Ultimi acquisti - Novembre 2012 (parte 3)

Terza e ultima parte delle recensioni degli acquisti di novembre. Dopo aver esaminato nella parte 1 e nella parte 2 gli album di genere techno/minimal/house, concludo esaminando le compilation e un album che non rientrava nelle categorie precedenti.


Partiamo proprio con l'album, che è l'ultimo uscito di Deadmau5. Questo è un nome che potreste aver sentito, perché è uno degli elementi che hanno contribuito all'esplosione della "house" (virgolettato perché non credo sia la definizione giusta del genere) degli ultimi anni (per dire, insieme a gente tipo Guetta, House Mafia ecc). Forse, nel gruppo di questi soggetti, è quello più valido: la sua electro-house, dallo stile ormai caratteristico, si riconosce per i bassi corposi e le sonorità elettroniche. Deadmau5 (che si legge dead mouse, "topo morto") oltre a una serie infinita di remix, ha prodotto già diversi album, e questo > album title goes here < (sì, questo è il non-titolo, ma d'altra parte già in precedenza aveva usato nomi come Random album title) è soltanto l'ultima raccolta delle sue produzioni. Uso la locuzione "raccolta di produzioni", perché l'impressione derivante dall'album è un po' questa: non un lavoro unitario e omogeneo, ma una semplice composizione di lavori già pronti. Non sto dicendo che sia brutto, i pezzi nel loro genere sono tutti di buona fattura (a parte Failbait, che per la mia avversione al rap non riesco ad ascoltare), ma non emerge nessun tema di fondo che l'album dovrebbe perseguire. Per cui un buon lavoro, con pezzi di qualità come Superliminal, There Might Be Coffee e Closer (che riprende il tema musicale di Incontri ravvicinati del terzo tipo), ma che manca di un'anima vera e propria.


Dopodiché siamo alle compilation. La prima è Full Body Workout vol. 9, compilation dell'etichetta Get Physical mixata da Simon Baker, e distirbuita in edizione limitata (la mia copia è la 395/500). Si tratta, come nella tradizione dell'etichetta, di un mix di pezzi tech-house pubblicati da poco, raccolti qui tutti insieme. Si trovano nomi come Dj T, Onno, Alexi Delano e Martin Buttrich, sia come autori che come remixer. L'ascolto è piacevole, e il mix ben eseguito, tuttavia non ci sono pezzi o passaggi straordinari, per cui la compilation rimane nella media.




Ancora della Get Physical è Body Language vol. 12, la periodica mix compilation, stavolta mixata da Catz 'n Dogz. Il duo polacco è riuscito a comprimere 21 tracce negli 80 minuti di durata, includendo una serie di nomi non troppo noti del panorama house internazionale (ammetto che oltre a Soul Clap ne ho riconosciuti veramente poco). Il risultato è efficace, però forse un po' troppo monotono. Se ad esempio lo si confronta con la Body Language precedente, mixata da Nico dei Noze, il livello è ben diverso, in quanto quest'ultima aveva una selezione di pezzi molto più particolare (anche escludendo Zanini...). Insomma, anche questa una compilation ascoltabile ma che no lascia il segno.



Ultimo pezzo è la compilation Auslander, selezionata e mixata da Jiannis Siopis. Il genere è sempre tra techno e house, e anche in questo caso ci sono alcuni nomi non proprio conosciuti (i più famosi sono Soul Clap, Fur Coat, Deniz Kurtel). In questo caso però si nota una certa ricercatezza, infatti i pezzi raccolti hanno tutti un'atmosfera particolare e intensa, che riesce a dare al set un tono molto interessante. Onestamente so poco di Siopis, ma questo disco mi ha suscitato una certo curiosità, per cui credo che cercherò di informarmi meglio sul suo conto.

