Ultimi acquisti - Novembre 2011 (parte 1)

Ehi, ma era da agosto che non mi facevo una paccata di cd nuovi! La settimana scorsa ho provveduto a rimpolpare le mie riserve di suoni, accaparrando 13 nuovi oggetti da aggiungere alla mia collezione che è molto prossima alla massa critica di implosione. Trattandosi di parecchia roba, suddividerò il resoconto in tre parti: un primo post (questo) per gli album techno/electro, uno per gli album di genere diverso, e uno per le compilation.


Cominciamo con un album da poco pubblicato sull'etichetta M_nus (leggi "minus"), che come si evince dal nome si dedica principalmente alla minimal. After the Storm rispecchia in pieno la definizione dell'etichetta, con dieci tracce di pura techno minimale, di quella che sicuramente a voi profani viene a noi ad ascoltare, ma che un appassionato del genere riesce a gustare appieno. Il primo album di Barem si rivela quindi una buona prova, e sarà sicuramente interessante seguirne le prossime produzioni. Come nota a margine aggiungo solo che ho apprezzato molto (da fissato dei titoli quale sono) la scelta di nominare le tracce in sequenza con le parole che compongono la frase: there is nothing bettere than a clear blue sky after the storm.


Altra novità è Tridact, album sulla cui copertina non è riportato nemmeno l'autore ma che all'interno si scopre essere Brandon Johnson. Chiunque esso sia. Un nome che in effetti non dice nulla, ma un disco a cui non ho saputo resistere dopo un primo assaggio. Sonorità electro che ricordano una italo disco declinata in una struttura più moderna, con l'aggiunta di qualche corda nei punti giusti, che riescono a creare una serie di pezzi che in qualche modo ricordano le sere estive appena trascorse. Un album che forse non si presta al clubbing, ma che riesce a riscaldare il cuore durante l'ascolto, facendo affiorare qualche sorriso di compiacimento.


Sapevo già dell'uscita del nuovo album degli Extrawelt, e vedermelo davanti mi ha fatto aumentare abbondantemente la salivazione, anche più del profumo di lampredotto proveniente dal banchetto poco lontano da Mastelloni. Le aspettative per In Aufruhr, che google translate mi ha rivelato significare "in rivolta", erano alte, e posso dire che non sono state disattese. Le tracce sono tutte in perfetto stile Extrawelt, con ritmi incalzanti, bassi forti e un sapiente uso delle distorsioni del suono, e si riconosce il tocco presente anche in vecchi dischi come Titelheld e Doch Doch. Un paio di pezzi mi si sono fissati in testa già dopo il primo ascolto, come Aufwind e Swallow the Leader, e questo indica che il duo tedesco ha fatto bene il suo lavoro. Se proprio si vuole muovere una critica, devo dire che In Aufruhr non mi ha sorpreso come il precedente Schone Neue Extrawelt (anch'esso pubblicato da Cocoon): il gruppo si è forse stabilizzato su uno stile che padroneggia, dal quale non intende allontanarsi. Il che può andare bene, ma lascia l'aspettativa per qualcosa di innovativo, che sicuramente da loro ci si può aspettare.


Abbandoniamo il 2011 e passiamo a un paio di album più datati, ma non per questo meno validi. Paul Kalkbrenner potrebbe essere un nome non del tutto sconosciuto, che ha raggiunto un notevole livello di fama per aver interpretato nel 2008 Berlin Calling, uno dei pochi film dedicato al mondo della musica elettronica (dico "uno dei pochi" perché la mia cultura cinematografica non è così vasta, ma può darsi benissimo che sia proprio l'unico), di cui lui è sia attore che compositore della colonna sonora. Zeit risale al 2001, quindi antecedente al film, ma all'epoca Kalkbrenner era già un dj e produttore largamente affermato. Undici tracce, tra le quali un paio di interludi strumentali, e per il resto buona techno con una componente melodica importante. L'album è più che discreto, ma volendo trovare anche qui un difetto, si può obiettare che in effetti è troppo corto! Anche escludendo gli interludi, le stesse canzoni non sono molto lunghe, raggiungono al massimo i 5 minuti, e l'album intero dura forse meno di un'ora.


Per ultimo ho lasciato la sorpresa, il disco che non mi aspettavo e che mi ha fatto innamorare. Orchestra of Bubbles è una collaborazione realizzata nel 2006 da Ellen Allien e Apparat. Della Allien ho già parlato quando ho acquistato l'ultimo album Dust (e poco dopo la relativa raccolta di remix), e ho già potuto esprimere il mio apprezzamento per questa artista. Nell'album le sue tipiche sonorità morbide e emotive si sentono tutte, così come la sua voce che interpreta i testi riportati nel libretto. Apparat si miscela alla perfezione, dando alle canzoni una carica in più che riesce a rendere le tredici tracce tanto coinvolgenti quanto avvolgenti, adatte sia all'ascolto che all'utilizzo in pista. Un album che si potrebbe definire a metà tra techno/electro, con il beat che spesso non segue i 4/4, ma la varietà e ispirazione dei suoni rendono Orchestra of Bubbles una di quelle rare opere che non può non essere apprezzata da chiunque ami la musica come forma di arte in sé, al di là delle classificazioni. Provate ad ascoltare Way Out, Retina, Bubbles, e poi fatemi sapere.

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