Futurama 6x20 - All the Presidents' Heads / Tutte le teste dei presidenti

Il viaggio nel tempo è uno dei temi classici della fantascienza, e Futurama non poteva evitare di confrontarvisi, anche se David X. Cohen afferma che nelle intenzioni iniziali degli autori non ci sarebbero stati cronoviaggiatori nella serie, per evitare di dover trattare i paradossi derivanti. Ma in seguito hanno cambiato idea, e incentrati sul viaggio nel tempo ci sono alcuni dei migliori episodi di sempre: il vincitore dell'Emmy Roswell that Ends Well, l'epico The Why of Fry, il primo dei quattro film Bender's Big Score e lo struggente The Late Philip J. Fry in questa stessa stagione.

Alla lista adesso si aggiunge All the Presidents' Heads, in cui i protagonisti scoprono un nuovo modo di viaggiare nel tempo: semplicemente leccando le teste esposte nel Museo delle Teste, grazie alle proprietà di un minerale presente nella soluzione che preserva in vita i reperti, si raggiunge l'epoca di cui è originaria la testa stessa. Così, dopo aver scoperto lo spregevole ruolo nella storia americana di un suo antenato, il professore decide di raggiungere l'epoca della guerra d'indipendenza per ripulire il nome della sua famiglia. Naturalmente le cose andranno male, e dopo aver incontrati alcuni personaggi storici (Franklin, Jefferson & friends) il professore e gli altri si ritrovano nel XXXI secolo, solo per scoprire che la rivoluzione americana non è mai avvenuta, e gli stati uniti sono ancora una colonia inglese.

A parte il simpatico gioco di vedere il mondo futuro trasposto in tema english, che assomiglia un po' allo scambio di sessi in Neutopia, la trama del pasticcio temporale non offre nulla di nuovo, essendo uno dei cliché  più scontati del viaggio nel tempo, forse proprio uno di quelli che all'inizio gli autori volevano evitare. Se a questo si somma il fatto che la risoluzione della crisi è improvvisa e di fatto non mostrata, si ottiene un episodio dall'impalcatura un po' debole, purtroppo nemmeno compensata dal livello delle gag. È divertente sentir parlare i personaggi con accento inglese, ma aiuta poco quando non fanno praticamente nulla. Senza contare che il viaggio nel tempo inventato come pretesto per far fallire la rivoluzione è francamente ridicolo. Immagino che per un americano vedere la propria Gloriosa Rivoluzione Dalla Tirannia Europea reinterpretata, con i personaggi dell'epoca riportati in versione cartoon, sia di per sé una ragione sufficiente per giustificare una storia, ma per il pubblico estero che non ha gli stessi sentimenti il tutto appare più fiacco.

C'è un detto che fa: "Qual è la differenza tra un europeo e un americano? Un europeo pensa che cento chilometri siano una lunga distanza, un americano che cento anni siano un lungo tempo." Ecco, credo che questo sia uno dei casi in cui questa differenza si manifesta. Voto: 5/10

Coppi Night 23/10/2011 - Blitz

Quello visto durante l'ultima Coppi Night non era un gran film, ma d'altra parte era difficile fare peggio della settimana precedente. In effetti a vincere lo votazioni è stato il film di fantascienza Sunshine che avrei visto più che volentieri (e che mai mi sarei aspettato come vincitore), ma per inconvenienti tecnici che ogni tanto si presentano durante le serate, il Club ha dovuto ripiegare sul secondo finalista.

Generalmente, un Jason Statham può dare qualche soddisfazione. Si sa bene incontro a che tipo di film si va, ma con questa idea di partenza si può comunque godere della visione. Poi può anche capitare qualche frivolo gioiellino come Crank, vai a sapere. Ma questo recente Blitz tradisce un po' le aspettative, anche considerando le premesse.

