Coppi Night 06/11/2011 - Libera uscita

Sarà il momento diffic-, cioè, mi correggo: dimmerda che stiamo passando un po' tutti di questi tempi, ma ultimamente alle Coppi Night vanno le commedie. La selezione di film di questa settimana proponeva varie alternative tra castori e palloni, ma alla fine l'ha spuntata quest'altra (solita) commedia sentimentalsessuale americana. Immemori dei terribili patimenti dell'ultimo film di questo tipo, i membri del Club hanno dato fiducia a un film che, invece di giovani yuppies arrapati, propone le storie di alcuni yuppies di mezza età che hanno perso il loro ardore dopo anni di matrimoni e figli scodellati. I due protagonisti ottengono dalle rispettive mogli una settimana di "libera uscita", ovvero una sorta di nullaosta speciale per poter soddisfare il loro desiderio di promiscuità e tornare all'ovile più mansueti di prima.

Cosa ci si può aspettare da una trama del genere? Esatto, proprio quello che state pensando: i quarantenni prima rimbalzano, poi imbroccano, poi si tirano indietro, e mentre le mogli a loro volta hanno trovato da fare con dei ragazzotti che potrebbero essere i loro figli, arrivano a capire che la vera passione di cui hanno bisogno non è quella delle fresche squinziette là fuori, ma l'amore solido e routinario delle rispettive sfiorite consorti. [Che poi: sfiorite il cazzo! Ci arrivassi io a quarant'anni con una moglie in quelle condizioni!] Avreste mai immaginato una morale come questa? Se la risposta è no, probabilmente non avete acceso la televisione negli ultimi sessant'anni, e vi siete persi tutto quello che sta tra Happy Days e I Simpson.

Fortunatamente, si può dire il film è divertente, e grazie a diverse battute azzeccate e gag che coinvolgono i principali umori corporali la storia scorre in modo piacevole e quasi ci si dimentica che si sta assistendo a una rappresentazione delle più noiose banalità della cultura WASP (quarterback del college inclusi). Quindi, non un film che rivedrei, ma posso dire che la visione è stata piacevole quanto le frittelle al cioccolato che mangiavo nel frattempo: un sapore soddisfacente ma di cui ci si dimentica in fretta.

Facce di libro e facce di cazzo

Sfrutto questo post per riferire qualcosa che non mi riguarda personalmente, ma è capitato a un mio amico. Mi pare un episodio interessante per dare un'idea delle perversioni dell'attuale Era dell'Informazione.

Circa una settimana fa, questo mio amico (di cui non faccio il nome per ragioni che in seguito appariranno chiare, lo chiamerò soltanto Z) è stato chiamato a casa dalla polizia postale. Cercavano proprio lui, si sono accertati della sua identità e lo hanno invitato a presentarsi da loro per una "chiacchierata". Al telefono non gli hanno detto nulla riguardo la ragione della sua convocazione, rimandando tutto all'incontro di persona. Naturalmente già questo ha causato un certo sconcerto, perché Z sa bene di non aver commesso nessun crimine per il quale si renda necessario "chiacchierare" con le forze dell'ordine. Ma il tono della richiesta era quello che non si può rifiutare, per cui alla prima occasione Z ha preso la macchina e si è fatto un bel viaggetto di un'ora per raggiungere gli uffici della polizia postale.

Arrivato sul posto, Z è stato fatto accomodare e dopo un paio di domande tendenziose, volte in pratica a verificare se raccontava balle (perché sapevano già la risposta), gli è stato chiesto se utilizza qualche social network. L'innocente risposta affermativa ha dato loro la conferma delle accuse in campo: un professore universitario di Z (laureato già da parecchi mesi) ha sporto denuncia verso di lui e tutti gli studenti che gli hanno rivolto ingiure di qualsiasi tipo tramite facebook.

