Il sacrificio di Isacco secondo Dan Simmons

Questo post potrà apparire fuori luogo, perché supera gli ordinari limiti tematici del blog, che solitamente si dedica ad amenità come libri, film, citazioni da baci perugina e pizze, qui si vanno a scomodare discipline quali la teologia e la filosofia, e mi piacerebbe aggiungere anche "teosofia", ma non avrebbe senso. Sia chiaro che non sono né un teologo né un filosofo, quindi scriverò senza alcuna cognizione canonica di queste materie. Ne consegue che potrei tirare fuori una pappardellata di cazzate.

Ma fidatevi per un attimo e poniamo che io abbia davvero l'autorevolezza per affrontare temi del genere. L'argomento, come si legge nel titolo, è un episodio biblico tra i più noti: il sacrificio di Isacco. Non credo di dover perdere tempo a narrarlo, chiunque sia stato forzato da bambino ad andare al catechismo lo conosce, altrimenti aprite la Genesi al capitolo 22 e ridategli una lettura. Quello che interessa in questa sede non è raccontare la storia, ma darle un'interpretazione. È opinione abbastanza diffusa (non quanto dovrebbe, purtroppo) che la Bibbia, come qualsiasi "testo sacro" simile, è una raccolta di racconti dal valore più allegorico che storico, e se pure c'è un nucleo di verità storica alla base degli episodi narrati, questa è stata pesantemente distorta dalla morale e la retorica con cui gli scrittori nei secoli hanno deciso di impregnarla. Questo è anche più vero per i primi libri della Bibbia, quelli che tradizionalmente formano il Pentateuco, che è in pratica una lunga raccolta di midrash. Perciò, possiamo ignorare a cuor leggero la validità del sacrificio di Isacco come episodio "reale". Al massimo, può essere tratto da una storia vera.

L'ascesa di Abramo insieme al figlio sul monte Moria e il sacrificio incompiuto assumono quindi una valenza simbolica, e mirano a insegnare una qualche morale. Qual è questa morale?


Se chiedete al vostro parroco di fiducia, vi fornirà la risposta che in seminario gli hanno insegnato a dare a qualsiasi dubbio espresso da un fedele: "una prova di fede". Ogni volta che un problema è apparentemente irragionevole nei termini in cui viene posto, la soluzione rientra nel dogma. In questo caso, si dice per convenzione che Dio ha voluto testare la fede di Abramo, chiedendogli il più terribile dei sacrifici, e lo abbia fermato quando ha visto che stava davvero per sgozzare il ragazzino. Abramo ne esce quindi come un personaggio completamente positivo, capace di totale abnegazione, e magari tutti fossero come lui!

Ora, una persona ragionevole non può ritenersi soddisfatta da questa risposta. Personalmente non lo sono, e anzi questo episodio mi ha sempre "turbato" nella sua interpretazione teologica. Dal sacrificio di Isacco si comprende qualcosa della natura del Dio che fin dall'infanzia hanno cercato di farmi adorare. In particolare, si pone un interessante conflitto di poteri tra Uomo e Dio. Il ragionamento parte da questa considerazione: se Dio è per definizione onnisciente, perché avrebbe dovuto chiedere una prova di fede ad Abramo? Se per lui è tutto già noto (e non si può penasre che il futuro gli sia precluso!), che valore ha una richiesta del genere? Dio conosce già la reazione di Abramo, e sicuramente può "leggergli dentro" quanto basta per capire che avrebbe davvero ucciso Isacco: per cui non ha senso chiedergli di compiere davvero il gesto, per poi fermarlo all'ultimo momento. Alcuni illustri commentatori si spingono a ribattere a questo punto che l'Uomo possiede il "libero arbitrio". Ma allora, possibile che Dio non veda oltre le scelte degli uomini? Questo renderebbe l'Uomo di fatto più "potente" di Dio, in quanto libero da qualunque vincolo, e privo della noiosa onnipotenza propira della divinità. Questa è di per sé un'idea da scomunica, ma mi sembra un ragionamento formalmente corretto, ed è quello a cui sono approdato con le mie riflessioni.


--- PICCOLO INTERVALLO PUBBLICITARIO ---

L'episodio di Abramo e Isacco mi ha sempre affascinato per le sue implicazioni filosofiche e teologiche, e potrei dire anche "filologiche" ma non avrebbe senso. Mi ha preso così tanto che ne ho voluto raccontare una mia versine, che ha poco di filo- e teo-, ma una po' di fanta-. Il racconto che ne ho tratto, intitolato Alleanza è arrivato terzo al concorso Letteraria 2009 ed è quindi disponibile nell'antologia omonima. Ma perché darvi tanta pena a cercare un libro su cui spendere dei soldi, quando potete leggere la stessa storia aggratiss? Alleanza infatti è contenuto anche nell'e-book liberamente scaricabile Il senso della vita, insieme a una decina di altri miei racconti. Un'occasione ideale per rinfrescarvi la memoria in merito alle mie pubblicazioni.

