Coppi Night 21/07/2013 - Sette psicopatici

Mi piacciono i meta-film, quei film in cui si parla della generazione del film stesso, o di un altro che poi, inevitabilmente, diventa esso stesso parte del film. Esempi di questa mise en abyme in effetti non ce ne sono molti, ma il più valido che posso citare è Adaptation/Il ladro di orchidee, scritto da Charlie Kaufman e interpretato da Nicholas Cage, che in una Coppi Night precedente alla nascita di questo blog è stato visto, ma di cui non trovate qui la recensione. Sette psicopatici (incredibilmente, titolo tradotto in modo fedele!) è un film di questo genere, e quindi già guadagna punti in partenza.

La storia si muove intorno al protagonista (Colin Farrel), uno sceneggiatore di cinema che deve consegnare un lavoro ma non sa come muoversi. La sua idea è quella di scrivere un film ("Sette psicopatici" appunto) in cui compaiano sette individui squilibrati, ma che non siano semplici maniaci omicidi, anzi, vorrebbe quasi che nessuno di loro uccidesse gli altri. Mentre lui tenta di scrivere il film, riceve i suggerimenti di un amico (Sam Rockwell) e del suo socio in affari (Christopher Walken), affari che consistono nel rapire cani e intascare la ricompensa promessa dai proprietari. Ma i due rapiscono il cane sbagliato, quello di un boss mafioso, e da lì si trovano invischiati in una serie di circostanze piuttosto pericolose. Nello stesso tempo, la stesura del copione continua, con l'aggiunta di nuovi personaggi che trovano riscontro nella vita reale: un killer di mafiosi, un killer di killer, un monaco buddista, e così via. I sette psicopatici quindi si trovano a essere a metà tra realtà e invenzione, e in un primo momento non è sempre chiaro se quanto si vede sia reale o scritto dal protagonista (o dal suo amico, che ha idee ben diverse).

Ne risulta un film davvero piacevole, basato su azione e humor nero, ma che non sfocia quasi mai nel fracassone, manentendo un livello abbastanza alto non solo nelle scene movimentate, ma anche in quelle più riflessive. L'intreccio che si crea tra i personaggi è avvincente, e riserva un paio di sorprese azzeccate, soprattutto nell'individuazione dei 7 psicopatici del titolo, alcuni dei quali vengono rivelati solo in seguito. Molto apprezzabile anche il fatto che il finale non sia tanto il climax nel quale si vede il confronto tra il boss e il gruppetto di protagonisti, ma la sequenza successiva, con i consigli per la sceneggiatura lasciati dall'anziano amico, che evocano immagini e sensazioni davvero forti. Personalmente non mi piace molto Colin Farrel come attore, ma sa fare il suo dovere. Certo il suo ruolo è eclissato dalle interpretazioni eccellenti di Rockwel (attore quasi sempre di secondo piano, ma che apprezzo tantissimo per film come Moon, Soffocare, Guida Galattica per Autostoppisti, Galaxy Quest, Confessioni di una mente pericolosa...) e Walken, che riesce sempre a dare profondità ai suoi personaggi.

Non mi aspettavo un risultato simile da un film di questo tipo, che pensavo ricadesse nel solito fascio di filmetti d'azione sgangherati e umoristici. Ma qui c'è di più, e si riesce tanto a divertirsi che a farsi coinvolgere.

2 commenti:

  1. L'ho appena visto anch'io e concordo con la tua opinione. Bello e sorprendente.

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  2. L’intelligenza si manifesta spesso tramite processi ricorsivi, giochi, anche virtuali , di specchi, mise en abyme. E che i geni tra di loro nella maturità tendono ad avere il volto somigliante. Cfr. ebook (amazon) di Ravecca Massimo. Tre uomini un volto: Gesù, Leonardo e Michelangelo.

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