Spore live @ Volta Pagina - Pisa, 10 maggio

Probabilmente pensavate che essendo uscito a novembre ci fosse rimasto ormai poco da dire su Spore. E invece dopo la soundtrack e il contest, oggi arrivo ad annunciarvi il primo di una serie di appuntamenti live che si terranno nei prossimi mesi, di cui naturalmente sarete avvisati per tempo.

Spore verrà presentato per la prima volta in pubblico sabato 10 maggio, al Caffè Letterario Volta Pagina di Pisa. Siete quindi tutti invitati dalle ore 18 in poi a partecipare per ascoltare due chiacchiere sui temi dei miei racconti, fare le domande che non avete mai osato porre, e naturalmente per chi non l'ha ancora fatto (mannaggia a voi!) acquistare il libro. Senza contare la possibilità di passare un pomeriggio in compagnia di tanta bella gente, bere una birra artigianale, gustarsi un aperitivo in un locale davvero delizioso.

A dirigere la presentazione sarà Alberto Fanfani, che sarà relatore e moderatore. Oltre a lui avremo la collaborazione tecnica di altri autori della Factory Editoriale e le letture di alcuni brani di Alessandra Favilli e Matteo Panerai. Trovate tutto sulla locandina, che potete liberamente diffondere:




Via San Martino è nel centro di Pisa, e facilmente raggiungibile anche dalla stazione se venite in treno. Purtroppo non si può parcheggiare direttamente sulla strada, e il traffico in quella zona non è molto agevole (ZTL e infamie simili) per cui se siete in macchina consiglio di cercare un posto nei parcheggi di Via Paparelli, Lungarno Guadalongo o Giardino Scotto, tutti abbastanza vicini per poter poi raggiungere il locale a piedi.

Potete seguire tutti gli aggiornamenti tramite la pagina facebook del Volta Pagina o de I Sognatori, e ovviamente potete contattare me per tutte le informazioni in merito. Quindi, a questo punto, ci vediamo lì!

Lost in Lost #19 - Ep. 4x05-4x06

Quando ho detto che la quarta stagione è la mia preferita di Lost, lo intendevo per la presenza di episodi come The Constant, assolutamente geniali e sconvolgenti. Credo che questa puntata Demond-centrica sia in assoluto la migliore come storia a sé stante (cioè slegata dalla trama complessiva della serie). I lmodo in cui Desmond "viaggia nel tempo", con la sua sola coscienza che salta da un'epoca all'altra della sua vita, incapace di rimettere insieme i pezzi della sua memoria, è originale ed estremamente drammatico, e vede forse per la prima volta apparire un'idea palesemente fantascientifica come nucleo della storia. Con l'occasione abbiamo anche modo di iniziare a conoscere l'equipaggio della nave ancorata al largo dell'isola, scoprire che sono isolati dalle comunicazioni e bloccati per via di un sabotatore (chiaramente l'agente di Ben). L'occhio cade subito su un paio di personaggi che sembrano poco raccomandabili, e scopriamo anche chi è Minkowski, l'uomo che ha risposto alla chiamata di Jack alla fine della terza stagione. Nell'episodio successivo, The Other Woman, torniamo a un flashback tradizionale, che ci mostra qualche altro particolare della vita di Juliet sull'isola, e del suo tormentato rapporto con Ben. Per la verità questo episodio non aggiunge molto, se non (per chi crede in queste cose) il bacio tra Juliet e Jack, che è chiaro essere solo una componente del triangolo quadrilatero amoroso Jack-Kate-Sawyer-Juliet.

