Coppi Night 07/09/2014 - Serpico

Bisognava che qualche pezzo del Coppi Club andasse in vacanza in Grecia perché venissimo a conoscenza di questo film che, a quanto pare, è un cult. Questo poliziesco degli anni 70 in cui si racconta la storia del poliziotto italoamericano, interpretato da un imberbe Al Pacino (cioè, imberbe in senso di giovane, perché la barba non gli manca) ha avuto riscontri tanto clamorosi che ne hanno tratto una serie tv, e ha avuto pure il suo emulo italiano: il personaggio del Monnezza deriva proprio da Frank Serpico, e anche se chiaramente Milian ha tutto un altro spessore, l'influenza è evidente a partire dal cappello di lana perennemente in testa.

La storia non è quella del poliziesco puro, nel senso che non si tratta di investigazioni e inseguimenti e sparatorie, perché Serpico, poliziotto diligente e idealista, si scontra piuttosto con i suoi stessi colleghi, e con la corruzione che dilaga all'interno della polizia stessa, in particolare nei reparti degli agenti in borghese, che si comportan con i criminali come un'organizzazione malavitosa che richiede il pizzo. Serpico, disgustato da questa consuetudine diffusa, rimane fedele alla sua morale e non accetta i soldi che gli spetterebbero per aver pattugliato le zone controllate dai criminali, e questo gli attira le antipatie di pari e superiori. La denuncia procede verso piani sempre più alti ma non viene accolta (evidentemente per connivenza), e tanto la sua carriera che la sua vita sono messe in pericolo per essersi esposto.

Il percorso di Serpico è sicuramente interessante, e anche se piuttosto privo di scene d'azione la tensione è sempre alta. Il film però procede lentamente, con il ritmo tipico dell'epoca, e al di là del nucleo narrativo principale ci sono molte sottotrame accessorie (in particolare sulla vita privata e sentimentale del protagonista) che aggiungono poco o nulla al resto. Per dire, la prima ragazza rimorchiata al corso di spagnolo, dopo mezz'ora rivela che se ne va in Texas per sposarsi con un altro, e di lei non si sa più nulla. Ci si chiede quindi perché perdere tanto tempo a mostrarla su schermo, visto che la comparsata non influenza in alcun modo lo svolgimento della trama, e lo stesso vale per vari altri elementi marginali. Probabilmente si tratta solo di un approccio diverso allo storytelling che andava per la maggiore in quegli anni, oggigiorno lo spettatore non ha tempo di stare a guardare un film per due ore e mezzo se non c'è continuamente uno sviluppo.

Nonostante questo non si soffre troppo, e si riesce comunque a godere di una buona storia (il fatto che sia "una storia vera" per me non la rende più interessante, ma lo è di per sé) e un'ottima interpretazione.

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