Coppi Night 03/05/2015 - Quella casa nel bosco

Un paio di settimane fa per il mio turno avevo proposto una selezione di potenziali film horror meritevoli di visione, tra i quali aveva prevalso The Mist. Tra i vari titoli proposti c'era anche questo, che non aveva passato la fase di votazione ma che invece stavolta ha prevalso sui film proposti dagli altri. In effetti io me l'ero già visto (non molto tempo fa, forse solo pochi mesi) e sapevo quindi di avere a che fare con un film intrigante.

Quella casa nel bosco (The Cabin in the Woods) si apre apparentemente come un qualunque b-movie horror con protagonisti un gruppo di ragazzi dalle personalità assortite (e stereotipate): la bella scema, la pura, il campione, lo scemo, lo studioso. I cinque partono per una vacanza in una sperduta casetta su un lago, ma poco dopo il loro arrivo vengono attaccati da una famiglia di zombie sadici. Sulle prime l'inquadramento così netto dei personaggi nel cliché può risultare quasi irritante, ma poco per volta le cose iniziano ad assumere un senso differente, quando si capisce che i ragazzi sono controllati e in qualche modo pilotati da una misteriosa organizzazione che li ha scelti appositamente per il loro ruolo di stereotipo. Verso metà film avviene appunto la svolta, quando i sopravvissuti all'attacco di zombie realizzano di non essere semplicemente vittime di una maledizione dall'oltretomba ma di qualcosa di ancora più oltre. I protagonisti in effetti non sono solo i ragazzi ma anche i membri dell'organizzazione che li controlla, una delle tante con gli stessi scopi distribuite su tutto il mondo.

La cosa davvero interessante di questo film, al di là della storia in sé, è che riesce in qualche modo a giustificare e dare una radice agli stereotipi del genere horror, riadattandoli più al concetto di archetipo, lo stesso al quale appartengono i ragazzi. Anche i comportanti delle vittime sono sensati in questo contesto, tanto che quando uno dei protagonisti propone "rimaniamo sempre uniti" deve essere opportunamente indirizzato per passare al più consono "dividiamoci" che ci si aspetta in un horror. Non si tratta tanto di una parodia, quanto di un tentativo di razionalizzazione di un meccanismo che ormai diamo per scontato, abituati a un tipo di prodotto che in media non si sforza nemmeno di proporre qualcosa di diverso. È questa componente metatestuale, oltre all'efficace umorismo, a rendere la visione estremamente piacevole e stimolante. Questo, e la scena in cui gli ascensori si aprono...

3 commenti:

  1. Io l'ho trovato molto parodico nel senso più positivo del termine (quindi lontano dalle idee di Scary Movie che puntano sul demenziale e basta) oltre al fatto di avere una struttura interna interessante e per quel che mi ricordo la parte finale ha veramente delle belle idee!!
    L'ho visto almeno due anni fa quindi ho la memoria un po' arrugginita in merito!

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    1. concordo, ho specificato che non prende la strada della parodia perché cinematograficamente questo termine è sinonimo di film al limite del demenziale, prima degli scary movie c'erano Mel Brooks e pallottole spuntate varie, e il tono è sempre quello. ormai per parodia si intende qualcosa del genere, ma in questo caso è ben diverso.

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  2. Film che ho adorato per il modo in cui smonta uno per uno i vari meccanismi dell'horror riuscendo comunque a mettere paura! :D

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