Rapporto letture - Giugno 2017

Tipicamente con l'estate la gente legge di più, perché il mare, l'ombrellone, la vacanza, il viaggio... a me invece succede il contrario. Comunque giugno temperature a parte forse non è ancora propriamente inseribile nei mesi del summer state of mind, quindi comunque i miei tre libri me li sono consumati.

Parlo per prima di Propulsioni d'improbabilità, l'antologia di autori italiano pubblicata a fine maggio da Zona 42 che contiene anche il mio racconto Infodump. È doverosa usare una certa cautela parlando di un libro di cui faccio parte, perché ovviamente potrei esprimere un giudizio condizionato da questa cosa. Tuttavia, anche considerando PdI al netto del mio contributo, si può indubbiamente parlare di un'ottima raccolta. Come tutte le antologie il livello non è costante, alcuni racconti sono più riusciti di altri, alcuni temi più profondi, alcune storie più incisive. Forse per essere un'antologia di fantascienza, quello che manca maggiormente è la hard sf, una storia con un nucleo scientifico/tecnologico forte (in realtà ce ne sono un paio, ma forse un po' mascherati e non facili da etichettare come tali). In molti casi più che di futuro si può parlare di un "presente accelerato", ma a mio avviso è proprio in questo che risiede l'aspetto più interessante del libro. Il fatto che una ventina di autori, lasciati liberi di esplorare il genere, abbiano messo insieme una serie di storie che raccontano non tanto un futuro remoto, ma un presente incomprensibile, improbabile, è davvero significativo. Sarebbe presuntuoso dire che PdI afferma lo stato dell'arte odierno della sf italiana, ma senza dubbio è un punto di vista da tenere in considerazione: la sensibilità attuale degli autori odierni si aggira da queste parti, è un fatto, e qualcosa vorrà pur dire. Ognuno tragga le sue conclusioni, se ne ha voglia. Voto: 8/10

A seguire sono rimasto nell'ambito italiano e ho letto Bloodbusters di Francesco Verso, premio Urania di un paio di anni fa. Il romanzo per la verità è contenuto in un volume insieme a Il sangue e l'impero di Sandro Battisti, ma, ehm, onestamente non me la sono sentita di leggere il primo avento visto nei mesi passati commenti e recensioni in giro, temevo che difficilmente sarei riuscito a gradirlo, forse anche a leggerlo. Bloodbusters è una storia leggera, ambientata in un vicino futuro in cui tasse e tributi hanno finalmente calato la maschera e sono di fatto prelievi di sangue. Il protagonista è appunto un bloodbuster, cioè un freelance dell'agenzia riscossioni che si occupa di stanare gli evasori e tirargli fuori i litri di sangue mancanti al fisco. Il suo percorso si complica quando viene incaricato di prelevare da una ragazza che fa parte dei Robin Blood, un gruppo sovversivo di persone che donano spontaneamente il sangue ai meno abbienti. Da qui si infilerà in un vortice di intrighi politici dei personaggi di spicco della Roma bene. Il romanzo ha il pregio di non prendersi troppo sul serio (d'altra parte la premessa, al di là del valore allegorico, è piuttosto assurda) e per questo si legge bene. Forse ha il difetto di dilungarsi troppo quando il plot è tutto sommato limitato, e avrebbe potuto reggersi in una novelette molto più breve. Voto: 7/10

Per finire sono tornato ai racconti, stavolta con il numero 79 di Robot (risalente a qualche stagione fa, ma sono sempre in ritardo). Posso dire che in questo numero ho gradito più i racconti degli autori italiani che di quelli internazionali premiati. Alastair Reynolds risolve la sua storia con un lungo e noioso infodump raccontato da uno dei personaggi, Pechino pieghevole invece a parte la nozione delle città sovrapposte (peraltro non originale di per sé) non dice molto al di là della disumanizzazione dell'uomo nella società capitalistica. Invece il racconto di Diego Lama è un efficace mistery sulla cancellazione della memoria, quello di Manuel Piredda un ottimo postapocalittico che ricorda un po' La strada anche per il rapporto tra i due protagonisti, ed anche il racconto di Samuele Nava con la sua abduction al contrario funziona bene, soprattutto per lo spunto fantascientifico che emerge quasi alla fine. Forse l'unico racconto sotto la media è quello di Ilaria Tuti, che sembra più il capitolo iniziale di una storia più ampia che un racconto a sé. Per quanto riguarda gli articoli, il più interessante è l'excursus sull'intreccio tra fantascienza e socialismo. Nel complesso uno dei migliori numeri che ricordo di aver letto ultimamente.

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