Coppi Nigh 02/12/2012 - The Ballad of Ricky Bobby

Metto il titolo originale perché di nuovo, nella versione italiana, ci è stato aggiunto un sottotitolo inverosimile e ingiustificato, che nemmeno voglio citare e se vi interessa ve lo andate a cercare su mymovies e inorridite per conto vostro. Questo film è un'altra di quelle commedie a tema sportivo, specificamente automobilistico, e come qualche settimana fa il protagonista è ancora Will Ferrel, sempre apprezzato dal Coppi Club. Personalmente non sono un grande esperto di motori, quindi i particolari "tecnici" del film, se ce ne sono, non ho potuto apprezzarli (anzi, mi sono dovuto anche far spiegare cos'è la NASCAR), tuttavia il film rimane comunque godibile.

Non c'è un granché da dire sulla storia. Bene o male ricalca la trama di tutti i film di questo tipo: un campione che fin da bambino è cresciuto con l'idea di primeggiare (qui spronato da un padre carismatico ma perduto), realizza il suo sogno ma poi vola troppo alto, si trova davanti un avversario più forte e crolla, per poi riprendersi eccetera eccetera. Non sto dicendo che sia noioso, solo che lo schema è il medesimo. Come sempre gli equivoci, le assurdita e gli sketch sono di buon livello, e risplendono sopratutto per le ottime interpretazioni del già citato Ferrel e anche di Sascha Baron Coen, che è il pilota francese che ruba il primato al protagonista (sarebbe stato interessante sentire il suo accento francese in lingua originale). In più di un'occasione si ride di gusto, anche se ho notato che il ritmo di questo film non è incalzante come altri dello stesso genere. Sembra che in alcuni casi si calchi troppo l'accento su alcune sequenze o sottotrame: come il primo scontro Ferrel/Coen, quando il francese gli immobilizza un braccio costringendolo ad ammettere di amare le crèpes: per quanto divertente, la scena si protrae troppo (e ci sono altre due o tre occasioni simili); o la parte riguardante i due figlioletti turbolenti messi in riga dalla nonna, che può andare bene come gag di sfondo ma viene riportata troppo spesso all'attenzione, quando incide molto poco sulla trama.

Insomma, un film leggermente sotto la media rispetto ai suoi cugini, ma sempre godibile e divertente. Se proprio ci inciampate sopra non fa male vederlo, ma non industriatevi troppo per trovarlo.

"Braid" su Il futuro è tornato

Invece di scrivere sul blog, oggi segnalo la pubblicazione di un mio post su Il futuro è tornato, il blog italiano dedicato alla fantascienza che, nonostante la giovane età, sta già facendo da punto di aggregazione per tutti gli appassionati del genere, grazie all'impegno e alla professionalità dei suoi gestori (per questo, al di là del mio articolo, vi invito comunque a seguirlo, merita davvero).

Ho deciso di passare a loro la recensione di Braid, un videogioco del 2008, perché sulle pagine del mio blog si sarebbe inserito male. Non avendo una rubrica specifica dedicata ai videogames, si sarebbe trovato fuori luogo, mentre invece su Il futuro è tornato trova il suo giusto spazio.

Braid è un prodotto indipendente, un platform che unisce alla struttura base del gioco la possibilità di riavvolgere e manipolare il tempo. Ma limitarsi a questo è molto riduttivo, perché in realtà Braid... ehi aspetta, ma è tutto scritto di là, mica devo ripeterlo? Basti sapere che sono stato profondamente toccato dall'esperienza con questo gioco, e (forse per la prima volta nei confronti di un videogame) ho sentito il bisogno di scriverne.

Vi lascio qui il trailer del gioco, così potrete valutare in un minuto se vi sembra il caso di sapere qualcosa di più su Tim e la sua Principessa rapita.



Quattro Apocalissi

Una decina di giorni fa annunciavo l'imminente uscita del mio primo e-book, e se siete in contatto con me su facebook o twitter potreste aver notato anche le anticipazioni di frammenti di copertina e brevi estratti dai racconti. Oggi, finalmente, metto fine ai misteri e calo l'asso, annunciando l'uscita ufficiale del mio primo libro elettronico. E lo faccio innanzitutto rivelando nella sua interezza la copertina realizzata da Simone Laurenzana:




Il titolo, come si dovrebbe riuscire a capire, è Quattro Apocalissi. Come avevo detto, si tratta di una raccolta di quattro racconti accomunati da un tema, e il tema è, appunto, la fine del mondo. Visto che ci stiamo avvicinando a una delle apocalissi più trendy degli ultimi secoli (anche meglio del millennium bug, direi), mi è sembrato opportuno scegliere questo filo conduttore per intrattenere il pubblico nelle poche settimane che rimangono.