Nonostante la mia cavia abbia trovato un po' sdolcinato il finale di The Constant, c'è anche da ammettere che in casi come questo la smielatezza paga: l'incontro tra Penelope e Desmond è qualcosa per cui siamo stati preparati fino dalla fine della seconda stagione, e che anche in occasione della morte di Charlie era stato suggerito ma non realizzato. Vedere i due che finalmente entrano in contatto è liberatorio e confortante, e lo è ancora di pù se si pensa che la loro potenziale riunione (che peraltro deve ancora compiersi) non ha nessun collegamento diretto con l'isola: a Desmond non importa niente di quel posto, non ha nessun ruolo nella battaglia che si sta compiendo per impossessarsi dell'isola, per cui la sua è una spinta del tutto personale. È stato interessante anche vedere Faraday nel contesto delle sue ricerche, diversi anni nel passato, e scoprire che le sue teorie su radiazioni e viaggi nel tempo (con un esperimento che ricorda molto Fiori per Algernon) sono probabilmente la causa dei difetti di memoria che ha già mostrato. Anche la sua teoria su come risolvere lo "strappo" temporale (unstuck in time, dice, come lo è il protagonista di Mattatoio n. 5) ha un suo fascino, e se anche non appare rigorosamente scientifica è sicuramente d'effetto a livello emotivo: trovare la propria costante per poter rimanere sani (e vivi), il bisogno fisico di qualcosa di stabile e riconoscibile per tutto il corso della propria vita. È anche chiaro, secondo quanto dice Minkowski, che questa strana patologia ha già colpito altri sulla nave, quindi viene confermato che avvicinare l'isola non è facile né sicuro: la sola vicinanza può provocare strani effetti di questo tipo, e a lungo andare la morte. Degli eventi di The Other Woman forse il più interessante è la scoperta dell'antagonista di Ben: Charles Widmore, il padre di Penny, cosa che spiegherebbe perché Naomi aveva una foto di Desmond con sé, e perché fingesse di essere stata mandata proprio da lei. A questo punto quindi il collegamento tra i personaggi si infittisce, e forse anche la presenza di Desmond sull'isola è meno casuale di quanto si potesse pensare (anche considerando che è stato lui a far precipitare il volo 815). Interessante riscontrare come Faraday e la rossa abbiano evidentemente un piano d'azione di quello che devono compiere sull'isola, anche se sul fatto di dover rilasciare il gas mortale bisogna prenderli in parola (nonostante pare che già in un'altra occasione quest'arma estrema sia stata usata proprio da Ben).

Le previsioni per i prossimi episodi riguardano soprattutto ciò che avverrà sulla nave, che sembra diventata il vero centro dell'azione e delle rivelazioni: con Desmond "ricomposto", e la scoperta che quella gente è stata inviata da suo suocero, le cose hanno il potenziale per accelerare drasticamente, anche perché di solito dove c'è Sayid capita sempre qualche scazzottata. Desmond è in cerca di risposte, e forse sarà la talpa di Ben a fornirgliele: difficile dire cosa può sucedere quando scoprirà che quella non è Penny's boat, ma Penny's father's boat. Sull'isola invece per ora non sembrano esserci i presupposti per eccezionali rivelazioni, con i due gruppi ancora separati e nessuno sconvolgimento in vista, ma si sa che la situazione può sempre ribaltarsi molto in fretta.

Tutori della Scienza: Perché non discendiamo dalle scimmie


Questo post si inserisce nel contesto dell'iniziativa "Tutori della Scienza" lanciata da Gianluca Santini sul suo blog, e che invita i blogger a farsi appunto "tutori" e dedicare uno o più post a un argomento scientifico da divulgare ai loro lettori. Per la verità mi è già capitato in passato di scrivere post inquadrabili nel filone divulgativo, ad esempio quello sul Principio di Fermat e sui dinosauri piumati. Tuttavia l'iniziativa è sicuramente lodevole, e mi sento di appoggiarla sia passivamente che attivamente, aggiungendo quindi questo post alla lista di quelli diffusi dagli altri tutori.

