Coppi Night 23/12/2012 - La sposa cadavere

La minaccia di cenoni e pranzacci festivi non ci ha impedito di portare avanti la mission del Coppi Club. E per mantenere un appropriato clima natalizio, è stato scelto un film che parla di morti, sortilegi, matrimoni forzati e inganni! Per la verità, La sposa cadavere lo volevo vedere da parecchio ma non avevo avuto occasione, per cui l'ho accolto con entusiasmo. E devo dire che alla fine sono rimasto soddisfatto.

Partiamo premettendo che non sono un grande fan di Tim Burton. Sia per quanto riguarda i film che l'animazione, la sua vena fantastica, per quanto apprezzabile, a volte mi sembra troppo tendente al favolistico. E va bene che di favole si tratta, con roba tipo Nightmare Before Christmas e La fabbrica di cioccolato, ma anche altre cose tipo i Batman da lui realizzati mi sono parsi inopportunamente slegati dalla realtà. Predisposizione mia, lo ammetto, perché che sia un grande artista non c'è nessun dubbio. Quello che intendo è che non ho quell'adorazione zelota di alcuni suoi seguaci, e se un suo film mi fa cagare lo dico senza problemi.

Mentre invece La sposa cadavere, per buona parte, mi è piaciuto. Questo accavallamento dei regni dei mortali e dei morti, questro intreccio di promesse e sentimenti, riesce a creare un racconto che, se anche non brilla certo per originalità, ha comunque una buona presa. I personaggi, per quanto stilizzati, appaiono credibili nelle loro azioni e motivazioni, in particolare proprio la sposa del titolo, che pare il più tormentato (e giustamente) di tutti, assieme ai due giovani promessi ostaggi delle rispettive famiglie. Come la storia procede e si conclude non serve dirlo, e quelle due-tre sorpese che vengono fuori, anche se intuibili, danno un tocco in più di sapore al tutto. Quello che mi interessa sottolineare è come l'ambientazione nelle due diverse "dimensioni", quella dei vivi e quella dei morti, appaia capovolta: grigio (letteralmente) e noioso il mondo terreno, colorato e festoso quello ultraterreno. Dove da una parte i genitori dei due rampolli complotanno un matrimonio di interesse, fregandosene della felicità dei rispettivi figli, dall'altra bande di scheletri si suonano a vicenda le clavicole e festeggiano i nuovi arrivati. Penso che il significato del film risieda più o meno tutto in questa contrapposizione: una forma di esorcismo nei confronti della morte, si potrebbe dire, o un'accettazione serena di quello che, presto o tardi, ci attende tutti.

Quello che ho gradito meno sono state le canzoni, che non sono molte, ok, però i musical non mi sono mai piaciuti quindi le ho sopportate male. Ma anche qui, problema mio. Mi chiedo sempre in questi casi come abbiano fatto i traduttori ad adattare il testo originale all'italiano mantenendone il senso, problema che mi assilla dai tempi di Aladdin. Ma questo è un altro discorso. Un altro particolare forse un po' superficiale è la volatilità del protagonista, che sembra accettare con troppa facilità il giuramento (involontario) e sembra cambiare direzione del suo amore troppo alla leggera. Ma forse più che di amore in questo caso si parla della dedizione che il giuramento comporta, nei confronti di chiunque sia pronunciato. A fronte di queste imperfezioni ci sono però alcune scene davvero belle, poetiche e commoventi, come il ritrovamento del cane e il finale, in cui la sposa si allontana. Per cui la bilancia pende decisamente verso il positivo, e La sposa cadavere risulta come un buon film.

Rapporto letture - Novembre 2012

Arrivo un po' in ritardo, siamo praticamente a fine mese e devo ancora fare la lista di quel che ho letto il mese scorso! Ma tanto in questi giorni di feste immagino che molti di voi, affaticati dai pranzi e dai cenoni e dagli avanzi consumati nei giorni successivi, avrete poco di meglio da fare che ciondolare per i blog, e magari trovare il tempo per leggervi il mio resoconto delle letture di novembre.