Una storia di violenza, un criminale (poco più di un ragazzino) che fa della sua missione l'omicidio seriale di poliziotti. Niente di troppo originale, ma una partenza potenzialmente valida per un "noi contro loro" che nei film di azione è la formula più semplice. Statham è ovviamente il protagonista, ed è un poliziotto la cui unica differenza rispetto ai criminali che insegue è appunto il distintivo. Ma da lui ci si aspetta proprio questo, e alcune battute sono efficaci. Il problema sorge quando alla trama investigativa si affianca quella socio-etica, con personagi di contorno che mostrano le proprie turbe in momenti di supposta intensità emotiva, che però risultano una supposta e basta. A questi si alternano scene di azione, con il protagonista scatenato che corre e spara accompagnato da una colonna sonora che pompa come in un trailer di Transformers vs Dinosaurs (dite la verità: questo è un film che vorreste vedere!). Qui l'adrenalina riparte, ma si smorza poco dopo quando si torna al mosciume delle patetiche storie di disadattametno degli altri personaggi. Il tutto si chiude con un finale decisamente pulp, fuori tono rispetto al resto del film, e che soprattutto non concede un vero e proprio epilogo, ma solo la sconfitta del giovane villain.

Un film quindi che procede senza una chiara intenzione, e se da un lato Statham fa di tutto per dare carica con il suo pur valido personaggio alla storia, quando ci si allontana da lui la noia è inevitabile. Sarebbe stato meglio lasciar pompare la musica, spare Statham e esplodere le teste. Meglio se con la comparsa di almeno un utahraptor.

[quote] # 14

Sui miei scaffali ci sono una serie di "classici", definibili tali a vario titolo, che di quando in quando, tra un'astronave e un demone, mi tiro giù. Che non s'abbia poi a dire che non ho dimestichezza con i 100 libri che tutti dovrebbero aver letto! Di recente ho sfogliato Il mondo nuovo di Aldous Huxley, sorprendendomi per la sua attualità e la forza dei concetti espressi. Ne consiglio assolutamente la lettura (regge egregiamente i suoi ottant'anni), ma in particolare mi preme riportare questo brano, che offre un interessante punto di vista sulla sanità mentale all'interno della società contemporanea.

Non fatevi confondere dalla citazione nella citazione.

Noi vediamo dunque che la tecnologia moderna ha portato alla concentrazione del potere economico e politico, e alla formazione di una società controllata (spietatamente negli stati totalitari, pulitamente, nascostamente nelle democrazie) dalla Grande Impresa e dal Gran Governo. Ma le società sono composte di individui e sono buone solo nella misura in cui aiutano gli individui a realizzare le proprie possibilità, e a condurre vita felice e creativa. Ebbene, i progressi tecnologici di questi ultimi anni in che senso hanno agito sull'individuo? Ecco la risposta del filosofo e psichiatra Erich Fromm:

"La nostra società occidentale contemporanea, nonostante il progresso materiale, intellettuale e politico, è sempre meno capace di condurre alla sanità mentale, e tende a minare invece la sicurezza interiore, la felicità, la ragione, la capacità d'amore dell'individuo; tende a trasformarlo in un automa che paga il suo insuccesso di uomo con una sempre più grave infermità mentale, con la disperazione che si cela sotto la frenetica corsa al lavoro e al cosiddetto piacere."

La nostra sempre più grave infermità mentale può esprimersi in sintomi nevrotici, palesi, quanto mai desolanti. Ma continua il dottor Fromm: "Attenti a non ridurre l'igiene mentale alal semplice prevenzione dei sintomi. I sintomi, in quanto tali, sono per noi non nemici, ma amici; dov'è un sintomo, là è conflitto, e conflitto significa sempre che forze vitali lottano anocra per l'integrazione e per la felicità." Le vittime veramente disperate ell'infermità metnale si trovano proprio fra gli individui che paiono normalissimi. Molti di essi sono normali solo perché si sono adattati al nostro modo d'esistenza, perché la loro voce di uomini è stata messa al silenzio in età così giovanile che essi nemmeno lottano, né soffrono, né hanno i sintomi del nevrotico. Non sono normali, diciamo così, nel senso assoluto della parola; sono normali solamente in rapporto a una società profondamente anormale. Il loro perfetto adattamento a quella società anormale è la misura della loro infermità metnale. Questi milioni di individuii abnormemente normali, che vivono senza gioia in una società in cui se fossero pienamente uomini, non dovrebbero adattarsi, ancora carezzano l'illusione della individualità ma di fatto sono stati in larga misura disindividualizzati. Il loro conformismo dà luogo a qualcosa che somiglia all'uniformità. Ma uniformità e libertà sono incompatibili. L'uomo non è fatto per essere automa, e se lo diventa, va distrutta la base della sanità mentale.

