La mia esperienza con la Factory Editoriale

Mi ritaglio cinque minuti del vostro sabato pomeriggio per un breve post che riassuma quello che potreste esservi persi della mia esperienza con la Factory Editoriale I Sognatori. Non sto a ripercorrere tutta la storia, che è iniziata l'estate dell'anno scorso, mi ha portato in breve tempo alla pubblicazione di Spore e ha celebrato il suo primo anno di attività con il Factory Day 2014, una manifestazione letterario-culturale tenuta a Viareggio a fine agosto. Voglio spendere questo post perché vista dall'esterno forse la Factory non appare diversa da molte altre case editrici, piccole ma agguerrite, che si affacciano ogni tanto nel panorama underground italiano. Ma vivere quotidianamente l'esperienza dal dentro è un'altra cosa, e vorrei provare a farlo capire a chi è solo di passaggio e magari incrocia la realtà della Factory senza sapere cosa c'è dietro.


Per il suo pubblico tutto sommato I Sognatori si può definire una casa editrice di piccola dimensione, ma nondimeno virtuosa, perché punta su talenti italiani da coltivare e proporre coraggiosamente su canali alternativi (per scelta editoriale non distribuisce direttamente in libreria). Voglio dire, nel suo primo tris di pubblicazioni ci sono rientrato io, con una raccolta di racconti di fantascienza: l'antitesi del bestseller. Eppure l'intenzione si è confermata anche in seguito, con la stampa di libri che in buona parte sfidano i trend di mercato. Da questo punto di vista quindi probabilmente I Sognatori possono essere assimilati ad altre case editrici passate o attuali, come la Gargoyle che fu (non quella attuale, le mitiche Edizioni XII e la nuova arrivata Zona 42 (cito quelle più attive nella letteratura fantastica perché è il settore che conosco meglio). E tanto dovrebbe bastare.

Quello che però non emerge all'esterno è il modo in cui la casa editrice lavora, che giustifica la sua definizione di "Factory Editoriale". Senza addentrarsi troppo nello specifico, basta sapere che il gruppo di autori riunti dall'editore compone una nutrita squadra che mette a disposizione le proprie capacità per tutti gli altri. È stato grazie a questo gruppo che sono riuscito a organizzare la mia prima presentazione al Caffè Letterario Volta Pagina di Pisa (e per inciso, questo pomeriggio sarò di nuovo lì, per la presentazione di Y di Claudio Selva), e ho stabilito contatti per altri eventi simili in posti diversi (dovrei riuscire a dare qualche dettaglio presto). Certo, io sono stato tra i primi a poter approfittare di questa rete, ma lo stesso vale per gli autori che sono stati pubblicati in seguito. La cosa straordinaria è che, se alla partenza del progetto il principio su cui ci si basava (o almeno su cui io stesso pensavo di contare) era il semplice do ut des, ovvero uno scambio di "favori" reciproci di cui alla lunga tutti avrebbero beneficiato, a distanza di un anno posso dire che non è più così. Adesso, un successo della Factory è un successo che percepisco come mio, perché dopo aver conosciuto (attraverso il forum dedicato e di persona) gli autori che compongono il gruppo, il rapporto si è evoluto oltre la collaborazione professionale. Tanto che adesso, quando ancora cerco di stabilire contatti per prossimi eventi o promozioni, la mia logica non è più "come posso spingere il mio libro?", ma "come posso spingere la Factory?"

C'era dello scetticismo all'inizio del percorso, quando Aldo Moscatelli ha lanciato dal suo blog l'idea e poi ha composto la squadra. Io stesso non ero certo sicuro al cento per cento che l'approccio fosse vincente (e forse non posso ancora dire che lo sia in tutto), ma adesso so con certezza che la direzione è sicuramente quella giusta. Qualcuno, soprattutto chi ha una minima conoscenza dei meccanismi editoriali, può ravvisare nella formula della Factory un modo furbo dell'editore per liberarsi del lavoro e delle responsabilità che spetterebbero a lui. Beh, in parte è vero, ma tutto sommato se il fine è quello di diffondere e vendere i libri pubblicati, e la condivisione (ancora più che la suddivisione) dei compiti lo rende più facile, qual è il problema? È meglio fossilizzarsi su posizioni sterili, o impegnarsi personalmente per ottenere un risultato migliore a beneficio di tutti? In secondo luogo però, bisogna anche considerare che l'editore si comporta in tutti i sensi come tale, e non c'è dietro nessun sistema ingegnoso di EAP o vanity press che sia: il gruppo si consulta, propone, valuta, ma poi la decisione finale spetta al capo, che di fatto stabilisce la linea da seguire. Ciò non vuol dire nemmeno che ci sia una dittatura incontestabile, anzi, già in diverse occasioni le proposte dell'editore sono state bocciate dal gruppo, o viceversa una proposta di un membro è stata accolta come parte integrante del "regolamento interno".

