Christmas Bundle: NASF 9 + 365 Racconti di Natale + Skan Magazine 15/16

Ultimamente la mia attenzione in ambito pubblicazioni si è concentrata esclusivamente su Spore, il che mi sembra ragionevole trattandosi del mio primo "libro vero", e se qualcuno inizia a leggere questo post senza sapere di che sto parlando se ne torni pure a casa. Ma spore a parte, ci sono altre pubblicazioni emerse in questo periodo che includono un mio contributo, e ve le elenco qui in unico post, in un pratico Christmas Bundle:


N.A.S.F. 9

http://ilmiolibro.kataweb.it/community.asp?id=8648

Uscito proprio ieri, ecco la nona edizione della raccolta annuale curata da Nuovi Autori Science Fiction. Il tema di questo numero era "Albe e tramonti", e la ventina di autori inclusi ha raccontato ognuno a modo suo una declinazione diversa di questo concetto, pur sempre in chiave fantascientifica. Rientro nelle antologie N.A.S.F. fin dal numero 4 (e ho vinto la scorsa edizione), ed è sempre un piacere rientrare in questo gruppo di scrittori, chi noto chi meno, messi in riga dai curatori Massimo Baglione e Carlo Trotta, che si sbattono ogni anno per riuscire a mettere insieme una nuova raccolta. Acquistabile tramite ilmiolibro, insieme a tutti i volumi precedenti.


365 Racconti di Natale

http://www.delosstore.it/delosbooks/44793/365-racconti-di-natale/

Altra pubblicazione annuale è la raccolta "365 racconti" della Delos, che è partita con l'erotico, è passata all'horror, alla fine del mondo, all'amore, e quest'anno si concentra sul Natale. Con l'esclusione del volume dedicato ai racconti romantici (di cui mi era sfuggito il bando) anche in queste ci trovate sempre un mio racconto, per quanto vada piuttosto annacquato in mezzo agli altri 364. Non so bene cosa i miei colleghi coautori si siano inventati per le loro storie di Natale di 2000 caratteri, ma il mio Natale nella Nube di Oort è una micro-space opera con elementi natalizi. D'altra parte, se Clarke ha scritto un racconto natal-fantascientifico (La stella), perché io dovrei essere da meno? Acquistabile dal Delos Store.


Skan Magazine n. 15/16


Anche di Skan Magazine ho parlato frequentemente negli ultimi tempi, visto che sulla rivista elettronica mensile mi sono ritagliato una mia rubrichetta nella quale vengono passati già da un po' i miei racconti. Il numero 15 era quello di novembre e mi ero dimenticato di segnalarlo, per cui lo faccio ora, insieme al reminder per l'uscita del numero 16 che arriverà nei prossimi giorni. Li trovate tutti in download gratuito sul sito di Skan Magazine, e in mezzo agli altri autori cercare la rubrica "Being Piscu" per leggere il mio contributo del mese.

Coppi Night 24/11/2013 - Wolverine l'immortale

Per quanto generalmente non sia un appassionato dei film supereroistici, devo ammettere che la serie degli X-Men mi piace abbastanza. Un po' proprio perché trovo gustosa la varietà e versatilità dei diversi poteri dei mutanti, i tre film (finora) della serie, più Wolverine più Prime Class mi sono piaciuti, e ho buone aspettative per Days of Future Past. Ma questo film in particolare è una ciofeca incredibile.

Il problema è che l'idea da cui parte è potenzialmente interessante: Wolverine, con i suoi poteri rigenerativi, è praticamente immortale, e qualcuno pensa che lui abbia voglia di rinunciare a questa capacità. In effetti lui è combattutto, anche perché turbato dagli eventi di Last Stand. Ma poi la storia toppa alla grande, spostando Logan in giappone, a visitare un suo vecchio sensei (convenientemente miliardario), e mettendosi a proteggere la sua spocchiosa e viziata nipote che dovrebbe ereditare il suo patrimonio, affrontando yakuza, ninja e Poison Ivy. No, cioè, non è quella di Batman, ma è un mutante con praticamente gli stessi poteri. Se a questo ci si aggiunge che il boss finale è la versione nipponica di Iron Man, il mash-up tra fumetti risulta quasi comico, e il tutto perde di credibilità. In particolare però è frustrante il fatto che quando Wolverine perde la sua capacità rigenerativa, rendendolo solo un tizio con gli unghioni che può essere ferito e ucciso come chiunque, tutta la menata sul senso della vita e il valore della morte viene dimenticato, e dieci minuti dopo si opera da solo e ritorna immortale, e allora l'unico spunto valido del film svanisce nel nulla.

