Harry Harrison - La saga degli Yilanè

Le saghe sono delle bestie ambigue. A volte sono contorte e deformi, delle specie di mutanti siamesi che si capisce essersi originati con tutt'altre intenzioni, altre sono delle costruzioni solide e coerenti, espressione di una volontà precisa di un'autore dall'immaginazione troppo vasta per poter essere contenuta in una singola opera. Io stesso ho ceduto alla tentazione, scrivendo alcuni racconti tra loro collegati come quelli dell'emodinamica e lo spin-off di Six Shots. Nel mio caso, ammetto, non c'era l'idea iniziale di creare una saga, ma credo di aver combinato comunque poco danno. Nella fantascienza le saghe sono piuttosto comuni, forse perché quando si gioca con la speculazione basta porsi una domanda in più per arrivare al passo successivo. Così abbiamo le Fondazioni di Asimov, Dune di Herbert, le Odissee nello spazio di Clarke, Hyperion di Simmons, eccetera, eccetera, e parecchio parecchio cetera. Harry Harrison è un autore non tanto conosciuto al grande pubblico, considerati anche i lunghi decenni di carriera, che si è dedicato spesso alla realizzazione di saghe di romanzi. Una di queste, pubblicata nel corso degli anni '80, è la saga di Eden, meglio conosciuta in Italia come quella degli (o delle) Yilanè.

Il ciclo è composto di tre romanzi: West of Eden, Winter in Eden e Return to Eden, da noi rispettivamente L'era degli Yilanè, Il nemico degli Yilanè e Scontro finale (sì, probabilmente un titolo preso da un episodio delle Tartarughe Ninja). La trilogia è ambientata in una Terra alternativa, ma definire la storia come un'ucronia è riduttivo. Infatti il punto di divergenza è davvero remoto: l'ipotesi di partenza dell'universo di Harrison è che l'asteroide che alla fine del mesozoico avrebbe colpito la Terra, provocando un'estinzione di massa di buona parte della fauna, non abbia mai raggiunto il nostro pianeta. In soldoni, i dinosauri non si sono estinti. L'evoluzione delle creature preistoriche è progredita, e se come comunemente si ritiene è vero che è stata la scomparsa dei dinosauri a rendere possibile l'ascesa dei mammiferi, si capisce come il mondo sia molto diverso da quello che conosciamo noi. La storia però non si svolge in quell'epoca, ma pressappoco nel presente (si potrebbe parlare di un "presente geologico": magari non è proprio il 1985 AD, ma un'età geologicamente equivalente). Gli eredi di quelle forme viventi rettiliane si sono ormai diffusi sul pianeta, o almeno su quello che è il Vecchio Mondo. Nelle Americhe invece, le condizioni climatiche non hanno favorito la sopravvivenza degli animali a sangue freddo, e qui sono invece emersi i mammiferi: cervi, mastodonti, tigri dai denti a sciabola... e umani. Ok, l'ipotesi che degli Homo possano essersi evoluti a partire dalle scimmie del Nuovo Mondo forse è un po' pesante, ma ci si sente di doverla accettare.
In Eurasia e Africa invece, i mammiferi sono rimasti al livello dei toporagni, e tutte le nicchie sono occupate da arcosauri. In particolare, sono appunto gli Yilanè ad aver conquistato il mondo nel senso più proprio del termine. Ottenuta una forma di intelligenza avanzata nel corso dei milioni di anni, gli Yilanè hanno costiuito una società complessa ed estesa, basata su una avanzatissima tecnologia organica che utilizza l'ingegneria genetica per ricavare strumenti di ogni genere a partire da creature viventi. Ma il clima sta cambiando, e a causa di quella che probabilmente è la prima glaciazione di questa Terra alternativa, gli ectotermici Yilanè sono costretti a cercare nuovi approdi per le loro città viventi in espasione. A bordo dei loro uruketo (ittiosauri modificati per diventare sommergibili da trasporto), sbarcano infine sulle coste americane. Dopo l'incontro con i Tanu, gli umani che occupano quella zona, l'odio reciproco, dettato da una innata repulsione degli uni verso gli altri, è istantaneo e dirompente. La guerra è scontata: gli Yilanè hanno bisogno di queste nuove terre calde per prosperare, i Tanu devono resistere all'invasione per non essere annichiliti. Non ci sono vie di mezzo.

