Sondaggio: recensire la nuova serie di Doctor Who?

È da tempo che non propongo un sondaggio sul blog, in effetti è una cosa che faccio raramente e solo se mi sembra necessario l'intervento del pubblico per decidere su questioni "strutturali". Stavolta chiedo a chi frequenta abitualmente questo posto (ma anche chi passa per caso può farsi sentire), se ritiene possa essere interessante l'integrazione di una nuova rubrica. Un po' di storia: ad agosto (sì, ad agosto!) inizierà la nuova stagione del Doctor Who rinnovato iniziato nel 2005. Con l'ottava stagione abbiamo anche il rinnovo del quarto dottore (e mezzo) dell'era moderna, che poi sarebbe il Dodicesimo (ma anche il Tredicesimo, se si conta il War-Doctor, e il quattordicesimo se si cosnidera la seconda iterazione del Dieci...). È già stato annunciato che questa ottava stagione sarà un po' un rinnovamento della nuova serie: chiusi gli archi narrativi tenuti aperti durante tutta l'epoca di Matt Smith, come alla fine della quarta serie erano stati chiusi tutti quelli di Tennant, con l'avvento di Capaldi ci sarà qualche innovazione nella formula con cui Doctor Who si presenta al pubblico. Per questo, anche se finora non l'avevo mai fatto se non nel caso di episodi particolari (The Name of the Doctor e lo special An Adventure in Space and Time), ho pensato che questo semi-reboot fosse l'occasione buona per iniziare a parlare sistematicamente di Doctor Who sul mio blog, recensendo episodio per episodio la nuova serie.

Il problema è che di recensioni di DW se ne trovano a centinaia in rete, quindi perché dovrei farlo anch'io? Ritengo di essere in un certo senso "qualificato" per questo compito principalmente per il fatto che al contrario di buon parte del pubblico attuale della serie, ho una buona conoscenza anche del Doctor Who classico, visto che da diverso tempo ho preso a guardare in parallelo proprio gli episodi vecchi, a partire da quelli con William Hartnell del 1963. Attualmente sono circa a metà dell'era di Tom Baker (il Quarto e più "iconico" di tutti), e pur con una certa calma sto ancora avanzando. Questo mi rende quindi più documentato della media degli altri recensori (soprattutto quelli italiani), pertanto ritengo che la mia prospettiva possa essere abbastanza autorevole rispetto alle altre che girano. Il dubbio però mi rimane, per questo appunto mi rivolgo al mio pubblico e chiedo: volete che recensisca questo nuovo Doctor Who o no? Elenco qui quelli che ritento i pro e i contro di tale scelta:
  • Pro: Doctor Who è molto popolare e i post attirerebbero sicuramente un buon pubblico.
  • Pro: avendo una consocenza più approfondita della media del pubblico italiano potrei realizzare recensioni più interessanti.
  • Contro: un'ulteriore rubrica dedicata all'ambito televisivo sbilancerebbe il blog sul versante cinema/tv, mentre mi piacerebbe mantenere un certo equilbrio tra cinema, letteratura e musica.
  • Contro: le recensioni avrebbero cadenza settimanale, e dovrei essere anche abbastanza puntuale nel pubblicarle dopo l'usita dell'episodio, cosa che non sono sicuro di poter garantire.
  • Contro: in realtà non tutti gli episodi di Doctor Who sono abbastanza densi di contenuti da meritare una recensione dedicata, tant'è che finora mi ero sempre limitato ad alcuni temi particolari; alcuni post richierebbero di essere alquanto vuoti.

A questo punto vi chiedo quindi: voi che ne pensate? Avete voglia di leggere i miei commenti o non è quello che cercate su questo blog? Potete rispondere nei commenti e/o nel sondaggio, faccio comunque presente che la mia decisione sarà autonoma e non a maggioranza dei voti ricevuti. Grazie a tutti per la partecipazione!

