Doctor Who 11x09 - It Takes You Away

Continuo a notare con piacere che la stagione attuale di Doctor Who continua a citare esplicitamente Futurama. Infatti dopo Nibbler/Mordicchio comparso in The Tsuranga Conundrum ora è il turno dell'Ipnorospo, protagonista assoluto della puntata odierna. Ma andiamo con ordine.

C'è anche un'altra cosa che accomuna questo episodio con Tsuranga: l'inadeguatezza del titolo. Come infatti non c'era nessun "conundrum" in quella storia, stavolta non c'è niente che "ti porta via", e soprattutto non c'è una ragione per cui quella frase debba essere detta nel momento in cui viene detta dalla persona da cui viene detta. Però bisogna ammettere che è un titolo molto a effetto, quindi passiamoci sopra.

It Takes You Away in realtà ha una serie di meriti abbastanza solidi, in particolare paragonato alla media di questa stagione. Riesce a bilanciare in modo efficace atmosfera e tensione, conflitto e risoluzione, e butta in faccia allo spettatore concetti fantascientifici di notevole portata, che per menti meno avvezze al genere potrebbero provocare un MIND = BLOWN.

La storia inizia come un monster movie scandinavo di quelli con i mostri della foresta, e mi ha ricordato in questa parte The Ritual visto poco tempo fa. Salvo che poi di mostri non ce ne sono davvero, e invece di doversi nascondere da qualcosa che li vuole prendere (e forsare "portare via", ma non si capisce perché debbano pensarlo), Doctor e compagni passano attraverso lo specchio in senso letterale e si trovano in un universo alternativo molto molto simile al nostro, a parte il fatto che i morti sono ancora vivi.

È questa la parte più interessante della storia e arriva forse troppo tardi nel corso della puntata, dopo che si è sprecato fin troppo temo in quella dimensione di mezzo con cannibali e falene che alla fine dei conti non serve a niente nell'economia della vicenda. Invece, da quell'altra parte, accadono un paio di cose interessanti. È l'universo stesso a riportare in vita le persone amate e perdute, e lo fa sia con il padre della ragazzina che con Graham. Rivediamo così Grace, la nonna di Ryan e moglie di Graham morta durante la prima avventura del nuovo Dottore. Ed è una Grace convinta di essere se stessa, che sa di essere morta ma ciò nondimeno è sicura di chi è e dei suoi sentimenti verso il marito. Ecco quindi che quando il Dottore porta all'attenzione il fatto che proprio quell'amore per qualcuno che è scomparso è una trappola che l'universo stesso sta tendendo a tutti loro, la vicenda si fa abbastanza straziante. Sia il giovane padre che Graham devono trovare la forza di abbandonare di nuovo ciò che hanno già perso una volta, pur sapendo che lì dove si trovano potrebbero vivere per sempre insieme e felici. Non è una scelta che augurerei a nessuno di dover compiere.

Poi abbiamo anche un momento, il primo di tutta questa stagione (e siamo alla penultima puntata) in cui il Dottore assume il suo ruolo. E così una volta comprese le vere intenzioni dell'universo-trappola, si offre in sacrificio: prendi me, perché io sono quello che vuoi davvero, sono io che posso darti tutto quello che hai sempre cercato, non questi miseri piccoli uomini mortali. È un discorso che riecheggia un po' quello dell'Unidcesimo in The Rings of Akhaten nella stagione sette, ma è piuttosto efficace.

E quindi arriviamo alla scena con l'Ipnorospo. Cioè, l'universo. Che si manifesta nella forma di una rana di gomma e parla al Dottore con movimenti da muppet. I due chiacchierano in confidenza, come due amici che si ritrovano dopo tanti anni, e avrei potuto seguire per un'altra mezz'ora questa scena, che invece è colpevolmente breve. È assurda, è spiazzante, è lisergica, è buffa. È perfettamente ciò per cui esiste Doctor Who, diamine.

