Ultimi acquisti - Dicembre 2012

Ok, so che mi ero detto quelli di novembre sarebbero stati gli ultimi acquisti musicali dell'anno, e in un certo senso è stato così. Non sono infatti tornato da Mastelloni, ma sfogliando le risposte alla mia wishlist su Discogs ho scovato una buona occasione per appropriarmi di due dischi che cercavo da tempo, e non ho saputo resistere. Di solito, quando faccio questi acquisti occasionali e limitati evito di presentarli qui, ma in questo caso si tratta di due album tanto validi che non posso tralasciare di parlarne.


Il primo è III di Gui Boratto. Un nome che probabilmente mi avete già visto scrivere nelle mie recensioni (ad esempio per Chromophobia, ma anche numerose altre volte), perché è uno degli artisti che seguo di più ultimamente. Boratto è un dj brasiliano che più o meno dal 2006 in poi ha iniziato ad emergere grazie a un'eccellente produzione di pezzi e un ottima qualità dei remix, anche di pezzi non elettronici. III è il suo ultimo album, uscito nel 2011, e dopo Chromophobia e Take My Breath Away si colloca perfettamente nel descrivere il percorso musicale dell'autore. Lo stile inconfondibile, che unisce alla techno un delicato gusto per la melodia, è confermato anche qui, nonostante il tono generale sia più "dark" rispetto agli album precedenti, come già la copertina parrebbe suggerire. Si trovano così sia pezzi "emotivi" come Galuchat e Flying Practice che altri più forti come Stems form Hell e The Drill. Perla conclusiva è This Is Not the End, pezzo cantato dall'immancabile Luciana Villanova, che stabilisce un'ideale trilogia con Beautiful Life e No Turning Back, rispettivamente del primo e secondo album. Per cui, anche qui Gui Boratto ha colto in pieno, e non si può fare altro che aspettare la sua prossima opera (io spero anche in una raccolta dei migliori remix!).


E il secondo pezzo acquisito forse mi coglie in fallo perché temo di essere molto poco imparziale. Ma io credo seriamente di amare Dominik Eulberg per ogni sua produzione. Probabilmente è una cosa che ho già detto per Flora & Fauna ed Heimische Gefilde, ma non posso evitarlo. Non è solo questione di musica: questo tizio riesce a fondere in un modo così effimero eppure così vero la passione per la techno con quella per la natura che si rimane completamente rapiti dalle sue opere. È questa l'impressione che mi è giunta da Diorama, il suo album del 2011 che ancora non ero riuscito ad acchiappare, ma in effetti la stessa sensazione l'ho avuta con i tre precedenti. Tutti gli album di Eulberg (ma forse, in realtà, tutti i suoi pezzi, anche i singoli) sono a tema, e il tema è sempre la natura: animali, piante, insetti, uccelli, fenomeni atmosferici e così via. Se Heimische Gefilde era dedicato agli uccelli, con il geniale concerto finale di canti raccolti nei boschi, se Bionik era dedicato alle più incredibili meraviglie evolutive sviluppate dagli animali, Diorama a sua volta accosta il mondo naturale a quello umano, evidenziando altri risultati impossibili raggiunti dagli animali. Questo, più di molti altri, è un album che merita possedere in quanto oggetto, piuttosto che come asettico download di mp3, perché la confezione, con immagini e commenti, è parte integrante dell'opera. Lasciamo stare che io di tedesco non capisco nulla, e ho dovuto procedere a intuito per interpretare le spiegazioni fornite di ogni pezzo: anche deducendo solo qualche frammento qua e là si prova una soddisfazione estrema, un livello di coinvolgimento raramente toccato con altri dischi. Perché non si tratta solo di ascoltare, ma anche di scoprire, capire e cogliere, all'interno della musica, i riferimenti al tema. Qui Eulberg ci parla del superorganismo costituito da un formicaio (chiamandoli "i tre milioni di moschettieri"), dell'ecolocalizzazione dei pipistrelli, di lamprede e bivalvi, e addirittura dei tardigradi (e non vi sto a raccontare in che modo ho capito che erano loro i protagonisti di Teddy Tausendtod)... e ripeto, non si tratta solo di citazioni nel titolo: la musica riesce davvero ad evocare in qualche modo (non chiedetemi come) l'argomento. Provate ad ascoltare Metamorphose e ditemi se non immagiante davvero la larva che si fa strada attraverso la crisalide per emergere con le ali pronte al volo. E dopo tutto questo chiacchierare mi rendo conto che non ho detto una sola parola sul tipo di musica che si trova qui dentro... e in effetti pur trattandosi di techno, la definizione andrebbe ampliata e arricchita per comprendere questo oggetto. Ma d'altra parte si dice anche che in realtà esistono solo due tipi di musica, quella buona e quella cattiva. Indovinate di che tipo è questa.

