Coppi Night 17/06/2012 - Strange Days

Colpa mia, lo ammetto. Non avevo mai visto questo film, in quasi venti anni che è in circolazione. Se anche l'avevo sentito nominare di quando in quando, non gli avevo mai dato più attenzione di un "uhm, sì, poi me lo vedo". Forse a stimolarmi poco è stato il titolo, che in effetti vuol dire ben poco: gli "strani giorni" possono essere qualsiasi cosa. Ma, dopo averlo visto, Strange Days schizza di botto nella mia personale top 20 dei migliori film (nella top 10 non so, dovrei ricalcolare tutte le posizioni).

Perché mi sbilancio tanto? Nella lunga serie di relazioni delle Coppi Night raramente sfoggio una tale convinzione, anzi si può notare che ci vuole parecchio per suscitare il mio entusiasmo. Non è nemmeno un fatto di generi più o meno favoriti, perché anche rimanendo nella fantascienza non ho avuto problemi a demolire delle obiettive cagate. Strange Days, al contrario, e un ottimo film e basta, indipendentemente dai canoni coi quali lo si valuta. Tutti gli elementi concorrono a fane un'esperienza coin- e scon- volgente: dalla storia che si snoda su più livelli ai personaggi ben inquadrati, dall'eccezionale recitazione alle scenografie, dagli effetti speciali alla colonna sonora. Un accostamento cinematografico può essere fatto con Johnny Mnemonic o Nirvana, che nei temi, nell'ambientaizone e nei toni (di orientamento cyberpunk) gli sono affini, ma qui lo sviluppo del prodotto è di qualità parecchio superiore.

Per poter entrare nel merito del film, riassumo brevemente la trama, evitando gli spoiler. La vicenda è ambientata negli ultimi giorni del 1999, in una Los Angeles prossima al collasso che si prepara al cambio di millennio, che sembra avere in serbo guai più seri del millennium bug. Le strade sono continuamente occupate da rivolte e scontri armati, e tra le varie fazioni in lotta la tensione più aspra è quella tra la polizia (accusata di abusare del suo potere) e la comunità nera, il cui leader è un famoso rapper che scrive canzoni contro il potere, alimentando il malcontento. Il protagonista, Lenny Nero (interpretato da un eccezionale Ralph Fiennes) è invece di tutt'altra estrazione: ex agente di polizia (questo è un po' un classico, ma no pesa troppo sulla vicenda), riciclatosi in seguito come spacciatore di wire-trip, ovvero registrazioni di "tracciati sensoriali", autentiche esperienze vissute da una persona e che possono essere sperimentate da chiunque altro. Nero è un personaggio determinato e sicuro di sé, ma tutto sommato non è un uomo d'azione, e la sua abilità sta soprattutto nelle chiacchiere e nello charme con cui riesce ad accalappiarsi nuovi clienti. Nero ha avuto una relazione con Faith (Juliette Lewis), una ragazza che in seguito lo ha abbandonato per seguire la sua carriera musicale. E i problemi vengono fuori proprio quando la incontra di nuovo, e si trova suo malgrado coinvolto in un circolo perverso di omicidi, minacce e giochi di poteri più grandi di lui, dai quali dipende l'esplosione della crisi che anima la città. Nella sua ricerca (o forse è più una fuga) sarà aiutato da alcuni compagni spinti da motivazioni diverese, tra i quali il ruolo più centrale spetta a Mace, una donna alla quale durante la sua carriera di poliziotto Nero ha salvato la vita, e a cui da allora è rimasto legato. Come poi le scenario si conclude non spetta a me rivelarlo, ma posso garantire che la soluzione non è affato banale.

Quello che veramente rende Strange Days un ottimo film è il modo in cui i vari elementi della trama si intrecciano a livelli diversi: l'idea (non originale, ma sfruttata in modo non banale) dei wire-trip registrati e spacciati sul mercato nero non è fine a se stessa, ma diventa solo una parte del conflitto che lentamente si sviluppa. Inoltre gli inserti derivanti dai trip, ripresi in prima persona dal punto di vista dell'osservatore, riescono a raggiungere livelli di tensione molto alti, in particolare nelle sequenze di stupro e omicidio "in diretta". E anche questo si incastra nel resto, e costituisce solo un pezzo della partita che coinvolge tutti i personaggi, in maniera evidente o occulta, e del quale non è facile capire il quadro generale fino alle ultime fasi. La trama si sviluppa poi su più piani, e mentre il percorso di Nero è più orientato a ottenere risposte per sé e per il suo rapporto con Faith, la sua controparte Mace lo affianca con intenti diversi, portando avanti una battaglia per l'affermazione della giustizia. Il finale, con l'inevitabile esplosione della rivolta, e le parallele risposte agli interrogativi sorti durante il film, lascia ben poche speranze, ancora meno rendendosi conto che, alla fine dei conti, niente di quanto è successo è stato pilotato da forze superiori, ma si è trattato solo di un gigantesco, clamoroso intreccio di meschini interessi personali. Insomma, alla fine, si scopre nichilisticamente che non c'è speranza per nessuno, e anche se Mace dice "Ce l'abbiamo fatta", la sua frase si riferisce forse più alla sua dimensione personale che al mondo appena entrato nel Terzo Millennio, per il quale non sembra davvero che ci siano possibilità di riscatto.

Che il film mi è piaciuto si capisce da quanto sono riuscito a scriverne. Volendo trovare dei difetti (ma giusto perché voglio mostrare di saper essere obiettivo), si può pensare che le ultime scene siano alquanto melense, ma d'altro canto ripagano i toni cupi che il film mantiene per tutta la sua durata. Inoltre, gli autori della sceneggiatura (originale, non tratta da racconti di altri autori) hanno toppato sui tempi, prevedendo che nel 1999 esistesse una tecnologia in grado di registrare e riprodurre esperienze direttamente tramite il cervello, ma non è questo particolare a svuotare la storia del suo significato, dato che appunto i wire-trip sono elementi funzionali della trama. Per tutto ciò, questa è una delle poche volte che mi sento di dover proprio suggerire: guardatelo.

1 commento:

  1. concordo, film stupendo, rivisto varie volte e a ogni occasione arrivo soddisfattissimo ai titoli di coda
    una bella fantascienza, sociale, non invasiva, ma potente

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