Tra i companion, Graham è quello certamente più toccato dalla vicenda. Ma anche Ryan ha una parte importante, perché si trova a gestire una ragazzina abbandonata dal padre, e viste le sue esperienze personali non fatica a credere che lui sia semplicemente scappato lasciandola sola. I suoi sforzi per contenerla sono quindi anche la battaglia per fare pace con se stesso e quella persona che non c'è più, stavolta per sua scelta. Era naturale quindi che alla fine dell'episodio si arrivasse anche a quel momento di accettazione per il nonno acquisito, e per quanto fosse prevedibile che sarebbe successo, è stato comunque soddisfacente.

Dall'altra parte Yaz continua invece a essere la borsa dentro cui il Dottore riversa il suo infodump, e anche stavolta lo fa in modo piuttosto grossolano, partendo da "mia nonna mi raccontava una storia" e guarda caso quella storia così particolare su un universo cosciente che è stato isolato dal resto della creazione perché altrimenti non avrebbe potuto mantenersi stabile e quindi da allora ha sempre cercato il modo di tornare in contatto con l'universo di cui faceva parte, è proprio quella la cosa che sta accadendo oggi! Ma certo, in universo infinito in un tempo infinito le possibilità sono infinte e pertanto anche queste coincidenze improponibili dalla prospettiva di una semplice vita umana si verificano.

A parte qualche scena un po' sbrigativa e qualche minuto in eccesso di filler, It Takes You Away è quella che mi è sembrata finora la puntata migliore in assoluto di questa stagione. Immaginativa fino ai limiti della decenza, con una forte componente emotiva, e un delizioso tocco di wtfamiwatching che è uno dei più deliziosi ingredienti di questa serie. È anche l'unica di tutte le puntate viste finora che potrei aver voglia di riguardare, se non altro per l'ipnorospo. Voto: 7.5/10

Doctor Who 11x08 - The Witchfinders

Terzo episodio ad ambinetazione storica di questa stagione, anche se in questo caso si ritorna al senso più tipio di "episodio storico" in Doctor Who, ovvero una storia che si svolge nel passato nella quale si infiltrano alcuni elementi estranei (in genere alieni). È vero che anche in Rosa e Demons of the Punjab c'erano degli elementi estranei, ma di fatto erano praticamente irrilevanti rispetto allo svolgersi della vicenda e non cambiano in alcun modo la nostra conoscenza della storia del periodo. In questo caso invece i mostri/zombie/alieni hanno invece un impatto, come siamo abituati in genere (l'esempio più recente è Thin Ice della scorsa stagione).

C'era da aspettarsi che nel momento in cui questo nuovo Dottore di aspetto femminile si fosse scontrato con la caccia alle streghe ne sarebbe rimasto vittima. Tralasciamo il fatto che di fatto le vere streghe le ha già affrontate (i Carrionite della stagione tre in The Shakespeare Code), è chiaro che un personaggio come lei può suscitare parecchi sospetti, soprattutto per le vaste conoscenze e per il fatto di agitare quell'accidenti di cacciavite come una bacchetta magica. Finora il fatto che il Dottore fosse donna non aveva ostacolato più di tanto le sue azioni, questa è la prima volta che succede e va bene così. Peraltro in questa puntata il Dottore è abbastanza "fisico", nuota, si bagna, corre, si muove e chiacchiera molto. Esprime quindi un po' di quella personalità di base che ogni Dottore dovrebbe avere e che finora era rimasta sempre da parte (escluso forse qualche accenno in Kerblam!)

Quello in cui l'episodio soffre è l'equilibrio. Si passano i primi quaranta minuti a cercare l'origine della minaccia, e quando finalmente viene svelato il complotto alieno che sta dietro tutto, la faccenda viene risolta in otto minuti, soltanto con qualche torcia accesa. Il problema è che la costruzione che porta fino a quel momento è efficace e ben calibrata, ma sembra che poi si siano resi conto che mancava pochissimo tempo e dovevano infilare tutto negli ultimi minuti. Probabilmente Witchfinders avrebbe beneficiato di uno sviluppo allungato su due puntate, lasciando la rivelazione degli alieni come fine della prima e dedicando la seconda a spiegare il loro piano e contrastarlo. Ci sono stati così tanti two-parter che avrebbero potuto essere ridotti in una puntata sola, questo forse è il primo caso in cui avrebbe avuto senso il contrario.

