Doctor Who 13x09 - The Power of the Doctor

Di nuovo utilizzo una numerazione che è interamente un mio headcanon perché credo che i tre episodi del 2022 siano da considerare degli "special" e quindi non rispettano il normale conteggio, ma a sto punto, ancora più di prima, sticazzi tanto è finita. The Power of the Doctor è l'ultima avventura del 13° Dottore e si conclude con la sua rigenerazione, è l'ultima volta che vediamo Jodie Whittaker (esclusi eventuali cameo futuri) ed è l'ultimo episodio della reggenza di Chris Chibnall come showrunner della serie. Era l'ora, mi sento di dire.

 

Partiamo con le cose positive. TPotD non è noioso. Questo è già qualcosa di notevole visto che in molte altre occasioni precedenti questi epsiodi soprattutto quando si protraggono per oltre un'ora sono risultati pesanti e vuoti. In questo caso invece bisogna riconoscere che per lo meno il plot scorre veloce, grazie anche ai continui salti di personaggi e alle numerose special guest coinvolte per dare epicità alla fine di Thirteen. Il nemico principale è il Master, nella azzeccata interpretazione di Sacha Dawan che è riuscito ogni volta a lasciare una traccia memorabile in ogni puntata in cui è comparso. Per quanto riguarda le altre comparsate, ritroviamo Tegan e Ace, companion storiche rispettavimente del Quarto/Quinto Dottore e del Settimo, e rivediamo anche gli stessi Peter Davison e Sylvester McCoy, che ritornano per dare una breve impression dei loro Dottori. Ci sono anche David Bradley (nella sua resa del Primo) e Paul McGann (Ottavo) ma con un ruolo più marginale. Fa sempre piacere vedere i Dottori precedenti, anche quando sono queste versioni "invecchiate" come nel caso di Tom Baker nello speciale del 50°. E le loro interazioni con le companion dell'epoca sono toccanti e forse tra i momenti più riusciti di tutto l'episodio.

Detto tutto ciò, la storia di TPotD non ha senso. Non ce l'ha intanto per le diverse epoche in cui si svolge: il Master agisce sia nel presente che nel 1916, ma non è chiaro perché debba operare su questi due piani temporali. Probabilmente l'idea era semplicemente quella di dire che Rasputin era lui, e per quanto l'accostamento tra i personaggi sia efficace, in realtà non c'è niente nella storia che lo giustificihi. Ovvero, il Master non ha nessun motivo per essere specificamente nel 1916 in Russia a manipolare gli zar, tutto quello che fa qui avrebbe potuto farlo in qualunque altro posto e tempo, non c'è nessun evento significativo che richieda la sua presenza proprio qui. Oltre a questo, il Master ha in qualche modo convinto i Dalek a collaborare coi suoi CyberLord (o CyberMaster) cioè i cybermen ricavati dai timelord alla fine della stagione 12, così anche stavolta non abbiamo uno, non abbiamo due, ma abbiamo tre avversari, che per qualche ragione cooperano e dovrebbero aumentare la posta in gioco, ma invece finiscono per affossarsi a vicenda. Una cosa che Chibnall non ha mai capito è che non serve aggiungere plot su plot, personaggi su pesonaggi, nemici su nemici, per aumentare la tensione.

A partire da questo, il piano del Master è quello di catturare il Dottore (cosa che risulta piuttosto facile) e forzarlo a rigenerarsi come lui. Il che non ha assolutamente senso, proprio dal punto di vista biologico. Se l'idea della rignenerazione forzata era intrigante e spaventosa (è accaduto così al Secondo Dottore, come punizione inflitta dai Timelord), quando si vede che il Dottore diventa fisicamente il Master e ha i ricordi e la personalità del Master, la cosa perde qualunque valore. Non è una rigenerazione, è una specie di "scambio di coscienza" se non fosse che in effetti cambia anche il corpo. Il Master ha "sostituito" il Dottore ma non ha nessuna sua caratteristica, né i suoi ricordi né i suoi sentimenti o la sua personalità; è semplicemente sé stesso, mentre il Dottore non c'è più. Non è così che funziona la rigenerazione, e anche se ci fosse un modo di farla funzionare così, a che scopo per il Master? In seguito vediamo molto di sfuggita che il Master sta andando in giro per l'universo a commettere atrocità nel nome del Dottore, ma questo avrebbe potuto farlo già da prima, tanto più che appunto non ha né l'aspetto né le conoscenze del Dottore, quindi avrebbe potuto semplicemente presentarsi dove voleva e dire "ehi, sono il Dottore, e adesso sterminerò la vostra specie" e avrebbe ottenuto lo stesso risultato.