Coppi Night 30/12/2012 - Ritorno al futuro Parte III

Ogni tanto durante il Coppi Club viene scelto di vedere uno di quei film storici o di culto, talmente noti che è difficile che qualcuno non li abbia già visti almeno una volta, e anche in tal caso che proprio non li conosca. È successo di recente con Il grande Lebowski, qualche tempo fa con Alien, Amici miei Atto III, e così via. Quest'ultima Coppi Night del 2012, forse per un condiviso desiderio di non impegnarsi troppo nella visione che già siamo alla fine dell'anno e si vuole chiuderla presto e poi si viene dalle feste e dalle mangiate e domani è l'ultimo e c'è da organizzare la festa (infatti tutti i film proposti erano di tono leggero), ha ripreso questa tendenza, promuovendo il terzo e ultimo capitolo della saga di Ritorno al futuro. Per la verità, anche il primo film era stato visto, qualche anno fa, ma rientrava nelle recensioni inserite sul vecchio blog quindi non è più disponibile dopo la morte di splinder.

Questa premessa serviva a giustificare il fatto che non parlerlo del film in sé. A che servirebbe? Tutti conoscono Ritorno al futuro, così come le successvie parti II e III. A mio avviso il terzo è il meno riuscito della serie, nonostante l'ambientazione western di mio estremo gradimento, forse proprio perché voler calare i due personaggi in quel contesto pare una forzatura. Questo non vuol dire comunque che sia come gli altri estremamente avvincente e divertente.

Visto che quindi non ho niente da aggiungere a quanto è stato detto negli ultimi decenni a proposito del film, butto lì giusto qualche trivia per dare corpo al post. Intanto, forse non tutti sanno che la parte II e III di Ritorno al futuro erano state in origine scritte come un unico film, ma a produzione avviata è emerso che non sarebbe stato possibile raccontare tutta la storia in un film solo, e si è deciso quindi di scomporli. Per questo infatti alla fine di Parte II vengono mostrati come in un trailer alcuni frammenti di Parte III, che erano già stati girati. Altra curiosità riguarda la tipica esclamazione di Doc "Grande Giove!": non so quanti se lo siano chiesti, ma nella versione originale non vengono citate divinità pagane. L'esclamazione è invece "Great Scott!", un'interiezione scarsamente diffusa di dubbia origine che si pensa risalga ai tempi della guerra civile americana. Ecco qui una pratica compilation di tutti i 16 Great Scott! presenti nella trilogia:


Concludo questo post di frivolezze ricordando che Ritorno al futuro è il film (vabbè, la serie) che ho adottato, per difenderlo da futuri tentativi di manomissione. Quindi vi posso grantire in prima persona che non vedrete mai un Ritorno al futuro Parte IV, come è giusto che sia.

[quote] # 16

Nell'ultimo rapporto letture ho parlato di Anathem, il capolavoro di Neal Stephenson che ho letto solo a novembre di quest'anno, con imperdonabile ritardo. Come dico in quel post, il libro è talmente denso di temi, concetti, lezioni, riflessioni, idee, che tattaro tutto quanto vi è contenuto risulta praticamente impossibile, almeno all'interno di uno spazio come questo (ma se volete approfondire, esiste un'apposita wikia). Tuttavia, proprio perché il lungo romanzo è un concentrato di idee, tanto all'interno del contesto narrativo quanto fini a se stesse, mi pare appropriato estrarre un piccolo brano che parla proprio delle idee in quanto tali, e del processo creativo che le origina.

Quella qui riportata è una conversazione tra il protagonista, fra Erasmas, e sua cugina. Non serve che spieghi come si arriva a questo dialogo, è sufficiente sapere che Erasmas è una specie di... ehm, "monaco della scienza", che vive in un "convento" i cui abitanti si dedicano tanto al lavoro manuale quanto allo studio, pratica ormai consolidata da millenni di storia e tradizione. E proprio per questo, c'è bisogno di qualcuno che tenga le fila di questa storia, come viene spiegato.