È anche da rilevare che, nonostante si tratti di un film con mutanti e robot e ninja, i combattimenti sono scarsi e poco intensi, quasi meccanici. Quindi anche sul versante più squisistamente blockbuster non si ottiene nulla di valido. Bocciato in pieno, e mi dispiace doverlo dire perché finora li ho apprezzati tutti e adoro Hugh Jackman nel ruolo di mutante.

Da notare che verso la fine del film Wolverine perde gli artigli di adamantio e gli ricrescono quelli d'osso che si vedono all'inizio di Wolverine. Vediamo se nei film successivi (che ci saranno) si ricorderanno di questo elemento della continuity.

Spore Official Soundtrack

Sono passate già due settimane da quando Spore è diventato available worldwide, e ricevo notizie di acquisti dalle più variegate coordinate geografiche. Tu che stai leggendo questo post forse lo hai preso, forse no, forse lo prenderai o forse non ti interessa, forse lo hai già letto o forse scopri adesso che esiste (nel qual caso, clicca su quel bel bannerone in alto, come hai fatto a non vederlo prima?). In qualunque di queste categorie rientri, ho pensato che fosse una buona idea offrirti una valida soundtrack per accompagnare (o ispirare) la lettura dei miei racconti.

Nove racconti, nove pezzi. Ognuno scelto con uno specifico criterio, ovviamente, che può andare dalla evidente attinenza del titolo (che può essere un plus ma non è determinante), al significato del testo (quando è presente), ma che nella maggior parte dei casi è un legame più etereo, un'affinità di suggestioni che riesce a inquadrare bene, con un mezzo diverso dalla parola scritta, quello che il testo dovrebbe trasmettere. Ah, chiaramente, si tratta di pezzi di quella musica dannata che ascolto io, quindi se non avete l'orecchio allenato potreste anche accusare spiacevoli effetti collaterali. Ma se invece ascoltate queste tracce durante o dopo la lettura dei relativi racconti, dovreste riuscire a capire meglio. Capire meglio entrambi, intendo.


Spore: Dominik Eulberg - Teddy Tausendtod



Uno dei pezzi migliori (ma la classifica è difficile) dell'album Diorama. Naturalmente Eulberg, che con la sua fissazione con la biologia, la flora e la fauna, è già di per sé il più adatto a fornire la OST di un racconto incentrato proprio su un tema del genere. Inoltre, le "mille morti" del titolo hanno più che un senso, nel contesto della storia eponima della raccolta.


Il giorno più importante: Merveille & Crosson - The Day You Left



Difficile riuscire ad esprimere l'attinenza di questo pezzo al testo senza finire nello spoiler. Ma già il titolo ci parla comunque di un "giorno" a suo modo fondamentale. E l'atmosfera è sicuramente quella che si respira nel racconto stesso.


Natura morta: Cygnus X - Superstring



Qualcosa di più movimentato e allegro (e anche un pezzo storico) per il testo sicuramente più leggero della raccolta. Ma le superstringhe forse c'entrano qualcosa, in quello strano fenomeno che sembra contorcere lo spazio tempo intorno alla frutta dei protagonisti?


Il Dottipardo: Mathew Jonson - Marionette



A mio avviso una delle tracce che riassume in sé i paradigmi della techno, ma questo è un altro discorso. Le marionette ci sono, nel racconto, e quella melodia in loop continuo dall'inizio alla fine dovrebbe rendere bene l'idea di un ciclo ininterrotto che può essere spezzato solo con estremo coraggio.


Cattivi genitori: Oliver Huntemann - Rotten



Marcio. Parola rude ma perfetta per esprimere quello che c'è sotto e dietro a questo racconto. E anche un testo che si adatta al tema, che parla di un futuro che non esiste per chi non ha più niente da perdere o da sognare. Tratto dall'ottimo album Paranoia.