Quando sono approdato nella Factory io ero forse uno degli iniziali 80-90 membri (ad oggi sono molti meno, forse poco più di 50) con maggiore esperienza di pubblicazioni e mercato editoriale. Questo per chiarire che non mi sono fatto abbagliare dalla prospettiva della rapida e facile pubblicazione (poi di fatto è stato così, ma per un caso!), e sapevo bene che c'era da dubitare fortemente. Avevo già partecipato a più presentazioni, anche di editori "professionisti", ma non si era mai trattato di eventi ben organizzati come quelli che sono riuscito a realizzare con gli amici factoriani. Ad oggi posso quindi dire che l'idea era azzeccata, non fosse altro per questa intensa rete di collaborazione e rapporti umani che si sono instaurati nel gruppo. Io so che fino a fine 2015 non potrò nemmeno prendere in considerazione l'idea di pubblicare qualcos'altro per I Sognatori, ma non per questo smetto di seguire le iniziative e sostenere i miei compagni. Si parla spesso di come l'editoria sia un settore sterile, marketizzato, dove la qualità non rappresenta un criterio essenziale e la barriera tra i tre soggetti coinvolti (autore - editore - lettore) risulti invalicabile. Qui il sistema è diverso, perché gli autori sono i primi lettori, e l'editore consulta gli autori, e i lettori rispondono direttamente all'editore, e così via. Senza stare a scomodare i paradigmi del socialismo, a me sembra solo un sistema pragmaticamente efficace e soddisfacente per tutte le parti in gioco.

Con tutto questo non sto facendo uno spottone per dire "ehi, guardate quanto siamo bravi e innovativi, leggeteci!". Il pubblico deve giustamente valutare solo sulla base di quanto viene pubblicato e letto, e a essi non si risponde con nient'altro che la qualità. Ma per chi ha la curiosità di sapere come ha fatto il libro che tiene in mano ad arrivargli in mano, questo breve resoconto credo sia interessante. La Factory Editoriale non sarà la panacea in grado di risanare l'editoria, non arriverà mai a competere con i big del settore, i suoi autori non verranno mai invitati da Fazio e probabilmente ci sarà ancora molto da dover mettere a punto e imparare. Insuccessi ce ne sono stati e ce ne saranno, ma niente che non ci si aspettasse, quando ci si muove in un settore così saturo e distorto in partenza. La mia esperienza, finora, è stata una delle più complete e soddisfacenti dal punto di vista "autoriale", e mi ha portato senza dubbio a maturare molto non solo come scrittore, ma anche come "operatore artistico" in genere (perché quando ti sbatti due mesi per organizzare una presentazione nella biblioteca a 40 metri da casa tua impari molto). E non è certo merito esclusivamente mio, ma di tutte le persone disponibili, competenti, eclettiche, sopra le righe, con cui mi sono trovato a condividere il percorso.

Se seguite regolarmente questo blog ci sono buone probabilità che abbiate letto Spore (se non è così, dovreste sentirvi un po' delle merde), e per quanto mi riguarda non avrei altro da richiedervi. Ma fidatevi di me quando vi dico che questi ragazzi meritano di essere conosciuti, e se sfogliate i profili degli autori o il catalogo troverete sicuramente qualcosa di interessante. Le anteprime free abbondano ed è da poco disponibile anche il primo ebook collettivo gratuito, quindi il giudizio potete formarlo in autonomia senza rimetterci più di un'oretta del vostro tempo. You'll thank me later.

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