Come si deduce dal titolo, l'argomento che tratterò è da sempre uno dei miei più cari: l'evoluzione, e nello specifico l'evoluzione della specie umana. Si tratta di un tema che affronto spesso, e che si ritrova in una forma o nell'altra in diversi miei lavori (avete letto La staffetta o Il raccolto, per esempio?). Ora voglio parlare proprio di come l'uomo è capitato su questo pianeta, o meglio ancora di come non lo ha fatto, e lo farò partendo col dirvi che quello che vi hanno insegnato è errato.

Ok, facciamo un passo indietro: in realtà siete già abbastanza fortunati che vi sia stato insegnato che l'evoluzione esiste (non state a sentire quelli che dicono "l'evoluzione è solo una teoria", anche l'elettromagnetismo è una teoria: nel lessico scientifico teoria non è sinonimo di ipotesi), ma è probabile che il modello che avete appreso si riassuma in una storiella che parte da una singola cellula nell'acqua, diventa un globulo di cellule, poi un pesce, esce dall'acqua, inizia a camminare sulle pinne, poi mette su due zampe robuste, poi altre due, gli crescono i peli le inizia ad alzarsi sulle zampe posteriori, e infine, eccolo, è un uomo! Praticamente questa cosa qui:


Magari ricordate distintamente quell'immagine sul libro di scienze delle medie con quegli ominidi messi in fila, a sinistra una scimmia curva, poi via via un bipede sempre più eretto, qualcuno con un pezzo di pelle addosso, poi con una lancia in mano, con sempre meno peli, fino al glabro e distinto Uomo Moderno. Ecco: questo è sbagliato.

Infatti immaginare un percorso lineare che dalle prime forme di vita conduca all'Homo Sapiens di cui studiamo la storia a scuola è un errore logico, un fraintendimento che deriva da un'interpretazione superficiale dei meccanismi dell'evoluzione. Perché l'evoluzione, appunto, non è un tracciato chiaro e diretto da un punto di partenza a un punto di arrivo, anzi, non ha nessun punto di arrivo (e anche sul punto di partenza non è che si possa essere così sicuri). La specie a cui apparteniamo non è il culmine di un processo iniziato miliardi di anni fa, ma solo una delle tante istanze che si sono venute a originare a causa della combinazione di migliaia di fattori in migliaia di secoli. Per questo è errato dire che "l'uomo discende dalle scimmie": le scimmie (per quanto questa stessa definizione sia generica) non sono un gradino inferiore della scala evolutiva, perché altrimenti avrebbero ragione quei creazionisti che affermano che crederanno all'evoluzione solo dopo aver visto una scimmia che partorisce un uomo. Le scimmie sono un ramo parallelo al nostro di quello stesso albero di cui probabilmente condividiamo il fusto, ma affermare che sono i nostri antenati è falso. È chiaro che esistono organismi più e meno complessi, creature che sono la "base" da cui se ne sono sviluppate altre, ma formare una scala che implicitamente attribuisce un valore a ognuna di esse è un approccio errato. Non esistono punteggi evolutivi, che che ne dicano i videogiochi dei Pokemon, non ha senso quindi ritenere una specie superiore all'altra in termini di evoluzione.

Il comune fraintendimento non è solo di un errore logico, ma anche etico. Questa concezione infatti non è altro che l'adattamento del più ottuso antropocentrismo alle moderne teorie evoluzionistiche. L'idea che l'essere umano sia l'obiettivo finale anche in un processo disordinato e imprevedibile, è palesemente una distorsione egocentrica di qualcosa di estremamente complesso e per certi versi incomprensibile. Per capire come l'Homo Sapiens non sia la punta di diamante dell'evoluzione basta pensare che, nel corso della storia, più specie di ominidi hanno convissuto: è il caso noto dei Sapiens e Neanderthal, ma anche in epoche ancora più remote è probabile che più "versioni" dell'uomo si siano trovate a vivere contemporaneamente sul pianeta.


