Bustina # 18

Piove in egual modo sui ricchi e sui poveri. Solo che i ricchi hanno l'ombrello.
 da Pancreas di Giobbe Covatta


Mi sono imbattuto in questa frase durante la periodica ridistribuzione dei pesi sulle mensole che sovrastano il mio letto. Trovandomi di fronte a questo libro, che è stato in assoluto il primo che sia riuscito a farmi ridere sul serio (in questo senso adoro Giobbe Covatta, credo che sia l'unico comico "di professione" in grado anche di scrivere: i suoi libri non si limitano ad essere una raccolta scritta di battute, ma hanno un senso come opere a sé [cfr: Dio li fa e poi li accoppa]), non ho saputo resistere alla tentazione di sfogliarlo di nuovo. Una rapida occhiata alle pagine del diario di questa parodia del libro cuore, e ho trovato questo "proverbio del giorno", che si presta perfettamente alla bustinizzazione.

Rapporto letture - Dicembre 2010

Scrivo questo post con un certo ritardo rispetto alle previsioni, ma il rapporto letture mensile richiede del tempo per essere messo insieme, e questo mese non avevo ancora trovato l'occasione giusta. Fortunatamente tutto quello che devo fare è ripercorrere a ritroso il mio archivio su aNobii, per cui non c'è rischio di perdere informazioni.

Innanzitutto, qualche numero: nel dicembre di quello che ormai è l'anno scorso, sono riuscito ad assimilare nove libri, anche se di questi, come vedrete, due non sono propriamente "libri", per cui il numero non è esattamente paragonabile ai mesi precedenti. Ne consegue che ho mantenuto la solita media dei 6-8 libri mensili. La fine di dicembre sarebbe anche l'occasione ideale per fare delle statistiche più ampie, ma ho già soddisfatto questo proposito con un post di un paio di settimane fa. Per cui, possiamo procedere.


More about Nova SwingTerminato esattamente il primo dicembre, di Nova Swing uscito su Urania la scorsa estate ricordo bene solo una cosa: 261. Si tratta del numero della pagina in cui il romanzo finisce. Ne sono così sicuro perché probabilmente ho passato più tempo a ricontrollare tra quanto il libro sarebbe finito che a sfogliare le pagine perché le stavo effettivamente leggendo. Non sto esagerando, è stata davvero un'esperienza terribile, e infatti nel già citato riepilogo annuale questo è stato il libro che ho giudicato peggiore di tutto il 2010.  Non so quali fossero le intenzioni di Michael John Harris quando lo ha scritto. Forse il tentativo di mettere insieme una serie di suggestioni post-cyber-futuriste è infine sfociato in una storia fumosa e completamente assente. Non posso fare un riassunto della trama perché, di fatto, non ho capito cosa succede, ammesso che qualcosa succeda davvero. Può darsi anche che sia io a non avere la giusta sensibilità per apprezare un lavoro del genere (d'altra parte non mi è piaciuto nemmeno Mulholland Drive), ma in ogni caso questo non è quello che cerco in un libro. Voto: 2/10



More about Il pianeta proibitoDopo questa batosta sono riuscito a risollevarmi con Il pianeta proibito, uno dei primi Urania Collezione, che ho voluto leggere anche in omaggio al recentemente scomparso Leslie Nielsen, che fu interprete dello storico film da cui questo libro è stato tratto. Non ho sbagliato a scrivere: si tratta infatti di una "novelization", ovvero uno di quei rari casi in cui il libro segue il film. W.J. Stuart, in seguito al successo del film, fu contattato per riadattarlo su carta, e devo dire che il risultato non è male. La storia è una space opera nel senso più classico, con personaggi ben definiti e prevedibili, ma forse proprio questo senso di familiarità e la genuina ingenuità tipica dell'epoca in cui è stato scritto, lo rendono un piccolo gioiello, una favola di altri mondi  e altri tempi che non dispiace di leggere prima di dormire. Voto: 7/10