La punta di diamante invece è Re Giacomo I. L'interpretazione sopra le righe di Alan Cumming è fenomenale, e ruba la scena ogni volta che compare. Il modo in cui il re viene rappresentato è sicuramente esagerato, eppure i tratti della sua personalità storica sono rispettati: è accertato che Giacomo I fosse omosessuale (o almeno nutrisse un dichiarato amore per molti suoi collaboratori maschi), fervente cattolico, sospettoso fino alla paranoia per via dei suoi trascorsi familiari, e un grand esperto di caccia alle streghe, almeno fino a un certo punto in cui smise del tutto di occuparsene. La cosa eccezionale è che per quanto istrionico si presenti, il re lascia intuire una certa complessità. Il suo dialogo privato con il Dottore imprigionato prima del processo per stregoneria è molto profondo, e riesce a mettere in difficoltà il Dottore stesso. Spiace dirlo, ma per i quaranta minuti che è sullo schermo, Re Giacomo I risulta un personaggio più convincente di tutto il Team Tardis che abbiamo seguito per le ultime otto ore.

Come nell'episodio precedente, anche qui c'è un po' di confusione sul messaggio che si vuole dare. Abbiamo infatti la caccia alle streghe presentata come un modo per liberarsi di quelle donne che non si sottomettono alle regole stabilite, che è un argomento piuttosto serio. Poi però si scopre che degli atti di stregoneria (i cadaveri rianimati) esistono davvero. E poi che dei mostri deformi capaci di magia (o tecnologia sufficientemente avanzata, come ci suggerisce il Dottore citando Clarke) sono gli artefici di queste anomalie. Quindi, in pratica, le streghe o almeno qualcosa che una persona dell'epoca avrebbe potuto classificare come "streghe" esistono davvero. E infatti nella sequenza finale Dottore e companion vestono letteralmente i panni dei cacciatori di streghe e le sconfiggono bruciandole con le torce. Allora, alla fine dei conti aveva ragione chi credeva genuinamente nella necessità di bruciare ed eliminare le streghe sospette? Non si sarebbe dovuto concludere in qualche modo che evidenziasse più nettamente la differnza tra la superstizione e la realtà dei fatti, magari battendo gli invasori con un'iconografia che richiamasse meno la realtà della caccia alle streghe?

A mio avviso sarebbe stato meglio invertire l'ordine degli episodi storici mostrati finori. The Witchfinder avrebbe dovuto essere il primo, con svolgimento più classico. Qui infatti il Dottore si premura di dire come sempre "non interferite" e poi contravviene alla sua stessa parola, dando in questo modo il cattivo esempio agli altri. A seguire in Demons of the Punjab abbiamo Yaz che ricorda che il Dottore ha interferito quindi si sente autorizzata a fare lo stesso per la sua famiglia. Alla fine vediamo Rosa e qui il gruppo è costretto a interferire per far sì che tutto avvenga come sanno che deve essere, e si ritrovano quindi a essere spettatori passivi per necessità. Visto che non c'è nessun arco complessivo (né a livello di trama né nello sviluppo dei personaggi, che è del tutto assente), non ci sarebbe stato nessun problema a scambiare di posizione questi episodi e dare così una progressione nel modo in cui il Dottore e gli altri si approcciano al passato.

Comunque nonostante queste sbavature nel complesso la puntata è godibile, e soprattutto è resa divertente dalla fenomenale presenza di Alan Cumming, quindi alla fine si merita il suo voto 7/10.

Doctor Who 11x07 - Kerblam!