Concludo la piccola lezione ammettendo che questo stesso pezzo non è scritto in termini rigorosamente scientifici, che il tema è complesso e che ci sarebbero centinaia di sfumature e teorie da includere in questo discorso, ma l'intento non era certo quello di fornire un valido supporto di tipo scientifico, quanto dare uno spunto iniziale per far consocere qualcosa che forse troppo spesso diamo per scontato, e magari far scoppiare quella scintilla di curiosità che vi farà venire voglia di scoprirne di più.

Coppi Night Special 20/03/14 - Transcendence

Come accade ogni tanto, per la sera di Pasqua invece della classica pizzefilm casalinga il Coppi Club ha deciso di fare una sessione in esterna, anche perché le pizzerie sono chiuse. E con la prospettiva di vedere The Winter Soldier o Transcendence, alla fine è stato scelto questo. Era un film di cui avevo sentito parlare, di chiaro stampo fantascientifico, e ritenevo che la storia potesse essere interessante.

Sbagliavo.

Provo a riassumere, e da qui in poi non avrò riguardo per gli spoiler, quindi beware. Johnny Depp è Will Caster, un programmatore che ha dedicato anni della sua ricerca alla creazione di un'intelligenza (e una coscienza) artificiale. Questo gli ha attirato le antipatie di alcuni gruppi neoluddisti (praticamente quello che succede quando la gente che scrive su Facebook "get a life, the world is out there" si organizza) che infatti a una conferenza gli sparano con proiettili radioattivi (mica male per dei luddisti!) e ne determinano quindi una morte prevista nel giro di qualche settimana. Con questa prospettiva, Caster assistito dalla moglie (anch'essa programmatrice, a quanto ci viene detto, anche se non si capisce quale sia il suo apporto alla ricerca) e da un amico/collega, decide che vale la pena provare a trascrivere la propria personalità all'interno del gigantesco computer autocosciente che già hanno progettato (sì, appunto, un'AI ce l'avevano già). L'operazione riesce, e così Caster si ritrova "scritto" dentro un server quantistico. Con l'aiuto della moglie, e nonostante i neoluddisti lo stiano ancora cercando, riesce a diffondersi in rete ed accedere praticamente a qualunque computer, network e server del globo. Da qui le sue possibilità diventano quindi infinite, e infatti dopo aver risolto la sua prima priorità (i soldi!), progetta un'intera città da lui controllata in cui condurre le sue ricerche, che includono straordinari avanzamenti nanotecnologici, superfertilizzanti e innesti cibernetici wireless. Caster si sta quindi creando un esercito, dicono i luddisti e l'FBI, così per buona norma iniziano a bombardarlo, e la guerra esplode tra le fazioni, se non che il nuovo dio-computer ha praticamente il controllo di un plotone di T1000 (umani velocissimi e fortissimi che si rigenerano dalle ferite). I suoi vecchi amici, sua moglie inclusa, comprendono che ormai Will è "andato troppo oltre", quindi progettano un virus per annientarlo, e ci riescono, con pesanti conseguenze per tutta la civiltà.

La storia può sembrare anche interessante, il problema è che presenta dei plot hole e delle incoerenze mostruose. Intanto, appunto, un'AI esisteva già prima dell'upload di Caster. Ma anche ammettendo che quel supercomputer non avesse le "emozioni" necessarie a renderlo abbastanza intelligente, e che solo la tracrizione di un essere umano potevano dargli, il risultato dell'operazione non è affatto una trascendenza: la singolarità tecnologica infatti (che viene esplicitamente nominata all'inizio del film) non ha niente di trascendente, perché il potere del Caster digitalizzato non sta nel suo immenso potere di calcolo e nella capacità di pensiero che trascende interamente quelle umane, ma si manifesta in maniera strettamente fisica, grazie alla conveniente invenzione delle nanomacchine che gli permettono di ridare la vista ai ciechi, far camminare gli storpi e controllarli a suo piacimento. Quello che vediamo non è quindi un umano trasceso, ma un computer parecchio attaccato alle sue componenti materiali, tanto da farsi ricrescere alla fine un corpo nel quale muoversi. Il concetto stesso di singolarità è banalizzato e ridotto a una dimensione che fa pensare molto più a Skynet che a Vernor Vinge. C'è molta più coerenza (e drammatcità), in questo ambito, nel Bender di Overclockwise, che trascende le sue capacità e si allontana completamente dalla sua precedente natura, arrivando a prevedere il futuro ed estraniandosi dal mondo e dalle persone che conosceva prima.

