Rapporto letture - Dicembre 2015

Eccoci all'ultimo rapporto letture del 2015, un po' in ritardo rispetto al solito, ma se siete stati attenti sapete che in queste settimane il "tempo libero" da dedicare al blog è scarso, quindi mi sono dovuto svegliare alle 7 di domenica mattina per scrivere questo post, apprezzatelo. Dopo l'imbarazzante performance di novembre, torniamo su numeri più regolari, con quattro libri/riviste letti.


Cominciamo con il numero 74 di Robot, rivista di fantascienza (la rivista?) trimestrale con cui avevo perso un po' il filo ma ho deciso di recuperare. In questo numero ci sono un paio di cose interessanti, come l'ultimo racconto di Ted Chiang, che propone una profonda riflessione sulla memoria e come sia influenzata dalle emozioni, sempre di ottimo livello anche se forse un po' di didascalico nella struttura; c'è poi il racconto di Stefano Paparozzi, esordiente totale che al primo colpo vince il Premio Robot, con quella che potremmo definire una storia di formazione intervallata da alcuni bizzarri episodi di sovrapposizione temporale: buon racconto che a mio avviso avrebbe potuto essere un po' asciugato, ma che riesce a coinvolgere nonostante i wall of text e la quasi totale assenza di dialoghi, il che non è poco. Più sottotono il romanzo breve di Mario Antonio Miglieruolo, autore storico della sf italiana che propone una variazione sul tema del derelitto in una società in rovina, trascinato a fare porcate qua e là senza un vero obiettivo: un tipo di storia che senza particolari spunti al di là delle volgarità e scene di sesso non dice molto. Saggi e interviste mediamente interessanti, ma niente di sorprendente.


Posso poi tirare un forte sospirone di sollievo commentando Livido di Francesco Verso. Vi spiego la situazione. Anni fa, ebbi l'ardire di scagliarmi contro le scelte del Premio Urania (in quello che fu il primo post "di risalto" di questo blog), e tra gli esempi citati per sostenere la mia tesi c'era E-Doll, appunto di Verso, che avevo reputato terribile. Ora, di recente Verso si è imbarcato nel progetto Future Fiction, visionario e innovativo, e ho avuto anche occasione di conoscerlo a Stranimondi, trovandolo come una persona competente, simpatica e umile. Chiaramente la mia opinione su E-Doll non cambia, ma mi sarebbe spiaciuto dover dire che anche Livido era una schifezza. Fortunatamente non è così, anzi: questo è proprio un bel romanzo. È uno di quei libri che si muove su filo del romanzo di formazione, pur non essendo una storia "per ragazzi", un genere che mi piacerebbe sperimentare. Ed è una storia tutt'altro che fredda, profondamente umana, vivida, piena di empatia. Il protagonista è Peter Pains, che conosciamo da ragazzino, quando insieme alla sua banda rovista nella spazzatura (ormai ascesa allo status di palta) in cerca di materiale da rivendere. Peter è segretamente innamorato di Alba (come lo si può essere a quell'età), che non è propriamente umana, poiché si tratta di una personalità caricata sul corpo di un androide (beh, ok, ginoide). Ma Alba finisce vittima proprio della banda di Peter, comandata da suo fratello, e viene fatta a pezzi. Da quel momento, l'obiettivo del ragazzo sarà quello di ritrovare Alba, pezzo per pezzo, rimetterla insieme e poter finalmente essere felice con lei. Nel corso del libro Peter cresce, matura, ma quell'amore irrazionale non lo abbandona mai, e anzi si ripresenta a tratti più forte di prima, quando la sua vita adulta non gli lascia altre prospettive. Un amore irrazionale, dicevo, ma d'altra parte come si possono stabilire i confini di razionalità di un sentimento del genere? Quello di Peter sconfina pericolosamente nell'ossessione, e lui stesso se ne rende conto, ma anche chi gli è vicino (suo fratello, i compagni di banda, la sua compagna) ha le proprie fissazioni, e il confronto con loro è inevitabile. Peter è un personaggio vero, e la sua battaglia è semplice e comprensibile, e si compie lentamente, cautamente, nel corso di una vita ordinaria, senza teatralità. Livido è anche un libro accessibile a chi non è avvezzo alla fantascienza, perché anche i concetti di nexumanità e singolarità che stanno alla base della storia si possono apprendere nel corso della lettura. Quindi, con un sospirone di sollievo, posso dire che questo è un gran bel libro. Voto: 8/10