Sono almeno quattro anni (ma forse anche di più) che nei ritagli di tempo mi sto vedendo con calma la serie classica di Doctor Who, dal 1963 al 1989. E giusto un mesetto fa sono arrivato al Settimo Dottore, quello interpretato da Sylvester McCoy che sarebbe poi arrivato alla chiusura della serie. Ho visto già diversi serial con McCoy, e posso dire che Kerblam! per certi versi mi ha ricordato un po' storie come Paradise Towers o The Happiness Patrol. Il che è una nota positiva, perché ammetto che il Settimo Dottore mi sta piacendo abbastanza.

In generale, questo episodio mi è sembrato un "più Doctor Who" un po' sotto tutti gli aspetti. Ambientazione, design, plot, colpi di scena, azione, humor: tutto concorre a creare quella sensazione di familiarità che chi segue la serie da più dieci anni si aspetta ogni volta che sente il theremin della sigla. Kerblam! riesce a costruire una storia e dei personaggi secondari quanto meno credibili, anche se non così memorabili. Il setting all'interno di un centro di acquisto/spedizione intergalattico fornisce le basi per quel livello di satira sociale che però non sfocia mai nel didascalico. Inoltre la storia ha almeno un paio di twist interessanti: la scoperta che i robot e l'IA che li controlla non è il vero nemico (che non lo fossero i dirigenti era ovvio, ma il Dottore ci era cascato, e odio quando sono più acuto del Dottore), e quella della collocazione dell'ordigno esplosivo alla base dell'atto terroristico (approfittare dell'umana compulsione a scoppiare le palline del pluriball è un piccolo colpo di genio).

Accadono anhe due cose interessanti ai personaggi di questa storia. Intanto, per la prima volta nella nuova stagione, il Dottore si comporta effettivamente da Dottore: formula piani, verifica ipotesi, sequestra e manomette attrezzatura, accusa e smaschera i colpevoli. Non sono ancora convinto del tutto dall'interpretazione di Jodie Whittaker, ma stavolta (finalmente) le sue azioni durante la puntata sono coerenti con il personaggio: metti al suo posto un David Tennant o un Jon Pertwee e avresti ottenuto pressoché lo stesso svolgimento. E incredibilmente anche i companion del Team Tardis in Kerblam! hanno qualcosa da fare. Attenzione, non sto dicendo che risultano approfonditi e progrediscono nel loro arco narrativo, niente di tutto questo: ma per lo meno non se ne stanno seduti a guardare i fiori o in secondo piano a fare domande per innescare l'infodump del Dottore. Bradley Walsh, come ha già dimostrato, continua a spiccare su tutti, ma in questo episodio pure Tosin Cole non mi è sembrato malvagio, per quanto il suo personaggio rimanga insipido.

E veniamo quindi al grosso problema di questa puntata: il messaggio. Le cose stanno grosso modo così: un dipendente della Kerblam vuole fare in modo che l'azienda assuma più personale umano al posto dei robot (anche se a quanto pare chi lavora lì deve rinunciare completamente alla sua vita privata e rimane per mesi interi lontano da casa), per questo mette in atto un piano terroristico che punta a far detonare migliaia di bombe al momento della consegna, in modo che l'azienda sia accusata di affidarsi troppo all'automazione e sia obbligata a tornare ad assumere esseri umani. Il suo piano viene scoperto e lui muore. In considerazione di questo incidente, la Kerblam decide di aumentare la sua quota di personale biologico rispetto ai robot. Ovvero: agisce esattamente come il terrorista voleva costringerli a fare. Urrà per il terrorismo, l'unico metodo per farci ascoltare dai Padroni!

È anche piuttosto anomalo il fatto che alla fine il Dottore saluti i dirigenti della Kerblam con sorrisi e strette di mano, e che non le sia mai passato per la testa che il lavoro continuo e disumanizzante a cui i dipendenti sono sottoposti non sia comunque eticamente corretto. Mi sarei aspettato che il Dottore non solo sventasse l'attentato, ma riuscisse anche a fare in modo che l'azienda rendesse la vita più facile ai suoi lavoratori, riconoscendone i bisogni e lo status di persone. Invece no, probabilmente al Dottore importa solo che il suo fez ordinato chissà quanto arrivi in tempo, e se la gente viene sfruttata e sottopagata vabbè, ci pensino i sindacati. È uno scivolone piuttosto maldestro per un episodio che già dai primi minuti si preoccupava di evidenziare le attinenze tra le spedizioni intergalattiche di Kerblam e quelle un po' più terricole di altre megacorporazioni che fanno un po' quello che gli pare.

