Coppi Night 20/03/2011 - Amici miei - Atto III

A quanto pare la pizza baccalà e porri del 5 novembre scorso è stata la mia prima e ultima: ho scoperto che non fa più parte del listino di Coppi. Probabilmente le scarse richieste non giustificavano l'approvvigionamento di baccalà. È vero che Coppi è poesia, ma i conti deve pur farli a fine mese. La scelta è comunque abbastanza ampia da poter compensare questa perdita.

Ho usato questa introduzione perché onestamente ho poco da dire sul film in questione. Se chi sta leggendo queste parole non conosce Amici miei, farebbe meglio a mettersi in pari. Esagero se dico che considero questi film parte del patrimonio culturale italiano? Ok, forse è troppo. Ma basta restringersi alla Toscana e la definizione è valida. C'è da riconoscere che Atto III è probabilmente il meno brillante dei tre, e risulta innegabilmente sottotono rispetto agli episodi precedenti, ma non di meno è comunque un'eccellente espressione di comicità toscana interpretata da grandi attori.

E siccome non c'è altro da dire, invece che di questo film, parlo di quello che proprio in questo periodo è in uscita nei cinema, e che forse in reazione al quale i convenuti della Coppi Night hanno deciso di votare e vedere Atto III. Mi riferisco ad Amici miei - Come tutto ebbe inizio: la trasposizione in cinepanettone (o in questo caso, più appropriatamente, "cinecolomba") di un'opera che poche righe sopra ho avuto l'ardire di affiancare al Decameron. Lo ammetto, ne parlo senza alcuna cognizione di causa: non l'ho visto e non vorrò mai farlo. Niente mi convincerà del contrario, nemmeno farmi notare che il mio è un pregiudizio. Io credo sia un giudizio pienamente ragionato, ma non mi importa comunque.

Non è la prima volta che un "marchio" che amo viene stiracchiato per mere esigenze commerciali, per spremerne fuori un'altra manciata di soldi prima che perda del tutto il suo richiamo presso il pubblico. E ogni volta rimango davvero amareggiato. In questo caso anche perché al convivio cannibale partecipano alcuni personaggi che, se pure non adoravo, ero comunque in grado di apprezzare. Parlo al passato, perché adesso non è più così. Ho citato il Decameron perché dal poco che ho avuto modo di valutare, immagino che questo film si riassuma in una serie di avventure boccaccesche, dato che tanto l'epoca quanto la collocazione si adattano. Forse a qualcuno è parso che questo elemento bastasse a giustificare lo sfruttamento del titolo storico... ma probabilmente non è nemmeno questo il punto. Chi ha pensato di realizzare questo film non si è posto alcuna considerazione di carattere professionale. E sicuramente non può aver amato Amici miei.
Visto che non serve ripetere in modo diverso i concetti che qualcun altro è già stato in grado di enunciare, e un po' anche perché scrivere di questo mi fa davvero salire la bile, lascio la parola a qualcuno che sarà sicuramente più efficace di me:


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