Il guardiano del faro: Johannes Heil - Aquarius



Non c'è niente di acquatico in questo racconto, ma l'atmosfera è proprio quella che si dovrebbe respirare, se qualcuno potesse farlo, su quel faro di cui il protagonista della storia è il guardiano inconsapevole. Suoni flebili, ritmati, derive elettriche, pochi minuti di tensione e poi torna la calma.


Stelle cadenti: The Analog Roland Orchestra - Reset



Pezzo veloce, cangiante, che starebbe bene come sottofondo alla guerra in cui si trova coinvolto il giovane e sprovveduto protagonista della storia. Dopo metà il ritmo sale, si intrufolano suoni distorti che si potrebbero associare al nucleo warp dell'astronave, e poi il reset, c'è anche quello, ma non posso dire altro, spoilers!


Sinestesia: Mogwai - The Sun Smells Too Loud (Holden remix)



Il titolo parla da sé: "il sole odora troppo alto", quale altro scambio di sensi volete? E James Holden come sempre è un maestro nel manipolare i suoni per creare melodie distorte, asimettriche, che sembrano infrangere tutti i parametri a cui siamo abituati, invitandoci a sovvertire i nostri schemi di pensiero.


La staffetta: Moderat - Bad Kingdom



Un "cattivo regno" è proprio quello che si trova in questo racconto. E le parole, oltre alle immagini del video, suggeriscono proprio l'idea di un mondo squilibrato, dominato e sfruttato da pochi a svantaggio di molti. Anche se forse "this is not what you wanted".


Non so quanti, dopo aver letto i miei suggerimenti di ascolto, saranno invogliati ad acquistare Spore se prima non lo erano. Ma anche se il post fallisse in questo intento, per lo meno sono riuscito a farvi ascoltare della buona musica, di quella che non trovate in radio, e questo già mi basta.

An Adventure in Space and Time: le origini di Doctor Who

Sì, lo so che in questi giorni parlare di Doctor Who equivale a parlare di The Day of the Doctor, l'episodio speciale per celebrare il cinquantesimo anniversario della serie. Ovviamente l'ho visto, e ne avrei molte da dire in proposito, soprattutto in conseguenza del fatto che a suo tempo parlai proprio della conclusione della stagione 7 e di come questa rimescolasse astutamente le carte in tavola. Ma non lo farò. Un po' perché appunto ci saranno molti altri a parlarne, e non aggiungerei niente alle loro parole, un po' perché l'ho già fatto tra forum, social e portali vari e non me la sento di ripetermi ancora. Voglio piuttosto spostare l'attenzione su un altro "episodio speciale" andato in onda per celebrare le nozze d'oro, che forse è passato in secondo piano rispetto a questo: An Adventure in Space and Time.

AAISAT (consentitemi l'acronimo, sennò facciamo notte a ripeterlo ogni volta), per chi non avesse seguito i promo della BBC degli ultimi mesi, non è una puntata della serie, ma un prodotto diverso che loro chiamano semplicemente "drama", e che noi potremmo definire docu-film, nel senso che è di fatto un film, ma con intenti documentaristici: portare su schermo le vicende e i protagonisti che hanno dato origine alla storia pentadecennale di Doctor Who. Preferisco parlare di questo perché se The Day of the Doctor serve a proseguire e rinnovare la storia, preparando il terreno per le future (e speriamo numerose) stagioni, AAISAT guarda invece al passato, a come tutto è iniziato, e in tal modo è forse ancor più celebrativo dell'altro. Inoltre, a differenza di molti dei fan odierni (soprattutto quelli italiani), io negli ultimi anni sto lentamente recuperando la visione della serie classica di DW, e sono arrivato alla seconda stagione di Tom Baker/Quarto Dottore (quel simpatico vecchietto che si vede alla fine dell'episodio speciale, nda), e mi sento pertanto qualificato a parlare di questo più di molti altri.

