Rapporto letture - Marzo 2019

Mese di letture abbastanza intense e con una discreta varietà di generi, autori e temi, alla faccia di quelli che dicono che leggo sempre la solita roba e che c'è un mondo là fuori che non conosco e che in effetti non so chi siano ma sono sicuro che in giro ci sono queste voci.

Confesso: di Margareet Atwood non avevo mai letto nulla. Sì, lo so, il racconto dell'ancella, la distopia, non la chiamate fantascienza ché sennò lei si incazza, come se un tizio a Bora Bora si inventa un piatto composto da una pasta di farina lievitata e cotta con sopra salsa di pomodoro e mozzarella e insiste a dire che no quella mica è una pizza, come ti viene in mente? Insomma, questo per dire che partivo un po' prevenuto con Fantasie di stupro, che è poi una raccolta di racconti, cosa evidente visto che è pubblicata dalla casa editrice Racconti. I racconti sono per lo più di ambientazione contemporanea e inscrivibile nel mainstream (niente distopie a sto giro) e per la maggior parte mi hanno dato l'impressione di chiudersi mezza pagina troppo presto. Sembra che la Atwood arrivi al climax della vicenda e poi non lo affronti, ma si percepisce del metodo in questo approccio, non è una questione di incapacità o superficialità. La percezione è che porti il lettore al punto focale della storia e poi gli lasci decidere da solo cosa ne vuole trarre. Non tutti i racconti sono dello stesso livello, alcuni hanno tematiche più labili, ma in generale è comunque una lettura discreta. Voto: 6.5/10


Vi ricordate la Guerra Senza Nome? Probabilmente no, io invece non l'avevo mai dimenticata. Qualche anno fa parlai sul blog di Mort(e), romanzo di Robert Repino in cui le formiche dichiaravno guerra all'umanità usando come soldati animali da compagnia resi bipedi, antropoidi, parlanti e senzienti. Mort(e) è appunto il nome che si era scelto il gatto di casa Sebastian allo scoppio della guerra. In quel libro Mort(e) diventa un eroe di guerra ma poi arriva a chidersi le ragioni di questo conflitto, ed entrerà in contatto con alcuni dei pochi umani sopravvissuti che gli promettono di potergli far ritrovare Sheba, la cagnolina che viveva con lui prima della trasformazione. A distanza di tre anni ho scoperto che Repino ha scritto due sequel, a cominciare dal romanzo breve Culdesac. Culdesac è un personaggio che compare nel primo romanzo, comandante della Red Sphynx, la squadra felina di assassini in cui aveva militato Mort(e) durante la guerra. Ed è proprio durante la guerra che è ambientata questa storia, centrata appunto sul punto di vista di Culdesac, animato da un rancore insaziabile nei confronti degli umani. La Red Sphynx riceve l'ordine di stazionarsi in una cittadina conquistata e difenderla dagli attacchi degli umani, missione che a Culdesac non piace visto che la sua squadra è addestrata alle incursioni rapide e letali, non al controllo del territorio. Ma c'è evidentemente un piano della Regina, perché la Regina vede tutto, e Culdesac dovrà capire da solo cosa vuole da lui. A parte le crude sequenze della guerra, che nel primo romanzo mancavano poiché era ambientato dopo la sostanziale sconfitta degli umani, in Culdesac vengono poste questioni interessanti, che poi sono quelle che si affacciano più o meno in tutta la serie. Se il cambiamento degli animali ha aumentato la loro capacità di pensiero, significa che ha aumentato anche la loro capacità emotiva? Sono forse più empatici, più propensi all'amore, più "umani" nel senso in cui si intendono quei valori che dovrebbero contraddistinguere l'uomo dalle altre specie? Culdesac non si pone questi problemi, lui è un assassino e tutto quello di cui ha bisogno è la caccia, ma intorno a lui il mondo è cambiato e qualcosa si sta muovendo, anche tra gli animali. Voto: 7.5/10


E dopo questo breve prequel, sono passato anche a D'Arc, che invece è un romanzo completo. D'Arc, come Joan D'Arc, è il nome che Sheba sceglie per sé dopo che Mort(e) decide di darle la pasticca con gli ormoni che le permettono di trasformarsi (che la Regina gli aveva offerto alla fine del primo libro). La regina è morta, le formiche sono allo sbando, la guerra è finita, e Mort(e) e D'Arc si ritirano nei boschi, ad allevare formiche giganti. Ma dalla vicina città di castori qualcuno viene a chiedere il loro aiuto, e nonostante all'inizio Mort(e) sia riluttante, alla fine i due decidono di aiutarli. La realtà è che anche se la Regina è morta, la guerra non è finita, e forse non finirà mai. La Regina, che vede tutto, ha visto probabilmente la propria fine e ha fatto piani per il seguito. Ci sono altre creature che sentono la sua chiamata e che sanno di dover agire per eliminare la minaccia degli umani, e se necessario anche quella degli animali trasformati. Mort(e) vorrebbe tenersi fuori da tutto questo, lui ha già dato abbastanza, ma al contrario D'Arc vuole trovare la propria strada e parte quindi senza di lui. La cosa notevole di questo secondo capitolo della serie è vedere come il percorso di consapevolezza che nel primo volume è stato compiuto da Mort(e) adesso viene seguito da D'Arc, ma con ideali e obiettivi molto diversi. Ed è proprio dal conflitto tra i loro diversi approcci che nasce il senso del libro: un eroe riluttanto contro un'eroina entusiasta, uniti da un legame profondo, che però devono entrambi riuscire a travalicare. Anche qui ci sono battaglie, c'è un nuovo nemico, ci sono tradimenti e morti, ma sono tutte situazioni che serovno a mettere alla prova il loro rapporto e i loro diversi schemi di valori. Nessuno dei due ha ragione in assoluto, entrambi sbagliano, entrambi crescono e capiscono. Il finale è straziante, e lascia la voglia di saperne di più, e infatti è previsto un nuovo capitolo, secondo le ultime news in uscita quest'anno, ma chissà. Quanto darei perché questa serie fosse tradotta in italiano... Voto: 8/10


Ultimo libro letto è un altro romanzo breve, opera prima di Enrico Bordignon, collega autore di Moscabianca. Animale e nume è un libro molto particolare, una storia semplice nella sua concezione ma complessa nei temi che si spinge a toccare e intrecciare insieme. Abner Misau è un pittore, un filo pieno di sé come sanno esserlo certi artisti, che viene convocato da un team di astronomi per offrire la sua interpretazione su alcune strane osservazioni di corpi celesti. Da qui si arriva a ricalcare le orme di un dimenticato astrologo vittima dell'inquisizione, si ripercorre l'invasione e lo sterminio dei popoli del centro america e si finisce in visioni lisergiche fatte di colori autocoscienti che potrebbero essere la più concreta manifestazione di Dio. In poche pagine questa storia pone un sacco di domande, su religione e arte, sul rapporto tra creatore e creatura, artista e opera, percezione e significato. Non ci sono risposte, ma se mai esistesse una risposta a questo tipo di domande probabilmente non avremmo bisogno né di religione né di arte né di artisti né di significati. Voto: 7.5/10

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