Quanticat

Un paio di settimane fa, per ragioni che non sto a spiegare qui, ho ripescato il libretto Corti Terza Stagione, pubblicato alcuni anni fa dalle compiante Edizoini XII, che contiene alcuni (credo tre) miei racconti. Sfogliandolo a caso l'occhio mi è caduto proprio su uno dei miei racconti, che non ricordavo assolutamente di aver scritto, e che per qualche ragione non è nel mio archivio dei testi salvati (per abitudine li conservo tutti, anche quelli di poche centinaia di caratteri come questo). Rileggendolo mi sono detto: wow, è forte (lo so, un autore non dovrebbe compiacersi così tanto del suo lavoro, ma ho potuto giudicarlo proprio perché l'avevo completamente rimosso dalla memoria), e allora ho pensato di ripoporlo sul blog, visto che la reperebilità attuale di questo libretto (piccolo e geniale) è oggi pressoché nulla.

C'è una ragione se era in un libro intitolato Corti. È breve, ma breve davvero. Appena 800 caratteri, se ricordo bene. Eppure, oh... è forte.
 

Quanticat

Erwin aveva evitato Ruth per tutta la mattinata. Ma quando lei gli montò sulle ginocchia non poté negarle la sua attenzione.
«Papà» chiese la piccola «dov’è Bertha?»
Il padre lanciò un’occhiata furtiva alla scatola sul pavimento della cucina. Era lì che la gatta dormiva, ed era lì che lui l’aveva trovata morta, quella mattina. Aveva coperto il giaciglio per evitare che Ruth la scorgesse.
«Tesoro, Bertha è…» Stava per rivelarle la triste perdita, ma si immobilizzò, perso nei profondi occhi di sua figlia, innocenti e pieni di speranza. Come poteva darle quel dolore?
«Bertha è nella scatola» concluse.
«Sta bene? Possiamo giocare?»
«No» ribatté deciso. «Non aprire quella scatola. Finché rimarrà chiusa, Bertha starà sempre bene».
Ruth sembrò sospettosa, ma lui non cedette. E se anche le aveva mentito, il dottor Schrodinger avrebbe fatto in modo che tutto il mondo credesse a quella bugia.

Coppi Night 28/06/2015 - Johnny Mnemonic

Film visto e rivisto decine di volte, che fa addirittura parte della mia collezione di dvd. Ma non è mai spiacevole riguardarlo, anche se con il passare degli anni il gap tra la presunta tecnologia futuristica proposta e quella effettivamente raggiunta si è fatto sempre più esteso, e per certi versi imbarazzante. Vista oggi la tecnologia di Johnny Mnemonic ha qualcosa di ingenuo, come un dinosauro disegnato da un bambino: grandi apparecchi ferrosi e ticchettanti, la proiezione di come si poteva pensare che si sarebbe evoluta l'informatica alla fine degli anni 90. È interessante notare come non sembri tanto diverso da quello che si vede in roba parecchio più datata, come Metropolis. Viene quindi da chiedersi quand'è che il percorso tecnologico ha preso una strada diversa da quella che tutti ci aspettavamo da un secolo.

Ma questi sono discorsi che non c'entrano molto con il film. La storia, come presumo sia noto, è tratta da un racconto di William Gibson, padre ideologico del cyberpunk, ed è forse una delle manifestazioni cinematografiche più convincenti di questa corrente letteraria/intellettuale. Pochi anni dopo saremmo arrivati a Matrix che pur partendo da premesse simili ha portato poi in un'altra direzione (mi riferisco naturalmente solo al primo film, non ai due sequel).

Ma anche questo non c'entra molto con Johnny Mnemonic in sé. In realtà del film ho poco da dire, perché si tratta di un tale cult che qualunque parola sarebbe di troppo. Non dico che sia un capolavoro, ma senza dubbio si è guadagnato il suo ruolo di classico, e nonostante ad oggi possa far sorridere proprio per l'obsolescenza di certe scene (il salto finale nel cyberspazio ha una grafica inferiore a Super Mario 64), penso che continuerà a essere guardabile ancora per molti anni.