AAISAT segue in pratica gli anni di William Hartnell, il mitico e indimenticabile Primo Dottore, negli anni tra il 1963 e il 1966. Hartnell (interpretato da David Bradley) è sicuramente il protagonista della storia, ma oltre a lui seguiamo anche altri personaggi: Verity Lambert, la giovane produttrice incaricata di portare avanti la serie ai suoi inizi, Sydney Newman, l'autore della BBC che ha ideato lo show nella sua concezione iniziale, e Waris Hussein, il regista delle prime serie. Sulle prime Hartnell non è nemmeno presente, in quanto la produzione della serie inizia prima di trovare l'attore che interpreterà questo "dottore", pensato proprio come un anziano burbero ma di buon cuore. Qui dobbiamo fare atto di fede e credere davvero che Doctor Who sia nato in queste circostanze del tutto incerte, andato in onda con la series première (come si dice oggi) il giorno dopo l'assassinio di Kennedy, ma è stato assicurato che l'autore di AAISAT si è documentato accuratamente, coinvolgendo tutti i testimoni a disposizione, per poter portare in scena una storia fedele quanto possibile alla realtà dei fatti.

La trama segue quindi l'origine della serie, l'inaspettato successo, il progressivo coinvolgimento di un Hartnell inizialmente scettico, e in seguito la partenza di alcuni personaggi chiave: l'attrice che interpretava Susan (la nipote del Dottore), i vari companion che si succedono, Waris e Verity. Il gruppo iniziale inizia così a sfaldarsi, e la "famiglia" di Doctor Who si perde, finché lo stesso Hartnell, nonostante tutta la dedizione possibile viene lentamente consumato dalla malattia che gli rende sempre più difficile recitare e riuscire a memorizzare le sue parti, è costretto ad abbandonare lo show, che proseguirà senza colui che fino a quel momento era il Dottore. La forza di AAISAT è proprio quella di non mostrare i personaggi, ma le persone che stavano dietro ad essi, che non dovevano affrontare Dalek e nemici vari ma mostri più comuni, anche se non per questo meno pericolosi: l'età, i dubbi, la malattia, il successo, il pubblico, i meccanismi televisivi e così via.

Al di là delle vicende portate in scena, è comunque notevole il lavoro di ricostruzione dell'epoca, con la resa di una Londra anni 60 davvero efficace, così come la strumentazione e gli studi BBC (dove tutti fumavano in ufficio, bei tempi!). Anche le interpretazioni sono buone (in particolare i primi companion: Susan, Ian e Barbara), e quella di Bradley è chiaramente di spicco. L'attore infatti non interpreta solo William Hartnell, ma interpreta anche William Hartnell sul set che interpreta il Dottore, raddoppiando così la profondità del suo ruolo. Ed in questo è eccezionale, perché anche se la fisionomia non è identica (ma sufficiente a rendere la somiglianza), l'atteggiamento, l'accento, la calata, la gestualità sono davvero una copia dell'originale, o almeno di quello che si vedeva sullo schermo... solo a colori, invece che in bianco e nero.

Infine, anche per chi non conoscesse la storia della serie classica e non avesse mai visto una puntata con William Hartnell, sarebbe impossibile non commuoversi nelle sue ultime scene, quando riceve la notizia che il suo personaggio sarà sostituito e si fa scappare un "I don't wanna go" che ricorda in modo straziante quello di David Tennant alla fine del suo percorso come Decimo Dottore. La storia si conclude sul set di The Tenth Planet, l'ultima puntata del Primo Dottore (e la prima con i Cyberman), dove Hartnell fa la conoscenza del suo successore Patrick Troughton (secondo me interpretato da un attore fin troppo giovane). Ed è qui che, con un'ultima visione del futuro che lui ha contribuito a creare, Mr. Hartnell ci saluta, ripetendo le toccanti parole del suo commiato alla nipote:


An Adventure in Time and Space è quindi molto diverso da The Day of the Doctor, al punto che non è possibile confrontare i due prodotti. Ma tra i due questo è probabilmente quello che maggiormente riesce a raggiungere il cuore, e rendere lo spettatore partecipe di una grande (e longeva) storia che non è fatta solo di avventure e battaglie degli eroi, ma anche di coraggio e passione delle persone comuni.

Lost in Lost #11 - Ep. 3x01-3x06

Forse non tutti se lo ricordano, o forse non l'hanno proprio saputo se non hanno seguito Lost quando veniva trasmesso per la prima volta, ma la terza stagione venne divisa in due segmenti: questi primi sei episodi, una sorta di "mini-stagione" che fa da lunga introduzione, e poi il resto. Ma il fatto che si tratti di una mini-stagione non vuol dire che non sia significativa. Ci eravamo lasciati alla fine della seconda serie con una buona lista di interrogativi: l'implosione della botola, il rapimento di tre del gruppo, la partenza di Michael e figlio, la sparizione di Eko e Locke. In questo primo segmento tutte le questioni vengono più o meno affrontate.