L'eroe dell'intera saga, e diretto narratore almeno nei prologhi ed epiloghi, è Kerrick, un umano. La prima parte di West of Eden segue un po' l'archetipo de Il libro della giungla: Kerrick è un bambino, il cui villaggio viene sterminato da un attacco delle Yilanè e preso prigioniero, come esemplare di studio di questa nuova razza manifestamente intelligente, per quanto del tutto inferiore. Kerrick cresce quindi in mezzo alla civiltà Yilanè, ricevendo da una parte gli insegnamenti di Vaintè, la spietata Eistaa di Alpèasak (leggi: sindaco della città) che per tutta la saga sarà la vera antagonista del ragazzo, e dall'altra di Enge, leader di un gruppo di Yilanè ribelli che rifiutano la violenza (sì, insomma, delle lucertole hippy). In seguito Kerrick fuggirà da Alpèasak e tornerà a vivere coi suoi simili, un po' per senso di appartenenza e un po' (come sempre avviene in questi casi) per fame di fregna. Sarà quindi l'unico punto di collegamento tra il mondo mammiferino e quello rettiliano, e nonostante le sue iniziali intenzione di convivenza pacifica, lo scontro tra le due fazioni sarà presto inevitabile. La battaglia procede nel corso di tutti e tre i libri, con vittorie più o meno determinanti da entrambe le parti, alleanze e tradimenti, morti e scoperte. Oltre ai Tanu, Kerrick entrerà in contatto con altre tribù di umani: gli stanziali Sasku che venerano i mastodonti, e i caudati Paramutan che vivono nelle zone artiche. Le avventure porteranno i personaggi in giro per il mondo, anche dall'altra parte dell'oceano, fino nelle più antiche città Yilanè e al cospetto delle più potenti Eistaa. Naturalmente non rivelerò come si conclude la saga, ma posso dire che non finisce in modo banale, e che la lunga guerra prosegue senza eccessive forzature.

Una cosa che ritengo importante sottolineare è che questa saga non è una specie di Dinotopia. Non è affatto presente l'idea favolistica di dinosauri "umanizzati", con iguanodonti e diplodoci che pranzano insieme a tavolta chiacchierando dell'ultimo match di tirannobasket. Se i dinosauri nella loro concezione classica sono presenti, lo sono in quanto preservati dagli stessi Yilanè, allevati principalmente come fonte di cibo o per le altre esigenze di cui essi hanno bisogno: cavalcature, mezzi da costruzione, navigazione, combattimento, e così via. La conseguenza della non-estinzione K-T è la nascita della società Yilanè, e questi non sono nemmeno dinosauri in senso stretto, ma discendenti dei mosasauri. Proprio per questo, gli Yilanè vivono una vita anfibia: una prima fase embrionale completamente acquatica e incoscente, per poi emergere sulla terraferma adulti e intelligenti.

