Coppi Night 13/03/2016 - Blindness

Toh, non sapevo che Saramango scrivesse fantascienza! No ok, non voglio ricominciare il discorso già fatto per Anna di Ammaniti, ma a mio avviso una storia in cui si immagina che un morbo non specificato renda cieca l'intera popolazione mondiale è per definizione ascrivibile alla fantascienza. Questioni di etichetta, certo, che non aggingono o tolgono niente al valore dell'opera. Quello che è ancora più strano è che non avessi mai sentito parlare di questo film del 2008, che se pure è una "produzione minore" di un regista brasiliano, ha un casto di tutto rispetto, che include Julian Moore e Mark Ruffalo. Possibile che l'adattamento di un libro tanto famoso e con personaggi così noti non mi fosse mai giunto all'orecchio?

In ogni caso, Blindness (che nella versione italiana avrebbero potuto farci la cortesia di tradurre letteralmente, per una volta) si è rivelato un film molto interessante. Non ho letto il romanzo quindi al di là della premessa iniziale non sapevo cosa aspettarmi. La storia segue alcuni dei primi "malati di cecità", accompagnati dalla moglie di un oculista (Julian Moore, appunto) che invece continua a vedere normalmente, ma mantiene il segreto. La trama si svolge quindi dal suo punto di vista (è il caso di dirlo), ovvero quello dell'elemento estraneo all'interno di una società che segue regole precise... il che è uno degli approcci tipici della fantascienza, mi verrebbe da dire, ma lasciamo stare. La cecità è inizialmente trattata come emergenza sanitaria, e in assenza di cause individuabili i nuovi ciechi sono quarantenati lontani dal resto della popolazione, obbligati a cavarsela da soli. Presto però il morbo si espande oltre le zone confinate e nel mondo non rimane più nessuno in grado di vedere. I protagonisti, una volta fuggiti dalla quarantena, si trovano in quello che appare come un classico scenario postapocalittico, con i sopravvissuti che si aggirano goffamente per le strade intasate di rifiuti alla ricerca di cibo... il che è un'immagine tipica della fantascienza, ma lasciamo stare.

Ma naturalmente il film (che a quanto mi si dice segue in modo abbastanza fedele il libro) non è una storia survivalista, quindi non si concentra tanto sul modo in cui ciechi possono trovare un posto nel mondo, quanto cerca di mostrare come i caratteri base della "natura umana" sono sempre gli stessi, indipendentemente dalle situazioni e capacità. Nella terra dei nuovi ciechi, chi era cieco già da prima è re, e chi finge di essere cieco può essere usurpatore, se lo vuole. Certo si può anche trovare un filo di retorica sull'inutilità delle apparenze, sul capire le persone per come sono dentro invece che fuori, ma il messaggio è ben più profondo e devo ben veicolato, con il giusto livello di drammaticità.

Quindi se come me non ne avevate mai sentito parlare, recuperatelo in fretta e guardatelo, finché ancora potete.

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