Futurama 7x02 - A Farewell to Arms / Addio alle braccia

Insieme a The Bots and the Bees, questo episodio faceva parte della doppia season premiere della nuova stagione di Futurama. Mentre il primo era incentrato su Bender, questo è invece uno degli episodi a base Fry/Leela, in cui il rapporto tra i due (che volendo seguire la continuity della serie, dopo Overclockwise sembra essersi solidificato) viene messo in primo piano, anche se la relazione non è esattamente il nucleo della trama. Infatti, la storia principale è quella dell'apocalisse che sta per colpire la Terra nel 3012 (vi suona familiare?). All'inizio della puntata vengono fatti notare alcuni frequenti e assurdi sconvolgimenti climatici, che sono le prime avvisaglie di una devastante eruzione solare che rischia di cancellare tutta la vita sul pianeta. La tesi è poi confermata da alcune iscrizioni marziane (il gioco di parole mayan/martian è fin troppo facile) scoperte per caso nel sottosuolo, che mettono in guardia proprio riguardo l'imminente distruzione. L'antica profezia sta per compiersi, e ai nostri eroi tocca trovare un modo per salvarsi.

Questa è l'ossatura dell'episodio, che vedrà diversi rovesciamenti durante lo svolgimento. Per quanto riguarda Fry e Leela, il leitmotiv fin dalle prime scene è quello di Fry che cerca di fare cose carine per la sua amata mutante, offrendole continuamente la mano in tentativi di galanteria e gentilezza. Tentativi che falliscono miseramente, visto che ogni volta che il ragazzo cerca di offrirsi provoca in realtà danni di entità variabile. Leela, pur riconoscendo il suo impegno, arriva presto a scocciarsi di questa situazione, fino a chiedergli espressamente di smettere di fare cose per lei. Questo non basterà però a scoraggiare Fry, che fino alla fine cercherà di dimostrare i suoi sentimenti mettendosi in gioco per lei (e continuando a fallire, chiaramente...).

La puntata segue quindi due filoni principali, che si incastrano bene tra loro. I tentativi di salvataggio di Fry infati assumono un ruolo critico quando, per sopravvivere alla fine del mondo, tutta la popolazione è sottoposta a un sorteggio per scoprire chi potrà imbarcarsi sull'unica astronave di salvataggio e chi invece dovrà rimanere sulla Terra. Qui inevitabilmente le sorti di Fry e Leela si dividono, ma il modo in cui questo succede conferma ulteriormente la tesi iniziale... anche se non in via definitiva. La storia della fine del mondo, e delle profezie mal interpretate, è facile da ricollegare ai tempi attuali, ma a differenza dei Maya, che purtroppo non potranno più raccontarci cosa intendevano col loro calendario balordo, un ultimo marziano (tornato indietro a raccogliere alcune cose dopo aver abbandonato il pianeta in Where the Buggalo Roam) spiegherà il corretto significato delle previsioni del suo popolo.

A Farewell to Arms (il cui titolo assume un senso proprio nelle ultime sequenze) risulta nel compleso un buon episodio, con un plot interessante arricchito da un nucleo sentimentale e da un valido livello di gag (come la ricerca di Fry per i suoi "pantaloni fortunati" nella parte iniziale). Mancano forse alcuni momenti particolarmente "forti" per farlo diventare un ottimo episodio, ma il giudizio è del tutto positivo. Voto: 7.5/10

Coppi Night 08/07/2012 - Spider

No, il Coppi Club non va in vacanza (almeno finché non lo fanno i suoi membri... e credetemi, almeno per quest'estate non lo faranno), e se per tre settimane non ci sono stati aggiornamenti è solo perché l'invadente (e a posteriori, inconcludente) sovrapposizione degli europei di calcio ha sottratto alle ultime domeniche lo spazio necessario alla proiezione dei film. Conclusa la parentesi calcistica, si torna alle vecchie abitudini.

Questo film diretto da Cronenberg ha ottenuto l'unanimità nella votazione finale, successo probabilmente dovuto al fatto che in precedenti occasioni alcune produzioni dello stesso regista avevano ottenuto un notevole succeso (da eXistenZ a Il pasto nudo). Forse però gli spettatori si aspettavano anche in questo caso (come d'altra parte il titolo poteva suggerire) di vedere la comparsa di simpatiche bestiacce insettoidi... magari non necessariamente alieni spigolosi che secernono sostanze psicotropiche lattiginose dalle proposcidi sulla loro nuca, ma insomma, almeno qualche cosa con le zampe multiarticolate.