More about Dieci piccoli indianiChi ha detto che leggo solo fantascienza? Uhm, ok, di solito sono proprio io a raccontarlo in giro con orgoglio. Ma a volte mi concedo anche altro, per poter dire che non leggo proprio solo fantascienza. E se mi devo buttare su altri generi, cosa di meglio di un classico come Dieci piccoli indiani, tanto famoso che non mi prendo nemmeno la briga di scrivere il nome dell'autore? Il capostipite di un genere di giallo che ha segnato la storia, tanto rilevante che finirà sicuramente nella lista dei cento libri per sembrare fighi, e a dirla tutta l'ho usato io stesso come titolo del mio primo post del survival blog. I canoni del giallo sono cambiati da quando la storia è stata scritta, tanto quanto i paradigmi della società che hanno consentito ad Agatha Christie di scrivere dialoghi del tipo "ha fatto morire venti persone, ma non erano che negri!" e non finire come argomento principale nell'arena di giletti la domenica pomeriggio, e per questo il libro non è più tanto brillante come poteva esserlo quando è uscito, ma si tratta comunque di una pietra miliare di grande valore, e se oggi rientra nel "già visto" è perché sono stati tutti quelli dopo a copiare da qui. Voto: 7/10


More about La strada per DuneOk, non leggo solo fantascienza, ma prevalentemente sì. E ne La strada per Dune di Frank Herbert (Tea Due) si trova quella che è l'essenza primaria della fantascienza. Quello che non si trova è qualcosa che abbia a che fare con Dune, la grande saga scritta (e incompiuta) dell'autore, che ritengo una delle opere letterarie più grandiose mai realizzate, nonostante l'infelice marketizzazione che ne è stata fatta dopo la morte di Herbert... ma questa è un'altra storia, che mi propongo di affrontare prima o poi, e di cui un piccolo accenno potete leggere qui. Quindi, se pure mi sono fatto fregare dal titolo, i racconti che ho letto mi hanno comunque soddisfatto (non tutti, ma nel complesso), per la solidità delle storie di quella fantascienza hard di cui Herbert era uno dei più validi esponenti. Voto: 7.5/10


More about Ritorno al domaniSe il successore di Frank Herbert è statto Kevin J. Anderson, per Ron Hubbard si scomodano i grandi nomi e si può in effetti parlare di Tom Cruise. Certo, non stiamo parlando di successione artistica, perché a conti fatti si può dire che quanto verrà ricordato di Hubbard sarà più la dianetica, la disciplina che ha dato origine a scientology. Hubbard passerà alla storia come il fondatore di questa diffidata (nel senso che la gente ne diffida) religione, ma la sua carriera "pubblica" è iniziata come scrittore di fantascienza, e nemmeno uno dei peggiori. Il suo Ritorno al domani è probablimente uno dei primi libri a trattare su ferme basi scientifiche le conseguenze del viaggio a velocità relativistiche, e il destino di quei coraggiosi (o pazzi) che decidono di navigare per gli spazi siderali, ben sapendo che in questo modo rinunciano a tutto quanto conoscono e hanno amato. Un romanzo struggente, di un autore che forse meriterebbe di essere riscoperto. Voto: 8/10 - best of the month!


More about Cuore punkLa Shake ha riniziato a pubblicare tempo fa alcuni classici del cyberpunk, tra i quali anche Cuore punk, una raccolta di racconti di John Shirley, che, stando all'introduzione di Bruce Sterling, non è uno "scrittore cyberpunk", ma più un "cyberpunk scrittore". I racconti contenuti in questa raccolta sono forti, estremi come è riportato anche in copertina. Forse anche troppo. Personalmente amo le atmosfere e i temi cyberpunk, ma quando questi sono accompagnati a scrittura "sperimentale" e contenuti vaghi il mio amore vacilla. In questo caso non è che ci si trovi davanti a frasi scritte da destra a sinistra o descrizioni minuti dell'orbita di un elettrone intorno al suo nucleo, ma ho avuto l'impressione che l'autore volesse dire di più di quello che sono riuscito a comprendere. Per dire, mi sono sembrati quasi più sconvolgenti gli sprazzi biografici che fanno da introduzione ad ogni racconto, che i racconti stessi. Quindi buono, ma non quanto dovrebbe essere. Voto: 6/10