Coppi Night 08/06/2014 - Gravity

Questo è un film che avevo intenzione di vedere più o meno dalla sua uscita, ma poi per una cosa o l'altra non ci ero mai riuscito. Col senno di poi credo che sarebbe stato meglio vederlo al cinema, perché credo che sia uno di quei pochi film in cui l'aspetto scenografico conta davvero, e sul grande schermo (magari pure in 3D, anche se non sono un amante di questa tecnica) deve avere tutta un'altra resa. Comunque, sono già soddisfatto di averlo finalmente visto, e di potermi quindi accodare alla carovana di commenti più o meno polemici che ne hanno seguito l'uscita. Finora ne ero rimasto fuori, e anzi ero talmente convinto di dovermi prima formare la mia opinione che ho evitato tutti i commenti su forum, Honest Trailer e Everything Wrong With (da poco uscito, featuring Neil deGrasse Tyson!). Segnalo che ho inserito il tag fantascienza in questo post, più per convenzione con il pensiero comune, ma penso che in questo caso credo sia quasi fuori luogo inquadrarlo in questo genere, in quanto la storia narrata è effettivamente nei parametri di quanto accade o potrebbe accadere attualmente.

Non ho vogila di googlare e non ho una memoria così affidabile in queste faccende, ma mi pare che Cuaron abbia vinto un paio di Oscar (tipo: regia e fotografia?) per questo film, e credo che se li sia meritati. Non penso si possa arrivare a definire Gravity un esercizio di stile, ma è anche vero che a livello di plot e sviluppo dei personaggi non ci sia poi molto da seguire. La storia dell'astronauta, per di più "improvvisato" (in effetti non mi è chiaro in base a quali competenze la dottoressa Stone è stata selezionata per essere inviata in orbita) che rimane isolato con la possibilità di non poter mai rientrare sulla Terra non è certo nuova, ma conserva sempre quel fascino da naufragio "estremo" da cui è impossibile salvarsi. Il punto di forza di questo film dovrebbe essere la rigorosità scientifica, e per quanto ne sappia io (non sono uno specialista, ma probabilmente ho una conoscenza in materia superiore alla media) Cuaron ci è andato abbastanza vicino. Qualche concessione se l'è presa soprattutto con la diffusione dei suoni nello spazio, pur evidenziando nei titoli di testa che appunto nel vuoto il suono non si trasmette, e qualche altro particolare su come funziona l'inerzia non mi sembra del tutto coerente. In questo senso forse nessuno è mai stato tanto rigoroso come Kubrick in 2001. Si può dire comunque che il risultato è buono, e offre una prospettiva sostanzialmente realistica di come gli astronauti (quelli veri, che sono lassù anche ora) si muovono nelle stazioni orbitali.

Quello che mi è sembrato meno appropriato in questo film è la storia della protagonista. Parlare del suo nome maschile, o della morte della sua figlia di quattro anni, non mi sembra aggiungano niente alla profondità della trama. Stone si trova già in situazioni di tensione estrema, ben evidenziati da effetti speciali efficaci (e non esagerati), e in questo senso sapere che ha avuto un terribile lutto non cambia di nulla la sua posizione, né il coinvolgimento emotivo dello spettatore che la sta vedendo adesso, come astronauta improvvisato abbandonato nello Spazio, non come madre a lutto. Mi è sembrato più convincente Clooney con i suoi aneddoti fuori luogo, e anzi se c'è una cosa per cui mi è rimasta la curiosità non è certo la scarpetta ritrovata sotto il letto, ma la fine della storia dell'uomo trovato al carnevale. Insomma, credo che se non si fosse fatto il tentativo (inutile) di aggiungere la tragedia per dare più consistenza al personaggio non si sarebbe in realtà perso niente, e si avrebbe avuto invece una focalizzazione ancora maggiore sull'obiettivo finale, visto che la dottoressa non aveva certo bisogno di motivazioni forti per voler tornare coi piedi per terra.

Quindi un film buono, e che posso dire mi sia piaciuto, ma sicuramente perfezionabile. A volte bisognerebbe avere il coraggio di non cercare la lacrimuccia facile, e concentrarsi su quello che davvero si vuole mostrare.

La dignità del racconto

L'esperienza con la diffusione e la promozione di Spore mi sta fornendo diversi spunti interessanti sulle distanze che separano autore e lettore. Ho già affrontato infatti argomento come l'ignoranza del lettore e la percezione della fantascienza da parte del pubblico generico, ma non è finita qui. Infatti, in due presentazioni su due fatte finora, mi è stata posta una domanda sul perché io scriva (e pubblichi) racconti piuttosto che romanzi. Facciamo quindi un po' di chiarezza.