Nel corso dell'evoluzione la natura si è adoperata in ogni modo perché ciascun individuo fosse diverso da tutti gli altri. Noi riproduciamo la nostra specie mettendo i geni del padre a contatto con quelli della madre. Questi fattori ereditati possono combinarsi in modi pressoché infiniti. Da un punto di vista fisico e mentale, ciascuno di noi è unico. Qualsiasi cultura che, nell'interesse dell'efficienza o in nome di un dogma religioso o politico, cerca di standardizzare l'individuo umano, commette un'offesa contro la natura biologica dell'uomo.

Mi sembra un paragrafo interessante perché, come il [quote] di Richard Dawkins, sottolinea come la nostra società attuale, e anzi forse qualunque tipo di società, sia un elemento estraneo alla nostra stessa natura. Le circostanze che ci hanno portato all'evoluzione di quella che consideriamo "intelligenza" non sono le stesse che si perpetrano nel nostro modo di vivere, ed è pertanto perverso pensare di poter vivere in un sistema ordinato secondo leggi che riteniamo naturali ma che, appunto per questo, non si adattan più al contesto in cui vengono applicate.

Probabilmente è un discorso molto complesso per poter essere affrontato in così poche righe. Ma mi piace far notare che, con ogni probabilità, la struttura sociale dell'uomo non è una componente così innata come siamo solitamente portati a credere. Nasciamo prima di tutto come individui, e come tali ci muoviamo all'interno del mondo. Pretendere di standardizzare la nostra variabilità, adeguando le caratteristiche personali a quelle degli altri, è un processo di "snaturamento" pericoloso, dalle conseguenze inaspettate. Huxley, e Fromm da lui citato, parlan di follia, ma che si manifesta in realtà come il completo adattamento ai paletti della società, la conformazione totale agli schemi imposti dal gruppo.

Il che dovrebbe costituire un motivo di conforto, per quanti di voi ricevono occhiate sospettose dalle altre persone solo perché camminano sotto la pioggia senza ombrello o cantano mentre vanno in bicicletta. Tenetevi strette le vostre follie, manie e paranoie, perché probabilmente sono la parte più autentica di voi.

Non garantisco però che questa argomentazione possa convincere un giudice, quindi fate sempre attenzione.

Aspettando Mondi Incantati 2011

L'ultimo post autopromozionale del vecchio blog annunciava l'inclusione di ben due racconti nell'antologia Riflessi di Mondi Incantati, la raccolta annuale derivata dal Trofeo RiLL. L'anno scorso mi sono classificato terzo nel concorso, mentre questa volta (come tre edizioni fa) sono arrivato appena nella rosa finalista dei primi dieci, ma il mio racconto non è stato incluso nel libro che verrà presentato tra una settimana al Lucca Comics & Games.

In compenso, proprio da questa XVII edizione gli organizzatori di RiLL hanno deciso di proporre qualcosa di nuovo. Prima della pubblicazione del volume della serie Mondi Incantati con i racconti vincitori, è stato realizzato e distribuito un e-book contenente tutti i dieci finalisti del premio. Aspettando Mondi Incantati 2011 vale quindi come "antipasto" del libro vero e proprio, e come metodo per conoscere gli autori più meritevoli che sono riusciti a spuntarla in mezzo agli oltre duecento partecipanti del concorso.


L'e-book è disponibile su Amazon al prezzo di 4,59 €, a quanto ho capito nel formato leggibile dai kindle (ma ammetto con un certo imbarazzo di non avere ancora abbastanza cultura di e-book per essere sicuro!). Tra i dieci racconti inclusi c'è il mio La legge dei padri, un'ucronia a tema giuridico-moral-religioso che avevo scritto per il concorso "Ucronie Impure", di cui, en passant, segnalo la recente pubblicazione del relativo e-book di finalisti.

