La guerra alla fine dell'universo

Approfitto spesso di questo blog per autopromuovere le mie varie e più o meno rilevanti pubblicazioni, ma di fatto sfrutto raramente lo spazio per proporre delle vere e proprie opere di mia realizzazione, pur avendo predisposto una rubrica dedicata proprio a contenere i miei racconti. L'ultimo risale ad agosto dell'anno scorso, quindi non penso di peccare di ridondanza se adesso ne pubblico un altro, giusto per dare un po' di colore a questo blog in pigiama*.

Il racconto che segue è un corto di fantascienza hard, sul filo della space opera, con guerre galattiche millenarie e alieni e armi quantiche e... e a questo punto tanto vale che ve lo leggete.



La guerra alla fine dell'universo


Il sergente McAllister prese l’ascensore panoramico per scendere al livello detentivo della navecittà. Attraverso il tubo che lo spediva quattromila chilometri più in basso, vide la Galassia Nana del Compasso estendersi nel nero cosmico, tinta degli anomali colori del blueshift provocato dalla velocità ultraluce dell'astronave. Sarebbero giunti sull’obiettivo in pochi minuti di tempo soggettivo, e una volta lì avrebbero sferrato l'attacco con la nuova arma a disposizione della flotta terrestre. Ma nel frattempo, a lui era stato ordinato di interrogare il prigioniero.
Entrò nella cella in cui era rinchiuso il brùsio. L’alieno semisolido aveva ritirato le membrane che la sua specie utilizzava per planare tra i sistemi stellari, e appariva come una medusa traslucida avvolta in uno strato multiplo di asciugamani gelatinosi.
– Brùsio – lo chiamò. Quelle creature rispondevano al nome affibbiatogli dagli umani millenni prima.
Parla, sergente. Le parole si formavano come un brusìo nella mente di McAllister: i brùsii comunicavano stimolando il cervello dell’interlocutore, pizzicando i neuroni come le corde di un’arpa. Era a questo che dovevano il loro nome.
– Perché eri sulla nave dei delfiani?
I brùsii erano alleati degli umani da più di tredicimila anni standard nell’eterna guerra contro i delfiani, che aveva ormai assunto proporzioni intergalattiche. Le eteree meduse stellari avevano una percezione del tempo non lineare, e la loro coscienza non si limitava al presente, ma abbracciava contemporaneamente tutto l'arco della loro vita, potenzialmente infinita. Per questo erano dei consulenti così validi, e ogni equipaggio terrestre aveva con sé diversi brùsii che fornivano preziosi avvertimenti in battaglia.
Ma questo brùsio era a bordo del ricognitore delfiano che la navecittà aveva abbattuto prima di passare all’ultraluce. Non era prigioniero dei delfiani, collaborava con loro.
Non vuoi conoscere questa risposta, lo ammonì l’alieno.
– Se sei un traditore dobbiamo sapere quali informazioni hai passato al nemico.
Non sono un traditore. Servo il mio scopo. Il vostro scopo. Lo scopo di tutti.
Una sirena annunciò l’abbandono dell’ultraluce. La navecittà si trovava ora a distanza di sicurezza dal nucleo attivo della Galassia completamente occupata dai delfiani. Avrebbero testato la nuova arma a inversione quantica, dirigendola sul buco nero centrale di PGC50779.
– La guerra è finita. Adesso possiamo far implodere intere galassie. I delfiani hanno perso.
La guerra è sempre esistita, è sempre finita.
– Di cosa parli?
La risposta non giunse subito. Era impossibile cogliere le emozioni di un brùsio, anche ammettendo che ne avesse, ma McAllister pensò che la creatura esitasse a rivelargli qualcosa che voleva rimanesse segreta.
Noi vi abbiamo portato alla guerra. Abbiamo suonato le vostre menti perché attaccaste i delfiani. E lo stesso abbiamo fatto con loro.
– Che stai dicendo? Siete voi ad aver provocato il conflitto? Perché?
L’universo deve finire per iniziare. L’universo è sempre iniziato così, è sempre finito così.
McAllister cercò di capire. Le parole del brùsio erano enigmatiche. Ma l'essere parlava in forza della sua coscienza estesa, e vedeva tutto quanto era accaduto nel corso della sua lunghissima vita. E a quanto diceva, quel particolare brùsio conosceva addirittura l'inizio e la fine dell'universo.
– Vuoi dire che la fine dell'univ... – iniziò il sergente, ma fu interrotto da una nuova sirena. Stavolta era quella che annunciava il caricamento dei cannoni a inversione, che avrebbero fatto fuoco per la prima volta su...
E allora McAllister capì.
Le armi a inversione quantica non erano mai state testate su un nucleo galattico. Possibile che quell’arma innescasse una reazione a catena in grado di annichilire l’intero universo? Tutta la materia esistente avrebbe potuto collassare in un unico punto, per poi esplodere di nuovo ed espandersi ancora, in un ciclo infinito? Possibile che il Big Bang derivasse dall’ultimo atto della loro guerra?
Doveva avvertire il comandante. Chiamò in plancia, e prima ancora di sapere con chi stava parlando, gridò: – Fermate i cannoni! Non spar...
Troppo tardi. Le armi stavano già facendo fuoco, e in pochi secondi avrebbero disgregato il nucleo della Nana del Compasso. E dopo di essa, tutte le altre.
È la fine, è l’inizio, è tutto, furono le ultime parole che il brùsio suonò nella sua mente in quell’iterazione dell’universo.


*Lo dico perché mi è stato fatto notare che il colore azzurrino del blog ricorda quello tipico dei pigiamoni dei bambini. Forse, a suo tempo, prenderò in considerazione l'idea di cambiare il tema di colori.

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