More about Corti - Terza stagioneIl primo minilibro da registrare è Corti Terza Stagione: Il ritorno dei Corti viventi, di cui ho già parlato all'epoca dell'uscita, trattandosi di una raccolta che include tre miei racconti. All'interno di questo volumetto tascabile (in senso )letterale si trovano una sessantina di racconti, di vari autori italiani, di lunghezza variabile ma sempre ridottissima: 200, 900 o 1800 caratteri, tutti "di genere". Come nelle due precedenti istanze della raccolta, il gusto di queste storie sta nel saper cogliere i sottintesi, le suggestioni e i suggerimenti che gli autori hanno inserito senza poter rendere esplicite. Non tutte le storie sono così "profonde", alcune sono più leggere e si riducono a semplici battute, ma l'amalgama risulta buono, e se pure la lettura è veloce, è quasi impossibile non tornare sui racconti già letti, per cercare di capire ogni singola parola e trarne il più possibile. Per inciso, questo è anche l'ultimo libro pubblicato da Edizioni XII. Voto: 8/10


More about AnathemE qui mi trovo in estrema difficoltà a parlare del secondo libro consumato nel mese (in realtà già cominciato a ottobre, ma completato solo a metà novembre, data la corposità). Perché Anathem, terzo libro che leggo di Neal Stephenson, è talmente complesso e onnicomprensivo che affrontarne i singoli aspetti è riduttivo in modo offensivo; d'altra parte, parlarne ampiamente, in un post dedicato, sarebbe superfluo, perché molti, prima di me, l'hanno già fatto. Per cui, se volete sapere meglio della storia e del mondo di Anathem vi rimando a chi lo ha già fatto, e io qui cerco solo di riferire le mie impressioni. Si tratta di un libro assolutamente completo, nel senso che contiene praticamente ogni cosa che dovrebbe avere una "grande opera": dall'avventura alla scoperta, da personaggi credibili e coerenti a misteri e colpi di scena, dal sentimento al sense of wonder. I temi poi che vengono inclusi nella lunga narrazione sono vari e tutti affrontati in modo acuto e coinvolgente: dalla matematica alla religione, dalla cultura alla filosofia, dalla scienza alla politica. Stephenson non ha solo creato un mondo (o meglio: una worldtrack), ma lo ha dotato di una sua storia, che presenta chiari parallelisimi con la nostra (non solo perché il lettore si possa divertire a trovare l'equivalente arbrano del Teorema di Pitagora e del Rasoio di Occam, c'è un motivo per cui accade), e si mostra determinante nello svolgesi degli eventi. Anche quando sembra che le "lezioni" impartite dall'autore (alcune davvero illuminanti sulla percezione della realtà e le dimensioni parallele) siano fini a se stesse, si scopre in seguito che il tempo speso ad assimilar queste nozioni viene ripagato nel corso della narrazione, e niente di ciò che si legge va perso. Stephenson stesso sapeva comunque di aver creato un libro complesso, per questo ha fornito un glossario e una cronologia del suo mondo, per aiutare il lettore a districarsi, soprattutto nelle fasi iniziali. Ma davvero, è veramente difficile riuscire a fornire un quadro esaustivo dell'esperienza che costituisce Anathem. Si può solo provarla, per capire. Non per niente, nel mio sondaggio Locus riguardo i migliori libri di fantascienza del decennio, lo avevo messo al rimo posto pur non avendolo ancora finito. Avevo già capito di trovarmi di fronte a un capolavoro, che non può meritare altro che un voto 10/10.


The Science Fiction Megapack è il primo libro acquistato sul kindle store direttamente dal mio aggeggino! D'altra parte 70 centesimi per 25 classici della sf mi sembrava un buon affare, per cui l'ho tirato giù subito e l'ho letto, procedendo spedito nella lettura grazie anche alle 10 ore di attesa al pronto soccorso quando mi hanno distrutto la macchina, il giorno dopo il mio compleanno... ma questa è un'altra storia. Il libro contiene racconti di autori storici come Fredric Brown, Mack Reynolds, Eando Binder, C.M. Kornbluth, Ben Bova, Lester Del Rey, Harry Harrison, Robert Silverberg... e vabbè mi fermo qui. Si tratta di racconti "classici" del genere nel senso che hanno una prospettiva avventurosa, a cui viene aggiunta la componente di mistero o di scoperta dell'elemento fantascientifico. Non tutti sono eccellenti, alcuni sono forse un po' lunghi per quello che hanno da dire, ma altri invece sono un concentrato di idee pure, proposte al lettore senza fronzoli. Una lettura ghiotta per farsi un po' di cultura di base, considerando che la traduzione italiana (se esiste) difficilmente si riesce a reperire. Voto: 8/10


