Sognare le stelle

Il weekend appena trasocrso è stato piuttosto movimentato, per chi frequenta (in qualunque ruolo) il piccolo mondo dell'editoria di genere italiana. Chi visita questo blog probabilmente è al corrente della cosa e non ha bisogno che riferisca i dettagli, ma anche se così non fosse, quello che è successo (o potrebbe essere successo) non è il nucleo della questione, almeno non per questo post.

A mio avviso il dato importante che è emerso nuovamente è come il meccanismo delle recensioni che fanno scalare le classifiche sia profondamente fallato. Ovviamente il richiamo principale è per Amazon, ma non voglio dare l'idea che il portale in sé sia il male. Amazon è il principale store in uso oggi, soprattutto per quanto riguarda gli ebook, e gestire in modo trasparente un mercato così vasto non è certo un'impresa facile. E così le falle vengono a galla.


Certo, i problemi non si presenterebbero se tutti fossero onesti, ma in qualunque interazione sociale bisogna presumere la possibilità che il prossimo possa essere disonesto (l'intero vivere civile si basa su questo assunto, tutto sommato). Il problema è che c'è troppo da guadagnare dal sabotare in vario modo il sistema di recensione/voto in modo da portare vantaggio ai propri testi, o anche danneggiare quelli altrui. Avere il proprio titolo "pompato" nella classifica del suo genere specifico (sempre che sia individuato in modo corretto, e non sia anche questo fatto in modo disonesto) comporta un vantaggio troppo consistente nei confronti della ristretta cerchia di riferimento. La sproporzione tra le dimensioni dell'offerta e quelle della domanda conduce inevitabilmente a una guerra tra poveri in cui fare i furbi conviene fin troppo. E allora arrivano le recensioni a pagamento, lo scambio di commenti, gli account fake, gli ebook vuoti, e tanti altri piccoli stratagemmi che rendono la vita dell'ingenuo lettore una sofferenza continua.

C'è un motivo per cui non lascio recensioni su Amazon, e se inizialmente poteva essere la pigrizia, in seguito mi sono convinto che fosse meglio così. Tutto quello che leggo passa da questo blog, così sono sicuro che il mio apporto non contribuirà a far scendere o salire in classifica un titolo, anche se si merita l'una o l'altra cosa. Mi viene quasi da immaginare che certi titoli nei piani alti della classifica in realtà non siano mai stati letti da nessuno, e che il sistema sia così perverso che si autoalimenti a colpi di recensioni farlocche, ma questa è solo una congettura.

Ho già avuto occasione di affermarlo (forse in un paio di interviste, non ricordo bene), ma ribadisco che liberarsi dal paradigma della classifica e delle 5 stelline è l'unico modo per lasciarsi dietro queste brutture. Ne guadagnerebbero i lettori ma soprattutto gli autori e gli editori, che siano figure separate o coincidenti come nel caso dei selfpublisher.

Proviamoci, potremmo avere delle belle sorprese.

2 commenti:

  1. Purtroppo temo stia avvenendo il contrario, ovvero classifiche e 5 stelline si stanno diffondendo in vari campi nei quali prima non esistevano, con risultati spesso preoccupanti...
    http://www.theverge.com/2015/10/28/9625968/rating-system-on-demand-economy-uber-olive-garden

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    1. se è questo quello a cui si va incontro non so quanto sia confortante, queste applicazioni di "democrazia dal basso" si sono già dimostrate poco affidabili in altri ambiti.

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