Tutori della Scienza: Perché non discendiamo dalle scimmie


Questo post si inserisce nel contesto dell'iniziativa "Tutori della Scienza" lanciata da Gianluca Santini sul suo blog, e che invita i blogger a farsi appunto "tutori" e dedicare uno o più post a un argomento scientifico da divulgare ai loro lettori. Per la verità mi è già capitato in passato di scrivere post inquadrabili nel filone divulgativo, ad esempio quello sul Principio di Fermat e sui dinosauri piumati. Tuttavia l'iniziativa è sicuramente lodevole, e mi sento di appoggiarla sia passivamente che attivamente, aggiungendo quindi questo post alla lista di quelli diffusi dagli altri tutori.

Come si deduce dal titolo, l'argomento che tratterò è da sempre uno dei miei più cari: l'evoluzione, e nello specifico l'evoluzione della specie umana. Si tratta di un tema che affronto spesso, e che si ritrova in una forma o nell'altra in diversi miei lavori (avete letto La staffetta o Il raccolto, per esempio?). Ora voglio parlare proprio di come l'uomo è capitato su questo pianeta, o meglio ancora di come non lo ha fatto, e lo farò partendo col dirvi che quello che vi hanno insegnato è errato.

Ok, facciamo un passo indietro: in realtà siete già abbastanza fortunati che vi sia stato insegnato che l'evoluzione esiste (non state a sentire quelli che dicono "l'evoluzione è solo una teoria", anche l'elettromagnetismo è una teoria: nel lessico scientifico teoria non è sinonimo di ipotesi), ma è probabile che il modello che avete appreso si riassuma in una storiella che parte da una singola cellula nell'acqua, diventa un globulo di cellule, poi un pesce, esce dall'acqua, inizia a camminare sulle pinne, poi mette su due zampe robuste, poi altre due, gli crescono i peli le inizia ad alzarsi sulle zampe posteriori, e infine, eccolo, è un uomo! Praticamente questa cosa qui:


Magari ricordate distintamente quell'immagine sul libro di scienze delle medie con quegli ominidi messi in fila, a sinistra una scimmia curva, poi via via un bipede sempre più eretto, qualcuno con un pezzo di pelle addosso, poi con una lancia in mano, con sempre meno peli, fino al glabro e distinto Uomo Moderno. Ecco: questo è sbagliato.

Infatti immaginare un percorso lineare che dalle prime forme di vita conduca all'Homo Sapiens di cui studiamo la storia a scuola è un errore logico, un fraintendimento che deriva da un'interpretazione superficiale dei meccanismi dell'evoluzione. Perché l'evoluzione, appunto, non è un tracciato chiaro e diretto da un punto di partenza a un punto di arrivo, anzi, non ha nessun punto di arrivo (e anche sul punto di partenza non è che si possa essere così sicuri). La specie a cui apparteniamo non è il culmine di un processo iniziato miliardi di anni fa, ma solo una delle tante istanze che si sono venute a originare a causa della combinazione di migliaia di fattori in migliaia di secoli. Per questo è errato dire che "l'uomo discende dalle scimmie": le scimmie (per quanto questa stessa definizione sia generica) non sono un gradino inferiore della scala evolutiva, perché altrimenti avrebbero ragione quei creazionisti che affermano che crederanno all'evoluzione solo dopo aver visto una scimmia che partorisce un uomo. Le scimmie sono un ramo parallelo al nostro di quello stesso albero di cui probabilmente condividiamo il fusto, ma affermare che sono i nostri antenati è falso. È chiaro che esistono organismi più e meno complessi, creature che sono la "base" da cui se ne sono sviluppate altre, ma formare una scala che implicitamente attribuisce un valore a ognuna di esse è un approccio errato. Non esistono punteggi evolutivi, che che ne dicano i videogiochi dei Pokemon, non ha senso quindi ritenere una specie superiore all'altra in termini di evoluzione.

Il comune fraintendimento non è solo di un errore logico, ma anche etico. Questa concezione infatti non è altro che l'adattamento del più ottuso antropocentrismo alle moderne teorie evoluzionistiche. L'idea che l'essere umano sia l'obiettivo finale anche in un processo disordinato e imprevedibile, è palesemente una distorsione egocentrica di qualcosa di estremamente complesso e per certi versi incomprensibile. Per capire come l'Homo Sapiens non sia la punta di diamante dell'evoluzione basta pensare che, nel corso della storia, più specie di ominidi hanno convissuto: è il caso noto dei Sapiens e Neanderthal, ma anche in epoche ancora più remote è probabile che più "versioni" dell'uomo si siano trovate a vivere contemporaneamente sul pianeta.


Concludo la piccola lezione ammettendo che questo stesso pezzo non è scritto in termini rigorosamente scientifici, che il tema è complesso e che ci sarebbero centinaia di sfumature e teorie da includere in questo discorso, ma l'intento non era certo quello di fornire un valido supporto di tipo scientifico, quanto dare uno spunto iniziale per far consocere qualcosa che forse troppo spesso diamo per scontato, e magari far scoppiare quella scintilla di curiosità che vi farà venire voglia di scoprirne di più.

5 commenti:

  1. Mi è piaciuto molto! :)
    Soprattutto il risvolto etico. Aggiungo subito alla pagina statica del progetto. ;)

    Ciao,
    Gianluca

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    1. grazie! se mi viene in mente qualche altro tema interessante aggiungo altri post!

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  2. Bello spunto! Pensa che sono in biblioteca e nel momento in cui leggevo c'era un bambino che stava scrivendo proprio dell'evoluzione dell'uomo sul suo quaderno (parlando ad alta voce, chiaro)

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    1. la cosa sorprendente è che un bambino del 2014 faccia ricerche in biblioteca! :o

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  3. Molto interessante l'articolo che parla del gioco e delle sue implicazioni sull'ultimo numero di Focus, ve lo consiglio!

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