More about La Torre Nera: La caduta di Gilead More about La Torre Nera: La battaglia di Jericho HillIl pomeriggio di natale, avendo poco di meglio da fare, mi sono buttato sulla lettura di due fumetti in cui mi ero imbattuto durante la tradizionale spesa di regali, e sono questi i due non-libri di cui parlavo all'inizio. Ora, io non sono un fruitore di fumetti, quindi non so nemmeno se questa definizione sia appropriata, o si tratti, chessò, di "graphic novel", di "tavole" o chessoio. Quello che so, e che mi importa, è che si tratta di trasposizioni della saga della Torre Nera di Stephen King, di cui avevo già acquistato i primi due volumi. Questi La caduta di Gilead e La battaglia di Jericho Hill sono il quarto e quinto volume (per cui sì, mi sono perso il terzo), e narrano una parte di storia che nei romanzi originali era stata appena accennata, ovvero tutta quella compresa tra il ritorno del pistolero a casa dopo gli eventi di La sfera del buio e la sua comparsa all'inseguimento dell'uomo in nero in L'ultimo cavaliere. Qui si assiste al crollo della città, e in sostanza dell'intera civiltà, nel quale Roland era cresciuto, e alla morte di tutti i suoi compagni di gioventù. Non giudico le illustrazioni perché non sono competente, dico solo che mi sono sembrate appropriate al tono della vicenda. La storia a volte sembra un po' semplificata, ma probabilmente in questo caso non c'è alle spalle un narratore esperto come King. Per entrambe assegno un voto: 7/10.

More about La valle dello ZodiacoDopodiché si torna a soffrire, di nuovo con un Urania. Il titolo La valle dello zodiaco di questo volume è un medley dei titoli dei due romanzi che contiene: La valle dell'eclissi e Zodiac, rispettivamente di Claudio Asciuti ed Errico Passaro. E se dico che si torna a soffire, è perché questo è un libro che devo reputare obiettivamente brutto, non ai livelli di Nova Swing ma molto vicino. Non credo di dover approfondire la questione perché ne ho ampiamente discusso in un altro post, che ha suscitato anche una certa attenzione, quindi rimando a quello tutti quanti volessero sapere perché concludo la mia valutazione con un voto: 4/10.



Beh, dicembre non sembra essere stato un mese particolarmente felice. Ma a gennaio mi sono rifatto, e lo vedrete quando i tempi saranno maturi per il prossimo rapporto letture. Per il resto, come ogni volta, vi invito a seguire i commenti più dettagliati sulla mia pagina di aNobii.

Futurama 6x04 - Proposition Infinity

Come nel caso dell'episodio precedente, anche questo contiene una certa componente "sociale". In questo caso però non viene parodiato uno degli aspetti della cultura moderna, ma viene affrontato un tema che riveste attualmente una certa rilevanza: il matrimonio omosessuale. No, non è Fry ad innamorarsi di Brannigan, ma Bender e Amy che si ritrovano coinvolti in un tornado di passione (in senso abbastanza letterale). Quindi si parla in effetti di relazioni robosessuali, ma l'analogia è chiara. Come accade spesso in Futurama, la "robosessualità" non è un'invenzione di questo episodio, ma un fenomeno che era già stato citato addirittura nell'episodio pilota, quando Bender chiedeva a Fry di non stargli troppo vicino appunto per non essere scambiati per robosessuali. E nell'episodio I Dated a Robot, veniva invece mostrato il tabu delle relazioni umane-robot, con tanto di filmato educativo sponsorizzato dal papa spaziale.

