[quote] # 6

Il brano che segue è una composizione di estratti dei libri L'età dell'oro e La luce del millennio di John C. Wright. I romanzi sono rispettivamente il primo e l'ultimo volume di una trilogia (la parte centrale è intitolata Phoenix) fantascientifica in cui viene immaginato un lontano futuro in cui la società umana ha raggiunto un inimmaginabile livello di splendore, grazie all'affermazione di sofisticate nanotecnologie e controllo dell'energia, e con l'aiuto di potenti intelleigenze artificiali, i sophotec.

L'eroe della saga, Phaeton, si accorge però che qualcosa minaccia la splendida utopia dell'Ecumene Dorato, e decide di opporsi alle istituzioni per salvare il futuro dell'Umanità. Messo in minoranza viene però esiliato dalla società, ed è così costretto a portare avanti la sua battaglia contando solo sulle proprie risorse e la collaborazione di ambigui personaggi. Alla fine, com'è giusto che sia in ogni epopea, riuscirà a trionfare, ma non prima di mille pagine di rivelazioni, battaglie e colpi di scena.

Quella che viene riportata è parte della conversazione che Phaeton tiene con il sophotec del suo Casato, Rhadamanthus, prima di essere esiliato e quindi escluso per sempre dalla possibilità di comunicare con lui. È un momento triste, perché per tutta la durata del libro Rhadamanthus, mostrandosi in forma di pinguino, ha assistito Phaeton, e si percepisce la scena come l'abbandono di un grande amico. La conversazione non viene però riferita completamente, ed è solo alla conclusione del terzo libro che si scopre cosa il sophotec ha dettoal suo protetto. Ciò che seguie è quindi moderatamente spoileroso, ma in fondo niente che vi sottrarrà il piacere della lettura di una saga immaginifica e sorprendente in tutti i sensi.
[da L'età dell'oro]
Lui appoggiò la fronte al battente di quercia, guardandosi le mani. Poteva sentire la tensione nelle nocche delle dita. Stava cercando di radunare tutto il suo coraggio.
Girò ancora la testa. "Perché diavolo ti travesti da pinguino? Me lo sono sempre chiesto."
Il goffo ucello si strinse nelle spalle. "Io sono una creatura fatta di puro intelletto, ma mi sono assunto il compito di badare alle faccende degli umani, alle loro belle qualità e alle loro folli passioni. Mi sento fatto per qualcosa di più gradevole del duro ambiente che mi circonda. Come il pinguino, sogno di volare, ma non ho vere ali, e mi trovo ad annaspare nel mare."
"Sei... sei felice, qualche volta?"
"Io sono sempre felice. Molto. Anche un uomo condannato a un esilio crudele, tuttavia, può esserlo."
"Come? Qual è il segreto?"
Il pinguino venne avanti, spiccò un salto e si appollaiò su una spalla di Phaeton. Poi si chinò, gli accostò a un orecchio il freddo becco odoroso di pesce, e mormorò un breve messaggio. Lui sorrise, annuì e raddrizzò le spalle. Il pinginuo balzò al suolo.

[da La luce del millennio]
"Per curiosità", domando il più anziano, "cosa ti ha detto Rhadamanthus in quegli ultimi istanti, nell'aula dell'inchiesta, prima che gli esortatori di mandassero in esilio?"
Il più giovane sorrise. Da qualche tempo sembrava che la sua faccia fosse assai più incline al sorriso. "Ha detto che per essere felici bisogna conoscere la propria natura, e vivere secondo questa natura.  Se sei un pinguino, impara a fare ciò che i pinguini fanno meglio, ovvero nuotare, pesacre, sopportare il freddo, e non sognare di volare. Ma se sei un uomo, la tua natura è quella di un essere razionale. La ragione deve dirti di non desiderare le cose fuori dalla tua portata. La mente, la volontà, la capacità di giudizio, sono sotto il tuo controllo; il mondo esterno non lo è. Controlla ciò che puoi controllare, e lascia stare il resto. Riproponiti di avere una mentalità solida, una volontà forte e una buona capacità di giudizio, e li otterrai. Ma tratta col mondo esterno come se fosse un sogno, magari interessante ma non di eccessiva importanza. E, a differenza dei pinguini..."
"Sì...?"
"Sogna di volare."

Mi paiono parole di valore universale, che difficilmente possono essere contraddetti. Forse come "segreto per la felicità" può sembrare scontato, eppure, a pensarci, non è così banale. È qualcosa di più profondo di un semplice "chi s'accontenta gode": riuscire a comprendere i limiti della propria natura non significa non avere aspirazioni, ma mantenerle entro un raggio realistico. Questo implica consapevolezza, maturità, razionalità... quanti possono vantare la giusta combinazione di questi elementi?
Vi lasci a rifletterci, e aggiungo solo che consiglio la lettura della Trilogia del Millennio a tutti gli uomini e pinguini.

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