Film che non vedrete mai: Sei giorni sulla Terra

Di solito nell'occasionale rubrica di queto blog "film che non vedrete mai" propongo recensioni di film stranieri che con molta difficoltà arriveranno sul mercato italiano. Il caso vuole poi che io sia stato smentito, quando ad esempio con notevole ritardo Synecdoche, New York è sato doppiato e distribuito, ma l'idea di partenza è quella. In questo caso invece, le cose stanno diversamente. Questo infatti è un film italiano, per cui si presume che vi risulti molto facile da vedere. Solo che non lo farete: al termine di questo post saprete perché.

Sei giorni sulla Terra è un film del 2011 scritto e diretto da Varo Venturi (che interpreta anche un ruolo secondario). È un film di fantascienza, e già questo si può considerare un evento eccezionale, considerato che nel cinema italiano la sf è quasi inesistente (l'unico esempio notevole che mi viene in mente è Nirvana, ci sono poi alcuni prodotti ibridi come L'arrivo di Wang). Il tema principale del film è quello delle abduction, o comunque dell'influenza extraterrestre sull'umanità, ma in effetti ci si trova molto altro. Facciamo un piccolo riassunto, e avverto che ci saranno degli spoiler, non tanto sulla trama del film in sé quanto sulle idee che vi vengono esposte.

La storia segue le vicende del professor Davide Piso, un ufologo di fama internazionale con teorie molto particolari, che pratica abitualmente l'ipnosi regressiva sui pazienti che sono stati vittima di rapimenti alieni, per "estrarre" dal loro corpo le entità aliene che se ne impossessano. Lui ha infatti scoperto che è questo che gli extraterresti vogliono: gli umani sono il contenitore perfetto per la coscienza aliena e fonte di un'energia (di cui essi sono privi) chiamata fantasiosamente "anima". Gli alieni (al plurale, perché non si tratta di una sola ma di tredici razze, dai grigi ai rettiliani, dai nordici agli esseri di luce) hanno bisogno di anima per poter trascendere il loro stato attuale, ed è per questo che hanno opportunamente progettato la razza umana e tenuto sotto controllo la sua evoluzione con mirate alterazioni genetiche durante tutta la storia. La routine quotidiana di Piso cambia quando incontra Saturnia, una ragazza che a sua volta dice di essere stata rapita, e al cui interno il professore scopre la presenza di un'entità arcaica e potentissima, che si presenta come Hexabor di Ur. Hexabor non è solo un ospite nel corpo di Saturnia, ma lo può controllare a suo piacimento, ed è quindi il primo "successo" del millenario piano degli alieni. Intuendo la gravità del caso, Piso si rivolge ad altri specialisti per cercare di allontanare Hexabor, salvare Saturnia e incidentalmente tutta l'umanità.

Come già detto, la cosa sensazionale di questo film è la compresenza di decine di spunti in qualche modi afferenti a quelle che si possono classificare come "teorie del complotto". Non si tratta soltanto di abduction, antichi alieni, e connivenza dei governi mondiali con i poteri extraterrestri. Il film si spinge molto oltre, includendo nel quadro anche massoneria, esoterismo, satanismo, cabala e così via. Ogni dieci minuti un nuovo elemento si aggiunge alla storia, alimentando la rete interconnessa di complotti mondiali che fanno infine tutti capo al grande progetto di dominazione aliena. Tutto questo da una parte può sembrare esagerato, ma dall'altra, diciamolo, è davvero divertente. È come se stessimo guardando Mistero - Il film, scritto e diretto da Adam Kadmon. La forza di Sei giorni sulla Terra sta proprio nella sua spudorata connessione a tutte le più ridicole teorie del complotto (mancano giusto le scie chimiche e gli antivaccini), e nella capacità di collegarle tutte in modo anche originale, ad esempio mostrando le possessioni demoniache come un caso particolare di dominazione aliena, o con l'ingegnoso collegamento tra codici a barre e libro dell'Apocalisse. Per questo merita sicuramente la visione.

Quello che invece non regge più di tanto, è innanzitutto la trama, che dopo l'introduzione passa al solito plot thriller-poliziesco-spionistico, con il professore in fuga con la ragazza e i servizi segreti di mezzo mondo ad inseguirli, che sa tanto di già visto e di poliziottesco provinciale italiota. Inoltre le sequenze finali non sono chiarissime, anzi non sono sicuro che il finale sia davvero definito, ma forse questo rientra nelle intenzioni dell'autore. C'è da rilevare poi una certa carenza a livello tecnico, sia per quanto riguarda la recitazione che il montaggio e gli effetti speciali, piaga che sembra affliggere il cinema italiano di nicchia. Questi aspetti purtroppo vanno a discapito dell'eruzione di idee che sorregge la trama, rendendo la visione non troppo piacevole.