Sarebbe stato facile trasformare la puntata in un lungo apologo con la morale che non c'è niente di male in quello che accade tra due adulti consenzienti (o uno solo, come suggerisce Zoidberg), ma fortunatamente non va così. Ovviamente quando i due si impegnano per far approvare la legittimità del matrimonio tra uomini e robot è chiaro da quale parte stiano gli autori dello show, ma il giudizio etico non pesa sull'economia dell'episodio che rimane in ogni caso godibile.
È da notare che con questo episodio Amy si riconferma come il personaggio più promiscuo della serie. Infatti ha avuto relazioni praticamente con ogni personaggio maschile: Kif, Fry, Brannigan e Bender, oltre a una serie di comparse. E se si considera come "canone" anche l'universo alterno-fantasy di Bender's Game, vanno inclusi nel conto anche il Professore e Leela. Quindi non è difficile capire perché l'anfibio alieno verde decida di lasciarla all'inizio della puntata. Salvo poi tornare insieme alla fine, com'era prevedibile in questo caso (no, dai, questo non lo considero uno spoiler). Voto: 7

Coppi Night 16/01/2011 - Devil

Sono rimasto tutto sommato soddisfatto da questo recente film girato da non mi ricordo chi che però ha non mi ricordo quale connessione con Shyamalan (che tutte le volte che lo dico mi viene in mente Maccio Capatonda nella scena di La febbra).

Rispettando la mia politica di non rovinare un film che giudico godibile, non rivelerò la trama nel dettaglio. Basti sapere che cinque persone si ritrovano chiuse in un ascensore e per qualche motivo si vede da subito che qualcosa non va. La cosa si fa più evidente quando cominciano a morire, una alla volta. All'inizio si tratta quindi di un "delitto della camera chiusa", nel quale l'assassino è necessariamente all'interno dell'ambiente, e nello specifico uno dei cinque (piccoli indiani?). Fin dall'inizio però viene presentata questa leggenda secondo cui le manifestazioni del demonio si svolgano proprio in modo simile, e quindi tra accuse reciproche sta allo spettatore capire chi sia il diavolo. E questo, secondo me, è il punto in cui il film avrebbe potuto fare un vero salto di qualità: va bene presentare la storiella del male che si presenta agli uomini per farli soffrire e portarseli via, ma se alla fine si fosse scoperto che nessuno dei protagonisti era il diavolo, e che in realtà si trattava della sola malvagità degli uomini che si adattava perfettamente alla leggenda, sarebbe stato ancora più incisivo. Ma probabilmente l'elemento soprannaturale era necessario, se non altre per spiegare (cioè, non spiegare) alcune morti decisamente, appunto, inspiegabili.

Naturalmente nella lotta tra il bene il male alla fine vince il bene. Ma il male segna comunque qualche punto, bisogna riconoscerlo. Pollice in giù per i titoli di coda che mi stavano facendo venire la nausea.

Certo se ci fosse stato anche Il Piccolo Riccardino Fuffolo sarebbe stato davvero il top.

16/01/2016 - sono forse il guardiano di mio fratello?

scopro che è il 16 gennaio solo accendendo il computer. avevo perso il conto dei gionri. sono rimasto chiuso e isolato per diverso tempo, ed è per questo che non ho  più fornito aggiornamenti dopo l'ultimo risalente ai primi dell'anno. e tutto questo perché, alla fine, è successo.

quello che avevo temuto fin dall'inizio, è successo nei giorni scorsi. non so di preciso quando. era metà mattina. io stavo facendo colazione da solo, qualcuno era ancora a letto, mentre carlo, uno degli amici che ho ospitato in casa mia, era fuori per prendersi cura dell'orto. non che sapesse esattametne cosa fare, probabilmente si limitava a rivoltare la terra senza un vero scopo. ho smesso di mangiare la zuppa di latte e biscotti che stavo mangiando (una cosa che ho sempre odiato, ma adesso rimane poco altro di adatto alla colazione) e sono uscito per dare glia vanzi ai gatti. ma a differenza di quanto succede di solito, non mi sono venuti incontro appena ho aperto la porta. i gatti non c'erano. nessuno di loro.

se era vero quello che avevo sentito dire, questo voleva dire solo una cosa: gialli nei paraggi. sono andato nell'orto a chiamare carlo per farlo rientrare, e lui mi ha guardato con aria sorpresa... e vuota. in quel momento mi sono convinto che fosse lui a essere infetto. sono corso indietro e prima che potsse raggiungermi ho chiuso la porta lasciando la chiave nella serratura in modo che non potesse aprire da fuori. sono rimasto per un minuto appoggiato alla porta, cercando di riprendere fiato. poi alfredo, il tizio che si è unito a noi quando stavamo migrando verso questa casa, mi è venuto incontro.