Meanwhile, il Dottore finisce in una sorta di limbo in cui rivede alcune sue vecchie incarnazioni, e così abbiamo un'altra puntata in cui Tredici non fa altro che aspettare inerme che gli altri agiscano in sua vece. In questo caso sono i vari companion, da Yaz a Tegan, Ace e Kate Stewart, così come Graham che riemerge all'improvviso. Le avventure di tutti loro sono piuttosto raffazzonate e poco credibili, con Tegan che sopravviva alla caduta dalla cima di un palazzo perché sì e Graham che compare senza spiegazione dentro un vulcano in sudamerica dove si stanno muovendo i Dalek. Dan invece non c'è, perché all'inizio della puntata, senza troppe cerimonie dice al Dottore "ok basta così grazie ciao". Il compito di tutti i companion passati e presenti è quello di fermare il piano dei Dalek+Cyberlords per far eruttare tutti i vulcani della Terra, anche se non è chiaro cosa ci guadagnerebbero e perché i Dalek dovrebbero partecipare. A un certo punto ricompaiono pure Vinder (ve lo ricordate? non importa, tanto non serve a nulla) e Ashad, che da temibile avversario nella puntata in cui era l'unico nemico è diventato una macchietta la pari dei Dalek che sbagliano la mira. Insomma appunto una zuppa di avanzi in cui Chibnall ha buttato tutto quello che aveva preoccupandosi solo di aumentare la quantità di ingredienti ma non del loro equilibrio. Il paradigma del cibo americano per cui per fare un buon hamburger ci devi mettere dentro tutto quello che hai in casa.

Ma appunto la cosa più imperdonabile come dicevamo è che il Dottore in tutto ciò è completamente passiva. Essendo letteralmente assente dalla scena, tutto il lavoro è compiuto dai suoi companion, coadiuvati da un ologramma intelligente che gli spiega le cose che non sanno, così abbiamo sia il Dottore passivo sia il Dottore expositioner! Il meglio dei due mondi preferiti di Chibnall. Così alla fine ci troviamo con un episodio di commiato del Tredicesimo Dottore in cui il Dottore non fa praticamente nulla se non farsi colpire alla fine per indurre la rigenerazione.

Si potrebbe obiettare che il punto dell'episodio era proprio questo, che il potere del Dottore è proprio quello di indurre i suoi compagni ad agire, ma a parte che è un concetto già esplorato alla fine della quarta stagione con il Decimo (addirittura con la stessa scena di sei operatori alla console del Tardis), rimane il fatto che il modo di mostrare questa cosa non è escludendo il Dottore dall'azione proprio nella sua ultima avventura. La stessa rigenerazione è piuttosto anticlimatica, perché il Dottore sviene e quando si riprende tutti se ne sono andati ed è rimasta solo Yaz. Il commiato con la sua companion preferita (ma de che!?) è sbrigativo e freddo, proprio perché non c'era nessun rapporto reale tra di lor, nessuna base emotiva su cui costruire un addio emozionante. E così il Dottore rimane sola e si rigenera.

C'è da dire che gli ultimi minuti della puntata sono ben fatti, alternando da una parte la riunione dei companion anonimi (con ulteriori cameo degli attori che hanno interpretato Jo e Ian nella serie classica) e dall'altra la scena davvero ben girata della rigenerazione, quindi l'episodio si conclude con una nota positiva, ma basta voltarsi un attimo a riguardare cosa c'è stato prima per rendersi conto di quanto anche questa storia sia superficiale e caotica, il che è ancora più imperdoanbile per un episodio che porta alla rigenerazione.
 
 
Sulla sorpresa finale della rigenerazione credo ci sia nulla da dire, visto che è già noto che si tratta di una fase "transitoria" per lo speciale dei 60 anni da cui poi si passerà il testimone al vero Quattordicesimo Dottore interpretato da Ncuti Gatwa. Sono abbastanza curioso di vedere come verrà spiegato questo fenomeno e a cosa porterà nella storia, ma non sono rimasto particolarmente sconvolto.

Alla fine di tutto questo ci sarebbe da fare una panoramica finale delle ultime stagioni, una retrospettiva dell'era Chibnall di Doctor Who, ma onestamente non se ne ho davvero voglia. Quello che penso credo sia emerso abbondantemente nei miei commenti pubblicati in tutti questi anni, e per me tutto questo periodo è stato come un lungo momento di standby, come l'ultima settimana di lavoro prima dell'inizio delle ferie. Mi auguro soltanto che il disastroso lavoro di Chibnall (che ha sprecato malamente anche l'occasione del Dottore donna) non abbia rovinato così tanto la fama di DW da impedire che il pubblico continui a seguirlo. Ma magari proprio a questo serviva rivedere la faccia di David Tennant, a riprendere i contatti con quella parte degli spettatori che hanno abbandonato la serie in questo periodo (e anch'io ci sono andato vicino). Vedremo se Russell T. Davies saprà raccogliere i cocci. Ma non lo vedremo prima di un anno.