Spider, invece è una storia del tutto "umana". Non c'è nessuna componente fantastica, se in questa definizione non si include anche la malattia mentale. Il protagonista infatti, interpretato da Ralph Fiennes (che proprio nell'ultima Coppi Night era stato apprezzatissimo, e qui non è da meno), fin dalle prime immagini si mostra chiaramente disturbato, e viene infatti spiegato presto che è appena stato dimesso da un ospedale psichiatrico. La sua condizione tuttavia non sembra essere migliorata, e si assiste (con molta, mooolta calma) allo svilupparsi della sua paranoia, che affonda le radici in un trauma infantile di cui ripercorre la storia attraverso una serie di flashback. Senza rischiare lo spoiler, si può dire che il bambino, così come l'adulto che diventerà in seguito, sono ossessionati dalla figura della madre, tanto adorata da lui quanto disprezzata dal padre, e che arriverà a confondersi e sostituirsi con una prostituta. Dai tentativi di ricostruire questa storia passata si vede svolgersi la trama, nella quale la versione giovane e anziana del protagonista si alternano e si sovrappongono, entrambe mostrando i sintomi di una alterata percezione della realtà. Alla fine non è del tutto facile spiegare cosa è successo, proprio perché molto di quello che succede intorno ai 3/4 deve essere in qualche modo interpretato per poter avere un senso univoco. In ogni caso, questo non è uno di quei film che si conclude con un laconico "oh, era tutto un sogno".

In effetti, Spider non è un film molto facile da seguire. Estremamente lento, poco dialogato, si basa principalmente sulle immagini e i borbotti di Fiennes, e alcune sequenze non hanno un preciso senso o collocazione cronologica. Tutto concorre comunque a creare quel senso di inquietudine e straniamento che poi si completa nelle ultime scene, quando si vede il "ragno" entrare in azione. Comunque, probabilmente merita una visione, forse ancora meglio in solitario che in compagnia, in modo da potersi concentrare sui piccoli dettagli che vengono portati all'attenzione dello spettatore.

Rapporto letture - Giugno 2012

Rispetto al mese scorso, ho avuto un calo nelle letture del 50%, e dai sei libri di media mi sono assestato su soltanto tre. Non credo sia tanto un problema di tempi di lettura ridotti, quanto piuttosto che per buona parte del mese sono stato impegnato a leggere un libro volumetricamente impegnativo, che ho concluso solo nei primi giorni di luglio (non vi dico qual è, lo scoprirete nel prossimo rapporto letture... o andando a vedere sul mio aNobii). Inoltre giugno è stato il mese lungo il quale si è dipanata per buona parte la Royal Rumble (che ho vinto, per inciso), il che comporta che ho dovuto passare parecchio tempo anche a leggere i racconti postati on line dai miei avversari. Insomma, alla fine dei conti, i tre libri effettivamente conclusi a giugno sono questi:


More about L'occhio del purgatorioGli autori francesi di fantascienza non sono universalmente riconosciuti come dei maestri (come gli italiani, d'altra parte), nonostante il debito d'onore che il genere deve a Jules Verne. Ciò nonostante, a marzo ho fornito una recensione positiva di un romanzo di René Barjavel, e altrettanto devo fare con questo Jacques Spitz. In realtà mi sono accostato a L'occhio del purgatorio senza timore, perché avevo già letto altro di Spitz e tanto le sue storie quanto il suo stile mi avevano convinto in pieno. In questo libro uscito per Urania Collezione si trovano due romanzi, quello che dà il titolo al volume e Le mosche. Il primo è la storia, piuttosto allucinata ma estremamente razionale, di un pittore parigino, nichilista e un po' bohemien, che subisce un'alterazione della vista che lo porta a vedere le cose che ha di fronte come saranno in futuro. Arriva così a vedere le strade occupate da cadaveri, poi scheletri, poi solo polvere; assiste alla propria morte allo specchio; vede disgregarsi palazzi e città intere; scorge infine quello che sembra essere il successivo gradino dell'esistenza materiale, con il suo speciale "occhio del purgatorio", appunto. Le mosche lo avevo già letto, e racconta la totale sottomissione dell'uomo a orde inarrestabili di mosche diventate collettivamente intelligenti, e determinate a prendere possesso del pianeta. E siccome non si tratta di un film di Michael Bay, gli uomini non possono fare nulla per salvarsi. Entrambe sono ottime storie, che partono da idee intriganti e le sviluppano con intelligenza per arrivare a conclusioni non banali, evocando nel percorso riflessioni molto profonde. Inoltre lo stile di Spitz, spesso ironico, riesce a rendere questi temi in modo del tutto scorrevole. Voto: 8/10