A parte queste sviste, che comunque sono piuttosto in linea con la media della coerenza tematica della serie, posso dire che Kerblam! è stato piacevole. Non sarà un instant classic ma è sicuramente sopra la media della stagione e soprattutto, ha un piacevole retrogusto di Doctor Who, che ormai non davo più per scontato. Voto: 7/10

Il lettore universale official soundtrack

Su questo blog non parlo di musica tanto quanto vorrei. Ma il fatto è che per cause ben note io stesso mi sono piuttosto allontanato da quelle che erano le mi abitudini di scoperta e fruizione di nuova musica, tant'è che la rubrica ultimi acquisti è ormai praticamente defunta, proprio perché di acquisti non ne sto più facendo da quando il caro Roberto di Disco Mastelloni se n'è andato. Forse mi sentirò in pace solo quando troverò il tempo per parlarne un po' meglio come merita, cosa che finora non ho fatto ma ho in progetto da allora.

Comunque sia, l'uscita de Il lettore universale di qualche mese fa, mi dà l'occasione per fare un post musicale, in cui seleziono una traccia da abbinare a ognuno dei racconti. L'avevo fatto già per Spore e per Dimenticami Trovami Sognami avevo creato addirittura un intero dj set a tema (che riascolto ancora con piacere). Divertiamoci allora ad accoppiare un pezzo, che poi significa anche un mood e un'interpretazione, a ognuno dei racconti, nello stesso ordine con cui appaiono nel volume. Qualora i pezzi siano apparsi anche in qualche dj set da me caricato o facciano parte di album a cui ho dedicato dei post approfonditi lo segnalerò.

Il lettore univrsale: Max Cooper - Mnemonic


Una traccia confusa, un calderone caotico in cui si mescolano suoni e abbozzi di parole da cui emerge però anche un significato, che si fa sempre più asfissiante. Sensazioni perfette per descrivere il lavoro della Fondazione Lasswitz e la presa di consapevolezza di quello di cui fa parte. Peraltro la seconda traccia dello stesso disco è Stochastich Serie che a suo modo è anch'essa attinente, ma Mnemonic traduce meglio in termini musicali il senso profondo della storia.


En prison: Martin Buttrich - Hunted


Una voce ossessiva che ordina di fare cose, ti condiziona e ti conduce a scontrarti con te stesso senza la possibilità di opporti, ti fa perdere il controllo. Questo pezzo ha più di dieci anni e all'epoca venne definito il "Technologic minimal", riferitoal ben più noto pezzo dei Daft Punk che elenca una serie di azioni. In questo caso però i verbi hanno tutti una certa connotazione esistenziale (sleep, walk, wake, be, find it, love it, throw it...) che rende il tutto molto più angosciante.


Spore: Dominik Eulberg - Daten-ubertragungs-kusschen


(Perdonate l'assenza degli umlaut, mi ci vuole troppo a trovarli). Se c'è un'artista di musica elettronica che può esprimere concetti attinenti all'evoluzione e l'interazione tra le forme di vita, quello è Dominik Eulberg. Praticamente ogni suo disco trae ispirazione da biologia, tassonomia, etologia e discipline affini (vedi Diorama, Flora & Fauna, Heimische Gefilde, Bionik). Nella precedente pubblicazione di Spore avevo associato al racconto il pezzo Teddy Tausendtod perché mi pareva adatto il concetto delle "mille morti" suggerito dal titolo. Forse però nella fretta di pubblicare non avevo considerato bene il repertorio di Eulberg, o forse all'epoca non conoscevo quest'altro pezzo, perché Daten-ubertragungs-kusschen esprime sicuramente molto meglio il mood del racconto. Inoltre, i miei consulenti di tedesco mi suggeriscono che il titolo si possa interpretare come qualcosa del tipo: attenzione: trasmissione di baci in arrivo. Non sono sicurissimo di questa traduzione ma se così fosse è ancora più adatto perché rappresenta la congiunzione tra individualità e sentimenti che si sviluppa verso la fine del racconto. O almeno così mi piace pensare.