More about Strani nuovi mondi 2012Ultima lettura del mese, alquanto in ritardo sui tempi di pubblicazione, è Strani nuovi mondi 2012, l'antologia che raccoglie i cinque racconti premiati al Premio Giulio Verne 2012, in cui mi sono classificato secondo con il mio Sinfonia per theremin e merli (la recensione si considera quindi al netto del mio lavoro, che non valuto). I racconti sono buoni, e incarnano anime diverse della sf: dall'ucronia di Simone Conti al pasticcio di x-files di Samuele Nava, dall'approfondimento tecno-sociologico di Ida Vinella alla descrizione di civiltà aliene di Vito Introna. Forse questa varietà è il pregio maggiore del libro, che offre stili e temi diversi in grado di soddisfare pressoché tutti i lettori. Certo c'è una considerevole differenza tra Troppo futuro per un uomo solo, frenetico e sgangherato, e La costumanza di Syulut, lento e ponderoso... ma appunto per questo dovrebbe andare bene a chiunque si trovi il volume per le mani. Voto: 7.5/10

Coppi Night 16/12/2012 - I mercenari 2

Non avevo visto I mercenari, quindi non ero troppo entusiasta della vittoria di questo film, perché mi sembra stupido partire da metà di una storia, anche quando, come in questo caso, non ci sono in realtà collegamenti solidi tra i due capitoli. I mercenari 2 si può infatti godere liberamente senza aver visto la prima parte, dato che tutte le (poche) nozioni di cui c'è bisogno vengono fornite nella prima parte del film. Che poi, alla fine dei conti, la "trama" è così essenziale che è difficile anche da riassumere: c'è una squadra di superuomini che deve vendicarsi, e lo fa. Fine. Tutto il gusto del film sta nello svolgimento: l'intento è quello di un film d'azione spropositato, esagerato fino al limite del realistico, ma non per questo pacchiano.

Una cosa eccellente di questo film (e presumo anche del precedente?) è che non ci sono tempi morti. In molti film d'azione, gli autori per qualche ragione pensano di dover dare "profonidtà" alle loro trame con momenti di approfondimento psicologico, flashback sul tormentato passato dei protagonisti, squarci di idilliaca vita familiare... qui non c'è niente di tutto questo. Dall'inizio alla fine si assiste ad azione pura, e i momenti di "calma" sono a loro volta farciti di battute o dialoghi relativi alla trama stessa, senza inutili sentimentalismi. C'è in realtà una sola di queste scene, quando il giovane cecchino della squadra di Stallone racconta la sua esperienza di guerra, ma in questo caso il personaggio puzza da lontano di redshirt, e il suo breve monologo ha la funzione di farci capire quale grave e imperdonabile perdita sarà la sua prossima morte (sì, questo sarebbe uno spoiler, ma sfido chiunque a non capirlo un quarto d'ora prima). Per il resto, i personaggi sono così chiaramente stereotipati (nel senso che si rifanno a figure ben definite, non nel senso che sono rappresentati in modo superficiale) che c'è poco da raccontare: i buoni sono buoni (anche se ammazzano più gente dei maggiori serial killer della storia messi insieme), i cattivi sono cattivi e pure parecchio stronzi.

Volendo applicare un minimo di logica a quanto si vede, viene da chiedersi di quali fondi disponga questo dream team di eroi, visto che possono permettersi di abbandonare delle jeep ultracorazzate, usare una moto per abbattere un elicottero, partire con un aliante raggiunto tramite aquascooter dal quale sparare sette-otto missili per abbattere un unico ponte... insomma, siamo sicuri che rientrino con le spese? Ma vabbè, anche mantenendo questi dubbi le scene rimangono parecchio godibili, e anche se in pochi minuti si consumano massacri di intere cittadine (già prima dei titoli di coda credo che vengano ammazzate un migliaio di persone), lo humor dark di molte scene è davvero spassoso. In realtà il film è così denso che non c'è tempo di farsi domande, e quando si arriva allo scontro finale Stallone/Van Damme sembra che sia finito davvero troppo presto. Io ero quasi convinto che mancasse una mezz'ora buona e che sarebbe venuto fuori qualche ultimo colpo di scena... invece era proprio la fine.

Non analizzerò singolarmente i vari elementi del cast, ma va da sé che riunire in un'unica storia tutti questi nomi che hanno fatto la storia dei film d'azione concede delle grandi gioie. Certo per la maggior parte di loro fa quasi tenerezza notare quanto siano invecchiati (oddio Van Damme perché ti sei levato gli occhiali da sole?) rispetto all'immagine che si ha di loro. Ed è piacevolissimo cogliere le battute e i riferimenti che infrangono la quarta parete, come Chuck Norris che cita egli stesso uno dei suoi famosi fact, e Statham che dice a Stallone che gli insegnerà la boxe.