Rapporto letture - Luglio/Agosto 2022

Bisogna mi muova sennò qui passa un altro mese e non faccio in tempo nemmeno a parlare di questi. Ecco i libri letti "in estate" il che no vuol dire "in vacanza" perché in realtà luglio-agosto è stato un periodo di lavoro abbastanza intenso, ma chettodicaffà. Tra le letture di questo periodo un buon assortimento di racconti italiani e autoroni internazionali. Devo ammettere che però essendo già passato un po' di tempi in alcuni casi non ho ricordi ben definiti ma solo un'impressione generale. Statece.


Ho iniziato l'estate recuperando un'antologia del marchio Ignoranza Eroica che avevo da tempo ma dovevo ancora prendere in mano. L'amore ai tempi del menare è una raccolta di racconti di generi vari, dal fantasy alla fantascienza all'horror, tutti a loro modo "ignoranti" ovvero tendendi alle tinte pulp, ma non per questo beceri o sciatti. La raccolta è ben bilanciata e le declinazioni del "romance" sono abbastanza variegate, dall'amor cortese a quello ben più carnale. Tra i racconti che ho gradito di più spiccano Federico Guerri (per la sua solita gradevole assurdità), Alessandro Forlani (reinterpretazione dell'episodio di Paolo e Francesca narrato da Dante), Michele Gonnella (che interpreta sempre al meglio la goliardia toscana), Livio Gambarini (un postapocalittico agrodolce) e dei patroni Mazza-Sensolini (amore androide con tante citazioni ambientato nell'universo di Riviera Napalm). Nel complesso comunque qualità più che discreta, voto 7/10

 

Seconda antologia italiana di questa tornata è Oltre la soglia, una raccolta di racconti fantascientifici curata da Giulia Abbate sul tema del "buon vicinato", tema curioso dal quale ho tratto spunto anche per un articolo su Stay Nerd. L'idea di fonto come spiegato nell'introduzione era quella di riportare i rapporti di "vicinanza" al centro del concetto di comunità, in un'epoca in cui sembra invece che le persone con cui ci troviamo a condividere gli spazi siano entità ostili di cui diffidare. All'atto pratico devo dire però che non molti dei testi mi hanno convinto, perché alcuni mi sono sembrati "racconti a tesi" più che storie vere e proprie, con un'impalcatura deboluccia costruita intorno a un messaggio anche un filo consolatorio. Mi rendo conto che l'intenzione fosse proprio quella di proporre una visione positiva e programmatica, quasi utopistica, ma in alcuni casi mi è sembrato eccessivo lo sfrozo di far capire che siamo tutti fratelli. Ci sono comunque buone storie, in particolare ho trovato davvero folgorante la reinterpretazione fantasy della storia di Raperonzolo di Gloria Bernareggi/Sephira Riva, e affascinente Due Lune di Silvia Treves. Negli altri casi invece mi è sempre mancato qualcosa, al punto che a posteriori fatico a ricordare con precisione di cosa parlasse la storia. Voto: 5/10

 

Sono tornato poi a Jeff Vandermeer, con l'ultimo suo romanzo da poco uscito Colibrì Salamandra. Questo libro, se siete lettori di Vandermeer, potrebbe in effetti non piacervi molto, perché è una storia sorprendentemente normale. Infatti la struttura è quella di uno spy thriller in cui la protagonista è l'impiegata di una società di cyersecurity che si trova coinvolta in un traffico internazionale di animali in via d'estinzione, che a sua volta però nasconde complotti e interessi ben più profondi. Il tutto si svolge in maniera meticolosa e credibile, in un mondo sull'orlo del disfacimento che rimane sullo sfondo per la maggior parte della storia, e si rivela solo nella parte finale. Nonostante sia diverso dal weird spinto che ci si può aspettare da Vandermeer, si percepisce comunque un senso di straniamento e anche sottili collegamenti ad altre opere, come una possibile origin story della Compagnia che appariva anche in Dead Astronauts. Anche di questo ho parlato più nel dettaglio su Stay Nerd. Voto: 7.5/10

 

Arriviamo poi alla lista dei libri che avevo dichiarato per la mia "TBR dell'estate" (era quasi un inside joke nel podcast, ma alla fine mi ci sono attenuto): Piranesi. Di questo libro avevo sentito molto parlare in termini entusiastici, e come sempre quando vedo che tutti adorano qualcosa parto con sospetto. Ma questo romanzo di Susanna Clarke mi ha completamente rapito. La storia dell'uomo perduto all'interno della Casa, questo mondo-architettura che origina dai miti e dalle fantasie dell'umanità, il rapporto di amore e dedizione e la ricerca di verità sempre più profonde, mi ha portato nel finale a momenti di commozione che non provavo da tempo. È difficile da spiegare, e so che molti non hanno avuto lo stesso tipo di reazione. Ci ho trovato Borges, ci ho trovato Ende, e ci ho trovato anche The Witness. Non è un romanzo perfetto, perché mi sarebbe piaciuto qualche approfondimento in più sulla natura della Casa e il modo in cui fosse stata scoperta e resa accessibile, ma forse alla fine non era davvero quello il punto della storia. So solo che nella mia mente ci sono tutte le maree mi si è impresso dentro e me lo porterò con me per sempre. Voto: 9/10