--- FINE SPOT ---


Ma naturalmente, non ero l'unico a esseremi posto il problema. Probabilmente milioni di persone hanno riflettuto su questo episodio e ne hanno tratto le loro conclusioni. Una di queste persone è Sol Weintraub.

C'è una cosa importantissima da sapere a proposito di Sol Weintraub: non esiste. Si tratta di un personaggio creato da Dan Simmons nel suo romanzo Hyperion. Hyperion, come ho già avuto modo di dire, è uno dei libri migliori che abbia mai letto, e se vi piace la fantascienza non potete evitare di leggerlo; se invece la fantascienza non vi piace, questo è uno dei motivi per cui dovreste farvela piacere.

Cercherò di farla breve riferendo solo i dettagli essenziali e limitando gli spoiler (vi assicuro che potete leggere senza rovinarvi la lettura, ma vi avviso che sono costretto a riportare alcuni particolari della trama). Nel libro, la figlia di Sol, Rachel, è vittima di uno strano incidente sul pianeta Hyperion, che le provoca una malattia insolita, che l'autore definisce "Merlin Sickness": la ragazza inizia a ringiovanire, o meglio "invecchiare all'indietro". Tanto il suo corpo quanto la sua mente retrocedono, e ogni giorno Rachel "perde" un giorno di vita a partire dall'ultimo e procedendo all'indietro verso il primo. Rachel letteralmente regredisce, perdendo ricordi e conoscenze, dimenticando fatti, persone e sentimenti mentre il suo corpo si riduce allo stesso ritmo a quello di una bambina.

Si capisce che Sol possa essere turbato da questa circostanza, anche perché si chiede cosa succederà quando Rachel sarà tornata indietro per tutti i suoi 26 anni di vita. Tormentanto da strane visioni in cui una voce gli chiede di portare sua figlia in un posto che gli verrà indicato (avete letto o no Genesi 22?), Sol, che oltre a essere un professore è pure ebreo, inizia a disquisire a modo suo il problema del sacrificio di Isacco, inteso più in generale come sacrificio dei figli. Qual è il suo vero valore? Perché Dio, un qualunque dio, chiederebbe mai una prova del genere?

Sol attraversa diverse fasi nella sua elaborazione della risposta, reinterpretando anche la storia del suo popolo con la Diaspora e l'Olocausto, integrando anche queste nel sistema di valori che intende costruire e che, spera, potrà dargli una prospettiva abbastanza ampia da comprendere le ragioni di Dio. Ci vuole parecchio tempo prima che trovi la soluzione che cercava. Rachel è a poche ore dal fatidico istante della sua "de-nascita" quando Sol, perso nella valle delle Tombe del Tempo, dopo aver visto il terribile pluripuntuto multisnodato cronosinclastico Shrike apparire dal nulla e sventrare un paio di suoi compagni, capisce cosa rappresenta davvero il sacrificio del figlio.

L'idea di Dan Simmon, espressa attraverso le parole di Sol Weintraub, è questa: nell'episodio del sacrificio di Isacco, non è Dio a mettere alla prova Abramo; è Abramo a mettere alla prova Dio. Abramo è disposto a uccidere suo figlio per verificare se il Dio che gli chiede fedeltà è degno di essere adorato. Un Dio giusto lo fermerà, perché un'ingiustizia simile non può essergli gradita; se invece lascerà che il sacrificio si compia, non può che trattarsi di un dio meschino e indegno.

Pausa. Ci avete pensato? Io quando sono arrivato a leggerlo mi sono dovuto fermare, perché l'idea era così fulminante ma così semplice che mi sono sentito tanto stupido. Stupido ma fortunato, per aver finalmente trovato la soluzione del dilemma


E alla fine, ci ho messo così tanto ad arrivare al punto che ora che l'ho espresso non so cosa altro aggiungere. Mi sembra un concetto così penetrante che non c'è bisogno di approfondirlo. Potrei avervi annoiati, ma se è successo sicuramente vi siete stancati prima e non siete arrivati a leggere le mie scuse. Che poi, in effetti, non mi sto scusando. Anch'io ho faticato a mettere per scritto tutta questa esegesi, eh! Mi rendo conto che, a causa delle scarse conoscenze che ammettevo all'inizio, è possibile che questa idea fosse stata espressa da qualcuno prima di Dan Simmons. Ma se è così, è attraverso lui che io ho conosciuto questa interpretazione così sconvolgente e confortante, per cui gli attribuisco il credito fin dal titolo del post. In ogni caso, credo che nessuno possa aver reso l'idea con la stessa forza e lo stesso sentimento che si trovano in Hyperion, per cui vi rimando comunque a questo libro eccezionale. Leggetelo, vi farà bene. Non avrete mica paura dello Shrike?

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