È opinione diffusa, forse conseguenza del consumismo capitalista o magari anche eredità della formazione scolastica, che quantità = qualità. Tradotto in termini letterari, questo comporta che un lavoro lungo deve essere migliore di uno corto. Perché, si pensa, più parole significa più tempo, più tempo è più fatica, più fatica è più lavoro (per quanto sia già una persona illuminata chi considera la scrittura come un lavoro che implica fatica, piuttosto che solo un hobby frivolo). Per cui un romanzo può essere al limite un prodotto ragionato e completo, ma un racconto, una cosa che leggi in venti minuti, via, è una sciocchezza. E allora perché io mi presento e vi chiedo di pagare proprio per dei racconti?

Il punto è proprio che il racconto di per sé è una forma letteraria a mio avviso estremamente potente, e altrettanto sottovalutata. Scrivere un racconto infatti non è assolutamente più facile, almeno non in termini assoluti, che scrivere un romanzo (e ora che ho completato Retcon posso parlare con cognizione di causa). È chiaro che un romanzo richiede un impegno più continuativo, ma la concentrazione da dedicare a un racconto non è per nulla inferiore. Anzi, dovendo rimanere all'interno di un contesto limitato (gli stretti confini di qualche decina di migliaia di battute) bisogna avere molto più chiaro qual è l'obiettivo iniziale, che cosa si vuole dire e come, e bisogna essere abili per riuscire a rendere ambientazioni credibili e personaggi interessanti senza decine di pagine da dedicare allo sviluppo di ognuno di essi.

C'è anche un altro aspetto tutt'altro che secondario, che riguarda il genere che si scrive. Perché è innegabile che certi generi si adattano meglio alla forma breve, e la fantascienza è tra questi (così come possonoe esserlo il giallo, il weird e l'horror). Scrivere fantascienza, soprattutto quella fantascienza di derivazione hard su cui si orienta principalmente la mia produzione, significa innanzitutto prendere un'idea di partenza, svilupparla nell'ambito di una vicenda e con l'interpretazione di alcuni personaggi, ed esprimere l'idea arrivando al compimento della storia. Senza concedersi spazio per le divagazioni, ma limitandosi a dire tutto quanto è funzionale al procedere della trama o alla fornitura delle nozioni necessarie. La fantascienza, che di fatto è nata nella forma del racconto su rivista, è un genere che si esprime bene (e mi azzardo a dire, perché in questo settore esperienza di lettore ne ho a sufficienza, forse anche meglio) nell'ambito del racconto piuttosto che del romanzo. Tant'è che i premi per la letteratura fantascientifica di tutto il mondo distinguono le categorie racconto e romanzo.

Per questo, scrivere un racconto, una "storia breve" non è né più facile né più improvvisato di un romanzo, una "storia lunga". È una cosa diversa, ma che fatta bene produce risultati altrettanto validi. E se non ci credete, non vi resta che provare a leggere Spore e poi venirmi a dire che ne pensate.

Coppi Night 01/06/2014 - Batman: The Movie

Non facciamo confusione, perché qui non si parla né di Goerge Clooney, né di Uma Thurman, né di Tim Burton, né di Christopher Nolan. Questo è il film del 1966 con Adam West e Burt Ward, diretto spin-off della serie tv che andava in onda negli anni precedenti, quella che ha consacrato alla storia la colonna sonora nana nana nana nana nana nana nana nana batman!

Non avevo mai visto le puntate della vecchia serie tv, pur conoscendola di fama per i numerosi riferimenti, citazioni e parodie incontrate in tanti altri show. Ero quindi abbastanza curioso di vedere questo film, non sapendo bene cosa aspettarmi. Ebbene, devo ammettere che sono rimasto quasi scioccato: questo film mi ha completamente spiazzato, e anche, devo dire, mi ha fatto ridere come non mi capitava dalla prima volta che ho visto Una pallottola spuntata. Perché questo Batman è di una comicità teatrale disarmante, tutto concorre a creare situazioni paradossali e incredibili. La prima avvisaglia l'ho avuta quando Batman si cala dall'elicottero (bat-cottero, sorry) con una scala (bat-scala, sorry) in mare, e ne emerge con uno squalo attaccato alle gambe, squalo che sembra esattamente quello che comprai al gift shop dell'Acquario di Genova quando mi ci portarono in gita in terza elementare, il quale squalo, scacciato con un apposito spray reppellente per squali, una volta caduto in acqua esplode. Sulle prime sono rimasto confuso, chiedendomi se quella situazione dovesse sembrarmi drammatica, ma in seguito ho realizzato che il film era volontariamente pensato per creare situazioni ridicole di questo tipo. L'elenco di queste frivolezze sarebbe lungo, ma il top si raggiunge sicuramente nella scena della bomba (che è proprio una sfera nera con la miccia) di cui Batman cerca di liberarsi correndo in una direzione e nell'altra e trovando la strada sbarrata da... no dai, così ve la rovino, dovete vederla.



