Ho visto tutto Doctor Who

Ieri, 19 maggio 2019, ho visto Doctor Who - The Movie, il film tv del 1996 con il quale la BBC tentò (fallendo) di rebootare la serie sospesa nel 1989. Con questo si conclude il mio percorso iniziato qualcosa come otto anni fa alla scoperta di tutta la serie classica di DW, a partire da An Unearthly Child con William Hartnell fino a Survival con Sylvester McCoy, e infino questa ora e mezzo di effetti speciali di livello Gremlins con Paul McGann.

Ho lasciato fuori dalla mia morbida maratona tutto ciò che non è canone, come i due film con Peter Cushing, e tuttò ciò che non è televisione. So bene che esiste un enorme expanded universe fatto di romanzi, fumetti e audiodrammi (si dice così?) e che alcuni di questi sono anche di buona qualità, ma non ho intenzione di addentrarmi così a fondo.

Non è stato un percorso facile, innanzitutto per la reperibilità delle serie più vecchie, di cui molti episodi sono in realtà perduti per sempre e in certi casi esistono solo come ricostruzione fatta con audio e alcuni fotogrammi presi dal set. Inoltre, il modo di intendere uno show televisivo di fantascienza nel 1963 era molto, molto diverso da quello di oggi. La visione in molti casi è stata piuttosto faticosa, vuoi per i costumi ridicoli o per la recitazione a livello di teatro parrocchiale, vuoi per la colonna sonora a rischio acufene o per le storie sconclusionate e spesso fin troppo dilungate per coprire quattro episodi quando ne sarebbe bastato uno solo. Non dirò quindi che ho adorato ogni minuto di Doctor Who e men che mai consiglio di fare altrettanto a chi è appasionato della versione attuale della serie.

Si dirà, soprattutto in questi tempi in cui sembra che avere un'opinione su un prodotto di intrattenimento comporti "o con noi o contro di noi", che se è stato così faticoso chi me l'ha fatto fare? Potevo lasciar perdere, no? Certo, e ne sono sempre stato consapevole. Ma era un'esperienza che volevo fare, perché nonostante tutti i difetti c'è qualcosa al nocciolo, alla radice di Doctor Who che soddisfa qualche parte remota di me. Non sto dicendo che sia una vritù, magari anzi è una patologia.

Comunque, fatto sta che da ieri sono uno dei pochi italiani che ha visto tutto quanto c'era da vedere di Doctor Who. Non mi spingo a dire di esserne il maggior espereto italiano come con Futurama, sono sicuro che ci sia in giro qualche fanatico più fanatico di me che ha attinto anche a quelle cose non televisive che io invece evito. Ma insomma, anche se non sono il più grande, di certo sono a mio modo una modesta autorità del settore. Quindi, se avete bisogno di consulenza sulla storia di DW, su tutto ciò che riguarda la serie classica che in Italia è per lo più inedita, sapete a chi rivolgervi.

A visione ultimata potrei sfatare un sacco di miti che si sono autoalimentati col tempo, ad esempio che il Sesto Dottore di Colin Baker sia il peggiore di sempre (d'altra parte se ti vestono come un Falstaff daltonico un po' di credibilità la perdi), oppure fare una selezione delle idee migliori che varebbe la pena di riproporre nella serie di oggi, e forse un giorno lo farò, solo non è questo il posto adatto.

Per il momento, mi limito a constatare come per la prima volta da parecchi anni non ho altro Doctor Who in attesa di essere visto in assenza di altre cose più pressanti. E che in tutta onestà considerato il risultato finale dell'ultima serie con Jodie Whittaker non ho nemmeno una grande ansia per la stagione 12 di cui ancora non si sa niente, e forse il film con Paul McGann potrebbe in effetti essere per me l'ultima cosa che vedo di DW per molto tempo.

Ma d'altra parte il tempo è relativo, insieme alle dimensioni nello spazio, quindi non c'è niente da preoccuparsi.

Nessun commento:

Posta un commento

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...