"cosa è successo?"
"i gatti" ho spiegato. "non ci sono"
"chi c'è fuori?"
"carlo"
"è in pericolo"
l'ho fissato e ho dato una risposta a voce tanto bassa che non mi sono sentito nemmeno io. "è lui" ho ripetuto.
"sei sicuro?"
stavolta non sapevo cosa rispondere. no che non ero sicuro, non lo ero per niente. ero solo spaventato. alfredo mi è passato oltre e stava per aprire la porta, ma con una spinta l'ho alontanato. "non uscire" ho detto.
"dobbiamo controllare. non possiamo lasciarlo li fuori se non è infetto."
"ma se lo è?"
è toccato a lui non rispondere. ma quando ha aperto la porta non sono riuscito a fermarlo di nuovo.

siamo usciti insieme. carlo non era davanti la porta. non era da nessuna parte. non era una bella situazione. poteva davvero essere arrivato alla fase del contagio che lo rendeva un animale selvaggio, o poteva essere lucidissimo e in cerca di qualcosa per forzare l'entrata. siamo tornati dentro.
"vai a chiamare gli altri" ha ordinato alfredo.
ma gli altri avevano sentito tutta la scena di poco prima, e si sono radunati nell'ingresso con noi. tutti tranne uno.
"dov'è tua sorella" mi ha chiesto alfredo, incalzante, come se gli stessi nascondendo qualcosa.
"non lo so!" ho sbottato. "perché dovrei saperlo io e non lui?" indicavo il ragazzo di lei, che era appena sceso dalla stanza.
"l'ho sentita alzarsi stamattina presto, non sapevo che non fosse qui" ha raccontato lui.
la tensione cominciava a salire.
"e carlo invece dov'è?" ha chiesto luca, l'altro mio amico.
"fuori. i gatti non ci sono" ha spiegato alfredo. è bastato questo a far capire la situazione.
il ragazzo di mia sorella si è precipitato sulla porta, ma alfredo l'ha trattenuto. "non possiamo uscire così"
"chi cazzo sei per decidere? e se lei è fuori?"
"e se lei è infetta?" ha ribattuto.
"e se lo è carlo?"
"e se lo sei tu?"
"e se non lo è nessuno e stiamo per essere attaccati da un gruppo di gialli mentre stiamo qui a litigare?"
alfredo non ha risposto con le parole. ha spinto da parte il ragazzo e si è parato davanti la porta. "nessuno esce" ha ribadito. "dobbiamo prima capire come..."
"se qualcuno di noi è infetto" ho detto, parlando in tono soprendentemente calmo "stare tutti qui a parlarne non risolverà niente. anzi, forse ci stiamo contagiando l'un l'altro"
il mio cognatodi fatto non ha sopportato quell'insinuazione e mi si è lanciato addosso, buttandomi a terra. ho battuto la testa sul pavmiento in cotto e per diversi secondi i miei sensi si sono offfuscati, anche se percepivo il suo peso su di me, le urla e i colpi che mi si abbattevano sul viso. poi gli altri lo hanno preso e sollevato, trattenendolo. mi sono ripreso e sono riuscito ad alzarmi. la prima cosa che ho fatto è stato pulirmi il viso con la manica: temevo che la sua saliva mi fosse arrivata addosso, che il mio sangue potsse essere esposto all'infezione.
"calmiamoci" ha detto alfredo, ma lui stesso non lo era affatto.
poi la porta si è aperta. carlo era riuscito ad aprirla dall'esterno. "che cazzo fate?" il suo sguardo si è puntato su di me, e l'odio che riuscivo a scorgervi mi faceva pensare che fosse tutt'altro che infetto.
"credevo..." ho inizato a dire, ma non sapevo come continuare. d'altra parte era evidente quello che era successo.
ma non era finita. il ragazzo di mia sorella ha mollato una gomitata nelle costole ad alfredo, si è divincolato ed è sparito fuori, approfittando della porta aperta. alfredo gli è corso dietro, sbalzando carlo con una spallata che mi è finito addosso, facendomi cadere di nuovo.
questa volta è stato luca a chiudere la porta, ma la serratura non girava più, dopo la forzatura di carlo. "non si chiude più!" ha urlato, nel panico. "sei un coglione!" ha aggiunto, rivolto a carlo.
lui gli si è avvicinato: "che dovevo fare? rimanere fuori e aspettare che mi attaccassero? questa testa di cazzo mi aveva chiuso fuori, dovevo lascarmi morire perché si è cacato addosso? sono io il coglione?"
"scusa, per un attimo..." ho tentato ancora di giustificarmi dopo essermi rialzato.
"un attimo un cazzo! mi avresti lasciato morire"
"lo abbiamo fatto con quell'altro" ha ricordato luca, riferendosi al vicino di casa che, poco dopo esserci trasferiti qui, abbiamo abbandonato fuori dopo che aveva mostrato i primi sintomi dell'infezione.
"ma sono IO!" ha insistito carlo, e stavolta nella voce non c'era tanto rabbia quanto dolore. la consapevolezza che i suoi amici gli avrebbero voltato le spalle in quasliasi momento. che lo avrebbero lasciato morire anche solo per un sospetto.
eravamo tutti contro tutti.
ci siamo fissati a vicenda. poi ho sentito i loro sguardi farsi insistenti su di me. e mi sono ricordato che stavo ancora sanguinando per i colpi ricevuti poco prima. la vista del sangue li terrorizzava. perché poteva voler dire contagio.
se anche eravamo tutti nemici, io adesso ero un nemico più temibile.
prima che uno di loro trovasse il coraggio di muoversi, ho preso di corsa le scale e sono sceso nel garage. la porta è metallica e pesante, e dopo averla chiusa con un paio di mandate mis ono sentito al sicuro. mi hanno seguito, hanno picchiato sulla porta ma è troppo pesante per essere buttata giù.