Voi demoni: Marc Romboy - Phènix


Questo è stato uno dei pezzi più difficili da associare. Inizialmente ero tentato di puntare su qualche sonorità indianeggiante, ma la scelta mi pare troppo scontata e inoltre quello che riuscivo a trovare non esprimeva la giusta atmosfera. Alla fine ho cambiato radicalmente obiettivo e sono approdato su questa traccia, che fa parte del meraviglioso album elettronico-orchestrale Voyage de la planète. La ripetitività e il senso di oppressione di Phènix, oltre al crescendo che porta al confronto finale, mi pare riproduca in modo efficace quanto avviene nella storia. Inoltre anche l'idea della creatura che rinasce dalla propria distruzione è proprio quello che accade nel racconto.


Il raccolto: Apparat - Arcadia


Vabbè, con Apparat è facile esprimere il senso di impotenza e inadeguatezza rispetto alla società, sia che si tratti della quotidiana distopia ultracapitalista o una finta utopia di uomini allevati come bestiame da creature aliene. What's the point of waiting for life to come? Your plans collapse, run off or fall apart. Che altro c'è da dire? Forse solo che il video qui proposto (per quanto non ufficiale) si aggiunga alla musica come una mattonata sul ginocchio e completa l'idea di subdola schiavitù che si trova anche nel racconto. La trovato anche nel mio set Add these bubbles.


Momento per momento: Damian Lazarus - Moment


Questo è ovviamente il collegamento più facile di tutti, visto che Momento per momento è nato proprio in seguito all'ascolto compulsivo di Moment, come ho scritto anche nelle note finali del libro. Il collegamento tra le due cose è talmente lampante per me che mi sembra come voler spiegare che il cibo va messo in bocca per nutrirsi. Vi lascio trarre le affinità da soli, mi permetto solo di suggerire di guardare bene l'immagine in copertina e rileggere il racconto. Con l'occasione sarebbe anche ottimo se vi procuraste l'eccellente album Smoke the Monster Out. Questo pezzo apre anch il mio set per teneroni The L World.

Doctor Who 11x06 - Demons of the Punjab

Non ci speravo più, ma con fatica sono riuscito ad apprezzare davvero un episodio di questa nuova stagione così rivoluzionaria di Doctor Who. Non posso negare che oggettivamente Demons of the Punjab sia un prodotto televisivo di buon livello: la ricostruzione storica, lo sviluppo della trama, la validità delle interpretazioni e l'intensità di regia, fotografia e musica. Tutti questi elementi hanno contribuito a creare una storia coinvolgente e di impatto, con alcuni momenti in grado di suscitare emozioni forti.

Il che mi fa riprendere fiato. Questo è il primo epsiodio della stagione non scritto da Chibnall, e si rivela particolarmente efficace. Quindi possiamo sperare davvero che il problema sia lui in quanto autore, anche se questa ipotesi non sarebbe così confortante visto che rimane comunque lo showrunner quindi la sua mano ci sarà sempre.

Ma devo anche andare più a fondo e rilevare che se Demons of the Punjab è un buon episodio di per sé, non mantiene lo stesso valore una volta inserito nel corso di questa stagione, perché i difetti di fondo che hanno contaminato le puntate precedenti sono in buona parte ancora presenti.