Non prendete esempio da me: fatevi un e-reader e scaricatevi qualche titolo meritevole. Come questi.

Coppi Night 16/10/2011 - Non mi scaricare

Avverto fin da subito che la mia animosità nei confronti di questo film è elevata. Così a naso penso di poterlo definire il peggiore visto nella stagione 2011 del Coppi Club. Beh, mancano ancora un paio di mesi, ma penso sia difficile trovare qualcosa di peggio. Per cui, la mia recensione è fortemente tendenzionsa, e per chi non vuole sorbirsi un rant catarroso predispongono una versione breve e una versione lunga del mio resoconto.

Versione breve: se volete vedere qualcosa di interessante, cercate i quattro minuti verso la fine in cui viene mostrata la rappresentazione teatrale del musical dedicato a Dracula interpretato da pupazzi. Ignorate i restanti 94 minuti.

Versione lunga: questa dovrebbe essere una commedia sentimentale. Già questo mi scoraggiava, perché il genere era troppo simile a quello del film della settimana prima: se poi ci si aggiunge che in finale sono riuscito a far arrivare Guida Galattica per Autostoppisti, si capisce che il mio voto non sia andato da questa parte. Il problema è che questa "commedia" non fa ridere. Chiariamo. Ammetto di non essere un tipo facile da far ridere. Mi piace il surrealismo, il nonsense, la citazione. A un certo livello mi piace anche 'o pernacchio, ma quando viene sfruttato nel modo gisuto, non gratuitamente. Per questo saltello con qualcosa come Scott Pilgrim, mentre sonnecchio (se va bene) con la solita cricca di attorucoli italioti. Quindi, il fatto che io non rida non significa necessariamente che il film non sia divertente. In questo caso, però, il discorso è diverso: il film non fa ridere perché non ci sono gag. Né verbali, né situazionali, né visive, né sonore. Le battute e gli sketch sono davvero pochi. Pochissimi per un film di quasi due ore. In confronto, anche il filmetto della settimana prima, che pure mi aveva annoiato, era vivace e scoppiettante. Ma in questo middle-age-drama, le occasioni per ridere proprio non ci sono. Immaginate quindi una storia che ha la struttura e le intenzioni della commedia, ma non ne ha i toni. Ha senso? No. Sì, era una domanda retorica, ma ho voluto essere chiaro.

Aggiungamo a questo il fatto che la storia che si svolge nel modo più banale possibile. Rispetta tutti canoni del triangolo amoroso, con una precisa applicazione della Regola del Tra Quanto Scopano, sottintendendo la morale "le donne sono tutte troie". Sorvoliamo sulla complessità dei personaggi, che viene superata nella maggior parte dei film porno. C'è molta più espressività nei pupazzi che interpretano Dracula e Van Helsing nel già citato spettacolo mostrato nelle ultime scene.

E veniamo alla più irritante delle note, la ciliegina sulla montagna di merda che già era questo film. Ora, io non so di preciso come si svolga tutta la trafila che porta al doppiaggio di un film. Immagino che dei traduttori leggano i testi e li riscrivano, questi poi vengono adattati alle necessità delle scene in cui compaiono, vengono interpretati dai doppiatori, e infine montati al posto della traccia audio originale. Quante persone maneggiano questi testi, prima che vengano distribuiti nei cinema? Credo che una decina non sia una stima inverosimile. E allora, come cazzo è possibile che di dieci persone nessuno si sia accorto che "reception" non si traduce, e soprattutto non si traduce con "ricevimento"? Ma come si fa a essere così ottusi, e come si fa a esserlo in così tanti, in tutte le fasi successive del lavoro? Quello che probabilmente nella versione era "the girl from the reception" diventa "la ragazza del ricevimento", e non una, ma almeno quattro volte! Ma possibile che nessuno di loro sia mai stato in albergo, e che non gli venga in mente che la ragazza che lavora alla reception sia, contro ogni previsione, la ragazza della reception?

Ecco, credo di aver fornito dei validi motivi per cui questo rimarrà probabilmente il film più ignobile visto quest'anno. Mi consola il fatto che, per compensazione, la prossima volta che porterò la Guida Galattica non potrà che essere enormemente apprezzato.