Ora, se dovessi sinceramente consigliare o meno questo film, sarei in dubbio. Questi aspetti al limite dell'amatoriale lo rendono una visione leggermente irritante, per cui ritengo che valga la pena impegnarsi solo se siete spettatori che godono nel veder espresse queste teorie assurde (come me), ma se ufologia e complotti vari vi lasciano indifferenti allora è meglio evitare. Peraltro non è nemmeno tanto facile da recuperare, io stesso l'ho scoperto e noleggatio in una videoteca (esistono ancora!). Per questo probabilmente rimarrà un film che non vedrete mai. Ma se vi siete incuriositi un minimo, concludo con il trailer, in modo da farvi decidere se spendere un'ora e quaranta in compagnia di Hexabor.



Un abbraccio, Adam.

La vita vince sempre (tranne al Jurassic World)

Jurassic World è uscito da poco più di una settimana e già ha incassato stratilioni, piazzandosi nella top-qualcosa dei film di maggior successo ever. Il quarto capitolo della serie giurassica (anche se è idealmente un seguito diretto del primo Jurassic Park) ha catturato subito i fan di tutto il pianeta affascinandoli e sconvolgendoli... un po' quello che era il piano di John Hammond per il parco stesso (a dimostrazione che non servono i dinosauri veri, basta il "circo delle pulci"). Ora, diciamolo pure, Jurassic World è un film nel migliore dei casi mediocre. Ci sono validissimi motivi per ritenerlo un brutto film sotto tutti i punti di vista (narrativo, tecnico, scientifico, intrattenitivo), ma questa non è una recensione quindi non parleremo di JW in sé. Se comunque volete sapere cosa ne penso, potete leggere la recensione pubblicata dal paleontologo Andrea Cau sul blog Theropoda, che riassume bene o male le mie stesse impressioni.

Quello che mi interessava affrontare in questo post è quanto emerge come messaggio da Jurassic World, che cosa lo spettatore trae, in modo più o meno diretto, dalla visione. Certo, mi direte subito, non è un film fatto per avere un "senso profondo", è puro intrattenimento (anche se non ci riesce), quindi perché andare a cercare significati nascosti? Perché, di fatto, questi significati ci sono, ma sono così sommersi che probabilmente nemmeno chi ha realizzato il film si è accorto di averli inseriti. Non si tratta infatti di interpretazioni o metafore ma di paradigmi, strutture mentali occulte sul quale il film è stato costruito e che contribuisce a veicolare al pubblico.

No, non sto parlando del messaggio anti-consumistico anti-social, inserito con tanta grossolaneria nella prima parte del film che sembra di vedere una parodia. E nemmeno della possibile interpretazione metatestuale del film suggerita da qualcuno, secondo la quale JW parla in realtà della riproposizione di un franchise vent'anni dopo il suo successo iniziale, manovra ormai all'ordine del giorno nell'industria cinematografica. Questo potrebbe essere un arogmento interessante, ma non è quello che ci interessa, adesso.

Il vero tema nascosto è quello del rapporto tra "uomo e natura", il confronto sempre attuale tra i meccanismi che regolano la vita su questo pianeta e la possibilità e opportunità di alterarli. È chiaro che il film, come tutti quelli della serie, verte in modo centrale su questo argomento, e il messaggio immediato che se ne trae è "ci sono forze che non siamo in grado di controllare, e non dovremmo farlo". Fin qui tutto regolare, niente di nuovo, ma un messaggio sempre utile ribadire. Eppure ci sono delle sfumature ben diverse tra Jurassic World e il suo padre di una generazione prima, il Jurassic Park basato in maniera abbastanza diretta sul libro scritto da Michael Crichton. C'è una differenza fondamentale tra il film del 1993 e quello del 2015, ed è così sottile che in realtà non emerge alla prima visione. Proviamo a ripercorrere alcuni elementi essenziali delle due trame, che pur sviluppandosi con sequenze molto simili (a volte deliberatamente identiche) sottintendono un'interpretazione ben diversa.