i suoni mi giungevano attutiti, ma ho sentito grida e passi affrettati, la voce di alfredo che doveva essere toranto indietro, un colpo di fucile, vicino, forse sparato alla serratura della porta del garage, poi altri passi, fuori e intorno alla casa, altre grida, uno sparo.
poi, forse è stato lo shock. ho sentito il terreno ondeggiare, la testa dondolare. mi sono accucciato a terra, sul pavimento gelido. mi sono addormentato.

sono rimasto nel garage da allora, qualche (non so quanti) giorni fa. ho mangiato poco: salsa di pomodoro nei vasetti che preparava mia madre, qualche frutto, mezzo salame che era appeso qui al fresco. nessuno è più venuto a cercarmi. oggi, quando sono stato sicuro di non aver sentito rumori di sopra da almeno un gionro, sono tornato di sopra. non c'era più nessuno. la porta era aperta. fuori ho trovato i gatti, intenti a leccarsi a vicenda. vederli collaborare come noi non siamo stati capaci di fare mi ha fatto male. ho sentito il respiro fermarsi nel petto, e mi sono inginocchiato, cercando di ritrovare l'ossigeno. un gatto mi si è avvicinato, si è strusciato alle mie gambe. mi è venuto da ridere. ma invece ho pianto, per alcuni minuti, lì per terra, circondato dai gatti che miagolavano in risposta ai miei singhiozzi.

questo accadeva un'ora fa. nel frattempo ho mangiato, mi sono finalmente medicato le ferite, ho nutrito i gatti. poi ho ripreso il computer. non ho nemmeno letto gli ultimi resoconti degli altri sopravvissuti. non so se mi sono perso la definitiva sconfitta del genere umano, in questi ultimi giorni. quello che so è che io sono sconfitto. non sono infetto, altrimenti i gatti non mi si struscerebbero addosso, ma nondimeno sono finito.

non sto nemmeno a chiedervi aiuto, perché non è quello che voglio. abbiamo sbagliato tutto.