Z ovviamente non ricorda il caso specifico, ad anni di distanza, ma ammette di aver probabilmente mandato cordialmente in culo il prof, dopo essere stato bocciato a un esame, commettendo forse l'imprudenza di scriverlo pubblicamente su facebook. Si parla quindi di qualcosa del tipo:

Z scrive: ma vaffanculo al prof e al suo corso del cazzo!
mi piace - commenta - condividi

Tutto qui. Non ci sono di mezzo minacce, apologie di reato, affermazioni razziste, antisociali, e nemmeno blasfeme. Il professore in questione ha fatto rintracciare tutti gli studenti che hanno scritto frasi del genere e li ha denunciati in blocco. Ancora da vedere se il giudice convaliderà l'accusa, quindi tutto potrebbe finire lì. "Niente di cui preoccuparsi" è stata l'ultima frase dell'agente a Z, "ma è meglio se intanto cerchi un avvocato penalista."

Per cui, per questo giochino per cui non c'è niente di cui preoccuparsi, Z si è preso una notevole strizza, ha persona una mattinata e una somma misurabile tra benzina, autostrada, parchimetro eccetera, e probabilmente dovrà sborsare dell'altro anche solo per un consulto con un amichevole avvocato penalista.

Evito considerazioni che potrebbero apparire superficiali e qualunquiste, ma sono convinto che molti (tutti?) pensiamo la stessa cosa. Questo post, come dicevo all'inizio, vuole essere solo un monito di quello che può capitare a chiunque di voi, un giorno qualsiasi. Dovesse succedere, vi faccio passare da Z il contatto del suo penalista di fiducia.

Coppi Night 30/10/2011 - Frankenstein Junior

Anche i grandi classici, di tanto in tanto, hanno l'occasione di manifestarsi ad una Coppi Night. Difficilmente vinceranno mai film come Via col vento o Guerra e pace (anche se questo io l'ho proposto), ma un Ritorno al futuro (film di cui sono il tutor) o un Sergio Leone sono già capitati, e ora al conto si aggiunge anche l'opera di Mel Brooks.

Proprio perché si tratta di un immancabile classico, non mi sembra il caso di procedere con una vera e propria recensione, perché non avrei nulla da aggiungere a quanto è già stato detto in decenni di storia del cinema. Di Frankenstein Junior oggi si può dire che è un po' superato quanto a ritmo e struttura, con recitazione e scene forse più vicine al teatro che al cinema, ma rimane a distanza di tanti anni un film ancora valido, antesignano di tutte le parodie semidemenziali che partono appunto con Mel Brooks, passando per i fratelli Zuckerman e approdando tristemente sui recenti Scary Movie.

Liquidate in due frasi le impressioni sul film, prendo spunto per una riflessione di altro tipo. Non so se si può parlare di un cambiamento negli standard di lavoro dell'industria cinematografica (almeno quella italiana), ma è interessante notare come in un prodotto tanto vecchio sia stata messa una cura tanto approfondita nell'adattamento dei dialoghi da riuscire a trasporre (in modo grossolano, ma efficace) battute basate su giochi di parole intraducibili. Per esempio nella scena della carrozza:

- Werewolves. [Lupi mannari.]
- Where wolves? [Dove lupi?]
- There wolves. There castle. [Là lupi. Là castello.]
Che in italiano diventa il famigerato "lupi ululì, catello ululà". È forse ingenuo, ma anche ingegnono e sicuramente valido, in tono con il film che già in precedenza si soffermava sull'assurda parlata del servitore gobbo. Ci sono anche altri esempi, ma questo è sicuramente il più calzante. La cosa fa riflettere perché se si pensa a prodotti più recenti, in cui parole di uso comune vengono tradotte in modo del tutto fuori contesto e insensato, viene da pensare che l'approccio all'adattamento dei film sia cambiato drasticamente.

Sondaggio: cambiare i colori del blog?

È passato quasi un anno da quando ho aperto questo nuovo blog, e come già facevo notare nel 100° post posso ritenermi soddisfatto per i risultati ottenuti. Unknown to Millions non è certo un nodo di traffico intenso, ma ho una buona platea di lettori e un numero moderato ma costante di visitatori giornalieri, per cui non mi lamento.

