Ultimi acquisti - Novembre 2012 (parte 1)

Sono passati tre mesi dall'ultima sortita per l'acquisto di cd, e il mio bisogno di nuova musica iniziava a farsi fisiologico. Per questo, il giorno successivo al mio compleanno, sono andato dal solito Mastelloni (avete letto l'articolo che parla di lui su L'unità, vero?) e ho riportato a casa una quindicina di nuovi pezzi da aggiungere alla mia collezione. Come di consueto, suddivido l'analisi in più parti: in questa prima parlerò degli album puramente techno, nei successivi due passerò ad altri generi e commistioni e alle compilation.

Cominciano con Artifakts (bc), che è una ristampa dell'album del 1998 di Plastikman, alias d'esordio del personaggio attualmente noto come Riche Hawtin. La serie di album iniziata all'epoca con Sheet One (la cui cronistoria è riportata all'interno della custodia) costituiva uno dei più interessanti esperimenti di techno-minimal essenzialista, pura nella definizione più "pulita" del termine. I suoni sono definiti e precisi, il ritmo continuo ma non affrettato, la struttura dei pezzi è lineare e intuitiva. Non è certo musica che può piacere a tutti, anzi, molti faticherebbero a definirla "musica", proprio per la sua asetticità, evidenziata dal design candido del package. Eppure, questa a suo modo è storia.


Si rimane in ambito minimale, di nuvo con uno dei nomi più importanti. Ricardo Villalobos è praticame il Re Mida della minimal, perché trasforma in oro qualunque cosa tocca. Il suo nuovo Dependent and Happy, appena uscito per Perlon, è l'ennesima conferma della sua immensa competenza in questo genere. Forse, anzi, dopo il boom degli anni scorsi, Villalobos è uno dei pochi in grado di produrre ancora della minimal di qualità: i suoi pezzi sono sì lunghi e ripetitivi, ma anche profondi e sorprendenti. È difficile definire cosa renda Koito o Timemorf, che all'apparenza sono pezzi semplici, delle tracce così eccellenti. Ed è incredibile come solo con un kick, un hat e un sample vocale l'autore sia riuscito a creare l'atmosfera di Put Your Lips. Insomma, ha poco senso starne a ragionare, va solo ascoltato e assimilato.


Personalmente ho scoperto Daniel Stefanik tre o quattro anni fa, con il suo remix di Zugunruhe di Ripperton, che mi aveva profondamente affascinato. Non ho seguito gli ultimi sviluppi del dj, ma sapevo dell'uscita di un nuovo album e l'ho cercato subito. Confidence, pubblicato da Cocoon, riesce a esprimere bene lo stile dell'autore. Si tratta di techno incisiva, decisa ma non invadente, che si attesta su ritmi non eccessivi e aggiunge alla base una varietà di suoni che riescono a dare un'atmosfera più ampia ai pezzi. Questo non tradisce però l'anima techno dell'album, che risulta coerente nella sua proposta musicale, chiara ed efficace.



Steve Bug ha il merito di essere il fondatore dell'etichetta Poker Flat, una delle etichette più solide nel campo techno/house. Questo di per sé dimotra che è un dj di esperienza, e le sue produzioni raramente mancano il bersaglio. È questo il caso anche per Noir, uscito da poco. I suoi pezzi forse non eccellono per originalità, ma la qualità non manca: sia che si tratti di techno in senso più stretto, sia le contaminazioni più houseggianti arricchite di vocal. L'intento dichiarato è comunque quello di una raccolta pensata per il club, più che per l'ascolto, il che emerge dalla struttura e tono di tracce come No Adjustments e Those Grooves. Qualche pezzo cerca di sviluppare meglio la parte strumentale, come The Seventh Victim, e anche se non si tratta di esperimenti falliti, bisogna ammettere che il focus è più azzeccato per le tracce pensate per il dancefloor.


Questo è probabilmente il gioiello principale che mi sono portato a casa, a maggior ragione perché non mi aspettavo di esserne colpito così tanto. Primavera è il secondo album di Basti Grub, dj che da almeno quattro-cinque anni si è distinto soprattutto per le sue produzioni in stile latin. Il suo album precedente del 2009 era praticamente incentrato tutto sulle sonorità latine, tribali e "big band" riproposte con una base più pressante di stampo techno. Il giochino, pur gustoso, nel corso dell'ascolto si faceva prevedibile, quindi il doppio cd Das Dschungel Orchester non funzionava in pieno. Ma Primavera è un altro discorso. Si tratta sempre di techno, stavolta ancora più definita e inequivocabile. Ma la componente tribal/latin qui è sfruttata con una sapienza che raramente si riscontra altrove. Forse in tempi recenti Nick Curly è riuscito a fare qualcosa di simile, ma qui siamo obiettivamente su un altro livello. Perché Basti Grub, che nonostante l'amore espresso per le sonorità sudamericane e africane è tedesco purosangue da dodici generazioni, non si limita a inserire su una base techno dei campionamenti di musica latina, come solitamente viene impostata quella che si definisce latin techno, ma costruisce i suo i pezzi intorno ad essa, esaltandone l'atmosfera. Per questo, le tracce di Primavera non sono semplici "mash up" di musica elettronica e tradizionale, ma costituiscono una vera e propria fusione di queste due anime apparentemente antitetiche, ma che invece si dimostrano complementari. È anche un album "da secondo ascolto", che acquisisce valore ogni volta che lo si risente e se ne colgono ulteriori, meravigliosi dettagli. Provate ad ascoltare un paio di volte Verano e forse capirete cosa sto dicendo.

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