Vale la pena di soffermarsi sulla fisiologia e società di queste creature concepite da Harrison. Infatti, mentre le tribù umane sono essenzialmente civiltà preistoriche dell'età della pietra o giù di lì, gli Yilanè sono interamente frutto della sua invenzione. Come si può vedere dalla ricostruzione qui accanto, un Yilanè è in pratica un lucertolone bipede: la pelle è scagliosa e floscia, gli occhi sporgenti, gli arti e la coda tozzi. Sono più piccoli di un uomo, anche se hanno una discreta forza fisica, soprattutto nelle potenti mandibole dentate che possono essere paragonate a quelle di un varano. La cresta ha una importante funziona comunicativa, così come il resto del corpo, e infatti la lingua Yilanè è composta quasi più dal movimento che dalla vocalizzazione (e per questo è estremamente difficile da imparare per gli umani: Kerrick e suo figlio sono in pratica gli unici ad apprenderla in modo approssimativo). Gli Yilanè sono carnivori, e si nutrono principalmente della carne predigerita dei dinosauri che allevano: una specie di simmenthal gelatinosa, un composto semisolido facile da trasportare e che anche gli umani sono in grado di assimilare (seppur con supremo disgusto). In generale sono creature aggressive e poco aperte al dialogo, se si escludono Enge e le sue affiliate: per loro è più facile risolvere un problema con un colpo di hèsotsan che con una chiacchierata. Avrete notato che in precedenza ho spesso parlato delle Yilanè, al femminile: questo perché la loro società è interamente matriarcale. Sono solo le femmine Yilanè a ricoprire ruoli attivi, mentre i maschi, ottusi e apatici, sono chiusi in recinti in cui sono nutriti e da cui sono prelevati solo per l'accoppiamento, che di fatto si svolge come uno stupro da parte delle signore. È poi il maschio a condurre la gravidanza, ingrassando e intorpidendosi tanto da diventare del tutto inerme, e infatti in questa fase sono le femmine a prendersi cura di lui, fino al parto delle piccole fargi (le Yilanè nella fase pre-adulta) in acqua, che spesso è fatale per lo stesso padre. Una volta ritornate dalla loro fase embrionale, le fargi vanno verso le città, dove progressivamente con la capacità di parlare si sviluppa la loro intelligenza. La vita delle Yilanè è fortemente irreggimentata, e del tutto dipendente dalla volontà della Eistaa, tanto che quest'ultima può impartire la morte a una di loro soltanto cacciandole dalla città. [Ed è in questo che consiste l'eresia di Enge: la sua setta delle "Sorelle della Vita" riesce a disubbidire ai comandi dei superiori senza accusare una morte istantanea.] Come già detto, la scienza Yilanè è interamente basata su avanzate tecniche di ingegneria genetica, sviluppate nel corso di milioni di anni, con cui esse hanno modificato altre creature viventi per ogni scopo a loro utile: i già citati uruketo per attraversare l'oceano, le piccole lucertole hèsotsan per sparare dardi avvelenati, gli uruktop che sono psittacosauri octopedi utilizzati come carri da guerra, e poi insetti, anfibi, uccelli e mammiferi utilizzati come coperte termiche, borracce, registratori, microscopi, rasoi, eccetera. Le stesse città sono enormi agglomerati viventi, che si sviluppano letteralmente a partire da un seme. Nonostante questa sorprendente tecnologia, la Yilanè media è piuttosto ignorante: al di là delle scienziate, delle Eistaa e di poche consigliere, la maggior parte delle abitanti delle città è appena capace di parlare ed eseguire gli ordini, ma ha scarso senso di individualità, critica e pensiero autonomo. Le Yilanè hanno una cieca fiducia nella loro Eistaa e assoluta lealtà alla loro città, ma tra di loro non esprimono sentimenti di fratellanza o empatia, che invece sono forti nella fase di vita acquatica, durante la quale vivono e crescono in gruppo con le loro sorelle di nascita.

Nonostante questa presentazione possa dipingere delle creature meschine, non si può dire che nella saga le Yilanè incarnino il male assoluto, contrapposto alle virtù degli umani. È scontato che il lettore faccia il tifo per i primati a lui più affini, ma i Tanu vivono in una società primitiva e feroce, e spesso le loro azioni sono dettate da impulsi e convinzioni irrazionali. Più di una volta gli stessi compagni di Kerrick compiono atrocità nei confronti del nemico, e lui è probabilmente l'unico personaggio a comprendere che le fargi mandate a combattere sono innocenti quanto i bambini uccisi nei villaggi. L'odio tra rettili e mammiferi è reciproco e ancestrale, e da nessuna delle due parti ci sono esempi convincenti di tentativi di pacificazione. Dall'altra parte, esistono alcune Yilanè intelligenti e compassionevoli, a partire dalla stessa Enge fino ai due maschi salvati da Kerrick. Per cui, la storia non si riduce a un semplice scontro "noi contro loro/bene contro male": l'entità della guerra è più profonda e complessa, ed è difficile stabilire se ci sia una fazione davvero migliore dell'altra.