Ecco, il film si muove per la maggior parte del tempo su questo tono, e ogni dettaglio, dai costumi ai dialoghi, dall'improbabile plot (persone disidratate che diventano mucchi di polvere che si riformano a contatto con l'acqua!!!), dalla scenografia (etichette con l'indicazione del nome di ogni macchinario/stanza/oggetto) agli effetti speciali, per concludere con gli incomprensibili indovinelli dell'Enigmista che portano a soluzioni assurde che collegate tra loro in modi illogici rivelano i piani dei cattivi (esempio: uovo + marmellata = nazioni unite... e non credo che sia un problema di traduzione). È un Batman sicuramente edulcorato, e lo si vede in particolare nelle scene di combattimento che si svolgono principalmente a pugni e spintoni (sì, con i flash BANG! STOMP! KA-PLOOSH!), senza traccia di armi di qualunque tipo, ma questo non rende in alcun modo il film più moscio, perché non c'è davvero modo di annoiarsi seguendo la sconclusionata storia che si svolge, e che finisce con una furtiva fuga del duo dinamico (!?) che ha combinato un bel pasticcio. C'è anche della satira, nemmeno tanto velata, ma è un elemento secondario che si presenta senza troppo clamore, evitando di inquinare il tono scanzonato.

Insomma, sarà pure una cazzata, ma ce ne fossero! Il pubblico di oggi non è probabilmente quello adatto per un prodotto del genere, ma a me è quasi venuta voglia di vedere la serie originale...

Spore live @ Biblioteca Forini Lippi - Montecatini Terme, 13 giugno

Voi potete anche non crederci, ma credo sia noioso quasi più per me che per voi stare a segnalare le varie istanze dei live di Spore. E dopo Pisa e Bellaria, ecco che la mia raccolta tenta il colpaccio anche a Montecatin Terme, la mia città!

La presentazione si svolgerà venerdì 13 giugno, negli spazi esterni della Villa Forini Lippi, sul retro della biblioteca dove in estate viene fatto il cinema all'aperto. A presentarmi questa volta sarà Sergio Barni, con la collaborazione della biblioteca stessa che ci farà da supporto e contribuirà con le letture di alcuni brani. Inizieremo verso le 18 e andremo avanti fino alle 19:30 circa, orario di chiusura della biblioteca a partire dal quale dovremmo lasciare il suolo pubblico! Ecco la locandina, che potete diffondere a piacere:




E non pensiate che per il fatto di giocare in casa sia sicuro e fiducioso nel successo dell'evento. Anzi, proprio perché mi trovo nella mia città (letteralmente, a 100 metri da dove abito!) la pressione sarà invece più alta, perché un fallimento sarebbe doppiamente scoraggiante, mentre al tempo stesso dover attirare un pubblico che mi conosce per lo più come un bischero qualsiasi, piuttosto che uno scrittore, non sarà certo facile.

Montecatini, pur con la sua vocazione turistica, non è certo una città nevralgica, e la collocazione dell'evento non è la più comoda per chi deve spostarsi, per cui non mi aspetto un grande pubblico "da fuori". Tuttavia se qualcuno fosse interessato a raggiungerci, segnalo che la biblioteca si trova appena fuori dal centro ed è facilmente raggiungible, e anche se non si può parcheggiare direttamente davanti, nei pressi ci sono molte strade accessibili, nonché il parcheggio del bocciodromo che si trova a pochi passi.

Mi auguro quindi che avrete la voglia e la disponibilità di partecipare, il contesto è sicuramente meritevole, e poi a seguire credo che un aperitivo di quelli sostanziosi ce lo potremmo anche concedere. Ci vediamo lì, per chi ci sarà.