 

Ed eccoci alla ragione per cui probabilmente hai aperto questo post (wink wink). I primi di agosto ho iniziato a leggere Primo contatto, la quarta antologia estiva di racconti italiani pubblicata su Urania Millemondi. Dopo la delusione dell'anno scorso partivo con aspettative abbastanza basse, anche se ero fiducioso che il tema si prestasse a qualche interpretazione più fantasiosa dei nazisti cattivi. In effetti devo dire che nel complesso questa raccolta è migliore di quella dedicata ai viaggi nel tempo, anche se non al livello delle prime due della serie. Per coerenza dedico anche qui un paio di frasi di commento a ogni racconto. L'aliena dalla pelle di luna di Romina Braggion porta un'interpretazione abbastanza classica del tema e un punto di vista interessante, con una protagonista diversa dall'eroina che ci si può aspettare, l'ho trovato però un po' farraginoso nella narrazione non proprio focalizzato e con un finale non del tutto in linea con il messaggio di fondo. Il racconto di Mariangela Cerrino è uno di quelli che mi sono piaciuti di più, sia per la scrittura ben calibrata che per un'interpretazione tra le meno scontate che mette in scena un'intelligenza per niente antropomorfa. Il Bloop di Claudio Chillemi è un racconto di science fiction avventurosa standard, con la minaccia che incombe sul mondo e si rivela essere esattamente quello che ci si poteva aspettare, per finire poi con complottisti criptoscientifici alla Adam Kadmon di cui nel 2022 potremmo anche fare a meno. Il racconto di Elena Di Fazio funziona abbastana nel creare mistero nella parte iniziale, ma poi lo risolve in maniera non del tutto onesta cambiando le carte in tavola rispetto agli indizi forniti al lettore. Capisco che si giochi volutamente con il narratore inaffidabile ma usare questo meccanismo per dare elementi errati, che vengono poi riscritti coi flashback, non è il modo ideale per costruire un plot twist. Nicola Fantini ha scritto un racconto con un'ambientazione interessante, ma pare che non si arrivato a risolvere la storia, sembra quasi di leggere il prologo di una storia più ampia, che sarei anche curioso di scoprire ma per quanto ho letto qui mi ha lasciato insoddisfatto. Travelers in Pink di Elisa Franco è un racconto sconclusionato e senza obiettivo, sembra un divertissement scritto a braccia, mi ha davvero irritato per l'ingenuità che traspare dal testo. Pianeta Viola di Nino Martino invece è un buon esempio di come si può scrivere oggi un buon racconto di hard sci-fi di esplorazione rendendolo interessante. Mi è piaciuto davvero come ha conciliato il sense of wonder della fantascienza classica con un livello di complessità del protagonista. Anche quello di Luca Masali mi ha dato un'impressione simile, una buona avventura/spy story con un protagonista moralmente ambiguo, anche se forse il racconto è sbilanciato sulla parte iniziale, si prende fin troppo tempo per arrivare al cuore della vicenda e una volta lì è costretto a chiudere in fretta. Oltre l'event horizon di Furio LC Rex invece mi è parso un racconto scritto sessant'anni fa, che non racconta niente di nuovo e deve attingere a technobabble come quello della "polarità inversa" che era un meme già ai tempi in cui Sean Pertwee era Doctor Who. E poi qualcuno mi dovrà spiegare la necessità del titolo in inglese quando "orizzonte degli eventi" è un'espressione correntemente utilizzata. Il racconto di Monica Serra forse non l'ho capito del tutto, mi è sembrato un po' confuso, forse nel tentativo di voler inserire troppi riferimenti nella storia. Inoltre fa sempre sorridere quando entità cosmiche onnipotenti sono così tanto concentrate sulla storia terrestre (vedi appunto Doctor Who). Nicoletta Vallorani, manco a dirlo, ha scritto uno dei racconti migliori della raccolta, ma doveva per forza inserirci ebrei e nazisti, mannaggia a lei? Per carità, il racconto è bello e scritto con maestria, l'interpretazione se pur non originale è trattata con grande intensità, ma purtroppo io sono arrivato al limite di saturazione con la reductio ad hitlerum (sopratutto a causa dell'antologia precedente). Il racconto di Axa Lydia Vallotto invece è almeno nelle premesse quello che avrei scritto io se mi avessero chiesto di scrivere su questo tema, perché ribalta proprio il topos del "primo contatto"; a mio avviso però il finale non conferma del tutto la tesi iniziale, io l'avrei portato in una direzione diversa. Sole? di Enrica Zunic' chiude degnamente la raccolta, con una storia che contiene un piccolo mistero resa con una scrittura evocativa. In definitiva, mi ritengo soddisfatto e il livello qualitativo è più che sufficiente, nonostante un paio di scivoloni, ma mi rendo anche conto che alcuni tipi di storie e stili di scrittura che io gradisco poco potrebbero essere più in linea rispetti ai gusti del pubblico medio di Urania.