Futurama 7x10 - Near Death Wish / Desiderio di un quasi morto

Fin dall'episodio pilota, la connessione tra Fry e il Professore è stata identificata nel fatto che il ragazzo appartiene a qualche appendice morta dell'albero genealogico della famiglia Farnsworth, pur non essendone un antenato diretto, come deduce anche in All the Presidents' Heads, dove si scopre che esisteva già un Farnsworth (non un Fry [perché, se non l'avete notato, Fry è il cognome]) all'epoca della guerra di secessione americana. È noto quindi che i Farnsworth sono in qualche modo collegati ai Fry, ma a parte questo si sa molto poco della famiglia del Professore. Una lacuna che con questo episodio è stata colmata: Near Death Wish infatti vede apparire addirittura i genitori del Prof!

Sì, so cosa viene da pensare: ma se già lui è vecchio oltre il limite della demenza senile, come fanno i suoi genitori ad essere ancora vivi? Allora, se vi sforzate un attimo, potete ricordarvi che nell'episodio della seconda stagione A Clone of My Own, il Professore, dopo aver ammesso di avere 160 anni, viene portato su quella che appare come una Morte Nera (la "Near Death Star"), una sorta di satellite-cimitero in cui i vecchi consumano la loro vita. In realtà, più che un cimitero si tratta di un colossale ospizio, e in effetti tutti gli ospiti sono collegati a una realtà virtuale condivisa, che nel frattempo mantiene i loro corpi in vita. Per questo, i signori Farnsworth sono ancora vivi, ed è Fry ad andarli a cercare, quando sente il bisogno di quell'amore familiare che ha lasciato mille e rotti anni nel passato. Scollegati e portati via dalla Near Death Star, i due anziani vengono ad abitare alla Planet Express, e Fry se la spassa con loro come se fossero i suoi nonni. Ma si scopre anche che il Professore, in realtà, non vuole avere niente a che fare con i suoi genitori, anzi, li odia con tutto se stesso, per le cose terribili che, a suo dire, gli hanno fatto sopportare da bambino. Alla fine, com'è giusto che sia, il Prof riuscirà a chiarirsi con i suoi vecchi, ma solo dopo un'ultima rivelazione che scombinerà quello che si era creduto fino a quel momento.

Come tutti gli episodi a tema "familiare", anche questo punta a un coinvolgimento emotivo più forte del solito, e il nucleo della storia non è tanto la battuta, l'avventura o l'idea fantascientifica, quanto la psicologia dei protagonisti, in questo caso del Professore, che se pure è il personaggio principale in molti episodi, raramente lo è a livello personale, semmai più per il suo ruolo di inventore/scienziato. Per questo è anche piuttosto insolito vederlo piangere e disperarsi, perché per abitudine sembra quasi che sia un personaggio privo di sentimenti... almeno nei confronti di altre persone. Riesumare (in senso quasi letterale) i suoi genitori non era certo una mossa prevedibile, e forse anche a puntata conclusa può sembrare un po' forzato il fatto che dopo tutto questo tempo (dodici anni, nell'universo narrativo di Futurama!) si scopra che i coniugi Farnsworth sono ancora vivi. La cosa è parzialmente giustificata dal fatto che proprio il Professore non volesse parlare di loro, ma rimane comunque piuttosto improbabile. Più comprensibile, da questo punto di vista, l'atteggiamento di Fry, che da bambinone qual è cerca l'affetto dei due vecchietti, in contrasto all'indifferenza nei suoi confronti del Prof. I Farnsworth contesi si mostrano benevoli e comprensivi, anche se leggermente rincoglioniti (ma vabbè, come dargli torto dopo decenni e decenni in un ospizio virtuale?), tuttavia anche da parte loro non sembra esserci troppo interesse a riallacciare i rapporti con il figlio. La componente sentimentale quindi  non funziona in modo perfetto, e la puntata ne risente nel suo complesso, essendo questo il focus dichiarato. In ogni caso, anche se la storia per come viene posta presenta alcune perplessità, le scene finali sono senza dubbio commoventi.