Piccola digressione. A parte la copertina, ho eseguito personalmente tutte le altre operazioni necessarie alla preparazione dell'e-book, dall'impaginazione al test su dispositivo. Ora, so che a dire che questo è un e-book autoprodotto rischio di attirarmi la diffidenza di alcuni. Perché, si sa, se uno si pubblica da solo può far uscire qualunque porcheria, se non c'è un editore a fare da filtro come si fa a sapere che non si tratta soltanto di merda d'autore? Ecco, questo è il punto che preoccupava anche me, all'inizio: l'impressione di volersi "mettere sul mercato" a tutti i costi, quando non si ha ancora l'esperienza o il seguito per essere presentabile. Ma. Ma se è vero che chiunque (o almeno chiunque che abbia una minima conoscenza di formattazione testi, html eccetera) può realizzare il suo e-book, è anche vero che è il lettore a poter operare la selezione (come dovrebbe sempre essere, del resto). E personalmente, senza falsa modestia, non credo di poter essere considerato esattamente "chiunque" in questo senso. Il fatto che abbia pubblicato negli ultimi anni una quarantina di racconti in raccolte di vari editori, e abbia ottenunto circa venti menzioni/posizionamenti in altrettanti concorsi a livello nazionale, dovebbe dimostrare che non sono proprio l'ultimo arrivato. Certo non sono uno scrittore professionista (se non altro perché non ho mai riscosso nulla dalle mie opere... beh, insomma, quasi nulla), ma forse tutto sommato sono un buon artigiano. Per questo, non mi sento in difetto a raccogliere alcuni miei lavori e metterli a disposizione. L'acquisizione del kindle, e la scoperta delle sue immense potenzialità, mi ha convinto che fosse un passo meritevole di essere compiuto. Fine della digressione.

Quattro Apocalissi contiene quattro racconti di lunghezza variabile, per un totale di circa 65 cartelle. La fine del mondo è uno dei temi più ricorrenti, soprattutto in generi come la fantascienza e l'horror, e io stesso ho scritto forse una decina di racconti che trattano o si concludono con la distruzione della civiltà, della vita, del mondo, dell'unvierso. Ho scelto di accorpare questi quattro perché a mio avviso rappresentavano un buon assortimento di temi e toni, in grado di soddisfare più o meno tutti i gusti. Se da una parte infatti l'atmosfera è cupa e sinistra, altrove è surreale e grottesca, o del tutto leggera; se in una storia si gioca sulle costanti cosmiche, in un'altra si tirano in mezzo divinità e in un'altra ancora pandemie virali. Insomma, i quattro testi, anche se forse non tutti eccellenti, offrono una buona panoramica delle potenzialità del genere... e di quelle mie.

Dei quattro racconti, tre sono del tutto inediti. Il primo è Il giorno più importante, l'unico direttamente legato all'apocalisse prevista per il 21 dicembre 2012, che mostra la giornata non proprio comune di un normalissimo ragazzo, che si confronta con situazioni sempre più strane che lo porteranno a capire (forse) come il mondo sta andando in rovina. In En prison, racconto che si è piazzato al terzo posto nel Circo Massimo 2011, il protagonista scopre di avere un'inconscia compulsione al suicidio, ma dietro ad essa si nasconde una minaccia ben più grave, che coinvolge l'intero pianeta, e anche oltre. Il Giorno del Giudizio è stato di fatto il primo racconto che ho pubblicato su Short Stories 5 nel 2008, e che ho deciso di riproporre qui: il racconto appunto del Giudizio Universale, che però si rivela ben diverso da quello che avevamo capito diversi millenni fa (se preferite, potete leggerne anche la versione tradotta in francese!). Chiude il libro Mal d'amore, un breve excursus sulle tecniche riproduttive sviluppate nel corso dell'evoluzione e di quali imprevisti queste possono comportare.