 

Concludiamo l'estate con un bel saggio che rimandavo da tempo, perché di Homo Deus avevo sentito parlare in diverse occasioni. Questo trattato storico-antropologico di Yuval Noah Harari è già invecchiato maluccio rispetto a sei anni fa, perché inizia dicendo che l'umanità ha sconfitto epidemie e guerre e poi arriva il biennio 2020-2022 e oooops! Tuttavia i concetti che sviluppa sono molto affascinanti e rendono un'idea un po' più complessa della storia di quella a cui siamo abituati dalla scuola, soprattutto per il modo in cui equipara le società "antiche" a quella contemporanea, e per le differenze di fondo che scova che non risiedono tanto nella tecnologia quanto nel modo in cui l'umanità oggi può comunicare e diffondere le storie. Alla base di tutto c'è la teoria dell'Homo fictus che anche se non viene nominato mi sembra quasi l'assioma implicito di tutta l'elaborazione di Harari, e anche il punto da cui sviluppa le sue proiezioni per il futuro che hanno a che fare con l'ingegneria genetica e l'intelligenza artificiale. Vedremo se tra altri dieci anni anche le altre previsioni saranno invecchiate male.


Westworld 4x08 - Que Serà Serà

Stavolta il titolo non è così complicato da spiegare. Whatever will be will be, the future's not ours to see. È abbastanza evidente a cosa si riferisca, visto il punto in cui ci aveva lasciato l'episodio precedente che viene confermato qui. Nessun deus ex machina, nessun salvataggio in extremis: l'apocalisse innescata da Hib (ma forse dovremmo chiamarlo William?) è definitiva e inevitabile. Insomma, Rehoboam aveva ragione, come abbiamo già detto, ma il suo modo di dirigere l'umanità non era la soluzione, così come non lo era quello di Halores. Perché la soluzione, semplicemente, non c'è.

Procediamo con ordine per esaminare un finale che ha tanti particolari e forse vuole chiudere troppe cose tutte insieme. La riduzione a otto puntate per una stagione a mio avviso è di nuovo eccessiva, perché anche in questo caso come nella stagione 4, gli episodi 7 e 8 sembrano affrettati, dopo una costruzione bilanciata fino a metà stagione poi si perde un po' l'equilibrio e ci si trova a dover correre. In realtà, nell'economia dell'intera stagione, forse proprio questo episodio finale è il più debole, nonostante sia tematicamente perfetto e coerente per quanto riguarda gli archi narrativi.

 

L'impressione però è che gli autori (Joy & Nolan) si siano trovati a dover dare una risoluzione rapida a molte plotline aperte, e soprattutto a molti personaggi ancora in vita. E così dopo aver eliminato Bernard e Maeve nella puntata prima (Hale sapevamo che sarebbe tornata), in questo episodio vengono fatti fuori (oltre a qualche host cameo come Rebus e Craddock) Clementine, Stubbs, e di nuovo William e di nuovo Halores, questi ultimi due in maniera definitiva. Certo, in Westworld la morte non è mai definitiva e infatti il suo valore non è quello di minaccia finale, ma rimane sempre la possibilità che un morto rimanga tale. E forse il proposito era quello di dare una chiusura, in certi casi frettolosa, ai personaggi secondari che abbiamo visto muoversi, per poter dire "ecco, è finita". Perché c'è la possibilità che non ci sia una quinta stagione e che questa sia davvero la fine di Westworld. Oppure che la stagione 5, per come è stata già preparata adesso, funzioni da soft reboot e consenta di scegliere chi riprendere a bordo (anche per questioni di budget, visto che HBO sta andando incontro a  forti stravolgimenti e molti progetti sono in bilico). Peccato quindi che non ci sia stato modo di dare un possibile ultimo saluto più prolungato soprattutto a Bernard, Maeve e Stubbs.