(Nota: ho letto il libro in ingles, questa è una mia traduzione libera; il termine "Saunt" indica un saggio riconosciuto del passato [una specie di "santo della scienza"])

– È frustrante, parlare con te. Ogni idea che la mia piccola testa riesce a concepire è stata già concepita da qualche Saunt duemila anni fa, e discussa fino alla morte.
– Non voglio passare per saccente, ma questa è l'Affermazione di Saunt Lori, e risale al Sedicesimo secolo.
– Davvero?
– Davvero.
– Letteralmente duemila anni fa, un Saunt ha proposto l'idea che...
– Che ogni idea che una mente umana può concepire è stata già concepita tempo prima. È un'idea molto in voga...
– Aspetta, ma l'idea di Saunt Lora era nuova?
– Secondo alcuni paleo-Loriti ortodossi, è stata l'ultima idea nuova.
– Allora, devo chiederti...
– Cosa abbiamo fatto qui negli ultimi 2100 anni, visto che l'Ultima Idea era già stata concepita?
– Gia.
– Non tutti sono d'accordo con questa affermazione. Tutti odiano i Loriti. Ma i Loriti sono utili.
– In che modo?
– Tutte le volte che qualcuno ha un'idea che crede nuova, i Loriti ci si buttano sopra come sciacalli e cercano di dimostrare che in realtà è vecchia di cinquemila anni. E di solito, hanno ragione. È fastidioso e umiliante, ma alla fine previene che le persone perdano tempo su cose vecchie. E i Loriti devono essere studiosi eccellenti per svolgere il loro lavoro.
– Quindi tu non sei un Lorita.
– No. Se apprezzi l'ironia, può farti piacere sapere che dopo la morte di Lori, un suo allievo scoprì che la sua idea era già stata anticipata da un filosofo quattromila anni prima.
– Divertente. Ma questo non dimostra la tesi di Lori? Sto cercando di capire cosa ne ricavate voi.
– Le idee sono cose buone, anche se sono vecchie. Per comprendere le più avanzate teorie è richiesta una vita intera di studi. Mantenere il cumulo di idee già esistenti richiede tutto questo.
– Quindi siete come dei giardinieri. Accudite dei fiori rari. Questa è una serra. Dovete mantenere la serra e curare i fiori per sempre, altrimenti si estinguono. Ma...
– Ma raramente troviamo un fiore nuovo.

È una prospettiva interessante, quella suggerita da Erasmas: il fatto che le idee si succedano e si rincorrano, spesso si sovrappongano. Infatti è successo anche a me, di trovare espressa altrove quella che credevo fosse una mia idea esclusiva. Per questo sarebbe davvero utile avere un buon team di Loriti sempre a disposizione, per non incappare in questi equivoci.

Eppure, come viene detto, le idee sono buone, anche se sono vecchie. Non importa se un Lorita verrà a dirvi che la vostra geniale intuizione l'aveva già avuta un tizio morto di gonorrea dall'altra parte del mondo quattromilaseicento anni fa: se la vostra idea è genuina, valida, è comunque buona. Quindi datevi da fare, in culo ai Loriti!

Coppi Night 23/12/2012 - La sposa cadavere

La minaccia di cenoni e pranzacci festivi non ci ha impedito di portare avanti la mission del Coppi Club. E per mantenere un appropriato clima natalizio, è stato scelto un film che parla di morti, sortilegi, matrimoni forzati e inganni! Per la verità, La sposa cadavere lo volevo vedere da parecchio ma non avevo avuto occasione, per cui l'ho accolto con entusiasmo. E devo dire che alla fine sono rimasto soddisfatto.

Partiamo premettendo che non sono un grande fan di Tim Burton. Sia per quanto riguarda i film che l'animazione, la sua vena fantastica, per quanto apprezzabile, a volte mi sembra troppo tendente al favolistico. E va bene che di favole si tratta, con roba tipo Nightmare Before Christmas e La fabbrica di cioccolato, ma anche altre cose tipo i Batman da lui realizzati mi sono parsi inopportunamente slegati dalla realtà. Predisposizione mia, lo ammetto, perché che sia un grande artista non c'è nessun dubbio. Quello che intendo è che non ho quell'adorazione zelota di alcuni suoi seguaci, e se un suo film mi fa cagare lo dico senza problemi.

