Coppi Night 16/02/2014 - La bambola assassina

È piuttosto raro che in una Coppi Night si finisca per vedere film vecchi di decenni, anzi di solito l'attenzione è più su film recenti, anche freschi di cinema. Per questo non saprei dire come siamo arrivati questa settimana a guardare questo classico del 1988, che rientra tra i classici del genere horror più spicciolo, che hanno generato numerosi seguiti (in questo caso pare ne esistano 5).

Pur essendo un genere che mi capita di affrontare, non posso definirmi un fan dell'horror, per cui non so se Child's Play sia considerato un'opera intoccabile, e se parlarne in termini non estasiati sia un'eresia. Penso sia però abbastanza unanime il fatto che non si può certo parlare di una storia avvincente e sorprendente, anzi, tutti i cliché vengono puntualmente centrati, dall'assassino che si vendica dopo la morte alle discipline oscure, dal bambino in pericolo al poliziotto scettico... ma, ecco: forse questo è uno di quei film che i cliché li ha creati. La visione è scorrevole, nonostante succeda precisamente quello che ci si aspetta, non si rimane annoiati e questo per quanto mi riguarda è già un grande passo in avanti per un film horror. C'è ben poco di che spaventarsi, anzi, molte scene risultano diverenti grazie anche al contrasto grotteco tra l'aspetto innocuo del bambolotto e la sua parlata sboccata. Chucky è tutt'altro che spaventoso, visto adesso... ma mi immagino che se avessi visto questo film da bambino ne sarei rimasto piuttosto impressionato (It ci ha condizionati tutti verso i clown, lo stesso forse vale per questo).

Poco altro da aggiungere sul film in sé, viro su due considerazioni di carattere tecnico, sull'evoluzione dell'industria e dei modelli cinematografici. La prima è la constatazione di come, con il progredire della tecnologia gli "effetti speciali" in senso lato non abbiano mediamente subito un incremento. Se si paragona infatti la il bambolotto di questo film a certi mostri in CGI degli ultimi anni (anche di film con budget decisamente superiore), è quasi sorprendente notare come il semplice modellino appaia più realistico e credibile. Ma immagino che oggigiorno sia più costoso costruire un pupazzo con parti semoventi piuttosto che affittare un greenscreen e poi pagare un postproduttore freelance per aggiungere sfondi, mostri, effetti e così via. E i risultati si vedono, spesso...

La seconda riflessione è sul ruolo dei bambini nei film. Sbaglio io, o anche questi si sono in qualche modo evoluti? Lo stereotipo del birichino dal cuore d'oro, pasticcione ma onesto (e in definitiva detestabile, per quanto mi riguarda) che andava all'epoca di questo film, si è spostato più verso il bambino introverso e profondo, difficile da capire ma capace di illuminare le controparti adulte. Insomma, io è tanto che non vedo nei film questi bimbi rompicoglioni che ne combinano di tutti i colori, piuttosto mi sembra che siano più frequenti quelli del tipo che vede la gente morta. È una mia percezione distorta o è davvero così? E nel caso, se ne può trarre qualcosa sul mutamento dei modelli sociali/familiari? Aspetto che ne parli Giletti a L'arena per poter afferrare meglio la situazione.

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