Inoltre ci sono tutta un'altra serie di dettagli che non quadrano. A poche ore dal suo upload, Caster è in grado di localizzare tutti i componenti del gruppo neoluddista e farli arrestare, dimostrando il suo completo controllo delle banche dati di tutto il mondo, ma questo non gli permette di prevedere i successivi attacchi, nonostante dovesse sapere con largo anticipo che dalla base X un plotone di Y soldati stava per partire con Z mezzi per assaltarlo. Inoltre, una superintelligenza come la sua avrebbe dovuto senz'altro prevedere che sarebbe stato mira di attacchi (tanto più che ne aveva subiti già quando era solo umano), e questo avrebbe dovuto far salire tra le sue priorità la realizzazione di un impenetrabile sistema di difesa, che data la tecnologia a sua disposizione era perfettamente realizzabile. Questo è lo stesso problema che avevo riscontrato anche in Limitless: la superintelligenza che non pensa come prima cosa alla sua preservazione non è superingelligente. Caster poi, una volta iniziato l'upgrade dei suoi dipendenti, dimostra di poterne in pratica ricostruire e migliorare qualunque parte del corpo. Cionondimeno continua a "reclutare" persone, quando è chiaro che potrebbe in pratica creare dal nulla degli automi completamente composti di nanomacchine, come in effetti farà in seguito per ricreare se stesso. C'è anche qualche serio dubbio sulle modalità per cui un virus inoculato nel sangue di sua moglie possa in effetti contaminare il suo codice, e solo una volta entrato in contatto con il suo avatar fisico, che appunto dovrebbe essere solo una manifestazione, ma non la sua reale natura né il fulcro essenziale del suo essere, che risiede nei server quantistici venti piani sottoterra. Ah, giusto, il tutto viene ospitato su server quantistici, perché per far capire che sono computer più potenti di quelli attuali bisognava pur metterci una parola che significa tutto e niente, non si abbia a pensare che un'AI possa girare su Linux. E tutto questo anche senza considerare i mogi orpelli tecnici con cui la trascendenza è mostrata, con Will che una volta scritto nel comptuer ha la necessità di comporre la sua immagine sullo schermo per parlare con sua moglie, con tanto di stringhe di codice inutili che scorrono ai lati del suo volto. Perché, viene da chiedersi, se sei un'AI onnipotente, dovresti preoccuparti di far scorrere queste linee di testo ai margini della tua vecchia immagine umana, che comunque stai proiettando presumibilmente a solo beneficio delle persone con cui stai parlando?

Tutti questi elementi rendono la trama estremamente superficiale e qualunquista. A differenza di Her (che forse vi è sfuggito ma avevo recensito si Il Futuro è Tornato), con il quale il paragone viene abbastanza facile, qui lo sviluppo dell'intelligenza artificiale è tuttaltro che imprevedibile ed esponenziale, perché in realtà tutto quello che digi-Caster fa è mettere a punto due o tre tecnologie che lo legano ancora di più alla dimensione umana, piuttosto che affrancarlo da essa. Il messaggio che ne emerge poi è la solita morale dei limiti che non possono essere superati, dell'uomo che vuole sostituirsi a dio (come fa notare uno dei terroristi nelle prime scene, e diamine, aveva ragione lui!), e la constatazione che se sei superintelligente diventi anche superstronzo, che i sentimenti umani sono la cosa più importante e che la cosa che più di tutte deve essere salvaguardata è la propria natura fisica. Cuore batte cervello, nerds! Sarebbe questa la trascendenza?

