Il target di Salvini

Una decina di giorni fa è uscito con gran clamore "il libro di Matteo Salvini", che metto virgolettato perché è chiaro che il libro non l'abbia scritto lui ma i due ghost writer che figurano tra gli autori (un po' come tutte le autobiografie in terza persona dei vari personaggi politici, sportivi, dello spettacolo ecc). Del libro non mi interessa nulla e in questo post non dirò niente in proposito all'oggetto in sé, quindi se cercate un commento andate da un'altra parte.

Per esempio, andate su Amazon, e dove sennò? Qui infatti, a pochi giorni dalla pubblicazione, sono presenti già quasi duecento recensioni, che assegnano per la maggior parte 1 stella con gran disappunto oppure 5 stelle in senso ironico.

Ecco qualche esempio, ma se scorrete la pagina ne troverete a decine simili:

Sicuramente uno dei miei libri preferiti, secondo solo al Mein Kampf 

Il libro fa finalmente luce sull'ideologia politica di questo personaggio controverso, poi inizia la parte scritta.

Flaubert voleva scrivere un romanzo sul nulla e ha fallito. Matteo Salvini, grande scrittore padano, è riuscito nell'ardua impresa.

Sono rimasta estasiata dal poliedrico impiego di questo item. Da schiacciamosche a gamba del tavolo. Da sottopentola a fermaporte.

Il vero problema commerciale è che la carta igienica costa meno.

Ora, ammetto che alcune sono divertenti e argute (la maggior parte in realtà è piuttosto monotona, si fa il raffronto con la carta igienica una volta ogni tre), ma quello che mi fa riflettere non è tanto il presunto oltraggioso contenuto del libro, quanto le reazioni che questo ha suscitato. In particolare: perché 200 persone si sentono di dovere commentare in modo piccato, più o meno spiritoso, qualcosa che evidentemente non rientra tra i loro interessi, qualcosa per cui sanno già in anticipo di provare avversione? È una cosa che avviene per molti (tutti?) i prodotti di intrattenimento: film, libri, serie tv, videogiochi e dischi vengono immediatamente commentati, spesso con più fervore da chi è dichiaratamente contrario all'oggetto, senza nemmeno averlo provato.

Certo, nel caso del libro di Salvini (per comodità senza virgolette, ma fate conto ci siano) non si può parlare soltanto di prodotto di intrattenimento, visto che c'è tutto un discorso politico dietro che tende a far infuocare gli animi. Ma allora, se le reazioni sono queste, si può pensare che Salvini abbia sbagliato il target a cui indirizzare il suo libro, dato che tutti quanti i commenti sono negativi (o falsi positivi)? Possibile che abbiano preso una tale cantonata, da pubblicare un libro che nessuno apprezza? O forse, furbi quali sono, sanno che non è questo tipo di feedback quello che importa, e sanno che esiste una maggioranza silenziosa ma ben radicata che acquisterà e in qualche modo sarà soddisfatta del libro?

Questo porta a pensare a quanto sia davvero importante questo tipo di feedback. Le recensioni su Amazon e portali simili sono realmente valide per capire come il pubblico percepisce il prodotto, o forse sono più un'indicazione di come il pubblico vuole essere percepito riguardo quel prodotto? Mi sono già espresso in merito alle classifiche a stelline, e alle storture che il paradigma della top100 comporta. Ma in un'epoca in cui pare che avere un'opinione, sempre e comunque, anche a priori, sia un dovere, ed esprimerla, preferibilmente con sarcasmo, sia opportuno, forse bisogna provare a cercare diversi tipi di riscontro.

3 commenti:

  1. "sono più un'indicazione di come il pubblico vuole essere percepito riguardo quel prodotto". Lo stesso meccanismo è riscontrabile in tutti i tipi di social network e non solo per quanto riguarda i commenti, ma anche i post. È sempre una questione di quello che in psicologia si chiama impression management, di come la gente vuole essere percepita sia online che nella vita reale.

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  2. Credo che l'eco mediatica, la notorietà del personaggio, l'ambito "politico" (necessariamente virgolettato) in cui si situa il volume, ne facciano un oggetto di tipo diverso rispetto al più normale prodotto librario. Non credo che le tue considerazioni, appropriate nel caso specifico, possano avere una validità generale, ovvero sollevare pesanti dubbi sulla veridicita del sistema feedback. Certo possono suggerire di considerare, accanto ai feedback, le circostanze che di volta in volta possono suggerire di tenerlo in considerazione solo in parte. Ad esempio, questo mi sembra un libro che si compra o si regala come una maglietta. Il rapporto tra acquisto e lettura sarà bassissimo. Chi lo compra e non lo legge non esprimerà la sua valutazione; chi invece lo legge (a volte magari comprendendolo attraverso il filtro dell'analfabetismo funzionale) non avrà gli strumenti per esprimere una sua opinione, o magari non avrà interesse a farlo.
    Per colpa o merito anche nostro (intendo: i detrattori attivi di Salvini e del suo elettorato) chi vota alcuni partiti è consapevole di una certa stigma sociale. Col libro immagino possa accadere ciò che avviene spesso ai sondaggi elettorali o, ancor peggio, quando si parla di politica cogli amici. Di certe preferenze si fa coming out soltanto davanti alla scheda.

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    1. sì infatti, so che questo è un esempio al limite in cui la tendenza è estremizzata e quindi più palese. e che per Salvini o personaggi equivalenti vale il classico "bene o male basta che se ne parli".

      però questo voler lasciare un segno sempre e comunque, usando in modo distorto lo strumento della "recensione", che dovrebbe essere un commento ragionato in grado di dirigere nell'acquisto altri utenti (almeno questa è la funzione che dovrebbe avere su amazon e simili), mi pare un'ulteriore conferma del fatto che si tutto il meccanismo è inceppato e poco rappresentativo della realtà reale.

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