Per quello che riguarda lo sviluppo della puntata, gli unici personaggi ancora in gioco sono Halores e Christina. Halores ha chiaramente intenzione di vendiarsi di William per il tradimento, ma la spinge anche qualcos'altro, e il video lasciato da Bernard la porta definitivamente nella direzione di quella metanoia suggerita nell'episodio precedente: "questo non è il mondo che volevi, ma è il mondo che hai creato". Perché per quanto vendicativa, traumatizzata e disempatica possa mostrarsi, Hale è pur sempre Dolores dentro di sé, e non voleva altro che la libertà e la serenità per sé e gli altri. La realizzazione che non è riuscita a ottenerla aleggiava già dall'episodio sei quando è stato Caleb a metterla di fronte alla verità. Ma adesso è troppo tardi per tornare indietro, forse anche senza l'apocalisse apeshit scatenata da William non avrebbe fatto differenza: l'unica alternativa (speranza, come diceva Bernard) è il reset.

Quindi il confronto finale è per il controllo del Sublime, che William vuole (di nuovo) distruggere, mentre Dolores vuole (di nuovo) usare per dare una possibiltà alla sua specie. Solo che adesso la sua specie non è più solo quelal degli host, ma sono entrambe, host e umani. La battaglia tra i due, per quanto non proprio esaltante (come molti combattimenti di questa stagione, bisogna ammettere), è comunque carica di tensione e alla fine Halores riesce a prevalere. William viene eliminato del tutto, almeno dal mondo materiale e lei è libera di portare a compimento il piano, che era "il sentiero" visto da Bernard: c'è tempo per un ultimo gioco.

E la chiave di quell'ultimo gioco è Christina. La prevedibile rivelazione è che si tratta appunto di una versione di Dolores usata come IA per dirigere la torre, anche se non è chiaro se sia la Dolores Prime (che dovrebbe essere stata cancellata da Rehoboam) o un'altra sua copia come quella che stava dentro Lawrence, di cui si sono perse le tracce. In ogni caso, Christina arriva a capire la propria natura grazie all'aiuto di Teddy e Maya, che si rivelano tutte proiezioni della sua stessa identità, voci della mente bicamerale che da sempre in WW rappresenta il modo con cui può essere risvegliata la coscienza. Abbiamo un'altra scena di Dolores che parla con sé stessa, come alla fine della stagione 1, e questo ci lancia direttamente in un finale che ricollega tutto all'inizio.

Perché mentre Halores, rimasta fuori, decide per un sereno suicidio nel suo corpo autenticamente robotico, Dolores (non più Christina) è nel Sublime e capisce qual è il suo scopo: scoprire se host e umani meritano una nuova possibilità, se si può costruire un nuovo mondo per tutti, dopo il fallimento di quello attuale. E così, un nuovo gioco, un ultimo loop, il viaggio inizia dove finisce: a Westworld.

Secondo alcuni questo finale vorrebbe far intendere che quello che abbiamo visto nella stagione uno fosse già un loop di Dolores/Storyteller/Admin, ma non credo che questo sia plausibile. Certo, finché diamo per scontato che riprodurrà gli stessi cicli di allora, tecnicamente qualunque scena potrebbe essere replicata (e bisogna ricordare la scena post credit della stagione 2, che ancora deve essere collocata sulla timeline), ma questo non significa che tutto quanto abbiamo visto fosse una simulazione. Che poi Dolores decida di ripetere questi loop è perfettamente possibile, anzi è probabilmente la direzione che prenderà la serie, facendo in modo di soddisfare i fan occasionali che volevano "tornare nel parco" con quelli hardcore che invece volevano "avanzare di livello".

Tutto questo, certo, se ci sarà davvero una stagione 5. Altrimenti, questo potrebbe essere il finale definitivo di Westworld e in fondo non sarebbe male. Qualcosa che ricorda Battlestar Galactica e The Good Place insieme, due show che ho sempre associato a WW.

Forse farò un recap finale della quarta stagione rivista in prospettiva come avevo fatto per la terza, ma vorrei prima aspettare di sapere se effettivamente ci sarà una stagione conclusiva o il gioco finisce qui. Dove era iniziato.


Westworld 4x07 - Metanoia

Altro episodio, altro finale di stagione. In questa puntata abbiamo la tanto attesa renunion di tutto il cast principale, il classico showdown in cui tutti convergono in un unico posto, che ovviamente è la torre, e qui hanno il loro confronto. Prima di questo però c'è un altro showdown più personale, quello tra HiB e William in stasi: dopo gli scrupoli di coscienza dell'episodio 5, Host-William è ancora turbato e si rivolge al suo involontario creatore, l'originale da cui lui è stato copiato, il suo modello base. E quello che trova non è compassione ed empatia, ma nemmeno rabbia o invidia, solo condiscendenza. William era funzionalmente morto molto tempo fa, quando è uscito dalla terapia dopo aver acettato che "if you can't tell doesn't matter" e ha riconosciuto che il suo ruolo non fosse altro che quello del distruttore. E se ora c'è qualcun altro, più forte e durevole di lui, a prendere in carico quel ruolo, tanto gli basta. HiB trova nel proposito iniziale di William, quello che aveva fin dall'inizio della serie quando è tornato nel parco dopo il suicidio della moglie, la sua vera missione. Quindi, in un certo senso, HiB è proprio William.