La serie degli Yilanè è una storia epica, ricca di personaggi, vicende e spunti. Se in alcune fasi l'azione è meno calcata, questa è sostituita dalla scoperta, come nel caso dei viaggi di Kerrick presso i Sasku o i Paramutan. L'intenzione iniziale dell'autore era probabilmente quella di creare una saga di livello paragonabile al Signore degli Anelli per vastità e complessità dell'universo immaginato. Questo è testimoniato anche dalla cura con cui Harrison ha inventato tre lingue completamente diverse: il Marbak, il Paramutan e la lingua Yilanè, per la quale ha dovuto anche includere tutta una serie di simbologia per rappresentare vocalizzazioni e movimenti non umani. Da appassionato linguista, Harrison non ha solo inventato le parole, ma anche la grammatica, e in un certo senso la filosofia che ha prodotto allo sviluppo di un determinato linguaggio, a dimostrazione del fatto che la parola influenza il pensiero. Grammatiche e dizionari sono riportati nelle lunghe appendici, oltre a un compendio sulla storia, la biologia e la scienza Yilanè. Oltre a questo, l'autore si è avvalso del contributo di diversi altri esperti (biologi, paleontologi, geologi, e appunto anche filosofi) per mettere insieme lo scenario in cui narra i suoi eventi, e il lavoro di documentazione che sta dietro la serie di Eden è davvero impressionante, e chi è interessato può trovare qualche dettaglio in questa intervista.

Che Harrison non sia riuscito a eguagliare Tolkien è evidente, se non altro per il fatto che Viggo Mortensen non ha mai fatto un provino per interpretare Kerrick. Le ragioni di questo insuccesso però sono più difficili da determinare. Forse per il classico (e forse un po' stereotipico) fatto che il fantasy è più accessibile della fantascienza al pubblico, per cui è più facile trattare con un elfo immortale e un anello magico che con una lucertola anfibia parlante (che non è un drago) e un ittiosauro-nave. Forse anche perché la storia di Harrison non si basa su assoluti, e non esiste un'incarnazione del male che tutti vogliono sconfiggere, così come non c'è un personaggio che rappresenta il concentrato di virtù che tutti dovrebbero seguire. Forse solo perché è troppo recente, o forse per una mera casualità editoriale. In generale il ciclo degli Yilanè è piuttosto apprezzato da chi l'ha letto, e gli unici ad aver mosso critiche forti sono alcuni gruppi femministi che hanno visto nella spietata società delle mosasaure un apologo maschilista (perché se inventi una specie cladisticamente distante dall'uomo come un salmone, e poi fai vedere che le femmine sono degli stronzi, mentre i maschi schiavizzati sono gli unici in grado di esprimere sensibilità e arte, allora sei un maschilista!). Personalmente anzi lo ritengo migliore del Signore degli Anelli, ma qui si entra nelle attitudini personali. Al di là dei paragoni, sono comunque convinto che si tratti di un'ottima lettura, un buon compromesso tra avventura e speculazione, un valido e appassionante intrattenimento.

A quanto mi risulta in Italia è stato pubblicato solo dalla Nord, sia nei tre volumi separati che in un libro unico che raccoglie l'intera saga.L'edizione risale agli anni 90, e non credo siano probabili ristampe, per cui chi è interessato dovrà iniziare a battere mercatini e scaffali di remainders, oppure frugare su ebay e bazaar vari. Io ho avuto la fortuna di trovare i tre libro con cofanetto su una bancarella del Lucca Comics, anni fa. E l'ho anche pagato meno del dichiarato prezzo di copertina di 52.000 Lire.

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