[quote] # 14

Sui miei scaffali ci sono una serie di "classici", definibili tali a vario titolo, che di quando in quando, tra un'astronave e un demone, mi tiro giù. Che non s'abbia poi a dire che non ho dimestichezza con i 100 libri che tutti dovrebbero aver letto! Di recente ho sfogliato Il mondo nuovo di Aldous Huxley, sorprendendomi per la sua attualità e la forza dei concetti espressi. Ne consiglio assolutamente la lettura (regge egregiamente i suoi ottant'anni), ma in particolare mi preme riportare questo brano, che offre un interessante punto di vista sulla sanità mentale all'interno della società contemporanea.

Non fatevi confondere dalla citazione nella citazione.

Noi vediamo dunque che la tecnologia moderna ha portato alla concentrazione del potere economico e politico, e alla formazione di una società controllata (spietatamente negli stati totalitari, pulitamente, nascostamente nelle democrazie) dalla Grande Impresa e dal Gran Governo. Ma le società sono composte di individui e sono buone solo nella misura in cui aiutano gli individui a realizzare le proprie possibilità, e a condurre vita felice e creativa. Ebbene, i progressi tecnologici di questi ultimi anni in che senso hanno agito sull'individuo? Ecco la risposta del filosofo e psichiatra Erich Fromm:

"La nostra società occidentale contemporanea, nonostante il progresso materiale, intellettuale e politico, è sempre meno capace di condurre alla sanità mentale, e tende a minare invece la sicurezza interiore, la felicità, la ragione, la capacità d'amore dell'individuo; tende a trasformarlo in un automa che paga il suo insuccesso di uomo con una sempre più grave infermità mentale, con la disperazione che si cela sotto la frenetica corsa al lavoro e al cosiddetto piacere."

La nostra sempre più grave infermità mentale può esprimersi in sintomi nevrotici, palesi, quanto mai desolanti. Ma continua il dottor Fromm: "Attenti a non ridurre l'igiene mentale alal semplice prevenzione dei sintomi. I sintomi, in quanto tali, sono per noi non nemici, ma amici; dov'è un sintomo, là è conflitto, e conflitto significa sempre che forze vitali lottano anocra per l'integrazione e per la felicità." Le vittime veramente disperate ell'infermità metnale si trovano proprio fra gli individui che paiono normalissimi. Molti di essi sono normali solo perché si sono adattati al nostro modo d'esistenza, perché la loro voce di uomini è stata messa al silenzio in età così giovanile che essi nemmeno lottano, né soffrono, né hanno i sintomi del nevrotico. Non sono normali, diciamo così, nel senso assoluto della parola; sono normali solamente in rapporto a una società profondamente anormale. Il loro perfetto adattamento a quella società anormale è la misura della loro infermità metnale. Questi milioni di individuii abnormemente normali, che vivono senza gioia in una società in cui se fossero pienamente uomini, non dovrebbero adattarsi, ancora carezzano l'illusione della individualità ma di fatto sono stati in larga misura disindividualizzati. Il loro conformismo dà luogo a qualcosa che somiglia all'uniformità. Ma uniformità e libertà sono incompatibili. L'uomo non è fatto per essere automa, e se lo diventa, va distrutta la base della sanità mentale.

Nel corso dell'evoluzione la natura si è adoperata in ogni modo perché ciascun individuo fosse diverso da tutti gli altri. Noi riproduciamo la nostra specie mettendo i geni del padre a contatto con quelli della madre. Questi fattori ereditati possono combinarsi in modi pressoché infiniti. Da un punto di vista fisico e mentale, ciascuno di noi è unico. Qualsiasi cultura che, nell'interesse dell'efficienza o in nome di un dogma religioso o politico, cerca di standardizzare l'individuo umano, commette un'offesa contro la natura biologica dell'uomo.

Mi sembra un paragrafo interessante perché, come il [quote] di Richard Dawkins, sottolinea come la nostra società attuale, e anzi forse qualunque tipo di società, sia un elemento estraneo alla nostra stessa natura. Le circostanze che ci hanno portato all'evoluzione di quella che consideriamo "intelligenza" non sono le stesse che si perpetrano nel nostro modo di vivere, ed è pertanto perverso pensare di poter vivere in un sistema ordinato secondo leggi che riteniamo naturali ma che, appunto per questo, non si adattan più al contesto in cui vengono applicate.

Probabilmente è un discorso molto complesso per poter essere affrontato in così poche righe. Ma mi piace far notare che, con ogni probabilità, la struttura sociale dell'uomo non è una componente così innata come siamo solitamente portati a credere. Nasciamo prima di tutto come individui, e come tali ci muoviamo all'interno del mondo. Pretendere di standardizzare la nostra variabilità, adeguando le caratteristiche personali a quelle degli altri, è un processo di "snaturamento" pericoloso, dalle conseguenze inaspettate. Huxley, e Fromm da lui citato, parlan di follia, ma che si manifesta in realtà come il completo adattamento ai paletti della società, la conformazione totale agli schemi imposti dal gruppo.

Il che dovrebbe costituire un motivo di conforto, per quanti di voi ricevono occhiate sospettose dalle altre persone solo perché camminano sotto la pioggia senza ombrello o cantano mentre vanno in bicicletta. Tenetevi strette le vostre follie, manie e paranoie, perché probabilmente sono la parte più autentica di voi.

Non garantisco però che questa argomentazione possa convincere un giudice, quindi fate sempre attenzione.

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