Rapporto letture - Marzo 2020

Dopo il lockdown ho letto esentito diverse volte dire che molti non riescono a leggere, perché il vago ma opprimente senso di angoscia sembra sottrarre le energie e la disposizione mentale per sedersi in poltrona con il libro in mano. Personalmente non ho sofferto di questo calo della libido, ma penso che sia più che altro perché già dal mese prima avevo scombussolato pesantemente la mia routine, il che mi ha portato di per sé a diminuire i ritmi di lettura come dicevo anche nell'ultimo rapporto. Comunque, turns out che a marzo tre libri li ho letti, quindi siamo pressoché in media.


Il primo romanzo è Avrai i miei occhi, l'ultimo titolo pubblicato da Zona 42, di Nicoletta Vallorani, autrice che si è dedicata nella sua carriera a diversi generi, ma che è nata e adesso ritornata alla fantascienza. Questo romanzo segue due protagonisti principali, Olivia e Nigredo, ma un po' come per I promessi sposi, che alle interrogazioni dovevi rispondere che il vero protagonista è "il Seicento", qui l'impressione è che la protagonista sia la Milano futuribile descritta nella storia. Di fatto quasi tutta la prima metà del libro si concentra più sull'offrire scenari di questa città incasellata da muri, spartita in quartieri, oppressa dalla polvere. La trama inizia dal ritrovamento di alcuni cadaveri di "cavie", corpi clonati usati per snuff senza una personalità e un'identità definita, e i due personaggi cercheranno (con calma) di arrivare alla soluzione del mistero. Non si può dire però che sia un giallo o un thriller, gli elementi di azioni sono molto limitati, anche se la tensione è ben costruita. La lettura si ricorda soprattutto per la scrittura molto curata, però questo a mio avviso è anche il punto debole del libro, perché in molte situazioni sembra che la scrittura "si piaccia troppo", e l'attenzione sia più sulla bella frase che sulla scena convincente, rompendo l'immersione nella storia. Rimane comunque un testo profondo ed evocativo, che tocca molti temi forti del mondo attuale. Voto: 7/10


Cambiamo del tutto registro con Space Opera, romanzo molto chiacchierato dello scorso premio Hugo, della semiesordiente Catherynne M. Valente, portato in Italia dalla neonata casa editrice 21lettere, che sarà da tenere d'occhio (ne ho parlato anche su Stay Nerd). Space opera non è una space opera, e il fatto che già il titolo sia un gioco di parole dovrebbe rendere l'idea di che tipo di libri si tratti. La trama è sostanzialmente la stessa dell'episodio di Rick & Morty in cui la Terra partecipa a un talent show musicale e se perde viene distrutta, nel senso che in questo libro la Terra partecipa a un talent show musicale e se perde viene distrutta. In pratica la comunità intergalattica organizza periodicamente questa competizione con la quale si cerca di stabilire quali siano le specie senzienti meritevoli di crescere, e chi fallisce viene eliminato. A rappresentare la Terra viene scelto Decibel Jones, vecchia gloria del glam rock inglese che non produce un disco da vent'anni, che per come viene descritto me lo immagino un po' un Achille Lauro. L'ispirazione alla Guida Galattica di Adams è esplicita e dichiarata, con un protagonista ignaro, un universo sconfinato popolato di specie assurde, e un particolare gusto per il surreale. A tutto ciò si aggiunge un amore irrazionale per la musica pop, proprio quella più becera e glitterosa da Eurovision. Non tutto però fila a dovere, perché la parte iniziale, fino quasi a metà, sembra sforzarsi fin troppo di inserire battute che a volte sono un filo innaturali, perché si basano su un continuo accumulo di riferimenti in frasi che non hanno una fine o un qualsivoglia segno di interpunzione come se dovessi leggerle dutte d'un fiato e poi alla fine ti trovi la similitudine sgangherata come la Panda 4x4 del nonno di Heidi quando è andato a farsi tatuare i chakra da un Hattori Hanzo libanese daltonico ma a quel punto non ti ricordi più di cosa stava parlando la frase quindi boh. Il problema è anche che la storia non procede quasi per nulla in tutta questa lunga fase, e così perdiamo l'occasione di conoscere Decibel Jones e quando si arriva nel vivo della competizione ormai è troppo tardi per avere davvero a cuore la sua fine. Non dico che sia un brutto libro, da un certo punto ingrana e alcune parti sono davvero gustose, come la lunga conversazione dell'alieno che scende sulla Terra ad annunciare la competizione, o il capitolo in cui si spiega perché viene usata una competizione canora per decidere chi sterminare. Anche il messaggio di fondo sulla stupida bellezza/bella stupidità della vita è confortante. Però secondo me a furia di ammiccare al lettore è rimasto guercio, quindi forse anche per via delle alte aspettative mi limito a un voto 6.5/10. Ultima nota, tutta la mia stima e solidarietà ad Alice Zanzottera, che io non conosco ma ha tradotto questo libro che dev'essere stato un incubo: brava così.


Infine abbiamo il romanzo di esordio di Ben Bamboo Korami, che così a orecchio potrebbe sembrarvi il nome di un pornodivo coreano, e invece no, è un autore italiano di fantascienza al suo primo romanzo pubblicato con Acheron. Il libro è 1NR1 - Il codice dell'espiazione, ed è sostanzialmente un techno-pulp, ambientato tra un migliaio di anni, dopo la deflagrazione del conflitto tra l'umanità e gli angeli, che hanno sempre avuto intenzione di sterminarci. Il protagonista è una sorta di space marine che dopo una missione andata male deve trovare il modo di sbrigarsela da solo, ma ha anche l'occasione di scoprire diverse cose sul mondo e su se stesso. Ammetto che questo genere di military sf di base mi attira poco, ma anche al netto dei miei gusti personali, mi è mancato molto un aggancio con il protagonista, che fin dalle prime pagine si mostra come il solito stronzetto arrogante dal grilletto facile, che fa come gli pare mettendo in pericolo gli altri e poi non si prende la colpa delle sue cazzate, così quando le cose gli precipitano intorno non ero affatto dispiaciuto. Il problema è che poi nel corso della storia non si redime, mantiene sempre quell'atteggiamento da bulletto dell'oratorio che ti leva i ceffoni dalle mani. Inoltre il suo obiettivo l'ho trovato poco credibile, perché se c'è una cosa che non dimostra mai è un qualunque tipo di affezione o riguardo per chicchessia, quindi tutto il suo sbattimento per trovare quello che cerca mi è sembrato forzato. Infine, io quando leggo più di un "fottuto" o derivati ogni trecentomila parole mi irrito, e qui la frequenza è tipo di tre per pagina. Insomma, non ci sono proprio entrato in sintonia, ma probabilmente per chi ama le storie action-packed con fuciloni mostri mutanti e preti deviati, allora è il top di gamma. Per me purtroppo è solo un voto 5.5/10.

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