Coppi Night 09/04/2017 - La scoperta

Netflix ormai si è già ricavato una posizione di rilievo nell'offerta cinematografica attuale, visto che dopo le serie tv adesso ha preso a rilasciare anche film con una certa frequenza. Se alcune produzioni possono essere considerate di medio livello (ad esempio Spectral) altre rivaleggiano con il cinema "ufficiale" per regia, comparto tecnico, attori di "fascia alta". È questo il caso di The Discovery, che vede nel cast principale Robert Redford, Jason Segel e Rooney Mara e si presenta con un livello qualitativo che non sfigurerebbe visto sul grande schermo. E anche la storia è molto ambiziosa.

La "scoperta" del titolo è quella dell'aldilà. Un neurologo (Redford) ha dimostrato scientificamente l'esistenza di un qualche tipo di vita oltre la morte, o per lo meno della prosecuzione della coscienza in un'altra forma dopo la morte corporale. La scoperta, diffusa presto in tutto il mondo, ha provocato un elevato numero di suicidi, perché in fondo, che sbattersi a fare quando sai che c'è qualcosa dopo? A distanza di qualche anno dall'annuncio seguiamo il figlio dello scienziato (Segel), convocato dal padre in una villa isolata dove sta compiendo ulteriori esperimenti sull'aldilà. Durante il viaggio incontra una donna (Mara), che poco dopo è lui a salvare dal suicidio e portare all'interno della comunità del padre.

Il film prende di petto un tema molto profondo e controverso. Si potrebbe pensare che, una volta dimostrata l'esistenza dell'aldilà, si raggiungerebbe il consenso sul significato e il valore della vita, ma così non è. L'immortalità della coscienza non avalla automaticamente nessuna religione, né dà indizi ulteriori su come sia questa oltre-vita. Per cui c'è chi (come il protagonista) non è affatto convinto che il suicidio sia la scelta più vantaggiosa, e c'è chi pur non dando particolare valore alla vita non è capace di togliersela. Da questa differenze di visioni nasce il conflitto tra il protagonista e suo padre ma anche il fratello, la ragazza e gli altri ospiti/operai della villa. Ne emerge un quadro complesso, in cui non è facile identificare un'unica prospettiva corretta e rimane aperto a interpretazioni ancora differenti.

Poi però succede qualcosa. Nell'ultima parte del film viene approfondita una sottotrama di "investigazione", e nel climax finale emerge un plot twist che non sembra del tutto coerente con quanto visto fino a quel momento. È una visione comunque affascinante, che dà un nuovo significato a tutta la storia (e per certi versi, affine ad alcuni temi da me sviluppati in Dimenticami Trovami Sognami... mica ve la prendete se ne approfitto per spiattellare con nonchalance la copertina?), però sembra essere la conclusione di una storia diversa da quella con cui il film era iniziato. Certo non mi aspettavo che fosse rivelata la "verità" sulla vita dopo la morte o che il technobabble che giustifica la scoperta fosse spiegato interamente, ma il senso finale della vicenda (così come proprio l'ultima scena) sembra adattarsi a tutt'altro tipo di storia e di conseguenza lascia incompiuto ciò che si era aperto inizialmente. Non mi sentirei di definirlo uno scivolone, perché il film gestisce comunque con competenza e intensità anche questo twist, e non si può non rimanerne colpiti. Però appunto, la conclusione fa passare in secondo piano tutta la storia precedente e si arriva quasi a dubitare che tutto la scoperta stessa abbia davvero l'impatto che si pensa inizialmente.

C'è anche da rilevare qualche difformità minore, con alcune scene leggermente fuori registro (mi riferisco soprattutto alla sequenza dell'obitiorio) e qualche incoerenza nello sviluppo dei personaggi, che non sempre sembrano comportarsi come dovrebbero. Anche la relazione tra il protagonista e la ragazza sembra svilupparsi in modo alquanto innaturale, come se a un certo punto il regista avesse semplicemente detto "ok, manca mezz'ora alla fine del film, ora bisogna che vi baciate".

The Discovery merita sicuramente la visione, ma a mio avviso avrebbe avuto bisogno di una maggiore focalizzazione. Si sarebbe potuto interlacciare le due storie principali in modo più profondo, o forse ancora meglio concentrarsi su una sola, senza rincorrere il twist a tutti i costi e dando più forza ai personaggi e alle loro scelte.

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