[quote] # 13

Questo è un [quote] a tema letterario. Forse non è apprezzabile da tutti, perché potranno capirlo principalmente coloro che si dedicano alla scrittura, oltre che alla lettura. E ancora più nello specifico, si parla di scrittura di fantascienza, quindi il cerchio si restringe ancora. Ma in effetti, anche se gli autori parlano espressamente di fantascienza, credo che quanto dicono possa applicarsi alla scrittura di qualsiasi tipo.

Il brano è tratto dal racconto Jellyfish di David Gerrold e Mike Resnick, racconto contenuto nella raccolta The Solaris Book of New Science Fiction, di cui ho parlato un paio di post fa nell'ultimo rapporto letture. Jellyfish è a sua volta un metaracconto sullo scrivere fantascienza, da due autori che di certo sanno quello che dicono. Il protagonista è appunto uno scrittore di fantascienza, piuttosto disturbato, dedito a un buon mix di droghe pesanti che gli consentono di buttare giu le sue quattro pagine giornaliere di romanzo. Con questa scusa Resnick e Gerrold tirano in ballo la definizine di realtà, di capacità di immaginare, di esistenza e possibilità, il tutto in tono decisamente parodistico, che nonostante la pesantezza degli argomenti li fa percepire con leggerezza. E per quanti sono in grado di cogliere i riferimenti, i due si permettono anche di fare una lista di autori di fantascienza dallo stile e abitudini assurdi, nei quali si possono riconoscere molti dei grandi nomi del passato e del futuro.

Quello che segue è uno dei tanti rant del protagonista, che si lascia andare spesso a flussi di coscienza del tutto incoerenti.

Science fiction was a gutter literature, the bastard child of Thirties-era pulp magazines and Saturday matinee serials.The postwar era had infected more than a few authors with delusions of relevance. They started showing off for each other. It evolved inevitably to a community of cancerous self-indulgence and an annual cycle of tawdry ceremonies where people in blue jeans handed each other awards. And every time, the winners would stand up and talk about the higher aspirations of writing: to seek out new worlds and all that shit and what does it mean to be a human being?
No.
The purpose of science fiction is not out there. It's down here. In the gut. It's about naming the nameless horrors. All that other crap was just wallpaper. This thing we really do at the typewriter, at the keyboard, or even with pad and pencil, it's about giving voice to all that malignant malevolent festering stuff that lurks in the underneath and mutters, like the undigested detritus of last night's falafel, making its presence known with uncomfortable rumblings and occasional bad smells. Forget about the top of tomorrow. This is about the bottom of today and the nightmares that creep out when you stop pasting illusions all over everything like bunny-rabbit wallpaper in a slaughterhouse.
Under oll those self-indulgent and sick civility were the flashing teeth and clasw of bloody truth, violent, unforgiving, heart-pounding, adrenaline-flushed, enraged, muscle-tautening, scraped and scarred, the unspeakable need to battle and rage and conquer and mate and fill oneself with raw organic sensation, all those turbulent storms that we politely call emotion, all the cumulative capacity for violence of a million years of DNA scrabbling to assemble itself into ever-more aggressive combinations, each one more cunning than the last, so it can repeat the process over and over again, each time in a more ferocious form.
That's all it was, all it ever would be, and everything else was pretension. And the best that any human being could ever hope to achieve wasn't escape, but merely respite from the relentless struggle. That's what was under all that crap all those people kept shilling.

Raramente ho trovato una definizione più forte e attendibile di quello che è la scrittura, almeno per chi scrive. Non è arte, non è la volontà di esplorare i confini dello sciibile e what does it mean to be a human being? Magari non è tutto qui, e non è sempre vero, ma leggendo queste parole mi sono sentito come quando a nascondino mi scoprivano alle spalle rannicchiato nel mio anfratto, senza che me ne accorgessi.

Oh, non mi prendo la briga di tradurre. Conto che chi passa di qui possa capire almeno la maggior parte di quello che ho riportato. Se così non fosse, fate un fischio.

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