In JP il parco dei dinosauri è in costruzione, e il milionario suo ideatore chiede la consulenza di qualche specialista prima di iniziare l'attività. Nello staff del parco c'è però una talpa, che ha intenzione di vendere il prezioso DNA mesozoico ad altri offerenti, e per farlo è disposto a scatenare il caos all'interno della struttura, liberando tutti gli animali per poter fuggire col bottino nel marasma conseguente. I visitatori si trovano così a confrontarsi con decine di bestie preistoriche in libertà, trovandosi spesso in situazioni di pericolo. Si scopre poi che nonostante tutte le misure di controllo (in particolare il sesso predeterminato per tutti gli animali clonati), i dinosauri hanno trovato comunque il modo di riprodursi. "La vita vince sempre", sentenzia all'inizio del film il teorico del caos, dottor Malcolm.

In JW siamo in parco già funzionante e aperto al pubblico, che però sta perdendo il suo appeal, e per calamitare di nuovo l'attenzione spinge le sue tecniche di splicing genetico creando un ibrido con svariati superpoteri. L'ibrido riesce a fuggire dal suo recinto e inizia a seminare morte e distruzione ovunque passa. I gestori del parco cercano quindi di fermarlo, impiegando tutti i mezzi a disposizione, ma falliscono quasi sempre, fino all'epica battaglia finale 3 vs 1 in cui l'ibrido viene eliminato, azzerando così tutti i disastri arrecati nel suo killing spree. "Servono più denti" è la frase che ha portato sia al problema che alla soluzione.

Può sembrare che le due trame in qualche modo convergano: in fondo si basa sempre di una situazione di pericolo creata dalla scarsca cautela di qualche persona troppo avida, con tutte le conseguenze del caso. Ma le differenze ci sono, e stanno tutte nel ruolo che gli umani assumono nelle due storie. Se è ovvio che ad innescare tutto c'è l'intervento dell'uomo (raccolta e replica del DNA di creature estinte), quello che succede una volta che i dinosauri tornano liberi è ben diverso nei due casi. In JP, per la maggior parte del tempo i personaggi umani sono coinvolti solo in modo collaterale, trovandosi in un ambiente poco familiare in cui animali poco familiari si muovono a loro piacimento. Il primo attacco del T-Rex ignora quasi del tutto i piccoli primati e si concentra quasi esclusivamente sull'automobile, oggetto apparentemente più consistente e appetitoso. In seguito sempre il T-Rex attaccherà dei gallimimus, e alla fine del film i velociraptor. Questi ultimi sono forse l'unica specie che mostra di avere un particolare accanimento per gli uomini, ma la cosa si può spiegare all'interno del film con la loro presunta intelligenza, e capacità di comprendere chi è stato a "imprigionarli". Per il resto, tuttavia, tanto nel film che nel libro da cui è derivato, ci si trova sempre di fronte a scene di "natura selvaggia" che risultano incidentalmente pericolose, come potrebbe esserlo un safari nella savana o una regata sul Rio delle Amazzoni. L'uomo è spettatore, e deve trovare il modo di salvarsi.

In JW la prospettiva cambia. L'ibrido mostra fin da subito la sua precisa volontà di uccidere, distruggere, e lo fa in modo creativo e deliberato. Attenzione, anche questo è opportunamente giustificato in-universe, con l'idea che la creatura sia stata progettata appositamente per essere intelligente e cattiva, e si comporta di conseguenza. Tuttavia, l'atteggiamento dell'Indominus (ho evitato finora di usare questo nome terribile, ma ero a corto di sinonimi) è fin troppo umano. E non solo il suo: i velociraptor che rispondono ai comandi, cambiano fazione, e poi si schierano di nuovo con il loro alpha, fanno lo stesso. Gli pterosauri liberati dalla voliera sembrano avere l'esclusivo obiettivo di calare sulle frotte di spettatori per catturarli. Anche il T-Rex (che come confermato dalle fonti ufficiali è narrativamente lo stesso del primo film) interviene solo quando convocato, fa la sua parte e se ne va con una quasi letterale strizzata d'occhio. Tutti i dinosauri di Jurassic World esistono e si muovo solo in funzione dell'uomo. Non hanno una propria volontà, pulsioni, spinte biologico-evolutive. Sono definite soltanto in base al loro atteggiamento verso gli uomini.

