scott, il narratore dei video EWW. Che no, non è un libro eccezionale e totalizzerebe un buon punteggio su BookSins, ma è comunque una prospettiva interessante sui supereroi disabili.

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