Abbiamo sempre un Dottore sostanzialmente passivo. È positivo il fatto di vedere Jodie Whittaker costruire qualcosa, tornando a quelle immagini da inventore pazzo che si sono viste nel primo episodio e facevano pensare a un tratto distintivo di questo Dottore (che poi non si più manifestato, finora). E c'è anche un piano messo in atto per allontanare gli intrusi. Quando però dopo il confronto con gli alieni capisce cosa sta davvero succedendo, il Dottore si spegne totalmente. Bisogna che tutto avvenga come dev'essere, quindi lasciamo che le cose accadano e un innocente muoia. In altre occasioni, il Dottore avrebbe fatto di tutto per evitare l'ingiustizia, o quanto meno non avrebbe voltato le spalle nel momento cruciale. In Father's Day, nella prima stagione, il Dottore di Christopher Eccleston sa bene che il padre di Rose deve morire, ma è pronto comunque ad assumersi dei rischi e a fargli capire il destino a cui va incontro. Qui invece assistiamo a una scena troppo simile a quella vista in Rosa, con la differenza che se allora si sapeva che l'odioso momento storico di cui erano parte avrebbe avuto conseguenze importanti e alla lunga la stessa Rosa Parks ne sarebbe uscita vittoriosa, stavolta la vittima è soltanto una tra migliaia e migliaia, e forse salvarla dalla morte non avrebbe sconvolto così tanto gli equilibri dell'universo. Da sempre Doctor Who è molto flessibile sul funzionamento delle leggi fisiche sulla continuità e coerenza del tempo, sui fixed points e su cosa può essere riscritto o no: scoprire che proprio in questo caso particolare non si può fare nulla è alquanto deludente. Nella stagione nove, il Dottore ha avuto un momento di illuminazione quando ha capito perché aveva preso la faccia di Peter Capaldi (la stessa del pompeano salvato dal Decimo Dottore nella quarta stagione) e aveva dichiarato: "I am the Doctor. And i save people." È evidente che il Tredicesimo ha un'attitudine diversa, meno incline a questi istinti di onnipotenza, ma che non faccia nemmeno un tentativo di evitare la morte di una persona per bene nel giorno del suo matrimonio è terribile. E soprattutto, avviene dopo una sequenza di episodi in cui l'atteggiamento del Dottore è stato sempre questo: lasciare che le cose accadano da sé, senza cercare una soluzione o un'alternativa.

Per quanto riguarda gli alieni, devo dire che il design era senz'altro efficace. Un po' stucchevole la storia degli assassini che si convertono alla non-violenza, ma si è visto di molto peggio in tempi remoti e recenti, quindi lo possiamo accettare. Quello che mi preoccupa di più è il fatto che siano essenzialmente una versione alternativa della fondazione Testimony che era il "villain" di Twice Upon a Time: è proprio necessario usare idee così simili nello spazio di sei puntate una dall'altra? Inoltre, anche qui bisogna rilevare che la loro presenza è del tutto accessoria. Togli questi alieni dalla vicenda e tutto si svolgerebbe esattamente nello stesso modo. Il che è coerente con la loro missione, ma di certo è un po' poco per chi sta guardando Doctor Who. Ho avuto come l'impressione che lo script di questa puntata fosse un normale dramma con ambientazione storica, magari scritto per altri progetti, e che l'autore lo abbia poi adattato a DW inserendoci degli alieni che anti-interventisti per definizione, così da non essere costretto a modificare nulla della trama principale.

Solito problema di insipienza dei companion: questa era una puntata imperniata su Yaz e la sua famiglia, eppure nonostante questo è riuscita a essere ancora una figura di contorno. A spiccare infatti sono sua nonna e il suo promesso marito, sono loro a portare avanti l'azione e dare spessore al tutto. Conoscere l'oscuro passato della nonna di Yaz non fa di lei un personaggio profondo e migliore. Magari se la nonna iniziase a viaggiare sul Tardis, sarebbe un altro discorso...

Tutto questo non suqlifica totalmente la puntata, che come dicevo all'inizio mi è piaciuta. Mi ha appassionato ed emozionato, che è ciò che una storia dovrebbe sempre fare. Nell'economia della serie però arriva troppo ravvicinata a Twice Upon a Time e Rosa per lasciare davvero il segno con idee e struttura, e continua a presentare quei problemi che sembrano affliggere alle fondamenta la nuova direzione dello show. Se non altro dimostra che una strada per fare le cose bene esiste, bisogna solo che qualcuno abbia voglia di percorrerla. Voto: 7.5/10

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