La prima cosa che scopriamo nella terza stagione è che, come si iniziava a sospettare verso la fine della seconda, gli Altri sono tutt'altro che selvaggi, ma vivono in deliziosi cottage in un villaggio turistico dotato di tutti i comfort. Conosciamo da subito anche un nuovo personaggio, Juliet, che avrà fin da subito la sua parte confrontandosi con Jack, mentre Kate e Sawyer se ne stanno nelle gabbie e vengono costretti ai lavori forzati. Qui poi c'è anche tutta la digressione romantica, ché si sà che le sventure comuni avvicinano, tanto più quando Sawyer crede di essere in procinto di morire, e la ragazza si sente in dovere di dargliela per allietargli l'ultima notte sull'isola... ma di questo ci importa relativamente. Ci importa anche relativamente del flashback di Locke, che si induce una sorta di trance come quella che aveva provocato a Boone per scoprire dove è finito Eko e salvarlo dall'orso. Lo stesso Eko ci saluterà poco dopo, in uno degli episodi a mio avviso più memorabili dell'intera serie, cone il "prete" nigeriano che si confronta senza paura con il Mostro (che ha assunto le sembianze di suo fratello) per poi essere giudicato colpevole e venire terminato. Back on the Hydra island (perché si scopre anche che i tre rapiti sono stati portati sull'isola secondaria), apprendiamo anche il motivo per cui Jack (e con lui Kate e Sawyer) sono stati appunto rapiti, e Jack finalmente mostra gli attributi ricattando Ben durante l'operazione, minacciando di lasciarlo morire se i suoi due compagni non vengono liberati. La frase che chiude la mini-stagione è: "Kate, dammit, run!"

Se si escludono alcuni flashback piuttosto inconsistenti (una tendenza che si consolida da metà della stagione precedente, quando la storia "passata" dei personaggi inizia a perdere di spunti interessanti) come quelli di Jack, Sun, Kate, Sawyer e Locke (praticamente tutti tranne quello di Eko), la storia sull'isola ora continua ad assumere una dimensione più ampia. Vedere Ben (il nostro ex Henry Gale) impersonare il leader degli altri, sentir nominare Jacob e le liste, apprendere che esssi sono in grado di andare e venire dall'isola, comincia a far pensare che ci sia molto, molto altro da scoprire sulla storia di questo posto, e si aggiunge così al mistero e alla mitologia che pian piano si va accumulando. E questo è bene. Quello che è meno bene è appunto la gestione dei personaggi, che purtroppo, dopo due anni e mezzo, iniziano a perdere di interesse, visto che le loro azioni sull'isola non trovano più una corrisponenza con i flashback relativi. Questo è evidentemente un problema che gli autori hanno riscontrato, e a cui hanno trovatopoi una soluzione, ma per il momento ci si sente vagamente frustrati da questa mancanza di signficato in uno show che fin dall'inizio ha educato i suoi aspettatori all'attenzione massima per ogni particolare. La mia cavia in particolare è mediamente soddisfatta, ed è stato difficile in alcune occasione impedirle di guardare quattro-cinque episodi di fila.

E veniamo alle previsioni per il futuro. Kate e Sawyer sembrano essere ormai in partenza, e abbandoneranno il dottore che compirà come promesso l'operazione. Ma Jack non può sparire dallo show, quindi anche se Ben davvero rispetterà il suo patto di rimandarlo a casa, deve succedere qualcosa nel frattempo a impedirlo. Interessante anche notare come Desmond, visto in un paio di occasioni, sembra aver acquisito poteri di premonizione, e la sua è la storia che più di tutte sembra promettere bene. Locke come nuovo leader del gruppo non può durare, perché la sua totale fede nell'isola e in sogni, visioni e simili (vedi il bastone di Eko) non può farlo rimanere credibile per molto. E il tizio con la benda, che si vede negli schermi della Perla, è probabilmente un soggetto interessante, di cui presto scopriremo qualcosa.