Rapporto letture - Maggio 2018

Maggio è un mese in cui sono stato piuttosto impegnato sul versante lavorativo, ma nonostante gli impegni della "vita reale" sono comunque riuscito a incastrare la mia buona dose di letture.


Il primo libro l'ho estratto dal cappello pescando a fondo, tra i titoli che giacevano nel kindle da anni e anni. Si tratta di Shanti, romanzo di Caleb Battiago (moniker di Alessandro Manzetti) che fa daprequel a Naraka, letto anni e anni fa quando è uscito per la prima volta sotto il marchio Mezzotints. Anche la versione di Shanti che ho io risale a quell'epoca ma finora non mi ero ancora imbarcato nella lettura. Sapevo più o meno cosa aspettarmi e l'ho trovato. Una storia estrema sotto tutti i punti di vista, esplicita nel gore, nel sesso, nella perversione, esagerato e pesante sotto i tutti punti di vista. Di Naraka ricordo il setting generale e il nome della protagonista, poco di più, per cui forse ho perso tanti collegamenti che potrebbero esserci con questo prequel. La storia segue più o meno lo stesso percorso, con personaggi che si lasciano andare alle più becere pulsioni di sesso violenza e alimentazione, tutte strettamente collegate tra loro. Non esiste virtù, non esistono eroi, tutto in questa società futura è livido e sporco. E in sostanza, that is the point. Niente archi di redenzione, solo una discesa continua che tocca a tutti prima o poi. Le sequenze pornografiche si sprecano, da persone che bevono piscio a donne gettate in cisterne di sperma, eppure in qualche modo tutto ciò è funzionale a quello che si racconta. È un delirio totale che potrebbe urtare la sensibilità di qualcuno, ma devo ammettere che c'è del metodo in questa follia. Non so se è una lettura che consiglierei, ma l'ho trovata comunque soddisfacente. Voto: 7.5/10


A seguire una raccolta di racconti, pubblicata qualche anno fa dall'editore La Ponga (di cui non sento più parlare, purtroppo). Oltre Venere, curata da Gian Filippo Pizzo, è un'antologia di fantascienza di sole autrici donne. Si dice sempre che la sf è roba da uomini, e ultimamente in molti si sono impegnati a voler dimostrare il contrario: tra le autrici in questo volume ci sono alcuni nomi relativamente noti come Alda Teodorani, Alexia Bianchini, Cristiana Astori, Elena di Fazio, Milena De Benedetti, Giulia Abbate, Serena Barbacetto. La raccolta in sé presenta alti e bassi, come è normale quando si riuniscono più racconti, peraltro in questo caso senza un tema comune, perché se le autrici sono tutte donne, non si tratta però di storie a tema "femminile" (pur essendoci qualche storia anche di questo tipo). C'è un po' di tutto, dai roboto alla programmazione, dalla distopia ai reality show. La media dei racconti è buona anche se non ho trovato niente di particolarmente memorabile. Anzi, mi sa che mi devo togliere questo peso dalla coscienza.

Apro una digressione un po' lunga e probabilmente molto antipatica. Chi segue i miei rapporti letture potrà aver notato che le mie valutazioni finali sono pressoché sempre sufficienti. Magari concedo raramente l'eccellenza ma è difficile anche che vada sotto il 5/10. Questo perché negli anni ho affinato le mie capacità di discernimento e so già indirizziarmi in partenza su letture che mi soddisfano. Per cui in casi molto rari mi trovo a parlare di schifezze, che pure porterebbero tanto mormorio in più e tanta tanta VISIBILITÀ!!! In questo caso purtroppo una schifezza mi sono trovato a pestarla, perché appunto in una raccolta ci possono essere alti e bassi... solo che non mi aspettavo qualcosa di così basso. Mi riferisco al racconto di Claudia Graziani (autrice di cui non credo di aver letto altro), Sotto prova. È una storia confusa e senza senso, mal concepita e peggio scritta. A leggerla mi sembra uno di quei mezzi raccontini che scrivevo a scuola media quando la professoressa ci assegnava un tema e io avevo appena letto Abissi d'acciaio e pensavo di saper scrivere fantascienza trafugando un po' di idee e credendo che potessero sembrare originali. Sotto prova racconta di una gara tra Nazioni in cui ognuna compete per dimostrare alle altre di essere la più illuminata e prospera, capace di produrre richezza e assicurare la felicità ai suoi cittadini. Ogni tot anni vengono fatte queste olimpiadi e la Nazione che perde viene isolata con una parete di vetro rispetto al resto del mondo. Lo scopo della competizione è filantropico e non si capisce come isolare un popolo che non raggiunge certi obiettivi possa aiutarlo a prosperare, ma accettiamolo come premessa. La cosa assolutamente insostenibile è il modo in cui la storia è strutturata, con capi di stato che parlano tra di loro esponendo le più illuminanti teorie per la persecuzione del benessere. Ci sono dei poveri nel tuo paese? Dagli un lavoro. L'energia? Fonti rinnovabili. Le metropoli? Crea dei parchi. Il tutto potrebbe essere commentabile con monumentale GRAZIARCAZZO. Si vuole far passare l'idea che per risolvere i problemi del mondo basta applicare queste belle idee che in genere trovano applicazione in seconda elementare durante il concorso "disegna la tua città ideale" sponsorizzato dal MiCulPop. In tutto ciò poi abbiamo la presidente che vuole andare in Canda, uno dei paesi più prestigiosi, per scoprire i suoi segreti. Quindi si incammina (a piedi!?) e arriva davanti alla barriera di cristallo di Toronto (!?) ma qui una guardia che lei conosce per nome (!!??) la ferma e le dice di tornare indietro. Pare che sto esagerando, lo so, quindi riporto qualche riga:

La giovane donna non indugiò a lungo, e decisa a portare a termine la sua missione segreta, scelse come primo obiettivo uno dei migliori Paesi, il Canada. Non tutto però andò secondo i suoi piani. Anzi a dire il vero nulla. Era partita di primo mattino, sotto il manto freddo della rugiada, e giunse sotto la grande barriera, che era non molto distante dalle porte di Toronto. Una sentinella, a guardia dello spazio intorno alla barriera, si accorse della giovane e le intimò di fermarsi.
"Sta lontano Ruth! C'è un accordo, o te lo sei dimenticato? Il Capo Primo della Costituzione di Ginevra è chiaro: nessuno può varcare la soglia della Barriera di cristallo se non per ordine del Gran Cancelliere Gustav Jikram. È vietato a tutti, persino ai delegati e diplomatici. Esibisci l'autorizzazione!"
"Calma Marcèl volevo solo dare un'ochciatina. Non sono mica un ladrucnolo in cerca di guai?"
"Non lo penso Ruth. Nessun dubbio sulle tue brillanti capacità di leader politico, ma non hai il permesso di stare qui. Il tuo Paese dovrà rimanere all'interno dell'embargo. Non siete in grado di garantire una buona sopravvivenza, e finché non uscirete dall'impasse economico e politici che vi debilita, rimarrete isolati. Hai avuto una pessima idea a venire fin qui!"
"Me ne vado Marcèl, me ne vado. Non vale la pena rischiare o infrangere le leggi... Chissà che un giorno anche il tuo Paese non sia relegato ai margini del mondo."
Ruth delusa indietreggiò, raccolse i suoi lunghi capelli castani in un cappuccio e fece ritorno a Pietroburgo. Avrebbe voluto ammirare lo splendore di Toronto. Almeno una volta nella sua vita.

Dopo aver letto questo passaggio, molte domande vi affolleranno la mente. Io non posso rispondere, mi dispiace. Ah, alla fine si scopre che Ruthe e il capo del Canada si amano. Così, de botto, senza senso. D'altra parte cosa ci si poteva aspettare da un racconto che si apre con una citazione di Rotschild? Digressione chiusa, mi dispiace aver dovuto usare questo tono sgradevole, ma appunto non mi capita spesso di imbattermi in roba del genere. Io come autore italiano di fantascienza lo trovo imbarazzante, mi verrebbe da chiedere scusa a nome della categoria. Questo è ciò per cui i lettori si allontanano dalla narrativa autoctona. Non continuiamo a cascarci, per favore, ci perdiamo tutti. Passiamo oltre.


Ultimo libro letto nel mese è Una serie di bistecche, racconto lungo di Vina Jie-Min Prasad pubblicato da Future Fiction (lo so che parlo quasi ogni mese di questa collana, ma che vi devo dire, mi pare che pubblichi i titoli internazionali più interessanti degli ultimi anni quindi torno sempre lì). È una storia del futuro prossimo, in cui una programmatrice specializzata nella creazione di bistecche con stampanti 3D viene ingaggiata/ricattata per un lavoro al di là della sua portata, e deve trovare il modo di portarlo a termine in tempi brevi e nel migliore dei modi. Ho trovato molte affinità tra questa storia e il mio Memehunter: una storia di programmazione/hackeraggio con una squadra di due protagonisti (uno esperto nel settore, l'altro meno) costretti a completare una missione rischiosa e oltre la loro portata, con un twist finale. Sarà anche per questo, e per il tono leggero che il racconto mantiene, che mi è piaciuto così tanto. Una veloce e gustosa storia sul falso d'autore come lo intenderemo di qui a vent'anni. Voto: 8/10

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