Mentre invece La sposa cadavere, per buona parte, mi è piaciuto. Questo accavallamento dei regni dei mortali e dei morti, questro intreccio di promesse e sentimenti, riesce a creare un racconto che, se anche non brilla certo per originalità, ha comunque una buona presa. I personaggi, per quanto stilizzati, appaiono credibili nelle loro azioni e motivazioni, in particolare proprio la sposa del titolo, che pare il più tormentato (e giustamente) di tutti, assieme ai due giovani promessi ostaggi delle rispettive famiglie. Come la storia procede e si conclude non serve dirlo, e quelle due-tre sorpese che vengono fuori, anche se intuibili, danno un tocco in più di sapore al tutto. Quello che mi interessa sottolineare è come l'ambientazione nelle due diverse "dimensioni", quella dei vivi e quella dei morti, appaia capovolta: grigio (letteralmente) e noioso il mondo terreno, colorato e festoso quello ultraterreno. Dove da una parte i genitori dei due rampolli complotanno un matrimonio di interesse, fregandosene della felicità dei rispettivi figli, dall'altra bande di scheletri si suonano a vicenda le clavicole e festeggiano i nuovi arrivati. Penso che il significato del film risieda più o meno tutto in questa contrapposizione: una forma di esorcismo nei confronti della morte, si potrebbe dire, o un'accettazione serena di quello che, presto o tardi, ci attende tutti.

Quello che ho gradito meno sono state le canzoni, che non sono molte, ok, però i musical non mi sono mai piaciuti quindi le ho sopportate male. Ma anche qui, problema mio. Mi chiedo sempre in questi casi come abbiano fatto i traduttori ad adattare il testo originale all'italiano mantenendone il senso, problema che mi assilla dai tempi di Aladdin. Ma questo è un altro discorso. Un altro particolare forse un po' superficiale è la volatilità del protagonista, che sembra accettare con troppa facilità il giuramento (involontario) e sembra cambiare direzione del suo amore troppo alla leggera. Ma forse più che di amore in questo caso si parla della dedizione che il giuramento comporta, nei confronti di chiunque sia pronunciato. A fronte di queste imperfezioni ci sono però alcune scene davvero belle, poetiche e commoventi, come il ritrovamento del cane e il finale, in cui la sposa si allontana. Per cui la bilancia pende decisamente verso il positivo, e La sposa cadavere risulta come un buon film.

Rapporto letture - Novembre 2012

Arrivo un po' in ritardo, siamo praticamente a fine mese e devo ancora fare la lista di quel che ho letto il mese scorso! Ma tanto in questi giorni di feste immagino che molti di voi, affaticati dai pranzi e dai cenoni e dagli avanzi consumati nei giorni successivi, avrete poco di meglio da fare che ciondolare per i blog, e magari trovare il tempo per leggervi il mio resoconto delle letture di novembre.


More about Corti - Terza stagioneIl primo minilibro da registrare è Corti Terza Stagione: Il ritorno dei Corti viventi, di cui ho già parlato all'epoca dell'uscita, trattandosi di una raccolta che include tre miei racconti. All'interno di questo volumetto tascabile (in senso )letterale si trovano una sessantina di racconti, di vari autori italiani, di lunghezza variabile ma sempre ridottissima: 200, 900 o 1800 caratteri, tutti "di genere". Come nelle due precedenti istanze della raccolta, il gusto di queste storie sta nel saper cogliere i sottintesi, le suggestioni e i suggerimenti che gli autori hanno inserito senza poter rendere esplicite. Non tutte le storie sono così "profonde", alcune sono più leggere e si riducono a semplici battute, ma l'amalgama risulta buono, e se pure la lettura è veloce, è quasi impossibile non tornare sui racconti già letti, per cercare di capire ogni singola parola e trarne il più possibile. Per inciso, questo è anche l'ultimo libro pubblicato da Edizioni XII. Voto: 8/10