More about Short Stories 8Scavalliamo le alpi e torniamo in italia, con il numero 8 della rivista Short Stories, edita da Edizioni Scudo. In questo numero, intitolato "Sinfonia aliena", le storie hanno tutte una componente "extraterrestre", e riguardano in qualche modo il contatto o il rapporto con intelligenze diverse da quella umana. Va da sé che il genere principale è la fantascienza, ma ci sono anche contaminazioni horror e weird. La qualità dei racconti è altalenante, con alcuni bei pezzi alternati ad altri mediocri, e alcuni del tutto incomprensibili. Da segnalare +13k di Simone Conti (autore che mi ha superato all'ultimo Premio Giulio Verne, mannaggia a lui!), Io e la mia scimmia di Giuseppe Picciarello e La dura legge dello spazio di Michele Piccolino. Marginalmente, tra gli altri si trova anche il mio racconto Nimby, ma se devo essere onesto credo si collochi nel gruppo di quelli mediocri. Voto: 5/10


More about Robot 65Infine, concludiamo con un'altra rivista, forse in questo caso in senso più proprio visto che contiene anche articoli oltre a narrativa. Il numero 65 di Robot, il primo che vede alla direzione Silvio Sosio succeduto al fondatore Vittorio Curtoni dopo la sua morte, sul versante delle rubriche non contiene testi particolarmente brillanti, il più artificioso dei quali è quello in cui si cerca sistematicamente di dimostrare che i film di James Cameron (con l'esclusione di Strange Days) siano fondamentalmente maschilisti. Per quanto riguarda i racconti si trovano invece testi interessanti. A parte Harlan Ellison, che probabilmente ormai può permettersi di vincere un Hugo con qualsiasi scemenza, Decima squadra di Valentino Peyrano (vincitore pure lui dell'ultimo Premio Robot, e pure lì ci sono andato vicino, mannaggia a loro!) è un racconto davvero di qualità, una space opera ambientata su una sorta di nave generazionale su cui qualcosa è andato storto; ottimo anche Interferenze di Renato Pestriniero, che segue le conversazioni tra un'operatrice radio e un astronauta disperso in orbita; valida riproposizione del classico Interesse composito di Mack Reynolds, e affascinante spunto quello di Le cose di Peter Watts, che racconta gli eventi del famoso film La cosa dal punto di vista del "mostro"... che naturalmente si rivela essere meno malvagio di come viene percepito dagli umani. Il lungo racconto di Giovanni De Matteo (lungo anche nel titolo) è invece più moscio, soprattutto perché nonostante la mole non si capisce dove vada a parare. Nel complesso comunque contenuti di buona qualità. Voto: 7/10

Futurama 7x01 - The Bots and the Bees / I robot e le api

Con una sincronia tanto sorprendente quanto casuale, la trasmissione della stagione 6 di Futurama in italia è iniziata poco prima della ripresa della stagione 7 sul canale Comedy Central americano. Così, mentre con due anni di ritardo il pubblico italiano ha potuto vedere i "nuovi" episodi (anche se solo i primi tredici), a un oceano di distanza sono andate in onda puntate del tutto inedite. Come di consueto, la season premiere consisteva in due episodi trasmessi insieme, come nel caso di Rebirth e In a Gadda-da-Leela. Ne affronteremo però uno alla volta.

La trama di The Bots and the Bees è piuttosto semplice, anzi ci si può stupire che l'idea non fosse già stata sfruttata in precedenza: Bender ha un figlio. Per la precisione, il robot piegatore si accoppia (non del tutto per sua volontà) con la nuova macchina per le bibite installata all'interno della Planet Express, e il pargolo che ne nasce risulta essere un incrocio delle caratteristiche dei genitori. Sulle prime i due sembrano fare a gara a chi si interessa meno del neonato, ma in seguito Bender sviluppa un certo affetto per il figlio, di cui assistiamo alla progressiva crescita (non è chiaro in quali tempi il piccolo Ben passi da neonato ad adolescente), e che fin da bambino non sogna altro che poter diventare un piegatore come suo padre. Purtroppo, la capacità di piegare non rientra nelle caratteristiche tecniche che ha randomicamente ereditato dai genitori, e questo sembra impedirgli di realizzare il suo obiettivo. Parallelamente alla trama principale, si svolge anche una sottotrama minore, in cui Fry, trovandosi nei pressi della macchina delle bibite, torna alla sua dipendenza da Slurm, che era il tema principale di un episodio della prima stagione. Stavolta però il fattorino è assuefatto allo "Slurm Loco", la forma più pura e concentrata della bevanda, che provoca alcuni sgraditi effetti collaterali... che solo nel finale riveleranno la loro utilità.