Coppi Night 13/04/2014 - Dagon

È sempre un piacere accogliere uno di queli film sobaditsgood, che di solito sono horror rabberciati prodotti in Paesi poco riconosciuti per le loro abilità cinematografiche. Il caso precedente infatti era Troll 2, produzione italiana che ha segnato la storia come "best worst movie ever". In questo caso invece ad adattare il racconto di Lovecraft (!!!) ci pensa un'equipe spagnola, e i risultati non si fanno attendere.

Non voglio rovinare la visione, ma non c'è nessun pericolo nel rivelare che la storia è il classico "villaggio corrotto", in cui gli abitanti nascondono un segreto, che (come si scopre presto) è il culto verso una divinità pagana (il Dagon del titolo) che promette a tutti la vita eterna nell'oceano, che per essere ottenuta richiede necessariamente la lenta tramutazione in pesci. Abbiamo così i nostri sprovveduti eroi (che dovrebbero essere americani, ma lo sono solo perché lo dicono loro stessi) che si trovano isolati proprio in questo buco di mondo e si accorgono troppo tardi che qualcosa non va, quando ormai hanno contro tutta la deforme e afasica popolazione. Il finale mi è sembrato lo stesso della serie Mario, ma bisogna riconoscere che sia il racconto di Lovecraft sia questo film gli sono antecedenti, quindi o si tratta di un finale banale o il team di Maccio Capatonda ha pescato a piene mani negli archetipi dell'orrore.

Ora, la storia in sé ha sicuramente dei risvolti inquietanti, se la si pensa per come può averla pensata e scritta Lovecraft: gli umani semimutati, goffi e viscidi, che venerano un dio del mare (peraltro molto più pragmatico delle divinità cristiane), e scuoiano gli sparuti visitatori che gli capitano a tiro, può causare un brivido o due. Lo farebbe se il film, in ogni sua parte, non risultasse involontariamente comico, quasi parodistico. Dai dialoghi forzati, alle sequenze inutili, ai comportamenti improbabili, le inquadrature dubbie: tutto concorre per screditare a ogni minuto il presunto terrore che il film dovrebbe suscitare. Eppure questo è anche il punto di forza del film, perché proprio grazie a questa continua corsa agli armamenti di ridicolezza si è continuamente stimolati (a colpi di risate) a seguire con attenzione il film, e arrivati alla fine ci si può ritenere soddisfatti. La componente splatter non è determinante, anche se la scena dello scuoiamento del vecchio (che a quanto pare è morto davvero, visto che il film è dedicato a lui) è abbastanza forte, per il livello medio di quello che si vede prima.

C'è un altro particolare piuttosto insolito degno di nota: io ho visto la versione italiana, quindi non so se l'originale (in inglese o spagnolo che fosse) fosse stato concepito diversamente, ma alcuni personaggi parlano unicamente in spagnolo, senza alcun tipo di sostegno alla comprensione (sottotitoli, altri personaggi che fanno da interprete, ecc). E non mi riferisco al tizio casuale che passa per la strada e saluta il vicino di casa, ma a personaggi che parlano per far progredire la storia, e che quindi è cruciale poter comprendere. Mi chiedo come mai non siano stati doppiati o tradotti: se il film è girato in spagnolo, in effetti tutti parlano la stessa lingua, ma se invece è in inglese, questi parlano ugualmente in spagnolo, e pertanto non sono stati tradotti? Ma perché fare un ascelta del genere, soprattutto se il film si rivolge a un target internazionale (un anglofono capisce molto meno lo spagnolo di un italiano)? Altri misteri di cui solo i Grandi Antichi  conoscon la risposta...