More about AnathemE qui mi trovo in estrema difficoltà a parlare del secondo libro consumato nel mese (in realtà già cominciato a ottobre, ma completato solo a metà novembre, data la corposità). Perché Anathem, terzo libro che leggo di Neal Stephenson, è talmente complesso e onnicomprensivo che affrontarne i singoli aspetti è riduttivo in modo offensivo; d'altra parte, parlarne ampiamente, in un post dedicato, sarebbe superfluo, perché molti, prima di me, l'hanno già fatto. Per cui, se volete sapere meglio della storia e del mondo di Anathem vi rimando a chi lo ha già fatto, e io qui cerco solo di riferire le mie impressioni. Si tratta di un libro assolutamente completo, nel senso che contiene praticamente ogni cosa che dovrebbe avere una "grande opera": dall'avventura alla scoperta, da personaggi credibili e coerenti a misteri e colpi di scena, dal sentimento al sense of wonder. I temi poi che vengono inclusi nella lunga narrazione sono vari e tutti affrontati in modo acuto e coinvolgente: dalla matematica alla religione, dalla cultura alla filosofia, dalla scienza alla politica. Stephenson non ha solo creato un mondo (o meglio: una worldtrack), ma lo ha dotato di una sua storia, che presenta chiari parallelisimi con la nostra (non solo perché il lettore si possa divertire a trovare l'equivalente arbrano del Teorema di Pitagora e del Rasoio di Occam, c'è un motivo per cui accade), e si mostra determinante nello svolgesi degli eventi. Anche quando sembra che le "lezioni" impartite dall'autore (alcune davvero illuminanti sulla percezione della realtà e le dimensioni parallele) siano fini a se stesse, si scopre in seguito che il tempo speso ad assimilar queste nozioni viene ripagato nel corso della narrazione, e niente di ciò che si legge va perso. Stephenson stesso sapeva comunque di aver creato un libro complesso, per questo ha fornito un glossario e una cronologia del suo mondo, per aiutare il lettore a districarsi, soprattutto nelle fasi iniziali. Ma davvero, è veramente difficile riuscire a fornire un quadro esaustivo dell'esperienza che costituisce Anathem. Si può solo provarla, per capire. Non per niente, nel mio sondaggio Locus riguardo i migliori libri di fantascienza del decennio, lo avevo messo al rimo posto pur non avendolo ancora finito. Avevo già capito di trovarmi di fronte a un capolavoro, che non può meritare altro che un voto 10/10.


The Science Fiction Megapack è il primo libro acquistato sul kindle store direttamente dal mio aggeggino! D'altra parte 70 centesimi per 25 classici della sf mi sembrava un buon affare, per cui l'ho tirato giù subito e l'ho letto, procedendo spedito nella lettura grazie anche alle 10 ore di attesa al pronto soccorso quando mi hanno distrutto la macchina, il giorno dopo il mio compleanno... ma questa è un'altra storia. Il libro contiene racconti di autori storici come Fredric Brown, Mack Reynolds, Eando Binder, C.M. Kornbluth, Ben Bova, Lester Del Rey, Harry Harrison, Robert Silverberg... e vabbè mi fermo qui. Si tratta di racconti "classici" del genere nel senso che hanno una prospettiva avventurosa, a cui viene aggiunta la componente di mistero o di scoperta dell'elemento fantascientifico. Non tutti sono eccellenti, alcuni sono forse un po' lunghi per quello che hanno da dire, ma altri invece sono un concentrato di idee pure, proposte al lettore senza fronzoli. Una lettura ghiotta per farsi un po' di cultura di base, considerando che la traduzione italiana (se esiste) difficilmente si riesce a reperire. Voto: 8/10


More about Strani nuovi mondi 2012Ultima lettura del mese, alquanto in ritardo sui tempi di pubblicazione, è Strani nuovi mondi 2012, l'antologia che raccoglie i cinque racconti premiati al Premio Giulio Verne 2012, in cui mi sono classificato secondo con il mio Sinfonia per theremin e merli (la recensione si considera quindi al netto del mio lavoro, che non valuto). I racconti sono buoni, e incarnano anime diverse della sf: dall'ucronia di Simone Conti al pasticcio di x-files di Samuele Nava, dall'approfondimento tecno-sociologico di Ida Vinella alla descrizione di civiltà aliene di Vito Introna. Forse questa varietà è il pregio maggiore del libro, che offre stili e temi diversi in grado di soddisfare pressoché tutti i lettori. Certo c'è una considerevole differenza tra Troppo futuro per un uomo solo, frenetico e sgangherato, e La costumanza di Syulut, lento e ponderoso... ma appunto per questo dovrebbe andare bene a chiunque si trovi il volume per le mani. Voto: 7.5/10