Questa è la differenza fondamentale tra i due film, ed è il paradigma dal quale gli autori sono (probabilmente in modo inconsapevole) partiti, portando in sala qualcosa che rafforza nel pubblico il suo già radicato pregiudizio specista. L'idea che l'uomo sia il gradino finale della scala evolutiva, e che questo si esprima a maggior ragione confrontandolo con creature estinte milioni di anni prima (anche su questo ci sarebbe da discutere, perché molti cladi di dinosauri sono di fatto tuttora viventi, ma questo è un altro argomento). Quella stessa distorsione che ci porta a rifiutare il fatto che discendiamo dalle scimmie, ignorando che questa affermazione è fondamentalmente errata.

Attenzione, quando mi riferisco al pregiudizio specista, non mi riferisco al concetto che "l'uomo è parte della natura" e quindi è tenuto a rispettarla e non alterarla. La specie umana, al momento, è indubbiamente in grado di decidere della vita di migliaia di altre specie, e questo la pone in un certo senso su un gradino più alto di molte di queste, ma solo in senso allegorico. La realtà dei fatti è che la vita, gli ecosistemi, l'intero pianeta, rispondono a leggi molto più antiche e incontrollabili, a cui noi stessi siamo sottoposti, e che prescindono in tutti i sensi dalla nostra volontà. In questo non siamo diversi da quei brachiosauri clonati che si trovano a brucare alberi cresciuti 80 milioni di anni dopo la loro morte. L'evoluzione è una staffetta*, e sì, dottor Malcolm, aveva ragione lei: la vita vince sempre, ma gioca sempre in squadra da sola.



*perdonate l'autocitazione

La Serra trema - San Miniato (PI), 26-27 giugno

Segnalo un evento che non mi riguarda direttamente, nel senso che non si tratta di una presentazione di uno dei miei libri. Avevo già fatto presente che a fine giugno sarei stato a questa manifestazione, e ora a pochi giorni dalla data d'inizio (scusate lo scarso preavviso) confermo il tutto.

La Serra trema è un evento dedicato all'horror, in particolare al cinema pseudoamatoriale, tant'è che la definizione completa è "Festival del cinema artigiano macabro rurale". Oltre al cinema il festival si interessa anche delle altre declinazioni dell'horror, come quelle letterarie e fumettistiche, e lo confermano la presenza di case editrici come Dunwich e il panel su Dylan Dog in programma. La manifestazione si svolgerà a La Serra, località di San Miniato che giustifica il termine "rurale" nella descrizione dell'evento, considerando che dista una decina di chilometri dal più vicino supermercato e forse il doppio dal più vicino cinema, tanto per fare un esempio. Ma è anche zona di tartufi e di cacciagione, e in questo periodo anche di girasoli, quindi lo sforzo per raggiungerla è pienamente ripagato.

Tra i vari partner dell'evento c'è anche la Factory Editoriale I Sognatori, ed è in veste di esponente del gruppo che sarò presente anch'io, e nello specifico interverrò direttamente (insieme ad altri colleghi) sabato 27, alle ore 17:30, per una mezz'ora di chiacchiere dedicate appunto al progetto della Factory e alle sue pubblicazioni più in tema con la manifestazione. Ora, I Sognatori non è una casa editrice specializzata in horror, ma l'ampiezza dei generi trattati (dalla fantascienza al thriller, dal fantasy allo slipstream al weird) mette a disposizione un bel po' di materiale di cui trattare. Ci sarà forse modo anche di fare qualche acceno al mio Spore.

In ogni caso, intervento a parte, sarò lì per tutta la giornata di sabato, mentre il venerdì saranno altri factoriani a presiedere il nostro banchetto, con Andrea Berneschi (finora unico autore horror "puro" della scuderia) a salire sul palco durante la retrospettiva su Dylan Dog.

Quindi se siete appassionati del genere, l'appuntamento è ghiotto, anche per la presenza di numerosi ospiti di rilievo nel panorama underground cinemato-letterario orrorifico. Potete consultare il programma completo per scoprire chi altro ci sarà, oppure seguire gli aggiornamenti sulla pagina facebook.

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