 

La "metanoia" sarebbe un profondo cambiamento di opinione che comporta l'uscita da una stasi morale, e questo probabilmente è proprio quello che vediamo. Ma non solo in William: ci sono altri due possibili soggetti ad aver subito questa trasformazione. Una è Maeve, che se nella simulazione di Bernard mirava soltanto a entrare nel Sublime (mi hanno fregato iniziando la puntata nella simulazione, perché pur essendo abituato al diverso scale ratio, non ci ho fatto caso iniziando a vedere da subito in quelle proporzioni) per ricongiungersi alla sua famiglia, adesso dopo che Bernard le ha prospettato le vere alternative sceglie comunque di combattere, anche se le possibilità sono remote. Infatti, nel confronto con Hale, lo dice chiaramente: "non siamo qui per vincere, ma c'è speranza".

E Halores è infatti l'altra possibile vittima di metanoia. Già nell'episodio scorso era sembrata tentennare durante l'ennesimo fidelity test di Caleb, e anche adesso non sembra per niente felice quando si prepara a "trascendere" per entrare nel suo nuovo non-corpo (anche perché in effetti quei piedistalli senza braccia non sembrano essere una soluzione pratica per vivere nel mondo, ma evidentemente l'avanzatissima intelligenza degli host li ha portati a capire che non hanno bisogno di mani) e sembra mossa dalle parole di Maeve dopo il loro combattimento. Forse anche lei si è resa conto che non c'è più possibilità di vittoria, per nessuno... peccato che a risolvere i dubbi ci sia proprio HiB.

Prima di parlare del finale vale la pena fare un accenno anche a Christina/Dolores e il suo momento di risveglio, che anche se non è completo perché non la riporta a riprendere coscienza completa di sé stessa le dimostra che non è chi pensa di essere. Di fatto, come Teddy le dice (chiamandola anche per nome) lei "non è reale". Certo, in WW la definizione di "reale" è molto flessibile e ci sono numerosi modi di interpretare questa frase. La più gettonata è che Christina sia l'IA della torre, quella che impartisce i comandi alla popolazione umana infetta, modellata su Dolores (perché di chi altri si sarebbe potuta fidare Halores?) ma inconsapevole del suo ruolo. Il fatto che dopo la distruzione della torre non riesca più a far obbedire le persone ai suoi ordini sembra confermarlo.

Parallelamente abbiamo invece il salvataggio di Caleb, o almeno di un Caleb, che evidentemente aveva già avuto il tempo di passare il suo test di fedeltà e conosce la situazione. La reunion con Frankie è intensa ma sbrigativa, perché ci sono già problemi più importanti. In ogni caso si conferma l'efficacia di questo personaggio, che ha su di sé buona parte della componente emotiva di tutta la stagione.

E arriviamo quindi al finale, la frenesia omicida di massa scatenata da HiB: "host e umani, tutti gli uomini, donne e bambini uno contro l'altro, finché non rimangono solo gli scarafaggi." Il darwinismo sociale portato all'estremo, che si ricollega anche al modo in cui William viveva i suoi soggiorni in Westworld, alla ricerca di un gioco che avesse una posta più alta. Adesso HiB (cioè William) l'ha trovato, e lo impone al mondo intero: tutti contro tutti, un last man standing che provocherà probablmente la fine della civiltà.

Ed era probabilmente questo il percorso intravisto da Bernard. Dicendo più volte che non c'era modo di vincere, che non si poteva salvare questo mondo e che tutte le strade portavano all'estinzione e alla morte, voleva dire che sarebbe andata così. Che questo mondo era condannato già da molto tempo, come d'altra parte Rehoboam aveva previsto. E quindi quello innescato da HiB è un grande reset, e quell'unica e ultima speranza di Bernard risiede in... cosa, chi? Quel messaggio che ha lasciato prima di venire ucciso (per davvero?) e che finirà nelle mani di qualcuno. Probailmente di Halores, che sta attraversando la sua fase di metanoia e arriverà a capire, come quando Teddy si è suicidato davanti a lei (cosa che lei ricorda, perché si è separata dopo dalla matrice originale di Dolores) che diventare come i suoi carnefici non era la soluzione. Nel prossimo episodio vedremo se questa speranza è sufficiente.


Westworld 4x06 - Fidelity

Fin dalla stagione 2 questa parola racchiude un enorme significato, e non è un caso che torni fuori adesso, visto che la stagione 4 sta mostrando un collegamento sempre più netto con la 2 (a dimostrazione che, purtroppo, probabilmente la stagione 3 non era del tutto centrata sul plot complessivo della serie, pur essendo tematicamente coerente). Questa puntata torna a concentrarsi su Caleb da una parte e sul team Bernard dall'altra, con il tentativo di rimettere in funzione Maeve dopo una visita al parco proibizionista. Le due storyline funzionano bene in parallelo visto che ora sappiamo del collegamento che esiste tra Caleb e C/Frankie, e che entrambi stanno cercando di ritrovare l'altro.
 