Essendo il primo episodio della nuova stagione, l'inizio consiste in una breve introduzione, in cui il Professore chiama a raccolta con un vero e proprio Planet-segnale nel cielo i membri dell'equipaggio per una notizia importantissima, e vediamo tutti (Scruffy incluso) abbandonare le loro occupazioni e correre alla Planet Express. In seguito l'attenzione si sposta sul rapporto conflittuale tra Bender e Bev (la macchina delle bibite, che ovviamente essendo una macchina ha una personalità robotica), per poi arrivare alla nascita di Ben. Per la verità, un figlio di Bender era già stato mostrato una volta, nel secondo film The Beast with a Billion Backs, quando il Robodiavolo chiedeva a Bender di sacrificare il suo primogenito per ottenere in cambio un esercito. Certo, il rapporto che sembra unire Bender a quel primo figlio è di rilevanza molto inferiore rispetto a quello con Ben, visto la fine che fa il povero bambino...


È interessante notare come, all'interno dell'episodio l'accoppiamento tra robot non sia dato per scontato, e anzi Bender stesso non sembra essere a conoscenza di questa possiblità. Per questo viene portato a un centro educativo dove assiste a un filmato in cui viene spiegato come, vista l'impossibilità di fabbricare tutti i robot di cui c'è bisogno, nella programmazione di ogni macchina è inserita la possibilità di riprodursi, mischiando le proprie specifiche tecniche (trasmesse attraverso l'antenna dei robot maschi) secondo un pattern casuale con quelle del partner, in un processo del tutto simile alla riproduzione sessuata che avviene in natura. Questo aggiunge un altro tassello al "canone" di Futurama, spiegando quindi l'esistenza di robot bambimni e di coppie di robot (e forse anche il tabù della robosessualità), che finora potevano essere sembrate solo delle analogie con gli umani.

Al di là della trama, la puntata è abbastanza divertente, anche se come sempre quando un episodio si concentra su Bender gli altri personaggi hanno un ruolo marginale, e anche la sottotrama di Fry ammontà a non più di un paio di minuti nell'economia della puntata. Comunque, tutto considerato, l'episodio si rivela discreto, con un nucleo emotivo abbastanza forte e un buon livello nelle battute. Voto: 7/10

I survived the Royal Rumble

Mentre sfuma l'anno in cui sono stato eletto appunto "Scrittore dell'anno" da Edizioni XII, il che mi  costringerà per correttezza a rimuovere il bannerino che attualmente compare ancora lì sulla destra, mi permetto di segnalare un altro risultato che mi piace considerare importante.

Si è conclusa proprio ieri la Royal Rumble 2012, l'ultima edizione dello spietatissimo torneo letterario che da diversi anni si tiene sul forum del portale La Tela Nera. Il torneo si svolge in più turni, nei quali i partecipanti si affrontano prima nella stesura di un racconto che deve rispettare specifici paletti, e poi nel commento reciproco dei lavori del proprio girone. Durante i quattro turni in cui si è svolto questa stagione (il numero è variabile a seconda dei partecipanti), ci è stato chiesto di scrivere ora un racconto che avesse come nucleo centrale una ricetta, ora un racconto con meno di sette personaggi, poi un racconto con personaggi tutti dello stesso sesso... il tutto nel tempo massimo di una settimana, a un ritmo serratissimo.

È forse quest'ultimo aspetto che ritengo più importante: in poco più di un mese ho scritto quattro racconti completamente da capo (per inciso: a posteriori mi sono accorto che ho scritto sempre racconti di fatnascienza... strano, eh?), magari non tutti di ottima qualità, ma di certo di livello sufficiente a superare tutti i turni e aggiudicarmi il primo posto nella classifica finale.

Per cui, adesso lo posso dire: I survived the Royal Rumble!