Tuttavia, mi è stato fatto notare un paio di volte che il tema che ho scelto per il blog (sfondo blu e scritte grigio) non facilita la lettura. Onestamente a me sembra che i toni che ho scelto siano comunque abbastanza tenui da non cazzottare il lettore, ma può darsi che la mia sia una valutazione distorta dai miei gusti personali e dal desiderio di mantenere una continuità con il vecchio blog. D'altra parte può anche darsi che quei 2/3 segnalatori soffrano di una forma latente di discromatopsia.

Quindi chiedo a tutti quanti si troveranno a passare di qui: preferireste che cambiassi i colori, scrivendo i post con un carattere scuro su uno sfondo chiaro?

Potete rispondere al sondaggio qui accanto, in modo che possa farmi un'idea. Lo tengo aperto per una settimana o poco più, solo per consentire a quanti di solito o per caso leggono queste parole di darmi un loro responso. Se volete, potete cogliere l'occasione per lasciarmi un commento riguardo alla fruibilità dei contenuti, e se pensate che qualche modifica nella struttura del blog sarebbe necessaria.

Tengo a precisare che non credo nella democrazia mediata tramite il voto popolare, per cui non deciderò cosa fare in base ai risultati del sondaggio, ma far esprimere i diretti interessati può fornirmi una panoramica utile per valutare come muovermi.

Grazie per la collaborazione.

Futurama 6x20 - All the Presidents' Heads / Tutte le teste dei presidenti

Il viaggio nel tempo è uno dei temi classici della fantascienza, e Futurama non poteva evitare di confrontarvisi, anche se David X. Cohen afferma che nelle intenzioni iniziali degli autori non ci sarebbero stati cronoviaggiatori nella serie, per evitare di dover trattare i paradossi derivanti. Ma in seguito hanno cambiato idea, e incentrati sul viaggio nel tempo ci sono alcuni dei migliori episodi di sempre: il vincitore dell'Emmy Roswell that Ends Well, l'epico The Why of Fry, il primo dei quattro film Bender's Big Score e lo struggente The Late Philip J. Fry in questa stessa stagione.

Alla lista adesso si aggiunge All the Presidents' Heads, in cui i protagonisti scoprono un nuovo modo di viaggiare nel tempo: semplicemente leccando le teste esposte nel Museo delle Teste, grazie alle proprietà di un minerale presente nella soluzione che preserva in vita i reperti, si raggiunge l'epoca di cui è originaria la testa stessa. Così, dopo aver scoperto lo spregevole ruolo nella storia americana di un suo antenato, il professore decide di raggiungere l'epoca della guerra d'indipendenza per ripulire il nome della sua famiglia. Naturalmente le cose andranno male, e dopo aver incontrati alcuni personaggi storici (Franklin, Jefferson & friends) il professore e gli altri si ritrovano nel XXXI secolo, solo per scoprire che la rivoluzione americana non è mai avvenuta, e gli stati uniti sono ancora una colonia inglese.

A parte il simpatico gioco di vedere il mondo futuro trasposto in tema english, che assomiglia un po' allo scambio di sessi in Neutopia, la trama del pasticcio temporale non offre nulla di nuovo, essendo uno dei cliché  più scontati del viaggio nel tempo, forse proprio uno di quelli che all'inizio gli autori volevano evitare. Se a questo si somma il fatto che la risoluzione della crisi è improvvisa e di fatto non mostrata, si ottiene un episodio dall'impalcatura un po' debole, purtroppo nemmeno compensata dal livello delle gag. È divertente sentir parlare i personaggi con accento inglese, ma aiuta poco quando non fanno praticamente nulla. Senza contare che il viaggio nel tempo inventato come pretesto per far fallire la rivoluzione è francamente ridicolo. Immagino che per un americano vedere la propria Gloriosa Rivoluzione Dalla Tirannia Europea reinterpretata, con i personaggi dell'epoca riportati in versione cartoon, sia di per sé una ragione sufficiente per giustificare una storia, ma per il pubblico estero che non ha gli stessi sentimenti il tutto appare più fiacco.

C'è un detto che fa: "Qual è la differenza tra un europeo e un americano? Un europeo pensa che cento chilometri siano una lunga distanza, un americano che cento anni siano un lungo tempo." Ecco, credo che questo sia uno dei casi in cui questa differenza si manifesta. Voto: 5/10