Rapporto letture - Febbraio 2013

Cinque libri a febbraio, direi che siamo in media. Che poi febbraio è di per sé più corto, quindi insomma, bisogna sforzarsi di più per sfruttare al meglio quei due-tre giorni che mancano, no? Procediamo.


Più riguardo a GoliathPiù riguardo a Behemoth Intanto, per non lasciare le cose a metà, ho completato la lettura del ciclo di Leviathan di Scott Westerfeld. A gennaio avevo letto appunto Leviathan, dopodiché mi sono tirato giù i seguenti Behemoth e Goliath. La storia della Grande Guerra in questo mondo alternativo diviso tra Darwinisti e Clanker prosegue. Nel secondo libro, che si svolge quasi interamente a Costantinopoli, il principe rinnegato Alek si unisce ai ribelli che cercano di sovvertire il potere del sultano, in modo da evitare il coinvolgimento nella guerra dell'Impero Ottomano a favore dei Clanker. Nell'ultimo libro invece entra in gioco Nikola Tesla in persona, che afferma di aver costruito una macchina (il Goliath del titolo) in grado di fermare la guerra (avete presente Tunguska?), e il Leviathan scorterà lo scienziato dalla Russia agli Stati Uniti, passando per il Giappone e il Messico, fornendo così una carrellata delle diverse nazioni in questo universo alternativo. Nel corso dei viaggi ci sono al solito battaglie e inseguimenti, fughe e scoperte, e verso la metà di Goliath, come ci si poteva aspettare, Deryn rivela la sua identità e il suo rapporto con il principe "sfocia" nella prevedibile affezione amorosa. Tuttavia non c'è niente di melenso, anzi, la storia regge bene e l'ingresso dei nuovi personaggi, dal bizzarro e megalomane scienziato serbo a Bovril, la bestiolina "perspicace" (che ha capito che Deryn era una ragazza prima di chiunque altro) dà colore alla trama. Il tono rimane quello del primo capitolo, fondamentalmente leggero ma con efficaci virate drammatiche. È poi molto interessante scoprire come l'autore ha rielaborato eventi e nozioni dell'epoca utilizzandoli nella sua storia. Assegno al primo un voto 7/10 e al secondo 7.5/10, e complessivamente posso dire che la saga merita di essere letta... se avete a disposizione quei 30 euro che costa il volume completo in italiano edito qualche mese fa (io non li avevo, ma ho preso gli ebook!).


Come intervallo tra i due libri di sopra, mi sono letto Human Take Away, di Massimo Baglione e Alessandro Napolitano, e-book che include il racconto del titolo, menzionato all'ultimo Premio Giulio Verne (dove io sono arrivato secondo). Il racconto medio-lungo narra una delle tante possibili "origini alternative" della vita sulla Terra (dal titolo la si dovrebbe intuire), e le conseguenze del ritorno dei nostri "fattori" che giustamente esigono di poter raccogliere i prodotti della loro semina di qualche milionata di anni prima. Naturalmente le cose non vanno così lisce, e ci sarà da sistemare alcune questioni, ma alla fine tutto si conclude per il meglio, per entrambe le specie. Certo non un capolavoro di originalità, ma una lettura gradevole e a tratti molto spassosa, soprattutto quando interviene la traduzione automatica degli idiomi alieni. Il file contiene anche due racconti dei due autori "da solisti", che tuttavia non raggiungono lo stesso potenziale, uno troppo in stile Sentinella di Fredric Brown, l'altro poco concludente. Tuttavia nel complesso il libro merita, tanto più che si può scaricare grauitamente. Voto: 7/10.


Più riguardo a Quando le radiciQuesto è uno di quei libri che sono un po' in difficoltà a recensire, perché viene presentato ovunque come uno dei massimi della fantascienza italiana, ma... ecco, già parlare di fantascienza mi pare esagerato. Di Lino Aldani avevo già letto alcuni racconti (ricordo Trentasette centigradi e un altro "il labirinto qualcosa" che mi avevano colpito) per cui lo considero un autore valido, e di certo la sua abilità scrittoria non si discute, tuttavia questo romanzo in particolare mi ha lasciato poco. Quando le radici è semplicemente un libro nostalgico, il cui messaggio ultimo è "si stava meglio quando si stava peggio". Il protagonista vive in un mondo moderno disumanizzante e decide di tornare al suo paese di origine, fermo alle tradizioni contadine, e da qui poi "regredisce" ancora unendosi a un gruppo di zingari nomadi. La lettura in sé non è faticosa (a parte certe sezioni più "sperimentali"), ma i contenuti sono alquanto scarsi, o più che altro, emergono già dopo un quarto di libro e poi vengono replicati fino alla fine senza grandi ulteriori rivelazioni. Per cui non riesco a dare a questo romanzo il valore che gli sembra universalmente attribuito, la storia è roba già vista (non so... I Malavoglia?) e a livello di invenzione fantascientifica siamo praticamente a zero, per cui devo fermarmi a un voto: 5/10.


Più riguardo a Lungo una strada pericolosaUltimo del mese è un libro di Dan Simmons, che anni fa ho incautamente acquistato presumendo si trattasse di un romanzo di fantascienza, o comunque "fantastico", e che invece ho scoperto essere semplicemente un thriller/investigativo d'azione. Per questo temo di essere ingiustamente riduttivo, parlando di Lungo una strada pericolosa (originale: Darwin's Blade): probabilmente nel suo genere è un ottimo libro, ma il problema è che non è il mio genere, quindi non riesco a farmelo piacere. Il nucleo della storia è una maxi frode assicurativa basata su incidenti combinati, su cui il protagonista si trova a indagare e in cui rimane coinvolto rischiando la vita per mano delle intrusioni della mafia russa invischiata nella faccenda. Il problema principale è che intanto questo protagonista è veramente odioso: veterano del vietnam, cecchino perfetto, pilota di aliani, giocatore di scacchi, sa tutto e sa fare tutto, non cede mai e tratta chiunque come una merda. Per lo stesso principio per cui preferisco Monk a CSI, non riesco minimamente a empatizzare con uno stronzo del genere, e ho sperato più volte che i mafiosi riuscissero a centrarlo in mezzo agli occhi. La trama in sé è costruita in modo esemplare, con gli indizi raccolti e accumalti, qualche punto oscuro rivelato da flashback, un pizzico di sentimentalismo, alcune sequenze al limite della commedia e così via, ma questo non è bastato ad affascinarmi. Ripeto, problema interamente mio, se a voi piace CSI sicuramente ve lo godete. Io però non posso spingermi oltre la sufficienza. Voto 6/10

2 commenti:

  1. Dan simmons scrive molti generi, thriller, horror, azione, avventura, storico... Quando si allontana dalla fantascienza in cui è maestro, però, secondo me non riesce a emergere. I suoi libri di fantascienza sono imperdibili, ma il resto... meh.
    Il Moro

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  2. al di fuori della sf mi attira il suo "drood" che ha come protagonista Dickens, ma non so bene cosa aspettarmi.

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