La sequenza iniziale (oltre a sembrare un omaggio a Terminator) dà una breve visione di come l'infezione/sostituzione operata da Hale si sia diffusa nel mondo, ed è interessante notare di nuovo come gli outlier siano il pericolo maggiore per il sistema, quegli stessi outlier messi fuori gioco da Rehoboam nella stagione precedente (che appunto, tematicamente era in linea ma forse non così a livello di sviluppo). Viene quindi da pensare che, qualunque sia la caratteristica che rende le persone outlier (non necessariamente positiva, potrebbe essere soltanto apatia, paranoia, sfiducia, ansia), sia quello che permette loro di resistere al condizionamento e potrebbe essere, in ultima analisi, quello che permette agli umani di definirsi tali. Forse il nostro futuro risiede proprio negli outlier?

Mentre Maeve si riavvia, abbiamo occasione di dare spazio a C/Frankie, che si trova a dover risolvere un match di Among Us e naturalmente arriva a sospettare per primi di Bernad e Stubbs. Anche se noi sappiamo bene che loro non possono essere i traditori (beh, potrebbe esserlo Stubbs, ma non ci vogliamo credere, dai, Stubbs è troppo leale) è comunque interessante il fatto che Bernard si sia preocucpato di "profilare" Frankie. Quasi come se sapesse che ci sarà presto bisogno di un suo backup...

Dall'altra parte ritroviamo Caleb alle prese con il suo test di fedeltà e l'interrogarorio di Halores. A quanto pare quello che le manca di capire è cosa sia quella cosa misteriosa che ha permesso a Caleb di resistere alla sua infezione trent'anni prima, quindi anche lei è in cerca del "segreto degli outlier". Ora, sappiamo che Caleb è motivato principalmente dal proposito di ritrovare sua figlia (cfr: Maeve), quindi la soluzione potrebbe essere un banale "ha qualcosa per cui combattere", ma se così fosse Halores non ci avrebbe già pensato, dopo 278 tentativi? Soprattutto considerando che lei è comunque una "diramazione" di Dolores, quindi sa bene che cosa significhi avere un obiettivo e qualcosa da difendere. Può darsi che la sua personalità sia cambiata così tanto da non rendersene conto?

Era abbastanza prevedibile il fatto che tutto il piano di fuga di Caleb fosse parte del test, perché era evidente che ci fossero troppe coincidenze che gli permettevano di salvarsi. Tuttavia anche con questa consapevolezza la sequenza rimane interessante, perché comunque, se vi trovaste in quella situazione, non fareste lo stesso? Se ci fosse anche la più minima possibilità di fuggire davvero, andrebbe inseguita con tutte le forze perché non c'è niente da perdere e tutto da vincere. Quindi forza Caleb, che in questa stagione riesce finalmente ad acquisire personalità e centralità, dopo aver fatto per tutta la sua prima stagione il cagnolino. Si può quasi dire che nella stagione 4 il suo personaggio abbia subito un soft reboot, visto che gli è stata assegnata una nuova situazione di partenza, nuovi obiettivi e priorità. Un'evoluzioen necessaria per un personaggio che non era riuscito a conquistarsi un ruolo determinante.

Quando poi si arriva al confronto finale tra Halores e Caleb, dopo che lui è riuscito a mandare il suo messaggio (qui forse è un po' troppo convenient che ci sia una torre radio funzionante e Frankie avesse la radio accesa e sintonizzata per sentirlo in diretta, ma avevamo già visto settare il dettagio della radio quindi ci si poteva aspettare) otteniamo una delle scene migliori della stagione. Non solo Halores appare per la prima volta dubbiosa, ma sembra quasi intimidita. C'è davvero qualcosa in Caleb che la spaventa, che non riesce a capire e che è disperata di ottenere. A conferma di questo, ci viene mostrato ancora come continui ad avere il braccio martoriato, un'abitudine autolesionista che Halores si porta dietro dalle sue origini. E nell'ultima scena quando il nuovo Caleb-host n. 279 viene messo in funzione (con un'altra cover eccezionale del theme di Westworld), c'è una luce diversa nello sguardo di Halores, e nel modo in cui sospira prima di dire a Caleb "wake up". Forse, dopo tutti questi tentativi, il test di fedeltà sta in qualche modo lavorando all'inverso, ed è lei stessa a essere messa alla prova per scoprire di essere più simile a sé stessa (cioè la Dolores originale) di quello che crede. Questo per dire che non vedo così assurdo un percorso finale di redenzione anche per la villain di questa stagione.