A livello di svolgimento e struttura, è da segnalare come già detto il ritorno alla Near Death Star, che si aggiunge agli altri richiami ad ambientazioni presentate in vecchi episodi all'interno della stagione 7 (il pianeta di Kif di Butterjunk Effect e il pianeta robot in Free Will Hunting). Ci sono anche citazioni di altre opere, in particolare (e forse anche in modo eccessivo) Matrix, a cui si ispira l'intero concetto della Near Death Star (realtà virtuale condivisa e umani usati come batterie). Essendo appunto un episodio "emotivo" le gag passano in secondo piano, ma il livello è comunque accettabile. Forse una delle parti più divertenti è proprio l'introduzione, in cui viene mostrata la cerimanai di premiazione dei migliori fattorini, a cui Fry partecipa (e vince, con notevole incremento di prestigio personale!). In definitiva la puntata è sufficiente, ma con un tema così forte probabilmente se ne sarebbe potuto trarre molto di melgio. Voto: 6/10

Edizioni XII chiude

Il 12 dicembre c'è stato un gran farfugliamento in giro per i blog e i social network riguardo il fatto che fosse il 12/12/12, probabilmente più di quanto è stato fatto per il 11/11/11, il 10/10/10, 09/09/09, e mi auguro che vi siate già stufati perché io non ne ho più voglia. Naturalmente non è successo niente in questo giorno che lo abbia distinto dagli altri 345 giorni precedenti del 2012, se non il fatto che è stata una giornata di merda come la metà di quelle 345 prima, tuttavia...

Tuttavia è stato opportunamente scelto come il giorno ideale per annunciare la chiusura delle Edizioni XII. Con un annuncio pubblicato sulla loro home page, su un enigmatico sfondo di menhir e chiavi, è stata data notizia ufficiale della chiusura di questa casa editrice, che tanto si era distinta nell'uderground italiana negli anni scorsi. I motivi non sono stati spiegati, e probabilmente non ce n'è davvero bisogno. Forse, per chi seguiva il gruppo, la cosa era già nell'aria da un po', da quando è stato chiuso il forum, alla chiusura della sezione concorsi, al ritardo della pubblicazione dei Corti Terza Stagione, che sarà, di fatto, l'ultimo libro edito da XII.



Non voglio fare discorsi sulle cause e le conseguenze di questa decisione, non è mio compito e tutto sommato non credo nemmeno sia rilevante, a questo punto. L'intento di questo post è quello di offrire un dovuto tributo a quella che è stata una delle più simolanti realtà editoriali degli ultimi anni. Edizioni XII, dal 2008 in poi, è stato davvero un punto di riferimento per la letteratura di genere, con prodotti di estrema qualità, concorsi e selezioni di alto livello (cioè, ve lo ricordate il Circo Massimo?), iniziative ed eventi unici. Non si può quindi non celebrare tutto quanto è stato, e forse è meglio che la fine sopraggiunga quando ancora i traguardi e i ricordi sono positivi, prima di venire consumati da una lunga e straziante agonia.

Se ricercate qui sul mio blog "xii" (nella casella di ricerca là sulla destra) potete notare quante volte questo nome è stato citato. Infatti dobbiamo a XII la pubblicazione di libri eccezionali di autori italiani come Melodia e Malapunta, di autori stranieri (inspiegabilmente ignorati in italia) come Brian Keene, di raccolte come Carnevale, la "scoperta" di autori come Samuel Marolla, la nascita di iniziative che poi si sono spostate su altri portali come USAM e Minuti contati, che tanto hanno contribuito a formare e far emergere decine di autori, e poi vabbè, non sto nemmeno a nominare le illustrazioni realizzate per loro da Diramazioni, a cui si deve anche l'immagine conclusiva qui sopra. Per quanto mi riguarda, XII è stata innanzitutto un'ottima palestra, grazie appunto ai concorsi già citati, che mi ha spinto e motivato a scrivere sempre di più e di meglio. In senso stretto, con loro ho pubblicato solo sui Corti, ma il coinvolgimento in altri progetti mi ha motivato a scrivere racconti che poi hanno fatto successo o raggiunto la pubblicazione altrove. Ma soprattutto, grazie a XII ho conosciuto molte persone, professionisti e amatori, che pur con accezioni diverse condividono la mia passione per le storie, la scrittura, le cose fatte bene. E questo, sono sicuro, rimarrà.

Per cui, alla fine dei conti, non considero la chiusura di XII un evento terribile e insuperabile. È triste di per sé, certo, e mi dispiace scoprire che non vedrò mai un Corti Quarta Stagione e il tanto anticipato Discronia. Ma questo addio non significa fine.  Quindi se devo accodarmi a qualcuno dei tanti che hanno diffuso la notizia, penso di rientrare nella scia di gelostellato aka Raffaele Serafini. So che le persone che formavano XII, che erano XII, si affacceranno presto in altre iniziative (anzi, lo stanno già facendo), e questo mi rincuora. Quindi più che "riposi in pace", mi sento di dire "grazie, e a presto".