L'e-book è scaricabile dall'apposita pagina sull'altro mio blog-vetrina, in formato mobi, epub, pdf o in uno zip che li raccoglie tutti. Ho testato la leggibilità sul kindle e mi pare che funzioni tutto a dovere, ma si tratta pur sempre del primo che preparo, quindi qualcosa potrebbe essermi sfuggito. Eventuali segnalazioni in merito saranno estremamente gradite, così come feedback e commenti di qualsiasi tipo, anche direttamente qui sul blog. Ringrazio per la fiducia chi vorrà scaricarlo e concedergli le poche ore di lettura che richiede, sperando di riuscire a fornire una giusta dose di intrattenimento intelligente in attesa del compiersi delle profezie. E se verrà fuori che mi sono sbagliato, e il mondo non finisce in nessuno di questi modi, magari l'anno prossimo potrei pensare di farvi leggere anche qualcos'altro. Quale prospettiva vi spaventa di più?

Ultimi acquisti - Novembre 2012 (parte 2)

Dopo aver esaminato nella parte 1 gli album techno/minimal, in questo secondo post passo in rassegna gli album techno/house e derivati. Nella terza e ultima parte ci saranno invece compilation e un album di altro genere.

Cominciano con un album che viene dai Crosstown Rebels, etichetta già citata più volte su queste pagine, e che costituisce probabilmente il più fulgido esempio di house contemporanea. I Fur Coat si inseriscono perfettamente all'interno del solco tracciato qualche anno fa da Damian Lazarus, con suoni e vocal leggeri ma efficaci. Tuttavia, in Mind Over Matter manca forse qualcosa. Se i pezzi sono buoni e di facile ascolto, non si nota però nessun guizzo di originalità, nessuno spunto particolare in grado di elevare l'album da una semplice raccolta di pezzi a un lavoro completo.



Di matrice opposta è invece Death by Misadventure, primo album di Chymera. Pur avendo pubblicato un album già nel 2005, il dj irlandese ha raggiunto notorietà a partire da qualche anno, grazie soprattutto ai suoi dischi usciti su Cocoon (come Fierenix e Pump). Qui, se pure rientramo a grandi linee nell'ambito techno, lo stile è personale, i temi evocati profondi, e ci si perde facilmente nell'ascolto di titoli come An Island in Space o The Chase. Chymera si conferma così un autore in grado di trasmettere una forte emotività attraverso i suoi pezzi, come alcuni singoli usciti negli anni precedenti facevano intuire. Un disco, questo, che rientra probabilmente tra i migliori usciti nel 2012.
 

Di Kalkbrenner si è già parlato in altre recensioni musicali, ma attenzione: in questo caso non si parla di Paul, dj conosciuto a livello internazionale anche grazie all'interpretazione del film Berlin Calling, ma di suo fratello Fritz. Questo suo primo anno, uscito nel 2010, dimostra le evidenti affinità con lo stile del fratello, ma conserva comunque una sua identità. In Here Today Gone Tomorrow si trovano pezzi techno-electro, per buona parte arricchiti da testi scritti e cantati dallo stesso Fritz (a proposito: anche la famosa Sky and Sand è stata scritta e cantata da lui, non da Paul!). Si nota però anche una componente che riprende suoni e metriche della musica country/folk, in particolare in pezzi come Right in the Dark, Wichita Lineman, Facing the Sun. Ogni canzone dell'album viene anche accompagnata da un commento dell'autore che ne illustra le origini e il significato, e aggiunge così valore al lavoro complessivo.
 

Sempre di Fritz Kalkbrenner (perché, c'erano entrambi, non dovevo prenderli?) è Sick Travellin', uscito a ottobre di quest'anno. Lo stile, rispetto all'album precedente, è pressoché lo stesso, anche se qui si nota un'evoluzione verso i suoni più da club, che comunque non snatura l'indole già mostrata in Here Today Gone Tomorrow. Si trovano quindi tanto pezzi costruiti intorno al testo come Little By Little e Get a Life, quanto tracce più rivolte all'ambito techno come Make Me Say e Monte Rosa. Le due componenti tuttavia non cozzano tra loro, anzi si riesce comunque a percepire una comunione di intenti, un messaggio di base che emerge da tutte le canzoni che formano l'album.