Altra rivista, stavolta il primo volume da me acquistato di Parallàxis, il numero 3. I racconti contenuti spaziano da autori contemporanei come Desirina Boskovich e Alessandro Forlani, a classici come Franz Kafka e Giambattista Basile. Quello della Boskovich (americana mia coetanea) è un racconto weird su una scatola dai poteri indefinti e incontrollabili nelle mani di un bambino. Forlani invece presenta un racconto "alla Lovecraft" ambientato in Italia ai tempi del fascismo, con un'entità oscura e demoniaca che è una chiara metafora di minacce ben più terrene. In chiusura del volume c'è anche un saggio di Matthew M. Hollander sul ruolo dell'eroe e del sacrificio (personale o altrui), che parte dall'episodio di Isacco e arriva fino a controversi esperimenti recenti. Come ho già detto altrove, Parallàxis è una rivista di alto livello, curata esteriormente e nei contenuti, e poco per volta recupererò sicuramente gli altri numeri. Per questo sono molto soddisfatto di essere anch'io presente sul numero 4.


L'ultimo libro letto quest'anno è di Paolo Di Orazio. Vi ricordate questo nome? Io sì, maledizione. Lo ricordo bene perché quando ho letto L'incubatrice ne sono stato seriamente turbato. Era l'agosto di due anni fa, ma è come se fosse l'altra settimana, per quanto mi ha segnato. La mia sensibilità horror forse non è così sviluppata, ma se dovessi indicare un racconto che mi ha in qualche modo "spaventato", allora sarebbe quello. "Spavento" probabilmente non è il termine giusto, si tratta più di un sommovimento interiore, come se le parole che stavo leggendo fossero processate dai villi intestinali invece che dai neuroni. Debbi (la strana) mi ha fatto un effetto simile, in certe parti. Il romanzo si presenta come una storia caotica e lisergica la cui protagonista è Debbi, una prostituta per necessità ma forse anche per vocazione, capace di soddisfare qualunque perversione dei clienti, che racconta in prima persona ciò che le accade. Quando Debbi viene posseduta, la sua mente si scollega dal corpo e va a trovare il coniglietto Ribes, che le tiene compagnia con le sue conversazioni assurde fino alla fine dell'atto. Il percorso di Debbi si incrocia con quello di un omicida seriale, che violenta e tortura bambini in maniera atroce. Sulle tracce di questo criminale c'è un poliziotto in pensione, Vanacura, ossessionato dalla cabala e dal paranormale. Vanacura cerca di mettere insieme i pochi indizi disponibili mentre Debbi conosce le vittime degli omicidi nel suo mondo immaginario. Questo sostanzialmente è quello che avviene, "da fuori". Ma dall'interno della mente (di Debbi e dell'autore), le cose sono molto più complicate. È difficile descrivere e spiegare, perché la natura allucinatoria di molti capitoli non permette una trasposizione efficace, ma il livello di perversione raggiunta da alcune sequenze di questo libro è immenso. Il capitolo finale, in cui Vanacura trova le vittime, e forse anche l'omicida, è davvero agghiacciante (e lo sapete che io non spreco parole di questo tipo). Dico forse, perché in realtà alla fine non tutto è chiaro. Cioè, forse niente lo è. Non lo è per Debbi, non lo è per la sua psichiatra, non lo è per Vanacura, e non lo è mai stato per Ribes. Qualcosa è successo, qualcuno è morto, qualche essere mostruoso e forse innaturale si è manifestato, ma forse no. Ma stabilire la realtà di quanto è avvenuto non è importante, perché in azione ci sono forze che esistono a prescindere dalla loro esistenza. C'è il buio, quello che abbiamo dentro, il Babadook, quella parte che possiamo negare, controllare, prendere a pugni e lasciarci sanguinante alle spalle, ma che è sempre lì. Possiamo identificarlo con il demonio, possiamo dargli un nome, anche un numero (666, per esempio), come fa Vanacura, ma la definizione non ci aiuterà a comprenderlo, tanto meno ad accettarlo. Ribes lo sa, Debbi lo impara. Anche voi potete provarci, ma non ci riuscirete comunque. Anzi, morirete provandoci. Come tutti. Voto: 9.5/10

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