19/12/2015 - bianco su giallo

è passata una settimana dall'ultimo aggiornamento sulle condizioni del mio gruppo di sopravvissuti. nel corso di questi sette giorni non è successo niente di rilevante, almeno non qui. sempre che non si voglia considerare rilevante il fatto che abbiamo finito le uova, con un'ultima frittatona di cipolle che ho preparato personalmente. l'abbiamo mangiata tutti di gusto e qualche frammento l'abbiamo lasciato ai gatti, che però si sono mostrati un po' scettici. quello che ritengo l'aspetto più importante di questi ultimi giorni è stato scoprire tanti altri sopravvissuti, sparsi in piccoli gruppi per tutto il territorio, ognuno col suo messaggio di resistenza e speranza. dopo il primo appello emerso da un blog ormai dimenticato, tanti altri si sono uniti, e sembra che ci sia motivo per non ritenersi sconfitti. non ancora.

due giorni fa ha nevicato. ormai ci sono abituato, anche se per i primi venti anni di vita per me era raro vedere anche solo i fiocchi scendere la cielo. vedere la neve accumularsi sui tetti e sulle strade era un evento eccezionale. ma dalla seconda metà del primo decennio del duemila il clima dev'essere cambiato. la neve si è vista ogni inverno, e con una puntualità incredibile sul finire della terza settimana di dicembre. ma quest'anno ha nevicato proprio TANTO, ancora più dell'inverno 2010, che è stato il peggiore finora. la neve si è accumulata sul portone di casa così alta che abbiamo dovuto spingere in due per riuscire ad aprire. camminando fuori ci siamo trovati immersi fino al polpaccio. i gatti si erano infilati nello scatolone che usano come tana, in un'unica pallottola di pelo multicolore, immobili. abbiamo temuto che potessero essere morti, ma stavano bene.

c'era un grande silenzio. voglio dire, ultimamente fuori c'è sempre silenzio, specialmente da queste parti. ma... dio, forse sarà anche vedere il paesaggio completamente bianco, eppure era più di un'assenza di rumori, era come un buco nero (cioè, bianco) che inghiottiva ogni suono. io e il ragazzo di mia sorella siamo usciti insieme ed esitavamo a parlare, timorosi di rompere quell'incantesimo, che una sola parola potesse far precipitare il mondo di nuovo in quello che era quando abbiamo chiuso la porta la sera prima. perché sì, sembrava di vivere in un mondo diverso, come se la neve avesse resettato gli ultimi anni e non ci fosse traccia di pandemia.

circondati dal ghiaccio, sembrava davvero di stare in un freezer. era davvero freddo. ci siamo guardati, pensando la stessa cosa: i gialli non sopravvivono a queste temperature. abbiamo chiamato gli altri dentro, invitandoli ad uscire. per precauzione abbiamo anche preso le poche armi a nostra disposizione... ma dopo mezz'ora giacevano in mezzo alla neve, abbandonate.

siamo corsi fuori, e ci siamo di nuovo sentiti liberi, padroni del nostro mondo. correvamo per le strade, gridando, cantando, scivolando, tirandoci pallate di neve e rotolandoci in quella farina gelata. eravamo sei bambini che hanno saltato la scuola, non sei sopravvissuti in guerra contro i mostri. forse è stato imprudente da parte nostra, ma ci siamo allontanati da casa. siamo arrivati fino ai limiti del paese, trovando ovunque la stessa scena silenziosa e imbiancata, ma nessun altro sopravvissuto. verso metà mattinata ci siamo imbattuti in un cumulo di neve dalla forma anomala. abbiamo scavato, e sotto c'erano tre gialli, accatastati uno sull'altro, rigidi. morti. quella vista ci ha inquietato, sulle prime. temevamo che da un momento all'altro i mostri si sarebbero risvegliati e ci avrebbero attaccati. poi, un tonfo: una palla di neve ha colpito in pieno viso uno dei tre zombi. era stato claudio, uno degli amici rifugiato insieme a me. ci ha guardati e ha riso. e allora ho capito cosa voleva dire: possiamo vincere. loro sono morti, noi vivi. noi siamo vivi. abbiamo tempestato i tre cadaveri di proiettili di neve, per poi dissotterrarli e ricominciare, ancora e ancora, fino ad avere le dita completamente intirizzite e le guance rosse per il freddo. abbiamo pisciato insieme sui corpi congelati, pensando solo vagamente che un tempo erano persone "normali" come noi. abbiamo riso tanto, tutti insieme.

la breve giornata stava già finendo, e senza il sole cominciava ad essere tropppo freddo, quando siamo rientrati. in casa non abbiamo parlato di quello che era successo, ma so che tutti ci abbiamo pensato. per due notti, ho dormito tranquillo. ho sognato un mondo coperto di neve, un mondo bianco. un mondo nostro.

3 commenti:

  1. Un bel sogno, non c'è che dire. In ogni caso, questo è il momento migliore per eliminare i Gialli ancora vivi prima che la stagione cambi e riprendano a muoversi. Il pensiero di affrontare l'Estate Gialla da solo mi terrorizza, voi che siete il gruppo organizzatevi ora.

    (fuori personaggio) bravo Piscu! :)

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  2. avete compiuto un incoscenza incredibile perche infatti i gialli non sono morti ma il freddo li rallenta o quando e veramente tanto li porta in una specie di stato catatonico anche se sono ancora svegli! gridando e giocando in quel modo forse avrete attirato l'attenzione di tutti i gialli della zona anche se per adesso non sono in grado di muoversi! (bisogna ricordarsi che non sono zombie ma umani alterati profondamente da una malattia e sono piu simili ad animali rabbiosi che a zombie anche se con il freddo rallentano e arrivano a bloccarsi)
    il consiglio che vi do e di fracassare il cranio a quelli che avete trovato e sperare che quando la temperatura riscaldi non arrivino gialli a frotte!
    buona fortuna!

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  3. me ne rendo conto, forse ci siamo lasciati andare... ma d'altra parte, giallo o non giallo, un essere umano che passa una nottata sommersa dalla neve muore assiderato. o no?

    mi stai facendo venire un dubbio terribile.

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